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Negli ultimi decenni l'interesse per gli strumenti a plettro si č affermato con rapiditā |
Vivaldi e il mandolino |
servizio di Edoardo Farina |
| Pubblicato il 01 Maggio 2025 |
FERRARA - La programmazione invernale 2024/primaverile 2025 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto nello svolgimento della sola prima parte dal 29 settembre al 22 dicembre ben tredici concerti, più diciassette dall’inizio del nuovo anno al mese di maggio a venire, dove il 13 aprile, tra i più attesi in cartellone l’Ensemble dell’Orchestra a plettro Gino Neri ha proposto un programma, presentato al pubblico da Ester Brina, dedicato unicamente alla musica di Antonio Vivaldi (1678-1741) diretto dal M° Pierclaudio Fei.
 Poliedrico musicista nato a Firenze nel 1966, diplomatosi in violino nel 1988 con Massimo Nesi presso il Conservatorio di Ferrara, ha conseguito successivamente il Diploma di viola studiando con Julie Shepherd al Conservatorio di Perugia e inoltre sotto la guida di Alessio Barsotti, il Diploma in Trombone al Conservatorio di Livorno nel 1998. Direttore della formazione cameristica ferrarese da diverso tempo, alternandosi al M° Francesco Zamorani ed entrambi titolari per quanto concerne la direzione dell’Orchestra al completo e successori del M° Stefano Squarzina, ricoprono un posto di grande importanza sia per la longevità del complesso musicale sia per le particolarità del suo organico e per l’ampiezza del repertorio. Tra i diversi nominativi appartenenti alla classica locale, non poteva mancare il prestigioso ensemble costituitosi all’interno della medesima Orchestra fondata nel 1898, vincitrice di numerosi concorsi internazionali, attiva in tutta Europa, America e Giappone, con l’incisione di diversi cd e dvd, rappresentando l’emanazione della stessa, ma con intenti nelle scelte musicali del tutto diverse da quest’ultima. Se da una parte il complesso maggiore si propone di divulgare opere lirico-sinfoniche più tradizionali, dall’altra quello cameristico, tende a valorizzarne le originali per strumenti a plettro con particolare interesse ai musicisti contemporanei del XX° secolo. Composto da circa venti elementi scelti, divisi nelle sezioni di mandolini, mandole, mandoloncelli, chitarre e contrabbasso ad arco, la poliedrica formazione spazia dalla musica antica ai nostri giorni grazie anche all’abilità e al prezioso contributo di revisione e trascrizione delle partiture a cura di alcuni componenti del gruppo, non tralasciando autori e inediti dell’Ottocento spesso in prima esecuzione assoluta in epoca moderna.

Vivaldi e il mandolino: una matinée dedicata al prodigioso compositore veneziano ove ne è stato eseguito tra gli altri il concerto La Follia in Re minore RV 63 tra le variazioni più celebri e anche difficili poste tra la musica dell’epoca barocca, quindi l'altrettanto famoso Concerto alla Rustica in Sol maggiore RV 151, dalla scrittura molto più leggera e lineare. Con l’obiettivo di rinnovare il legame tra Vivaldi e Ferrara, l’Ensemble “Gino Neri” si unisce al percorso iniziato alcuni anni fa da parte della Fondazione Teatro Comunale, volto alla riscoperta di importanti e poco conosciute sue pagine. Fu proprio questa città che nel 1739 gli vietò di rappresentare l’opera Farnace, considerata immorale dall’arcivescovo Legato Pontificio locale Tommaso Ruffo, i cui motivi furono attribuiti prevalentemente a due gravi illeciti ecclesiastici: Vivaldi non celebra Messa accusando da troppo tempo (e forse dubbia) una grave bronchite respiratoria, ma ancora peggio ha una donna al seguito, la nota cantante Anna Girò il cui rapporto lascia adito a maldicenze, elementi ostativi che segnarono una delle pagine più oscure della vita del musicista. Osannato da Bach pur non avendogli mai composto un'opera espressamente dedicata, riconobbe un sistema di scrittura basato su ordine, coerenza e proporzione; disprezzato da Stravinskij (“Vivaldi ha scritto quattrocento volte lo stesso pezzo!”), oltre un secolo dopo fu il bibliotecario e musicologo Luigi Torri originario di Bondeno a riscoprire, tra i primi, gradualmente le sue partiture, autore a cui negli ultimi tempi ne è stato concesso spazio grazie alla cospicua collaborazione tra il Direttore artistico de l’”Abbado”, Marcello Corvino e il Maestro ricercatore Federico Maria Sardelli tra i rappresentanti più convincenti massimi esperti della musica da egli lasciataci, quindi tra gli altri concerti in libretto, l’originale esecuzione da parte di Jordi Savall avvenuta qualche mese prima sempre nell’ambito di “Ferrara Musica” delle celeberrime Quattro Stagioni avvalendosi di un’orchestra unicamente femminile e voce recitante nella narrazione dei sonetti allegati. Negli ultimi decenni l'interesse per gli strumenti a plettro e per la loro letteratura si è affermato con insospettata rapidità dopo l'eclissi subita nella prima metà dell'Ottocento e la successiva rinascita, determinata dapprima dai compositori italiani quali Calace, Munier, Manente, Guindani e poi dagli appartenenti alla cosiddetta “Scuola Tedesca” quali Hermann Ambrosius, Kurt Schwaen e Hans Gal. I "plettri", collocatisi finalmente in un’area propria e autonoma, hanno raggiunto - a cominciare dal ricco vivaio fiorentino assai attivo nell’ultimo periodo dello stesso secolo romantico - una dimensione di rispetto in dominio italiano ed europeo e, nel Novecento anche negli Stati Uniti, in Giappone e Corea. Ma prima ancora importanti compositori hanno dedicato al mandolino diverse pagine, non tanto Mozart che fatta eccezione per l’inserimento nella celebre Serenata del Don Giovanni lo considerava “volgare” al pari della chitarra, quanto Beethoven scrivendone quattro concerti solisti con il supporto armonico del pianoforte. Il liuto termina, invece, la sua parabola storica orientativamente con la morte di J.S. Bach e S.L. Weiss avvenuta per entrambi nel 1750 e con la conseguente fine dell’epoca barocca dopo l’avvento della “Scuola Veneziana” di cui fanno parte tra gli altri Benedetto Marcello, Tommaso Albinoni, pertanto lo stesso Vivaldi che per questa tipologia di strumento ha rivolto tre composizioni, il Concerto per liuto, viola d'amore, archi e basso continuo in Re minore RV 540, il Trio in Sol minore per violino, liuto e basso continuo RV 85, trascrivibili al mandolino seppur ovviamente con considerevoli limitazioni polifoniche, consistenti tutti in una struttura armonica assai semplice e il Concerto in Re maggiore RV 93 qui eseguito dalla tradizionale formula tripartita “allegro – largo – allegro” ove i movimenti si presentano normalmente in forma binaria con ripresa tematica, mentre liuto e violino (o mandolino) procedono quasi sempre esprimendo la medesima linea melodica, sia pur alla distanza di un'ottava dalle altre particolarità non secondarie. L'Andante molto, esemplifica in avvio quanto appena detto, ma giunti in prossimità del cuore della sezione, Vivaldi distingue la linea del liuto assegnandole una sequenza di terzine che vanno quasi a configurare un piccolo solo. Il medesimo procedimento può essere osservato nella seconda sezione, dove al liuto viene affidato un arpeggio appena prima della ripresa tematica della prima sezione. Il Larghetto centrale è una delicatissima pagina anch'essa in forma binaria, caratterizzata da patetiche appoggiature e conclusa da una petite reprise richiesta dallo stesso Vivaldi. L'Allegro finale è una concitata pagina in forma binaria dal tema principale spigliatamente ritmico, all'interno della quale gli strumenti procedono quasi costantemente appaiati nell'intonazione melodica. Pur essendo una composizione appartenente al pieno Settecento, paradossalmente viene spesso eseguito con un arciliuto e non un liuto barocco in Re minore (modello a 13 ordini di cori se alla “tedesca” o 11 ordini se alla “francese”) trattandosi di uno strumento prevalentemente adatto al repertorio solista e difficilmente compatibile con gli archi, per via oltretutto dell’accordatura e il diapason a 415 Hz rispetto la consueta rinascimentale e poi moderna a 440 Hz; stesura attribuita invece e probabilmente a un liuto del primo Seicento dal momento in cui Vivaldi non ne definisce la tipologia d’uso considerando che altre fonti lo collocano in un’epoca ove il cordofono a Venezia era scomparso da circa trent’anni e come tale aneddotica vuole sia stato dedicato espressamente a un amatore su esplicita richiesta. Infatti, i due trii per liuto, violino e basso continuo RV 82 e RV 85 e lo stesso Concerto RV 93 sono frutto probabilmente di un viaggio effettuato tra il 1730 e l’anno successivo a Praga. Qui il Prete Rosso entrò in contatto con il conte Johann Joseph von Wrtby, che con grande probabilità era anche liutista oltre che conoscitore d'opera e grande appassionato di musica, tanto da mantenersi privatamente presso la propria magione un insieme di diversi musicisti. I trii recano esplicitamente nell'intestazione la dedica al nobiluomo precisandone una numerazione progressiva, essendo classificati come secondo e terzo (o quinto); il che fa pensare a una serie di altre pagine, forse sei, oggi in parte disperse. Le tre composizioni del periodo boemo sono oggi conservate presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino in copia autografa. L'acume compositivo e la curiosità vivaldiana si incontrarono, quindi, nella capitale Ceca con una tradizione liutistica di altissimo livello, esprimendo figure di grande spessore, come il conte Jan Antonín Losy (o Logy: 1650-1721) che poteva ritenersi all'avanguardia in Europa. Diversamente il mandolino che Vivaldi conosceva a Venezia era presumibilmente un liutino in Sol o strumento similare praticamente accordato all'ottava sopra rispetto la tipologia del cosiddetto “lombardo” ove è probabile che le putte della Pietà lo suonassero abitualmente e che i suoi lavori per mandolino e orchestra abbiano avuto origine all’interno dell’omonimo Ospedale, come la maggior parte della sua produzione. Una seconda ipotesi è che Vivaldi abbia avuto occasione di altre committenze anche all’esterno alla propria città lagunare: i fitti rapporti di scambio col mecenate ferrarese marchese Guido Bentivoglio, che di mandolino si dilettava, possono far pensare che ne abbia dedicato il Concerto RV 425.

Con gli strumenti a pizzico dell’Orchestra - qui utilizzati nell’esecuzione delle parti orchestrali degli archi – due solisti di rango assoluto: Maria Cleofe Miotti, mandolinista diplomata con Ugo Orlandi al Conservatorio "Cesare Pollini" di Padova, dove è attualmente docente e Nicola Marzanati, componente del prestigioso storico sodalizio e promettente allievo al Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” della sua città, mentre Francesco Tomasi, esperto di liuto, chitarra barocca e tiorba, (formatosi con Rolf Lislevand alla “Musikhochschule” di Trossingen e docente ancora al “Frescobaldi”) atteso con l’arciliuto è rimasto assente a causa di una improvvisa indisposizione lasciando la parte solista alla Miotti nella versione per mandolino nell’esecuzione del Concerto RV 93. Attraverso la riscoperta e l’interesse verso il repertorio plettristico, il programma è stato improntato su alcune pagine appartenenti a una evidente notorietà e fruibilità all’ascolto, posto tra i tesori dell’epoca d’oro del Settecento italiano come il Concerto per mandolino e orchestra in Do maggiore RV 425, apprezzando dapprima Miotti in veste del suo strumento solo e il Concerto per due mandolini e orchestra in Sol maggiore RV 532 in duo concertante con Marzanati, tratte dalle stesure originali scritte per il piccolo cordofono e archi, non armonizzate dal cembalo riguardo la realizzazione del basso continuo in uso diversificandone comunque in parte la forma prettamente in stile sostenuta in vece dalle mandole e mandoloncelli. Perfetta padronanza da parte di entrambi e dalla precisa intesa, nonostante i difficili virtuosismi sino alla ripresa finale del “tutti” nei vari “allegro” supportati dal gesto plastico e determinato di Fei in grado di rapportare l’ensemble alla giusta coordinazione orchestrale. Straordinaria brillantezza esecutiva, solarità e piacevolezza, complice la sinergia tra Marzanati, solista talentuoso e la Miotti dotata di capacità artistica interpretativa, bella presenza e tecnica idonea all’espressione musicalmente richiesta, contribuendo a rendere la performance assai convincente così come tutte le altre date proposte, sempre di altissimo livello riuscendo a creare un indice di attenzione molto elevato inerente i presenti in sala regolarmente dal sold out, confermandosi ancora una volta una delle stagioni cameristiche nazionali più riuscite in assoluto. (il servizio si riferisce al concerto di Domenica 13 aprile 2025 )
Crediti fotografici: Antonino Esposito Nella miniatura in alto: Antonio Vivaldi Sotto a destra: il direttore Pierclaudio Fei Al centro: Pierclaudio Fei sul podio dell'Ensemble Gino Neri; la mandolinista Maria Cleofe Miotti; panoramica sull'Ensemble In fondo: L'Ensemble Gino Neri nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
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