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Un romanzo del tenore Massimo Crispi narra fra ironia e sdegno il mondo dell'opera e della musica

Cantami o Diva gli intrighi...

intervista a cura di Athos Tromboni

Pubblicato il 15 Settembre 2025

20250915_Personaggi_00_MassimoCrispi_CantamiODivaMassimo Crispi è un tenore particolare, ribelle per molte cose e dal repertorio quanto mai vario. Vive una parte dell'anno a Palermo e l'altra parte dell'anno a Firenze. Vario - si diceva - il suo repertorio, ma varia è anche la sua maniera di essere artista. Da sempre ha infatti coltivato la scrittura, in ogni campo, e, oggi, non frequentando più i palcoscenici, ci si è dedicato completamente.
Quest’anno sorprende tutti con tre pubblicazioni, a breve distanza l’una dall’altra. La prima è un romanzo rosa-noir-umoristico-grottesco e potrebbe includere anche tanti altri aggettivi perché il suo modo di esprimersi è trasversale: Cantami o Diva è il titolo, edito da Entheos.
Poi seguirà, a distanza di un mese, un pamphlet satirico, in uno stile buzzatiano-swiftiano, sul Natale: Noël sans frontières – Come salvarsi dal Natale senza rinunciare al panettone, per Tempesta Editore.
Infine un racconto, grottesco anche questo, che ha ricevuto il primo premio al concorso “Raccontami una donna” del Rotary Libertà di Palermo: Le sette virtù di Donna Crucidda, che sarà edito da Navarra. Ma andiamo per ordine.

Cantami o Diva. Che cos’è? Un episodio ritrovato dell’Iliade, un’invocazione a una musa del canto, una parafrasi?
Cantami o Diva è in realtà il titolo della biografia di Emma Ricci, il soprano del secolo, scritta da un certo Federico Testagrossa, che magnifica la vita e i successi di questa diva inarrivabile. Ma questa biografia (vincitrice del Premio Ostrega - ! - con due milioni di copie, cosa chiaramente impossibile) esiste solo nel romanzo, citata nelle pubblicità del “necrologio” che apre il romanzo, dove tutti i personaggi sono immaginari, Emma compresa. Attenzione, perché questo necrologio, o coccodrillo, nel gergo giornalistico, è in realtà la mappa del romanzo, coi luoghi, gli eventi e i personaggi, che si nascondono anche nelle pubblicità; l’ho messo lì apposta.

Una mappa della caccia al tesoro. Cominciamo da Adamo ed Eva, così lo facciamo capire meglio ai lettori
Il romanzo si apre, appunto, con un funerale, proprio quello di Emma Ricci: tutto il mondo la piange, la famiglia, i fan, il mondo dell’arte, della cultura, della politica. Lei era il soprano assoluto, inossidabile, senza età, senza limiti, la diva che la natura aveva dotato di uno strumento sovrumano e resistentissimo, che piegava la sua voce come voleva, regalando interpretazioni toccanti al pubblico. Che, infatti, si sente orfano.
Al funerale, oltre ai familiari e tutti i politici più in vista del Paese, Presidente della Repubblica incluso, e decine di migliaia di fan, assiste anche una sostituta procuratrice siciliana, Maria Giovanna Cannavò, che però opera a Roma. Infatti, la Diva, ma soprattutto il marito, il regista-manager Gianfranco Nardini, sembrano implicati in affari poco puliti relativi all’organizzazione di un festival nel Lazio, in un castello dove molte cose sono intrise di misteri e di strane frequentazioni. Per una soffiata di un pianista della compagnia, scontento del trattamento economico che Nardini ha riservato non solo a lui ma a tutti, Maria Giovanna inizia a indagare.
La cosa divertente è che alla procuratrice il mondo dell’opera è ostico, proprio non lo sopporta, e quest’indagine che le è stata affidata quasi per dispetto alle soglie della pensione, le risulta pesante, all’inizio. E, per saperne di più, compra anche la biografia della Diva, quella del Premio Ostrega, restando molestata dalla mediocrità del prodotto, dove ogni minimo evento nella vita artistica di Emma è sublimata, come in un feuilleton televisivo. Ma, grazie alla presenza del fido appuntato Bepi Squizzato un giovane coltissimo e melomane, e anche alla voce sublime della Ricci, a poco a poco pure lei si appassiona al mondo del melodramma.

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I fatti che la sostituta procuratrice Maria Giovanna scopre, gradatamente, sono inquietanti: i fasti del palcoscenico, e a quei livelli, sono in realtà intrisi di malaffare e sono tutti coinvolti, la politica, la massoneria, la Chiesa…
Eh sì, grazie alle manovre furbastre di Nardini, regista mediocre che nella moglie ha trovato l’oca dalle uova d’oro. Lei è una vittima consenziente, alla fine, però, per vanità e anche per indolenza, si assoggetta a quest’uso spregiudicato dell’arte e insieme diventano una macchina da soldi inarrestabile.
La Cannavò scopre così che i loro nomi sono anche legati a casi irrisolti e insabbiati, complice anche il suo Procuratore Capo, proprio quello che le ha affidato l’indagine dopo la soffiata del pianista.
Nel romanzo sono presenti le idiosincrasie di tutti, degli artisti in primo luogo, ma anche della magistratura, della politica, dei preti, in una trama quasi melodrammatica dove l’opera buffa si intreccia alla tragedia. Il quartetto dei personaggi principali rispetta lo schema della coppia alta e della coppia bassa dell’opera buffa, ma i ruoli si scambiano di continuo.
La Cannavò e l'appuntato Bepi Squizzato non conosceranno mai personalmente Emma Ricci, perché la cantante muore, pur in età avanzata sebbene non vecchissima e ancora in grado di cantare egregiamente. L’indagine, a un certo punto, viene tolta a Maria Giovanna perché ha disturbato qualcuno molto in alto in Vaticano e, per di più, colla morte di Emma, si arena. Ma lei e l’appuntato continuano a indagare per i fatti loro e, come in un melodramma, incontrano i personaggi più vari, commercialisti, tenori, indovine, e scoprono cose che stanno in faldoni ormai chiusi e sepolti, se non scomparsi, senza possibilità di andare a fondo. Ti ricorda qualcosa?

Un ritratto di un’Italia dalla doppia faccia, insomma...
Doppia, tripla, multipla, direi, ma giocata sempre sul filo del grottesco, come il nostro Paese è. Ci sono certi giorni che le dichiarazioni dei politici sono talmente assurde e grottesche che sembra di stare veramente in uno show televisivo, con autori e pubblico finto.

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Ma questi personaggi del tuo romanzo da dove vengono?
Beh, nella mia lunga carriera in teatro ho incontrato artisti d’ogni tipo, spesso anche squinternati, nel senso che soprattutto i cantanti lirici, per non parlare dei registi d’opera, sono quasi sempre tutti sopra le righe e mi sono serviti in qualche modo da modelli. Ricordo un regista francese, di Nizza, che aveva un carattere orrendo, ti trattava malissimo, omofobo, lepeniano di ferro, e che combinava dei pastiche senza senso, secondo il suo genio, e, come lui tanti altri, compositori, direttori d’orchestra, direttori artistici, critici musicali, agenti teatrali: uno zoo di matti ma anche, forse, di persone fragili, che, per non apparirlo, si comportavano in maniera assurda. E poi mio padre, che era avvocato, mi raccontava ogni tanto di casi misteriosi e occulti, depistati da giudici legati a società segrete. Ma è, comunque, tutto inventato, rimescolato, la trama, le relazioni tra i personaggi. Ciò che non è inventato sono i luoghi, la musica, le suggestioni che la musica e i cantanti possono dare, i fanatismi che gli artisti sono in grado di catalizzare, soprattutto in un Paese di tifosi come il nostro. Hai presente i partiti della Callas contro la Tebaldi? Ecco...

La tua Emma Ricci sembra senza rivali, nel romanzo
È vero. Lei è unica, lei è la Diva colla D maiuscola. Fin dagli esordi. E fa sognare tutti, non c’è nessuno che non la ammiri. Perfino Maria Giovanna ne resta incantata, pur dovendo svolgere un’indagine pesante su lei e il marito.

Le situazioni che descrivi nel tuo romanzo sono esilaranti. Ma succede davvero questo in scena?
Succede anche di peggio! Per esempio l’episodio del pompiere che inciampa in un cavo provocando il blackout in palcoscenico l’ho vissuto in prima persona in una Forza del Destino molti anni fa e lo spettacolo andò avanti al buio comunque, per ben dieci minuti, finché la luce non riapparve. Fu suggestivo cantare nell’ombra, oggi mi vien da ridere ma al momento fu il panico.
Ne ho preso spunto, così come da tante altre situazioni assurde, ma esilaranti. La vita di un’artista di teatro ne è costellata. Poi, proprio nella Forza, opera che i superstiziosi dicono maledetta. Lo stesso successe per un improvviso blackout durante una Nona di Beethoven proprio nel momento dell’assolo del tenore. Per fortuna l’orchestra, il coro e io sapevamo la parte a memoria e andammo avanti come dei treni per un po’. Il fantasma di Beethoven è intervenuto e ha fatto durare poco le tenebre. Il direttore, reso momentaneamente invisibile, era stupefatto, anche perché andare insieme senza una guida in quel punto lì, con tutti i contrattempi, è una cosa abbastanza difficile. Al riapparire della luce si voltò verso il pubblico per elogiarci, e il pubblico applaudì. Potrei raccontartene un sacco e una sporta.

E poi, i capricci dei divi…
Beh, sì. Possono essere visti come capricci, e spesso lo sono, sono manifestazioni di un narcisismo che in una persona che si espone in palcoscenico è inevitabile trovare. Solo che, a volte, codesta attitudine può diventare parossistica. Altre volte, però, preservare la propria voce, strumento delicatissimo, può apparire ai più come un capriccio, un’esagerazione, sebbene non sia così: un cantante conosce il proprio corpo meglio di chiunque altro e sa che per arrivare a un certo risultato bisogna fare dei sacrifici.
La maggior parte delle persone è convinta che basti aprire la bocca e si canti, è spesso il messaggio che passa in televisione. Ma, per arrivare sani a una recita, ci vuol ben altro e qualche volta è necessario “fare i capricci”, che poi consiste nel non sovraffaticarsi e rinunciare a qualche capriccio, vero, di un regista o di un direttore d’orchestra.

Hai ragione. Lo spettatore medio molte cose non le sa
No. Ma lo spettatore medio di questo romanzo non immagina nemmeno in che sorta di malaffare sia coinvolto il regista Nardini e, di conseguenza, anche la Diva. Il lettore lo scoprirà gradatamente, via via che Maria Giovanna progredisce colle indagini, ma, nel frattempo, farà una piacevole indigestione di aneddoti sulla vita degli artisti, di come percepiscono la realtà.
Il regista, Gianfranco Nardini, è un personaggio tremendo: usa tutto e tutti senza pudore, l’importante sono i soldi che la moglie riesce a canalizzare, l’arte è l’ultima cosa per lui. Ma la sua superbia, di tanto in tanto, gli sfugge di mano e ha esiti negativi, incontrando persone più furbe e più accorte di lui. Gli spettacoli mediocri che produce hanno l’unico pregio del canto della moglie, inarrivabile.
Ovviamente la coppia artistica è un’icona, potrebbero essere la soubrette televisiva e il direttore di rete, l’attrice e il drammaturgo o il produttore cinematografico, la ballerina e il coreografo, e così via, gli esempi ci sarebbero anche; cambierebbe il contesto ma i rapporti sarebbero uguali. Pigmalione, no? Io ho scelto il soprano e il regista perché è il mondo che conosco meglio e mi divertiva riprenderne un po’ le fila.

Certamente, è la storia del Pigmalione che si ripete. Ciò che vien fuori, leggendo il romanzo, è anche una famiglia artistica assai disagiata sebbene ricchissima. I figli della coppia hanno pochissimi rapporti coi due genitori, sempre in giro per il mondo, pur abitando nella stessa tenuta in Toscana colle loro rispettive famiglie
Succede spesso nel mondo dello spettacolo. I figli, soprattutto quando sono piccoli e se i genitori hanno una carriera internazionale, può accadere che siano un po’ messi da parte e affidati a un educatore. Quando tornano a casa, gli artisti genitori vengono, a volte, vissuti come estranei, come dei parenti lontani che portano il regalino costoso ed esclusivo per scaricarsi la coscienza ma coi quali non esiste in realtà alcun rapporto profondo. Non è sempre così ma ho visto famiglie un po’ strane tra i colleghi. Anche la famiglia di Francesca Balducci, l’attrice amica di Nardini e Ricci che interpreta Isabella Colbran, è un disastro, e vien fuori in tutta la sua “effervescenza” durante il Premio Harmonia. È una scena a cui mi è capitato veramente di assistere.

La serata del Premio Harmonia è un fuoco di fila di gag. Ma anche un po’ triste, proprio per queste famiglie sdrucite di cui parli. Anche Emma nel romanzo sembra rattristarsi di questo
Ma non solo di questo. Anche dei ritmi infernali che le impone il marito perché deve soddisfare le esigenze economiche della famiglia e, soprattutto, della politica di cui entrambi sono testimonial proprio per la loro indiscussa popolarità, soprattutto della Diva, sono patti a senso unico, non s può tornare indietro, come quelli colla mafia.
Però l’ambizione e il narcisismo, nella sua vita, sono stati più forti e non ha saputo opporsi quando avrebbe ancora potuto. Solamente in tarda età Emma ha qualche ripensamento, quando vede il tempo che le sfugge tra le mani e realizza ciò che ha perduto, interrogando i suoi fantasmi. I soldi, però, le sono piaciuti, è il prezzo che si paga.

Maria Giovanna intuisce qualcosa di questa enorme mole di disagi?
Il suo intuito percepisce che le cose non sono quelle che sembrano, naturalmente. È il suo credo: l’apparenza è solo una scenografia. E il suo modo di indagare, completamente anticonvenzionale, attento ai dettagli, la porta a un passo dalla verità. Ma, poi, proprio per questa ragione, viene esautorata dal suo capo.
Non voglio rivelare di più per non togliere il piacere al lettore.
Ciò che, forse, renderà simpatica Maria Giovanna a chi legge è che è una di noi, una che lotta per una giustizia distratta, complice spesso dei poteri nascosti, una che si emoziona per i versi di Petrarca osservando il flusso della Sieve nel Mugello, una che ha visto la bellezza nella Natura da giovane e che ha conosciuto il dolore della perdita di un genitore ucciso dalla malavita. È una che ha una profonda cultura classica, a cui attinge di continuo per darsi delle risposte.

E Nardini? Chi è in realtà?
Nardini è l’incarnazione della mediocrità, che oggi vediamo in tutti i campi, soprattutto nella politica e nella televisione. Basti vedere gli ultimi ministri della cultura (e non solo della cultura) che ci sono toccati, si salvi chi può.
Nardini vorrebbe essere ciò che non sarà mai e per questo ruba agli altri: le idee, i soldi, gli spazi. La prima a cui ruba la libertà è sua moglie che utilizza a suo uso e consumo, colla scusa che, se non ci fosse lui, lei avrebbe una carriera ordinaria. E il necrologio dell’inizio, probabilmente, l’ha scritto lui, come pure la biografia della moglie. Tutto passa sotto il suo controllo. Lui inventa a getto continuo, spesso riciclando, spettacoli di livello mediocre dove la protagonista è Emma, infilandocela a forza anche dove non c’entrerebbe nulla, come nell’episodio della madre di Gilda nel Rigoletto, che nel dramma non esiste. E lui lo sa; sa che senza di lei i suoi spettacoli sarebbero spazzatura. Il suo cattivo gusto, che si esplicita nel riempire in maniera compulsiva ogni spazio col suo ciarpame da rigattiere, credendo di abbellire la realtà, non può essere guarito perché è stratificato, è costruito, anche inconsapevolmente, in forma autoportante: se si cerca di correggerlo crolla e per non crollare ha bisogno dell’apporto di persone che sanno come far funzionare le cose.
Solamente che lui, per esorcizzare questo complesso d’inferiorità, di cui è cosciente, crea confusione, agita la realtà intorno a sé per camuffarlo, per nasconderlo. I suoi collaboratori se ne rendono conto ma il potere che lui ha consolidato negli anni, soprattutto grazie alla presenza dell’unica vera star, che è Emma, è tale che ogni piccolo dissenso può essere fatale a chi lo esprime.
Lo dice chiaramente a Maria Giovanna chi va a denunciare i traffici della coppia.
Di personaggi così l’Italia è piena, già negli anni Cinquanta e Sessanta la cinematografia li stigmatizzava, la commedia all’italiana ne deborda: Risi, Pietrangeli, Germi, Visconti hanno messo in evidenza questi arrivisti senza scrupoli. I Mostri, I Nuovi Mostri, ecco, Nardini è uno di quei cialtroni. E pure Emma viene coinvolta in questo mostraio.

Non c’è una salvezza, insomma...
S’intravede qualcosa di salvifico nelle azioni di Maria Giovanna che, però, è alle soglie della pensione, e, soprattutto nel giovane e sveglio appuntato Bepi Squizzato, che ammira la procuratrice per la sua integrità morale per il suo acume, di cui anche lui è dotato, con un metodo invidiabile, frutto di studio e di passione.
È un messaggio che solamente collo studio e la purezza di cuore si può forse salvare qualcosa, Bepi è il futuro. E il fatto che sia la musica, soprattutto l’opera, il veicolo su cui viaggia questa possibilità vuol essere il messaggio che solamente la bellezza ci può aiutare.
Perfino Maria Giovanna, che non conosce l’ambiente dell’opera né mai vi si è avvicinata, ne viene sedotta grazie all’affettuosa persuasione di Bepi, che le mostra come i librettisti e i compositori, insieme agli interpreti, decifratori dei loro segni sulla carta, abbiano concentrato tutto il mondo nelle loro opere, fornendo delle chiavi di lettura di ciò che è intorno a noi.
Le riflessioni di Maria Giovanna sulla potenza evocativa della voce umana, e di quella di Emma Ricci in particolare, che arrivano a romanzo inoltrato, sono il frutto di questa tardiva frequentazione: Casta diva la fulmina, le parole di Felice Romani e la musica di Vincenzo Bellini si traducono nella realtà che la circonda.
Ma quanti Bepi Squizzato ci sono accanto a noi? Sempre troppo pochi in questo overtourism della mediocrità che ci sommerge. Inoltre Bepi è un omosessuale e Maria Giovanna lo sa, lo intuisce senza mai parlargliene per delicatezza, e lo ammira per questa sua forza interiore e la sua determinazione. È il figlio che non ha mai avuto ma che la vita gli ha offerto come collaboratore.

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Il tuo romanzo è un affresco sinestetico di linguaggi, dalla poesia per l’opera ai dialetti italiani, è un mosaico idiomatico dove talora può non essere così facile districarsi
È la nostra realtà. Noi viviamo in un calderone dove ognuno parla la propria lingua, dove tutto si mescola, dove le realtà regionali s’incontrano e si scontrano, oggi, poi, coll’apporto degli stranieri, ancora di più. Se ne accorse Carlo Emilio Gadda che in “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” usò i dialetti che si potevano ascoltare in una città come Roma, dove l’inurbamento rapido postunitario e incrementato dal fascismo (si svolge negli anni Venti del XX secolo) aveva portato alla convivenza di genti diverse, provenienti da ogni dove. Anche in Bellissima di Visconti, che si svolge sempre a Roma, c’è questa dimensione multilingue sullo sfondo. E c’è pure in Cantami o Diva, anche perché il mondo del teatro è necessariamente poliglotta, sebbene la musica sia un metalinguaggio o, forse, proprio per questo.
L’opera (e i melomani al suo seguito) viaggia ovunque, da Tokio, a Londra, a Vienna, a Buenos Aires, sebbene sia nata a Firenze, e i suoi artisti parlano tante lingue, sempre, un po’ per i vari repertori nazionali che devono conoscere, un po’ perché devono capire e farsi capire all’estero. L’inglese è la lingua franca, il francese è per i più colti e raffinati. E, nel romanzo, la Toscana, anche per una questione di linguaggio, è spesso al centro di tutto, nel bene e nel male, un po’ come se la bellezza di quelle colline, incomparabile, fosse uno scenario che cela l’insidia, parallelamente alla vita agiata della coppia artistica che nasconde ruberie e malversazioni.
La splendida residenza dei Ricci Nardini è nella campagna toscana, non a caso. I salesiani di Bivigliano compiono le loro malefatte nella struttura vicino Firenze. Parte della famiglia di Maria Giovanna è toscana (come per me, la mia mamma era di Barberino del Mugello), lei ritrova dei parenti mentre conduce l’indagine a Bivigliano, nei pressi di Borgo San Lorenzo, e il toscanissimo Francesco Petrarca, modello per tutti i poeti successivi, anche d’oltralpe, fa parte dei suoi preferiti. In questi brani ci sono sparpagliati anche ricordi di famiglia.
Inoltre, nel “Pasticciaccio”, cosa non casuale, c’è il tema della giustizia vilipesa, ingrediente fondamentale anche nel mio romanzo.

Proprio così. Nel tuo romanzo ho notato vari livelli di lettura, per chi vuole e sa coglierli. C’è la storia principale, grottesca, spesso divertente, e, in chiave originale, a ritroso, dove le cose si scoprono a poco a poco, gli aneddoti di teatro, le sfuriate di Maria Giovanna, i suoi sogni, le citazioni operistiche di Bepi Squizzato, l’importanza della memoria, i grandi analisti della realtà come Pasolini (citato da Bepi) che oggi viene addirittura espropriato dalla Destra…
…in cerca di muse perché non ne ha, non può averne dopo tutto ciò che è successo nel Novecento, nonostante ciò che blaterano i vari ministri.

Esatto, e poi tante altre cose che i lettori più attenti scopriranno. C’è l’attenzione alla superstizione, come gli episodi esilaranti della Contessa Cassandra e delle sue visioni, c’è perfino la vacuità di certo mondo del fitness che disgusta Maria Giovanna, pur esperta nuotatrice, ci sono tanti di quegli ingredienti che i lettori scopriranno a ogni pagina e che, dovrebbero far riflettere chi affronta la lettura, a qualsiasi livello essa sia. Un elogio all’editore Entheos per il fiuto che ha avuto pubblicando il tuo romanzo
Mi fa piacere che tu abbia notato la costruzione a strati di questo romanzo. C’è sempre un intento simile in tutto ciò che scrivo, siano racconti, romanzi, saggi, articoli. La realtà è complessa e la sua complessità spesso non è decifrabile nello stesso momento. Ha bisogno di riflessione, di connessioni, di attenzione ai dettagli, di uno sguardo obliquo e multiplo.
Come Maria Giovanna e Bepi Squizzato riflettono col loro metodo galileiano applicato alle indagini, rifiutando il comodo rasoio di Occam proposto dal Procuratore Capo, così spero che i lettori riflettano e riescano a vedere le cose in maniera trasversale, attraverso gli indizi che dissemino in tutto il romanzo, a partire dal necrologio. Ciò potrebbe aiutare tutti per cercare di superare i tempi orribili che stiamo vivendo, dove la banalità e l’eccessiva semplificazione in bianco e nero (guarda cosa non succede alle grandi potenze e in Medio Oriente) rischiano di annientare secoli di civiltà, non sempre brillanti, va detto, ma che è la nostra Storia, la nostra identità, che va conosciuta. E la musica è parte integrante di questa civiltà, nell’opera si trova tutto ciò che ci serve, un po’ come diceva Goethe della Sicilia: “qui è la chiave di tutto”.

Ho notato una particolare attenzione al mondo femminile, da parte tua, nel romanzo
Vuoi sapere il complimento più gradito che mi hanno fatto quest’anno qual è stato? Alla premiazione per il racconto del concorso di Palermo, che era stato letto dalla giuria in forma anonima, i giurati, dopo averlo scelto e premiato, mi hanno detto che sono rimasti sorpresi quando hanno scoperto che l’autore del racconto non fosse una donna, perché non credevano che un uomo, soprattutto oggi, potesse ragionare con uno spirito femminile così libero. Pensavo a come Bellini, Donizetti, Verdi prendessero spesso le parti delle loro eroine, pensavo proprio ad Amina, nella Sonnambula, a come Bellini e Romani partecipassero alla sua disperazione per non essere creduta, a come Verdi e Piave fanno apparire i due Gérmont, padre e figlio, in Traviata: due imbecilli schiavi volontari delle convenzioni, che fanno emergere Violetta, vittima di queste convenzioni. Anche loro erano uomini.
Nei miei racconti e romanzi i personaggi femminili sono quasi sempre quelli che trainano la storia. E si potrebbe scoprire che Emma e Maria Giovanna, contrappeso l’una dell’altra, abbiano molto più in comune di quanto s’immagini.

Grazie, maestro Crispi, di questa conversazione intensa e, soprattutto, di questo romanzo che si preannuncia come un successo. Chissà, secondo me potrebbe anche diventare un film, gli elementi ci sono. E il finale, aperto (possiamo dirlo?) suggerisce un seguito
Lo spero. Ringrazio l’editore Entheos per aver deciso di pubblicarlo. Per il seguito… chi lo sa, può darsi, ho qualche idea ma è ancora presto per dirlo. Vedremo come va il romanzo. Ciò che, alla fine, cerco di fare attraverso la scrittura, oggi, è in pratica la stessa cosa che cercavo di fare quando cantavo: comunicare. E ringrazio la divina Luciana Serra, che ha scritto l’introduzione, per averlo notato.
Per me è sempre stato fondamentale comunicare, siano state idee, emozioni, proposte. Ciò che voglio comunicare oggi coi miei romanzi è: aprite gli occhi e non fatevi fregare. E anche: immergetevi nella bellezza, ne siamo circondati. Non costa nulla ed è gratificante.

L'acquisto del libro sia in formato e-book sia in formato cartaceo è possibile on line a questo link:
https://entheosedizioni.com/pubblicazioni/cantami-o-diva/

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto: il tenore e scrittore Massimo Crispi in "formato barocco"
Al centro: la copertina fronte/retro del libro Cantami o Diva edito da Entheos
Sotto, in sequenza, Massimo Crispi tenore in scena: L'Orfeo di Monteverdi; Styx99; La Frascatana di Paisiello
In fondo: Massimo Crispi in concerto accompagnato dal pianista Antonio Ballista






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Jordan-Lisiecki accoppiata di valore
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260529_Fi_00_ConcertoJordan-Lisiecki_JanLisieckiFIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
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Opera dal Nord-Ovest
Macbeth convince il Carlo Felice
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260525_Ge_00B_Macbeth_StefanoMeoGENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui),  continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Pagina Aperta
Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260518_Fi_00_Concerto-EmmanuelTjeknavorianFIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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Eventi
Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE

20260508_To_00_StagioneRegioTorino2026-2027_AndreaBattistoniTORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
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Eventi
Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE

20260514_00_FerraraMusica_EnzoRestagno_FerraraMusica_Stagione2026-2027FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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Opera dal Nord-Est
Romeo e Giulietta ieri e oggi
servizio di Rossana Poletti FREE

20260510_Ts_00_RomeoEGiulietta_LeonardoSini_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. C’è un balcone a Verona sotto il quale i visitatori fanno la fila. Vi si recano per vedere il famoso luogo da cui Giulietta Capuleti dichiarava il suo amore a Romeo Montecchi. Si entra da via Cappello in un cortile dove un balconcino di epoca gotica fa bella mostra di sé sulla facciata di un palazzetto trecentesco.
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Classica
Antonio Rolfini e i Moments
servizio di Edoardo Farina FREE

20260507_Fe_00_AntonioRolfiniEIMoments_phEdoardoFarinaFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte qui riportate, presso la sala Stemma
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Echi dal Territorio
La Nona per un novantennale
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260502_Fi_00_BeethovenSinfonia9-ZubinMehtaFIRENZE – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che Zubin Mehta scelga di celebrare il proprio novantesimo compleanno sul podio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’istituzione con la quale ha costruito un legame artistico e umano lungo oltre sessant’anni. La Sala Grande, gremita in ogni ordine di posti, accoglie il Maestro
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Echi dal Territorio
Il mandolino nella storia della musica
servizio di Edoardo Farina FREE

20250501_Fe_00_MandolinoNellaStoriaDellaMusica_PierclaudioFeiFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto
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Opera dal Centro-Nord
La Turandot della prima volta
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260430_Lu_00_Turandot_OksanaDyka_phFotoAlcideLuccaLUCCA - Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della prima rappresentazione di Turandot, il Teatro del Giglio, luogo profondamente legato alla memoria di Giacomo Puccini, nato a Lucca , rende omaggio a uno dei titoli più amati e complessi del repertorio pucciniano. La scelta di presentare proprio Turandot assume un valore che va oltre
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Classica
Rachmaninov e Sostakovič, sė perō...
servizio di Simone Tomei FREE

20260426_00_Ge_ConcertoAlexanderGadjievSamuelLee_phMarcelloOrselliGENOVA - Due partiture nate dalla frattura, due risposte alla crisi che hanno segnato, ciascuna a suo modo, il corso della musica del Novecento. Il programma proposto dal Teatro Carlo Felice nella serata del 24 aprile 2026 affida al M° Samuel Lee, giovane bacchetta sudcoreana impostasi all'attenzione internazionale con la vittoria alla Malko
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Opera dal Centro-Nord
Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE

20260424_Fi_00_LaMorteDiKlinghoffer_LaurentNaouri_phMicheleMonastaFIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
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Opera dall Estero
Cosė fan tutte negli anni '30
servizio di Ramón Jacques FREE

20260414_00_Chicago_CosiFanTutte_RodGilfry_phCoryWeaverCHICAGO (USA) -  Civic Opera House. Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti K.588, opera buffa in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, con libretto di Lorenzo Da Ponte, che debuttò nel gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, è tornata sul palcoscenico della Lyric Opera of Chicago otto anni dopo le sue ultime rappresentazioni qui nella stagione
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Dischi in Redazione
Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei FREE

20260412_00_DischiInRedazione_AngelaNisi_phSansoniRobert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte
Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte
(Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026)
C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina
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Opera dal Nord-Est
Ingenua Butterfly ma Pinkerton...
servizio di Rossana Poletti FREE

20260405_Ts_00_MadamaButterfly_GiulioPrandi_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Una Madama Butterfly pasqualina quella andata in scena al Teatro Verdi di Trieste e che concluderà le sue repliche il prossimo 12 aprile. L’opera di Giacomo Puccini, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, basato sull’omonimo dramma di David Belasco è stata riproposta nell’allestimento della
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Classica
Mozart e Beethoven per un bel concerto
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260402_Peccioli_00_ConcertoDiPasqua_MinGyuSongPECCIOLI (PI) – Nella suggestiva cornice della Galleria dei Giganti si conclude, in prossimità della Pasqua, il ciclo di tre concerti organizzato dalla Fondazione Peccioli insieme al Comune, con il sostegno di Belvedere S.p.A., affidato all’Orchestra Regionale della Toscana. Un percorso pensato con intelligenza, che trova proprio in quest’ultimo
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