FERRARA - Al Teatro Abbado andrà in scena lo spettacolo Concerto a due per Puccini, con Alessio Boni e Alessandro Quarta, regia di Boni stesso e Francesco Niccolini ("prima" lunedì 29 settembre, replica sabato 30 settembre 2025 ore 20,30); è uno spettacolo con parole e musica, che si incontrano per restituire la complessità di un compositore che non si prendeva mai troppo sul serio, pur restando uno dei grandi innovatori della musica italiana.
«Puccini aveva un animo rock, un vero innovatore!»: così Alessio Boni definisce il compositore lucchese e afferma: «Tutti possiamo conoscere le sue opere… ma la vita, quella no: resta un segreto che solo pochi sanno guardare e ammirare».
L’attore e regista Alessio Boni, nato a Bergamo nel 1966, è uno dei più noti artisti italiani di teatro, cinema e televisione. Celebre per la sua versatilità, ha interpretato ruoli classici e contemporanei, una presenza carismatica e intensa sul palcoscenico e sullo schermo.
Di seguito l’intervista a Boni, che ha detto di avere molto caro il Teatro Comunale di Ferrara, e ci regala delle parole appassionate.
Lei ha interpretato Puccini anche per la tv, ed ora per il teatro. Dunque, se dovesse descriverlo in poche parole quali userebbe?
Eh, difficile, vista la personalità di questo artista. Ma direi goliardico, talentuoso e drogato di vita. Era un uomo bohémien, andava a caccia, giocava d’azzardo, amava le macchine, i suoi amici e odiava litigare. Aveva un’aria austera. Lui era serioso, ma dal punto di vista della sua bravura nella musica classica. Bisogna distinguere questo suo aspetto caratteriale da quello goliardico. Era una persona seriosa che non si prendeva mai troppo sul serio. È un ossimoro no? E poi… che tenacia! Veniva spesso bistrattato. Ma, si sa, i veri geni vengono compresi sempre dopo. Lui aveva un animo rock, un vero innovatore! Era considerato all’avanguardia.
Com’è nata l’idea di questo spettacolo teatrale?
È nata l’anno scorso, in occasione del centenario della morte di Puccini, nel 1924. Lo spettacolo è nato al Teatro del Giglio di Lucca. Per l'occasione, si è scelto di riproporre la collaudata coppia artistica composta da me e Alessandro Quarta, già apprezzata in Molière. Dunque, saremo noi due sul palco, con la mia voce, i miei occhi sul leggìo e Alessandro, al piano e al violino. Trattasi di uno scriptum semplice, ma che messo in scena diventa esponenziale. È un vero e proprio excursus dalla nascita alla morte di Puccini. Insieme ad Alessandro abbiamo passato dieci giorni nel mio casale in Toscana, a provare. Era fondamentale trovare una quadra. Si chiama Concerto a due, dobbiamo essere un tutt’uno, è fondamentale. Io leggo, lui suona. È un equilibrio. Lui segue me, io seguo lui.
È stato difficile mettere in scena la vasta complessità di un artista come Puccini?
Sì, perché io non sono neanche un dito di Puccini. Devi metterti a cento metri indietro e lasciare vivere lui, cercando di rievocarlo. Non deve essere un’imitazione fine a sé stessa. Le cose più importanti di questo uomo sono le sue sconfitte, che l’hanno reso umano. Volevamo portare in scena il vissuto di dolore, non solo il trionfo. Un animo umano ha il sole come la luna. Il fuoco dell’attenzione è sull’uomo: l’uomo oltre il genio. Tutti possiamo conoscere le opere… ma la vita, quella no: resta un segreto che solo pochi sanno guardare e ammirare.

Il tessuto narrativo è costruito a due. È stato complesso trovare un equilibrio tra parola e partitura?
È stato facile perché ho un Alessandro Quarta vicino. Ha sensibilità teatrale e ci eravamo già conosciuti su Molière. È stimolante. La sua musica mi fa cambiare tono ed enfasi. La vera forza è nell’essere sincronizzati. Siamo come Stanlio e Ollio, come Sandra e Raimondo.
Quanta importanza ha l’interpretazione personale in uno spettacolo concertistico di questo tipo?
È tutto. Ci sono solo luci e leggìo. L’interpretazione è la vera forza, con la musica che mi sostiene. La lettura troppo spesso viene presa sottogamba. Eppure, è più esigente dello spettacolo stesso: la devi dominare, conoscere in profondità. Nella lettura, invece, sei solo. È lì che conta la tua preparazione: devi sapere in anticipo ogni parola, sapere dove cadono gli accenti, padroneggiare ogni pausa. Devi impararla a memoria, perché solo così puoi restituirne la forza. Qui non c’è spazio per la spettacolarizzazione: c’è solo la voce, nuda e potente, che regge l’intero peso del testo.
C’è stato un momento in cui ha detto “questo è il cuore dello spettacolo”?
Sì, quando Puccini se ne va. Quando scopre la malattia. Mi colpisce, mi disarma. Tutti siamo fragili davanti alla morte ed è drammaticamente emozionante. Mi strazia anche solo leggendolo. Poi lo sento dentro, io sono del ‘66 e lui è morto a 66 anni. Lo porto dentro e mi fa pensare a tante cose. Mi ha colpito… e quando muore sento di perderlo. Era speciale. Il suo vero lusso era andare a caccia con gli amici e dire barzellette davanti ad un lago. Non era da tartine ma da pane e salame! È dalle cose semplici che esce la poesia.
Pensa che Puccini possa parlare al presente con la stessa forza emotiva di un tempo?
Il melodramma non è più in auge come un tempo. Credo però che abbia una forza speciale per chi fa musica, per chi sogna di comporre. Inoltre, la sua biografia può insegnare tanto a chiunque. Il vero insegnamento è la sua tenacia. Ha ricevuto numerose critiche, ma la sua forza d’animo l’ha salvato. In tutte le sue opere sono sempre le donne a emergere come vere protagoniste. Certo, Puccini era amante delle donne, ma collocarle al centro della scena, dar loro la voce, è un atto artistico. Le eleva a Muse, innalzandole a simboli universali di bellezza, dolore, forza e fragilità. In questo sta la sua grandezza: Puccini costituisce un passaggio fondamentale tra tradizione e modernità.
Ha progetti futuri in programma?
Sì, tra i miei prossimi impegni ci sarà un lavoro su Claudio Magris, e subito dopo tornerò a immergermi nella mia Iliade, premiata al Festival del Cinema di Venezia. È raro che in quel contesto venga premiato il teatro, è stato speciale e magico. Siamo ormai al terzo anno di questo viaggio epico, un percorso faticoso ma straordinario, che continua a darmi energia e senso.
(Intervista realizzata da Ludovica Zambelli in collaborazione con l’Ufficio comunicazione del Teatro Comunale di Ferrara)
Crediti fotografici: Riccardo Bonuccelli per il Concerto a due per Puccini
Nella miniatura in alto: ritratto di Giacomo Puccini fatto dal pittore e scenografo Elios Lippi, Viareggio 2006, 150° anniversario della nascita del Maestro
Al centro, a destra: Alessio Boni e Alessandro Quarta
Sotto: una bella immagine di Riccardo Bonuccelli dello spettacolo