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Nostra intervista al contraltista Carlo Vistoli ormai lanciato verso prestigiosi tronfi artistici

Ho la sensazione di far parte d'una storia pių grande

intervista a cura di Ramón Jacques

Pubblicato il 14 Gennaio 2026

20260114_To_00_IntervistaACarloVistoliTORINO - Carlo Vistoli è al momento il controtenore italiano più richiesto all'estero (considerato un interprete di riferimento di Händel) e sta avendo una carriera in grandissima ascesa: ha vinto il Premio "Abbiati" 2024 della critica musicale italiana come miglior cantante per Tolomeo nel Giulio Cesare di Händel all’Opera di Roma, l' "Emerging Stars Competition" 2024 dell'Opera di San Francisco per Arsace in Partenope di Händel e l'Helpmann Award 2016.
Ha avuto successo al Teatro alla Scala nella nuova opera in prima mondiale di Francesco Filidei, Il nome della rosa, ispirata al romanzo di Umberto Eco. Ha recentemente debuttato alla Royal Opera House di Londra e alla Wiener Staatsoper. Il 6 gennaio sarà al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi (dove è di casa, vi torna ogni anno) per interpretare per la prima volta il ruolo di Tamerlano nell'opera omonima di Vivaldi in forma di concerto (con Noally e Les Accents) e dal 23 gennaio inaugurerà la stagione del Teatro Regio di Parma come protagonista dell' Orfeo ed Euridice di Gluck (nuovo spettacolo firmato dalla regista e fotografa irano-americana Shirin Neshat e diretta da Fabio Biondi); a marzo debutterà all'Opera di Zurigo cantando nuovamente nel Giulio Cesare di Händel accanto a Cecilia Bartoli (spettacolo di Livermore in cui ha già cantato a Montecarlo e Vienna), il 3 aprile sarà protagonista del Concerto di Pasqua dall'Auditorium Rai di Torino, con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, con lo Stabat Mater di Vivaldi.
Dopo il successo del suo disco solistico d'esordio per Harmonia Mundi dedicato a Vivaldi "Sacro Furore" (che è stato “registrazione del mese” per Gramophone e ha vinto il premio della critica tedesca Schallplattenkritik) ha appena inciso per la stessa etichetta un nuovo disco con la direttrice d'orchestra e clavicembalista Emmanuelle Haïm in uscita il prossimo anno.
In mezzo a un tour in Francia e in Spagna, proprio con l'ensemble francese Le Concert d'Astrée diretto da E. Haïm, Carlo Vistoli ha accettato gentilmente di fare questa intervista dove ci aggiorna sulla sua carriera, gli importanti debutti e il suo interesse per Händel e per Vivaldi.

 

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Carlo, attualmente sei considerato uno dei controtenori più richiesti all'estero e un cantante di riferimento di Händel. Quando hai iniziato i tuoi studi come controtenore nel 2007 e la tua carriera ti sei proposto o ti immaginavi o sognavi di arrivare a questo livello così rilevante nel mondo del canto?
Onestamente no. Quando ho iniziato a studiare non avevo un’idea così chiara o ambiziosa di dove sarei potuto arrivare. Ero soprattutto concentrato sullo studio, sulla scoperta della voce e del repertorio, con molta curiosità e anche con prudenza. Mi ero dato un limite di tempo: se entro i 28-30 anni non fossi riuscito veramente a fare del canto il mio lavoro, a buoni livelli, avrei cercato un’alternativa. Fortunatamente non è stato così. La carriera si è costruita passo dopo passo, grazie agli incontri giusti, al lavoro costante e alle occasioni che sono arrivate nel tempo e che soprattuto occorre saper cogliere nel modo corretto. Più che immaginarmi un traguardo preciso, ho sempre cercato di fare al meglio quello che avevo davanti, mantenendo l’entusiasmo e il rispetto per questo mestiere, che continuo a vivere come un percorso in evoluzione.

Guardando oggi al passato, quali diresti che sono le sfide e le difficoltà che hai dovuto affrontare con successo per realizzare la carriera che hai in questo momento?
Direi che le sfide sono state molte e di natura diversa. Una delle prime è stata sicuramente quella di costruire una vocalità lirica solida, credibile, che potesse affiancarsi ai registri considerati più “canonici”, senza scorciatoie. Poi c’è tutto l’aspetto più pratico e spesso invisibile: superare audizioni, imparare a gestire lo stress e l’emotività, organizzare il proprio tempo in modo rigoroso, mantenendo uno studio costante. Nel repertorio barocco, in particolare, ci si confronta spesso con musica nuova o poco eseguita in epoca moderna, a volte preparata per un’unica occasione, e questo richiede un lavoro continuo e relativamente veloce. Ma forse la sfida più importante è stata non smettere di credere in me stesso e puntare sempre sulla qualità, quella vera, senza sotterfugi. È un mestiere fatto di compromessi e di equilibri, e ciò che il pubblico vede sul palcoscenico è solo la punta dell’iceberg: sotto c’è un lavoro quotidiano che, credo e spero, serva a costruire una carriera solida, basata sulla sostanza e destinata a durare nel tempo.

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Recentemente hai cantato su importanti palcoscenici come quello della San Francisco Opera, che ha segnato il tuo debutto negli Stati Uniti, l'Opera di Vienna e la Royal Opera House di Londra. Potresti parlarci un po' di com'è stata l'esperienza di calcare palcoscenici così importanti?
Sono state esperienze molto intense e significative, ognuna con una sua identità precisa e tutte mi hanno dato grandi soddisfazioni. Avevo già cantato più volte negli Stati Uniti, ma sempre in concerto: quello alla San Francisco Opera è stato il mio vero debutto in un’opera in scena, e questo lo ha reso ancora più speciale. Ricordo che nel mio camerino c’erano le fotografie di Marilyn Horne - proprio in un’opera di Händel, l'Orlando - e di Leontyne Price, due dei miei più grandi miti. Sentivo davvero di calcare un palcoscenico attraversato dalla storia, e questo dà una forte emozione ma anche un grande senso di responsabilità. In più, la magnifica produzione della Partenope di Händel, regia di Christopher Alden, è davvero uno degli spettacoli che più mi sono divertito a fare. Un’esperienza che mi rimarrà nel cuore, anche perché mi sono trovato molto bene come ambiente di lavoro e ho adorato la città. Tra l’altro, sempre parlando di Stati Uniti, l’anno prossimo, a settembre, terrò anche il mio primo recital nella stagione del Park Avenue Armory di New York, un altro traguardo per me molto importante. All’Opera di Vienna e alla Royal Opera House di Londra si avverte lo stesso peso della tradizione. Sono tra i teatri importanti e  mitici del mondo. Nei corridoi del Royal Ballet & Opera, per esempio, ci sono le fotografie di scena dei grandi interpreti che hanno cantato lì - dalla Callas a Pavarotti, dalla Sutherland alla Freni e a molti altri - e questo ti ricorda continuamente quanto sia forte il legame con chi ti ha preceduto. E non potevo non pensare che, anche se la sala è stata rifatta nel corso dei secoli, al Covent Garden Händel stesso ha rappresentato oratori e opere (tra cui proprio Semele, ovvero l’oratorio che ho cantato io). Insomma, calcare palcoscenici di questo livello è naturalmente impegnativo, ma anche profondamente stimolante: più che il prestigio in sé, ciò che resta è la qualità del lavoro condiviso e la sensazione di far parte, anche solo per un momento, d'una storia più grande.

La tua recente registrazione discografica con composizioni di Vivaldi, così come la prossima interpretazione del ruolo principale in Tamerlano, dello stesso compositore, al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi all'inizio del 2026, e ad aprile il suo Stabat Mater a Torino, dimostrano il tuo interesse a dare vita a un compositore prezioso, che ai suoi tempi non ha raggiunto la fama di Händel, per esempio, ed è conosciuto più per le sue opere musicali da camera che per le sue opere liriche. Che importanza ha per te Vivaldi? E cosa ha la sua musica che ti ha fatto interessare?
Antonio Vivaldi per me è un compositore centrale, anche se per molto tempo è stato guardato in modo parziale, considerato quasi soltanto per la sua produzione strumentale (che rimane comunque fondamentale anche solo per l’incredibile quantità e varietà). In realtà, approfondendo la sua musica vocale e teatrale, si scopre un universo di straordinaria ricchezza espressiva. Certo, l’affinarsi delle pratiche esecutive storicamente informate degli ultimi decenni ha dato una spinta fondamentale al cambiamento di prospettiva, anche grazie a esegeti ed esecutori quali, per citarne soltanto il più eminente, Federico Maria Sardelli. La mia recente registrazione discografica nasce proprio dal desiderio di mostrare questa complessità, questa forza drammatica e spirituale che spesso non vengono associate a Vivaldi, obiettivo che spero di aver raggiunto, anche grazie al fondamentale supporto strumentale di Akademie für Alte Musik Berlin.

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E approfondendo il suo lavoro, la sua musica, cosa hai scoperto che potresti raccontarci dal tuo punto di vista di interprete?
La scrittura vocale di Vivaldi è estremamente esigente, virtuosistica, ma mai fine a se stessa. Richiede una grande precisione tecnica, ma allo stesso tempo una forte consapevolezza del testo e dell’affetto che ogni aria o pagina sacra vuole esprimere. Lavorando sulle sue opere teatrali, si scopre un autore particolarmente capace di caratterizzare i personaggi in modo netto e moderno, con una tensione drammatica molto efficace. Ho già cantato Orlando furioso (sia il ruolo del titolo che la parte di Ruggiero), L’Olimpiade e Il Giustino, oltre che la serenata La Gloria e Imeneo, che ho recentemente registrato per la Vivaldi Edition di Naïve con l’Ensemble Abchordis diretto al cembalo da Andrea Buccarella. Il Tamerlano fa storia a sé perché si tratta di un pasticcio, con arie di vari compositori (anche di Vivaldi stesso), ma la forza drammatica e musicale restano di altissimo livello. Dal punto di vista dell’interprete, approfondire Vivaldi significa anche assumersi una responsabilità: quella di restituire vita a un repertorio che è stato a lungo trascurato e che spesso viene eseguito solo occasionalmente. Ogni nuova produzione o esecuzione diventa quasi un atto di riscoperta, che richiede studio, curiosità e immaginazione. È un lavoro che trovo estremamente stimolante e che sento molto vicino al mio modo di intendere questo mestiere. Insomma, è un autore che sono contento che accompagni costantemente il mio percorso.

Quest'anno hai fatto parte del cast della prima mondiale dell'opera Il nome della rosa del compositore Francesco Filidei, ispirata al romanzo di Umberto Eco, al Teatro alla Scala di Milano. Come ti sei sentito a cantare in un'opera contemporanea?
È stata un’esperienza molto intensa e stimolante. Cantare in un’opera di oggi come Il nome della rosa significa confrontarsi con un linguaggio musicale nuovo, con modalità di lavoro diverse e con un rapporto molto diretto con il compositore. È un processo che richiede grande flessibilità, ascolto e disponibilità a mettersi in gioco, perché la parte nasce e prende forma anche attraverso il lavoro con chi ha scritto la musica. Le difficoltà sono varie: in questo caso sopratutto l’aspetto ritmico, che in Francesco Filidei è particolarmente complesso e sviluppato, e anche l’estensione vocale piuttosto ampia sopratutto della parte di Berengario (cantavo anche quella di Adelmo nel "Prologo"). Devo dire che l’aria affidata a Berengario rimane uno dei miei momenti preferiti in tutta l’opera e tutt’ora, dopo mesi, talvolta mi risuona in testa. Filidei ha fatto un lavoro davvero un lavoro enorme, credo che sia una delle più ambiziose e riuscite opere dei nostri giorni. Il  direttore d’orchestra, Ingo Metzmacher, è stato di grande aiuto nel tenere le redini di tutta questa grande macchina, e l’allestimento di Damiano Michieletto (tra l’altro, uno dei registi che apprezzo maggiormente e con cui ho avuto la fortuna di collaborare più volte), con le sempre straordinarie scene di Paolo Fantin, hanno reso il tutto ancora più spettacolare. Per me è stato anche molto interessante affrontare un progetto di questo tipo proprio al Teatro alla Scala, in un contesto così carico di storia, ma proiettato verso il futuro. È un’esperienza che arricchisce molto, anche dal punto di vista del repertorio che porto poi con me.

Considereresti in futuro d'interpretare altri ruoli in opere di compositori contemporanei?
Non era la prima volta che affrontavo della musica dei nostri giorni (per esempio, ho anche cantato la bellissima opera di Salvatore Sciarrino Luci mie traditrici), e se in futuro dovessero presentarsi altre occasioni, lo farò con piacere e interesse, soprattuto se si tratta di progetti in cui sento una vera necessità artistica e una scrittura che abbia qualcosa di autentico da dire.

Come descriveresti attualmente la tua voce e in quale ruolo, opera o aria ti piacerebbe che ti ascoltasse per la prima volta chi non ti conosce?
Oggi, accanto al termine più generico di controtenore, preferisco definirmi contraltista. È una scelta che per me ha un significato preciso: serve a distinguermi chiaramente dal contralto femminile, ma anche a prendere una certa distanza da una tradizione controtenorile che, soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, era più legata a uno stile da camera o da chiesa. La mia è una voce volutamente più lirica, pensata per il repertorio operistico, capace di affrontare grandi spazi e orchestre più ampie. Non sono certo l’unico caso, e negli ultimi anni sempre più controtenori si stanno dirigendo in questa direzione, contribuendo a far percepire la nostra voce non più come un’eccezione, ma come una delle possibilità naturali del panorama vocale. Negli ultimi anni ho affrontato anche parti un po’ più acute, in una tessitura che potremmo definire mezzosopranile, ma tengo molto al fatto che il baricentro della mia voce resti quello del registro di contralto. Una parte che amo molto è quella di Orfeo nell’omonima opera di Gluck: l’ho affrontata già in più occasioni (e lo farò presto, a gennaio 2026, per l’inaugurazione del Teatro Regio di Parma) e credo che offra grandi possibilità espressive, in modo da mostrare caratteristiche come il legato, il canto sul fiato e sulla parola, che ritengo fondamentali. L’anno prossimo mi si ascolterà anche in una veste nuova, ovvero nel Tancredi di Gioachino Rossini, che canterò in primavera al Teatro dell’Opera di Roma: questo appuntamento rappresenta una sfida importante. Sarà un’occasione anche per me di scoprire nuove possibilità tecniche ed espressive.

Quali sono attualmente i personaggi che hai interpretato che si adattano di più al tuo temperamento e quali ruoli e opere ti piacerebbe poter cantare in futuro?
I personaggi che sento oggi più vicini al mio temperamento sono soprattutto quelli dei cosiddetti “primi uomini” di Händel, che resta il compositore a cui mi sento più legato. Parti come Giulio Cesare, Rinaldo o Ruggiero in Alcina offrono un ventaglio espressivo amplissimo: dall’aria lenta e introspettiva a quella di paragone, fino alle arie di furore con le colorature più sfrenate. È un repertorio che permette davvero di unire virtuosismo e profondità espressiva, e nel quale mi riconosco molto. Accanto a Händel, sento molto mio anche nell’appena ricordato personaggio Orfeo di Christoph Willibald Gluck, per la sua essenzialità e per l’equilibrio tra parola e musica. Ho poi un amore particolare per il Seicento, soprattutto Monteverdi e Cavalli: è un repertorio meno “vocalistico” in senso stretto, ma cantare nella mia lingua, con libretti di una qualità straordinaria, rende possibile un’armonia molto naturale tra testo e musica, in cui l’uno esalta l’altra. Guardando al futuro, mi piacerebbe affrontare più spesso Mozart, in particolare il primo Mozart - parti come Ascanio in Alba o Farnace nel Mitridate, che ho già cantato, vanno in questa direzione - e dedicare più spazio anche al repertorio cameristico, come nel recital che terrò a New York. E naturalmente senza dimenticare Rossini, cui sono legato in un certo senso anche affettivamente perché suo padre era della mia stessa città natale, Lugo di Romagna, e Rossini stesso ci ha vissuto e studiato quamdo era giovanissimo.

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Pensi che oggi alla musica antica e all'opera barocca venga dato il valore e susciti l'interesse che merita, o c'è ancora molto da fare per coinvolgere di più il pubblico?
Credo che negli ultimi decenni la musica antica e l’opera barocca abbiano fatto passi enormi, sia dal punto di vista della qualità esecutiva sia in termini di visibilità. Oggi c’è un pubblico curioso e preparato, e molte produzioni dimostrano che questo repertorio può essere vivo, attuale e coinvolgente. Detto questo, credo che ci sia ancora molto da fare. È una musica che ha bisogno di essere raccontata, contestualizzata e proposta con intelligenza, senza trattarla come un genere “di nicchia”. Quando viene presentata con convinzione, con buone idee teatrali e con un forte investimento artistico, il pubblico risponde. Il potenziale è enorme, e sta a noi interpreti e alle istituzioni continuare a lavorare perché questa musica raggiunga sempre più persone.

Il prossimo anno avrai importanti debutti, come all'Opera di Zurigo, in Giulio Cesare di Händel. Considereresti questo il tuo ruolo preferito, e quali, secondo te, sono le peculiarità che rendono così particolare la musica e il canto nelle opere di Händel?
Giulio Cesare è sicuramente una delle parti a cui sono più legato e che sento molto vicina alla mia sensibilità di artista, quindi sì, potrei dire che rientra tra le parti che preferisco. È un personaggio complesso, fatto di autorità, ma anche di fragilità e ironia, e credo che Händel riesca a rendere tutte queste sfumature in modo straordinariamente diretto attraverso la musica. Tra l’altro, la produzione che sarà rappresentata a Zurigo, regia di Davide Livermore, è per me particolarmente riuscita: ambientata su una crociera lungo il Nilo negli anni ‘20 del Novecento, in un’atmosfera Art Déco, con un mistero “à la” Agatha Christie che aleggia, riesce a cogliere lo spirito dell’opera, senza snaturarla, anzi rendendola forse ancora più coinvolgente. La direzione di Gianluca Capuano e la presenza di Cecilia Bartoli aggiungono non solo prestigio ma anche un altissimo livello di qualità musicale. Parlando delle opere di Händel, trovo che abbiano una peculiarità unica nell’ambito del repertorio Settecentesco: la scrittura vocale è estremamente esigente, ma sempre profondamente legata al senso teatrale. Ogni aria non è mai solo un momento di virtuosismo, ma un vero strumento drammatico, che scava nell’animo del personaggio. Il canto richiede controllo, fantasia, senso della parola e una grande capacità di variare, di colorare, di reinventare. È una musica che mette l’interprete di fronte a una grande responsabilità, ma che, proprio per questo, offre anche una libertà espressiva rara. È probabilmente questo equilibrio tra rigore e libertà che rende Händel per me così speciale.

Le opere che di solito canti sono lunghe e vocalmente impegnative, in questo senso ti senti più a tuo agio cantandole in versione concerto o con messa in scena?
Mi piacciono entrambe le modalità, perché offrono esperienze diverse, sia come fruizione per il pubblico sia per noi interpreti. In scena, naturalmente, la regia, le scene e i costumi influenzano molto l’interpretazione e anche la resa vocale: a volte può essere più faticoso rispetto alla forma di concerto, perché bisogna muoversi, compiere azioni anche complesse e allo stesso tempo mantenere la migliore qualità vocale. D’altra parte, però, la messa in scena ha un aspetto molto positivo, che è l’aiuto alla memoria. Cantare a memoria un’opera, soprattutto nel repertorio barocco - dove dobbiamo ricordare anche le variazioni nei Da Capo - diventa più naturale quando tutto è legato a gesti e azioni sceniche. Quando invece si canta in forma di concerto, bisogna fare uno sforzo di immaginazione in più: è come se ci si dovesse creare dentro una scena invisibili, per raccontare con la stessa intensità la storia e le emozioni convogliate nella musica. Devo dire che l’aver già affrontato un’opera in scena aiuta molto anche quando la si esegue poi in concerto. Se devo scegliere, forse direi che mi diverto di più nelle produzioni con messa in scena e una regia, proprio per la dimensione teatrale completa che offrono.

Chi è la persona, direttore d'orchestra o regista, che ha avuto l'impatto più positivo sul tuo percorso artistico?
Sono stati tanti gli incontri importanti e le persone a cui devo una grande riconoscenza, sia artistica sia personale, ed è difficile sceglierne una sola. Nella prima parte della mia carriera direi senz’altro William Christie, che mi ha selezionato per il progetto Le Jardin des Voix. Grazie a lui ho fatto la mia prima grande tournée di concerti in diversi continenti e ho iniziato a farmi conoscere da un pubblico più ampio. Da allora collaboro stabilmente, e sempre con grande piacere, con Les Arts Florissants; uno dei miei ultimi CD, Nei giardini d’Amore (Harmonia Mundi), è proprio con lui. Un altro incontro fondamentale è stato quello con Robert Carsen, uno dei più grandi registi d’opera di sempre. Lavorare con lui mi ha insegnato moltissimo, e la sua versione di Orfeo ed Euridice resta uno degli spettacoli più belli e toccanti a cui abbia mai preso parte. Vorrei poi citare la collaborazione con Cecilia Bartoli: dal 2021 a oggi, poter cantare accanto a un’artista della sua grandezza è stato ed è una scuola continua, sia dal punto di vista tecnico sia musicale. In generale credo sia importante - almeno io cerco di esserlo - rimanere come una spugna, pronti ad assorbire tutto il buono che si può imparare dalle persone con cui si lavora.

Come intravedi il futuro dell'opera e della musica classica, considerando tutte le forme di intrattenimento disponibili, e come faresti per mantenere vivo l'interesse del pubblico a recarsi a teatro?
Credo che il futuro dell’opera e della musica classica dipenda soprattutto dalla loro capacità di rimanere vive e necessarie, senza snaturarsi. Oggi l’offerta di intrattenimento è enorme, ma proprio per questo l’esperienza del teatro può diventare ancora più preziosa: è un momento condiviso, reale, non mediato da uno schermo, in cui il tempo si dilata e l’ascolto diventa profondo. Per mantenere vivo l’interesse del pubblico è fondamentale puntare sulla qualità artistica, su produzioni pensate con intelligenza, che sappiano parlare al presente senza tradire la musica. È importante anche saper raccontare ciò che facciamo, creare contesti, aprire i teatri, coinvolgere le nuove generazioni attraverso la didattica e l’accessibilità. Spesso, e questo mi fa molto piacere, i teatri aprono ai giovani l’ultima prova prima della "Prima", la Prova Generale, e noto sempre una grande partecipazione, unita a entusiasmo e interesse. L’opera non ha bisogno di competere con altri linguaggi, ma di ricordare ciò che la rende unica: la forza dell’emozione dal vivo e il contatto diretto tra chi crea e chi ascolta.

Sei stato invitato a essere protagonista del tradizionale "Concerto di Natale" nella Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi con l’Orchestra Nazionale della Rai il giorno di Natale di quest’anno. Cosa puoi raccontarci di questa esperienza? Cantare in luoghi religiosi così importanti ti dona, come cantante, un senso di misticismo o una connessione divina, che forse non provi su un palco?
È stato un grandissimo onore essere invitato come protagonista del tradizionale "Concerto di Natale" nella Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, concerto arrivato quest’anno alla sua quarantesima edizione. Il fatto di essere stato il primo controtenore chiamato a partecipare rende l’invito ancora meno scontato e per me particolarmente significativo. La Basilica Superiore è uno dei luoghi più belli e suggestivi che si possano immaginare e, per l’occasione, era illuminata in modo speciale per le riprese televisive: i colori degli affreschi di Giotto e Cimabue risplendevano come non mai, creando un’atmosfera davvero unica. Fuori, Assisi era avvolta dalla nebbia, e tutto contribuiva a dare un senso di sospensione e di raccoglimento. Ho voluto affiancare ai brani tradizionali del Natale anche alcune pagine del mio repertorio, cantando due arie di Händel: “O Thou that tellest” dal Messiah e “Lascia la spina, cogli la rosa” dal Trionfo del Tempo e del Disinganno, proprio per far conoscere questa musica a un pubblico, quello televisivo, così ampio e trasversale. Il concerto è stato trasmesso il giorno di Natale sul principale canale, Rai 1, della televisione italiana e anche in Eurovisione, ed è un grande privilegio poter arrivare a così tante persone in una giornata sempre speciale. È un’esperienza che non dimenticherò. Cantare in un luogo religioso di questa importanza dona sicuramente una dimensione diversa rispetto a un palcoscenico teatrale: non parlerei tanto di una “connessione divina”, quanto di un senso di raccoglimento e di responsabilità ancora più forte, che porta a un ascolto e a una concentrazione particolari. Con gli splendidi musicisti dell’Orchestra Nazionale Sinfonica della Rai, con cui ho condiviso questa esperienza, mi ritroverò anche nel concerto di Pasqua all’Auditorium Toscanini di Torino - la città in cui vivo - per il già citato Stabat Mater di Vivaldi, e sarà un piacere ritrovarli dopo quel momento natalizio così intenso.

Crediti fotografici: fotografie fornite dall'archivio personale di Carlo Vistoli






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Echi dal Territorio
Gli Approdi da Figaro a San Francesco
redatto da Simone Tomei FREE

20260628_Ge_00_StagioneCarloFelice_SilviaSalis_phMarcelloOrselliGENOVA, 27 giugno 2026 — Il Teatro Carlo Felice presenta la stagione artistica 2026–2027, un cartellone ampio e articolato che attraversa i grandi repertori dell’opera, della danza, del musical e della musica sinfonica, confermando la vocazione del teatro come centro propulsore della vita culturale cittadina e nazionale. La nuova stagione si
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Pagina Aperta
MMF trecent'anni in un cartellone
redatto da Simone Tomei FREE

20260627_Fi_00_StagioneMMF2027_CarloFuortesFIRENZE - Presentata il 19 giugno 2027, la nuova stagione del Maggio Musicale Fiorentino insieme all’89ª edizione del Festival si impone come uno dei progetti artistici più ampi e strutturati nel panorama europeo. Un cartellone che intreccia opera, concerti e danza in un percorso attraverso tre secoli di storia musicale,
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Eventi
Pietro Mascagni a Livorno e altrove
redatto da Athos Tromboni FREE

20260627_Li_00_MascagniFestival2026_LucaSalvettiLIVORNO -  È on-line il programma completo della settima edizione del Mascagni Festival, la rassegna lirica e musicale dedicata alla valorizzazione e alla reinterpretazione dell’opera di Pietro Mascagni, promossa dalla Fondazione Teatro Goldoni. Dal 17 al 23 agosto la città di Livorno ospiterà un ricco programma di spettacoli, concerti
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Eventi
La nuova stagione del Teatro Celebrazioni
servizio di Edoardo Farina FREE

20260515_Bo_00_TeatroCelebrazioni_FilippoVernassaBOLOGNA - Giovedì 11 giugno 2026 si è svolta la conferenza stampa relativa alla presentazione dei nuovi spettacoli del Teatro Celebrazioni di Via Saragozza, 234 - presso la Biblioteca San Genesio di Casa Lyda Borelli - alla presenza di Daniele Del Pozzo, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Filippo Vernassa, Direttore artistico
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Classica
Giovanni Bergamasco fa sold-out
servizio di Edoardo Farina FREE

20260531_Fe_00_GiovanniBergamascoFaSoldOut_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto e in parte qui riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio
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Opera dal Centro-Nord
Un Ballo per due
servizi di Nicola Barsanti e Simone Tomei FREE

20260531_Fi_00_UnBalloUnMaschera_AlessiaPanza_phMicheleMonastaFIRENZE - (servizio di Nicola Barsanti) - Con il nuovo allestimento di Un ballo in maschera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino affida a Valentina Carrasco una lettura che abbandona ogni riferimento alla corte svedese e trasporta l’intera vicenda negli Stati Uniti d'America degli anni Sessanta, intrecciando la figura di Riccardo con quella di
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Classica
Jordan-Lisiecki accoppiata di valore
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260529_Fi_00_ConcertoJordan-Lisiecki_JanLisieckiFIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
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Opera dal Nord-Ovest
Macbeth convince il Carlo Felice
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260525_Ge_00B_Macbeth_StefanoMeoGENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui),  continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Pagina Aperta
Timeless Vibes con Trio
servizio di Edoardo Farina FREE

20260520_Fe_00_TimelessVibes_MarcelloCorvinoFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Pagina Aperta
Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260518_Fi_00_Concerto-EmmanuelTjeknavorianFIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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Eventi
Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE

20260508_To_00_StagioneRegioTorino2026-2027_AndreaBattistoniTORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
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Eventi
Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE

20260514_00_FerraraMusica_EnzoRestagno_FerraraMusica_Stagione2026-2027FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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