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Bella incisione discografica del soprano e della pianista per i Lieder del compositore sassone

Nisi e Ruggiero e... Schumann

recensione di Simone Tomei

Pubblicato il 12 Aprile 2026

20260412_00_DischiInRedazione_AngelaNisi_phSansoniRobert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte
Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte
(Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026)
C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina  del suo numero di aprile 2026 non a un titolo operistico di richiamo né a una bacchetta di grido, ma a due artiste sedute accanto a un pianoforte con i Lieder di Schumann come unico programma.
Non è una scelta di ripiego, è un atto di fiducia verso un repertorio e il relativo pubblico capace di amarlo con la silenziosa intensità che tale repertorio esige.
Il disco allegato al numero 414, registrato su un Bosendorfer Imperial presso il Casale Sant’Eusebio, raccoglie tre cicli della produzione vocale da camera di Robert Schumann: Frauenliebe und Leben op. 42, su testi di Adelbert von Chamisso, Dichterliebe op. 48, su versi di Heinrich Heine, e i più rari Sieben Lieder von Elisabeth Kulmann op. 104, composti nel 1851 su testi dell’omonima poetessa. L’anniversario che fa da cornice, i 170 anni dalla morte del compositore di Zwickau, è l’occasione ma non la ragione profonda del progetto: questa musica era già al centro del percorso artistico delle due interpreti da anni e il disco ne è la formalizzazione naturale, non la celebrazione contingente.
20260412_01_DischiInRedazione_AngelaNisiEnricaRuggiero_phSansoniAmadeus ha costruito negli anni una tradizione di dischi allegati alla rivista che rappresentano uno spazio prezioso per il repertorio cameristico, spesso penalizzato dalla logica delle stagioni. Pubblicare tre cicli liederistici schumanniani in questo contesto significa scommettere sulla capacità di chi legge di avvicinarsi a un genere che chiede ascolto interiore. Quella stessa disponibilità che Schumann, più di qualunque altro compositore romantico, sembra presupporre in chi lo ascolta.
I tre cicli offrono prospettive diverse e complementari, e non solo per ragioni di contenuto: li separano undici anni di vita e di evoluzione stilistica, e in quegli undici anni Schumann attraversa la stagione più creativa della sua esistenza, poi la malattia progressiva, poi l’internamento. Il programma del disco porta tutto questo con sé, anche dove non lo dice.
Frauenliebe und Leben op. 42 e Dichterliebe op. 48 nascono entrambi nel 1840, il cosiddetto anno dei Lieder, segnato dal matrimonio finalmente ottenuto con Clara Wieck dopo una lunga opposizione familiare. Eppure i due cicli guardano all’esperienza amorosa da angolazioni profondamente diverse. Frauenliebe und Leben costruisce un arco narrativo vero: la protagonista femminile di Chamisso percorre un cammino che va dal primo stupore dell’innamoramento alla perdita, con una continuità che dà al ciclo una forza quasi teatrale. Dichterliebe procede invece per fratture, sottintesi, improvvisi slittamenti di tono: l’amore del poeta di Heine è già incrinato dall’ironia, dalla memoria ferita, da un disincanto che non cerca consolazione. Più frequentemente affidato a voci maschili, il ciclo è qui proposto dalla voce di soprano, una scelta che recupera la dedica originale a Wilhelmine Schroder-Devrient, grande soprano dell’epoca e figura vicina a Clara Schumann, restituendole la sua piena ragione.
Diversa, e per molti versi sorprendente, è la posizione dei Sieben Lieder von Elisabeth Kulmann op. 104. Composti nel 1851 su testi di una poetessa pietroburghese di origini tedesche morta di tisi a diciassette anni, questi Lieder tardivi mostrano uno Schumann che ha rinunciato all’urgenza narrativa degli anni Quaranta: la scrittura è rarefatta, essenziale, a tratti aforistica, come chi sa che le parole non bastano e non vuole sprecare quelle che ha. Sono pagine rare in concerto e poco frequentate in disco, e la loro presenza nel programma rivela già da sola l’ambizione e la serietà del progetto.
Angela Nisi si è perfezionata all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Manuela Custer e Cristina Melis e ha debuttato nel 2010 come Micaela nella Carmen. Dopo la vittoria al Concorso Ottavio Ziino nel 2012, la sua carriera l’ha portata sui palcoscenici del Teatro di San Carlo, del Maggio Musicale Fiorentino, del Teatro Regio di Torino, dell’Opera di Colonia, dell’Opera di Stato Ungherese di Budapest, con direttori come Pappano, Oren, Orozco-Estrada, Gelmetti, Lanzillotta. Un repertorio vasto, che comprende Puccini, Verdi, Strauss, Rossini, Mozart, Britten, e che convive in dialogo profondo con una vocazione cameristica coltivata con pari cura. Laureata in Discipline musicologiche all’Università di Roma Tor Vergata, unisce alla pratica interpretativa una consapevolezza analitica che nel Lied diventa una risorsa rara.
Enrica Ruggiero si è formata alla scuola di Michele Campanella, con il quale ha conseguito il Diploma di Alto Perfezionamento con merito all’Accademia Musicale Chigiana di Siena, dopo un percorso quadriennale completato anche a Ravello. Ha affiancato al percorso solistico una intensa attività cameristica, formandosi all’Accademia di Santa Cecilia con Franco Ayo e seguendo i maestri del Trio di Trieste alla Chigiana e alla Scuola Internazionale di Duino. Dal 2004 è Maestro collaboratore di sala al Teatro dell’Opera di Roma, con una significativa parentesi alla Staatsoper di Vienna nella stagione 2011/2012 come Korrepetitorin. Dal 2025/26 è docente al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano.
Le due artiste condividono già un disco, pubblicato nel 2025 per Brilliant Classics (già recensito su queste pagine): Ennio Porrino: I canti dell’esilio, un’operazione di riscoperta che aveva già rivelato la capacità del duo di muoversi con uguale autorità nei territori dell’inedito e in quelli della grande tradizione. Questo Schumann è, in un certo senso, l’altra faccia della stessa medaglia: non la scoperta, ma la presa in carico di un linguaggio già amato e vissuto dall’interno per anni.
Schumann era pianista prima che compositore, e nei Lieder questa origine non si dimentica mai. Il pianoforte non è il fondale su cui la voce recita: è il luogo in cui il pensiero musicale nasce e si compie, spesso prima ancora che la voce lo formuli. Chi non capisce questo non capisce Schumann: Enrica Ruggiero lo fa  con una naturalezza che fa sembrare ovvia una cosa che ovvia non è affatto.
Il Bosendorfer Imperial su cui è stato registrato il disco non è uno strumento neutro. Rispetto al moderno pianoforte da concerto di scuola steinwayiana, ha una risposta diversa al tocco: più graduale, meno immediata, con una coda armonica che tende a prolungare e a fondere i piani dinamici invece di separarli nettamente. Il registro grave, esteso fino al do controctavo nell’Imperial, ha una densità quasi orchestrale che in questo repertorio diventa una risorsa espressiva di primo piano. Schumann componeva mentalmente su un pianoforte viennese, con quell’idea di suono che il moderno Steinway, per tutta la sua perfezione meccanica, tende ad appiattire verso la brillantezza. Il Bosendorfer restituisce una dimensione che le interpretazioni su altri strumenti faticano a recuperare: la risonanza come elemento compositivo, non come effetto collaterale.
Ruggiero sfrutta questa qualità con una consapevolezza che si avverte in ogni scelta agogica e dinamica. La sua pedalizzazione è quella di chi sa che in Schumann il pedale non serve a legare le note ma a creare un’atmosfera: non una soluzione tecnica, ma un’intenzione poetica. Nei Lieder su testi di Kulmann, dove la scrittura pianistica è volutamente rarefatta, ogni accordo ha il peso di una parola: niente di superfluo, e niente di superfluo c’è. Nella Dichterliebe il pianoforte si fa più mobile, più nervoso, più esposto alle improvvise virate armoniche heiniane: i gesti cromatici del n. 12, Am leuchtenden Sommermorgen, trovano una lettura insieme precisa e visionaria, come se la mano destra avanzasse e la sinistra trattenesse.
Sono però i postludi il luogo in cui questo pianismo raggiunge i suoi momenti più alti. Schumann li scriveva come prolungamenti del discorso, non come code ornamentali: il pensiero che la voce ha avviato continua al pianoforte, si interroga, non sempre trova una risposta. Il postludio finale della Dichterliebe può suonare come un funerale o come una liberazione a seconda di chi lo suona. Ruggiero ne ha scelto una terza via: lo ha costruito come un ricordo che si allontana, diminuendo il volume senza cedere nell’intenzione, lasciando che il Bosendorfer prolungasse il suono fino al limite del silenzio. Nessuna enfasi retorica. Solo precisione. E quella precisione, in quel contesto, vale più di qualsiasi slancio romantico.
Nelle ultime battute di Frauenliebe und Leben, quando la voce ha già taciuto e il pianoforte riprende il tema del primo Lied trasformato, si ascolta la sintesi di tutto ciò che Ruggiero costruisce nel corso del disco: un suono che non è mai fine a se stesso, in cui ogni scelta timbrica risponde a una ragione poetica, in cui la fedeltà alle intenzioni schumanniane non è costrizione filologica ma libertà conquistata dall’interno. La qualità dello strumento, messa a disposizione insieme al luogo di registrazione dal Casale Sant’Eusebio, non è in un progetto come questo un semplice dettaglio logistico: è parte integrante del risultato artistico.
C’è una qualità rara nei cantanti, che non si acquisisce con il solo esercizio tecnico: la capacità di cambiare registro espressivo senza che si senta la cucitura. Angela Nisi la possiede con una naturalezza tale che al primo ascolto rischia di passare inosservata, scambiata per facilità dove invece c’è una disciplina sottile e rigorosa.
I tre cicli chiedono tre disposizioni interiori diverse, che la voce deve incarnare senza mai tradire la propria identità timbrica. Nei Lieder su testi di Kulmann Nisi trova un colore vocale brunito, privo di ornamenti, capace di sostenere il peso di un testo che nella sua semplicità apparente nasconde una densità notevole. La voce di quella giovanissima poetessa pietroburghese aveva già visto più di quanto la sua età giustificasse, e Nisi la restituisce senza sentimentalismi, con una severità affettuosa che è forse la cosa più difficile da raggiungere in questo repertorio.
Nella Dichterliebe l’emissione si apre, senza perdere la cura del fraseggio. I testi di Heine sono insidie continue: il loro doppio piano, ciò che dicono e ciò che vogliono dire, può spingere verso la sovra-accentuazione, verso quel gesto che risolve l’ambiguità invece di abitarla. Nisi non cade in questa trappola. Il suo Ich grolle nicht non urla la smentita: la dice con quella voce troppo ferma di chi mente sapendo di mentire. È la lettura più raffinata possibile di quel testo, e coincide perfettamente con le intenzioni di Schumann, che assegna alla melodia un andamento quasi ostinato per sottolineare la contraddizione tra ciò che le labbra dicono e ciò che il cuore prova. Il fraseggio è sempre curato nei dettagli, mai meccanico: ogni fine di frase pensata, ogni appoggiatura al suo posto, ogni cesura una scelta.

20260412_02_DischiInRedazione_AngelaNisiEnricaRuggiero_Facebook_phSansoni

In Frauenliebe und Leben emerge la dimensione narrativa del suo talento, la capacità di costruire un percorso interiore coerente attraverso otto stazioni che sono anche otto trasformazioni. La voce del n. 1, ancora stupita e quasi incredula, non è la stessa del n. 5, Helft mir, ihr Schwestern, dove la gioia si fa piena e partecipata, né di quella spezzata dell’ottavo Lied. Eppure c’è una continuità che tiene tutto insieme: non è lo stesso timbro, ma è la stessa persona. Questa è la prova più alta dell’interprete liederistica, e Nisi la supera con un’eleganza che non si impone mai, che lascia alla musica tutto lo spazio che le serve.
La duttilità di cui parliamo non è solo timbrica. È anche linguistica, nel senso più profondo: Nisi sa dove ogni testo vuole andare, sa che certi versi di Heine non vanno cantati ma pensati ad alta voce, e che certi versi di Chamisso non vanno recitati ma semplicemente abitati. Questa intelligenza del testo, rara anche fra i cantanti di lungo corso, è il tratto che distingue in modo più netto la sua interpretazione: non si ha mai la sensazione di un bellissimo suono sovrapposto a una partitura, ma di un pensiero che nasce già cantando.
La prima presentazione al pubblico: Montecatini Terme, 9 aprile 2026

20260412_03_DischiInRedazione_SimoneTomeiAngelaNisiEnricaRuggiero 20260412_04_DischiInRedazione_AngelaNisiEnricaRuggiero_phSansoni

Il disco ha avuto la sua prima presentazione pubblica il 9 aprile 2026 presso l’Hotel Adua di Montecatini Terme, nell’ambito delle iniziative dell’Associazione Amici della Musica di Montecatini Terme in collaborazione con Amadeus. Ho moderato io l’incontro, in sostituzione dell’ultimo momento di Ruben Marzà: raccogliere il testimone in una serata del genere non è cosa da poco, ma la qualità delle artiste e la solidità del materiale hanno reso tutto più agevole di quanto ci si potesse aspettare.
La struttura della serata prevedeva tre blocchi, ciascuno articolato in una breve presentazione del ciclo, un dialogo con le artiste e l’esecuzione. La scelta dell’ordine conteneva già in sé un’indicazione interpretativa precisa: si è deliberatamente invertito il percorso cronologico, partendo dai Lieder su testi di Kulmann del 1851 per risalire poi verso l’energia del 1840, quella di Dichterliebe e Frauenliebe und Leben. Un viaggio a ritroso nel tempo, la cui coerenza si è rivelata nel momento in cui si è realizzato: ascoltare prima il Schumann più interiore e rarefatto ha preparato le orecchie ad accogliere, già educate, la potenza narrativa e lirica dei due cicli del 1840.
Si è cominciato con quattro Lieder scelti dall’op. 104: Mond, meiner Seele Liebling, Der Zeisig, Reich mir die Hand, o Wolke e Die letzten Blumen starben. Aprire con Kulmann richiedeva alle interpreti un coraggio non scontato: non ci si affida all’effetto immediato, bisogna guadagnarsi l’attenzione del pubblico nel silenzio. Nisi lo ha fatto con una voce raccolta, capace di abbassare il volume senza perdere il corpo del suono. Ruggiero al pianoforte ha trovato una densità che stupisce per la sua economia. Il Der Zeisig, il più luminoso del gruppo, ha portato un momento di respiro senza interrompere il clima, e Die letzten Blumen starben ha chiuso il blocco con una malinconia che non cercava consolazione.
Con la Dichterliebe si è cambiata atmosfera. Dalla selezione dei sedici Lieder originali sono stati eseguiti gli otto numeri 1, 2, 3, 7, 8, 10, 12 e 16, un percorso che copre l’arco del ciclo con intelligenza, senza lacune percepibili. L’attacco del n. 1, Im wunderschönen Monat Mai, con quell’armonia volutamente irrisolta che comincia e finisce senza trovare mai una tonica stabile, ha detto in pochi secondi tutto ciò che si deve sapere sulla natura di questo amore. Nisi ne ha restituito l’ambiguità con leggerezza di tocco, non di contenuto. Il n. 7, Ich grolle nicht, era il momento più atteso, e qui l’interpretazione ha mostrato la sua cifra più caratteristica: nessun eccesso, nessuna enfasi mal collocata, quella voce troppo controllata di chi cerca di convincersi di ciò che dice. Il lungo postludio pianistico del n. 16 ha confermato perché la scelta di dedicare quel ciclo a una soprano non fosse una trasposizione di genere ma il recupero di un’intenzione originale.
La Frauenliebe und Leben ha chiuso la serata con l’esecuzione integrale di tutti e otto i Lieder. Nisi ha percorso l’arco narrativo senza mai cedere alla tentazione del facile effetto: dalla gioia quasi incredula del n. 1 alla pienezza del n. 7, fino all’ottavo Lied, dove la voce tace e resta il pianoforte solo. È qui che la scelta dell’ordine della serata ha rivelato tutta la sua intuizione: arrivare a quell’epilogo dopo il Kulmann meditativo e la Dichterliebe irrisolta significava arrivarci con un ascolto già formato. E quella ripresa del tema del primo Lied nell’epilogo finale ha risuonato diversamente da come avrebbe risuonato altrove: non consolazione, ma memoria involontaria. Non chiusura, ma apertura verso ciò che le parole non riescono più a contenere.
Il pubblico è rimasto in silenzio qualche secondo dopo l’ultima nota… il segno migliore che una serata come quella potesse dare.
La bellezza salverà il mondo ed oggi ne abbiamo avuto un gradito assaggio.

Crediti fotografici: Foto Sansoni
Nella miniatura in alto: il soprano Angela Nisi
Sotto, in sequenza: altre immagini di Nisi e della pianista Enrica Ruggiero in duo e con il nostro critico musicale






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