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Un coinvolgente recital pianistico impegna la tastiera da Chopin all'American Sound

Antonio Rolfini e i Moments

servizio di Edoardo Farina

Pubblicato il 07 Maggio 2026

20260507_Fe_00_AntonioRolfiniEIMoments_phEdoardoFarinaFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte qui riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto nello svolgimento della sola prima parte dal mese di ottobre al 21 dicembre ben quindici appuntamenti, più altri ventisette dall’inizio del nuovo anno al mese di maggio a venire, tra cui moltissimi dedicati al pianoforte sia classico che contemporaneo avendo avuto la possibilità di assisterne da parte di eccellenti musicisti proponendo pagine sia tradizionali che moderne in continua evoluzione stilistica e di generi, tramite uno strumento considerato principe nella storia della musica, tanto ne consente la sua poliedricità .
Pianisti tra i più affermati e ancora agli esordi, alcuni tra i migliori studenti provenienti da vari istituti musicali, altri con maturata esperienza ormai decennale, ne hanno proposto tutti gli accostamenti dalla formazione cameristica al duo sino soprattutto al solismo spaziando nelle forme più note e importanti che caratterizzano la sua ricchissima letteratura, ove per questa occasione domenica 3 maggio 2026 Antonio Rolfini ha interpretato Moments, da Chopin all’American Sound.
Non semplice commentare o “criticare” per così dire, nella fattispecie l’enorme produzione pianistica attualmente (e anche per fortuna) attiva nelle varie realtà concertistiche e le sue migliaia di esecutori, così come metterli a confronto non ne avrebbe alcun senso, risultandone un lavoro impossibile fatto di giudizi basato unicamente sui vari indici di gradimento sia per quanto riguarda il repertorio che le modalità di approccio, dal carattere quindi sterile e inutile. Numerose le date a Ferrara tra i concerti del Ridotto e altre associazioni musicali, nelle forme tipicamente basate sulle diversificate scelte, dall’epoca barocca al classicismo e secolo romantico sino allo scibile del pianoforte contemporaneo e atonale adatto sicuramente non sempre a un pubblico inesperto, per terminare in primavera con la prossima manifestazione della Terza edizione di “PianoEstense” festival, autentica maratona di tre giorni ospiti decine di esecutori, Rolfini compreso. Musicista eclettico pianista e compositore nella duplice veste di interprete e autore, con una solida formazione accademica in pianoforte, composizione e didattica, perfezionata sotto la guida di maestri di fama internazionale. Attivo sia come interprete classico sia come compositore, propone uno stile personale che fonde suggestioni tardo-romantiche con venature New Age, Blues e Pop. La sua carriera è scandita da numerosi premi, tra cui spicca il recente conferimento della "Penna d'oro" 2023 per meriti artistici ove il suo linguaggio musicale colto ma accessibile gli permette di dialogare con un vasto pubblico in contesti concertistici di alto profilo.
Insolito programma dal Pianoforte crossover, ne ha eseguito un itinerario musicale originalissimo, guidando mirabilmente il pubblico in un percorso mosaico, costituito da istanti sonori concepito come viaggio non solo cronologico, ma soprattutto psicologico e sensoriale. L'apertura è stata affidata a una suite autografa tratta dalla raccolta Travel Journal, dove la musica dà accesso a una dimensione quasi ipnotica, inizialmente lenta, carica di sentimento e suspense, portando la mente lontano facendo affiorare pensieri, riflessioni, fornendo loro una colonna sonora per poi esplodere in una dinamica incalzante. L’idea dell’incipit è quella di accogliere l’ascoltatore in un’atmosfera onirica e dalle sonorità soffuse, un preludio introspettivo che sembra esplorare i confini

20260507_Fe_01_AntonioRolfiniEIMoments_phEdoardoFarina 20260507_Fe_02_AntonioRolfiniEIMoments_phEdoardoFarina

el sogno attraverso una stasi contemplativa che evolve gradualmente verso una vivacità descrittiva nitida: essa si accende di tratti squillanti e dinamici, sfociando in un vero e proprio turbinio di colori melodici e armonici approdando ad una espressività quasi travolgente, verso il passaggio che ne ha preparato il terreno al cuore romantico del programma dedicato a Fryderyk Chopin; attraverso una selezione dei 24 Preludi op. 28, di alcune Mazurche e di quattro celebri Notturni, egli ha esplorato le sfumature più intime della sensibilità del genio polacco, alternando la malinconia del respiro trattenuto alla brillantezza della danza. La transizione verso la seconda parte del recital è avvenuta tramite nuove pagine originali di Rolfini, Introspettivo ed Elegia, che fungono da ponte verso linguaggi più dinamici e novecenteschi: dalla Mitteleuropa di Ernst Toch, con il funambolico virtuosismo di The Juggler, il programma ha approdato infine alle suggestioni dell'American Sound, dove la musica si trasforma in ritmo puro e contaminazione jazzistica. Il celebre Maple Leaf Rag di Scott Joplin, filtrato dalla lente ritmica di Keith Emerson e l'iconico "Blues" da Un americano a Parigi di George Gershwin, hanno trasportato l'uditorio nelle strade di una metropoli vibrante, dove la tradizione europea si fonde con l'energia d’oltreoceano.
Di cui ciò che colpisce in lui, senza nulla togliere a nessun altro, è la grande sensibilità e il tocco esecutivo, la capacità di ottenere quel suono e solo “quel suono” che emerge in modo incondizionato tra il classico, il moderno sino alle atmosferiche oniriche, poi jazzistiche passando per le forme Ragtime e addirittura Ambient che testimoniano il talento artistico del compositore ferrarese, confermandolo come uno dei più importanti esponenti del pianismo d’avanguardia. Come parlare di Antonio, quindi? Come un musicista eclettico, in grado di offrire composizioni partendo dalla tastiera del suo strumento senza l’uso di altri mezzi artificiali particolarmente tecnologici quali riverberi o delay? O come un normale pianista tra i tanti diplomati in conservatorio non avendo inventato assolutamente nulla di diverso dalla normalissima musica tonale, artefice e promotore di uno strumento tra i più "inflazionati"? Se “definire significa limitare”, secondo una frase dell’antica disciplina orientale dello Zen, abbiamo in lui tante forme e sfaccettature, felicemente poste nella loro forma didascalica e interpretativa ove assistere alle sue esibizioni viene percepita una completa immaginazione in una comunicativa in grado di trascinare in un vortice non solo di note ma di autentici sensazionalismi.   
Innovazioni in grado di portare su altre dimensioni, difficile capire quando termina la realtà, consentendoci di varcare le soglie di un mondo multimediale intangibile dove la fantasia si sgretola senza ricongiungersi praticamente mai, che si tratti di forme meditative o dall’andamento sostenuto, seguendo semplicemente un eccellente esecutore, avendone fatto del suo strumento uno stile di vita rapportandolo a immagine e somiglianza. Tutto ciò vale riguardo anche le opere di altri autori ove è in grado di immedesimarsi nella corretta e giusta interpretazione. Certo, occorre avere la sensibilità e la capacità a lasciarsi andare all’enfasi, alla comprensione della paesaggistica descrittiva, alla solitudine… diversamente si rischia una sorta di assuefazione musicale pari alle forme ricercate ma sovente prive del dovuto carattere potendo apparire spesso indefinibile, forse a tratti eccessivamente nostalgica portando alla tristezza introspettiva dove apparentemente sembra “non succeda mai nulla” … Invece sono tecnicamente presenti importanti stilemi compositivi, non mancando diverse e variegate modulazioni tonali spesso maggiori, poi immediati cambi di modo, trasporti, improvvisazioni sino a giungere anche a “ballabili” dalla forma divertente ed evasiva.

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E le atmosfere di cui parla si riflettono in una grande libertà connessa nella scelta di sequenze dalla struttura più aperta, in sonorità originali ottenute da un vero e proprio incontro tattile e percettivo, dalle sue musiche al celeberrimo Nocturne op.9 No.2 in Mi bemolle maggiore di Chopin, una delle pagine per pianoforte più famose e romantiche della storia della musica. Composto tra il 1830 e il 1832, è noto per la sua melodia dolce ed espressiva, caratterizzata da abbellimenti eleganti e da un assetto circolare in cui il tema principale viene ripetuto con sottili variazioni dalla incisiva emotività. Stupiscono tanto l’effettiva semplicità quanto la loro forza evocativa, ottenuta grazie anche alla ripetizione ossessiva di poche note penetranti dal ritmo calzante senza però mai annoiare. Rolfini durante i suoi recitals parla esponendoci l’ispirazione da cui ha tratto la musicalità e il significato della stessa in una sorta di apparente timidezza trasparendo sempre dalle spiegazioni, perdendosi anche piacevolmente a volte tra un racconto e un altro.
Il finale è stato una celebrazione della grande melodia americana, dai raffinati standard di Bart Howard fino alla travolgente Hello Dolly di Jerry Herman proposta in un’elaborazione virtuosistica firmata dallo stesso Rolfini, sigillandone il concerto con un ritorno alla figura del compositore-esecutore, capace di trasformare il tempo in emozione pura, dalla sospensione onirica iniziale alla vitalità del jazz.          
Contrapponendosi direttamente alle percezioni concernenti la memoria, il passato, i ricordi o forse anche il presente, come il titolo stesso della performance vorrebbe circoscrivere, tutti i brani hanno spiccato per qualità persuasiva e tonale in forma diversificata rispetto ai medesimi, ad ogni modo di straordinaria bellezza.
Definitiva “chiusura di sipario” ove raccontando simpaticamente la storia legata agli anni di studio, ha concesso ancora di sua scrittura un walzer intitolato Margaret da cui ne ha tratto ispirazione, un melodico e nostalgico tema variato, dapprima in ritmo ternario e poi binario, tra una platea gremita che vorrebbe non smettesse mai di suonare… facendoci tornare a casa per un attimo diversi.
(La recensione si riferisce al concerto di domenica 3 maggio 2026)

Crediti fotografici: Edoardo Farina






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