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Messa in scena dal Maggio Musicale Fiorentino un'opera provocatoria e stimolante di Henze

Der junge Lord ovvero l'antitesi

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 02 Giugno 2025

20250602_Fi_00_DerJungeLord_miniaturaFIRENZE - In occasione dell'87° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, abbiamo avuto l'opportunità di immergerci nell'intrigante universo di Der junge Lord, un'opera in due atti che porta la firma di Hans Werner Henze. Composta su libretto di Ingeborg Bachmann, liberamente ispirato alla novella di Wilhelm Hauff Der Affe als Mensch ("La scimmia come uomo", 1827), questa creazione, andata in scena per la prima volta il 7 aprile 1965 alla Deutsche Oper di Berlino, si impone ancora oggi come un capolavoro satirico, surreale e profondamente politico. È un'opera buffa nel senso più sofisticato del termine, intrisa di critica sociale e di ironia corrosiva, che risuona con le tensioni culturali e ideologiche della Germania postbellica e continua a parlare al nostro presente.
La genesi di questa composizione si colloca negli anni in cui Henze aveva già scelto di allontanarsi dalla Germania occidentale, trasferendosi in Italia. Lontano da un ambiente che percepiva come opprimente e conservatore, il compositore trovò terreno fertile tra intellettuali progressisti. La collaborazione con la poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, fu cruciale: la loro intesa, già consolidata con Der Prinz von Homburg (1960), raggiunse qui un apice di teatralità e impegno critico. La scelta del racconto di Hauff, apparentemente una fiaba, permise a Bachmann e Henze di costruire una satira pungente sulla borghesia provinciale tedesca, sui suoi pregiudizi e sulla sua fascinazione per l'esotico e il diverso, con chiari rimandi alle tensioni tra tradizione e modernità, autorità e libertà, apparenza e sostanza.
La vicenda si svolge in una cittadina tedesca immaginaria, popolata da borghesi provinciali e diffidenti. L'arrivo di un misterioso nobile inglese, Sir Edgar, accompagnato da un seguito esotico e da comportamenti eccentrici, sconvolge le abitudini locali. In particolare, desta scalpore il giovane Lord Barrat, nipote di Sir Edgar, la cui identità si rivelerà essere ben diversa da quella che la società si era affrettata ad accettare: è infatti una scimmia addestrata a comportarsi come un umano. Questa rivelazione, nel finale, svela l’ipocrisia e la superficialità del conformismo sociale. L’opera si trasforma così in una parabola sulla maschera sociale, la manipolabilità dell’opinione pubblica e la cecità del potere borghese davanti alla propria decadenza culturale.
Questa creazione nasce in un periodo segnato dalla Guerra Fredda, dalla rielaborazione del trauma nazista e dalla ridefinizione della cultura tedesca. Henze, dichiaratamente di sinistra, omosessuale e cosmopolita, rifiuta la neutralità dell’arte e la purezza delle avanguardie assolute: la sua musica deve parlare, deve essere politica, deve comunicare contenuti etici e civili. Il libretto di Bachmann si iscrive nella stessa direzione: il borghese tedesco medio è descritto come ipocrita, razzista, chiuso, facilmente manipolabile – una critica alla Kleinbürgerlichkeit e alle tendenze autoritarie non ancora sopite nella società tedesca. La scimmia scambiata per un aristocratico rappresenta una società disposta a riconoscere solo l’apparenza e a non interrogarsi mai sulla verità delle cose.
La musica si presenta come un caleidoscopio sonoro sospeso tra ironia e dramma, riflettendo l'eclettismo di Henze. L'opera, intrinsecamente ibrida e sperimentale, evita ogni adesione rigida a uno stile unico, fondendo con libertà serialismo, jazz, cabaret, musica da circo, valzer alla Strauss e momenti di lirismo malinconico. Questo tessuto complesso e variegato trasforma la partitura in uno strumento di critica sociale e riflessione esistenziale. Henze impiega il serialismo con flessibilità espressiva, intrecciando motivi ricorrenti e leitmotiv che delineano i personaggi e generano un effetto di straniamento funzionale alla satira.

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L'orchestrazione si rivela ricca e colorata: dagli strumenti a fiato, usati a volte in modo comico o inquietante, alle percussioni che scandiscono ritmi circensi, ogni timbro è scelto con cura per sottolineare il carattere grottesco e a tratti tragico della vicenda. L'orchestra non si limita a un ruolo di accompagnamento, ma agisce come una vera e propria voce narrante, con colori che commentano, ironizzano e amplificano la scena. Si riscontrano citazionismi, con echi di Mozart, Rossini, Kurt Weill, creando un gioco di rimandi che sottolinea la natura teatrale e artificiale della società borghese. La teatralità musicale è evidente: ogni personaggio è dotato di un carattere musicale specifico, quasi caricaturale. Il giovane Lord, per esempio, ha una linea vocale “innaturale” e meccanica, riflettendo la sua natura animale sotto le vesti dell’umano. La musica, pur nella sua complessità, mantiene una straordinaria comunicabilità: Henze desidera che il pubblico comprenda, reagisca, si indigni, rida e rifletta.
Parlando di questa nuova produzione, il M° Markus Stenz ha sottolineato come l’opera sia già definibile un classico: «... Credo che Der junge Lord sia già definibile un classico e non una composizione contemporanea. È anche un delizioso esempio di opera buffa, creata con il prezioso contributo della librettista Ingeborg Bachmann; amo inoltre che questopera sia veramente puro teatro e che vada decisamente oltre a quelle che sono le nostre aspettative del mondo digitale moderno: ristabilisce il concetto del fare teatro per il teatro. Tutti gli effetti speciali sono naturali e creati dalle persone stesse e il palcoscenico è colmo: ci sono attori, il coro, i giovani del Coro delle voci bianche e i figuranti.  Questopera è il massimo del divertimento insomma, ma al contempo è anche impressionantemente profonda. Lavorare con Daniele Menghini è stato molto stimolante, apprezzo molto la sua visione dellopera, è sì capace di raccontare questa storia esattamente per quello che essa vuole trasmettere ma è stato anche in grado di farlo con tanta creatività: questo permette di capire lopera senza la necessità di conoscerla prima e la storia, semplicemente, si sviluppa davanti agli occhi del pubblico
Sotto la sua direzione, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino ha restituito ogni sfumatura della complessa partitura di Henze, con una precisione e un dinamismo che hanno magnificamente messo in risalto la ricchezza stilistica e l'eclettismo del compositore. La loro esecuzione ha saputo cogliere le sottili variazioni timbriche e le audaci mescolanze stilistiche, essenziali per la narrazione musicale.
Il Coro, preparato con meticolosa cura e diretto dal M° Lorenzo Fratini, ha dimostrato una notevole versatilità e impatto drammatico, gestendo con efficacia le sfide vocali e interpretative. Il Coro di voci bianche, sotto la sapiente guida del M° Sara Matteucci, ha aggiunto una dimensione di purezza e incisività, completando il quadro sonoro con grande efficacia e contribuendo significativamente all'impatto emotivo complessivo della rappresentazione.
Il regista Daniele Menghini, tra i più apprezzati della nuova generazione italiana, ha offerto una lettura incisiva e profondamente attuale. La vicenda è stata trasportata in una periferia suburbana contemporanea, un ambiente fatto di spazi angusti, palazzine grigie, centri commerciali e insegne al neon. Questo "non-luogo" diventa un potente simbolo del vuoto morale e culturale che l’opera denuncia, sottolineando la perenne attualità dell'ipocrisia borghese come costante sociale.
Come ha sottolineato lo stesso Menghini, facendo eco alle parole del maestro Stenz: «... È una gioia e un onore poter debuttare in questa edizione del Festival del Maggio e lo è ancor di più poterlo fare con unopera come Der junge Lord, che conferma lo spirito pionieristico di un Festival che ha sempre cercato di scovare titoli inediti e fuori dagli schemi classici del repertorio. In questoccasione viene fatto con la meravigliosa opera che Henze compose insieme alla poetessa Ingeborg Bachmann, partendo da una novella tedesca dell800 grazie alla quale ha composto un vero e proprio capolavoro dai tratti decisamente irriverenti che ci rivela tutte le nostre ipocrisie e tutte le nostre nevrosi che tutti noi spesso facciamo fatica a riconoscere e ammettere. È unopera corale, imprevedibile e a tratti scorretta che - se da un lato guarda alla tradizione – dallaltra la deforma con quel cinismo grottesco che solo i tedeschi sanno trasmettere. Il finale, inaspettato, indirettamente ci fa domandare: che cosa siamo disposti a sacrificare della nostra civilissima umanità per apparire meno bestiali e brutali di quanto siamo in realtà?»
L'impianto scenico, realizzato da Davide Signorini, si distingue per la sua semplicità e il suo forte simbolismo, giocando con spazi modulari e materiali urbani che si

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trasformano in un palcoscenico per il dramma. Lo spettatore è accompagnato in un mondo che oscilla tra realismo e surrealismo, dove oggetti comuni diventano simboli inquietanti e lo spazio scenico si dilata e si contrae al ritmo della musica e del dramma, configurandosi come una sorta di carcere psicologico in cui i personaggi si muovono come burattini asserviti al conformismo.
I costumi di Nika Campisi richiamano l’ordinario con tocchi di surreale eleganza, giocando sulle tonalità grigie e pastello, con dettagli eccentrici che suggeriscono la decadenza e l’artificialità dei personaggi e delle loro maschere sociali. Le luci di Gianni Bertoli sono state fondamentali per modellare l’atmosfera, scandendo ogni momento emotivo con precisione e passando da atmosfere fredde a bagliori accecanti, accompagnando ogni svolta drammatica con un linguaggio visivo potente.
A impreziosire la messa in scena, le coreografie di Sofia Nappi, affidate alla compagnia di danzatori KOMOCO (Arthur Bouilliol, Leonardo de Santis, Glenda Gheller, India Guanzini, Paolo Piancastelli, Senne Reus, Julie Vivès) che con movimenti meccanici e ipnotici trasforma la comunità borghese in un organismo danzante, asservito al mito del denaro e del prestigio, ma completamente privo di anima. I movimenti coreografici, ripetitivi e quasi robotici, accentuano il carattere alienante della società rappresentata, trasformando il coro in un’entità unitaria e inarrestabile. Menghini riesce così a trasformare l’opera in un’esperienza immersiva, dove musica, testo e immagine dialogano per creare un senso di inquietudine e riflessione.
Ma il successo di un'opera risiede non solo nella sua concezione musicale e registica, bensì anche nella capacità degli interpreti di dare vita ai personaggi.
Nel cast, la voce luminosa e vibrante di Marily Santoro ha dato corpo a Luise con sensibilità e dolente idealismo, offrendo un'interpretazione intensa e toccante. Il suo fraseggio raffinato ha ben delineato la fragile speranza e l’amara delusione del personaggio.
Antonio Mandrillo ha incarnato con freschezza e precisione il giovane Wilhelm; la sua interpretazione vocale, caratterizzata da un timbro chiaro e un fraseggio curato, ha delineato efficacemente il giovane ingenuo e innamorato, mostrando una voce sicura e un'espressività convincente.
Il ruolo enigmatico e affascinante di Lord Barrat ha trovato in Matteo Falcier un interprete dalla presenza magnetica e dalla vocalità calibrata incarnando con ambiguità il "giovane Lord" tra ironia e inquietudine.
Levent Bakirci, nel ruolo del Sein Sekretär, ha offerto un'ottima prova scenica e vocale, caratterizzando il ruolo con una sfumatura ambigua e un uso del fraseggio ironico e accattivante che ha aggiunto un tocco distintivo alla rappresentazione.
Marina Comparato, interprete versatile, ha saputo mescolare con maestria comicità e sarcasmo nel ruolo della Baronin Grünwiesel. La sua performance brillante ha arricchito la scena con un piglio teatrale deciso, evidenziando il lato più satirico e, al contempo, quasi patetico del personaggio. Sul piano vocale, ha mostrato un timbro a fuoco e un controllo tecnico notevole, affrontando con naturalezza ed eclettismo i passaggi più impervi del ruolo, che richiedono agilità, escursioni estreme e un senso spiccato del fraseggio espressivo.
A completare un ensemble di grande talento, contribuendo alla ricchezza e all'efficacia complessiva della rappresentazione, troviamo Caterina Dellaere che, nel ruolo di Begonia, ha saputo infondere al personaggio una vivacità e una presenza scenica che hanno arricchito il quadro complessivo, dimostrando una notevole versatilità. Andreas Mattersberger, con la sua autorevolezza vocale e scenica, ha reso il personaggio del Sindaco una figura emblematica del potere borghese, con un'interpretazione solida e convincente. Yurii Strakhov ha delineato un Oberjustizrat Hasentreffer incisivo e ben caratterizzato, contribuendo con precisione al coro di voci che animano la provincia. Nikoletta Hertsak, nel ruolo di Ida, ha aggiunto delicatezza e sfumature, dimostrando una notevole sensibilità interpretativa. James Kee ha portato in scena un Amintore La Rocca vibrante e carismatico, con una vocalità che ha saputo ben esprimere le peculiarità del personaggio. Gonzalo Godoy Sepúlveda ha offerto una interpretazione precisa e ben calibrata dell'Ökonomierat Scharf, contribuendo con efficacia alla dinamica corale dell'opera. Lorenzo Martelli ha saputo dare al Professor von Mucker una caratterizzazione acuta e perspicace, evidenziando le sfumature intellettuali e a tratti pedanti del ruolo. Ioanna Kykna, nella parte di Frau von Hufnagel, ha aggiunto un tocco di eleganza e compostezza, arricchendo la galleria di personaggi femminili. Aloisia De Nardis ha completato il quadro con la sua vivace interpretazione di Frau Oberjustizrat Hasentreffer, dimostrando un'ottima intesa con il resto del cast. Infine, Letizia Bertoldi, nel ruolo del Kammermädchen, ha offerto una performance attenta e misurata, contribuendo alla credibilità dell'ambiente scenico, e Davide Sodini ha saputo dare risalto anche a un ruolo minore come quello del Lichtputzer, con ottima presenza scenica.
The last but not the least, l’attore Giovanni Franzoni ha regalato al personaggio di Sir Edgar una presenza scenica di grande impatto. Pur nel suo ruolo muto, ha saputo imporre una figura magnetica e sfuggente, rendendolo il vero fulcro degli intrighi. Con una gestualità calibrata, elegante e mai banale, ha costruito un personaggio di straordinaria ambiguità, affascinante e sinistro al tempo stesso. La sua interpretazione, segnata da spigolatezza espressiva e uno stile raffinato, ha dimostrato una notevole intelligenza attoriale: ogni sguardo, ogni movimento era carico di tensione drammatica e sottotesto. Una prova di bravura che ha saputo trasformare il silenzio in linguaggio teatrale potente.

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Per chi scrive, è stata un’esperienza totalizzante, capace di coinvolgere mente e sensi in un viaggio teatrale e musicale di rara intensità. Der junge Lord si conferma un’opera dirompente, che racchiude e rilancia le tensioni politiche, culturali e linguistiche del secondo Novecento europeo.
Henze e Bachmann firmano un capolavoro che smaschera con ironia le ipocrisie del vivere sociale, sovvertendo convenzioni teatrali e morali con intelligenza corrosiva. È un’opera che guarda alla tradizione solo per sovvertirla, per reinventarla attraverso il prisma della satira, della musica e della parola. In un’epoca ancora segnata dall’ambiguità delle apparenze e dalla fragilità dell’identità, questa messinscena ci ha ricordato quanto il teatro possa essere uno specchio tagliente e necessario.
Un’esperienza che lascia il segno, perché costringe a guardarsi dentro, dietro le maschere.
(La recensione si riferisce alla recita del 31 maggio 2025)

Crediti fotografici: Michele Monasta per il Teatro dell'Opera di Firenze - Maggio Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto e sotto in sequenza: il magico universo di Der junge Lord negli scatti istantanei di Michele Monasta






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Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE

20260508_To_00_StagioneRegioTorino2026-2027_AndreaBattistoniTORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
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Eventi
Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE

20260514_00_FerraraMusica_EnzoRestagno_FerraraMusica_Stagione2026-2027FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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