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Il regista Daniele De Plano riprende e valorizza il lavoro di Igor Mitoraj di ventidue anni prima |
Manon Lescaut fra le sculture blu |
servizio di Simone Tomei |
| Pubblicato il 31 Agosto 2025 |
TORRE DEL LAGO (LU) - Il 71° Festival Puccini si avvia alla conclusione con l’ultimo debutto operistico della stagione in una serata di fine agosto molto suggestiva: Manon Lescaut è tornata al Gran Teatro sulle sponde del Massaciuccoli nella produzione di Igor Mitoraj del 2003, ripresa con cura nella regia di Daniele De Plano, scene di Luca Pizzi e costumi di Cristina Da Rold. Dopo giorni incerti sul fronte meteorologico, un ampio arcobaleno comparso poco prima dell’inizio ha dato alla serata un’aura quasi simbolica, come a siglare l’unione tra natura e teatro. Non è stata una semplice riproposizione ma un'opera d'arte che tornava a vivere. La scenografia di Mitoraj non si limita a "raccontare" la storia, la filtra attraverso un'estetica senza tempo. I volti blu giganti restaurati per l'occasione, i nudi scultorei (uno maschile, uno femminile) e il possente torso finale non sono semplici elementi scenici: sono la lente attraverso cui osserviamo la tragedia. Daniele De Plano ha abbracciato questa visione, creando una regia quasi scultorea. Le figure si muovono con gesti essenziali, spesso inserite in quadri statici o contro superfici monocrome, come in una fotografia d'altri tempi. È un'esperienza che ci allontana dalla cronaca per immergerci in un'allegoria universale di caduta e desiderio, dove i dettagli svaniscono per far posto a un impatto visivo e simbolico di enorme potenza. Il lavoro di Luca Pizzi è stato magistrale, ottimizzando l'intera macchina scenica per il palcoscenico del Gran Teatro. Cristina Da Rold, con i suoi costumi, ha rispettato e valorizzato la tavolozza di Mitoraj: tessuti opachi, ori delicati, bianchi gessosi che si fondono con il blu delle sculture, creando un'armonia visiva rara.



E poi c'erano le luci di Valerio Alfieri. Non semplici illuminazioni ma una vera e propria partitura invisibile. Ha saputo dipingere l'atmosfera: un fondale lattiginoso nel primo atto, controluce che scolpivano i corpi nel salotto del secondo, un'alba quasi metallica per il porto e infine un deserto abbacinato dove i corpi sembravano fondersi con la pietra. La bellezza di Manon Lescaut risiede proprio nel suo essere un'opera-collage. È come un grande affresco musicale costruito con pezzi presi da diverse mani poetiche e soluzioni sonore che, in modo sorprendente, si uniscono in un tutto coerente. Puccini, con il libretto scritto a "sette mani", ha trasformato le discontinuità narrative in una forza drammaturgica. Il tessuto musicale è un tesoro di auto-prestiti, con melodie che tornano e si evolvono, come vecchi amici che si ritrovano in un nuovo contesto. La partitura è un dialogo aperto con i grandi maestri: si sente l'ombra di Wagner, con i suoi accordi sospesi, specialmente nell'Intermezzo e nel duetto del secondo atto, e poi l'energia di Verdi, con i suoi ritmi e le sue fughe. Ma Puccini non si limita a copiare: assorbe, piega e trasforma, usando questi modelli per esaltare il suo genio. Il terzo atto si è confermato un autentico capolavoro di anticonformismo: invece di aprirsi con un’aria lirica, Puccini affida l’avvio alla voce del sergente che chiama all’appello, innestando un progressivo accumulo di tensione orchestrale che culmina nell’esplosione emotiva del celebre "Guardate, pazzo son" di Des Grieux nel terzo atto.
  
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Ma è stato il quarto atto, spesso oggetto di discussione, a trovare ieri sera una dimensione particolarmente intensa grazie alla prova del soprano Maria José Siri: al suo debutto al Festival Puccini, la Siri ha delineato una Manon di grande spessore, voce duttile e capace tanto di morbidezza nelle “trine” del secondo atto quanto di accenti drammatici nel finale. Colpita da un incidente poco prima dell’ultimo quadro, ha scelto di proseguire da seduta: una condizione che avrebbe potuto limitare la resa scenica si è trasformata invece in una forza drammaturgica inattesa. La grande aria "Sola, perduta, abbandonata" è diventata così un monologo quasi disarmante per intensità e raccoglimento, in cui la sospensione dell’azione e la “pienezza” sonora della partitura si sono tradotte in un rito di immobilità, restituendo un deserto interiore che ha fatto percepire al pubblico tutta la disperazione di Manon. L’ovazione che ne è seguita ha suggellato una prova di grande coraggio artistico ed espressivo. Luciano Ganci (Des Grieux) ha delineato un cavaliere appassionato, lirico nello slancio del primo atto e vigoroso nel monologo del terzo, sempre attento al fraseggio e alla parola. Claudio Sgura (Lescaut) ha dato spessore e colore al fratello della protagonista, mentre Giacomo Prestia (Geronte di Ravoir) ha portato in scena un personaggio saldo e autorevole, mai caricaturale. Paolo Antognetti (Edmondo), fresco e brillante, ha aperto l’opera con un tono vivace e luminoso, mentre Matteo Mollica (L’oste), Alessandra Della Croce (Un musico), Nicola Pamio (Maestro di ballo), Manuel Pierattelli (Un lampionaio), Roberto Rabasco (Sergente degli arcieri) e Omar Cepparolli (Comandante di marina) hanno completato il cast con precisione e stile. Il Coro del Festival, diretto dal M° Marco Faelli, ha garantito compattezza ed equilibrio, con particolare efficacia nella scena del porto, vero cuore corale dell’opera. L’orchestra, sotto la guida del M° Valerio Galli, ha saputo trovare un equilibrio non semplice: la sua direzione ha evitato ogni compiacimento e ha restituito il senso di un’opera che vive di contrasti e di varietà, alternando momenti di morbida cantabilità ad altri di tensione serrata. Ha avuto il merito di sottolineare le differenze di stile senza frammentare il discorso, restituendo unità a un’opera che nasce dalla pluralità.

Alla fine il pubblico - meno numeroso di altre “prime” - ha tributato un successo caloroso, con applausi prolungati a tutti gli interpreti e una riconoscenza speciale per la generosità di Maria José Siri. (La recensione si riferisce alla recita di sabato 30 agosto 2025)
Crediti fotografici: Giorgio Andreuccetti, Marilena Imbrescia e Nicola Gnesi per il Festival Puccini 2025 Nella miniatura in alto: il soprano Maria José Siri (Manon Lescaut) Sotto in sequenza: Claudio Sgura (Lescaut) e Giacomo Prestia (Geronte di Ravoir); Luciano Ganci (Des Grieux); Paolo Antognetti (Edmondo) con Luciano Ganci; ancora Luciano Ganci con Maria José Siri; panoramica di Giorgio Andreuccetti sul primo atto Al centro, in sequenza: altra panoramica di Andreuccetti; ancora Luciano Ganci con Maria José Siri; l'angelo/demone dalle ali rosse davanti a una scultura di Mitoraj; altre panoramiche su allestimento e costumi In fondo: Luciano Ganci, Maria José Siri e l'angelo/demone nel finale dell'opera
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MMF trecent'anni in un cartellone
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LIVORNO - È on-line il programma completo della settima edizione del Mascagni Festival, la rassegna lirica e musicale dedicata alla valorizzazione e alla reinterpretazione dell’opera di Pietro Mascagni, promossa dalla Fondazione Teatro Goldoni. Dal 17 al 23 agosto la città di Livorno ospiterà un ricco programma di spettacoli, concerti
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La nuova stagione del Teatro Celebrazioni
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BOLOGNA - Giovedì 11 giugno 2026 si è svolta la conferenza stampa relativa alla presentazione dei nuovi spettacoli del Teatro Celebrazioni di Via Saragozza, 234 - presso la Biblioteca San Genesio di Casa Lyda Borelli - alla presenza di Daniele Del Pozzo, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Filippo Vernassa, Direttore artistico
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FIRENZE - (servizio di Nicola Barsanti) - Con il nuovo allestimento di Un ballo in maschera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino affida a Valentina Carrasco una lettura che abbandona ogni riferimento alla corte svedese e trasporta l’intera vicenda negli Stati Uniti d'America degli anni Sessanta, intrecciando la figura di Riccardo con quella di
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GENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui), continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Timeless Vibes con Trio
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Cronaca di una serata al Maggio
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Eventi
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Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE
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Ferrara Musica nuova stagione
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FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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