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Riproposto con rinnovato successo l'edizione di un allestimento voluto dall'indimenticato Ettore Scola |
La bohčme che ti aspetti |
servizio di Nicola Barsanti |
| Pubblicato il 27 Luglio 2026 |
TORRE DEL LAGO (LU) – Nel luogo che più di ogni altro custodisce la memoria artistica di Giacomo Puccini, il 72° Festival intitolato al compositore lucchese ripropone La bohème, una delle pagine più amate del repertorio operistico, capace ancora oggi di commuovere per l’immediatezza del linguaggio teatrale e la profonda umanità dei suoi personaggi. A fare da cornice è la ripresa dello storico allestimento firmato da Ettore Scola, omaggio alla tradizione e alla poetica del compositore, che continua a rappresentare un punto di riferimento per il pubblico del Festival Puccini. L’impianto scenico si sviluppa attorno a una piattaforma rotante che accompagna con fluidità il susseguirsi dei quattro quadri, dalla soffitta parigina al vivace Café Momus, fino alla gelida Barriera d’Enfer. La regia conserva intatto il proprio impianto narrativo, privilegiando una lettura fedele al libretto e all’ambientazione originale, senza indulgere in attualizzazioni forzate. Scene e costumi ricostruiscono con cura la Parigi ottocentesca, restituendo un’atmosfera di grande suggestione visiva nella quale ogni dettaglio contribuisce a valorizzare il racconto pucciniano.

   
Sul versante musicale, Vittorio Grigolo offre un Rodolfo di notevole spessore interpretativo. Il tenore si distingue per la salda proiezione vocale, la costante attenzione al fraseggio e un’adesione al personaggio che evita gli eccessi espressivi talvolta imputatigli dalla critica. Gli acuti risultano sempre sicuri, luminosi e perfettamente a fuoco, mentre il controllo tecnico gli consente di modellare la linea di canto con naturalezza. Particolarmente intensa la scena conclusiva, nella quale il declamato si fonde con un canto straziato ma sempre sorvegliato: emerge quella che si potrebbe definire una “voce emozionata”, capace di suggerire il pianto senza mai sacrificare la qualità dell’emissione, raggiungendo un risultato di autentica forza teatrale. Di assoluto livello anche la Mimì di Mariangela Sicilia, interprete che convince pienamente per eleganza stilistica e sensibilità musicale. La morbidezza del fraseggio, l’omogeneità dell’emissione e la naturale facilità nell’ascesa al registro acuto le consentono di affrontare con apparente semplicità le numerose insidie della partitura. Accanto alla solidità vocale, l’artista scolpisce una figura di intensa umanità, capace di alternare dolcezza e accenti drammatici sempre misurati. La sua presenza scenica, discreta, fragile e quasi rassegnata al proprio destino, restituisce una Mimì di grande credibilità emotiva. Massimo Cavalletti disegna un Marcello autorevole e musicalmente convincente, forte di un fraseggio curato e di una presenza scenica sempre partecipe. Pur con qualche lieve discontinuità nell’emissione, la prova rimane solida e ben inserita nel tessuto drammaturgico dell’opera.



Alberto Petricca interpreta uno Schaunard vivace e ben caratterizzato, distinguendosi per naturalezza scenica e buona tenuta vocale, mentre Adolfo Corrado offre un Colline di particolare rilievo: il basso sfoggia uno strumento dal timbro caldo e ben proiettato, sostenuto da una linea di canto nobile e autorevole, trovando nella celebre Vecchia zimarra uno dei momenti musicalmente più riusciti della serata. Di notevole impatto scenico si rivela inoltre il debutto nel ruolo di Musetta di Olga Peretyatko. Il soprano unisce una voce luminosa e raffinata a una presenza scenica di indiscusso fascino, delineando un personaggio brillante, seducente e mai sopra le righe. La celebre pagina del "Valzer di Musetta" trova così un’interprete elegante e vocalmente sicura, capace di coniugare brillantezza teatrale e precisione musicale. Completano il cast Claudio Ottino (Benoît), Stefano Marchisio (Alcindoro), Nicola Paimo (Parpignol), Lorenzo Barbieri (Un sergente dei doganieri) e Luigi Cirillo (Un doganiere), tutti efficaci nei rispettivi interventi. Molto apprezzabile la direzione del maestro Antonino Fogliani, che conduce orchestra e palcoscenico con equilibrio e sensibilità, mantenendo costantemente saldo il dialogo tra buca e scena, qualità tutt’altro che scontata nell’acustica del Gran teatro all’aperto di Torre del Lago. La concertazione privilegia il respiro del canto, sostenendo gli interpreti senza mai coprirne le voci, mentre tempi e dinamiche risultano generalmente ben calibrati, valorizzando la tavolozza orchestrale pucciniana.

Convincente anche la prova del Coro del Festival Puccini, preparato dal maestro Marco Faelli, così come del Coro delle Voci Bianche istruito dal maestro Sonia Franzese, entrambi puntuali e ben amalgamati nelle pagine corali. Al termine della rappresentazione, calorosi e meritati applausi hanno salutato tutti gli interpreti, decretando il successo di una Bohème che, nel segno della tradizione, continua a emozionare il pubblico nella casa del suo compositore. (La recensione si riferisce alla "prima" di 25 luglio 2026)
Crediti fotografici: Foto Andreuccetti per il Festival Puccini di Torre del Lago Nella miniatura in alto: il soprano Mariangela Sicilia (Mimì) Sotto, in sequenza: panoramica sul Café Momus del secondo atto; ancora Mariangela Sicilia; Vittorio Grigolo (Rodolfo); Olga Peretyatko (Musetta); Mariangela Sicilia con Vittorio Grigolo Al centro, in sequenza: panoramiche su coro, scene e costumi In fondo, in sequenza: Mariangela Sicilia, Vittorio Grigolo e Olga Peretyatko nel 4° quadro; il basso Adolfo Corrado (Colline)
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