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La farsa buffa di Gioachino Rossini andata in scena con successo nel Teatro Sociale di Rovigo |
La sempiterna freschezza dell'Occasione |
servizio di Athos Tromboni |
| Pubblicato il 13 Dicembre 2025 |
ROVIGO - È stata una prima esecuzione assoluta per il Teatro Sociale, quella di L'occasione fa il ladro di Gioachino Rossini su libretto di Luigi Previdali; una prima esecuzione ben 213 anni dopo la prima mondiale del 1812 (avvenuta nel Teatro San Moisè di Venezia); e poi - nella stessa serata rodigina - anche un debutto per il vincitore del Concorso internazionale di Scenografia e Costume "Gabris Ferrari"; il vincitore del Concorso Ferrari era il designer Matteo Corsi, che nelle sue note sul libretto di sala ha confessato: «... per questo allestimento ho pensato ad un progetto dal gusto raffinato ma che risultasse fresco e moderno.» E in effetti la premessa progettuale di Corsi si è rivelata veritiera: se una cosa è da lodare sopra le altre, in questo nuovo allestimento coprodotto dal Teatro Sociale con il Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo, sono proprio le scene e i costumi. È tuttora freschissima la farsa rossiniana, che non smette mai di divertire benché siano passati oltre due secoli. Ecco dunque il sunto della vicenda e gli interpreti: la scena si finge in Napoli dove in una notte di tempesta trovano riparo, nello stesso albergo di campagna, alla periferia della città partenopea, Don Parmenione (interpretato dal basso buffo Giuseppe De Luca) ed il Conte Alberto (Matteo Urbani). Il primo è sulle tracce della sorella di un suo amico, fuggita con un seduttore. Il secondo è in viaggio per Napoli, dove vedrà per la prima volta la sua promessa sposa. Nel riprendere la strada, il Conte Alberto porta via per errore la valigia di Don Parmenione. Rimasti soli, Parmenione e il suo servo Martino (interpretato da Alex Martini) si accorgono dello scambio avvenuto. Martino, convinto che si possa approfittare del caso, forza la valigia. Essa contiene tra le altre cose il passaporto del Conte Alberto ed il ritratto di una giovane donna, ritratto che incanta Don Parmenione. Ritenendo che si tratti della donna promessa ad Alberto, Don Parmenione decide di sostituirsi a lui per sposarla, esibendo il passaporto di Conte Alberto come fosse il suo passaporto.


Fervono intanto i preparativi in casa della sposa, la marchesina Berenice (Silvia Ghirardini). La giovane però non è serena: suo padre, prima di morire, l’ha destinata al Conte Alberto, ma lei non si risolverà a sposarlo se prima non sarà convinta dei propri sentimenti, e della sincerità del promesso sposo. Decide perciò di scambiare i propri panni con quelli di Ernestina (Anna Pieri), sua cameriera e confidente. Si vedrà così di chi è innamorato veramente il Conte, alias Don Parmenione nei panni del nobile Alberto. Lo zio e tutore di Berenice, Don Eusebio (Enrico Basso), asseconda il piano. Giunge Don Parmenione ed incontra la cameriera Ernestina nei panni della marchesina. Alla giovane cameriera piace immediatamente colui che crede il promesso della sua padrona; e lui sembra ricambiarla, anche se non somiglia al ritratto rinvenuta nella valigia di Conte Alberto. Arriva poi il vero Conte Alberto, che s’imbatte nella marchesina Berenice (vestita da cameriera). Anche loro due si innamorano a prima vista; nel prosiegui dell'intreccio, la marchesina esulta in cuor suo per lo sposo destinatole che si rivela "poco fedele" date le sue palesi attenzioni per Ernestina. E Conte Alberto si lagna tra sé che la sua sposa non sia quella "cameriera", che ha suscitato in lui un sentimento tanto immediato. Quando le due coppie si trovano in presenza di Don Eusebio, ne nasce una scena di gran confusione: non si sa chi dei due pretendenti dica il vero sulla propria identità, ma Don Parmenione è favorito dal possesso del passaporto di Conte Alberto. Così il cerchio inizia a stringersi. Conte Alberto dichiara alla cameriera Ernestina travestita da Berenice, che egli crede la sposa destinatagli, di essere disponibile a sciogliere ogni precendente vincolo se non c’è reciproco amore, e mostra così la propria sincerità d’animo.



Don Parmenione intanto tratta con scostante sufficienza la finta cameriera Berenice; non sa poi se crederle quando la stessa Berenice dichiara d’essere la vera sposa; ed interrogato da lei cade più volte in errore mostrando di sapere ben poco sulla vita privata di Conte Alberto. Martino intanto, imbarazzato dalle domande di Don Eusebio ed Ernestina sulla reale identità del proprio padrone, cerca di barcamenarsi. In presenza di Berenice, i due pretendenti giungono ad un confronto. Il confronto rivela, se non le loro identità, almeno i loro veri sentimenti: Don Parmenione ha scelto Ernestina, e se Berenice ricambia l’amore di Conte Alberto, questi la sposerà che sia marchesa o meno. Malgrado ciò, Berenice è infuriata: vuol essere lei la padrona del suo destino e vuol sapere la verità. È invece lo stesso Don Parmenione che, di sua spontanea volontà, si presenta a Don Eusebio ed Ernestina col proprio vero nome: si scopre che proprio la cameriera Ernestina è la fanciulla sulle cui tracce Don Parmenione si era messo in viaggio. L’uomo con cui era fuggita l’aveva poi abbandonata non riuscendo a vincerne il «rigore››. Don Parmenione le si offre in sposo, ed Ernestina accetta. Tutto va così al suo posto: Conte Alberto può sposare la marchesina Berenice, e perdonare Don Parmenione. Si scopre inoltre che fu un equivoco a fare di Don Parmenione un ladro: il ritratto nella valigia effigiava in realtà la sorella di Conte Alberto, e questi stava portando il ritrattino della sorella proprio in dono alla futura sposa. L'allestimento rodigino vedeva in buca l'Orchestra del Conservatorio Venezze e sul podio la direttrice Elisabetta Maschio che ha condotto la recita con il braccio sinistro immobilizzato da un tutore che le bloccava la spalla: ha diretto senza bacchetta, con la mano destra libera... il che la esime da un giudizio di merito da parte del recensore, se non per lodarne il coraggio.


In scena i cantanti-attori erano mossi dalla regia della giovane Anna Cuocolo che ha curato anche coreografie e luci. Ben preparati i giovani cantanti (perfezionamento vocale affidato al grande basso belcantista Alessandro Corbelli), con elogi soprattutto per il mezzosoprano Anna Pieri e il basso buffo Giuseppe De Luca, risultati i migliori del cast. Pubblico non numeroso e comunque plaudente e soddisfatto al termine della recita. (la recensione si riferisce alla recita di venerdì 12 dicembre 2025)
Crediti fotografici: Ludovico Guglielmo per il Teatro Sociale di Rovigo Nella miniatura in alto: la direttrice d'orchestra Elisabetta Maschio Sotto, in sequenza: Enrico Basso (Don Eusebio), Anna Pieri (Ernestina) e Alex Martini (Martino); Matteo Urbani (Conte Alberto) e Giuseppe De Luca (Don Parmenione); Anna Pieri con Giuseppe De Luca; Alex Martini con Giuseppe De Luca Al centro: campolungo del fotografo Ludovico Guglielmo su scene e costumi Sotto, in sequenza: Giuseppe De Luca con Alex Martini; Anna Pieri con Silvia Ghirardini; scena con i quattro protagonisti principali; Matteo Urbani, Giuseppe De Luca e Silvia Ghirardini; la regista Anna Cuocolo (al centro) con i cantanti-attori da lei diretti; e i saluti del cast al termine dello spettacolo
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Parliamone
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Ecco una Tosca classica
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GENOVA - C’è una Tosca che nasce dalla tradizione ma rifiuta di restare confinata in una dimensione museale, scegliendo piuttosto di interrogare il presente attraverso gli strumenti del passato. È in questo spazio intermedio che colloco l’allestimento approdato al Teatro Carlo Felice di Genova, proveniente dal Teatro dell’Opera di Roma: una ricostruzione filologica solo in apparenza, che ambisce invece a restituire vitalità contemporanea a un impianto storico. L’origine romana dell’allestimento non è un dettaglio accessorio, ma un elemento strutturale: il lavoro dei laboratori capitolini, che circa un decennio fa hanno ricostruito scene e costumi sulla base dei materiali originali di Adolf Hohenstein, si traduce in un dispositivo visivo di notevole coerenza stilistica. Scenografie dipinte, architetture prospettiche, cura minuziosa dei dettagli restituiscono il teatro all’italiana nella sua forma più riconoscibile
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Eventi
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Ferrara Musica nuova stagione
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Romeo e Giulietta ieri e oggi
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Classica
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Rachmaninov e Sostakovič, sė perō...
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Opera dal Centro-Nord
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Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
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Opera dall Estero
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Cosė fan tutte negli anni '30
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Dischi in Redazione
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Nisi e Ruggiero e... Schumann
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Ingenua Butterfly ma Pinkerton...
servizio di Rossana Poletti FREE
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Classica
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Mozart e Beethoven per un bel concerto
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PECCIOLI (PI) – Nella suggestiva cornice della Galleria dei Giganti si conclude, in prossimità della Pasqua, il ciclo di tre concerti organizzato dalla Fondazione Peccioli insieme al Comune, con il sostegno di Belvedere S.p.A., affidato all’Orchestra Regionale della Toscana. Un percorso pensato con intelligenza, che trova proprio in quest’ultimo
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Nuova Stagione e commozione per Zurletti
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FERRARA - Il Circolo di Cultura Musicale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” è sempre caratterizzato da un ricco calendario di eventi come oramai avviene da diversi anni, alcuni già realizzati altri da concretizzarsi tra il 2025-2026 quali, oltre la consueta attività concertistica, varie iniziative connesse alle conferenze e i pomeriggi musicali nella
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Falstaff rivive in Marco Filippo Romano
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VERONA - Esiste un tipo di perfezione che si riconosce solo a posteriori, quando ci si accorge che non avrebbe potuto essere altrimenti. Il Falstaff verdiano appartiene a questa specie rara: opera nata quasi per gioco, confessava il compositore in una lettera del dicembre 1890, e tuttavia così necessaria da sembrare l’unico approdo possibile di
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L'indiscreto fascino dell'antico
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Il pianista Carlo Bergamasco si dedica di preferenza al repertorio del Novecento e alla musica pianistica contemporanea. Per come lo conosciamo e per quanto l'abbiamo seguito nei suoi numerosi concerti tenuti nella città estense, le sue scelte vengono motivate oltre che dalle attitudini personali, anche dalla volontà di una funzione
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Elisir d'amore disarticolato
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Operetta and Musical
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Il rock sconfigge la distopia
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FERRARA - Che cos'è la distopia? È l'esatto contrario dell'utopia: se quest'ultima rappresenta il modello di vita ideale che potrebbe rendere libera e felice la vita di uomini e donne, la distopia invece narra di una straniante realtà immaginaria del futuro; un futuro prevedibile sulla base di tendenze del presente, percepite come altamente
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FIRENZE – Ci sono accostamenti che rivelano più di quanto promettano. Il dittico che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha portato in scena non è semplicemente una scelta di repertorio felice: è una tesi interpretativa, quasi un saggio scenico sul tema dell’impossibilità del dialogo tra un uomo e una donna. Béla Bartók e Francis Poulenc si
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Un campiello veneziano a Genova
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GENOVA - Ci sono opere che il repertorio ha trattato con una certa ingratitudine, relegate in quella zona grigia tra il raramente eseguito e il mai del tutto dimenticato. Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari appartiene a questa categoria e ogni sua ripresa diventa perciò un’occasione preziosa: per rimisurare la qualità di una partitura che non ha
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FERRARA - Dopo il clamoroso successo di Angelo Branduardi, ancora un atteso concerto domenica 15 marzo 2026 nell’ambito della stagione di Ferrara Musica del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, con il primo dei tre “Family Concert” alle ore 17,00 anziché le consuete 20,30, ove Uto Ughi, figura leggendaria del violinismo internazionale,
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Opera dal Centro-Nord
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Pagliacci e Cavalleria dittico riprogettato
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FIRENZE - Ci sono serate in cui esci dal teatro e senti che qualcosa dentro di te si è spostato. Non necessariamente tutto ha funzionato, non necessariamente sei d’accordo con ogni scelta che ti è stata proposta, ma qualcuno ti ha parlato davvero. Quella con il regista Robert Carsen è una di
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LIVORNO - Vi sono opere che il tempo non consuma, ma affina. Il Macbeth di Giuseppe Verdi è tra queste: ogni nuova produzione che ne rimetta in scena la sostanza drammatica sembra interrogarlo da capo, come se il dramma non avesse ancora esaurito ciò che ha da dire su di noi, sul potere, sull’oscura geometria del destino. E quando
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Classica
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FERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento. Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna
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Opera dal Nord-Ovest
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Classica
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Opera dal Centro-Nord
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Rigoletto rinnovato senza tradimenti
servizio di Simone Tomei FREE
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