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Il capolavoro di Giuseppe Verdi andato in scena con rinnovato successo nella cittā californiana

Rigoletto felice ritorno all'Opera House

servizio di Ramón Jacques

Pubblicato il 30 Dicembre 2025

20251230_00_SanFrancisco_Rigoletto_AmartuvshinEnkhbat_phCoryWeaverSAN FRANCISCO (California, USA) - War Memorial Opera House. Con Rigoletto, opera in tre atti con musica di Giuseppe e libretto in italiano di Francesco Maria Piave (1810-1876), è iniziata una nuova stagione dell'Opera di San Francisco, la numero 103 della sua storia.
Sebbene l'opera sia entrata formalmente nel repertorio di questo importante teatro statunitense l'8 ottobre 1923, dove è stata messa in scena in 34 stagioni ed è diventata un titolo apprezzato dal pubblico locale, è documentato che la prima volta che le note di quest'opera furono ascoltate a San Francisco avvenne solo sette mesi dopo la prima assoluta dell'opera al Gran Teatro La Fenice di Venezia (l'11 marzo 1851), quando il 23 ottobre 1851 il soprano italiano Giovanna Branchi e suo marito, il tenore Eugenio Branchi, interpretarono il duetto "Signor ne príncipe" in un gala operistico al Maguire Opera House, antico teatro lirico della città, dove venivano rappresentate opere in spagnolo a causa della grande popolazione di origine messicana che ancora viveva nella regione in quegli anni.
Infine, l'opera fu messa in scena nella sua versione in quattro atti (non nella tradizionale versione in tre atti) nel 1860, in quella che i resoconti della stampa descrivono come una rappresentazione accidentata in cui furono omessi diversi interventi del Duca di Mantova, così come il duetto finale tra Rigoletto e Gilda.
Esistono quindi una quantità inesauribile di aneddoti e vicissitudini che si sono verificati ogni volta che l'opera è stata messa in scena in questo teatro, senza dimenticare il numero di interpreti illustri e celebri che hanno calcato questo palcoscenico dando vita ai personaggi principali dell'opera.

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Personalmente, conservo un ricordo piacevole, poiché Rigoletto è stato il primo titolo a cui ho assistito in questo teatro, nel 1991, con un cast che includeva i baritoni Alain Fondary e Juan Pons nel ruolo di Rigoletto, il soprano Ruth Ann Swenson, che stava iniziando a farsi notare, nel ruolo di Gilda; e il tenore Richard Leech nel ruolo del Duca di Mantova, nella produzione scenica di Jean Pierre Ponnelle sotto la direzione musicale di John Fiore.
Passando al 2025, alla rappresentazione oggetto di questa recensione, il pubblico ha assistito alla ripresa della messa in scena inaugurata nel 1997, ideata dallo scenografo statunitense Michael Yeargan, che per la sua creazione si è ispirato ai dipinti di ambienti cupi, oscuri e nitidi appartenenti al movimento artistico noto come scuola metafisica, fondato dall'artista italiano Giorgio de Chirico (1888-1978), le cui opere più note contengono archi romane, ombre estese, prospettive illogiche, creando immagini surreali.
La storia si svolge nella strada buia di una piazza, con edifici e archi di dimensioni sproporzionate, situati su entrambi i lati del palcoscenico. L'intensa illuminazione dai colori brillanti rosso, blu e giallo, opera di Chris Maravich, ha conferito quel costante effetto di angoscia e drammaticità che traspare dal libretto.
I costumi variopinti, con il loro tocco di esagerazione, sono stati realizzati da Constance Hoffman e si sono rivelati funzionali alla cornice descritta. È apprezzabile che qui Rigoletto appaia come il buffone vestito da arlecchino, come indicato dal libretto.
Per quanto riguarda la regia di questa ripresa, il lavoro della regista argentina José María Condemi è stato diretto e fedele alla storia, senza movimenti scenici inutili o superflui.
La produzione appare un po' rigida, è indubbio che il tempo sia passato e incida sulla fluidità dei cambi di scena. Ci si aspetterebbe che dopo cinque riprese solo su questo palcoscenico (ricordo di aver visto questa stessa produzione nel teatro di Los Angeles), il teatro possa offrire un'idea innovativa.
Sono convinto che attualmente non esista nessun altro cantante che domini in modo così convincente i ruoli adatti alla sua voce e al suo repertorio, in particolare quello di Rigoletto, come Amartuvshin Enkhbat. Dal suo debutto locale esattamente un anno fa come Renato in Un Ballo in maschera, il suo ritorno era molto atteso sin da quando era stato annunciato. La sua apparizione nell'opera lirica è stata un vero e proprio tsunami, anche se colpisce un po' il fatto che non sia considerato una figura mediatica, in relazione alla notevole performance che offre in ogni spettacolo.
Le sue qualità sono molteplici e in questa occasione ha interpretato un personaggio credibile, ironico, beffardo, energico e persino commovente, cantando con una espressività calda, robusta, omogenea, con piacevoli sfumature baritonali, emissione e fraseggio. Basterebbe usare la parola "ammirevole" per descrivere questo straordinario interprete.

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Da parte sua, con la sua performance attoriale e vocale, il soprano rumeno Adela Zaharia nel ruolo di Gilda (il cui debutto americano è avvenuto alcuni anni fa al teatro di Los Angeles nello stesso ruolo e nella stessa produzione), ha conquistato il pubblico con la sua gestione virtuosa, nitida, agile e comunicativa della voce.
La cristallina chiarezza della sua voce ha commosso, così come la convinzione con la quale ha caratterizzato una fragile e affabile figlia di Rigoletto.
Il ruolo del Duca di Mantova è stato affidato al tenore cinese Yongzhao Yu che, al suo debutto locale (sostituendo il tenore italiano Giovanni Sala, originariamente annunciato), ha dimostrato buone qualità in termini di timbro, calore e plasticità, anche se la sua voce a tratti è risultata un po' leggera, giovanile e con una certa mancanza di sicurezza e di esperienza in alcuni passaggi.
Il basso Peixin Chen ha dato un carattere aggressivo e litigioso al personaggio di Sparafucile, con una voce potente e profonda.
Da parte sua, il mezzosoprano J'Nai Bridges ha svolto bene la sua parte, infondendo al personaggio di Maddalena sensualità, malizia e una qualità cupa, oscura ma piacevole nella sua espressione.
Una menzione va al resto dei cantanti, come il basso Aleksey Bogdanov nel ruolo di Monterone, il baritono Olivier Zerouali nel ruolo di Marullo, il tenore Samuel White nel ruolo di Matteo Borsa, il basso-baritono Jongwon Han nel ruolo del Conte Ceprano, il soprano Caroline Corrales nel ruolo della Contessa e il soprano Elisa Sunshine nel ruolo del Paggio, alcuni dei quali sono membri attuali o ex allievi dello Studio Merola del teatro.
Da non dimenticare il mezzosoprano Stella Hannock, membro del coro del teatro, per la sua adeguata interpretazione di Giovanna.
Molto partecipe e corretto è stato il Coro diretto dal maestro John Keene.

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L'orchestra dell'Opera di San Francisco, la cui solida presenza costituisce un punto di forza del teatro, è stata diretta dal suo direttore titolare, la maestra Eun Sun Kim, nel suo doppio compito di alternare un'opera di Verdi e una di Wagner da diverse stagioni. Ha diretto con slancio, stile e dinamismo adeguato, imprimendo una certa leggerezza alla musica che proveniva dalla buca, dalla palpitante orchestrazione che solo Giuseppe Verdi poteva creare.
(la recensione si riferisce alla recita di sabato 20 settembre 2025)

Crediti fotografici: Cory Weaver per San Francisco Opera
Nella miniatura in alto: il baritono Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto)
Sotto: Amartuvshin Enkhbat con Adela Zaharia (Gilda)
Al centro: ancora Adela Zaharia; Amartuvshin Enkhbat in una scena del primo atto
In fondo: panoramica su allestimento e luci dello spettacolo prodotto dalla San Francisco Opera






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