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Un bel debutto veronese per la cantante venuta nell'anfiterato dal Metropolitan di New York

Blue Traviata in Arena

servizio di Angela Bosetto

Pubblicato il 30 Giugno 2025

20250630_Vr_00_LaTraviata_AngelBlue_phEnneviFotoVERONA – “È spenta!” Quando la tonante voce di Giorgi Manoshvili risuona nell’Arena, segnando il termine della prima Traviata stagionale, si viene quasi colti da un senso di sorpresa. Per quanto chiunque frequenti il teatro lirico conosca a menadito il libretto di Francesco Maria Piave, è inevitabile chiedersi da quanto tempo non si assisteva a una recita dell’opera di Giuseppe Verdi che si concludesse realmente con la sentenza del Dottor Grenvil, “colpevole” di rubare l’attenzione alla dipartita della primadonna (e, proprio per questo, parodiata nella sequenza più esilarante della commedia Mi permette, babbo!, 1956). In Arena, di sicuro, da parecchio.
Lungi dal sortire un effetto alla Alberto Sordi, tale frase ha ribadito ancora una volta l’importanza dell’affidare il cosiddetto “comprimariato” ad artisti di alto livello, come appunto il giovane basso georgiano Manoshvili, che pur essendo già approdato ad Attila e a Filippo II, continua ad affrontare le parti senza peccare di protagonismo.

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L’apprezzamento va esteso doverosamente alla luminosa Annina di Francesca Maionchi, alla suadente Flora Bervoix di Sofia Koberidze, all’inappuntabile Gastone di Carlo Bosi, al gaudente Marchese d’Obigny di Jan Antem e al minaccioso Barone Douphol di Gabriele Sagona. A loro si affiancavano gli esordienti areniani Hidenori lnoue (Domestico/Commissionario) e Alessandro Caro (Giuseppe).
In occasione della prima del 27 giugno 2025, debuttava nell’anfiteatro veronese anche la protagonista dell’opera, ovvero la statunitense Angel Blue, star del Metropolitan di New York e prima cantante afroamericana a vestire i panni di Violetta Valéry alla Scala di Milano nel 2019. Superato con alcune difficoltà il primo atto (il più belcantistico e il meno affine al suo tipo di vocalità), il soprano ha potuto valorizzare appieno un timbro intenso e potente, che trovava libero sfogo nel crescendo drammatico, nell’impossibile ribellione a un destino già scritto e nell’abbandono più commovente. Opinabile il fatto che la sua Violetta tossisca sul serio (Verdi raccomandava di non farlo), ma tale scelta rientra nell’approccio personale al ruolo e, se la voce non ne risente, va accettata.
Il tenore Galeano Salas è stato un Alfredo Germont  tutto giocato sulla dolcezza amorosa e sulla piacevolezza timbrica, magari rifinibile (come è sempre auspicabile nel caso dei giovani interpreti dotati di bei mezzi naturali), ma comunque soddisfacente.

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Difficile trovare nuovi aggettivi per quel fenomeno che risponde al nome di Amartuvshin Enkhbat e che inanella inaugurazioni areniane (Nabucco, Aida, La Traviata per ora e Rigoletto ad agosto) senza mostrare un minimo di stanchezza, a dispetto del caldo e della gravosità delle opere. Il suo austero Giorgio Germont è una certezza.
Intimamente suggestiva la direzione di Speranza Scappucci (di nuovo sul podio veronese dopo il Requiem vediano del 2021), votata alla costruzione di un’atmosfera interiore (prima ancora che sulla scena) e alla valorizzazione delle voci, incluse quelle del coro, ben preparato da Roberto Gabbiani.

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Creato nel 2011, ambientato nella Belle Époque (sopratutto per quanto riguarda costumi e relative scelte cromatiche) e ispirato alla pittura di Eugenio Scomparini (in particolare al quadro Margherita Gauthier, 1890), l’allestimento simbolico di Hugo de Ana risulta concepito come una metafora delle illusioni spezzate, dove i personaggi si muovono in un tripudio di cornici infrante, vecchie stampe, quadri sbiaditi, specchi opachi, arazzi consunti e manifesti del tempo che fu. Per quanto aderente alle aspettative del pubblico estivo (dal palco brulicante di comparse al lancio di coriandoli), l’intero spettacolo è pervaso di critica sociale e di una sottile crudeltà (a partire dalle allusive coreografie di Leda Lojodice, riprese da Michele Cosentino), che se da una parte eleva Violetta rispetto alla volgarità dell’ambiente mondano che la circonda, dall’altra la condanna alla solitudine e all’incomprensione in quanto creatura unica, diversa e umanamente migliore.
Sold-out annunciato e applausi per tutti, con punte di entusiasmo per Speranza Scappucci e Angel Blue.
(La recensione si riferisce alla recita di venerdì 27 giugno 2025)

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il soprano Angel Blue (Violetta Valery)
Sotto: la direttrice d'orchestra Speranza Scappucci
Al centro: Angel Blue con Galeano Salas (Alfredo Germont)
Sotto, in sequenza: la Blue con Amartuvshin Enkhbat (Giorgio Germont); Sofia Koberidze (Flora Bervoix), Jan Antem (
Marchese d’Obigny
), Giorgi Manoshvili (Dottor Grenvil); Galeano Salas, Carlo Bosi (Gastone), Jan Antem
In fondo: bella panoramica di Ennevi Foto sull'allestimento di Hugo de Ana






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