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L'opera buffa di Domenico Cimarosa ha chiuso con successo la stagione del Teatro Abbado

Matrimonio in camera da letto

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 30 Giugno 2025

20250630_Fe_00_IlMatrimonioSegreto_GerardoFelisatti_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - L'allestimento di Il matrimonio segreto di Domenico Cimarosa su libretto di Giovanni Bertati ha chiuso la stagione d'opera del Teatro Comunale "Claudio Abbado" con un vero successo di pubblico: sia per la presenza di tanti spettatori in platea e nei palchi, sia per il calore con cui è stata salutata la recita a fine serata. La produzione era il risultato di una ininiziativa finanziata dal PNRR (Next Generation EU) alla scuola di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (AFAM) indirizzata alla valorizzazione dei giovani talenti e alla diffusione del patrimonio artistico italiano nel mondo. L'intero progetto si è sviluppato nell'ambito di una "rete" di Conservatori italiani e stranieri coordinata dal Conservatorio "Steffani" di Castelfranco Veneto, capofila dell'iniziativa nazionale italiana, a cui il Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara ha dato adesione.
E proprio il Conservatorio ferrarese ha realizzato l'allestimento del Matrimonio segreto in collaborazione con l'Accademia del Teatro alla Scala e con l'Accademia Nazionale di Arte Drammatica "Silvio d'Amico", mentre il Teatro Abbado ha messo ufficialmente in cartellone per la propria stagione lirica 2024/2025 l'opera di Cimarosa.
La rilevanza di tutta l'operazione - al di sopra dei suoi contenuti musicali - sta proprio in questa estesa collaborazione attorno a un'opera lirica, che oltre ai giovani interpreti vocali, ha riunito un'orchestra battezzata come "Frescobaldi MTNT International Orchestra" composta da studenti selezionati dai Conservatori di Ferrara e Vicenza (per l'Italia) e da quelli dei Conservatori di Riga, Cracovia, Breslavia, Pamplona, Vigo, Valencia, tutti giovani e giovanissimi orchestrali giunti nella città estense grazie al programma Erasmus plus.
E l'orchestra tanto internazionale quanto eterogenea, sotto l'ottima bacchetta del maestro Gerardo Felisatti, ha dato prova di amalgama e malleabilità oltre ogni aspettativa. Ma... cominciamo dall'inizio.

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Il matrimonio segreto si apre a Ferrara... nella camera da letto durante la prima notte di nozze di Carolina e Paolino, ben visibili nelle sagome che si agitano (cioè copulano) sotto le lenzuola del grande talamo matrimoniale. Una trovata extratestuale della regista Antonella Lo Bianco che si sviluppa durante la sinfonia iniziale fino a che i due giovani sposi si palesano: Paolino a torso nudo e in mutande e Carolina in sottoveste di raso stile "9 settimane e mezza": poi, dopo la copula, i due giovani - seduti sul letto e fuori dalle lenzuola - attaccano il duetto iniziale dell'opera "Cara/Caro/se amor si gode in pace". Poi il letto, esaurita la prima scena, ritornerà nel finale quando tutti i protagonisti vi si butteranno sopra come in un embrassons-nous Folleville: una metafora neanche troppo metafora che la gioia può generarsi proprio tra le lenzuola.
Dopo il primo duetto, la recita decolla rientrando nei ranghi della commedia musicale così come l'aveva immaginata (e scritta) il librettista Bertati.
La scelta della regista è stata quella di orientarsi sulla scena unica, fatta da tendaggi trasparenti appesi al graticciato e resi "vivi" dalle belle luci di Giulia Bandera (anche scenografa dell'allestimento) e dalle proiezioni che si susseguivano a mo' di film introspettivo dei protagonisti fuori scena mentre gli altri protagonisti in scena cantavano le loro arie, i duetti, i concertati. Si perveniva così alla realizzazione di due piani narrativi, quelli propri della drammaturgia e quelli immaginati come conseguenza sulla psiche e sugli umori di tutti i protagonisti, in relazione allo svolgersi dell'intreccio.
I costumi realizzati da Donato Didonna ricalcavano vagamente l'estetica rococò per i personaggi femminili, mentre quelli maschili potevano dirsi fuori del tempo e comunque di foggia quanto meno spiritosa e/o ironica, in stile commedia buffa; il pregio dei costumi stava anche nella differenziazione dei loro colori, di modo che i vari personaggi erano facilmente individuabili e non anonimizzati dentro costumi simili per foggia e colore (monotonali) come si vede oggi in certe scelte registiche che non differenziano alla vista la protagonista dalla corista, o il protagonista dal mimo che prende parte occasionale alla recita.
Il buon lavoro della regista Lo Bianco si apprezzava anche nella caratterizzazione dei personaggi e nella spiccata recitazione da commedia buffa che i giovani cantanti assumevano.

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Così la protagonista Carolina era tutt'altro che la timida e servizievole ragazza disegnata da Bertati nel libretto, quanto piuttosto una Serpina vivace, intraprendente e un po' ribelle (sì, quella esplicitata nel capolavoro di Pergolesi, La serva padrona e divenuta archetipo nei secoli successivi, fino alla Rosina del Barbiere di Rossini e alla Alice Ford del Falstaff di Verdi); il Conte Robinson era il nobile e forse saggio motore della trama ma anche timido e arrendevole personaggio; il negoziante Geronimo stava dentro gli epos e gli ethos del ricco borghese di fine Settecento; Fidalma era la vedova, ma anche la tardona, di tante opere buffe che da vedove aspirano ad un secondo matrimonio magari con un ragazzo molto più giovane (ricordava la Marcellina delle Nozze di Figaro di Mozart); Elisetta era la sorella maggiore, pretenziosa ma anche un po' scemetta che vuole essere protagonista nonostante il suo ego non ne sia all'altezza; e Paolino era il timido e sottomesso servo del negoziante Geronimo, ma sottomesso anche all'esuberanza della sua più marescialla che dolce mogliettina segreta.
Nei panni di cotanto cast emergevano sopra tutti la brava Silvia Ghirardini nei panni di Carolina e l'apprezzato Enrico Totola in quelli di Geronimo: lei più soprano lirico che lirico leggero, che ha saputo ben disimpegnarsi nella parte virtuosistica; lui un timbro morbido e una dizione pressoché perfetta anche nelle inflessioni emotive del recitativo, oltre che nel canto. Ma tutti gli interpeti si sono mostrati all'altezza del ruolo: così Enrica Rouby ha caratterizzato molto bene il personaggio di Fidalma; Anaïs Calore è stata una brava Elisetta; Kevin Paoltroni un bravo Conte Robinson; e Marco Ciatto un ottimo Paolino, tenore chiaro e svettante, con l'appropriata vocalità del belcantista.
Il maestro Gerardo Felisatti dal podio ha lavorato sodo con un'orchestra di talentuosi giovani che non avevano mai suonato assieme, riuscendo ad armonizzare anche dinamicamente il suono orchestrale con il canto, coadiuvato nei recitativi secchi dall'eccellente Andrea Ambrosini al clavicembalo, docente del Conservatorio Frescobaldi.
Applausi di cortesia del pubblico durante tutta la recita dopo le arie e i duetti, ma applausi convinti, calorosi e prolungati al termine dello spettacolo. Per la cronaca: la più applaudita a fine recita è stata la Ghirardini. Meritatamente.
(La recensione si riferisce alla recita di domenica 29 giugno 2025)

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Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per il Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" e il Teatro "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: il direttore Gerardo Felisatti
Sotto, in sequenza: Marco Ciatto (Paolino) e Silvia Ghirardini (Carolina) all'inizio dell'opera; Enrica Rouby (Fidalma), Enrico Totola (Geronimo) e Anaïs Calore (Elisetta); ancora Enrico Totola con Marco Ciatto; panoramica su scene e costumi
Al centro, in sequenza: Kevin Paoltroni (Conte Robinson) e Silvia Ghirardini; Enrico Totola, Enrica Rouby e Silvia Ghirardini; Anaïs Calore, Silvia Ghirardini e Enrico Totola
In fondo: panoramica sull'allestimento e cast e orchestra in una pausa delle prove nel Teatro Abbado di Ferrara






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