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L'ultima opera di Claudio Monteverdi messa in scena con successo dal regista Pedro Salazar |
L'Incoronazione di Poppea piace |
servizio di Ramón Jacques |
| Pubblicato il 12 Giugno 2025 |
BOGOTÁ (Colombia), Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo - L’Incoronazione di Poppea (SV 308) è l’ultima composizione operistica di Claudio Monteverdi (1567–1643), autore italiano a cui si attribuisce il merito di aver contribuito alla nascita dell’opera lirica. La sua lunga carriera, che lo vide impegnato come direttore di coro (fu maestro di cappella nella Basilica di San Marco a Venezia), strumentista ad arco e, soprattutto, come compositore prolifico di musica profana e sacra (con i suoi libri di madrigali, le sue opere religiose di grande portata come il Vespro della Beata Vergine, oltre a tre opere liriche), lo rende una figura di spicco nella transizione dal Rinascimento al Barocco nella storia della musica. In particolare, si distingue per il suo contributo allo sviluppo della forma e della melodia attraverso l’uso della tecnica del basso continuo, caratteristica dell’esecuzione della musica barocca. L’opera L’Orfeo (1607) è considerata la più antica del genere e viene ancora rappresentata nei teatri, sebbene non con la frequenza che meriterebbe. Fu durante il suo soggiorno veneziano che compose L’Incoronazione di Poppea, dramma musicale in un prologo e tre atti su libretto italiano del poeta veneziano del XVII secolo Giovanni Francesco Busenello (1598–1659); Busenello era noto sulla scena operistica veneziana perché, oltre a collaborare con Monteverdi, scrisse libretti anche per altri noti compositori, tra cui Francesco Cavalli (1602–1676). L’Incoronazione di Poppea debuttò a Venezia nel 1643 al Teatro Santi Giovanni e Paolo. In occasione del quindicesimo anniversario del Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo, inaugurato il 26 maggio 2010, e con un ampio programma di eventi musicali, di danza e teatrali in programma per l’occasione, questo titolo monteverdiano è stato presentato per la prima volta in Colombia. L’opera non viene messa in scena con la stessa frequenza di L’Orfeo e, almeno negli ultimi dieci anni, è stata rappresentata più spesso nei teatri italiani (in particolare, il ciclo operistico di Monteverdi messo in scena da Robert Wilson al Teatro alla Scala di Milano), ma soprattutto in vari teatri francesi. Non sorprende quindi che questa produzione sia stata una collaborazione tra Francia e Colombia, che ha coinvolto l’ensemble francese di strumenti antichi Le Poème Harmonique, diretto da Vincent Dumestre, e il gruppo teatrale colombiano La Compañía Estable, diretto dal suo fondatore Pedro Salazar, che, oltre a realizzare diverse produzioni teatrali, ora è impegnato anche nell’opera, soprattutto in questo teatro.


Tra le tre opere sopravvissute della carriera operistica di Claudio Monteverdi, L’Incoronazione di Poppea è quella che ha suscitato maggiore sorpresa, poiché la trama (ispirata all’antichità) si discosta da temi puramente mitologici per incorporare personaggi umani. L’opera affronta anche temi di forte attualità, come l’autorità e i suoi abusi, l’ego e il tradimento, visti attraverso la conquista del potere da parte dell’amante di Nerone, Poppea, che non esita a commettere crimini per raggiungere i propri obiettivi. La storia è efficace anche dal punto di vista teatrale e drammatico, così come nelle scene comiche intervallate nella partitura, senza dimenticare la sontuosa musica di Monteverdi. Nella sua concezione scenica, Pedro Salazar ha cercato di esplorare l’esistenza, come la definisce lui, dei “Nerone”, che, dal suo punto di vista, non hanno mai cessato di esistere e sono sempre stati presenti, come lo sono oggi, soprattutto in America Latina. La proposta mirava a trasmettere un messaggio politico e una denuncia dei vizi, degli eccessi e della corruzione che caratterizzano questi personaggi. In termini di recitazione, i personaggi erano umani e vicini alla realtà familiare al pubblico, e la produzione, pur essendo contemporanea, presentava alcuni riferimenti al passato. La scenografia, di Julián Hoyos, si è avvalsa di pochi elementi scenici, costituiti da figure geometriche, cubi, statue e colonne che entravano e uscivano a ogni cambio di scena. Sul fondale, creando un effetto visivamente interessante, un sipario riproduceva la cupola interna del Pantheon di Agrippa a Roma, con l’oculus rivolto verso il cielo. Occasionalmente, il fondale si apriva per rivelare personaggi come Amore, oltre a sipari con disegni geometrici o manifesti di propaganda politica. Le luci, curate da Humberto Hernández, sono state eccellenti. I costumi, realizzati da Sandra Diaz, erano affascinanti e vistosi: abiti variopinti e tuniche di seta, una combinazione che mescolava elementi del passato con il presente; in particolare, l’abito e il minaccioso berretto militare del personaggio di Nerone lo facevano apparire come un dittatore. Il cast vocale univa l'esperienza alla gioventù e sono stati scelti solo cantanti provenienti dai paesi del Cono Sud, aggiunti e selezionati dallo stesso Vincent Dumestre per l'occasione. Il mezzosoprano svedese-cileno Luciana Mancini si è distinto per la sua interpretazione di Nerone. Cantante di grande esperienza nel repertorio di musica antica, ha mostrato sicurezza, aderenza allo stile, tonalità brillanti e buon gusto in fioriture e ornamenti. Sul palco si è presentata come un imperatore superbo e altezzoso.

Ottima anche la performance del mezzosoprano colombiano Andrea Niño, artista di grande esperienza che ha mostrato chiarezza e nitidezza nel canto, conferendo al personaggio di Poppea quel mix di stravaganza, vanità, pretenziosità e fragilità. Il giovane controtenore uruguaiano Agustín Pennino, già noto per il suo lavoro in importanti produzioni di musica antica e con una carriera in crescita, ha dato vita all’esasperato e vendicativo Ottone con un timbro cupo e una voce morbida.

Il mezzosoprano colombiano Yeraldin León si è distinto per la sua interpretazione, conferendo personalità ai ruoli di Ottavia e Virtù. Notevole anche il talento vocale del soprano brasiliano Luanda Siqueira nei ruoli di Fortuna e Drusilla, così come quello del soprano locale Lina Marcela López, che si è distinta nel ruolo di Amore (ha interpretato anche Valleto). Da segnalare anche il basso venezuelano Álvaro Carrillo nel ruolo del solido Seneca. Il cast è stato completato da artisti che hanno svolto un lavoro degno di nota: il controtenore venezuelano Fernando Escalona nel ruolo di Arnalta e il tenore colombiano Luis Hernández Luque in quello di Nutrice (entrambi interpretando i rispettivi personaggi en travesti), oltre ad altri tre cantanti locali: Camilo Delgado nei ruoli di Lucano, Soldato I e Familiare I, il tenore Andrés Silva nei ruoli di Liberto e Soldato II, e il baritono Jacobo Ochoa che ha impersonato i personaggi di Mercurio, Littore, Consoli e Familiare II. In buca, Vincent Dumestre ha guidato il piccolo gruppo di strumentisti de Le Poème Harmonique con sicurezza, competenza e vigore, estraend un suono compatto, commovente ma al tempo stesso abbagliante e luminoso, dando priorità al testo, alle dinamiche e ai silenzi drammatici. Sebbene la partitura sia estesa e le versioni più note siano quelle realizzate per Venezia e Napoli, quanto ascoltato qui si basava su un’edizione parigina del XVII secolo con il duetto Partiam, che contiene la melodia di Pur ti miro, uno dei passaggi più noti dell’opera. Sebbene non ascoltato in scena, è stato cantato come bis a fine serata, dopo gli applausi. Inoltre, nella parte lirica la stagione di celebrazioni del teatro prevede la messa in scena di La Traviata e Nabucco di Giuseppe Verdi. Un altro evento importante della stagione in corso sarà la presenza di Les Arts Florissants, che, sotto la direzione di William Christie, offrirà una versione scenica della semi-opera di Henry Purcell (1691-1695) in un prologo e cinque atti, The Fairy Queen, z. 629 (1691). (La recensione si riferisce alla recita di sabato 24 maggio 2025)
Crediti fotografici: Juan Diego Castillo / Teatro Mayor Julio Mario Santo Domingo Nella miniatura in alto: il regista Pedro Salazar Sotto, in sequenza: Lina Marcela López (Amore e Valleto); Andrea Niño (Poppea) e Luciana Mancini (Nerone); Panoramica su scene e costumi Al centro: L'incoronazione di Poppea da parte di Nerone In fondo: ancora Lina Marcela López brava mezzosoprano di Bogotà
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