Pubblicato il 11 Maggio 2021
Per il ritorno del pubblico al Filarmonico la Fondazione Arena proporre un isolito... dittico
Antologia verista e Zanetto servizio di Angela Bosetto

210511_Vr_00_AntologiaVeristaEZanetto_ValerioGalli_FotoEnneviVERONA – Mentre la maggioranza dei teatri italiani riapre sulle note di Verdi e Puccini, il Teatro Filarmonico di Verona sceglie Pietro Mascagni per il quarto appuntamento della Stagione Lirica 2021, l’ultimo prima della pausa estiva e il relativo passaggio di testimone al Festival areniano. E, no, non si tratta della sempreverde Cavalleria rusticana, bensì di un’opera semisconosciuta ai più, ossia Zanetto, che pur in passato è stata spesso rappresentata in coppia con Cavalleria prima che venisse istituita la regola non scritta di abbinare quest'ultima sempre con PagliacciI di Ruggiero Leoncavallo.
Basato su Le passant di François Coppée (la commedia teatrale che, nel 1869, portò al successo definitivo Sarah Bernhardt), Zanetto ha diviso gli animi fin dal suo approdo ufficiale alla Scala, che, al contrario della prima assoluta (avvenuta a Pesaro nel 1896), non ha avuto quel che si dice un’accoglienza esaltante. Secondo Edoardo Pompei (Pietro Mascagni nella vita e nell’arte, 1912), «... ciò derivò più che altro dal non essere la Scala un ambiente proporzionato alle forme e alle dimensioni di Zanetto. Sarebbe come esporre alla finestra di un terzo piano una miniatura e volere poi che dalla strada il pubblico abbia da apprezzarla.» 

210511_Vr_02_AntologiaVeristaEZanettoAsudeKarayavuzDonataDAnnunzioLombardi _FotoEnnevi 210511_Vr_03_AntologiaVeristaEZanetto_DonataDAnnunzioLombardi AsudeKarayavuz_FotoEnnevi 
210511_Vr_01_AntologiaVeristaEZanetto_facebook_FotoEnnevi

Difatti, se andiamo a sfogliare le reazioni dell’epoca, da una parte troviamo le lodi entusiaste di Ugo Ojetti («Io credo che il Mascagni abbia fatto in queste scene deliziose la sua opera più organica, più originale e più continuata. Una sola nota tolta o aggiunta o mutata danneggerebbe il gioiello»), dall’altra piove la critica impietosa di Giannotto Bastianelli, il quale sentenzia che «l’opera è viziosa; il recitativo ne è povero, convenzionale, spesso pesante. Si aggiunga, a momenti, un cantabile indegno della penna d’uno scrittorucolo di romanze a base di sentimentalità da Scena illustrata», pur riconoscendo che «tra i libretti mascagnani lo Zanetto è l’unico che, accanto alla Cavalleria e a parte del Ratcliff, può significare qualcosa di poetico».
Insomma aut odi, aut amo, anche se potrebbe benissimo trattarsi di un limite prettamente italico, dato che, nel 1902, Mascagni scriveva all’impresario Giuseppe Hirsch (circa l’accoglienza ricevuta in America): «Ti dico, fra parentesi, che Zanetto qui piace più di Cavalleria.»
Per accogliere il rientro del pubblico (così a lungo rimandato) e preparare gli animi alla fruizione di un titolo non esattamente popolare, il programma di domenica 9 maggio 2021 fa precedere Zanetto da un’Antologia verista. Se si esclude l’Intermezzo del secondo atto di Adriana Lecouvreur (composta dal calabrese Francesco Cilea), la selezione operistica è squisitamente toscana, con da una parte il lucchese Alfredo Catalani (Preludio orchestrale del terzo atto de La Wally) e dall’altra il livornese Mascagni con la Sinfonia de Le Maschere (opera la cui anteprima, ricordiamo, si svolse il 17 gennaio 1901 nei teatri di sei diverse città italiane, incluso il Filarmonico di Verona) e due degli Intermezzi più belli della lirica italiana, appartenenti rispettivamente a Guglielmo Ratcliff (un Sogno “scippato” da Harold Arlen per realizzare la celeberrima canzone Over the Rainbow) e a Cavalleria rusticana. Non stupisce quindi che, alla guida dell’Orchestra areniana, ci sia un direttore toscano (da intendersi non tanto come appartenenza regionale, quanto come sensibilità musicale): Valerio Galli, che ama particolarmente questo tipo di repertorio e non perde occasione per dimostrarlo, cogliendone e restituendone i palpiti emotivi, i colori cangianti, la malia rapinosa, gli improvvisi squarci di luce e gli incupimenti fatali.
Conclusa la parte concertistica si passa all’opera, per la quale il regista Alessio Pizzech (per la cronaca, toscano pure lui) immagina un contesto intimo simile alla  pagina floreale di un volume liberty (complice l’essenzialità dei costumi di Silvia Bonetti e della scenografia di Michele Olcese, illuminata da Paolo Mazzon), volto a evocare l’atmosfera di languore e decadenza che pervade la vicenda sin dall’alzata del sipario, che (mentre il Coro invisibile – preparato da Vito Lombardi – si cimenta nell’insolita apertura a cappella) ci mostra la protagonista su un letto sfatto dopo una notte dedicata ai piaceri di Bacco e Venere. Vuoi per la dimensione onirica del libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, vuoi per i vincoli delle norme antiCovid, i personaggi fluttano in una condizione sospesa, avulsa da ogni dimensione temporale e dal realismo. Così la navigata Silvia e il giovane Zanetto, da cortigiana fiorentina e cantastorie rinascimentale, si trasformano in una variante della Violetta verdiana e in una sorta di Cherubino passato dalle note di Mozart a quelle di Mascagni. All’esilità della vicenda (un lungo e artefatto dialogo sull’amore, coronato dalla rinuncia della donna a turbare l’innocenza di un ragazzo ancora così puro e pieno di ideali) fanno però da contraltare una partitura e due vocalità ad alto rischio di caricatura involontaria. Per fortuna la bacchetta del M° Galli possiede la sensibilità necessaria a una lettura vivida avulsa dal rischio di stucchevolezza e le interpreti sanno bene cosa stanno facendo. Donata D’Annunzio Lombardi mette la propria lunga esperienza interpretativa e teatrale a buon servizio della dolente Silvia, esaltandone soprattutto il lirismo e la sensualità, e Asude Karayavuz (forte di una musicalità espressiva e di una lodevole freschezza scenica) si dimostra assai valente nella parte en travesti di Zanetto.
Spettacolo complessivamente breve (poco più di un’ora in tutto), ma godibile (nonostante l’assenza dei sovratitoli, che – si spera – tornino per facilitare la fruizione delle liriche da parte di tutti gli spettatori) e apprezzato dal pubblico presente, che finalmente può applaudire dal vivo e non si lascia certo sfuggire l’occasione.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona - Teatro Filarmonico
Nella miniatura in alto: il direttore Valerio Galli
Sotto: Asude Karayavuz (Zanetto) e Donata D'Annunzio Lombardi (Silvia) in alcune scene dell'opera di Pietro Mascagni





Pubblicato il 03 Aprile 2021
Dittico inusuale ma ben congegnato nel Teatro Filarmonico apre al canto barocco
Didone abbandonata e Dido and Æneas servizio di Angela Bosetto

210403_Vr_00_Didone_GiulioPrandi_phFotoEnneviVERONA – Quale miglior modo di festeggiare il Dantedì (il 25 marzo 2021, ossia la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri per il Settecentenario della morte) che assistere all’anteprima dal vivo di un dittico lirico votato al mito di Didone? Difatti, sebbene il Sommo Poeta la collochi all’Inferno fra le regine lussuriose (Semiramide, Cleopatra ed Elena), non solo pone accanto a lei le anime amanti per eccellenza, ossia Paolo e Francesca («Quali colombe dal disio chiamate/con l’ali alzate e ferme al dolce nido/vegnon per l’aere dal voler portate;/cotali uscir de la schiera ov’è Dido,/a noi venendo per l’aere maligno,/sì forte fu l’affettuoso grido»), ma la nomina persino nel Paradiso in relazione al cielo di Venere («Ma Dïone onoravano e Cupido,/quella per madre sua, questo per figlio,/e dicean ch’el sedette in grembo a Dido»).
Trasmesso in streaming domenica 28 marzo e tuttora disponibile sul canale YouTube della Fondazione Arena, il terzo appuntamento della Stagione Lirica 2021 celebra dunque Didone (colei che, citando il Canto V dell’Inferno, «s’ancise amorosa,/e ruppe fede al cener di Sicheo»), abbinando la cantata per soprano di Nicolò Jommelli Giusti Numi che il ciel reggete (detta anche Didone abbandonata) a Dido and Æneas, capolavoro barocco composto nel 1689 da Henry Purcell su libretto del poeta Nahum Tate (liberamente ispirato al  libro IV dell’Eneide virgiliana).
«Un accostamento del tutto antistorico, ma di grande suggestione», come lo definisce il M° Giulio Prandi nelle Note al Programma, dato che, nella cantata del napoletano Jommelli, Didone è una figura mitica che «sceglie di morire insieme alla sua Cartagine, divorata da un incendio catartico, rifiutando le profferte di un Re per restare fedele a Enea», mentre in Purcell è «una donna sola e tormentata, circondata da cortigiani, minacciata da figure oscure, amata dalla sola Belinda».

210403_Vr_01_Didone_Panoramica_facebook_phFotoEnnevi
210403_Vr_02_Didone_MariaGraziaSchiavo_phFotoEnnevi 210403_Vr_03_Didone_JoseMariaLoMonacoRenatoDolcini_phFotoEnnevi

Utilizzando le prerogative melodiche di «Giusti Numi che il ciel reggete» come una sorta di prologo (affidato alla voce agile ed espressiva del soprano Maria Grazia Schiavo), Prandi prepara la strada alla straordinaria duttilità di Purcell, nella cui opera la dimensione fiabesca della tradizione britannica (la cupa marcia che accompagna le streghe e gli spiriti si evolve in coro demoniaco, quindi in gioco polifonico e, infine, in danza strumentale) si mescola ai lirismi archetipici della cultura classica (la solennità dolente, la ricchezza fraseologica e il contrappunto coreutico da tragedia greca). Una ricchezza che il Direttore (al debutto sul podio del Teatro Filarmonico) amplifica e sonda in tutta la sua malia armonica, guidando l’Orchestra areniana alla ricerca di un suono malinconico, intenso e avvolgente. Analogo lavoro compie Vito Lombardi, nel condurre il Coro alla piena valorizzazione di una musicalità barocca rarefatta e sentimentale.
Spalleggiata dalla partecipe Belinda di Maria Grazia Schiavo, la Dido di Josè Maria Lo Monaco si erge in tutta la sua regalità e il suo dolore, arrivando ad abbracciare l’intero teatro con il celebre lamento «When I am laid in earth», eseguito con commovente e vellutata morbidezza. Sul fronte maschile, i contrasti interiori di Æneas trovano invece valida resa nell’incisiva interpretazione del baritono Renato Dolcini. Molto bravi pure Eleonora Bellocci (elegante Seconda donna), Lucia Cirillo (suadente Maga), Federico Fiorio (il quale si dimostra particolarmente efficace nella doppia parte della Prima strega e dello Spirito che appare a Enea sotto le sembianze di Mercurio), Marta Redaelli (Seconda strega) e Raffaele Giordani (Marinaio), così come i mimi, capitanati da Tony Contartese (che ritaglia per se stesso l’apparizione in qualità di Jack o’Lantern) e chiamati a incarnare i membri della corte, le altre streghe, gli spiriti e i marinai.

210403_Vr_04_Didone_JoseMariaLoMonaco_phFotoEnnevi
210403_Vr_05_Didone_Coro_phFotoEnnevi

Anche senza i limiti imposti dal Covid-19, non è semplice allestire un’opera di Purcell senza cadere nel vetusto ridicolo o nella modernizzazione incomprensibile, ma Stefano Monti (che firma anche i raffinati costumi atemporali e le scene, valorizzate dalle luci di Paolo Mazzon) risolve la sfida in modo brillante. Anche se, tecnicamente, questo spettacolo è nato nel 2020 a Modena, il regista ripensa il suo Dido and Æneas, plasmandolo ex novo sugli spazi del Filarmonico. I coristi occupano dunque i primi due ordini dei palchi, mentre mimi e personaggi si muovono fra il palco (le cui architetture scomposte evocano la reggia e il porto) e la platea, coperta da enormi teli che alludono tanto alle rocce (boschive e marine) quanto ai flutti (metafora che diviene esplicita nell’ultimo atto). Il teatro si fa culla viva del dramma e, non a caso, Didone (spogliatasi dei simboli della propria regalità) lo attraversa per andare a morire fuori, fra le colonne del Museo Lapidario Maffeiano, dopo aver lanciato un ultimo sguardo verso un mondo esterno così vicino eppure così lontano. Una scelta stilistica già assai potente di suo, ma che acquista ulteriore forza alla luce della grave situazione che stanno vivendo i teatri italiani. «Remember me» canta la sventurata regina. E noi, di certo, non dimenticheremo.

Crediti fotografici: Foto Ennevi per il Teatro Filarmonico - Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Giulio Prandi
Sotto: panoramica sull'allestimento di Dido and Æneas
Al centro in sequenza: Maria Grazia Schiavo (Didone abbandonata); Josè Maria Lo Monaco e Renato Dolcini (Dido and Æneas)
In fondo, in sequenza: Didone (José Maria Lo Monaco) va a morire scenicamente fuori del Teatro Filarmonico, fra le colonne del Museo Lapidario Maffeiano; il Coro della Fondazione Arena grande protagonista dello spettacolo





Pubblicato il 05 Marzo 2021
Un dittico inusuale tiene vivo il palcoscenico del Teatro Filarmonico di Verona
Il parlatore eterno e Il tabarro servizio di Angela Bosetto

210305_Vr_00_IlParlatoreEternoIlTabarro_DanielOren_EnneviFotoVERONA – La luce e le tenebre, la gioia e la disperazione, l’amore e la morte, la leggerezza e la tragedia. Ecco una serie di accostamenti che potrebbero evocare cosa significhi comporre un dittico unendo Il parlatore eterno di Amilcare Ponchielli e Il tabarro di Giacomo Puccini. Eppure questa è stata l’inedita e vincente scommessa del Teatro Filarmonico, che, per il proprio secondo appuntamento della Stagione Lirica 2021, ha deciso di affiancare un rarissimo scherzo comico dell’autore de La Gioconda (su libretto di Antonio Ghislanzoni) e il pannello più cupo del Trittico, basato sul dramma La Houppelande di Didier Gold e adattato da Giuseppe Adami.
Entrambi gli allestimenti sono stati prodotti dalla Fondazione Arena con diversi comparti realizzativi, accomunati però dalle inappuntabili luci di Paolo Mazzon (il quale ha lavorato nel primo caso sulla luminosità e nel secondo sulle ombre) e dai bei costumi di Silvia Bonetti, che per Ponchielli ha ricreato gli abiti ideati all’epoca da Vespasiano Bignami e per Puccini l’ambiente proletario degli anni Quaranta.
Il parlatore eterno si è avvalso della garbata regia di Stefano Trespidi e della funzionale scenografia di Filippo Tonon (sormontata da data e luogo della prima assoluta: Lecco 18 ottobre 1873) per ricreare, in tutta la loro vivacità, le prodezze (oratorie) di Lelio Cinguetta, giovane medico che con la propria inarrestabile parlantina conquista la mano dell’adorata Susetta, zittendo i genitori di lei, il rivale in amore e tutti i presenti. Ad approntare Il tabarro sono stati invece Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi (che hanno fatto tutto il possibile per conciliare il rispetto di un libretto che narra una torbida storia di passione e morte – con annessi e connessi fisici – agli obblighi di distanziamento), coadiuvati dalla lineare scenografia di Leila Fteita, nella quale l’essenzialità della chiatta attraccata al molo si contrappone al suggestivo cielo sullo sfondo, che passa progressivamente e inesorabilmente dal tramonto alla tenebre, con squarci rossastri simili a ferite.

210305_Vr_01_IlParlatoreEterno_BiagioPizzuti_EnneviFoto 210305_Vr_02_IlParlatoreEterno_BiagioPizzuti_EnneviFoto
210305_Vr_03_IlParlatoreEterno_facebook_Scena_EnneviFoto

Maestri di cerimonie Vito Lombardi (alla guida del Coro areniano) e, sul podio, Daniel Oren, come di consueto a proprio agio con Puccini (da qui una concertazione del Tabarro fluida, implacabile e impetuosa come i flutti della Senna), ma in grado anche di sorprendere nella gestione delle spumeggianti atmosfere del Parlatore eterno. Se per Lelio Cinguetta serve «un baritono che abbia voce, voce, voce, e molta scioltezza di scilinguagnolo» (parola di Ghislanzoni, che proprio per far riposare il cantante trovò il modo di introdurre brevi interventi in prosa), il bravo Biagio Pizzuti si è donato senza riserve a un protagonista istrionico, che (ammiccando con un occhio a Rossini e con l’altro a Donizetti) regge sulle proprie spalle l’intero spettacolo e che richiede una prova da autentico mattatore (vocale e teatrale). Secondo la specifica indicazione del libretto (secondo cui, escluso Lelio, tutte le parti si possono affidare ai coristi), gli altri personaggi sono stati impersonati da sei artisti del Coro areniano, ossia Grazia Montanari (Susetta), Maurizio Pantò (il Dottor Nespola, padre di Susetta), Tamara Zandonà (Donna Aspasia, la madre), Sonia Bianchetti (la domestica Sandrina), Salvatore Schiano di Cola (Egidio, altro pretendente alla mano di Susetta) e Francesco Azzolini (un caporale dei gendarmi), i quali, oltre a reggere assai efficacemente il gioco, avevano l’aria di divertirsi tanto quanto chi li ascoltava.

210305_Vr_04_IlTabarro_MariaJoseSiriEliaFabbian_EnneviFoto 210305_Vr_05_IlTabarro_EliaFabbianSamueleSimoncini_EnneviFoto
210305_Vr_06_IlTabarro_Scena_EnneviFoto

Nel Tabarro pucciniano si è invece imposta la volitiva Giorgetta di Maria José Siri, capace di passare con estrema naturalezza dallo slancio lirico all’impeto drammatico, dalla leggerezza civettuola all’intensità dolente di una passione clandestina repressa a fatica. Al ruvido, sconfitto e rassegnato Michele di Elia Fabbian (lacerante nel celeberrimo “Sgualdrina!”), ha fatto da contraltare l’energico Luigi di Samuele Simoncini, che ha gestito la partitura con vigore, delineando un Luigi più combattivo (e di conseguenza punto nel proprio orgoglio virile) che perdutamente innamorato.
Di grande umanità la Frugola di Rossana Rinaldi (bonaria come il suo gatto Caporale), brillante il Tinca di Francesco Pittari e apprezzabile il Talpa di Davide Procaccini. Completavano positivamente il cast Riccardo Rados (Venditore di canzonette / Secondo amante), Grazia Montanari (Primo amante / Voce di sopranino) e Dario Righetti (Voce di tenorino).
Trasmesso in streaming il 28 febbraio 2021 e tuttora disponibile sul canale YouTube della Fondazione Arena, lo spettacolo si è per fortuna avvalso di un’anteprima, organizzata con grande professionalità per permettere alla stampa di ascoltare i due atti unici dal vivo. Il rigorosissimo protocollo sanitario (tampone prima di entrare, autocertificazione, mascherina obbligatoria e distanziamento radicale) è stato davvero un piccolo prezzo da pagare per far ritorno al Teatro Filarmonico a un anno esatto dalla sua chiusura causa emergenza Covid. Considerando il fatto che l’accesso è tuttora proibito al pubblico, non si poteva fare a meno di sentirsi assai fortunati (e di essere grati verso chi si è tanto impegnato per rendere l’evento accessibile), anche se è innegabile che quel silenzio abbacinante che ammanta la platea vuota continua a fare male, così come le onnipresenti mascherine e gli allestimenti in cui i personaggi a stento si sfiorano continuano a ricordare lo stato attuale delle cose. Una situazione con cui è necessario fare i conti, ma dalla quale (speriamo) un giorno si potrà uscire grazie all’impegno, ai sacrifici e alla pazienza di tutti.

Crediti fotografici Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona – Teatro Filarmonico
Nella miniatura in alto: il direttore Daniel Oren
Sotto in sequenza: scena da Il parlatore eterno e due immagini della stessa opera dove era protagonista il baritono Biagio Pizzuti (Lelio Cinguetta)
Al centro: due immagini da Il tabarro con Maria José Siri (Giorgetta) ed Elia Fabbian (Michele); ancora Fabbian (di spalle) con Samuele Simoncini (Luigi) nel quadro finale dell’opera
In fondo: panoramica sulla scenografia di Il tabarro






< Torna indietro

Dal Nord-Ovest Dal Nord-Est Dal Centro-Nord Dal Centro e Sud Dalle Isole Dall' Estero


Parliamone
Progetti e proponimenti per il dopopandemia
redatto da Athos Tromboni FREE

201211_Fe_00_MoniOvadiaFERRARA - Teatro Comunale Claudio Abbado... lo spirito con il quale i promotori della conferenza stampa (tenutasi oggi, 11 dicembre 2020, nella Sala degli Arazzi della residenza municipale) per la presentazione del "teatrante" (come egli stesso si definisce)  Moni Ovadia quale nuovo direttore del principale teatro ferrarese, sembra essere quello dell'autunno 1989 quando, al Museo Poldi Pezzoli di Milano, venne presentato il "Progetto Abbado" dall'allora sindaco di Ferrara, Roberto Soffritti, insieme al management del Comunale e allo stesso direttore d'orchestra. Così nacque Ferrara Musica, associazione tuttora attiva, affiancata al Teatro - ma con una sua specifica autonomia - nella programmazione degli eventi concertistici in terra estense.
Quell'autunno 1989 e il decennio successivo videro lievitare l'interesse dei ferraresi
...prosegui la lettura

VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

Non compare il video?

Hai accettato la politica dei cookies? Controlla il banner informativo in cima alla pagina!

Opera dal Nord-Est
Antologia verista e Zanetto
servizio di Angela Bosetto FREE

210511_Vr_00_AntologiaVeristaEZanetto_ValerioGalli_FotoEnneviVERONA – Mentre la maggioranza dei teatri italiani riapre sulle note di Verdi e Puccini, il Teatro Filarmonico di Verona sceglie Pietro Mascagni per il quarto appuntamento della Stagione Lirica 2021, l’ultimo prima della pausa estiva e il relativo passaggio di testimone al Festival areniano. E, no, non si tratta della sempreverde Cavalleria rusticana, bensì di
...prosegui la lettura

Echi dal Territorio
Donna vittima e portatrice di speranza
servizio di Luisa De Bartolomei FREE

210510_Mi_00_DonnaVittima_CeciliaHyunahSonMILANO - Il 6 maggio scorso ho assistito ad uno spettacolo particolare in un luogo particolare: l’Arci Bellezza a Milano. Questo luogo tanti anni fa era una palestra di pugilato (ci sono ancora i sacchi pugilistici e i punching ball) ma il posto è passato alla storia perché, in questa palestra, sono state girate le scene del film "Rocco e i suoi fratelli" (1960)
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Didone abbandonata e Dido and Æneas
servizio di Angela Bosetto FREE

210403_Vr_00_Didone_GiulioPrandi_phFotoEnneviVERONA – Quale miglior modo di festeggiare il Dantedì (il 25 marzo 2021, ossia la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri per il Settecentenario della morte) che assistere all’anteprima dal vivo di un dittico lirico votato al mito di Didone? Difatti, sebbene il Sommo Poeta la collochi all’Inferno fra le regine lussuriose (Semiramide, Cleopatra
...prosegui la lettura

Personaggi
Un pentagono per il pentagramma
interviste di Simone Tomei FREE

210402_Personaggi_00_BacchettaDirettoreLUCCA - Se qualche tempo fa ci avessero detto che avremmo vissuto un periodo simile, sarebbe stato difficile crederci, ma la tempesta è arrivata e sembra destinata a durare ancora a lungo: la Musica, il Teatro e l’Arte in generale sono schiacciati (per tanti motivi) dagli eventi che da oltre un anno ci accompagnano e pure la mia penna è un po’ più sfaccendata e
...prosegui la lettura

Opera dal Nord-Est
Il parlatore eterno e Il tabarro
servizio di Angela Bosetto FREE

210305_Vr_00_IlParlatoreEternoIlTabarro_DanielOren_EnneviFotoVERONA – La luce e le tenebre, la gioia e la disperazione, l’amore e la morte, la leggerezza e la tragedia. Ecco una serie di accostamenti che potrebbero evocare cosa significhi comporre un dittico unendo Il parlatore eterno di Amilcare Ponchielli e Il tabarro di Giacomo Puccini. Eppure questa è stata l’inedita e vincente scommessa del Teatro Filarmonico, che, per il proprio
...prosegui la lettura


Questo sito supporta PayPal per le transazioni con carte di credito.


Gli Amici della Musica giornale on-line dell'Uncalm
Via San Giacomo 15 - 44122 Ferrara (Italy)
direttore Athos Tromboni - webmaster byST
contatti: redazione@gliamicidellamusica.it - cell. +39 347 4456462
Il giornale č iscritto al ROC (Legge 249/1997) al numero 2310