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Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ripesca l'opera di Rossini disegnata della Manu Lalli |
La solita bella Cenerentola |
servizio di Simone Tomei |
| Pubblicato il 23 Settembre 2024 |
FIRENZE - È tornata in scena al Teatro del Maggio Fiorentino La Cenerentola di Gioachino Rossini nell’ormai storico allestimento della regista Manu Lalli, scene di Roberta Lazzeri, costumi di Gianna Poli e luci di Vincenzo Apicella riprese da Valerio Tiberi. Ho parlato di questa mise-en-scene in due precedenti visioni del 2017 e 2018 alle quali vi rimando e qui mi occuperò solamente dell’aspetto musicale con interpreti di rilievo che hanno popolato il palcoscenico del teatro fiorentino componendo un cast di grande livello. L'esordio di Don Ramiro, ottimamente interpretato dal tenore Patrick Kabongo, è stato un momento di grande eleganza e raffinatezza. La sua voce, dal timbro accattivante e dall'emissione morbida, ha conferito al personaggio un'aura di nobiltà e tenera sensibilità; ha dimostrato un profondo legame con la partitura, servendo sempre al meglio il testo con canto coeso e coinvolgente. William Hernández ha offerto un’interpretazione di Dandini che mi ha colpito per raffinata e matura musicalità. La voce, con sonorità calda e avvolgente, si è distinta per emissione precisa e nitida, capace di modulare con maestria le più sottili sfumature talvolta grottesche del personaggio. L'intonazione impeccabile e la dizione cristallina hanno messo in luce ancor meglio un dominio tecnico di gran livello, esaltando la comicità e la vivacità della parte.

Marco Filippo Romano si è confermato, ancora una volta, interprete di straordinaria levatura nel ruolo di Don Magnifico. La sua performance, ricca di sfumature e di una ilarità raffinata ha entusiasmato il pubblico, rivelando talento vocale e interpretativo di primissimo livello. L’emissione ha dominato il palcoscenico con una potenza e una chiarezza che hanno reso ogni parola perfettamente intellegibile nonostante la troppa speditezza dell’orchestra. L'intonazione impeccabile e la dizione cristallina permettevano di apprezzare appieno la maestria tecnica dell'artista, capace di modulare la voce con agilità e di esprimere le intenzioni del personaggio. Grazie ad un’interpretazione scenica da manuale ha dato vita ad un Don Magnifico memorabile, caratterizzato da una comicità esuberante ed una gestualità ricca di sfumature. Un artista che richiama alla mente i grandi baritoni del passato, come Sesto Bruscantini, ma allo stesso tempo si distingue per una freschezza e un'originalità che lo rendono unico. È un vero maestro del repertorio buffo, non temendo di dire… forse il migliore. Il basso baritono Matteo D’Apolito ha dato prova di una padronanza tecnica e interpretativa eccezionale nel ruolo di Alidoro. L'aria “Là del ciel nell'arcano profondo”, è stata affrontata con sicurezza e precisione sottolineando le qualità vocali dell’interprete; ottime la cura del fraseggio e la bellezza del legato. Teresa Iervolino, nel ruolo di Angelina, brilla per eccellente padronanza vocale e interpretativa. La voce, dal timbro ricco e pastoso, ha valorizzato la scrittura rossiniana, caratterizzata da agilità virtuosistiche e da ampie linee melodiche. Nell'aria finale, l'artista ha esibito una tecnica vocale salda che evidenziando a chiare lettere la sua maturità artistica in questi ruoli molto affini alle sue corde. Completavano il cast in maniera impeccabile Maria Laura Iacobellis (Clorinda) e Alessandra Meteleva (Tisbe). Il coro maschile preparato e diretto dal M° Lorenzo Fratini ha offerto un contributo straordinario all’economia della rappresentazione. Le voci, unite e precise, hanno creato un'atmosfera ricca di vivacità e di colore, esaltando le particolarità della parte. Ogni entrata è stata puntuale e incisiva, dimostrando un'ottima preparazione e una grande coesione. La direzione del M° Gianluca Capuano, pur dimostrando una solida tecnica e una grande energia, ha incontrato alcune difficoltà nel trovare un equilibrio con i cantanti. I tempi, a tratti eccessivamente veloci, hanno messo a dura prova le esperte vocalità, compromettendo in alcuni momenti la chiarezza dell'espressione e la bellezza del suono. Sarebbe stato auspicabile una maggiore sensibilità alle esigenze del palcoscenico, soprattutto nei passaggi più delicati. La collaborazione tra direttore d'orchestra e cantanti è fondamentale per la riuscita di una rappresentazione, e in questo caso non sempre si è avvertita una sintonia perfetta. La direzione, concentrandosi su un'interpretazione più dinamica, ha sacrificato in alcuni momenti l'aspetto drammaturgico. Una maggiore flessibilità avrebbe permesso una migliore intelligibilità del costrutto melodrammatico permettendo agli interpreti - che già hanno brillato di luce propria - di esprimere al meglio le proprie peculiarità canore e di valorizzare la bellezza delle melodie. Grande entusiasmo del pubblico con applausi ed ovazioni per tutti. (la recensione si riferisce alla recita di domenica 22 settembre 2024)

  

Crediti fotografici: Michele Monasta per il Teatro dell'Opera - Maggio Musicale Fiorentino Nella miniatura in alto e sotto: Teresa Iervolino (Angelina, la Cenerentola); ancora la Iervolino con William Hernández (Dandini) Sotto, in sequenza: Maria Laura Iacobellis (Clorinda), Marco Filippo Romano (Don Magnifio), Alessandra Meteleva (Tisbe); William Hernández; Marco Filippo Romano e Patrick Kabongo (Don Ramiro) In fondo: bella panoramica di Michele Monasta su scene e costumi
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Se l'Idillio diventa arte dei suoni
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FERRARA - Può succedere: si va serenamente a un concerto di Ferrara Musica stimolati dal celebrato e conosciutissimo Beethoven (Ouverture del "Coriolano" op. 62) e anche per la prova (ennesima) d'appello concessa al sinfonismo di Robert Schumann (Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore "Renana" op.97) e si esce convinti che il capolavoro d'esecuzione della serata è il brano forse meno eseguito nelle sale da concerto italiane, rispetto agli altri qui citati: quel Siegfried-Idyll che Richard Wagner compose nel 1870 come regalo di compleanno e di ringraziamento per la moglie Cosima Liszt che l'anno precedente aveva dato alla luce Sigfrido, il loro terzo figlio. Ecco l'antefatto: la mattina del 25 dicembre 1870 una piccola orchestra da camera, fatta venire segretamente dal compositore, si dispose sulle scale dell'abitazione dei coniugi Wagner a Tribschen (Svizzera) ed eseguì il pezzo a sorpresa, proprio durante il risveglio di Cosima: il titolo originale privato era infatti "Tribute to Cosima" successivamente e ufficialmente re-intitolato Idillio di Sigfrido,
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