Pubblicato il 22 Gennaio 2020
L'atteso concerto della Chicago Symphony Orchestra ha infiammato il Teatro dell'Opera di Firenze
Riccardo Muti e la Cso un trionfo servizio di Nicola Barsanti

200122_Fi_00_RiccadoMuti-Cso_miniaturaFIRENZE - Grandi ovazioni da parte del pubblico hanno accolto il Maestro Riccardo Muti, tornato sul podio del Maggio Musicale Fiorentino con la sua fidata Chicago Symphony Orchestra, compagine orchestra che  mancava da Firenze dal lontano 20 settembre 1974 (per l’occasione aveva suonato al Teatro Comunale sotto la direzione di Sir Georg Solti).
Come lo stesso maestro Muti ricorda in un breve discorso al termine del concerto: «Ogni volta che torno a Firenze devo esprimere un senso di gratitudine perché in questa città, non solo sono nati i miei figli, ma grazie a questo teatro ho iniziato la mia carriera e le mie battaglie per la cultura. È dunque motivo di grande orgoglio tornare non più ventisettenne com’ero un tempo, ma fiero di avere questa grande orchestra che negli ultimi dieci anni mi ha dato gioia e felicità.»
Un’allusione anche al suo debutto, avvenuto proprio nella buca del Maggio nel 1968, un anno dopo la vincita del prestigioso concorso “Cantelli” di Milano.
Il concerto sinfonico ha inizio sulle note dell’Ouverture dell’opera di Richard Wagner Der fliegende Holländer, per poi proseguire con la Sinfonia Mathis der Maler di Paul Hindemith e giungere al termine con la Sinfonia n. 3 in Do minore Op.44 di Sergej Prokof’ev.

200122_Fi_01_RiccadoMuti-Cso_phToddRosenberg

A distanza di un anno dalla prima stagionale del 2019, l’avvincente musica di Wagner torna protagonista al Maggio e già dall’Ouverture si coglie un Wagner che inizia gradualmente a mettere a fuoco la propria poetica, anticipando, talvolta, motivi e soluzioni riconoscibili nei drammi successivi (ad esempio in Tristan und Isolde) sia per il ricorso a un ricco corredo di Leitmotiv, sia per la decisa svolta nella direzione del mito.
Tutti gli elementi caratterizzanti la specificità wagneriana emergono infatti nell’affresco sonoro del mare in tempesta, in cui si susseguono i temi della redenzione (melodia associata a Senta, la donna che, sacrificandosi per amore, libererà l’Olandese dalla sua maledizioni) e del coro dei marinai. Diviene dunque evidente che il mezzo massimo di cui Wagner si avvale per attuare il suo mondo sinfonico è quello della “variazione”, non tanto fondata sullo sviluppo dei frammenti, quanto su trasposizioni tematiche in atmosfere armoniche, ritmiche e timbriche sempre diverse. L’abbandono improvviso di un’idea per farne intervenire un’altra, anche sporadicamente, è anche conseguenza di un modo di comporre del tutto personale, per cui il ricorso all’uso dei Leitmotiv sta in rapporto di reciprocità con il dramma e si basa su complessi collegamenti psicologici che dobbiamo senza dubbio definire freudiani.
Terminato il primo brano in programma, la Chicago Symphony Orchestra, forte di una ammirevole sonorità, soprattutto per quanto riguarda gli ottoni (rivelatisi chiari e precisi e per questo acclamati dal pubblico), continua sulle note di Paul Hindemith. Il compositore aveva concepito Mathis der Maler come opera in sette quadri nel 1931 e l’aveva portata a termine nel 1935, ma era riuscito a farla eseguire solo nel 1938 a Zurigo, in quanto, in Germania, il suo nome era finito nella lista nera dei nazisti (accusato da Goebbels di “Bolscevismo culturale” e di “Spirito non Ariano” ). Contemporaneamente, Hindemith ne aveva fatto una Sinfonia, i cui tre movimenti rimandano al polittico realizzato da Matthias Grünewald per l’altare della chiesa di Issenheim.
Il compositore evoca così le atmosfere religiose del dipinto, legate al periodo storico della riforma Luterana e delle guerre di religione, aggiungendo, talvolta, citazioni di melodie Gregoriane e di canti tedeschi sacri e profani.
Conclusa la seconda composizione, il Maestro Muti si appresta a dirigere l’ultima Sinfonia in programma, che peraltro già incise nel gennaio 1993 con la Philadelphia Orchestra per Philips/Polygram.
Sintesi strumentale dell’Angelo di fuoco, tale sinfonia si articola con uno stile estremamente ritmico e coloristico, accrescendo così il valore musicale, che viene ulteriormente arricchito attingendo a tutte le più raffinate sfumature sonore che la tavolozza strumentale possa offrire. Ed è qui che la maestria e la mano di Muti donano a chi ascolta un’esperienza musicale di straordinaria efficacia, un’estasi contemplativa di puro stupore e meraviglia.

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Dopo le ovazioni del pubblico fiorentino, il Maestro si rivolge scherzosamente ai bambini delle prime file (coinvolti grazie al progetto "La Scala fa Scuola. Un Coro in Città"), affermando che dopo una Sinfonia terrificante come quella appena conclusasi è necessario ristabilire la quiete regalando agli spettatori qualcosa di dolcissimo.
Ed è così, che per concludere, offre al suo pubblico l’Intermezzo della Fedora di Umberto Giordano.
(Il servizio si riferisce alla serata del 20 gennaio 2020 )

Crediti fotografici: Todd Rosenberg per la Chicago Symphony Orchestra al Maggio Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto: e sotto: il Maestro Riccardo Muti sil podio della Cso





Pubblicato il 30 Ottobre 2019
I giovani esecutori di diverse nazionalitā hanno offerto un ottimo concerto a Ferrara Musica
Archos Quartet con Sinigaglia e Brahms servizio di Athos Tromboni

191030_Fe_00_ArchosQuartet_LeoneSinigagliaFERRARA - Pubblico molto meno numeroso del solito, purtroppo, per il concerto dell'Archos Quartet nel Teatro Comunale Claudio Abbado per l'appuntamento organizzato da Ferrara Musica, con il patrocinio del Meis, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano, e la collaborazione del Comitato per i Grandi Maestri di Ferrara presieduto da Gianluca La Villa. Il programma era particolarmente interessante, anche dal punto di vista storico-musicale, visto che venivano proposti per la prima volta a Ferrara due brani del compositore torinese di origine ebraica Leone Sinigaglia, morto nel 1944 dopo l’arresto da parte della polizia nazifascista, arresto che lo avrebbe condotto in un campo di sterminio come tutti gli ebrei italiani vittime delle leggi razziali del 1938.
Il compositore torinese rappresentò uno dei vertici della musica sinfonica italiana nel primo Novecento: dopo gli studi musicali di violino, pianoforte e composizione, Sinigaglia completò la sua formazione all’estero, soggiornando prima a Vienna, dove conobbe Johannes Brahms e ne divenne amico, e poi a Praga, dove studiò strumentazione con Antonin Dvořák. Dal quest'ultimo trasse, tra l’altro, l’ispirazione per introdurre nelle strutture accademiche l’attenzione per il canto popolare. Nella produzione cameristica di Sinigaglia, oltre a due Sonate, rispettivamente per violino e pianoforte e per violoncello e pianoforte, spiccano i Quartetti. Fra questi, il Quartetto in Re maggiore op.27 che è stato eseguito dall’Archos Quartet fa parte delle composizioni della maturità, legate agli inizi del Novecento (1906) e alle frequentazioni brahmsiane del compositore torinese; il suddetto Quartetto op.27, in quattro movimenti, attesta la maturazione di uno stile unico e personale, un sapiente sincretismo di elementi mitteleuropei e italiani.
Le quindici Variazioni su un tema di Brahms op.22 che erano in programma, sempre di Sinigaglia, invece si basano sul Lied per coro misto “Dein Herzlein mild” op.62 n.4, datato 1874: dedicate al Quartetto Boemo, furono edite nel 1902 a Berlino da Simrock, editore assai legato a Brahms.
Chiudendo perfettamente il cerchio, il programma era completato dal Quartetto in La minore op.51 n.2 dello stesso Johannes Brahms, opera della piena maturità del compositore tedesco, dalla scrittura articolata e profonda. La prima esecuzione di quest’opera avvenne il 18 ottobre 1873 alla Singakademie di Berlino e vide protagonista Joseph Joachim, amico di vecchia data di Brahms, suo grande estimatore, nonché uno dei più famosi violinisti del tempo.

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Quello offerto al pubblico del Comunale Abbado, la sera di lunedì 28 ottobre 2019, era dunque un impaginato molto "unitario" ed esclusivo, che ha dato modo all'Archos Quartet di brillare per intesa, amalgama e bellezza di suono; l'ensemble è formato da giovani musicisti di diverse nazionalità, che hanno deciso di lavorare insieme fin dal 2009, dopo il perfezionamento all’Università della musica di Lubecca. Essi sono Filip Jeska e Maria Odvody, violini primo e secondo, Radenko Kostadinov alla viola e Francesca Fiore al violoncello; e  hanno deciso di chiamarsi “Archos” prendendo spunto dalla parola greca archè che significa principio, origine, e rappresenta la forza primigenia che domina il mondo.
In particolare sono piaciuti l'approccio fresco e calibrato emerso nelle Variazioni op.22 di Sinigaglia, l'impegno messo nel rendere il colore mitteleuropeo (Brahms, ma anche Dvořák) del Quartetto op.27 dello stesso compositore torinese, ma soprattutto (avendo qui parametri di riferimento interpretativo più noti agli estimatori della musica quartettistica) gli "Archos" sono piaciuti nel Quartetto op.51n.2 di Brahms perché hanno saputo valorizzare le numerose citazioni tematiche distribuite equamente fra gli archi come un gioco a rincorrersi; hanno valorizzato le idee melodiche ognuno solista nel proprio strumento quando toccava a lui (o a lei) come frammenti che poi si univano in maniera perfettamente congruente per dare unità alla composizione; hanno affrontato in maniera spigliata le "sottilissime allusioni" (così le chiamava Massimo Mila nei suoi scritti su Brahms) affidate a una nota, a pochi grappoli, richiamanti alla soglia del suono ora il violino, ora la viola, ora il violoncello; insomma un bell'amalgama, e una pregevole unità stilistica, come detto in precedenza, frutto di un sapersi ascoltare che è stato atteggiamento costante dei componenti del quartetto d'archi.
Pubblico, ribadiamo, molto meno numeroso del solito per un appuntamento firmato Ferrara Musica, ma molto caloroso, al punto da essere gratificato con l'esecuzione di due bis a compensazione degli insistenti applausi.

Crediti fotografici: Peter Adamik e Ufficio stampa di Ferrara Musica
Nella miniatura in alto: il compositore torinese Leone Sinigaglia
Sotto: il Quartetto Archos, da sinistra Filip Jeska e Maria Odvody (violini primo e secondo),  Francesca Fiore (violoncello) e Radenko Kostadinov (viola)





Pubblicato il 17 Ottobre 2019
Tutto esaurito al Teatro Abbado per il prestigioso concerto programmato da Ferrara Musica
Terza e Quinta di Beethoven da Savall servizio di Athos Tromboni

191017_Fe_00_LeConcertDesNationsJordiSavallFERRARA – Teatro Comunale Abbado gremito per la serata dedicata interamente a Beethoven; erano di scena Jordi Savall (passato per l'occasione dalla viola da gamba alla bacchetta) e la sua orchestra, Les Concert des Nations, impegnati nell’esecuzione della Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore op.55 "Eroica" e della Sinfonia n.5 in Do minore op.67 e dunque nessuna meraviglia che il botteghino avesse preannunciato il giorno prima il sold-out; ma chi ha voluto comunque recarsi la sera del concerto al teatro ha trovato il miracoloso (e sempiterno) posto last-minute; e dunque nessuno è rimasto fuori. Savall sta portando avanti un progetto, insieme alla sua orchestra: l'esecuzione integrale delle Sinfonie beethoveniane.
Il maestro catalano, infatti, ha riunito un’Accademia europea (formata da trentacinque musicisti del suo storico ensemble, integrato da altri sedici giovani musicisti-studenti selezionati), che fra quest'anno e il 2022 porterà nel mondo l’integrale delle Nove Sinfonie di Ludwig van Beethoven. La Prima, Seconda e Quarta sono già state eseguite in un tour europeo; a Ferrara Musica, il 16 ottobre 2019, è toccata appunto l'esecuzione della Terza e della Quinta, ulteriore tappa del progetto.
«Il suono e l'equilibrio dell'orchestra ai tempi di Beethoven - ha spiegato Savall nel programma di sala - erano molto diversi da quelle di un'orchestra moderna. Le potenzialità tecniche e il timbro degli strumenti corrispondeva grosso modo alla lenta ma costante evoluzione dell'orchestra, cominciata con gli ensemble barocchi e culminata nella seconda metà dell'Ottocento in quella forma genericamente riferita al classicismo. Conoscendo le idee beethoveniane in merito alla perfezione e il suo interesse all'innovazione, si potrebbe dedurre che in molti modi egli era impegnato a perseguire un'ideale che oltrepassava le possibilità del proprio tempo».

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Certamente udire la musica di Beethoven eseguita con strumenti d'epoca è qualcosa di insolito, per l'orecchio abituato oggi al suono brillante dell'orchestra ottocentesca e alle lussureggianti direzioni di Toscanini, von Karajan, Solti, Abbado e altri contemporanei. Ma è qualcosa di ancor più insolito se si considera l'interpretazione che il direttore catalano ha dato alle due sinfonie eseguite a Ferrara: sembrava che per lui i cantabili disseminati nella partitura (e affidati principalmente agli archi) non fossero "delegati" a suscitare la suggestione o l'apnea idilliaca negli ascoltatori. Sommersi, quei cantabili, (ma non resi anonimi, per la verità) da un incedere ritmico e da una presenza acustica predominante dei fiati (soprattutto ottoni) e delle percussioni, l'esecuzione ci ha restituito una Terza e una Quinta dove l'incedere ritmico ha avuto il compito di raccontare la "verità semantica" delle sinfonie, secondo Savall.
Ritmi scanditi, quasi nessun legato, tempi congruenti con i contenuti più espressivi dei vari movimenti (sublime la Marcia funebre, secondo movimento, dell'Eroica. Esplosivo e gioioso l'ultimo movimento, Allegro, della Quinta, ecc.) e nitore e pulizia del suono encomiabili, hanno caratterizzato lo stile esecutivo di Le Concert des Nations; il pubblico ha lungamente applaudito sia al termine della Terza che al termine della Quinta, quando Jordi Savall, in un buon italiano rivolgendosi a coloro che acclamavano il bis, ha detto giustamente che dopo un programma così non era giusto fare il bis; ma ha anche colto l'occasione per dire che con l'ultima parte della Quinta, così «possente con un ricco e giovanile giubilo dei tromboni che inneggiano alla libertà» (nostra citazione del filosofo Friedrich Engels, da una lettera a sua sorella scritta nel marzo del 1841 dove commentava la Quinta) si celebra appunto l'apoteosi della libertà, quella condizione di cui sono stati privati in Catalogna, in questi giorni, alcuni esponenti del governo locale, non rei di delitti contro l'umanità, ma portatori appunto di idee di libertà. Il riferimento all'attualità socio-politica della Spagna è stato esplicito. Da patriota catalano. Ma non è stata polemica. É l'idea di un uomo libero che sa di poter liberamente esprimere in Italia il proprio pensiero. Applausi.

Crediti fotografici: Ufficio stampa di Ferrara Musica - Teatro Comunale Claudio Abbado
Nella miniatura in alto e sotto: Jordi Savall






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Parliamone
Ecco la Carmen venuta da Ravenna
intervento di Athos Tromboni FREE

200208_Fe_00_Carmen_MartinaBelli_phZaniCasadioFERRARA - Un successo annunciato, quello della Carmen di Georges Bizet proveniente dal Teatro Alighieri di Ravenna dove era andata in scena quale ultimo spettacolo della “Trilogia d’Autunno” nel novembre scorso. Si sapeva che il regista Luca Micheletti era un giovane baritono interprete anche del ruolo di Escamillo (peraltro non in scena a Ferrara nel Teatro Abbado dove ha lasciato il posto al collega Andrea Zaupa, limitandosi a fare la regia già proposta a Ravenna); si sapeva che il pubblico romagnolo aveva accolto quella regia con lunghi applausi e ovazioni, replicate qui dal pubblico ferrarese; si sapeva che nel ruolo eponimo aveva brillato una giovane promessa (promessa già mantenuta, diciamo oggi) che risponde al nome di Martina Belli.
Tutto questo si sapeva. E concordiamo con quanto scrisse
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Ballo and Bello
Cenerentola č anche un balletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

200218_Ra_00_Cenerentola_VeronicaGaldo_phMicheleMonastaRAVENNA - Quante Cenerentole abbiamo conosciuto ed amato, prima di questo appuntamento della stagione di Opera e Danza al Teatro Alighieri di Ravenna il 15 e il 16 gennaio 2020? Dopo Perrault e i Fratelli Grimm, gli scrittori che la rubarono alla tradizione orale, questa fiaba dalle origini antiche ha ispirato compositori, cineasti, autori di musical, disegnatori
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Eventi
Ecco il Festival Puccini 2020
redatto da Athos Tromboni FREE

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Opera dal Centro-Nord
Tosca approda al Goldoni
servizio di Nicola Barsanti FREE

200216_Li_00_Tosca_LeoAn_phAndreaSimiLIVORNO - Il nuovo allestimento della Tosca  di Puccini del regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti, co-prodotto con il Teatro di Pisa e con il Teatro del Giglio di Lucca arriva alla sua ultima rappresentazione stagionale nel Teatro Goldoni di Livorno. L’ampio palcoscenico del teatro livornese conferisce alla scena maggiore equilibrio e dinamicità
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Concorsi e Premi
Farnocchia insignita del Mascagni d'Oro
servizio di Attilia Tartagni FREE

200215_00_BagnaraDiRomagna_PremioMascagniDOro_SerenaFarnocchiaBAGNARA DI ROMAGNA (RA) - La lirica non è l’unica attrattiva di Bagnara di Romagna ma è fra le più importanti vantando una tradizione pluridecennale che la colloca  fra i suoi luoghi-culto. Domenica 9 febbraio 2020 essa è tornata prepotentemente all’Auditorium di Bagnara in uno degli appuntamenti più prestigiosi e attesi organizzati dal
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Eventi
Arena ecco il cast stellare
servizio di Athos Tromboni FREE

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Pianoforte
La Vacatello sa emozionare
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Due concerti Mikrokosmi
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Opera dal Centro-Nord
Il dittico del Trittico
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200204_Ra_00_SuorAngelica_phFilippoBrancoliPanteraRAVENNA - Il Puccini del Trittico su versi di Giovachino Forzano, che debuttò a New York nel 2018, non è quello di Bohème o di Tosca dove imperano le grandi arie espansive: per i più, questo, è un Puccini minore; ma per i musicologi è un Puccini di maggior respiro europeo. Al Teatro Alighieri il 31 gennaio e il 2 febbraio 2020, di quel Trittico, sono andati in
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Opera dall Estero
La bella Bohčme di Monte Carlo
servizio di Simone Tomei FREE

200128_MonteCarlo_00_LaBoheme_IrinaLungu_phAlainHanelMONTE CARLO - Un inizio di anno 2020 sontuoso alla Salle Garniér dell’Opéra di Montecarlo nel solco del grande repertorio pucciniano per il proseguire della stagione monegasca 2019-2020. L’allestimento de La Bohème di Giacomo Puccini porta la firma registica di Jean-Louis Grinda con una produzione che va nella direzione della più marcata tradizione
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Libri in Redazione
Parliamo di Leone, Mirella e Luciano
recensione di Athos Tromboni FREE

200127_Libri_00_LaBambinaSottoIlPianoforte_MicaelaMagieraMicaela Magiera
La bambina sotto il pianoforte
Edizioni Artestampa, Modena, pagg. 230, euro 18
Il sottotitolo di questo libro è indicativo come un sommarietto: «Storie d'amore e di musica nella Modena di Mirella Freni, Leone Magiera e Luciano Pavarotti»; sì perché l'autrice, Micaela Magiera,
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Opera dal Centro-Nord
Risurrezione nel teatro fiorentino
servizio di Simone Tomei FREE

200123_Fi_00_Risurrezione_AnneSophieDuprels_phMicheleMonastaFIRENZE - Qual è la via da percorrere per arrivare all’espiazione di un atto d’amore che la società considera come colpa? Per Katerina Mikalowna (alias Katiuscia) è stata quella di scendere fino agli inferi, toccarne il fondo e da lì risorgere e tornare a rivivere i sentimenti della fanciullezza e quindi risorgere. Risurrezione di Franco Alfano è la storia di questa
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Opera dal Centro-Nord
Turandot, primo e secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

200122_Pr_00_Turandot_GiuseppeFrigeniPARMA - La città di Giuseppe Verdi, eletta Capitale Italiana della Cultura 2020, ha dao il via alla stagione lirica del Teatro Regio con la Turandot di Giacomo Puccini; l'ultimo capolavoro del genio lucchese prende vita con un allestimento nato a Modena nel 2003 e che porta la firma di Giuseppe Frigeni (regia, coreografia, scene e luci), coadiuvato dalla di lui
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Classica
Riccardo Muti e la Cso un trionfo
servizio di Nicola Barsanti FREE

200122_Fi_00_RiccadoMuti-Cso_miniaturaFIRENZE - Grandi ovazioni da parte del pubblico hanno accolto il Maestro Riccardo Muti, tornato sul podio del Maggio Musicale Fiorentino con la sua fidata Chicago Symphony Orchestra, compagine orchestra che  mancava da Firenze dal lontano 20 settembre 1974 (per l’occasione aveva suonato al Teatro Comunale sotto la direzione di Sir Georg Solti).
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AmaDeus ex Mantova celebra il genio
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200121_Mn_00_AmaDeus_MozartATrediciAnniMANTOVA - Dal 10 al 20 gennaio 2020 Mantova ha vissuto un grande momento musicale e culturale con “AmaDeus ex Mantova”, riuscitissima iniziativa di Oficina OCM in collaborazione con l’Accademia Nazionale Virgiliana e con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, tendente a restituire ai mantovani (come ha affermato il maestro Carlo
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Opera dal Centro-Nord
Gilda nella gabbia di Rigoletto
servizio di Simone Tomei FREE

200118_Lu_00_Rigoletto_DevidCecconi_phRolandoPaoloGuerzoniLUCCA - Rigoletto di Giuseppe Verdi approda al Teatro del Giglio in una coproduzione realizzata con la Fondazione Teatro Comunale di Modena e con la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara. Un allestimento la cui realizzazione sembra andare nell'ottica della sottrazione (nella lettura delle didascalie testuali) depurando scene e costumi per una
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Opera dal Centro-Nord
Serse adatto al pubblico moderno
servizio di Attilia Tartagni FREE

200112_Ra_00_Serse_AriannaVenditelli_phAlfredoAnceschiRAVENNA - La stagione d’opera 2020 del Teatro Alighieri si è aperta il 10 e il 12 gennaio portando per la prima volta a Ravenna il Serse,  una delle tante opere scaturite dal genio prolifico di Georg Friedrich Händel, il cui debutto avvenne al  King’s Theatre di Londra il 15 aprile 1738.
Ottavio Dantone al clavicembalo e alla direzione
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Opera dal Nord-Est
Ottimo Boris Godunov
servizio di Rossana Poletti FREE

200111_Ts_00_BorisGodunov_AnissimovAlexanderTRIESTE - Teatro Verdi. Va in scena a Trieste il Boris Godunov, capolavoro del compositore russo Modest Petrovič Musorgskij, a cura del Dnepropetrovsk Academic Opera Ballet Theater di Dnipro in collaborazione con la Fondazione Lirica di Trieste. Si propone nella versione del 1872, con la revisione originale di Alexander Anissimov, attuale direttore
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Personaggi
Ventre e Simoncini i due Calaf
intervista di Simone Tomei e Angela Bosetto FREE

200110_Pr_00_GiacomoPucciniPARMA - Venerdì 10 gennaio 2020, il Teatro Regio di Parma inaugurerà la Stagione lirica con Turandot, l’ultimo capolavoro di Giacomo Puccini, diretto da Valerio Galli e proposto nell’allestimento del Teatro Comunale di Modena, firmato da Giuseppe Frigeni (regia, coreografia, scene e luci) con  costumi di Amélie Haas. Ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con i
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Opera dal Centro-Nord
Ritorno di Bohčme, primo e secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

200105_Fi_00_LaBoheme_FrancescoIvanCiampa_phMicheleMonastaFIRENZE - Di questa produzione di Bohème, andata in scena al Teatro del Maggio Fiorentino nello scorso periodo natalizio, già parlai nel settembre del 2017 (qui potete leggere il mio intervento). Sebbene in questa ripresa il posizionamento delle scene sembri essere più funzionale alla drammaturgia, i problemi strutturali del palcoscenico fiorentino
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Vocale
Natale alla Scala con Berlioz
servizio di Francesco Lora FREE

200102_Mi_00_ConcertoBerlioz_HectorBerliozMILANO – «Il coro dei pastori è molto più moderno (dell’ouverture) e bisogna essere ignoranti come una carpa (sic) per credere che un maestro di cappella del Settecento abbia mai immaginato la modulazione che si trova nel mezzo di questo coro»: così Hector Berlioz scriveva a Théophile Gautier, intorno al Natale 1853, a proposito della sua
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Echi dal Territorio
La Delfrate e i giovani talenti
servizio di Laura Gatti FREE

200102_Mn_00_ConcertoDiCapodanno_CarlaDelfrateMANTOVA - A pochi giorni dal successo, in un Duomo gremitissimo, del Concerto di Natale diretto autorevolmente dal M° Luca Bertazzi, titolare della cattedra di Musica d’insieme, l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “L. Campiani” si è presentata al Teatro Sociale mercoledì 1° gennaio 2020 per il tradizionale “Concerto di Capodanno”.
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Opera dal Nord-Ovest
Ottima la Bohčme tutta colorata
servizio di Simone Tomei FREE

191231_Ge_00_LeonardoSiniGENOVA - Lo stupore, la magnificenza, il brio, l’elettricità che si sprigiona nell’aria non possono lasciare indifferente (se non addirittura a bocca aperta) lo spettatore che entra nella grande sala del Teatro Carlo Felice di Genova per assistere a La bohème di Giacomo Puccini: il pannello che sostituisce il sipario ci offre una già un’anticipazione di quello che sarà la visione dei 
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Opera dal Nord-Est
Una bella Madama Butterfly
servizio di Simone Tomei FREE

191224_Vr_00_MadamaButterfly_FrancescoOmmassini_EnnevifotoVERONA - Con la fine del 2019 volge al termine anche la stagione autunnale della  Fondazione Arena; il percorso di questo “Viaggio in Italia”, iniziato nel mese di ottobre, si conclude con l’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Sono quasi trent’anni (precisamente dal 1991) che questo titolo latita dalla sale del Teatro Filarmonico (più volte
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Opera dal Nord-Est
Turandot e Aida un'apertura kolossal
servizio di Rossana Poletti FREE

191215_Ts_00_KatiaRicciarelliTRIESTE - Teatro Verdi. E' stata una straordinaria doppia apertura della stagione lirica al Verdi di Trieste, quella che ha visto in scena in alternaza la Turandot di Giacomo Puccini e l'Aida di Giuseppe Verdi. Un teatro, che non ha grandi spazi e tecnologie sul palcoscenico, ha dovuto operare su una scena in gran parte comune per i due allestimenti,
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Opera dal Centro-Nord
L' Ernani che traballa
servizio di Simone Tomei FREE

191215_Pi_00_Ernani_AlexandraZabala _phFinottiPISA - Al Teatro Verdi nell’attuale stagione lirica, un allestimento del 1999 incornicia la vicenda dell’Ernani di Giuseppe Verdi; l’autore originario della messinscena è Beppe de Tomasi che propose questa regia per il Teatro Massimo di Palermo ed è qui ripresa da Pier Francesco Maestrini; alle luci Bruno Ciulli mentre le scene ed i costumi sono di Francesco Zito.
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Dischi in Redazione
Sentire l'amore secondo Mirael
recensione di Athos Tromboni FREE

191214_Dischi_00_MiraelCD audio "Sentire l'amore"
MIRAEL
Produzione: Studio Suonamidite (Empoli)
Reperibilità:
www.mirael.it
Ha scelto un nome d'arte - Mirael - che significa «guarda Lui» dove «Lui» è sinonimo di Amore. Così la giovane cantautrice ferrarese Pia Pisciotta si presenta al pubblico con il proprio nuovo (e primo) CD
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Operetta and Musical
My Fair Lady chiude la stagione
servizio di Salvatore Aiello FREE

191209_Pa_00_MyFairLady_NancySullivanPALERMO - Il Teatro Massimo, introducendo al clima delle festività natalizie, ha scelto di concludere la Stagione d’Opera (sarà il prossimo Schiaccianoci a concludere quella del Balletto) col riproporre, dopo lunghi anni, il musical. E’ andato quindi scena My Fair Lady su libretto e testi di Alan Jay Lerner e musica di Frederick Loewe, tratto dal
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Vocale
Figure del femminino al Giglio
servizio di Nicola Barsanti FREE

191201_Lu_00_FigureDelFemminino_RosellaIsola_phAndreaSimiLUCCA - La serata inaugurale della sesta edizione dei Lucca Puccini Days svoltasi presso il Teatro del Giglio di lucca sabato 30 novembre 2019, ha proposto al pubblico un significativo viaggio musicale tutto al femminile. Come già anticipato dal titolo Figure del femminino nel melodramma ottocentesco: un viaggio alla scoperta delle donne nell’opera
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Echi dal Territorio
Concerto di imponente vocalitā
servizio di Attilia Tartagni FREE

191130_Lugo_00_Concerto24Novembre_MarialuceMonariLUGO DI ROMAGNA (RA) - Come da tradizione, il Circolo Lirico Giuseppe Verdi di Lugo si apprestava ad allestire a fine anno un’opera lirica ma la chiusura per lavori del Teatro Rossini lo ha fatto optare per il “Grande concerto lirico” di domenica 24 novembre nella Sala polivalente del Circolo “Gli amici del Tondo” di Lugo, che per inciso è anche sede
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Opera dal Centro-Nord
Belle Nozze disegnate da Gasparon
servizio di Simone Tomei FREE

191126_Li_00_NozzeDiFigaro_JacopoSibariDiPescasseroli_phAugustoBizziLIVORNO - «Questo ritorno dopo quasi due secoli della commedia per musica mozartiana, costituisce il primo capitolo di un progetto tutto toscano, ideato in coproduzione con il Teatro Verdi di Pisa e il Teatro del Giglio di Lucca, dedicato alla riproposta nei nostri Teatri di tradizione della storica Trilogia mozartiana sui libretti di Lorenzo
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