Pubblicato il 16 Aprile 2024
Il racconto del regista Fornari per l'opera
Morire di Bohčme č un gioco servizio di Simone Tomei

20240416_Ge_00_LaBoheme_AnastasiaBartoliGENOVA - Si rimane a bocca aperta entrando nella sala del Teatro Carlo Felice di Genova in attesa di assistere alla rappresentazione de La Bohème di Giacomo Puccini: il pannello che rimpiazza il sipario ci offre un’anticipazione visiva di quello che saranno i quattro quadri dell’opera. Lo stile è quello inconfondibile di Francesco Musante (autore di scene e costumi) che con colori vivaci e sgargianti delinea i personaggi dell’originario dramma di Henri Murger da cui Giuseppe Giacosa e Luigi Illica hanno tratto queste memorabili pagine librettistiche.
Per il narratore visivo Augusto Fornari (regista) tutto sembra uscito da un libro di favole per bambini, di fronte al quale il “lettore” non può non provare stupore e magnificenza. Non vi è separazione di toni tra il secondo e terzo quadro quando la spensieratezza muta in dramma: nella cupezza della Barrière d’Enfer come nella soffitta del finale quel guizzo colorato e clownesco non lascia mai il posto all’epilogo triste e funesto. È come se il desiderio di sfida e di riscatto nei confronti del destino aleggi nelle intenzioni del regista. Tutto sembra armonizzarsi con la musica, soprattutto nel finale: quei guizzi di colore sembrano rappresentare la “speranza” cantata dal poeta Rodolfo nel primo quadro che avrà il sopravvento persino sull'urlo straziante per la morte di Mimì, aprendo le porte ad un domani che ognuno può immaginare seguendo il suo cuore e le sue emozioni.
Il momento più stupefacente e geniale è il passaggio tra il primo ed il secondo quadro, allorché magicamente, per mano di un attore che ruota la chiave di un carillon, l’umile e fredda soffitta dei quattro giovani si trasforma nelle stanze del Café Momus e l’allegria festante della vigilia di Natale parigina pervade il teatro.

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La chiave di lettura è espressa dallo stesso regista nelle sue note: «… ed è con stupore che m’è parso di ritrovare nei meccanismi drammatici del capolavoro pucciniano il “Gioco” come elemento propulsore della storia. Il Giocoquello serio, con la G maiuscola, quello dei bambini, quello che va fino in fondo, che irride la fame, il freddo, la povertà, la ricchezza, la borghesia, gli schemi sociali, quello che vorrebbe sgambettare anche la morte. Rodolfo e compagnia non fanno altro che prendersi giocodi tutto con una leggerezza e una distanza, come fossero consapevoli di essere personaggi da romanzo, da opera lirica. E insieme a loro, gioca il gran burattinaio Puccini che, con grazia di sublime regista, gli fa conoscere lamore subitaneo e fragile, li conduce nelle strade, nei caffè, che diventano parco giochi pieni di balocchi, frittelle e donne frivole. E gioca, Puccini, con le situazioni e sovrappone struggenti duetti d’amore a contrasti da opera buffa, quasi a voler ricordare a sé stesso e ai suoi protagonisti di non prendersi troppo sul serio
Sono dell’avviso La Bohème sia una storia di morte sin dal prime battute, anche se questo allestimento ci porterebbe a pensare ad altro, ma qui tutto è pervaso oltre che dal “gioco fornaresco” anche dalla necessità di esorcizzare, grazie ad esso, un futuro che per Mimì - e forse anche per gli altri - non esisterà mai.
La musica fa il resto ed il M° Francesco Ivan Ciampa sa accordarsi perfettamente alla partitura mettendo in evidenza i molteplici aspetti drammaturgici; da uomo coerente con i suoi pensieri ha messo eccellentemente in pratica le sue parole: «… lui (Puccini, ndr) ha celebrato tutti noi per l’intera sua vita. Ci ha raccontati, ci ha dipinti in palcoscenico, ha colto le corde più intime delle nostre anime e le ha sublimate con la musica. Celebrare veramente Puccini non è solo eseguire le sue opere, ma ricordarsi di vivere la vita, emozionarsi, amare…»

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Ed è proprio così: le intenzioni, i respiri e persino i silenzi sono diventati musica per vivere, emozionarsi ed amare la vita. Ha intessuto con gli artisti un dialogo amoroso e le agogiche interpretative si sono trasformate in poesia che trasudano amore, passione, gelosia, tristezza e lutto.
Un cast eccellente ha animato di professionalità e bravura una cornice già preziosa di suo.
Anastasia Bartoli incarna una convincente Mimì sempre meno stereotipata rispetto alle interpretazioni dai sapori apatici e succubi del fato; diventa quindi espressione di una giovane dal carattere forte, energico, ma che nell’apice del sentimento amoroso sa trasmettere le emozioni in maniera struggente. L’attacco “… ma quando vien lo sgelo” vale tutta l’opera: nessun uomo potrebbe resistere a tal genuina sensualità.

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Musetta prende vita in tutte le sue molteplici sfaccettature con il soprano genovese Benedetta Torre che restituisce un personaggio mai volgare o calcato nelle accezioni più negative esaltandone una femminilità misurata, ma arguta; la voce completa l’opera con un canto morbido, ficcante e a tratti civettuolo, ma sempre denso di raffinatezza e perfettamente a fuoco.
Una rivelazione del pomeriggio musicale è stata l’ascolto del tenore Galeano Salas (Rodolfo), di cui ho potuto apprezzare dizione ineccepibile, varietà di colori e intenzioni, nitore invidiabile e grande facilità negli acuti che sono risultati sempre ben centrati. Il finale del primo quadro con Mimì è stato da brividi.
Già ascoltato a Lucca nel medesimo ruolo, confermo le ottime impressioni del baritono Alessio Arduini nei panni di Marcello; ha tradotto con elegante ars scenica e vocalità morbida, pungente e a tratti sprezzante, le variopinte emozioni del personaggio.
Note di pregio per il Colline di Gabriele Sagona che non ha faticato a farsi apprezzare nella celeberrima “Vecchia zimarra”, senza dimenticarsi di rimarcare negli altri quadri, il carattere ironico che lo caratterizza.
A completamento della “quadriglia” della soffitta la prova di Pablo Ruiz come Schaunard non è passata inosservata, per encomiabile impegno vocale e attoriale.
Sono da ricordare con merito Claudio Ottino - goffo, ma esilarante Benoît - e Matteo Peirone che ha fatto del personaggio di Alcindoro uno dei suoi cavalli di battaglia; anche questa volta non si è smentito ed è stato un gioiello di questo pomeriggio all'opera.
Completano la formazione canora Giampiero De Paoli (Parpignol), Claudio Isoardi (Un venditore ambulante), Franco Rios Castro (Sergente), Loris Purpura (Doganiere).
Ottimi i mimi Samuele Maragliano e Davide Rimucci oltre ad una folta schiera di bravissimi figuranti.
Note positive per il contributo del Coro diretto dal M° Claudio Marino Moretti come pure per quello delle Voci Bianche diretto dal M° Gino Tanasini.
Sala gremita e festante.
(La recensione si riferisce alla recita di Domenica 14 aprile 2024)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il soprano
Anastasia Bartoli (Mimì)
Sotto in sequenza: Galeano Salas (Rodolfo); Anastasia Bartoli; Alessio Arduini (Marcello); ancora Alessio Arduini con Benedetta Torre (Musetta); Galeano Salas, Claudio Ottino (
Benoît), Pablo Ruiz (Schaunard) e
Gabriele Sagona (Colline)
Al centro in sequenza: scene dalla soffitta (primo quadro) e al Caffé Momus (secondo quadro); "Che gelida manina"; "Quando me'n vo' sola sola soletta"
In fondo in sequenza: scena alla Barriere d'Enfer (terzo quadro); ultimi attimi di vita e morte di Mimì (quarto quadro)





Pubblicato il 25 Marzo 2024
Ottima produzione della romanticissima opera di Vincenzo Bellini nel Teatro Carlo Felice
Beatrice di Tenda da visibilio servizio di Simone Tomei

2040325_Ge_00_BeatriceDiTenda_AngelaMeadeGENOVA – Procede con scelte azzeccate e particolarmente ricercate la stagione operistica del Teatro Carlo Felice di Genova con un altro capolavoro belliniano, Beatrice di Tenda. Sono già due stagioni che le opere del catanese compaiono nel cartellone del teatro genovese: nel 2021 Bianca e Fernando – secondo l’edizione riservata proprio al teatro ligure - e nel 2023 Norma – nelle due versioni con la protagonista soprano e mezzosoprano -. Il libretto del genovese Felice Romani porta in scena fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti qui brevemente riassunti: il 16 maggio 1412, in seguito ad una congiura, fu assassinato a Milano il Duca Giovanni Maria Visconti, signore della città. Simultaneamente moriva un famoso capitano di ventura, Facino Cane, la cui vedova Beatrice di Tenda si trovò così a disporre delle agguerrite bande di mercenari che avevano fino allora militato sotto le insegne del marito.
Con l'aiuto di Beatrice, da lui immediatamente sposata, Filippo Maria Visconti, fratello di Giovanni Maria, poté in un mese sconfiggere i congiurati e riconquistare il ducato di Milano. Sei anni dopo, Filippo Maria, invaghitosi di Agnese del Maino, volle disfarsi della moglie Beatrice. L'accusò di averlo tradito con un paggio, Michele Orombello, sottopose entrambi a tortura e li fece decapitare nel castello di Binasco, a metà strada fra Milano e Pavia, nella notte fra il 13 e il 14 settembre del 1418. Questa non è soltanto la vicenda narrata da Felice Romani nel libretto musicato da Bellini, ma la vera storia di Beatrice de' Lascari, più nota come Beatrice di Tenda.
Felice Romani però si discosta dalla verità storica soltanto in due occasioni: non dice che Beatrice aveva ventidue anni più di Filippo Maria e che s'era mostrata incapace di dargli un erede. Sostiene inoltre che Beatrice negò sempre di aver avuto illeciti rapporti con Michele Orombello. Viceversa Beatrice, durante la tortura, non resse alle sofferenze e ammise tutto ciò di cui la si accusava.

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Una volta condannata, però, ritrattò, prima con il confessore, poi pubblicamente ciò che aveva ammesso e anche avviandosi al patibolo proclamò solennemente la propria innocenza. Va aggiunto che questa truce vicenda scosse tutta l'Italia e colpì l'immaginazione popolare e non mancarono nemmeno accese diatribe tra "innocentisti" e "colpevolisti".
Il librettista, tacendo certe circostante, volle sublimare la figura di Beatrice e rendere più dolorosa la sua storia e più orrendo il crimine di Filippo Maria Visconti, uomo notoriamente spregiudicato, infido e crudele. La scelta d'un soggetto ambientato nel medioevo consentiva di portare in scena gli intrighi, i tradimenti, i delitti che si attribuivano a certi personaggi di quell'età ferrigna e di creare un clima fosco e misterioso per suscitare nel pubblico il brivido dell'orrore e, simultaneamente, la pietà per le innocenti vittime.
Il fatto storico di Beatrice viene oggi portato sul palcoscenico genovese dal regista Italo Nunziata che si avvale della collaborazione dello scenografo Emanuele Sinisi, dei costumi di Alessio Rosati e alle luci Valerio Tiberi.
Ed è proprio lo stesso Nunziata che nelle sue note di regia ci dà ulteriori spunti per cogliere più compiutamente questo dramma per musica mettendo in luce le implicazioni narrative e psicologiche che definiscono i personaggi: «… Tutto è già successo, tutto è avvenuto prima. All’aprirsi del sipario di Beatrice di Tenda, ci troviamo di fronte immediatamente ad un presente del quale avvertiamo la tragicità, in una atmosfera cupa e pesante di ambientazione “gotica”. La sensazione di uno spazio chiuso, dove però sentimenti e passioni possono dominare incontrastati fino quasi ad annullare ogni altra forma di volontà, guidati ad un destino ineluttabile… In accordo con lo scenografo Emanuele Sinisi, abbiamo coinvolto nel progetto scenografico, per la prima e l’ultima immagine dello spettacolo, l’artista fotografo finlandese Ola Kolehmainen, che si occupa di spazio, luce e colore attorno all’architettura storica. Insieme a questo, l’utilizzo di dagherrotipi o vecchie foto consunte dal tempo e dal ricordo. Immagini inserite all’interno di una sorta di spazio/agone dove i protagonisti sono quasi costretti ad affrontarsi all’interno del loro dramma, circondati da alcune pareti di specchio che stanno perdendo la loro argentatura di fondo come mangiati dal tempo e dall’incuria, da fondali/pareti anche essi in decadimento e forati da squarci o da rotture che sembrano ormai insanabili. I cambi di scena avvengono senza soluzione di continuità a sottolineare l’ineluttabilità della vicenda. Così come per le scene, in accordo con il costumista Alessio Rosati, anche per i costumi abbiamo trasportato il racconto agli ultimi anni del diciannovesimo secolo, ultimo ed estenuato baluardo di una vita di corte e di regole e comportamenti precisi con i quale relazionarsi all’interno di quel mondo. Abiti come involucri destinati a “vestire” di apparenza, a rilevare intenzioni, a dimostrare il potere e al tempo stesso la fragilità umana, severi nelle loro leggi ferree e integrati totalmente nel meccanismo sociale
Le fotografie che corredano questo mio scritto parlano senza dubbio meglio delle mie parole.

 

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Sul versante musicale troviamo il M° Riccardo Minasi alla guida dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice in una serata particolarmente ispirata: la sua frequentazione con la musica belliniana è nota e in questo contesto ha travalicato confini oltre l’immaginabile.
Presentando l’opera esordisce con queste parole: «… La grande cura per il significato espressivo della musica legato alla parola, elemento cardine dell’estetica delle sue opere, rappresenta ogni volta una nuova sfida nel costante tentativo di porre un’attenzione particolare proprio a questo aspetto, per restituire fedelmente al pubblico le intenzioni della sua musica.»
E direi che l’obiettivo è stato perfettamente centrato: colori, emozioni, agogica, tutto si sviluppa intorno ai propositi manifestati dal M° Minasi. Non ha mai fatto cadere la tensione del dramma giocando sui chiaro scuri della partitura con estrema eleganza e certosina dedizione, ha trovato perfetta intesa con il palcoscenico ed il gesto chiaro e netto ha fatto sì che i professori d’orchestra restituissero appieno le sue intenzioni.
Il coro, preparato e diretto dal M° Claudio Marino Moretti, ha una funzione molto importante: Bellini infatti se ne serve per delineare un'atmosfera cortigiana di complotti e di adulazioni. La partecipazione dei cori maschili e femminili, ora contro Beatrice, ora in sua difesa, sono frequenti fino alla fine dell'opera. Ma quando la tragedia di Beatrice parrà ineluttabile e s'avvierà a compimento, prevarranno, negli interventi corali, la pietà e il rammarico.
Di particolare interesse, nel tratteggio dei volubili umori della corte d'un tiranno, sono il coro degli armigeri che spiano Orombello nella quarta scena del primo atto L'amore o l'ira e quello delle dame e dei gentiluomini che, all'inizio del secondo atto, commentano con accenti dolenti il supplizio inflitto ad Orombello. Sono stati questi due momenti di intensa e rara bellezza vocale.
In questo alterno clima di pietà e di sordidi complotti s'affrontano Filippo e Beatrice, i due personaggi principali dell'opera.
Filippo Maria Visconti è un regnante protervo, roccioso, ma anche autorevole e la voce del baritono Mattia Olivieri ha saputo infondere alla parola scenica i vari aspetti del suo carattere affrontando con voce sicura, intonazione precisa ed elegante proprietà di fraseggio il non facile compito affidatogli. Il metallo vocale, solido e ben proiettato si è esplicitato in una restituzione del suono morbida e vellutata.
Nei panni di Beatrice di Tenda Angela Meade non teme le difficoltà del ruolo affrontandole con determinazione, voce angelica – mai scontata o frivola – ed elegante duttilità; si trova a proprio agio sia nelle agilità che nelle note più impervie, dipanate sempre con estrema sicurezza.
Ottima anche l’Agnese del Maino – antagonista di Beatrice – impersonata da Carmela Remigio. La scelta di mettere due soprani appare molto opportuna in quanto siamo di fronte alla “diatriba” tra due donne “alla pari” ed il timbro della Remigio, più robusto e nerboruto rispetto a quello della protagonista, caratterizza ottimamente il carattere del deus ex machina di tutta l’azione scenica evidenziando i momenti di gelosia e invidia da quelli di rimorso e pietà.
Francesco Demuro è un Orombello di lusso la cui voce non fatica ad arrampicarsi sulle vette dei sovracuti e sa ben calibrare le note più centrali con piena proiezione ed un fraseggio mirabile.
Perfettamente a fuoco l’Anichino di Manuel Pierattelli e il Rizzardo del Maino di Giuliano Petouchoff.
Teatro in visibilio con applausi sentiti per tutti.
(la recensione si riferisce alla recita di venerdì  22 marzo 2024)

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il soprano Angela Meade (Beatrice di Tenda)
Sotto, in sequenza: Angela Meade; Mattia Olivieri (Filippo Maria Visconti); Carmela Remigio (Agnese del Maino); Francesco Demuro (Orombello); ancora la Meade con Olivieri nella scena dell'accusa
Al centro, in sequenza: la Remigio e Olivieri; Meade e Demuro; panoramica su scene e costumi
In fondo: i saluti finali di tutto il cast
 





Pubblicato il 27 Febbraio 2024
L'opera mitologica di Mozart incanta il pubblico del Teatro Carlo Felice di Genova
Idomeneo da manuale servizio di Simone Tomei

20240227_Ge_00_Idomeneo_AntonioPoliGenova – L’ Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart è un capolavoro che incanta con la sua profonda drammaticità e la sua sublime bellezza musicale. La trama, ambientata nell'antica Grecia, ruota attorno al re Idomeneo, il quale, dopo essere stato salvato da un naufragio grazie all’aiuto divino, si trova costretto a sacrificare suo figlio Idamante a Nettuno, dio del mare, per essere fedele al suo giuramento. La musica di Mozart raggiunge vette emozionali straordinarie, guidando lo spettatore attraverso un viaggio di passione, tradimento, perdono e redenzione. Le arie sono sontuose e ricche di pathos, mentre i cori e gli ensemble sono concepiti con una maestria che incanta l'udito.
Al Teatro Carlo Felice di Genova ha preso vita questo componimento mozartiano realizzato, registicamente parlando, da Matthias Hartmann che riesce a confezionare una mis en scène spettacolare – già messa in scena per il Teatro alla Scala nel 2019 – in cui evidenzia con minuziosa perizia particolari e sfumature che si concretizzano in un’accurata ars scenica dei personaggi (siano essi cantanti, ballerini o mimi) i quali interagiscono tra loro in modo fluido e in linea con la parola scenica.
Le scene di Volker Hintermeier corroborano la parte visiva e si concretizzano in due elementi principali: una testa di minotauro, in richiamo al mondo cretese; e la carcassa di una nave (quella del protagonista finita alla deriva): collocati su una piattaforma rotante creano in ogni numero musicale ambienti fisici ed emozionali.

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Contribuiscono alla realizzazione della drammaturgia le coreografie di Reginaldo Oliveira che fanno interagire il Balletto Fondazione Formazione Danza e Spettacolo “For Dance” ETS alla stregua di demoni in maniera incessante e serpeggiante, le luci di Mathias Märker e Valerio Tiberi ed i costumi di Malte Lübben, completando con maestria un allestimento davvero ben congegnato.
La direzione musicale del M° Simone Ori alla guida dell’inappuntabile Orchestra del Teatro Carlo Felice ha saputo cogliere bene ogni aspetto della partitura eseguita quasi in maniera integrale. Ha saputo giocare con la varietà dei colori, con dinamiche sempre ben appropriate e soprattutto ha trovato un’ottima intesa con il palcoscenico creando con esso un legame sinergico.

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Anche il Coro del teatro genovese, preparato e diretto dal M° Claudio Marino Moretti, ha contribuito positivamente alla riuscita dello spettacolo con interventi sempre ben calibrati e in perfetta sintonia con i solisti.
La compagnia di canto ha sapientemente dato vita al testo di Giambattista Varesco tratto dall’omonima tragédie lyrique di Antoine Danchet con ottima proprietà di dizione e perfetta intellegibilità del testo. A tal proposito merita menzionare la bravura dei maestri Antonio Fantinuoli al violoncello e Sirio Restani al clavicembalo per l’accompagnamento puntuale e preciso dei recitativi secchi.
Nel ruolo di Idomeneo troviamo il tenore Antonio Poli, che oltre a possedere le physique du rôle vanta una vocalità piena e argentina con la quale mette in evidenza un’omogeneità in tutta l’estensione; sa ben dosare le intenzioni nella dicotomia tra il senso del dovere e l’amore genitoriale.
Cecilia Molinari en-travesti è un Idamante da manuale che trasmette al suo personaggio il tormento derivante dal comportamento paterno con voce morbida e timbro caldo; scenicamente assume movenze e fattezze maschili in maniera sublime.
La genovese Benedetta Torre riesce a delineare la figura di Ilia con accenti molto convincenti: cesella ogni frase con emissione morbida, ma al contempo salda che conferisce determinatezza al personaggio interpretato. Eccelsa voce anche quella di Lenneke Ruiten nel ruolo di Elettra in veste di dark lady nel cui canto emerge nitidamente la sua gelosia esasperata.
Pienamente a fuoco Giorgio Misseri (Arbace) che non teme, e risolve con risolutezza, le impervie note dei suoi interventi. Completano eccellentemente il cast Blagoj Nacoski (Gran Sacerdote) e Ugo Guagliardo (Voce di Nettuno), Lucia Nicotra e Maria Letizia Poltini (Due cretesi), Damiano Profumo e Franco Rios Castro (Due troiani).
Pubblico caloroso al termine con ovazioni sonore e convinte per tutti.
(la recensione si riferisce alla recita di domenica 25 febbraio 2024)

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il tenore Antonio Poli (Idomeneo)
Sotto, in sequenza: belle panoramiche sull'allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova






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J.J. Orliński come un istrione
servizio di Ramón Jacques FREE

20240410_SanDiego_00_JakubJozefOrlinskiSAN DIEGO (California USA) - Da quando Philippe Jaroussky si è fatto conoscere, circa 20 anni fa, con registrazioni come Un concert pour Mazarin (Virgin Classics, 2004) o Vivaldi, virtuoso cantatas (Erato, 2005), e con apparizioni su importanti palcoscenici concertistici e operistici, nessun altro controtenore è stato così apprezzato e conosciuto come Jakub Józef Orliński, il giovane cantante polacco, che nelle sue tournée ha tenuto numerosi concerti e recital sui palcoscenici di tutto il mondo.
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Opera dal Centro-Nord
Quel Don Pasquale sempre fresco
servizio di Simone Tomei FREE

20240325_Fi_00_DonPasquale_MarcoFilippoRomano_phMichele MonastaFIRENZE - Quello che è stato ritorna dicevano sempre i nostri vecchi. Ed è proprio così: in un momento non facile per il Teatro del Maggio, l’idea di rispolverare una vecchia produzione di Don Pasquale di Gaetano Donizetti si è rivelata una scelta molto azzeccata che ha riportato indietro nel tempo i più veterani melomani. La riproposizione dello spettacolo
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Opera dal Nord-Ovest
Beatrice di Tenda da visibilio
servizio di Simone Tomei FREE

2040325_Ge_00_BeatriceDiTenda_AngelaMeadeGENOVA – Procede con scelte azzeccate e particolarmente ricercate la stagione operistica del Teatro Carlo Felice di Genova con un altro capolavoro belliniano, Beatrice di Tenda. Sono già due stagioni che le opere del catanese compaiono nel cartellone del teatro genovese: nel 2021 Bianca e Fernando – secondo l’edizione riservata proprio al teatro ligure
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Pagina Aperta
How About Now non c'č danza
servizio di Edoardo Farina FREE

20240324_Cesena_00_HowAboutNow_HannesLangolfCESENA - Prosegue il programma invernale al Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena attraverso il cartellone che ERT Fondazione propone nel suo storico e prestigioso spazio ove l’8 marzo 2024 in prima assoluta e successivamente il 10 al Teatro Arena del Sole di Bologna, nell’ambito della rassegna Carne a cura di Michela Lucenti, Emilia Romagna Teatro
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Opera dal Nord-Est
Nabucco fra Oren e Del Monaco
servizio di Rossana Poletti FREE

20240324_Ts_00_Nabucco_GiancarloDelMonacoTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. L’avventura del Nabucco in scena in questi giorni al Teatro Verdi di Trieste comincia con una conferenza stampa, nella quale Daniel Oren, maestro concertatore e direttore, ha espresso che questo terzo titolo di Giuseppe Verdi, suo primo grande successo, è molto importante per il popolo ebraico, «... per
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Opera dal Nord-Est
Nel Campielo xe bel quel che piase
servizio di Athos Tromboni FREE

20240318_Vr_00_IlCampiello_FrancescoOmassini_phEnneviVERONA - Fu così che per la prima volta in assoluto Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari andò in scena nel Teatro Filarmonico di Verona. E fu così che alla "prima" venne accolto da un pubblico numeroso con molti minuti di applausi a fine recita e con vere ovazioni per alcuni protagonisti di quella commedia musicale. Chissà se le cronache del futuro, parlando del
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Opera dal Centro-Nord
Un Trovatore quasi disastro
servizio di Simone Tomei FREE

20240317_Lu_00_IlTrovatore_MatteoDesole_phAugustoBizziLUCCA – Il trovatore di Giuseppe Verdi chiude la stagione lirica 2023/2024 del Teatro del Giglio di Lucca. Si tratta di una coproduzione che vede come attori - oltre l’Istituzione lucchese - la Fondazione Teatri di Piacenza, la Fondazione Teatro Comunale di Modena, la Fondazione Teatro Goldoni di Livorno il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona.
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Eventi
Vi presentiamo La Bohčme
servizio di Angela Bosetto FREE

20240316_Vr_00_LaBoheme_2024VERONA – Dopo tredici anni di assenza è ufficialmente partito il conto alla rovescia: la prossima estate La Bohème di Giacomo Puccini tornerà in Arena durante il 101° Festival lirico; il capolavoro di Puccini verrà rappresentato il 19 e il 27 luglio 2024 con la direzione di Daniel Oren.
Trattandosi di una nuova produzione di Fondazione Arena
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Opera dal Nord-Ovest
Idomeneo da manuale
servizio di Simone Tomei FREE

20240227_Ge_00_Idomeneo_AntonioPoliGenova – L’ Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart è un capolavoro che incanta con la sua profonda drammaticità e la sua sublime bellezza musicale. La trama, ambientata nell'antica Grecia, ruota attorno al re Idomeneo, il quale, dopo essere stato salvato da un naufragio grazie all’aiuto divino, si trova costretto a sacrificare suo figlio
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Eventi
Il 35° nel segno della solidarietā
servizio di Athos Tromboni FREE

20240225_Ra_00_RavennaFestival2024_LogoRAVENNA - il Teatro Alighieri era gremito di pubblico, giornalisti, operatori video e radio per la presentazione della 35.ma edizione di Ravenna Festival 2024, che si svolgerà dall’11 maggio al 9 luglio e farà registrare oltre 100 alzate di sipario; gli artisti coinvolti sono più di mille, dai grandi nomi della musica classica e del canto lirico, fino ad alcuni "menestrelli"
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Opera dall Estero
Grande Das Rheingold in piccolo spazio
servizio di Ramón Jacques FREE

20240222_00_LosAngeles_DasRheingold _GustavoDudamelLOS ANGELES (USA) - La sala concerti Walt Disney Hall, sede dell’orchestra Los Angeles Philharmonic, è situata nel cuore della città e ha festeggiato nel 2023 i suoi vent'anni (è stata inaugurata il 23 ottobre 2003). E’ stata progettata e realizzata con la supervisione dal famoso architetto e designer canadese-americano Frank Gehry (1929)
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Butterfly del fiasco
servizio di Simone Tomei FREE

20240219_Lu_00_MadamaButterfly_AlessandroDAgostiniLUCCA – Al Teatro del Giglio approda con grande apprezzamento del pubblico la versione bresciana di Madama Butterfly di Giacomo Puccini (datata 28 maggio 1904) dopo che il clamoroso fiasco del Teatro alla Scala di qualche mese prima, indusse il compositore a rimettere le mani sulla partitura. La scelta dell’adattamento bresciano per il Teatro del
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Opera dal Nord-Est
Arianna tra il buffo e il commovente
servizio di Rossana Poletti FREE

20240218_Ts_00_AriannaANasso_SimoneSchneider_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”.  Ci è voluto Richard Strauss e la sua Arianna a Nasso per far comprendere quanto poco interessasse a certi ricchi la realizzazione di uno spettacolo, quanto poco comprendessero le dinamiche che stanno attorno e dentro la preparazione di un lavoro teatrale.
«Pago e voglio quello che
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Personaggi
Incontro con Lorenzo Cutųli
servizio di Edoardo Farina FREE

20240215_Fe_00_LorenzoCutuliFERRARA - Il 100° anniversario dalla morte di Giacomo Puccini rappresenta un’occasione per commemorare e ripercorrere la vita e la carriera di uno dei più grandi musicisti italiani.  Le sue Opere, ancora oggi, continuano a essere rappresentate sui palcoscenici più prestigiosi del mondo, celebrando lo straordinario valore artistico delle composizioni
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