Pubblicato il 31 Dicembre 2019
Festante accoglienza nel Teatro Carlo Felice per il capolavoro di Giacomo Puccini
Ottima la Bohčme tutta colorata servizio di Simone Tomei

191231_Ge_00_LeonardoSiniGENOVA - Lo stupore, la magnificenza, il brio, l’elettricità che si sprigiona nell’aria non possono lasciare indifferente (se non addirittura a bocca aperta) lo spettatore che entra nella grande sala del Teatro Carlo Felice di Genova per assistere a La bohème di Giacomo Puccini: il pannello che sostituisce il sipario ci offre una già un’anticipazione di quello che sarà la visione dei  quattro quadri dell’opera. Lo stile è quello inconfondibile di Francesco Musante (autore di scene e costumi) che con colori vivaci e sgargianti delinea i personaggi dell’originario dramma di Henri Murger da cui Giuseppe Giacosa e Luigi Illica hanno tratto queste memorabili pagine librettistiche.
Oltre che per Musante, anche per il regista Augusto Fornari tutto sembra uscito da un libro di favole per bambini; non vi è separazione dei toni tra il secondo e terzo a quadro quando la spensieratezza muta in dramma; nella cupezza della Barrière d’Enfer come nella soffitta del finale, quel guizzo colorato e clownesco non lascia (e non lascerà mai) il posto all’epilogo triste e funesto; è come se la voglia di riscatto e di sfida nei confronti destino aleggi nelle intenzioni del regista. Tutto sembra contundere con la musica, soprattuto nel finale, ma quei guizzi di colore rappresentano davvero quella “speranza” cantata dal poeta Rodolfo nel primo quadro che andrà anche oltre l’urlo straziante per la morte di Mimì aprendo le porte ad un domani che ognuno può immaginare seguendo il suo cuore e le sue emozioni.
Le foto sapranno dire molto più delle mie parole. Voglio solo ricordare, quale momento davvero emozionante, il passaggio tra il primo ed il secondo quadro, allorché la povera soffitta dei quattro studenti, magicamente (per mano di un attore che ruota la chiave di un carillon) si trasforma nel Café Momus e l’apoteosi dell’allegrai festante della vigilia di Natale pervade il Teatro genovese.

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Le luci di Luciano Novelli, riprese da Angelo Pittalunga completano il suggestivo allestimento.
Nei panni di Mimì un’emozionante Serena Gamberoni che non fatica ad esternare i sentimenti più veri e toccanti della dolce fanciulla; bei colori vocali, convincenti intenzioni si fondono con le note orchestrali in un dialogo sempre ben misurato ed equilibrato.
Ottimo anche il Rodolfo di Matteo Lippi (in sostituzione dell’indisposto tenore Celso Albelo) che, nonostante un suono tendenzialmente un po’ nasale, non fatica nell’affrontare il ruolo con un fraseggio ed una dizione pressoché perfette.
Nei panni di Marcello si rivela un grande mattatore della scena il baritono Alberto Gazale che fa emergere un’ars scenica di notevole spessore. La sua lunga esperienza di palcoscenico non delude affiancandosi ad essa una squillante e bronzea linea di canto che fa del fraseggio e della cura della parola il suo fiore all’occhiello.
Frizzante, spassosa, civetta, ma anche mansueta e docile, la Musetta di Francesca Benitez; il suo canto è melodioso e gli accenti sono sempre appropriati al momento drammaturgico.
Colline trova in Romano Dal Zovo un eccellente interprete che ben si amalgama con gli altri e commuove con la sua pagina solistica del quarto atto Vecchia Zimarra.
Completa l’allegra compagnia il baritono Italo Proferisce nei panni di un ieratico Schaunard dimostrandosi un valido interprete ed un bravo attore.
A completamento del cast note positive per Matteo Peirone nella doppia veste di Benoît e Alcindoro.
Ottimi i due mimi: Luca Alberti e Cristina Bachetti.
Grande apprezzamento anche per il Coro della Fondazione genovese diretto e preparato dal M° Francesco Aliberti come per quello delle voci bianche diretto dal M° Gino Tanasini.
Una bellissima scoperta è stata la presenza sul podio del M° Leonardo Sini che, nonostante la giovanissima età, ha dimostrato profonda conoscenza della partitura, regalando momenti di pura estasi sonora. Il colore e le intenzioni sono sempre state accompagnate da una profonda intesa con il palcoscenico che non si è mai sentito orfano del suo gesto rassicurante. L’età anagrafica è solo un dettaglio: se nel cuore e nell’anima si riesce a leggere oltre le note, come ha fatto il nostro direttore, l’animo dello spettatore traghetta in quell’oasi paradisiaca che sempre regala l’ascolto della Musica di Giacomo Puccini.
Sala piena oltre ogni limite di tanta gioventù festante.
(La recensione di riferisce alla recita del 29 dicembre 2019).

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il direttore Leonardo Sini
Sotto in sequenza: Matteo Lippi (Rodolfo); Alberto Gazale (Marcello); Serena Gamberoni (Mimì)
Al centro in sequenza: panoramica sulla soffitta del primo quadro; e sul quartiere latino del secondo quadro
In fondo: Francesca Benitez (Musetta); ancora la Gamberoni e Lippi nel quarto quadro





Pubblicato il 18 Novembre 2019
Prima volta della ''Ägyptische Helena'' con Welser-Möst, Bechtolf, Merbeth e Schager
Scala, un nuovo Strauss a Milano servizio di Francesco Lora

191117_Mi_00_DieAgyptischeHelena_RicardaMerbeth_phBresciaAmisanoMILANO – Un libretto amabilmente sconclusionato di Hugo von Hofmannsthal, dove il mito omerico e il teatro euripideo sono ulteriormente contaminati con il fantastico di una maga, quattro elfi e un’oracolare conchiglia onnisciente. Una musica che su quella drammaturgia senza bussola – un ritratto della psiche all’indomani della prima guerra mondiale? – vorrebbe giocare di pari ironia, conversando come in Ariadne auf Naxos, e finisce invece col tendere al bombastic. Si parla della Ägyptische Helena: ossia del lavoro di un Richard Strauss a due terzi della propria carriera operistica, battezzato prima a Dresda nel 1928 e poi (revisionato) a Salisburgo nel 1933; ossia di un’opera che, dal secondo dopoguerra a oggi, ha battuto perlopiù l’area mitteleuropea, come chicca per intenditori e collezionisti dell’ascolto; ossia di un titolo che in Italia ha fatto capolino soltanto nel 2001, nell’àmbito della raffinata programmazione del Teatro Lirico di Cagliari, quando si fece addirittura ricorso alla versione di Dresda (rarità nella rarità).
Negli ultimi anni il Teatro alla Scala ha mostrato una speciale attenzione al catalogo straussiano, alla riabilitazione di titoli scivolati fuori da una regolare fruizione nel contesto internazionale nonché alla rappresentazione, urgente appunto poiché intempestiva, di opere mai comparse sulla scena milanese.

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All’intersezione dei tre indirizzi corrisponde il recente nuovo allestimento della Ägyptische Helena, con le sue sette recite dal 6 al 23 novembre e un pubblico di certo più motivato che numeroso.
Regìa di Sven-Eric Bechtolf, scene di Julian Crouch e costumi di Mark Bouman: con i garbati modi drammaturgici di questi tre principali artefici, si finge che l’azione esca in piena concretezza da una grossa radio degli anni Trenta, come una fiaba che non voglia accontentarsi d’essere soltanto letta. Tanto basta perché il pubblico sia persuaso a stare al gioco di un’opera teatralmente bislacca, e perché il discorso musicale proceda nel contempo rispettato, raggiante, ammirato, integro, pronto a entrare nella conoscenza di una nuova platea e più nazionale che cittadina.
Si ascolta uno tra i massimi conseguimenti direttoriali di Franz Welser-Möst, che conduce l’orchestra scaligera a una sorprendente trasfigurazione tecnica: la collezione di timbri, colori, gorghi e scoppi illustra di quale salute goda oggi la compagine, italiana nel cordiale equilibrio fra sezioni ma rombante quanto richiede il repertorio germanico.
Solida la coppia dei protagonisti: a un capo v’è la Helena di Ricarda Merbeth, poco incline alla sfumatura tenera, amorosa o seducente, ma smaltata e poderosa nel cavalcare le alluvioni sinfoniche in uscita dal golfo mistico; all’altro capo v’è il Menelas di Andreas Schager, sfiancante parte di Heldentenor affrontata con pragmatismo, schietta simpatia, divertimento. Un canto sfilacciato e affiochito, poco congruo alla gigantesca sala, ma anche un’inossidata classe retorica si trovano negli interpreti che subito seguono in grado: Eva Mei come Aithra e Thomas Hampson come Altair. Impeccabili i caratteristi: Attilio Glaser come Da-ud, Tajda Jovanovič e Valeria Girardello come Serve, Claudia Huckle come Conchiglia.

Crediti fotografici: Brescia/Amisano per il Teatro alla Scala
Nella miniatura in alto: Ricarda Merbeth (Helena)
Al centro: panoramica di Brescia/Amisano sull'allestimento
Sotto: ancora Ricarda Merbeth, Eva Mei (Aithra) e Andreas Schanger(Menelas)





Pubblicato il 26 Giugno 2019
La Scala va alla grande sullIapproccio alle opere verdiane meno frequentate
Masnadieri una lezione d'oro servizio di Francesco Lora

190626_Mi_00_Masnadieri_FabioSartori_phBresciaArmisanoMILANO, 21 giugno 2019 – Esiste, sì, un Verdi classificato come minore: quello di Oberto e di Alzira, del Corsaro e di Aroldo, per dire quattro opere dal periodo del primo esordio a quello delle piene facoltà. Ma il repertorio corre nel tempo e non è affatto fisso. Con quelle menzionate, vi sono altre opere neglette. Ma fino a che punto si può ritenere minore  La battaglia di Legnano, innalzata sugli scudi alle sue primissime recite, rispolverata per il glorioso sant’Ambrogio 1961 e oggi proposta con una certa regolarità? Benché cronologicamente schiacciato tra Luisa Miller e Rigoletto, è forse minore lo Stiffelio a monte di Aroldo, che scrostato dalle censure parla con viepiù sconvolgente attualità? Lo status di minore dovrebbe poi magari estendersi a titoli poco rappresentati null’altro che per l’ingente richiesta di mezzi, come nel caso di Jérusalem, il grand opéra lievitato a dismisura sul torso dei Lombardi alla prima crociata?
E a proposito di altri titoli sottoposti a rifacimento, la conoscenza del Macbeth fiorentino, del Simon Boccanegra veneziano e del Don Carlos parigino non è forse la condizione onde comprendere il perché – ma anche gli occasionali limiti – delle relative ultime versioni? Quel che si può dire: il catalogo di Verdi – e anzi qualsivoglia opera – lega gran parte della propria fortuna all’iniziativa commerciale promossa nella sua epoca e alla rivalutazione, talvolta imprevedibile, intervenuta in quelle successive.

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Quel che poi è certo: arbitra della fortuna di ciascuna partitura è la qualità dei suoi interpreti; guai a risvegliare un lavoro dormiente senza possederne le risorse adeguate, magari usando a pretesto e ombrello la formazione di cantanti giovani e immaturi.
190626_Mi_03_Masnadieri_particolare_phBresciaArmisanoCon sette alzate di sipario dal 18 giugno al 7 luglio 2019, in questi giorni il Teatro alla Scala sta dando una lezione d’oro, che aiuta a mettere in ordine i pensieri sopra snocciolati.
L’opera rappresentata è un’altra nel novero delle minori di Verdi: I masnadieri.
E la lettura datane a Milano – mancava da quarantun anni – basta a smuovere ammirazione per quel testo. L’ammirazione è teatrale, mediante il nuovo allestimento con regìa di David McVicar, scene di Charles Edwards e costumi di Brigitte Reiffenstuel: nessuna trasposizione spazio-temporale – esultate! – rispetto al militaresco mondo germanico di metà Settecento; virtuosismo di austere scene colossali, con tanto di fiamme vive appiccate, e di puntiglio filologico nel vestiario; sottilissimo lavoro gestuale con i cantanti, che uno per uno tengono il palcoscenico con disinvoltura insolente.
Il punto debole è nell’unica licenza: quella di subordinare l’azione alla presenza muta di un mimo nei panni di Friedrich Schiller, l’autore della tragedia e l’ispiratore del libretto, il quale si aggira immaginando gli eventi, immedesimandosi nei personaggi, compatendo i loro affetti e scrivendo insomma il dramma. Punto debole: non perché l’idea sia da rigettare a priori, ma poiché non è immediata a decodificarsi. Lo dimostrano i commenti dei vicini di posto, vergini di quanto dichiarato dal regista e dunque spronati a scambiarsi spiegazioni: v’è chi vede una personificazione della coscienza umana, chi un inedito terzo fratello Moor da affiancare al protagonista Carlo e all’antagonista Francesco, chi, infine, un ignoto cronachista senza collegamento a Schiller. La sovrastruttura innesca involontariamente un’estetica opera aperta.
Sul versante musicale, la concertazione di Michele Mariotti è addirittura consolatoria: vi si riconosce ciò che si desidererebbe sempre, che di rado si trova e che si dispera di ritrovare nell’indomani. Ossia: la conoscenza stilistica del passo teatrale verdiano conseguita non come arretramento rispetto al verismo, ma come evoluzione del romanticismo di Rossini e successori; l’instancabile palpito di colori non chiesto per calligrafia a un’orchestra in stato di grazia, ma suscitato dalle evidenze della partitura (a loro volta palesate dai colori: e siamo da capo); l’apparente libertà concessa ai cantanti, fatta credere dall’agio che esibiscono, mentre è Mariotti a non recedere di un passo dalle proprie esatte intenzioni; la mobilità agogica che procura sorpresa espositiva e pregnanza espressiva a ogni frase, e conferma nei Masnadieri un’opera incapace di ruffianeria ma scrigno di eleganza.
Senza rivali l’Amalia di Lisette Oropesa, finalmente una virtuosa con carte in regola per una parte che esige tanta esuberante risonanza quanta esterrefazione lirica, fino a trilli e passaggi che implicano – e qui trovano – il capolavoro tecnico.
Come Carlo, Fabio Sartori supera sé stesso per squillo facile, fraseggio impegnato e pervicace volontà di ergere un personaggio appassionato.
Vertiginoso Michele Pertusi come Massimiliano, sfarzoso di pasta, erudito nel porgere, monumentale e insieme affranto nella plastica ampiezza di cavata.
In una tra le prove più accurate e smaltate Massimo Cavalletti: la parte di Francesco gli calza meno larga del previsto.
Di pregio il comprimariato: Francesco Pittari come Arminio, Alessandro Spina come Moser, Matteo Desole come Rolla. Coro come in nessun altro teatro al mondo.

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Crediti fotografici: Brescia Armisano per il Teatro alla Scala di Milano

Nella miniatura in alto: il tenore Fabio Sartori (Carlo)
Sotto in sequenza: panoramiche e scena particolare dell'allestimento curato dal regista David McVicar






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Parliamone
Ecco la Carmen venuta da Ravenna
intervento di Athos Tromboni FREE

200208_Fe_00_Carmen_MartinaBelli_phZaniCasadioFERRARA - Un successo annunciato, quello della Carmen di Georges Bizet proveniente dal Teatro Alighieri di Ravenna dove era andata in scena quale ultimo spettacolo della “Trilogia d’Autunno” nel novembre scorso. Si sapeva che il regista Luca Micheletti era un giovane baritono interprete anche del ruolo di Escamillo (peraltro non in scena a Ferrara nel Teatro Abbado dove ha lasciato il posto al collega Andrea Zaupa, limitandosi a fare la regia già proposta a Ravenna); si sapeva che il pubblico romagnolo aveva accolto quella regia con lunghi applausi e ovazioni, replicate qui dal pubblico ferrarese; si sapeva che nel ruolo eponimo aveva brillato una giovane promessa (promessa già mantenuta, diciamo oggi) che risponde al nome di Martina Belli.
Tutto questo si sapeva. E concordiamo con quanto scrisse
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Ballo and Bello
Cenerentola č anche un balletto
servizio di Attilia Tartagni FREE

200218_Ra_00_Cenerentola_VeronicaGaldo_phMicheleMonastaRAVENNA - Quante Cenerentole abbiamo conosciuto ed amato, prima di questo appuntamento della stagione di Opera e Danza al Teatro Alighieri di Ravenna il 15 e il 16 gennaio 2020? Dopo Perrault e i Fratelli Grimm, gli scrittori che la rubarono alla tradizione orale, questa fiaba dalle origini antiche ha ispirato compositori, cineasti, autori di musical, disegnatori
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Eventi
Ecco il Festival Puccini 2020
redatto da Athos Tromboni FREE

200216_TorreDelLago_00_FestivalPuccini2020_GiorgioBattistelliTORRE DEL LAGO (LU) - Il  Festival Puccini 2020 celebra il suo genius loci con la messa in scena di cinque titoli a cui faranno da corollario  interessanti nuove proposte.  «Un Festival con una forte connotazione europea – come ama definirlo il neo direttore artistico Giorgio Battistelli - tra tradizione e contemporaneità ma ben legato alle  sue radici
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Opera dal Centro-Nord
Tosca approda al Goldoni
servizio di Nicola Barsanti FREE

200216_Li_00_Tosca_LeoAn_phAndreaSimiLIVORNO - Il nuovo allestimento della Tosca  di Puccini del regista, scenografo e costumista Ivan Stefanutti, co-prodotto con il Teatro di Pisa e con il Teatro del Giglio di Lucca arriva alla sua ultima rappresentazione stagionale nel Teatro Goldoni di Livorno. L’ampio palcoscenico del teatro livornese conferisce alla scena maggiore equilibrio e dinamicità
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Concorsi e Premi
Farnocchia insignita del Mascagni d'Oro
servizio di Attilia Tartagni FREE

200215_00_BagnaraDiRomagna_PremioMascagniDOro_SerenaFarnocchiaBAGNARA DI ROMAGNA (RA) - La lirica non è l’unica attrattiva di Bagnara di Romagna ma è fra le più importanti vantando una tradizione pluridecennale che la colloca  fra i suoi luoghi-culto. Domenica 9 febbraio 2020 essa è tornata prepotentemente all’Auditorium di Bagnara in uno degli appuntamenti più prestigiosi e attesi organizzati dal
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Arena ecco il cast stellare
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200214_Vr_00_PresentazioneCastArena2020_DiegoMatheusVERONA – Presentazione del 98° Festival (titoli in programma e cast) con suspence, giovedì 13 febbraio 2020, nel Teatro Filarmonico: la mattina la stessa presentazione era stata fatta a Milano, il pomeriggio alle 16,30 era prevista la replica a Verona, sennonché tutto lo staff (la sovrintendente della Fondazione, Cecilia Gasdia, il
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La Vacatello sa emozionare
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200212_Fe_00_RecitalPianisticoMariangelaVacatello_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La pianista Mariangela Vacatello lascerà un ricordo indelebile negli spettatori di Ferrara Musica, perché il suo recital eseguito martedì 11 febbraio 2020 nel Teatro Comunale Claudio Abbado è di quelli che non si scordano. Si è presentata con molta semplicità e molta sicurezza di sé, in un programma che ha mischiato novità e grande repertorio solistico
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Vocale
Due concerti Mikrokosmi
servizio di Attilia Tartagni FREE

200211_Ra_00_Mikococosmi_GiuseppeFaustoModugnoRAVENNA - In Sala Corelli, nel ridotto del Teatro Alighieri è iniziata la 22° edizione di Mikrokosmi, concerti mattutini della domenica organizzati dalla Scuola musicale Mikrokosmos di Ravenna con la direzione artistica di Barbara Valli. E’ stato particolarmente interessante l’incipit del 19 gennaio 2020 quando, all’insegna delle celebrazioni del 250°
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Opera dal Centro-Nord
Il dittico del Trittico
servizio di Attilia Tartagni FREE

200204_Ra_00_SuorAngelica_phFilippoBrancoliPanteraRAVENNA - Il Puccini del Trittico su versi di Giovachino Forzano, che debuttò a New York nel 2018, non è quello di Bohème o di Tosca dove imperano le grandi arie espansive: per i più, questo, è un Puccini minore; ma per i musicologi è un Puccini di maggior respiro europeo. Al Teatro Alighieri il 31 gennaio e il 2 febbraio 2020, di quel Trittico, sono andati in
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Opera dall Estero
La bella Bohčme di Monte Carlo
servizio di Simone Tomei FREE

200128_MonteCarlo_00_LaBoheme_IrinaLungu_phAlainHanelMONTE CARLO - Un inizio di anno 2020 sontuoso alla Salle Garniér dell’Opéra di Montecarlo nel solco del grande repertorio pucciniano per il proseguire della stagione monegasca 2019-2020. L’allestimento de La Bohème di Giacomo Puccini porta la firma registica di Jean-Louis Grinda con una produzione che va nella direzione della più marcata tradizione
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Libri in Redazione
Parliamo di Leone, Mirella e Luciano
recensione di Athos Tromboni FREE

200127_Libri_00_LaBambinaSottoIlPianoforte_MicaelaMagieraMicaela Magiera
La bambina sotto il pianoforte
Edizioni Artestampa, Modena, pagg. 230, euro 18
Il sottotitolo di questo libro è indicativo come un sommarietto: «Storie d'amore e di musica nella Modena di Mirella Freni, Leone Magiera e Luciano Pavarotti»; sì perché l'autrice, Micaela Magiera,
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Opera dal Centro-Nord
Risurrezione nel teatro fiorentino
servizio di Simone Tomei FREE

200123_Fi_00_Risurrezione_AnneSophieDuprels_phMicheleMonastaFIRENZE - Qual è la via da percorrere per arrivare all’espiazione di un atto d’amore che la società considera come colpa? Per Katerina Mikalowna (alias Katiuscia) è stata quella di scendere fino agli inferi, toccarne il fondo e da lì risorgere e tornare a rivivere i sentimenti della fanciullezza e quindi risorgere. Risurrezione di Franco Alfano è la storia di questa
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Opera dal Centro-Nord
Turandot, primo e secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

200122_Pr_00_Turandot_GiuseppeFrigeniPARMA - La città di Giuseppe Verdi, eletta Capitale Italiana della Cultura 2020, ha dao il via alla stagione lirica del Teatro Regio con la Turandot di Giacomo Puccini; l'ultimo capolavoro del genio lucchese prende vita con un allestimento nato a Modena nel 2003 e che porta la firma di Giuseppe Frigeni (regia, coreografia, scene e luci), coadiuvato dalla di lui
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Classica
Riccardo Muti e la Cso un trionfo
servizio di Nicola Barsanti FREE

200122_Fi_00_RiccadoMuti-Cso_miniaturaFIRENZE - Grandi ovazioni da parte del pubblico hanno accolto il Maestro Riccardo Muti, tornato sul podio del Maggio Musicale Fiorentino con la sua fidata Chicago Symphony Orchestra, compagine orchestra che  mancava da Firenze dal lontano 20 settembre 1974 (per l’occasione aveva suonato al Teatro Comunale sotto la direzione di Sir Georg Solti).
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Echi dal Territorio
AmaDeus ex Mantova celebra il genio
servizio di Laura Gatti FREE

200121_Mn_00_AmaDeus_MozartATrediciAnniMANTOVA - Dal 10 al 20 gennaio 2020 Mantova ha vissuto un grande momento musicale e culturale con “AmaDeus ex Mantova”, riuscitissima iniziativa di Oficina OCM in collaborazione con l’Accademia Nazionale Virgiliana e con il sostegno dell’Amministrazione Comunale, tendente a restituire ai mantovani (come ha affermato il maestro Carlo
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Opera dal Centro-Nord
Gilda nella gabbia di Rigoletto
servizio di Simone Tomei FREE

200118_Lu_00_Rigoletto_DevidCecconi_phRolandoPaoloGuerzoniLUCCA - Rigoletto di Giuseppe Verdi approda al Teatro del Giglio in una coproduzione realizzata con la Fondazione Teatro Comunale di Modena e con la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara. Un allestimento la cui realizzazione sembra andare nell'ottica della sottrazione (nella lettura delle didascalie testuali) depurando scene e costumi per una
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Opera dal Centro-Nord
Serse adatto al pubblico moderno
servizio di Attilia Tartagni FREE

200112_Ra_00_Serse_AriannaVenditelli_phAlfredoAnceschiRAVENNA - La stagione d’opera 2020 del Teatro Alighieri si è aperta il 10 e il 12 gennaio portando per la prima volta a Ravenna il Serse,  una delle tante opere scaturite dal genio prolifico di Georg Friedrich Händel, il cui debutto avvenne al  King’s Theatre di Londra il 15 aprile 1738.
Ottavio Dantone al clavicembalo e alla direzione
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Opera dal Nord-Est
Ottimo Boris Godunov
servizio di Rossana Poletti FREE

200111_Ts_00_BorisGodunov_AnissimovAlexanderTRIESTE - Teatro Verdi. Va in scena a Trieste il Boris Godunov, capolavoro del compositore russo Modest Petrovič Musorgskij, a cura del Dnepropetrovsk Academic Opera Ballet Theater di Dnipro in collaborazione con la Fondazione Lirica di Trieste. Si propone nella versione del 1872, con la revisione originale di Alexander Anissimov, attuale direttore
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Personaggi
Ventre e Simoncini i due Calaf
intervista di Simone Tomei e Angela Bosetto FREE

200110_Pr_00_GiacomoPucciniPARMA - Venerdì 10 gennaio 2020, il Teatro Regio di Parma inaugurerà la Stagione lirica con Turandot, l’ultimo capolavoro di Giacomo Puccini, diretto da Valerio Galli e proposto nell’allestimento del Teatro Comunale di Modena, firmato da Giuseppe Frigeni (regia, coreografia, scene e luci) con  costumi di Amélie Haas. Ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata con i
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Opera dal Centro-Nord
Ritorno di Bohčme, primo e secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

200105_Fi_00_LaBoheme_FrancescoIvanCiampa_phMicheleMonastaFIRENZE - Di questa produzione di Bohème, andata in scena al Teatro del Maggio Fiorentino nello scorso periodo natalizio, già parlai nel settembre del 2017 (qui potete leggere il mio intervento). Sebbene in questa ripresa il posizionamento delle scene sembri essere più funzionale alla drammaturgia, i problemi strutturali del palcoscenico fiorentino
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Vocale
Natale alla Scala con Berlioz
servizio di Francesco Lora FREE

200102_Mi_00_ConcertoBerlioz_HectorBerliozMILANO – «Il coro dei pastori è molto più moderno (dell’ouverture) e bisogna essere ignoranti come una carpa (sic) per credere che un maestro di cappella del Settecento abbia mai immaginato la modulazione che si trova nel mezzo di questo coro»: così Hector Berlioz scriveva a Théophile Gautier, intorno al Natale 1853, a proposito della sua
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Echi dal Territorio
La Delfrate e i giovani talenti
servizio di Laura Gatti FREE

200102_Mn_00_ConcertoDiCapodanno_CarlaDelfrateMANTOVA - A pochi giorni dal successo, in un Duomo gremitissimo, del Concerto di Natale diretto autorevolmente dal M° Luca Bertazzi, titolare della cattedra di Musica d’insieme, l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “L. Campiani” si è presentata al Teatro Sociale mercoledì 1° gennaio 2020 per il tradizionale “Concerto di Capodanno”.
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Opera dal Nord-Ovest
Ottima la Bohčme tutta colorata
servizio di Simone Tomei FREE

191231_Ge_00_LeonardoSiniGENOVA - Lo stupore, la magnificenza, il brio, l’elettricità che si sprigiona nell’aria non possono lasciare indifferente (se non addirittura a bocca aperta) lo spettatore che entra nella grande sala del Teatro Carlo Felice di Genova per assistere a La bohème di Giacomo Puccini: il pannello che sostituisce il sipario ci offre una già un’anticipazione di quello che sarà la visione dei 
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Opera dal Nord-Est
Una bella Madama Butterfly
servizio di Simone Tomei FREE

191224_Vr_00_MadamaButterfly_FrancescoOmmassini_EnnevifotoVERONA - Con la fine del 2019 volge al termine anche la stagione autunnale della  Fondazione Arena; il percorso di questo “Viaggio in Italia”, iniziato nel mese di ottobre, si conclude con l’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Sono quasi trent’anni (precisamente dal 1991) che questo titolo latita dalla sale del Teatro Filarmonico (più volte
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Opera dal Nord-Est
Turandot e Aida un'apertura kolossal
servizio di Rossana Poletti FREE

191215_Ts_00_KatiaRicciarelliTRIESTE - Teatro Verdi. E' stata una straordinaria doppia apertura della stagione lirica al Verdi di Trieste, quella che ha visto in scena in alternaza la Turandot di Giacomo Puccini e l'Aida di Giuseppe Verdi. Un teatro, che non ha grandi spazi e tecnologie sul palcoscenico, ha dovuto operare su una scena in gran parte comune per i due allestimenti,
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Opera dal Centro-Nord
L' Ernani che traballa
servizio di Simone Tomei FREE

191215_Pi_00_Ernani_AlexandraZabala _phFinottiPISA - Al Teatro Verdi nell’attuale stagione lirica, un allestimento del 1999 incornicia la vicenda dell’Ernani di Giuseppe Verdi; l’autore originario della messinscena è Beppe de Tomasi che propose questa regia per il Teatro Massimo di Palermo ed è qui ripresa da Pier Francesco Maestrini; alle luci Bruno Ciulli mentre le scene ed i costumi sono di Francesco Zito.
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Dischi in Redazione
Sentire l'amore secondo Mirael
recensione di Athos Tromboni FREE

191214_Dischi_00_MiraelCD audio "Sentire l'amore"
MIRAEL
Produzione: Studio Suonamidite (Empoli)
Reperibilità:
www.mirael.it
Ha scelto un nome d'arte - Mirael - che significa «guarda Lui» dove «Lui» è sinonimo di Amore. Così la giovane cantautrice ferrarese Pia Pisciotta si presenta al pubblico con il proprio nuovo (e primo) CD
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Operetta and Musical
My Fair Lady chiude la stagione
servizio di Salvatore Aiello FREE

191209_Pa_00_MyFairLady_NancySullivanPALERMO - Il Teatro Massimo, introducendo al clima delle festività natalizie, ha scelto di concludere la Stagione d’Opera (sarà il prossimo Schiaccianoci a concludere quella del Balletto) col riproporre, dopo lunghi anni, il musical. E’ andato quindi scena My Fair Lady su libretto e testi di Alan Jay Lerner e musica di Frederick Loewe, tratto dal
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Vocale
Figure del femminino al Giglio
servizio di Nicola Barsanti FREE

191201_Lu_00_FigureDelFemminino_RosellaIsola_phAndreaSimiLUCCA - La serata inaugurale della sesta edizione dei Lucca Puccini Days svoltasi presso il Teatro del Giglio di lucca sabato 30 novembre 2019, ha proposto al pubblico un significativo viaggio musicale tutto al femminile. Come già anticipato dal titolo Figure del femminino nel melodramma ottocentesco: un viaggio alla scoperta delle donne nell’opera
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Echi dal Territorio
Concerto di imponente vocalitā
servizio di Attilia Tartagni FREE

191130_Lugo_00_Concerto24Novembre_MarialuceMonariLUGO DI ROMAGNA (RA) - Come da tradizione, il Circolo Lirico Giuseppe Verdi di Lugo si apprestava ad allestire a fine anno un’opera lirica ma la chiusura per lavori del Teatro Rossini lo ha fatto optare per il “Grande concerto lirico” di domenica 24 novembre nella Sala polivalente del Circolo “Gli amici del Tondo” di Lugo, che per inciso è anche sede
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Opera dal Centro-Nord
Belle Nozze disegnate da Gasparon
servizio di Simone Tomei FREE

191126_Li_00_NozzeDiFigaro_JacopoSibariDiPescasseroli_phAugustoBizziLIVORNO - «Questo ritorno dopo quasi due secoli della commedia per musica mozartiana, costituisce il primo capitolo di un progetto tutto toscano, ideato in coproduzione con il Teatro Verdi di Pisa e il Teatro del Giglio di Lucca, dedicato alla riproposta nei nostri Teatri di tradizione della storica Trilogia mozartiana sui libretti di Lorenzo
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