Pubblicato il 31 Ottobre 2021
Le direzioni di Chailly e Fasolis sono punto di forza migliore delle regėe di Muscato e Andō
ŦBarbiereŧ e ŦTurcoŧ, Rossini alla Scala servizio di Francesco Lora

20211031_Mi_00_IlBarbiereDiSiviglia_RiccardoChaillyMILANO - Prima che La Calisto di Cavalli e L’elisir d’amore di Donizetti chiudano la stagione d’opera del Teatro alla Scala, nella ripresa dopo la pausa estiva il cartellone milanese è stato improntato al Rossini buffo con una trilogia: L’italiana in Algeri per quattro recite dal 10 al 18 settembre 2021, nell’impolverato ma insostituibile allestimento con regìa, scene e costumi di Jean-Pierre Ponnelle; Il barbiere di Siviglia per sei recite dal 30 settembre al 15 ottobre 2021, in una nuova produzione che non scalzerà la sua classica omologa ponnelliana; non La Cenerentola, infine, bensì Il turco in Italia, per cinque recite dal 13 al 25 ottobre 2021, nel seminuovo allestimento visto una sola sera, il 22 febbraio 2020, prima che l’emergenza sanitaria imponesse la più lunga delle quarantene.
Passato il turno dell’Italiana, vale la pena di trattare insieme Il barbiere e Il turco, non solo per il loro intreccio di date, ma anche per aspetti di parallelismo o complementarità tra i due spettacoli. Punto di forza, per entrambi, è la direzione dell’orchestra, da intendersi proprio e anzitutto come rapporto ottimale tra il concertatore e i professori: due modi antitetici ma entrambi attendibili.
Riccardo Chailly, nel Barbiere, adotta un organico ridotto negli archi – a proposito: si è finalmente tornati a due strumentisti per leggio – e lo fa comunque incedere in punta di piedi; evidenzia con cordiale fraseggio e morbida sonorità di tradizione la continuità stilistica tra Rossini e il modello viennese di Haydn e Mozart; dà però l’impressione di sentirsi ormai stretto in questa partitura frammentata in piccoli “numeri” e scarsa di respiro sinfonico.

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20211031_Mi_04_IlTurcoInItalia_DiegoFasolisDiego Fasolis, nel Turco, osa invece tutto il possibile e anziché invitare all’eleganza riscuote al ristudio: la sua orchestra passa dal ronzio allo scoppio e dallo strappo al sussurro, con estroversa mobilità agogica e timbrica, restaurando anche l’antica prassi del pianoforte accompagnatore, che suona sempre con l’orchestra ricavandosi una parte dalla lettura del basso. Entrambi i direttori, tuttavia, lasciano la tastiera da sola nel sostenere i recitativi secchi, contro l’uso corretto del trio con violoncello e contrabbasso, tanto più necessario nella vastità del teatro milanese; ed entrambi ammettono tagli nei medesimi recitativi, lasciando professionalmente intatti i “numeri”. A questo proposito, delicato è il caso del Turco, opera che nella sua tradizione ha accumulato ben cinque brani, su diciotto, dovuti a collaboratori o rielaboratori ignoti: la cavatina e l’aria di Geronio, la sortita di Narciso, il sorbetto di Albazar e l’intero Finale II; Fasolis li dirige tutti, anche quando i due brani di Geronio siano da intendersi, storicamente, alternativi l’uno all’altro, o quando i brani apocrifi determinino ingenue sospensioni del ritmo teatrale e musicale. Ma è pur sempre meglio ricevere qualcosa in più che soffrire qualcosa in meno.

Il barbiere ha regìa di Leo Muscato, scene di Federica Parolini e costumi di Silvia Aymonino; Il turco ha regìa di Roberto Andò, scene di Gianni Carluccio e costumi di Nanà Cecchi. Considerate le vie interpretative intraprese, fa gioco riferire in primo luogo del Turco. L’opera è metateatrale nella natura stessa del suo testo: Andò la asseconda con fare didascalico, come se la si stesse offrendo a un pubblico straniero, e si concede qualche neutra intemperanza (si veda, per esempio, il sorbetto di Albazar, mutato in provino del personaggio-attore davanti al poeta-drammaturgo, con tanto di espansione del recitativo ante).
Anche Muscato, però, si picca di dare del Barbiere una lettura metateatrale, cosa nient’affatto insita nel testo: il Conte d’Almaviva diviene così un direttore d’orchestra ospite del teatro, Bartolo l’impresario, Rosina la ballerina étoile che – quale ne è la logica? – prende nel contempo lezioni di canto, Figaro il tuttofare che non rinuncia a radere barbe ma si presta anche come suggeritore, Basilio un improbabile cappellano dell’istituzione, Berta la segretaria e Fiorello il primo violino. Il problema è che questa stravagante ridistribuzione non già di ruoli, ma di mestieri nulla insegna di nuovo al pubblico circa l’opera cui sta assistendo: sul palcoscenico della Scala, macchina perfetta e connotata quant’altra mai, si vede paradossalmente rappresentata una vita teatrale incoerente, poco chiara, che non esiste, mista di prosa, canto e danza, nella quale, per giunta, ogni personaggio-nel-personaggio si esprime con le mossettine affettate e caccolose inflitte dalla tradizione più trita.

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Quanto alle compagnie di canto, si distinguono per correttezza e ubbidienza più che per genio e virtuosismo. Nel Barbiere, la consolidata esperienza di Antonino Siragusa, come Conte, si lascia alle spalle quasi tutti: di certo l’attenta ma fredda Rosina di Svetlina Stoyanova, nonché il pur simpaticissimo Figaro di Mattia Olivieri, che riempie la sala di Piermarini più col gesto che col suono; l’altro veterano, Nicola Ulivieri, come Basilio, non concede il fianco, mentre Marco Filippo Romano, come Bartolo, è un salvifico concentrato di arte buffa.
Nel Turco si conferma il sospetto di vocalisti cui la Scala stia dando più di quanto essi possano dare alla Scala: Erwin Schrott istrioneggia esuberante come Selim, Rosa Feola è puntuale in tecnica e battute di Fiorilla, Giulio Mastrototaro non teme i sillabati di Geronio, Siragusa sguazza bene in Narciso come nel Conte, Alessio Arduini è un Prosdocimo di dizione incisiva e Manuel Amati un Albazar dal porgere incantevole. La tradizione del Turco, però, è stata prodiga di Callas, Devia e Bartoli, Ramey, Raimondi e Pertusi, Dara, Corbelli e De Candia vari: onde anche il melomane sulla quarantina potrà controbattere a questi, onesti, con ben altri elettrizzanti ricordi.

Crediti fotografici: Marco Brescia & Rudy Amisano per il Teatro alla Scala di Milano
Nella miniatura in alto: il direttore del Barbiere di Siviglia, Riccardo Chailly
Sotto: scene da Il barbiere di Siviglia
Nella miniatura al centro: il direttore del Turco in Italia, Diego Fasolis
Sotto: scene da Il turco in Italia





Pubblicato il 05 Marzo 2020
L'opera lirica č tornata finalmente a Mantova nel Teatro Sociale
Rigoletto sė ma Traviata ha il coronavirus servizio di Laura Gatti

200305_Mn_00_Rigoletto_MarzioGiossiMANTOVA - È risaputo che la città virgiliana, a differenza delle altre città limitrofe, da molti anni non ha più la sua tradizionale stagione lirica al Teatro Sociale, con conseguente allontanamento del pubblico di appassionati, i cosiddetti “melomani”. Una grave perdita culturale, se pensiamo, tra l’altro, che Mantova è stata la culla del melodramma con L’Orfeo di Claudio Monteverdi. Avevamo una stagione della durata di circa due mesi, che animava la città e la provincia, a cui partecipavano i più acclamati cantanti del tempo.
C’era inoltre l’attivissimo “Club della Lirica” con molti soci e una programmazione ricca di concerti vocali. I frequentatori del teatro d’opera di una certa età ricordano con particolare nostalgia le recite dei giovani Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Placido Domingo, Leo Nucci, il felicissimo debutto con La bohème, nel 1969, della giovanissima Katia Ricciarelli e l’applauditissimo Otello con Mario Del Monaco un anno dopo, sempre a teatro esaurito.
Ora, alla ricerca di un nuovo pubblico, ci ha pensato la meritevole ”Amministrazione Italiana Musica in Scena” con la proposta di due opere di grande popolarità come Rigoletto e La traviata di Giuseppe Verdi, nel quadro degli spettacoli di vario genere programmati per la stagione 2019/2020 proprio del Teatro Sociale.
Rigoletto, andato in scena venerdì 6 Febbraio 2020, ha segnato un felice ritorno alla lirica da parte di un pubblico numeroso. Presenti molti giovani, tra i quali abbiamo notato una ventina di studenti cinesi del Conservatorio “L. Campiani”.
Gli sforzi degli organizzatori possiamo dire che sono stati premiati: Rigoletto, ambientato nella Mantova del XVI secolo, appartiene alla grande maturità verdiana, dove ai personaggi viene conferito il massimo realismo drammatico.

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Riccardo Leonida, giovane direttore di talento, ha evidenziato ottime idee interpretative, mettendo in rilievo l'intensa drammaticità e il lirismo del capolavoro verdiano, a capo del volenteroso complesso dei Colli Morenici.
Nei panni del gobbo buffone di corte, il baritono Marzio Giossi ha conseguito un vivo successo personale, affrontando con esiti assai lusinghieri gli aspetti vocali, scenici e psicologici dell’impegnativo ruolo. A grande richiesta ha concesso il bis della cabaletta della “Vendetta”, con una vocalità che sembrava non conoscere limiti.
Il soprano Sonia Peruzzo, cantante di limpida vocalità, ha reso il personaggio di Gilda con giusti accenti di dolore e di amore, ricevendo vivi applausi per l’appassionata romanza “Caro nome”, cesellata con ammirevole tecnica e seducente sensibilità.
Vocalmente idoneo il Duca di Mantova del tenore Rodrigo Trosino, di bella statura professionale, sostenuta da spiccata musicalità.
Bene la seducente Maddalena di Elisabetta Martorana, così come si devono lodare le prestazioni di Ivan Marino (Sparafucile) e Angelo Nardinocchi (Conte di Monterone).
Il Coro San Filippo Neri ben disciplinato e istruito da Ubaldo Composta. Regia con felici intuizioni, condotta con appropriata visione teatrale, curata dal mantovano Riccardo Braglia. Un buon successo, con vivi applausi alla fine per tutti. Grande attesa per la seconda opera in programma, La traviata, prevista in cartellone per venerdì 6 marzo, ma rimandata al 22 novembre 2020 a causa dei provvedimenti di sospensione di tutti gli spettacoli pubblici quale misura cautelativa contro il coronavirus.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Sociale di Mantova
Nella miniatura in alto: il baritono Marzio Giossi





Pubblicato il 22 Febbraio 2020
Non esaltante a Torino l'ulima replica della famosa opera di Giuseppe Verdi, salvo i comprimari
Nabucco č tornato al Regio servizio di Nicola Barsanti

200222_To_00_Nabucco_DamianoSalerno_phEdoardoPivaTORINO - Nabucco di Giuseppe Verdi, assente dal Teatro Regio da oltre un ventennio (mancava dal 1997), torna trionfante in un nuovo allestimento coprodotto con il Teatro Massimo di Palermo. La nuova produzione, vede la firma di Andrea Cigni, la cui regia, molto apprezzata, restituisce all’opera il suo carattere originario, esentandola da orribili stravolgimenti che la “moda registica” odierna, abbagliata dalla modernizzazione (o attualizzazione), sempre più spesso ci impone.
Ugualmente apprezzate le scene di Dario Gessati che, sebbene eccessive di alcuni elementi pleonastici, come ad esempio il bizzarro carro bellico sul quale il protagonista irrompe vittorioso nel tempio di Gerusalemme, esaltano efficacemente il carattere corale del dramma lasciando i rapporti individuali da sfondo a un quadro collettivo.
Imprecise le luci di Fiammmetta Baldiserri, spesso tardive, lasciando in ombra ciò che avrebbe meritato maggiore luminosità; a questo proposito pressoché invisibile è stata Fenena, isolata nell’ombra al terzetto del primo atto Io t’amava! Il regno, il core.
Quest’atmosfera tenebrosa, ha favorito l’immersione del pubblico in un clima tetro e pauroso, ottimo a esaltare la cattività Babilonese, ma troppo cupo per coglierne alcuni aspetti.
Su questo fronte, per l’appunto, ne hanno risentito i costumi di Tommaso Lagattolla, in particolar modo quello di Ismaele, già nero di per sé.
Veniamo adesso al secondo cast di questa produzione della recita di venerdì 21 febbraio 2020.

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Terrore, timore e autorità non sono certo attribuibili al Nabucco di Damiano Salerno, il quale si è dimostrato goffo e talvolta impacciato nel portamento dell’abito, vista la scivolata nell’uscita di scena al fine della gagliarda cabaletta del quarto atto Cadran, cadranno i perfidi; tuttavia la mancanza di credibilità sull’aspetto rigido e intransigente viene meno quando alla solennità subentra il lato umano, intimo e sofferente del personaggio, che raggiunge la sua maturità sulla scia della punizione divina. Per quanto riguarda il canto non sono mancate alcune imperfezioni dovute ad un legato piuttosto latente, impedendo alla linea vocale ed al fraseggio di fluire liberamente là dove sarebbe richiesto; maggiormente apprezzabili sono dunque risultate le cabalette piuttosto che le arie.
Forte di una grande presenza scenica è stata l’Abigaille di Tatiana Melnychenko, anche se per certi aspetti del trucco e del parrucco, sembrava di trovarci di fronte alla regina Elisabetta I d’Inghilterra del Roberto Devereux di Donizetti piuttosto che al personaggio verdiano: due donne, in fondo, non troppo dissimili fra loro. Con tutto ciò, il soprano dispone di un’importante vocalità, sebbene si dimostri incapace di giostrarne l’effetto: il risultato finale è stato quello di una performance piuttosto scolastica e priva di quella carica drammatica richiesta dalla partitura. Non male comunque l’aria di sortita Anch’io dischiuso un giorno dopo la quale il pubblico si scioglie nel primo applauso a scena aperta della serata.
Zaccaria, interpretato dal basso Rubén Amoretti, gode di un timbro chiaro e leggero, che sebbene apprezzabile, non è stato del tutto sufficiente a convincere il pubblico torinese che si astiene dal consueto applauso alla fine del cantabile del secondo atto Tu sul labbro de’ veggenti.
Credibile in ogni suo aspetto è stata la Fenena del mezzosoprano Agostina Smimmero, apprezzamento che non è possibile estendere al tenore Robert Watson, che affronta Ismaele senza nessuna carica emotiva, privandolo così di quel pathos e di quell’impeto amoroso e giovanile che contraddistingue il personaggio.
Una vera sorpresa è emersa dai comprimari comuni al cast principale, circa il ruolo di Anna interpretato dalla brava Sarah Baratta.
Bene anche per quanto riguarda il Gran sacerdote di Belo e Abdallo interpretati rispettivamente da Romano Dal Zovo e Enzo Peroni.
Giunti all’aspetto musicale, la direzione del M° Donato Renzetti, ha reso giustizia alla partitura verdiana, mettendo la musica al servizio della parola senza mai sovrastare i solisti. Tuttavia, avrei preferito maggiore brio nella Sinfonia dell'opera che è sembrata assai lenta e priva di quella forza e di quel grido disperato che il giovane compositore di Busseto lascia chiaramente emergere assieme a tutta la sua voglia di affermarsi. D’altronde è proprio con quest’opera che la vera carriera di Verdi avrà inizio.
Parlando di Nabucco non si può non citare il Coro, e quello del Teatro Regio è stato senza dubbio il vero protagonista della serata, sapendosi distinguere per la pienezza del suono e per le squisite sfumature di colore che il M° Andrea Secchi ha saputo magistralmente impartire. Superbo a questo proposito, il quadro del Va’ pensiero.
Per concludere, gli applausi ci sono stati per tutti, ma a noi sono sembrati applausi di cortesia, più che di convinzione, se confrontati con quelli rivolti al Coro.

Crediti fotografici: Edoardo Piva per il Teatro Regio di Torino
Nella miniatura in alto: il baritono Damiano Salerno (Nabucco)






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Parliamone
Jazzofilia tra classico e antico
intervento di Athos Tromboni FREE

20211029_Fe_00_Fresh&Bold(5)_RobertoManuzziGeofWarren_GeofWarrenFERRARA - Quinta e ultima tappa di Fresh & Bold al Torrione San Giovanni del Jazz Club Ferrara, venerdì 28 ottobre... quinta e ultima puntata della prima edizione, anno 2021, perché sia per volontà del management del Jazz Club, sia per disponibilità del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" la rassegna è destinata ad avere continuità nelle prossime stagioni di "Ferrara in jazz" organizzate proprio nel Torrione.
Nel corso dell'ultima tappa 2021 è andato in pedana un progetto originale: quello di offrire ai jazzofili ferraresi due momenti dove sono state protagoniste le jazz-band, assemblate per l'occasione, del Conservatorio Frescobaldi, sotto la direzione musicale di Roberto Manuzzi.
Il primo set intitolato The Flute Orchestra consisteva in un progetto (nato all'interno dei corsi jazz di Musica di insieme e di Flauto)
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Jazz Pop Rock Etno
Stagione a tutto jazz e altro
redatto da Athos Tromboni FREE

20220122_Fe_00_JazzClubFerrara_ShermanIrby_phFrankStewart.jpegFERRARA – Il Jazz Club del Torrione San Giovanni ha annunciato la seconda parte di Ferrara in Jazz 2021/2022, quella d’inverno-primavera: saranno tre lunghi mesi e mezzo di jazz e non solo, che condurranno ad aprile inoltrato, tutti da vivere in un luogo unico qual è il bastione rinascimentale sede del sodalizio, il famoso "Torrione" iscritto nella lunga lista
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Opera dal Centro-Nord
Ed ecco l'Aroldo fascista
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220118_Ra_00_Aroldo_RobertaMantegna_phZani-CasadioRAVENNA - E’ possibile perdonare un tradimento coniugale? Questo è l’esile tema intorno al quale ruota Stiffelio che Giuseppe Verdi revisionò insieme al librettista Francesco Maria Piave, ricavandone l’Aroldo con cui debuttò al Nuovo Teatro di Rimini nel 1857. Fu un grande successo: ci furono ben 27 chiamate per Verdi e due per Piave dal pubblico
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Echi dal Territorio
Cara Biblioteca ti dico e ridico
redatto da Athos Tromboni FREE

20220114_Fe_000_CaraBiblioteca_logoFERRARA - Era in campo tutto lo staff dirigente del sistema culturale del Comune di Ferrara, oggi, 14 gennaio 2022, alla conferenza stampa dei presentazione del percorso Cara Biblioteca; un percorso voluto dall'Amministazione comunale per rispondere a una domanda (se vogliamo) retorica: «Ti sta a cuore la tua biblioteca? Vieni a dirci
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Eventi
Festival delle Memorie (al plurale)
redatto da Athos Tromboni FREE

20220110_Fe_00_FestivalDelleMemorie_FrancoCardiniFERRARA - Nasce un nuovo festival, di impegno civile oltre che spettacolare, promosso dal Teatro Comunale "Claudio Abbado": si tratta del neonato Festival delle Memorie presentato oggi alla stampa dall'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, dal direttore generale del teatro, Moni Ovadia, dal direttore artistico Marcello
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Ballo and Bello
Con Lo Schiaccianoci riecco la classica
servizio di Athos Tromboni FREE

20220109_Fe_00_LoSchiaccianoci_Masha_PhMarcoCaselliNirmalFERRARA - Niente di perfetto, tutto di spettacolare. L'estrema sintesi del nostro giudizio sul balletto Lo Schiaccianoci (libretto di Marius Petipa e Vasili Vainonen, musica di Piotr Il'ic Chaikovskji) andato in scena sabato 8 gennaio 2022 nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" potrebbe essere questa: niente di perfetto perché non abbiamo visto la
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Opera dal Centro-Nord
Il Farnace debutta dopo 283 anni
servizio di Athos Tromboni FREE

20211231_Fe_00_IlFarnace_RaffaelePe_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Nella storia della musica può capitare che un capolavoro sepolto nel dimenticatoio possa essere riscoperto e riproposto. Succede con molte opere fuori repertorio, che poi generalmente rientrano come "minori" nel repertorio e in tempi moderni (quelli nostri) vengono di tanto in tanto riprese da qualche direttore artistico di buona volontà e
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Dischi in Redazione
Perle musicali d'un autore raffinato
recensione di Simone Tomei FREE

20211227_00_Dischi_DavideBuraniFrancoisJosephDizi_CopertinaFrançois-Joseph Dizi (1780-1840)
48 Études ou Fantaisies pour harpe
DAVIDE BURANI  arpa
2 CD - SMC Records - DB 012021
Da tempo – e me ne scuso con l’autore - giacciono sulla mia scrivania due CD che racchiudono l’Antologia dell’arpista belga François-Joseph Dizi incisi dal concertista
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Opera dal Nord-Est
Quattro bacchette per Nabucco
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211224_Ra_00_Nabucco(ScuolaDirezioneDOrchestra)_RiccardoMutiRAVENNA - I quattro direttori d’orchestra consacrati dalla “Riccardo Muti Italian Opera Academy“ alla sua decima edizione in sette anni, ospitata  quest’anno dalla Fondazione Prada di Milano,  hanno mostrato di avere assorbito la lezione del  maestro alternandosi alla direzione nel concerto al Teatro Alighieri di Ravenna del 20 dicembre, replica di
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Opera dal Nord-Est
Barbiere con pochi... clienti
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Piccolo Marat di lusso
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20211212_Li_00_IlPiccoloMarat_ValentinaBoiLIVORNO - Il Teatro Goldoni di Livorno in occasione del centenario mette in scena Il piccolo Marat di Pietro Mascagni; la prima rappresentazione, avvenuta il 2 maggio 1921 al Teatro Costanzi di Roma, fu salutata da un enorme successo di pubblico, addirittura superiore a quello colto quasi trent’anni prima nello stesso Teatro dal giovanissimo compositore
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Una Pulzella assai frenetica
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20211128_Re_00_GiovannaDArco_RobertoRizziBrignoli.jpegREGGIO EMILIA - Giovanna d’Arco è la settima opera di Giuseppe Verdi che fu rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano il 15 febbraio del 1845; erano gli anni in cui l’astro nascente Verdi cominciava ad emergere fortemente; Rossini era silente, Bellini era morto e Donizetti oltralpe, malato. Come altre opere di quel periodo, anche
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Claudia Pavone grande Violetta
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20211122_Lu_00_LaTraviata_FrancescoRosaLUCCA - La serata inaugurale della stagione operistica del Teatro del Giglio vede sul palcoscenico La Traviata di Giuseppe Verdi (primo di tre titoli previsti in cartellone). Una scelta estremamente oculata non solo perché, essendo l’opera più rappresentata al mondo, La Traviata genera sempre grandi aspettative e curiosità, ma poiché, a pochi giorni
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Opera dal Centro-Nord
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20211121_Ge_00_BiancaEFernando_DonatoRenzettiGENOVA - L’opera dal titolo originario Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini ebbe il suo debutto al Teatro San Carlo di Napoli il 30 maggio del 1826, ma per un riguardo al principe Ferdinando di Borbone fu cambiata in Bianca e Gernando. Essa nacque sul soggetto tratto dal dramma di Carlo Roti - Bianca e Fernando alla tomba di Carlo IV, duca d’Agrigento -
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servizio di Angela Bosetto FREE

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Oblivion Rhapsody concentrato di bravura
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20211114_Ts_00_OblivionRhapsody_GiorgioGallioneTRIESTE - C’era una volta il Quartetto Cetra: immagini sbiadite in bianco e nero di una televisione del sabato sera che sfornava numeri musicali di qualità e successo. Ogni settimana proponevano un tema, ricavato spesso dalla letteratura. E fu così che fecero le divertenti parodie della Traviata, di Madame Bovary, di Giulio Cesare, di Romolo
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Opera dal Centro-Nord
L'Orfeo non invecchia
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20211112_Ra_00_LOrfeo_OttavioDantoneRAVENNA - L’Orfeo di Claudio Monteverdi su versi di Alessandro Striggio ha più di 400 anni ma non li dimostra, almeno nella versione andata in scena al Teatro Alighieri il 6 e il 7 novembre 2021 nella raffinata esecuzione dell’Accademia Bizantina con la regia di Pier Luigi Pizzi.  La lettura e l’esecuzione di Ottavio Dantone, da oltre vent’anni alla guida
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Vocale
Il divino intelletto di Dante e Berio
servizio di Athos Tromboni FREE

20211104_Fe_00_DaDivinoIntelletto-ProgettoBerioPanni_LucianoBerio_phEricMarinitschFERRARA - Da divino intelletto e da sua arte s'accostò ai ferraresi, cioè il pubblico pagante di Ferrara Musica, un insolito omaggio a Dante Alighieri e al suo settecentenario: il direttore d'orchestra e compositore Marcello Panni, sul podio dell’Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Bologna ha infatti proposto uno stimolante (e bellissimo)
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Soci Uncalm
Bruno Laudato Band felice ritorno
FREE

20211101_Fe_00_ConcertoBrunoLaudatoBand_BrunoLaudatoFERRARA - Ha preso avvio domenica 31 ottobre 2021 alla Sala della Musica di Via Boccaleone 19 la rassegna concertistica del Circolo Culturale Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” ospitando la formazione cameristica Bruno Laudato Band. Il musicista bolognese, come chitarra solista e anche in formazioni cameristiche, aveva già partecipato in
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Opera dal Nord-Ovest
ŦBarbiereŧ e ŦTurcoŧ, Rossini alla Scala
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20211031_Mi_00_IlBarbiereDiSiviglia_RiccardoChaillyMILANO - Prima che La Calisto di Cavalli e L’elisir d’amore di Donizetti chiudano la stagione d’opera del Teatro alla Scala, nella ripresa dopo la pausa estiva il cartellone milanese è stato improntato al Rossini buffo con una trilogia: L’italiana in Algeri per quattro recite dal 10 al 18 settembre 2021, nell’impolverato ma insostituibile allestimento con regìa,
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Echi dal Territorio
Comitato per i Grandi Maestri adieu
servizio di Athos Tromboni FREE

20213031_Fe_00_ComitatoPerIGrandiMaestriAdieu_SacconChristianJosephFERRARA - Comitato per i Grandi Maestri, ultimo atto. Si è chiusa con una sobria festa privata a casa di Gianluca La Villa e Camilla Segre sabato 30 ottobre 2021 l’esperienza di quel “Comitato” ferrarese che ha fatto parlare di sé le cronache musicali non solo della città estense, ma anche di numerose altre località della Toscana, della Liguria e del Veneto
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Classica
Il transito dell'anima coinvolge
servizio di Simone Tomei FREE

21211030_Pc_00_TransitatusAnimae_AnnaMariaChiuri_phLuigiBloisePIACENZA - Uno degli Oratori più belli di don Lorenzo Perosi è il Transitus Animae. In esso si raffigura il momento dell’estremo passaggio dell’anima dall'esilio terreno alla dimora celeste, un viaggio scandito dalle preghiere della tradizione cattolica. Forse, questo lavoro è il suo capolavoro, se si deve giudicare dall’altissimo grado di
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Opera dal Centro-Nord
Butterfly molto ispirata al Teatro Noh
servizio di Athos Tromboni FREE

20211029_Fe_00_MadamaButterfly_MatteoMazzonini_phFERRARA - Una Madama Butterfly urlata. L’estrema sintesi dell’opera d’apertura della stagione lirica autunno-invernale del Teatro Comunale “Claudio Abbado” può essere questa. La ragione una sola: l’orchestra col suo suono vigoroso copriva spesso le voci soliste, tanto che ci siamo chiesti: se invece di una compagine da camera (le disposizioni
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Opera dal Nord-Est
Piccole Donne e il premio a Gismondi
servizio di Rossana Poletti FREE

20211028_Ts_00_PiccoleDonne_FabrizioAngeliniTRIESTE Politeama Rossetti - E’ un congegno ben oliato il musical Piccole donne, andato in scena al Politeama Rossetti di Trieste, città dalla quale è partita la sua tournée. Nel grande teatro da oltre 1.500 posti arrivano molte produzioni internazionali di grande qualità e spesso abbiamo avuto modo di notare le differenze di spessore tra gli allestimenti stranieri
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Opera dal Centro-Nord
L'isola disabitata ammalia
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211027_Ra_00_LIsolaDisabitata_NicolaValentiniRAVENNA - L’Isola disabitata di Franz Joseph Haydn, datata 1779, su libretto di Metastasio musicato per la corte degli Esterhàzy, ha piacevolmente sorpreso il pubblico del Teatro Alighieri di Ravenna il 23 e 24 ottobre 2021, non tanto per la trama, tutto sommato fragile, quanto per le allusioni al tema della solitudine e dell’isolamento che la recente pandemia ha
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Opera dal Nord-Est
Gnecco e Pasticci
servizio di Rossana Poletti FREE

20211025_Ts_00_GneccoEPasticci_DanielaMazzucatoTRIESTE - Ci riprova il Teatro Verdi di Trieste con La prova di un’opera seria di Francesco Gnecco, un atto unico che si presta a manipolazioni e diverse ambientazioni. Alla musica mette mano Matteo Musumeci che rielabora la partitura del compositore genovese e ci mescola spezzoni di altre arie, per caratterizzare l’ambientazione che il regista e
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Pagina Aperta
Peccato Vinile allo Spirito
servizio di Athos Tromboni FREE

20211025_Vigarano_00_PeccatoVinileAlloSpirito_PaoloZamboniVIGARANO MAINARDA (FE) - Di domenica pomeriggio, dopo pranzo. Al ristorante come se si fosse nello studio di una radio libera (un tempo si chiamavano proprio così, "libere", le radio che oggi si dicono "commerciali") a immaginare una trasmissione via etere con musica in "tutte le direzioni". È successo domenica 24 ottobre 2021 al ristorante Spirito
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