Pubblicato il 11 Settembre 2020
Il cantante ancora una volta mattatore nell'anfiteatro di Verona che lo ha visto spesso protagonista
Plácido Domingo per l'Arena servizio di Angela Bosetto

200911_Vr_00_PlacidoDomingoPerLArena_EnneviFotoVERONA – Quello fra Plácido Domingo e l’Arena è un rapporto che dura da oltre mezzo secolo. Dal 1969 (anno in cui il tenore madrileno debuttò nell’anfiteatro veronese come Calaf e Don Carlo), Domingo in Arena ha interpretato Des Grieux, Cavaradossi, Radamès, Turiddu, Canio, Otello, Nabucco e Germont, ha diretto Aida e Carmen, è stato nominato Direttore artistico onorario del Festival del Centenario (2013) ed è stato il protagonista di numerose serate evento, culminate nel 2019 in Plácido Domingo 50° Arena Anniversary Nigh, secondo maggior incasso dell’intera storia areniana. Era dunque prevedibile che, il 28 agosto, anche il concerto Plácido Domingo per l’Arena (dedicato a Giuseppe Verdi e Umberto Giordano) attirasse un pubblico numeroso, nonostante le avverse previsioni meteo (il che porta spesso a ironizzare – bonariamente, si intende – sul fatto che il rischio di pioggia segua Domingo più fedelmente dei qualunque suo fan), gli annosi dibattiti riguardanti la sua vocalità (indiscutibilmente tenorile a dispetto dell’attuale repertorio baritonale) e l’invito del movimento #MeToo a boicottarne le esibizioni in seguito alle accuse di molestie (questione che non affronteremo, dal momento che i processi non si fanno sui media, ma in sede legale alla presenza di autorità competenti). E così, puntualmente, è avvenuto. Tutto il resto può cambiare, ma l’amore del pubblico areniano per Domingo (già prenotato per l’estate 2021) no, non cambia.
Alla guida dell’Orchestra, il Maestro Jordi Bernàcer ha confermato la propria attenta sensibilità musicale, non solo accompagnando di solisti, ma dirigendo tre preziose pagine strumentali sinora mai proposte in Arena: l’evocativa Sinfonia di Giovanna d’Arco, il raffinato Preludio de I Masnadieri (durante il quale ha avuto occasione di splendere il primo violoncello Sara Airoldi) e l’appassionato Intermezzo di Fedora.
Al contrario di quanto annunciato sulla carta, Domingo ha deciso di eseguire all’inizio «Nemico della patria» (Andrea Chénier) e alla fine «Per me giunto è il dì supremo… O Carlo, ascolta» (Don Carlo). Una scelta oculata che gli ha permesso di ghermire subito il palco grazie all’impetuoso monologo di Carlo Gérard e di affrontare quindi la celeberrima morte di Rodrigo con la voce opportunamente ammorbidita e “riscaldata” (non solo dall’emozione).

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Anche se gli strumenti canori non sono più – comprensibilmente – quelli di una volta, l’indubbio carisma e le forti doti espressive continuano a permettergli di veicolare emozioni genuine e di toccare l’animo degli spettatori.
Chiamata ad affiancare il superdivo, il soprano Saioa Hernández si è calata nei panni di Maddalena di Coigny («La mamma morta») e di Leonora («Tacea la notte placida»), per poi duettare con Domingo negli accesi confronti de Il Trovatore («Udiste?... Mira, d’acerbe lagrime… Vivrà! Contende il giubilo») e La Traviata («Madamigella Valéry?... Pura siccome un angelo... Un dì, quando le veneri... Dite alla giovine sì bella e pura... Morrò! La mia memoria»). La voce della Hernández risuonava bella e generosa, ricca di armonici e colori, luminosa ma al contempo brunita.
Visto che l’opera italiana era già stata omaggiata con il programma ufficiale, i bis sono stati dedicati alla zarzuela spagnola: la romanza sopranile «¿Qué te importa que no venga?» (da Los claveles di Josè Serrano), il duetto «¿Me llamabas, Rafaeliyo?» (da El gato montés di Manuel Penella) e, naturalmente, «No puede ser» (da La tabernera del puerto di Pablo Sorozábal), aria irrinunciabile per qualunque tenore ispanico, Domingo in primis. Successo pieno per tutti.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona





Pubblicato il 12 Agosto 2020
Altro stimolante doppio appuntamento concertistico all'Arena di Verona per il festival 2020
Wagner in Arena - Verdi Gala servizio di Angela Bosetto

200813_Vr_00_WagnerInArena_GustavKuhn_EnneviFotoVERONA – «Verdi e Wagner! Due nomi, due civiltà, la latina e la germanica; due distinte concezioni delle finalità che il teatro può e deve raggiungere nella estrinsecazione di un ideale d’Arte: l’umanità nella realtà della vita vissuta, in uno; l’umanità attraverso il simbolo e la leggenda, nell’altro.» Con queste parole il musicista e musicologo Giovanni Tebaldini presentava nel 1941 i due giganti rivali del romanticismo europeo.
«Geni entrambi: indubbiamente!», eppure capaci di dividere i melomani in due tifoserie contrapposte, dove gli uni ironizzano sullo «zumpappà» di Giuseppe Verdi e gli altri non perdono occasione per affermare che Richard Wagner «regala bellissimi momenti, ma anche terribili quarti d’ora». A coniare tale sentenza fu in realtà Gioachino Rossini, al quale va attribuita pure la celebre frase «Non si può giudicare il Lohengrin dopo un primo ascolto ed io non intendo certamente ascoltarlo una seconda volta.»
Paradossalmente, spostandosi all’interno della storia dell’Arena, è proprio Lohengrin l’unica opera wagneriana a essere stata rappresentata in quattro diverse edizioni del festival lirico (dal 1922 al 1963, mentre Parsifal, 1924, I maestri cantori di Norimberga, 1931, Tannhäuser, 1938, e La Valchiria, 1950, si sono fermate a una singola estate), manifestazione della quale il cigno di Busseto è invece l’autore per eccellenza. Riportare Wagner in Arena (affiancandone il gala a quello del suo eterno «rivale» Verdi) significa riconoscergli il posto che gli spetterebbe di diritto, anche se (parola del Peppino nazionale) «per quanto brillanti e abbaglianti siano gli squilli di tromba di Bayreuth, non potranno mai soffocare la voce di Rigoletto, Violetta o Otello.»

Wagner in Arena – 7 agosto 2020
Sulla carta gli elementi per una serata d’eccezione c’erano tutti: due interpreti doc di Richard Wagner come il direttore d’orchestra Gustav Kuhn e il soprano Ricarda Merbeth (diva di Bayreuth, accolta dai suoi estimatori con copiosi applausi) e un compendio di Greatest Hits wagneriane capace di soddisfare tanto il pubblico generalista quanto gli appassionati del grande compositore, i quali (a dispetto della loro arcinota pignoleria) possono “perdonare” un programma semplice a patto di ascoltare delle esecuzioni impeccabili.
Invece, per quanto si tratti di un appuntamento senza dubbio significativo, nel tanto atteso gala wagneriano non tutto fila per il meglio, a cominciare dal pubblico, cordiale e generoso, ma decisamente più esiguo (e, potremmo azzardare, anche più timido) rispetto alle altre serate, come se Wagner in Arena fosse un evento a cui approcciarsi con la cautela che si riserva a qualcosa di imprevisto. L’altro aspetto da tenere in considerazione è la necessità di coniugare l’eroico titanismo wagneriano alle esigenze di un’orchestra dalla professionalità indiscutibile, ma non abituata a eseguire regolarmente questo tipo di repertorio e certo non facilitata sia dalla dislocazione obbligatoria, sia dal numero limitato di prove. E così, dopo un’encomiabile resa dell’Ouverture de L’olandese volante (Der fliegende Holländer), purtroppo emergono alcune pecche sonore in quelle de I maestri cantori di Norimberga (Die Meistersinger von Nürnberg) e del Tannhäuser.
La prudente concertazione di Kuhn finisce per mettere il freno anche alla celeberrima Cavalcata delle Valchirie (Walkurenritt), in cui la furia dirompente della galoppata immortale cede il posto a un controllato dressage, sebbene l’Orchestra e le luci di Paolo Mazzon (già evocatrici dei flutti del mare norvegese) facciano di tutto per restituire un mondo perduto di dei, eroi e campi di battaglia, luoghi in cui le nove figlie di Odino cercano e raccolgono i corpi dei prodi da condurre nel Valhalla.
Chi non conosce esitazioni o tentennamenti è Ricarda Merbeth, la quale, forte di una voce smaltata e poderosa coniugata a un sensibile fraseggio, si produce in due dei momenti più felici della serata: l’accorata ballata di Senta («Johohoe!... Traft Ihr das Schiff im Meere an» dal secondo atto dell’Olandese volante) e nello struggente Liebestod di Isotta («Mild und Leise» dal terzo atto di Tristan und Isolde), quest’ultimo bissato insieme alla Walkurenritt.

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Insomma un rinnovato rapporto fra Wagner e l’Arena non solo è possibile, ma altamente auspicabile, al di là del fatto che vada ricucito con dedizione e pazienza. Tuttavia la prima pietra di un nuovo cammino è posta e tanto basta per esser grati alla Fondazione e all’Orchestra del coraggio e dell’impegno. Come recita il proverbio, la cosa più difficile è iniziare, il resto è una questione di perseveranza.

200813_Vr_02_VerdiGala_DanielOren_EnneviFotoVerdi Gala – 8 agosto 2020
Trionfo doveva essere e trionfo è stato: due ore ininterrotte di concerto a ribadire lo status di incrollabile «feudo verdiano» dell’Arena (il pubblico è quello delle grandi occasioni e la bacchetta, non a caso, appartiene al veterano Daniel Oren, che calca il podio dell’anfiteatro veronese da 36 anni consecutivi) e l’ottima salute delle voci italiane votate al cigno di Busseto, complici la raffinata eleganza tenorile di Francesco Meli, la celestiale dolcezza sopranile di Eleonora Buratto e il saldo orgoglio baritonale di Luca Salsi, tutti ultra applauditi e salutati con autentiche ovazioni.
Come già accaduto nella Verdi Opera Night del 2018, il Verdi Gala inizia ufficialmente con la Sinfonia orchestrale de La forza del destino (meglio nota fra i superstiziosi come «l’Innominabile») e, nonostante la cupa fama che circonda l’opera, tutto fila liscio: i comparti orchestrali dialogano magnificamente e le accorte dinamiche scelte dall’esperto Oren enfatizzano tutta la grandiosità di un’Ouverture che sprigiona ogni elemento musicale dell’intera partitura.

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Il primo segmento vocale appartiene a Don Carlo (titolo di prammatica per le risapute capacità del collaudato duo Meli-Salsi), dal duetto «È lui! desso... L’Infante!» alla commovente morte del fedele amico Rodrigo («O Carlo, ascolta»), passando per l’aria di Elisabetta «Tu che le vanità», che rivela da subito la cristallina caratura interpretativa di Eleonora Buratto.
Il tempo di un tributo a Simon Boccanegra («O inferno!... Cielo, pietoso, rendila» che conferma Meli un Gabriele Adorno doc) ed arriva il momento di portare in Arena una delle rare opere verdiane mai rappresentate all’interno dell’anfiteatro, ossia Luisa Miller, omaggiata con la preziosa Sinfonia e il toccante duetto fra padre e figlia «Luisa! Figlia mia! ... Andrem, raminghi e poveri» (eseguito da un partecipe Salsi e da una luminosa Buratto). A un duetto d’affetto si risponde con uno d’amore ed ecco quindi «Già nella notte densa», in cui le voci di Meli/Otello (non più condottiero, ma uomo innamorato) e Buratto/Desdemona si intrecciano con eleganza e ardore.
Prima di concludere ufficialmente il concerto con il fiammeggiante e superbo terzetto del Trovatore «Tace la notte!... Deserto sulla terra… Di geloso amor sprezzato», ciascuno dei solisti sceglie un singolo brano con cui congedarsi al meglio dal pubblico. Salsi opta per l’invettiva di Rigoletto «Cortigiani, vil razza dannata» (alla quale è ormai avvezzo), mentre Meli e la Buratto attingono entrambi a Un ballo in maschera, lei con la drammatica aria di Amelia «Morrò, ma prima in grazia», lui con la scena e la romanza di Riccardo «Forse la soglia attinse... Ma se m’è forza perderti», specchio delle sue doti di fraseggiatore capace di scolpire con sentimento ogni parola.
Ma una serata verdiana non può dirsi completa senza Coro, tanto più se, come quello areniano (preparato dal M° Vito Lombardi), con Verdi va a nozze. Dopo la comune preghiera «O Signore, dal tetto natìo» (da I Lombardi alla prima crociata), le voci maschili affrontano con virile nobiltà «Si ridesti il leon di Castiglia» (Ernani), mentre quelle femminili evocano le streghe di Macbeth («Che faceste? Dite su!»), prima di riunirsi in uno dei loro cavalli di battaglia: «Va’, pensiero» (da Nabucco), ottimamente eseguito e rigorosamente bissato (previo severo ammonimento di Oren) senza precoci applausi a coprirne le ultime, impalpabili note.

 

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Gustav Kunn
Sotto: il soprano wagneriano Ricarda Merbeth
Nella miniatura al centro: il direttore Daniel Oren
Al centro in sequenza: Francesco Meli; Eleonora Buratto; Luca Salsi; e i saluti finali dei protagonisti del Verdi Gala
In fondo: una bella panoramica di Ennevi Foto dell’Arena di Verona dall’alto





Pubblicato il 04 Agosto 2020
Partita con successo la prima edizione dei concerti che Livorno ha dedicato al suo compositore
Lunga serata apre il Mascagni Festival servizio di Simone Tomei

200804_Li_00_MascangiFestival_PrimoConcerto_LauraPasqualettiLIVORNO - Il Mascagni Festival 2020 avrà il suo clou nel prossimo mese di settembre, ma già la sera del 2 agosto 2020 abbiamo avuto un primo assaggio proprio in occasione del 75° anniversario dalla morte del compositore livornese. Con gli occhi dove un’anima sognava è stato il titolo di questo primo concerto lirico che ha fatto da apripista alla kermesse settembrina nella splendida cornice della Fortezza Nuova di Livorno.
La luna piena e qualche refolo di vento hanno reso la serata gradevole da un punto di vista climatico e ci siamo quindi immersi volentieri in questo viaggio nella vita musicale e privata di Pietro Mascagni.
Il programma, estremamente lungo sotto ogni punto di vista, ha voluto rendere pieno omaggio al compositore del quale sono state eseguite, in rigoroso ordine cronologico, arie o duetti da ciascuna opera composta. Una prolusione di Fulvio Venturi ha contestualizzato la vita artistica di Mascagni non solo nel contesto musicale, ma in quello delle arti in generale mettendo in luce la sua visione futurista e anticipatoria con quella legata alla tradizione e alla storia passata.

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Due brave voci recitanti, Andrea Gambuzza e Ilaria Di Luca hanno intervallato le innumerevoli arie con una recitazione di alcune lettere tratte dall’epistolario mascagnano; di queste, tutte interessanti, la chiosa si è rivelata quella che in toscanaccio si può considerare la zampata del maiale in cui si è voluto andare a cercare ambiti e legami con il regime fascista dello stesso Mascagni, ma, a mio avviso, scegliendo testi e situazioni piuttosto grevi e non adatti al contesto.
Sul versante musicale il primo plauso va attribuito soprattutto alla pianista Laura Pasqualetti che con grandissima professionalità, preparazione e spirito di servizio al cantante ed alla partitura ha accompagnato tutta la serata in un tour de force piuttosto intenso.
Da Cavalleria rusticana, Amico Fritz, I Rantzau, passando per Gugliermo Ractliff, Le Maschere, Amica ed Iris, siamo approdati alle opere della vecchiaia come il Piccolo Marat, Pinotta e Nerone.
C’è da dire che ascoltando per la prima volta certi brani, ho avuto come prima sensazione quella di smarrimento e la sempre maggiore consapevolezza che le doti compositive di Mascagni difettassero di acume e tecnica nello scrivere per le voci.
Talune arie, eseguite raramente, è giusto farle riemergere dall’oblio solo per una squisita connotazione musicologica; talaltre, seppur sconosciute, hanno un sapore di piacevolezza già al primo ascolto. La produzione del livornese è varia ed eterogenea, ma per alcuni motivi - se non addirittura per certe opere intere - l’oblio credo rimanga l’unica scelta e l’unica alternativa possibile.
Gli interpreti si sono disimpegnati in questo non facile cimento ed a tutti va riconosciuto il merito di aver affrontato con grande professionalità l’impervia e talvolta scriteriata scrittura mascagnana.
Li ricordo tutti con grande piacere e plauso: Maria Billeri e Francesca Maionchi (soprani), Rossana Rinaldi (mezzosoprano), Samuele Simoncini (tenore), Sergio Bologna (baritono).
Successo per tutti con plauso di una sala sotto le stelle agostane. Sold out per questo primo  concerto alla Fortezza Nuova.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Mascagni Festival di Livorno
Nella miniatura in alto: la pianista Laura Pasqualetti
Sotto: due splendide panoramiche del concerto e della Fortezza Nuova





Pubblicato il 03 Agosto 2020
Continua con successo la serie di grandi appuntamenti musicali all'Arena di Verona
Mozart Requiem - Le Stelle dell'Opera servizio di Angela Bosetto

200803_Vr_00_MozartRequiemLeStelleDellOpera_MarcoArmiliato_EnneviFotoVERONA - Commemorare la morte per tornare insieme “a riveder le stelle” e  riuscire così a celebrare nuovamente la vita. Questo il filo conduttore dei due appuntamenti areniani che, dopo il gala inaugurale (leggi qui la recensione), hanno sancito il passaggio dal mese di luglio a quello di agosto. Un dittico all’apparenza anomalo (la simbolica Messa di requiem in Re minore K 626 di Wolfgang Amadeus Mozart e la festosa serata evento Le Stelle dell’Opera), ma unito dalla luna, dalla carismatica bacchetta del maestro Marco Armiliato e dall’implicita necessità tanto di fare i conti con i lutti causati dalla pandemia, quanto di tornare a gioire della musica lirica con spirito che possa finalmente sentirsi libero (almeno per la durata di un concerto), di volare oltre le gabbie dei dubbi, delle paure e delle preoccupazioni per un futuro incerto. Ed è così che l’Arena di Verona è divenuta uno scrigno di anime: le anime di chi si trovava all’interno dell’anfiteatro (sia come spettatore, sia come artista), di chi era presente solo con il pensiero e di chi, usando il gergo alpino, è “andato avanti”. Tutte indissolubilmente unite “sull’ali rosee” della musica, «l’arte gentile, la primigenia figlia del cuore umano, nata col primo amore, col primo dolore» (Ambrogio Bazzero).

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MOZART Requiem - 31 luglio 2020
«Vorrei seguire il vostro consiglio, ma come riuscirvi? Ho il capo frastornato, conto a forza, e non posso levarmi dagli occhi l’immagine di questo incognito. Lo vedo di continuo esso mi prega, mi sollecita, ed impaziente mi chiede il lavoro. Continuo, perché il comporre mi stanca meno del riposo.

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Altronde non ho più da tremare. Lo sento a quel che provo, che l’ora suona; sono in procinto di spirare; ho finito prima di aver goduto del mio talento. La vita era pur si bella, la carriera s’apriva sotto auspici tanto fortunati, ma non si può cangiar il proprio destino. Nessuno misura i propri giorni, bisogna rassegnarsi, sarà quel che piacerà alla provvidenza, termino, ecco il mio canto funebre, non devo lasciarlo imperfetto.»
Così, nel settembre 1791, Mozart avrebbe scritto (il condizionale è d’obbligo visto che l’autenticità di tale lettera è tuttora fonte di dibattito, al pari dell’identità del misterioso committente) all’amico librettista Lorenzo Da Ponte a proposito del Requiem, forse intuendo già che la sua morte, avvenuta il 5 dicembre dello stesso anno, avrebbe condannato il componimento all’eterna incompiutezza. Eppure, per quanto sia stata successivamente terminata da Franz Xaver Süssmayr, è proprio il sentimento di sospensione che pervade la Messa di requiem in Re minore K 626 la chiave per spalancare quell’indefinibile orizzonte che, citando Grażyna Miller, si staglia fra la vita e la morte.
Chiamato a portare per la prima volta in Arena l’ultimo capolavoro di Mozart, il M° Armiliato conferisce alla concertazione una sensibilità spirituale che riesce a coniugare la grandiosità della composizione all’intimo raccoglimento che si addice a una serata concepita per ricordare le vittime del Covid-19. L’orchestra areniana risulta sempre nitida e partecipe, così come (grazie al Tuba mirum e al Recordare) emerge con elegante precisione il quartetto di solisti, composto dal soprano Vittoria Yeo, dal mezzosoprano Sonia Ganassi, dal tenore Saimir Pirgu e dal basso Alex Esposito.
Ma, l’anello portante dell’esecuzione (in senso letterale e figurato, vista la distribuzione dei sui componenti) è il Coro areniano, preparato come sempre dal M° Vito Lombardi, che affronta e vince la sfida con una professionalità e una dedizione invidiabili, dato che la posizione circolare (l’unica che permette di rispettare il distanziamento sanitario) è una soluzione visivamente suggestiva, ma tutt’altro che facile dal punto di vista canoro.
Fra le pietre secolari dell’Arena, si snodano così l’adagio Requiem aeternam (l’unica parte interamente firmata da Mozart) e l’allegro Kyrie (coro), la Sequentia (all’interno della quale si stagliano il maestoso Dies irae, il grave Rex tremendae, l’andante Confutatis e il celeberrimo larghetto Lacrimosa), l’Offertorium, il Sanctus, il Benedictus, l’Agnus Dei e la Communio (Lux aeterna). Difficile trattenere la commozione da parte di un pubblico tanto caloroso quanto numeroso (senza contare le varie autorità cittadine, dal sindaco al vescovo, e provinciali), premiato alla fine con un fuori programma mozartiano (l’Ave Verum Corpus K 618) e due bis, ossia il Dies Irae e il Lacrimosa (divenuto il simbolo popolare dell’intero Requiem, nonostante Mozart ne abbia scritto solo le prime otto battute).

200803_Vr_03_MozartRequiemLeStelleDellOpera_AnnaNetrebko_EnneviFotoLe Stelle dell’Opera - 1° agosto 2020
Si scrive Le Stelle dell’Opera, si legge Anna Netrebko & Friends. Difatti la superstar russa è il fulcro attorno a cui si articola l’intero gala, da un direttore che sa valorizzare al massimo la diva (Marco Armiliato) a un cast composto da artisti che si sono già brillantemente esibiti in numerose occasioni insieme al soprano originario di Krasnodar.
Con il Prologo di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo (“Si può? Si può?”), apre le danze il baritono Ambrogio Maestri, beniamino dell’Arena che conferma le proprie capacità mimiche, vocali e comunicative, mentre il mezzosoprano Ekaterina Gubanova inaugura l’ampio segmento dedicato a Giuseppe Verdi eseguendo con trasporto la canzone di Azucena “Stride la vampa” (da Il Trovatore). È quindi il turno del tenore Yusif Eyvazov, che affronta la scena e la romanza di Riccardo di Un ballo in maschera (“Forse la soglia attinse…. Ma s’è m’è forza perderti”) con intima partecipazione e raccoglimento. Il timbro è sempre peculiare, ma la pronuncia linguistica ottima e la crescita artistica innegabile.
Giunge finalmente al centro dell’anfiteatro la tanto attesa Anna Netrebko, la quale si produce in un “Tu che le vanità” da autentica tigre del palcoscenico; il piglio risulta più vicino a Turandot che a Elisabetta di Valois, ma l’espressività è impetuosa e il pubblico va in visibilio.

200803_Vr_04_MozartRequiemLeStelleDellOpera_AmbrogioMaestriAnnaNetrebko_EnneviFoto200803_Vr_05_MozartRequiemLeStelleDellOpera_EkaterinaGubanova _EnneviFoto200803_Vr_06_MozartRequiemLeStelleDellOpera_AnnaNetrebkoYusifEyvazov_EnneviFoto

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Il tempo dell’emozionante Sinfonia de I vespri siciliani (opera per altro mai eseguita in Arena, dettaglio che ne rende l’ascolto assai prezioso, complici l’ispirata direzione di Armiliato e la splendida prova dell’Orchestra) e si torna a Don Carlo grazie all’aria della Principessa di Eboli “O don fatale, o don crudel”, che trova adeguata corrispondenza nel timbro grintoso della Gubanova. Eyvazov dimostra di non temere la cupa fama che circonda La forza del destino (titolo che in Arena è sinonimo di incidenti) e risolve con commovente adesione “La vita è inferno all’infelice…. O tu che in seno agli angeli”, prima di lasciare nuovamente i riflettori alla Netrebko, che si serve della sortita di Adriana Lecouvreur (“Io son l’umile ancella”) per ribadire tanto il proprio indiscutibile status di primadonna quanto la capacità di esibire raffinatezze canore da consumata stilista.
La briosa sinfonia donizettiana di Don Pasquale spiana la strada al primo duetto: “Quanto amore! Ed io spietata” (da L’elisir d’amore) che spalanca una porta nel passato, riportando la Netrebko ai tempi in cui era un’Adina di riferimento (pepata e leggiadra), amabilmente spalleggiata dall’irresistibile complice Dulcamara/Maestri.
La serata si conclude ufficialmente sulle note del capolavoro di Umberto Giordano, Andrea Chénier, al quale il tenore azero attinge per l’Improvviso (“Un dì all’azzurro spazio”), Ambrogio Maestri per il tormento introspettivo di “Nemico della patria” e la coppia Netrebko-Eyvazov per il travolgente duetto finale “Vicino a te s’acqueta”, che li vide trionfare insieme alla Scala nel 2017 e che sancisce la loro nuova vittoria in Arena.
Applausi scroscianti e apprezzato bis con il Quartetto "Bella figlia dell'amore" dal Rigoletto.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il maestro Marco Armiliato
Sotto: una stupenda panoramica di Ennevi Foto con il Coro in primo piano
Al centro: i saluti finali dopo l'esecuzione del Requiem di Mozart. Da sinistra Vittoria Yeo, Sonia Ganassi, Marco Armiliato, Saimir Pirgu, Alex Esposito
Nella miniatura al centro: il soprano Anna Netrebko

Sotto in sequenza: la Netrebko con Ambrogio Maestri;
Ekaterina Gubanova; e ancora la Netrebko con Yusif Eyvazov
In fondo: i saluti finali delle "Stelle dell'Opera"






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Lirica: Parliamone davvero...
intervento a pių voci curato da Simone Tomei FREE

200728_00_Parliamone_CulDeSacLUCCA - Il 2020 sarà ricordato dai più (se non da tutti) come “annus horribilis”. Nessuno, alla mezzanotte del 31 dicembre scorso, mentre brindava e provava a imbastire i buoni propositi per il futuro, avrebbe mai pensato di trovarsi a vivere in una situazione così difficile e caotica. Tanti settori dell’economia sono stati travolti dalla pandemia Covid-19 e, fra innumerevoli notizie e molteplici previsioni (spesso l’una contundente con l’altra) le prospettive non sembrano molto rosee. Dove starà la verità? Al momento, penso che non sia dato a nessuno saperlo, mentre sentimenti di sfiducia e di negatività pervadono quasi tutti gli animi.
In questo contesto, mi occupo di lirica e di tutto quello che ruota intorno al mondo del Teatro d’opera e, più in generale, della cultura. Ho avuto modo di confrontarmi con molti Artisti e in questo periodo le acque non sembrano né chiare, né calme. I motivi sono tanti: l’incertezza del futuro, una serie di fatti
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Le 'Trame Sonore' di Padmore
servizio di Laura Gatti FREE

200922_Mn_00_MarkPadmoreRecitalMANTOVA - Largo spazio a Ludwig van Beethoven, nel 250° anniversario della nascita, al festival 'Trame Sonore' svoltosi dal 4 al 6 Settembre 2020 a cura dell’Orchestra da Camera di Mantova. Oltre alle splendide esecuzioni che hanno visto protagonista il celebre pianista Alexander Lonquich (di particolare rilievo
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Eventi
Il 'range' da Shakespeare a Dario Fo
servizio di Athos Tromboni FREE

200921_Fe_00_StagioneDiProsa2020_MarioRescaFERRARA - Il presidente del Teatro Abbado, Mario Resca (in collegamento Zoom da Milano), gli assessori comunali Marco Gulinelli (Cultura) e Matteo Fornasini (Turismo), insieme a Marino Pedroni e Marcello Corvino hanno presentato oggi alla stampa la nuova Stagione di Prosa 2020/2021 che si articola in quattordici titoli
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Personaggi
ŦIn scena con energia e passioneŧ
intervista di Ramón Jacques FREE

200920_Personaggi_00_MariangelaSicilia_phLorenzoPoliIn questa interessante conversazione il soprano Mariangela Sicilia Ci racconta della sua carriera, del suo repertorio e ci dà alcune sue riflessioni di come concepisce il canto e la situazione attuale.
Mariangela Sicilia, come ti sei avvicinata al canto? Perché hai scelto di diventare una cantante lirica?
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Ballo and Bello
Tredici danze sul mutamento
FREE

200920_Fe_00_FestivalDanzaContemporanea2020_MarinoPedroniFERRARA - Mutevolmente in atto. Incertezze, perdita di punti di riferimento, nuovi modi di comunicare e di connettersi al mondo. Il 2020 è l’anno in cui tutto è cambiato. Come recepisce questo mutamento il mondo della danza contemporanea? La nuova Stagione di danza si apre, come di consueto, con il Festival di Danza Contemporanea, a cura
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Eventi
Muti unisce Ravenna Bologna e Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

200915_Bo_00_ConcertoMutiOrchestraCherubini_TizianaFerrari.JPGBOLOGNA - La necessità di contrastare anche sul piano delle attività culturali (oltre che sanitario) la pandemia da Covid-19 è stata richiamata da tutti gli interventi dei relatori nella conferenza stampa svoltasi presso Confindustria Emilia, durante la quale è stato presentato il doppio appuntamento concertistico (Bologna PalaDozza e
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Opera dal Centro-Nord
Elisir di lunga vita di sė rara qualitā
servizio di Athos Tromboni FREE

200913_Fe_00_LElisirDAmore_DaveMonaco_phElisaCatozziFERRARA - Una bella edizione di L'elisir d'amore ha aperto ufficialmente la stagione lirica del Teatro Comunale 'Claudio Abbado'. Due date, 11 e 12 settembre 2020, hanno segnato una sostanziale anticipazione del cartellone prossimo venturo (di cui non si sanno ancora i titoli), cartellone che negli ultimi anni si apriva con una anteprima a dicembre
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Vocale
Plácido Domingo per l'Arena
servizio di Angela Bosetto FREE

200911_Vr_00_PlacidoDomingoPerLArena_EnneviFotoVERONA – Quello fra Plácido Domingo e l’Arena è un rapporto che dura da oltre mezzo secolo. Dal 1969 (anno in cui il tenore madrileno debuttò nell’anfiteatro veronese come Calaf e Don Carlo), Domingo in Arena ha interpretato Des Grieux, Cavaradossi, Radamès, Turiddu, Canio, Otello, Nabucco e Germont, ha diretto Aida e Carmen, è stato nominato
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Soci Uncalm
Un Settimino per inaugurare
FREE

200826_Sv_00_StagioneAssociazioneRossini_JanneSaksalaSAVONA - Dopo il lungo periodo di forzata inattività dovuta al Covid-19, l’Associazione Musicale Rossini riproporrà la sua tradizionale Stagione Cameristica con ben due inaugurazioni. La prima, venerdì 4 settembre 2020 (Chiostro del Seminario Vescovile di Savona – ore 18), con un concerto straordinario del Settimino dei Berliner
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Jazz Pop Rock Etno
Le contaminazioni di Formignani
servizio di Athos Tromboni FREE

200826_Fe_00_TempoDEstateInCastello_CopertinaCdFERRARA - Conclusa con un altro "tutto esaurito" la rassegna Tempo d'estate in Castello grazie al concerto pop-rock (ma con numerose incursioni nel blues) di Roberto Formignani e la sua band. La serata ha consentito al chitarrista e cantautore ferrarese di presentare la sua ultima fatica discografica: un cd con dodici incisioni delle quali ben undici sono
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Pianoforte
Naturalezza di Rana e danza di Noseda
servizio di Athos Tromboni FREE

200822_Fe_00_BeatriceRana_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Sempre in primo piano le norme antiCovid-19 negli spettacoli al chiuso del Teatro Comunale "Claudio Abbado", con gli spettatori dislocati nei palchi (due per palco nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro) e spettacolo che va in scena in platea, dove sono state tolte le poltrone. Così è successo anche per l'anteprima della
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Diario
Il legno di Bregenz e la legna di Denore
Athos Tromboni FREE

200821_Diario_00_RigolettoABregenzLegnaADenore_PhilippStolzlDENORE (FE) - Ieri sera (sì, ieri sera, giovedì 20 agosto 2020) ero esausto. Avevo pubblicato di mattina prestissimo una recensione di un concerto pop seguito al Castello Estense di Ferrara; e subito dopo, senza neanche una pausa fra lavoro intellettuale e lavoro manuale, avevo tagliato e portato a casa, deponendoli nella mia legnaia, cinque
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Jazz Pop Rock Etno
Un mondo a pių voci
servizio di Athos Tromboni FREE

200820_Fe_00_UnMondoAPiuVoci_AlessandroAdamiFERRARA - Era un progetto che Ellade Bandini covava da tempo, e ne aveva parlato qualche volta con gli amici del Gruppo dei 10 di Ferrara, tanto che tale progetto non era più un segreto, anche se mai specificato nei dettagli. E mercoledì 19 agosto 2020 il progetto di Bandini (titolato Un mondo a più voci) è diventato esecutivo, persino nei dettagli: portare
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Opera dal Centro-Sud
Denuncia sociale e grande musica di Strauss
servizio di Valentina Anzani FREE

200820_MartinaFranca_00_IlBorgheseGentiluomo_MicheleSpottiMARTINA FRANCA (TA), 1 e 2 agosto 2020 - Revisionato a causa dell’attuale crisi sanitaria, accantonati (o, si spera, solo rimandati) gli spettacoli inizialmente previsti, il 46.mo Festival della Valle d’Itria (oltre a una lunga serie di concerti e di eventi collaterali) ha ripiegato su due titoli che videro la collaborazione di Richard Strauss con Hugo von
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Classica
Vivaldi e la musica veneta
servizio di Angela Bosetto FREE

200819_Vr_00_Vivaldi_AlviseCasellati_EnneviFotoVERONA - «Se dovessi cercare una parola che sostituisce “musica” potrei pensare soltanto a Venezia»; parola di Friedrich Nietzsche, rimarcata dall’erede Thomas Mann, il quale definiva la città lagunare «… bella lusinghiera e ambigua, metà fiaba e metà trappola», ma sempre capace di ispirare  «ai musicisti melodie che cullano in sonni voluttuosi.»
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Diario
Un giorno senza sera
Athos Tromboni FREE

200811_Fe_00_UnGiornoSenzaSera_CastelloEstenseNella mia Ferrara, qualche volta, accadono della cose belle. Il giornalista che scrive sulle pagine della cultura e della musica vive di cose belle. Ne fa incetta. Racconta, spiega, interpreta, giudica. Sennò che ci sta a fare il giornalista delle pagine culturali in mezzo alle cose belle che accadono, se non se ne fa una ragione e la comunica?
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Vocale
Wagner in Arena - Verdi Gala
servizio di Angela Bosetto FREE

200813_Vr_00_WagnerInArena_GustavKuhn_EnneviFotoVERONA – «Verdi e Wagner! Due nomi, due civiltà, la latina e la germanica; due distinte concezioni delle finalità che il teatro può e deve raggiungere nella estrinsecazione di un ideale d’Arte: l’umanità nella realtà della vita vissuta, in uno; l’umanità attraverso il simbolo e la leggenda, nell’altro.» Con queste parole il musicista e musicologo
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Classica
Appuntamenti con grandi nomi a Martina Franca
servizio di Valentina Anzani FREE

200812_MartinaFranca_00_AntonioGreco_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 29/30/31 luglio 2020 - Se quest’anno il Festival della Valle d’Itria si è dovuto adattare alle difficoltà logistiche delle misure di distanziamento sociale imposte dalla crisi sanitaria e alle difficoltà economiche ad essa connesse, è riuscito comunque a garantire una proposta musicale di altissimo livello. Tra il ricco programma di
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Eventi
Trame... pianistiche quest'anno
servizio di Laura Gatti FREE

200810_Mn_00_SettembreMantova_AlfredBrendelMANTOVA - Rinviata a causa del Covid-19, si terrà dal 4 al 6 settembre 2020 a Mantova la diciottesima edizione di 'Trame Sonore', l’importante ed impegnativa manifestazione organizzata dall’Orchestra da Camera di Mantova già programmata per i primi giorni di giugno e ora spostata a settembre.
Sarà un’edizione dimezzata
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Personaggi
La Venditelli barocca, classica, belcantista
intervista a cura di Ramón Jacques FREE

200809_Personaggi_00_VenditelliAriannaROMA - Il soprano romano Arianna Venditelli è riuscita a fare una carriera eccezionale che l'ha portata a debuttare ruoli importanti nel repertorio operistico grazie al suo timbro particolare e alla sua ampia estensione vocale. La Venditelli, che si è esibita su importanti palcoscenici in Italia e in importanti festival in Europa, concentrandosi su Mozart, Handel
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly contigua e non inane
servizio di Athos Tromboni FREE

200809_TorreDelLago_00_MadamaButterfly_EnricoCalessoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Benvenuta Manu Lalli. Che poi una recensione non si inizia mai così. Eppure stavolta bisogna ammettere l'eccezione alla regola... sì, perché la regia di Lalli, per la Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Gran Teatro all'Aperto di  Torre del Lago, ha restituito all'Opera (non a quest'opera, ma all'Opera) quel
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Echi dal Territorio
Le belle consonanze della Kreion
servizio di Athos Tromboni FREE

200809_ForteDeiMarmi_00_ConsonanzeArtistiche_SimoneTomei_phMattiaBertozziFORTE DEI MARMI (LU) - Sono le "consonanze artistiche" quelle che consentono ad uno spettacolo (a qualsiasi spettacolo, indipendentemente dal genere) di affermarsi come evento notevole e richiamare tante persone che poi possono dire orgogliosamente ai figli e nipoti quel famoso «io c'ero». Tanto più se si tratta di musica lirica, dove le "consonanze"
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Opera dal Centro-Nord
La Tosca dei tre cerchi
servizio di Athos Tromboni FREE

200807_TorreDelLago_00_Tosca_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Voglia di ritornare all'Opera. Non solo per il pubblico ma anche per gli artisti, che in questo periodo stanno subendo una "cura dimagrante" di scritturazioni senza precedenti, viste le cancellazioni e i rinvii (alla meno peggio, il ridimensionamento) dei cartelloni lirici di tutto il mondo. E in tale contesto la voglia
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Vocale
Lunga serata apre il Mascagni Festival
servizio di Simone Tomei FREE

200804_Li_00_MascangiFestival_PrimoConcerto_LauraPasqualettiLIVORNO - Il Mascagni Festival 2020 avrà il suo clou nel prossimo mese di settembre, ma già la sera del 2 agosto 2020 abbiamo avuto un primo assaggio proprio in occasione del 75° anniversario dalla morte del compositore livornese. Con gli occhi dove un’anima sognava è stato il titolo di questo primo concerto lirico che ha fatto da apripista alla
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Pagina Aperta
Polemiche e accuse Ariacs non ci sta
FREE

200801_Vr_00_ARIACS_FarinelliRiceviamo e pubblichiamo integralmente un comunicato stampa della Associazione Rappresentanti Italiani Artisti Concerti e Spettacoli in merito alle vicende di cronaca che stanno coinvolgendo artisti, fondazioni liriche, teatri e festival d'opera

Comunicazione di ARIACS,
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Vocale
Mozart Requiem - Le Stelle dell'Opera
servizio di Angela Bosetto FREE

200803_Vr_00_MozartRequiemLeStelleDellOpera_MarcoArmiliato_EnneviFotoVERONA - Commemorare la morte per tornare insieme “a riveder le stelle” e  riuscire così a celebrare nuovamente la vita. Questo il filo conduttore dei due appuntamenti areniani che, dopo il gala inaugurale (leggi qui la recensione), hanno sancito il passaggio dal mese di luglio a quello di agosto. Un dittico all’apparenza anomalo (la simbolica Messa
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Pagina Aperta
Un'Accademia per Pagliacci e Cavalleria
servizio di Attilia Tartagni FREE

200801_Ra_00_Academy2020-Muti_RiccardoMuti_phZani-CasadioRAVENNA - Che poteva fare un direttore d’orchestra come il M° Riccardo Muti, acclamato nei  più prestigiosi podi del mondo, dopo una carriera ricca di soddisfazioni e di riconoscimenti internazionali, se non dedicarsi anche a trasmettere alle giovani generazioni il sapere faticosamente conquistato in anni di studio e di esperienza nella direzione
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Dischi in Redazione
Il canto di Camille
recensione di Ramón Jacques FREE

200801_Dischi_00_CamilleZamoraIf the night grows darker - Si la noche se hace oscura 
Quattro secoli di canzoni spagnole con arrangiamenti di Graciano Tarragó (1892-1973) 
Camille Zamora (soprano), Cem Duruöz (chitarra
Marchio discografico Bright Shiny Things (BSTC-0140, CD)
Con il titolo bilingue "Si la noche se hace oscura"
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Jazz Pop Rock Etno
Bacalov una vita da film
servizio di Athos Tromboni FREE

200731_Lugo_00_LuisBacalov-UnaVitaDaFilm_VittorioDeScalzi_phZani-CasadioLUGO (RA) - Luis Bacalov, pianista, compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore argentino naturalizzato italiano, è scomparso a Roma il 15 novembre 2017, all'età di 84 anni. Nel primo anniversario della morte era stato presentato in anteprima lo spettacolo musicale/multimediale Una vita da film: Luis Bacalov, diretto dall’amico Carlos
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Nuove Musiche
Elogio del violoncello
servizio di Attilia Tartagni FREE

200730_Ra_00_ElogioDelVioloncello_ErnstReijsegerRAVENNA - Evviva il violoncello, lo strumento dal timbro più simile alla voce umana!... il Ravenna Festival 2020 lo ha omaggiato in varie serate, facendo duettare il  violoncellista Mario Brunello con la danza il 18 luglio e dialogare Ernst Reijseger con le immagini cinematografiche di Werner Herzog il 20 luglio: due violoncellisti straordinari, che hanno
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Vocale
La poesia dell'Arena
servizio di Athos Tromboni FREE

200726_Vr_00_CuoreItalianoDellaMusica_Lucas_EnneviFotoVERONA - Alla presenza di circa tremila spettatori distanziati due metri l'uno dall'altro, è partito «Il cuore italiano della musica» sabato 25 luglio 2020 dentro l'Arena di Verona, primo appuntamento di una serie di concerti che in tempi di pandemia da Coronavirus suppliscono alla programmazione operistica estiva della città scaligera: l’Orchestra
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Opera dal Centro-Sud
Trovatore con alti e bassi
servizio di Simone Tomei FREE

200726_Mc_00_IlTrovatore_RobertaMantegna_phTabocchiniZanconiMACERATA - Il Trovatore di Giuseppe Verdi è un’opera  drammaturgicamente complessa e i cui intrecci possono essere spiegati e capiti soltanto con un’adeguata movimentazione scenica e con uno scambio di gesti, sguardi, attenzioni; è sostanzialmente un’opera calda e passionale, ma allo stesso tempo cupa e tenebrosa. Questo è uno dei limiti oggettivi
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Opera dal Centro-Sud
Ottimo Don Giovanni seppur minimal
servizio di Simone Tomei FREE

200725_Mc_00_DonGiovanni_FrancescoLanizillotta_phTabocchiniZanconiMACERATA - Biancocoraggio è il motivo dominante il Macerata Opera Festival 2020; detto titolo nasce un anno prima dello svolgimento della manifestazione, nel 2019, e sono convinto che nemmeno affidandoci alle strabilianti profezie della più esperta maga, avremmo potuto trovare una corrispondenza sì calzante per la stagione in corso. Un Festival
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Jazz Pop Rock Etno
Lo Spirito del Peccato Vinile
servizio di Athos Tromboni FREE

200725_00_VigaranoMainarda_PeccatoVinile_ElladeBandiniVIGARANO MAINARDA (FE) - Le buone idee, quando la malasorte ci si mette di mezzo e le contrasta, possono anche non uscire sconfitte dall'agone competitivo: è il caso (per esempio) della singolare iniziativa intitolata Peccato Vinile, che non ha potuto essere svolta nella stagione primaverile per le norme di contenimento della pandemia da
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Personaggi
Conversando con Gianluca Moro
intervista di Ramón Jacques FREE

200722_Personaggi_00_GianlucaMoroChi è Gianluca Moro? Come ti definiresti: tipologia vocale, personalità artistica... Sei sardo: pensi che le voci della tua terra abbiano delle caratteristiche speciali che le differenziano dalle altre? Per favore, parlaci dei tuoi inizi, dei tuoi studi, perché ti sei dedicato al canto.
Gianluca Moro (cioè io...) è un ragazzo a cui piacciono
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