Pubblicato il 07 Novembre 2019
La scomparsa del grande baritono toscano ha suscitato vivo cordoglio anche a Lastra a Signa
In ricordo di Rolando Panerai redatto da Athos Tromboni

191107_Lastra_00_RolandoPaneraiLASTRA A SIGNA (FI) - L’Associazione Enrico Caruso di Lastra a Signa ha ricordato la recente scomparsa del grande baritono Rolando Panerai (avvenuta a Firenze il 22 ottobre scorso), dedicandogli il tradizionale “salotto musicale” di Novembre. Non poteva essere diversamente visto la statura artistica di Rolando Panerai nel panorama lirico mondiale e il ruolo di direttore artistico  del Prestigioso “Premio Caruso” che L'Associazione Caruso di Lastra organizza ogni anno dal 1979 e le altre manifestazioni musicali: corsi di perfezionamento canto lirico, messa in scena di opere, concerti, e tante altre iniziative.
Ha aperto la serata il presidente Mario Del Fante tratteggiando la lunghissima carriera nei maggiori teatri del mondo, ricca di oltre 150 ruoli di primo baritono che spaziano dal la nascita del melodramma  ad oggi, a fianco dei più grandi cantanti, direttori, registi , dotato di una voce bellissima  e una presenza scenica da grande artista e ricca di comunicativa, che trasmetteva emozioni allo spettatore  insieme alla simpatia, in lui innata, come si conviene a un fuori classe.
Le sue interpretazioni sono sempre state di grande rilievo ed è difficile  far emergere i suoi “cavalli di battaglia” anche se  aveva una particolare predilezione per Il barbiere di Siviglia, Gianni Schicchi, La traviata, Falstaff , Rigoletto, La bohème.
Una carriera da Guinnes, oltre che per i ruoli interpretati, per la voce che ha mantenuto fino all’ultimo ancora bella e ferma, come abbiamo potuto ascoltare  sia quando ha fatto da “chioccia” a tanti giovani  in scena , o quando duettava coi “Premi Caruso” durante le premiazioni a Villa Bellosguardo (Taddei, Nucci, Alva ecc.)
Ha lasciato una  testimonianza nelle tantissime registrazioni pubbliche e private, fino dalla prima opera  che la Rai (allora Radiotelevisione Italiana) mandò in scena negli anni Cinquanta del Novecento, dove fece conoscere ad un grande pubblico un grandissimo Figaro del Barbiere di Siviglia, seguito poi da Rigoletto e dal Renato del Ballo in Maschera, fino al 2000 con il ruolo di Germont padre in La traviata in mondovisione, quando aveva già 76 anni! (Per l’anagrafe era già vecchio, ma ha cantato in piena voce per altri vent’anni).

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Per ricordarlo degnamente, a Lastra a Signa durante il "salotto musicale" dedicato al ricordo di Panerai sono state trasmesse alcune scene tratte da registrazioni pubbliche e ufficiali, e anche da altre più “private” come quella del duetto del Falstaff , ripreso a Bellosguardo, con Leo Nucci/Ford e Panerai/Falstaff, davvero emozionante!
Un minuto di raccoglimento e un grande applauso ha rivolto ancora una volta il suo pubblico al grande artista, al grande uomo, al grande amico, che ha lasciato in tutti un grande rimpianto.
Si sono esibiti poi i diversi cantanti intervenuti, che prima di ogni loro esibizione hanno voluto ricordare  con emozione  il grande collega e maestro.
Accompagnati al pianoforte da Eugenio Milazzo, si sono esibiti  in arie e duetti : Simonida Miletic e Chiara Nesti, soprani; Carlo Bini, Giorgio Casciarri, Fabrizio  Falli, Dalai Chen, tenori; Franco Rossi, baritono; Paolo Bulgherini e Simone Simoni, bassi; tutti particolarmente applauditi. 

Crediti fotografici: Ufficio stampa dell'Associazione Enrico Caruso di Lastra a Signa
Nella miniatura in alto: il sorriso aperto, simpatico e sornione di Rolando Panerai
Sotto: Panerai (ultimo a destra) durante il conferimento del Premio Caruso a Leo Nucci nel 2004. Si riconoscono da sinistra, Renato Cioni, Mario Del Fante, Leo Nucci, Giangiacomo Guelfi e lo stesso Rolando Panerai





Pubblicato il 03 Settembre 2019
Il lavoro giovanile di Mozart in forma semiscenica entusiasma il pubblico del Teatro Sociale di Rovigo
Finta giardiniera opera vera servizio di Athos Tromboni

190903_Ro_00_FintaGiardiniera_PabloMaritanoROVIGO - Avrebbe dovuto essere il "saggio finale" di una masterclass sulla vocalità mozartiana, La finta giardiniera, ma lo spettacolo realizzato dal regista Pablo Maritano, con la preparazione vocale curata dal tenore e docente di canto Fernando Cordeiro Opa realizzato nel Ridotto del Teatro Sociale domenica 1 settembre 2019, si è proposto al numeroso pubblico come un gradevole e felice allestimento semiscenico dell'opera che Wolfgang Amadeus Mozart compose all'età di soli 19 anni, musicando un libretto assai povero attribuito a Giuseppe Petrosellini (oppure - alternativamente - a Ranieri de' Calzabigi). Il pomeriggio musicale era organizzato dal Circolo della Lirica di Padova, sotto il patrocinio del Teatro Sociale di Rovigo, ed era il compimento del lavoro svolto dall'Accademia Lirica della città del Santo, da Maritano e Cordeiro Opa, e da Alberto Boischio (maestro accompagnatore) e Nicola Simoni (direzione artistica).
La trama dell'opera racconta che è il giorno delle nozze tra il Contino di Belfiore e Arminda, nipote del Podestà di Lagonegro. Il Contino di Belfiore era fuggito via da Milano, credendo di avere ucciso l'amata Marchesa Violante, ma lei è ancora viva e - travestita da giardiniera e con il nome finto di Sandrina - è al servizio del Podestà insieme con il servo Roberto, anch'egli assunto come giardiniere con il nome di Nardo. Nel primo atto Arminda, essendosi innamorata del Contino di Belfiore, lascia il Cavalier Ramiro, mentre Don Anchise, invaghitosi della finta giardiniera, abbandona l'innamorata Serpetta. Nel secondo atto, il Cavalier Ramiro rivela che il Contino di Belfiore ha ucciso la Marchesa Violante, ma questa, tolta la maschera di finta giardiniera, si palesa proprio come Violante e fugge insieme al Belfiore. Nel terzo atto si giunge al lieto fine, come di prassi per l'opera buffa settecentesca, e si ha la ricomposizione delle coppie originarie, con gli sposalizi conseguenti, e... tutti vissero felici e contenti.

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Come è possibile immaginare, la trama è assai elementare e scontata, ma il dinamismo dovuto alle situazioni paradossali non manca di certo dentro l'intreccio degli avvenimenti e dei personaggi. E il regista Pablo Maritano ha fatto del dinamismo proprio l'elemento vincente della messinscena: sette cantanti e due pianiste per l'accompagnamento musicale, mallevadrici della musica di Mozart (sempre coinvolgente, anche se trascritta per il solo pianoforte), hanno impresso allo svolgimento quella vivacità che è sottesa alle note della partitura. L'entrata in scena delle cantanti e dei cantanti, in fila indiana, ognuno con le proprie sedie, e il loro disporsi front-line davanti al pubblico è stata la prima divertente trovata del regista. Poi ognuno ha cantato o duettato le parti dei personaggi utilizzando le sedie come oggetti scenografici, spostandole e rigirandole, sedendovi sopra o salendovi, per rendere dinamico e composito il dislocamento nello spazio scenico.  E i concertati erano tutti cantati col gruppo che si univa e disuniva come elemento non plastico ma mutevole e dinamico, creando situazioni sceniche di gradevole impatto visivo. In più i cantanti e soprattutto le cantanti (due di loro in ruoli maschili en-travesti) hanno recitato con espressioni facciali e gestualità scenica molto accentuata ma non sopra le righe, carica di espressione ma non esagerata. Un plauso e un encomio vanno perciò tributati al lavoro del regista.
Non da meno la preparazione vocale, curata da Cordeiro Opa: in particolare duetti, trii e concertati sono stati di una precisione e di un equilibrio dinamico eccellenti, difficili da realizzare senza la guida della bacchetta direttoriale, tutto a memoria, ascoltando le pianiste (che si alternavano alla tastiera senza pause) e ascoltandosi fra loro come se appartenessero tutti a una formazione cameristica strumentale, anziché agire da attori e cantanti di un'opera lirica in forma semiscenica. La valorizzazione della vocalità mozartiana è stata realizzata in pieno, sia nei timbri e nelle espressioni delle voci maschili, che di quelle femminili. Ottimo il risultato, sotto tutti gli aspetti.
Protagonisti di una così bella e positiva esperienza sono stati con encomiabile bravura i mezzosoprani Flavia Amati (Cavalier Ramiro en-travesti), Maria Teresa Becci (Arminda), i soprani Federica De Marco (Marchesa Violante / Sandrina), Sofia Di Benedetto (Serpina), Alina Paduri (Don Anchise en-travesti), il tenore Alessio Zanetti (Contino di Belfiore) e il basso Mauricio Meren (Roberto / Nino). Al pianoforte si sono alternate Laura Tonini e Chiara Casarotto.

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Allo spettacolo erano presenti fra il pubblico anche la presidente del Circolo della Lirica di Padova, Nicoletta Scalzotto), il direttore artistico del Teatro Sociale, Claudio Sartorato, e l'Assessore alla cultura del Comune di Rovigo, Roberto Tovo.
Prolungati e carichi di entusiasmo sono stati gli  applausi, a coronamento di un fruttuoso e gioioso pomeriggio di musica nel Ridotto del Teatro Sociale.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Circolo della Lirica di Padova / Accademia Lirica di Padova / Associazione Artes
Nella miniatura in alto: il regista Pablo Maritano
Sotto: il tenore e docente Fernando Cordeiro Opa con Nicoletta Scalzotto e Pablo Maritano; e alcuni momenti di La finta giardiniera allestita in forma semiscenica a Rovigo





Pubblicato il 16 Luglio 2019
Il direttore del Resto del Carlino-Quotidiano Nazionale insignito dell'ambita onorificenza
Premio Cappelli a un giornalista: Giacomin servizio di Athos Tromboni

190715_Rocca_00_PremioCappelli_LucaSaltini_phGiorgioSabatiniROCCA SAN CASCIANO (FC) – Minacciava pioggia, nonostante le previsioni della vigilia, la sera di domenica 14 luglio 2019 a Rocca, dove nella splendida Piazza Garibaldi erano allestiti il palco e la vasta platea per il conferimento del XXX Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli, organizzato dall’omonima Associazione culturale. Un’ora prima dell’inizio ha cominciato a piovere qualche gocciolina da un cielo carico di nubi. Una goccia qua, una là, ma abbastanza fastidiose da far aprire gli ombrelli ai più previdenti e far riunire gli altri sotto i portici che corrono ai lati della piazza. Alle 21 in punto le goccioline hanno smesso di cadere, subito dopo che il presentatore della manifestazione, Daniele Rubboli, d’accordo con il management dell’Associazione Cappelli, aveva invitato tutti a prendere posto, perché il conferimento del Premio ci sarebbe stato lo stesso, anche con tempo incerto.
Allora tutti si sono seduti ai posti assegnati (la partecipazione del pubblico alla cerimonia è gratuito, ma a invito e non ad ingresso libero) e… miracolosamente non è più piovuto.
Ma proprio per non sfidare il maltempo, la scaletta della serata è stata modificata, dando precedenza alla premiazione, introdotta da un balletto di sei splendide danzatrici dell’Accademia Cecchetti di Ravenna guidate dal coreografo Alessio Vanzini: entrate dal fondo della piazza, alla spalle del pubblico, si sono poi portate davanti, nello spazio fra la prima fila di spettatori e il palcoscenico; le ballerine erano Anna Censualez, Valentina Cavalli, Beatrice Romboli, Dea Cappelli, Gilda Babini e Sofia Casadio; con molta bravura hanno danzato una coreografia sulle note della Habanera dalla “Carmen” di Bizet: capelli raccolti alla gitana, fiore rosso nei capelli, tutù nero, hanno eseguito molto bene la performance artistica d’introduzione della cerimonia.

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Rubboli, subito dopo la danza, con la collaborazione del presidente dell’Associazione Cappelli, Adolfo Frattagli (ma per tutti è Dodo Frattagli) ha chiamato il giornalista Paolo Giacomin, direttore del Resto del Carlino-Quotidiano Nazionale a ritirare il premio: sì, perché quest’anno – per la prima volta nella sua storia – il premio è stato conferito a un giornalista; ricevuto il piatto di maiolica dalle mani di Andrea Gambi (dirigente di Romagna Acque-Società delle Fonti), Giacomin ha dichiarato di sentirsi onorato di «ricevere il Premio proprio nel trentennale della manifestazione. E – ha aggiunto – ho iniziato a collaborare al Carlino 30 anni fa. Questo premio lo dedico e lo condivido con il Resto del Carlino, al quale mi legano professione e affetto.» Insieme al piatto (opera molto bella del ceramista faentino Dario Valli), il premiato ha avuto in omaggio anche un quadro del pittore Alain Delmas e il catalogo della mostra “L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini” in parete a Forlì.

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Il Premio alla Carriera è stato attribuito quest’anno al soprano Raina Kabaivanska, che ha ritirato il piatto di maiolica dalle mani di Gianfranco Brunelli, organizzatore e direttore artistico delle grandi mostre d’arte che si tengono a Forlì; «Parlare del commendator Cappelli – ha detto la Kabaivanska – è per me una grande emozione. Faceva le cose con passione ed era ricambiato da tutti con amore e fedeltà. Il mio più bel ricordo va ai suoi occhi azzurri che mi guardarono dandomi coraggio quando mi disse “per me tu puoi fare benissimo la Madama Butterfly in Arena a Verona. Ci riuscirai”. Fu un incoraggiamento decisivo per me e la mia carriera.»
Terza premiazione della serata, un riconoscimento alla docente e direttrice artistica dell’Accademia di danza Cecchetti, la coreografa Michela Bulgarelli, che ha ricevuto il piatto di maiolica dalle mani del sindaco di Rocca, Pier Luigi Lotti.
Infine una ceramica anche per il direttore d’orchestra Luca Saltini, consegnatagli da Massimo Balzani, presidente di Servizi Industriali di Forlì. Premiata anche Federica Bacchi, fondatrice dell’Orchestra Bruno Maderna (ha ritirato il premio in sua vece la violinista di spalla dell’orchestra).
Ospite illustre anche quest’anno Vittoria Cappelli, figlia del dedicatario del Premio, Carlo Alberto; Vittoria ha salutato e ringraziato il pubblico anche a nome della sorella Carla. E come ogni anno, a leggere le motivazioni ufficiali, Rubboli ha chiamato Mario Biserni, una delle colonne portanti dell’Associazione di Rocca San Casciano.
Il cerimoniale è stato rapidissimo, visti i nuvoloni che incombevano dal cielo; quindi il presentatore ha dato inizio alla parte spettacolare della serata. È entrata fra gli applausi l’Orchestra Bruno Maderna di Forlì, sono entrati i tre giovani cantanti (allievi dei corsi di perfezionamento della Kabaivanska), Chiara Isotton (soprano), Reinaldo Droz (tenore) e Kim Sunggyeul (baritono) che hanno cantato in coro l’ Inno di Mameli e l’ Inno alla gioia di Schiller/Beethoven (Inno dell’Unione Europea) col pubblico in piedi. Quindi la bacchetta del maestro Saltini ha chiamato l’orchestra ad eseguire la famosa Sinfonia del “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini; un’esecuzione dove le sfolgoranti melodie del pesarese e i suoi crescendo orchestrali sono stati valorizzati dal piglio con cui il direttore ha saputo concertare il brano; ma anche negli altri pezzi strumentali eseguiti in seguito (Preludio della “Traviata” di Giuseppe Verdi e ancora una Sinfonia d’opera di Rossini, “L’italiana in Algeri”) Luca Saltini ha dimostrato di possedere il carattere giusto per trarre il massimo dall’Orchestra Maderna, sul podio della quale saliva per la prima volta.
Bravo, Saltini, anche nell’accompagnamento delle voci.
Il primo ad esibirsi è stato il baritono coreano Kim Sunggyeul (che ha occidentalizzato il proprio nome in Daniel Kim) in una bella interpretazione dell’aria di Figaro, Largo al factotum (“Il barbiere di Siviglia” di Rossini); Daniel Kim è un basso cantante, buona la dizione in italiano, ottimi i fiati, morbido il timbro, accurati il fraseggio e il canto sillabato. Ha meritato i tanti applausi anche nella altre arie (Come Paride vezzoso da “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti; Eri tu che macchiavi quell’anima, dal “Ballo in maschera” di Verdi).
Molto interessante la vocalità del soprano Chiara Isotton che si è esibita subito dopo con un vero “cavallo di battaglia” della Kabaivanska: il Vissì d’arte dalla “Tosca” di Puccini. Esecuzione intensa, potenza vocale e dolcezza espresiva fuse assieme, ottimi fiati, bel timbro ricco di grana tendente al colore scuro da soprano pucciniano/verdiano (certo, Tosca, ma anche Aida, Leonora del “Trovatore” e perché no Lady Macbeth), doti confermate anche nella succesiva aria, Pace, pace mio Dio da “La forza del destino” di Verdi.
Tenore dal Do acuto facile si è dimostrato infine il venezuelano Reinaldo Droz, che ha voluto esordire a Rocca San Casciano proprio con l’aria dei famosi 9 Do acuti, Ah! mes amis da “La figlia del reggimento” di Donizetti, aria risolta con disinvoltura e felice esito; Droz sia nel timbro che nel fraseggio ricorda il grande Alfredo Kraus ed essendo alto di statura e bello di aspetto (fisico e viso) può aspirare – viste le doti naturali della sua voce – a una carriera importante.

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La manifestazione avrebbe dovuto terminare con il duetto completo tenore/soprano da “La bohème” di Puccini (Che gelida manina – Sì mi chiamano Mimì – O soave fanciulla) ma la pioggia minacciosa nel cielo sempre più scuro ha consigliato di tagliare l’aria di Mimì e concludere con il duo di Soave fanciulla. Un po’ dispiaciuta la Isotton per il “taglio” dovuto a causa di forza maggiore, ma le hanno promesso, a Rocca - nel dopo concerto - che sarà richiamata quanto prima a completare la sua serata cascianese; perché lo merita lei e lo merita quel pubblico romagnolo, partecipe numerosissimo alla manifestazione, nonostante le incombenti minacce del cielo bizzoso.

Crediti fotografici: Giorgio Sabatini per il Premio Internazionale Carlo Alberto Cappelli di Rocca San Casciano
Nella miniatura in alto: il direttore d’orchestra Luca Saltini
Sotto da sinistra: ancora Saltini con Paolo Giacomin, Raina Kabaivanska e Michela Bulgarelli
Al centro: Dodo Frattagli con Daniele Rubboli; e una istantanea del balletto Habanera
Sotto in sequenza: Paolo Giacomin; Raina Kabaivanska; Michela Bulgarelli con il sindaco Pier Luigi Lotti; Reinaldo Droz; Chiara Isotton; Kim Sunggyeul, in arte Daniel Kim; Luca Saltini con Massimo Balzani; ancora la Kabaivanska con Gianfranco Brunelli; Mario Biserni
Sotto: il coreografo Alessio Vanzini (primo a sinistra) con le danzatrici dell’Accademia Cecchetti, il direttore d’orchestra Luca Saltini e i cantanti della serata.
In fondo: una bella panoramica di Giorgio Sabatini su Piazza Garibaldi durante la manifestazione del Premio Cappelli 2019






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Opera dal Centro-Nord
Ritorno di Bohčme, primo e secondo cast
servizio di Simone Tomei FREE

200105_Fi_00_LaBoheme_FrancescoIvanCiampa_phMicheleMonastaFIRENZE - Di questa produzione di Bohème, andata in scena al Teatro del Maggio Fiorentino nello scorso periodo natalizio, già parlai nel settembre del 2017 (qui potete leggere il mio intervento). Sebbene in questa ripresa il posizionamento delle scene sembri essere più funzionale alla drammaturgia, i problemi strutturali del palcoscenico fiorentino
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Vocale
Natale alla Scala con Berlioz
servizio di Francesco Lora FREE

200102_Mi_00_ConcertoBerlioz_HectorBerliozMILANO – «Il coro dei pastori è molto più moderno (dell’ouverture) e bisogna essere ignoranti come una carpa (sic) per credere che un maestro di cappella del Settecento abbia mai immaginato la modulazione che si trova nel mezzo di questo coro»: così Hector Berlioz scriveva a Théophile Gautier, intorno al Natale 1853, a proposito della sua
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Echi dal Territorio
La Delfrate e i giovani talenti
servizio di Laura Gatti FREE

200102_Mn_00_ConcertoDiCapodanno_CarlaDelfrateMANTOVA - A pochi giorni dal successo, in un Duomo gremitissimo, del Concerto di Natale diretto autorevolmente dal M° Luca Bertazzi, titolare della cattedra di Musica d’insieme, l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “L. Campiani” si è presentata al Teatro Sociale mercoledì 1° gennaio 2020 per il tradizionale “Concerto di Capodanno”.
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Opera dal Nord-Ovest
Ottima la Bohčme tutta colorata
servizio di Simone Tomei FREE

191231_Ge_00_LeonardoSiniGENOVA - Lo stupore, la magnificenza, il brio, l’elettricità che si sprigiona nell’aria non possono lasciare indifferente (se non addirittura a bocca aperta) lo spettatore che entra nella grande sala del Teatro Carlo Felice di Genova per assistere a La bohème di Giacomo Puccini: il pannello che sostituisce il sipario ci offre una già un’anticipazione di quello che sarà la visione dei 
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Opera dal Nord-Est
Una bella Madama Butterfly
servizio di Simone Tomei FREE

191224_Vr_00_MadamaButterfly_FrancescoOmmassini_EnnevifotoVERONA - Con la fine del 2019 volge al termine anche la stagione autunnale della  Fondazione Arena; il percorso di questo “Viaggio in Italia”, iniziato nel mese di ottobre, si conclude con l’opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Sono quasi trent’anni (precisamente dal 1991) che questo titolo latita dalla sale del Teatro Filarmonico (più volte
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Opera dal Nord-Est
Turandot e Aida un'apertura kolossal
servizio di Rossana Poletti FREE

191215_Ts_00_KatiaRicciarelliTRIESTE - Teatro Verdi. E' stata una straordinaria doppia apertura della stagione lirica al Verdi di Trieste, quella che ha visto in scena in alternaza la Turandot di Giacomo Puccini e l'Aida di Giuseppe Verdi. Un teatro, che non ha grandi spazi e tecnologie sul palcoscenico, ha dovuto operare su una scena in gran parte comune per i due allestimenti,
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Opera dal Centro-Nord
L' Ernani che traballa
servizio di Simone Tomei FREE

191215_Pi_00_Ernani_AlexandraZabala _phFinottiPISA - Al Teatro Verdi nell’attuale stagione lirica, un allestimento del 1999 incornicia la vicenda dell’Ernani di Giuseppe Verdi; l’autore originario della messinscena è Beppe de Tomasi che propose questa regia per il Teatro Massimo di Palermo ed è qui ripresa da Pier Francesco Maestrini; alle luci Bruno Ciulli mentre le scene ed i costumi sono di Francesco Zito.
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Dischi in Redazione
Sentire l'amore secondo Mirael
recensione di Athos Tromboni FREE

191214_Dischi_00_MiraelCD audio "Sentire l'amore"
MIRAEL
Produzione: Studio Suonamidite (Empoli)
Reperibilità:
www.mirael.it
Ha scelto un nome d'arte - Mirael - che significa «guarda Lui» dove «Lui» è sinonimo di Amore. Così la giovane cantautrice ferrarese Pia Pisciotta si presenta al pubblico con il proprio nuovo (e primo) CD
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Operetta and Musical
My Fair Lady chiude la stagione
servizio di Salvatore Aiello FREE

191209_Pa_00_MyFairLady_NancySullivanPALERMO - Il Teatro Massimo, introducendo al clima delle festività natalizie, ha scelto di concludere la Stagione d’Opera (sarà il prossimo Schiaccianoci a concludere quella del Balletto) col riproporre, dopo lunghi anni, il musical. E’ andato quindi scena My Fair Lady su libretto e testi di Alan Jay Lerner e musica di Frederick Loewe, tratto dal
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Vocale
Figure del femminino al Giglio
servizio di Nicola Barsanti FREE

191201_Lu_00_FigureDelFemminino_RosellaIsola_phAndreaSimiLUCCA - La serata inaugurale della sesta edizione dei Lucca Puccini Days svoltasi presso il Teatro del Giglio di lucca sabato 30 novembre 2019, ha proposto al pubblico un significativo viaggio musicale tutto al femminile. Come già anticipato dal titolo Figure del femminino nel melodramma ottocentesco: un viaggio alla scoperta delle donne nell’opera
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Echi dal Territorio
Concerto di imponente vocalitā
servizio di Attilia Tartagni FREE

191130_Lugo_00_Concerto24Novembre_MarialuceMonariLUGO DI ROMAGNA (RA) - Come da tradizione, il Circolo Lirico Giuseppe Verdi di Lugo si apprestava ad allestire a fine anno un’opera lirica ma la chiusura per lavori del Teatro Rossini lo ha fatto optare per il “Grande concerto lirico” di domenica 24 novembre nella Sala polivalente del Circolo “Gli amici del Tondo” di Lugo, che per inciso è anche sede
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Opera dal Centro-Nord
Belle Nozze disegnate da Gasparon
servizio di Simone Tomei FREE

191126_Li_00_NozzeDiFigaro_JacopoSibariDiPescasseroli_phAugustoBizziLIVORNO - «Questo ritorno dopo quasi due secoli della commedia per musica mozartiana, costituisce il primo capitolo di un progetto tutto toscano, ideato in coproduzione con il Teatro Verdi di Pisa e il Teatro del Giglio di Lucca, dedicato alla riproposta nei nostri Teatri di tradizione della storica Trilogia mozartiana sui libretti di Lorenzo
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