Pubblicato il 24 Dicembre 2021
CJ Wu, Kennedy, Spataru e Familaro il poker dell'Accademia fondata e diretta da Muti
Quattro bacchette per Nabucco servizio di Attilia Tartagni

20211224_Ra_00_Nabucco(ScuolaDirezioneDOrchestra)_RiccardoMutiRAVENNA - I quattro direttori d’orchestra consacrati dalla “Riccardo Muti Italian Opera Academy“ alla sua decima edizione in sette anni, ospitata  quest’anno dalla Fondazione Prada di Milano,  hanno mostrato di avere assorbito la lezione del  maestro alternandosi alla direzione nel concerto al Teatro Alighieri di Ravenna del 20 dicembre, replica di quello al Teatro Galli di Rimini del 18 dicembre 2021.
CJ Wu, 35 anni da Taiwan, nata come violinista poi passata a studiare direzione a Manchester, il moldavo Cristian Spătaru, 23 anni, anche compositore, che ha completato gli studi a Vienna, Henry Kennedy, 25 anni, che si è recentemente diplomato alla Royal Academy of Music di Londra e il siciliano Giuseppe Famularo, 30 anni,  diplomato in pianoforte a Palermo, poi formatosi come direttore a Milano, hanno diretto in sequenza quattro parti selezionate dal “Nabucco” di Giuseppe Verdi, guidando un complesso vocale, corale e strumentale così imponente da occupare a perdita d’occhio l’intero palcoscenico di fronte a un pubblico che esauriva ogni   ordine di posto.
Assente Riccardo Muti per una polmonite (nulla ha a che fare con il Covid-19)  che gli ha impedito di presenziare compiaciuto e beneaugurante allo spiccare il volo dei suoi discepoli provenienti da lontane parti del mondo, ugualmente arricchiti dalla lezione del maestro sui valori fondanti del patrimonio lirico italiano di cui il direttore d’orchestra ravennate di fama internazionale si è fatto didatta e strenuo difensore. Che senso avrebbe, infatti, serbare gelosamente quanto si è appreso in una carriera lunga e fortunata, ricca di esperienze, di incontri e di riconoscimenti di ogni genere, senza trasmetterne testimonianza a giovani che vogliano percorrere oggi la stessa strada? Riccardo Muti, forte della lezione appresa dal suo maestro Antonino Vuotto che era stato allievo di Arturo Toscanini, e sempre più convinto che il grande patrimonio operistico italiano di cui è capofila  Giuseppe Verdi  debba essere rispettato e onorato esaltandone le partiture, leggendo fra le righe le annotazioni scritte e sottintese dai compositori, comprendendo fino in fondo la portata della “parola scenica”, con il suo metodo colloquiale e per nulla pedante ha nuovamente impresso la sua impronta.

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I quattro giovani hanno assorbito la lezione ciascuno a modo proprio, metabolizzandola nel proprio substrato culturale ed esistenziale e trasformandola in pensiero, perché dirigere l’orchestra non è battere il tempo gesticolando con la bacchetta, come il M° Muti non si stanca di  ripetere, bensì dare espressione al pensiero e “creare la musica” rinnovandone ogni volta l’incanto nella ricerca di una perfezione che non esiste, ma che va comunque perseguita. Peccato davvero che Muti non fosse  presente, a constatare  quanto sia stato importante la sua lezione in quelle giovani menti  che dovranno con le proprie forze costruirsi il futuro.  In questo scambio generazionale si rinnova un principio chiave dell’esistenza umana, dove l’anziano trasmette il suo sapere e il giovane lo fa proprio per affrontare meglio il percorso che lo attende.  Erano radiosi i volti dei quattro neo-direttori  quando, a fine spettacolo, dissolta la tensione dell’esibizione,  si offrivano estasiati agli applausi del  pubblico. Al successo della serata hanno contribuito l’Orchestra Giovanile Cherubini, ideata e realizzata dal  M° Riccardo Muti per  dotare le giovani leve strumentali di una preziosa esperienza che ne faciliti l’ingresso presso prestigiose orchestre internazionali, il Coro Cremona Antiqua preparato da Antonio Greco, poliedrico artista musicale e docente del Conservatorio Verdi di Ravenna, sicura e sempre più presente potenzialità  ravennate e  un cast vocale che include Serban Vasile (Nabucco), Gabriëlle Mouhlen e Francesca di Sauro rispettivamente Abigaille e Fenena, Azer Zada (Ismaele), Riccardo Zanellato (Zaccaria), Giacomo Leone (Abdallo), Vittoria Magnarello (Anna) e Andrea Vittorio De Campo (Il Gran Sacerdote di Belo).
Fra i valenti e applauditissimi interpreti verdiani che da tempo calcano le scene ravennati, si è distinta come una bella e inaspettata sorpresa Gabriëlle Mouhlen,  grintosa  e appassionata Abigaille con le caratteristiche vocali delle “virago” verdiane. Fu proprio con il successo del Nabucco al  Teatro alla Scala il 9 marzo 1842 che Giuseppe Verdi intraprese la sua ineguagliabile carriera di compositore, calibrando le voci sulle caratteriche dei propri personaggi unici, irripetibili e indimenticabili, lasciando ai posteri un patrimonio musicale teatrale in cui continuiamo a specchiarci, al di là del mutare dei tempi, nella nostra immutata umanità.

Crediti fotografici: Ufficio stampa Teatro Alighieri di Ravenna
Nella miniatura in alto: il maestro Riccardo Muti
Sotto: i quattro giovani direttori allievi della “Riccardo Muti Italian Opera Academy“





Pubblicato il 12 Dicembre 2021
Il capolavoro buffo di Gioachino Rossini torna al lirico triestino dopo quattro anni ma non sfonda
Barbiere con pochi... clienti servizio di Rossana Poletti

20211212_Ts_00_IlBarbiereDiSiviglia_FrancescoQuattrocchi_phFabioParenzanTRIESTE, Teatro Verdi - Ci sono belle voci e ottime interpretazioni in questo Barbiere di Siviglia rossiniano in scena al lirico giuliano. Lascia il segno la Berta di Elisa Verzier, giovanissima triestina, vincitrice di importanti concorsi lirici, che nell’aria “Il vecchiotto cerca moglie” incontra l’applauso sentito del pubblico. Il mezzosoprano Paola Gardina si presenta nei panni di Rosina, al cui personaggio dona con bravura il carattere di finta ingenua, furbacchiona, capace di cogliere le occasioni per sfuggire al destino crudele a cui l’avrebbe condannata il suo vecchio tutore. Sfodera una voce limpida nei numerosi passaggi tra recitativo e canto, esprime il belcanto con tecnica ed esperienza.
Il Figaro di Mario Cassi è spavaldo, centra la scena con il suo personaggio reso in modo fortemente godibile, è subito apprezzato dalla sua aria d’ingresso “Largo al factotum” fino ai tanti stratagemmi che attiverà per togliere d’impaccio Rosina e il Conte D’Almaviva.
Il tenore Antonino Siragusa, che impersona il Conte d'Almaviva, continua nel tempo ad interpretare ruoli rossiniani con l’agilità e le capacità tecniche che lo contraddistinguono. Conquista senza fatica il pubblico che lo ricambia con numerosi applausi a scena aperta e con una quasi ovazione finale.
Fabio Previati, nei panni di Bartolo, a sua volta dà segno di grande naturalezza, non è il solito vecchio parruccone, è uomo scaltro e capace di azioni truffaldine. Dall’aria “A un dottor della mia sorte” al duetto col conte “Pace e gioia sia con voi” diverte con un’ottima interpretazione vocale e di recitato.
Infine Guido Loconsolo si distingue nell’aria della "Calunnia" di Don Basilio con una bella voce da basso, così anche ben figura il Fiorello di Giuseppe Esposito e l’Ufficiale di Armando Badia.
In effetti al di là dei valori dei singoli cantanti quello che si apprezza in questo allestimento del lirico triestino è il gioco di squadra che emerge dal lavoro della regia di Massimo Luconi, mentre latitano le scene e i costumi, che propongono un grigiore triste che confligge con il tema dell’opera buffa rossiniana. Dopo i coloratissimi e spiritosi allestimenti del 2012 e 2017, questo attuale è veramente povero di tinte e luce. E nel secondo atto anche di scene.

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L’Orchestra del Verdi, ottimamente diretta da Francesco Quattrocchi, ci porta subito nell’opera buffa di Gioachino Rossini attraverso la splendida Ouverture, ben eseguita. Con il finaletto chiude il coro, ben diretto da Paolo Longo, purtroppo rigidamente schierato e lugubremente vestito di nero. Le misure anti-Covid tolgono, si sa, freschezza a tutte le rappresentazioni teatrali; nelle opere liriche con le grandi masse, distanziamento e immobilità ancor più accrescono questa percezione.
Il pubblico continua a non venire al Teatro Verdi di Trieste, segno di una crisi che rischia di diventare irreversibile se la sua dirigenza non sarà capace, con l’apertura della nuova stagione, di mettere in campo azioni tali da ravvivare l’attaccamento della città al suo teatro più antico, di programmare allestimenti che meglio rappresentino il confine di Trieste tra la passionalità del melodramma italico e il mondo mitteleuropeo, di avviare politiche efficaci di avvicinamento del mondo giovanile.

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il direttore Francesco Quattrocchi
Al centro e in fondo: panoramiche su costumi e allestimento





Pubblicato il 07 Dicembre 2021
Le opere da camera di Poulenc e Menotti in un dittico interessante e soprattutto bello
Elle e Lucy le eroine del... telefono servizio di Simone Tomei

20211207_Vr_00_LaVoixHumaine_LaviniaBini _EnneviFoto.jpegVERONA - La Fondazione Arena di Verona, nella cornice del Teatro Filarmonico, ha messo in scena, quale ultimo allestimento della stagione 2021, un dittico di bellezza rara: La voix humaine di Francis Poulenc e The Telephone di Gian Carlo Menotti. Due composizioni del secolo scorso che, senza nulla togliere alle eccelse interpreti che si sono cimentate sul palcoscenico, hanno come grande protagonista il telefono; oggetto che al tempo della genesi di queste due opere da camera era solo un accessorio della vita quotidiana, mentre oggi ne è diventato un elemento indispensabile e direi vitale.
La regia di Federica Zagatti Wolf-Ferrari ha saputo intelligentemente evidenziare questo aspetto cogliendo tutte le peculiarità - materiali e psicologiche - che ha assunto nella vita di tutti noi. Questa onnipresenza del telefono è al centro dello spettacolo e lega le due opere come parti di uno stesso arco temporale che tocca diverse generazioni: «Il telefono interrompe, limita, spezza e sbriciola lattività della mente in frammenti impossibili da ricomporre: un tempo per la precarietà della linea, oggi per la necessità” dei social di esaurire un argomento in 15 secondi, per passare il più velocemente possibile ad altro. Oggi come ieri, è il telefono a possedere noi, non siamo noi a possedere un telefono. In scena prevale un elevamento: il filo. In Poulenc, come un conto alla rovescia, il filo diventa sempre più corto, fino a diventare irraggiungibile. In Menotti assistiamo a una moltiplicazione mostruosa e angosciante di fili, simbolo della bulimia comunicativa e delliper-connettività odierna che domina azioni e relazioni, anche quella fra Lucy e Ben
20211207_Vr_01_LavoixHumaineTheTelephone_FrancescoLanzillotta_EnneviFoto.jpegIn questo contesto generale si passa da atmosfere che oscillano tra il triste ed il drammatico ne La voix humaine,  a momenti di ilarità e frivolezza in The Telephone.
Le scene di Maria Spazzi e Marina Conti, i costumi di Lorena Marin e luci di Paolo Mazzon hanno saputo ben completare l’idea registica.
Elle, durante il suo intenso “monologo a due” vede piano piano accorciarsi il lungo filo telefonico sparso per tutta la scena; più che la conversazione si fa intensa e concitata, più questo filo è sempre più corto fino a rendere impossibile la comunicazione con l’amato perduto allorché la cornetta penzolerà - orami non più afferrabile - sopra il letto sospesa.
Lucy - sovrastata da fili di fibra ottica che calano dal soffitto quasi a fagocitarla nel suo mondo fatto di comunicazione telefonica ossessiva - ravveduta dal suo comportamento estenuante e compulsivo verso il magico oggetto, riceverà alla fine la dichiarazione d’amore che l’amato Ben, sempre interrotto dalle “esigenze” comunicative della giovane, proprio attraverso una telefonata.
Geniale infine l’idea di separare i due atti unici con lo scorrere degli anni  dalla nascita del “magico oggetto” ad oggi, proiettati sul pannello dei sovratitoli con grafiche e suoni volti a rappresentare l’excursus evolutivo del telefono attraverso grafiche e suoni.
E adesso cito le interpreti, che si sono rivelate davvero stupefacenti.
Il colore bianco e nero domina la scena di Lavinia Bini che si immedesima in Elle in maniera assolutamente perfetta; siamo soliti vedere in questo ruolo artiste molto navigate, ma alla fine la protagonista non è altro che una giovane donna abbandonata dal suo amato. La Bini trova nel canto e nell’ars scenica quei risvolti tragici che il destino le ha riservato: una donna senza certezze, una donna maledettamente fragile, una donna ormai sola che cerca quale ultimo mezzo di contatto quel filo che lentamente si ritrae. La voce corre di pari passo con le emozioni ed oscilla tra accenti amorosi e “patetici” e momenti di pura disperazione con un canto che esalta pienamente le melodie orchestrali. L’emissione è semplicemente eccezionale e traduce con grande partecipazione i sentimenti contrastanti che la pervadono.
Il rosso, il bianco ed il nero colorano invece le scene dell’eccezionale Lucy di Daniela Cappiello.


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La Capiello sciorina un’interpretazione leggera e spensierata con grandi momenti di comicità. Irritante come non mai, nell’ossessività dei selfie e di videochiamate petulanti, incarna in maniera esilarante una giovane non più adolescente. La voce è cristallina, perfettamente intonata e sa calibrare le dinamiche con grande maestria con un’emissione che oserei definire scintillante.
Il “rassegnato” Ben, interpretato dal baritono Francesco Verna, è un abile mattatore nel gestire la scena non sottraendosi a momenti scenici esilaranti grazie a una vocalità salda e pienamente a fuoco con il personaggio.
A capo dell’orchestra della Fondazione Arena di Verona, il M° Francesco Lanzillotta trova la quadra nel gestire degli accenti drammatici di Poulenc e la leggiadria delle note di Menotti; i tempi drammatici scorrono come un magma incandescente, mentre quelli frizzanti trasudano vivacità senza mai sfociare nella frettolosità.

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Una nota triste è stata quella di vedere un Teatro Filarmonico semivuoto -  si parlava di circa 120 biglietti venduti nel pomeriggio del 5 dicembre 2021, ma anche le recite precedenti hanno viaggiato sugli stessi numeri, se non addirittura inferiori. Un vero peccato.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: Lavinia Bini (Elle)
Sotto: il direttore Francesco Lanzillotta
Al centro: ancora Lavinia Bini
Sotto: Daniela Cappiello (Lucy) e Francesco Verna (Ben)
In fondo: i saluti finali del cast
 





Pubblicato il 16 Novembre 2021
Il Teatro Filarmonico non fa registrare l'en-plein consentito dalla normativa anticovid corrente
Cosė fan tutte non per molti servizio di Angela Bosetto

20211115_Vr_00_CosiFanTutte_FrancescoOmmassini_phFotoEnneviVERONA – Dopo aver proposto Le nozze di Figaro nel 2018 e Don Giovanni nel 2019, Fondazione Arena completa la trilogia Mozart-Da Ponte con Così fan tutte, andato in scena al Teatro Filarmonico dal 31 ottobre al 7 novembre 2021. La tanto sospirata capienza piena, però, non è ancora – purtroppo – sinonimo di normalità, a partire dalla necessità di spostare l’orchestra al livello della platea (impossibile mantenerla in buca a causa dei vincoli di distanziamento sanitario), il che da un lato permette al direttore Francesco Ommassini di lavorare in vivace (e ravvicinata) sintonia con i musicisti (votata al rendere il carattere brioso della musica mozartiana), ma dall’altro implica alcune problematiche nella resa acustica complessiva (imputabile anche ai pannelli divisori e all’insolita posizione degli orchestrali).
Passando all’allestimento teatrale (firmato da Yamal das Irmich con scene di Angelo Finamore, costumi di Silvia Bonetti e luci di Paolo Mazzon), si sa quanto questa «grandiosa commedia della menzogna» sia forse l’opera di Mozart più difficile da mettere in scena e i motivi sono molti.
Citando Elvio Giudici, bisogna considerare «... il suo carattere non immediatamente definibile, la mancanza di un’atmosfera ben precisata come quella che, ad esempio, il ritmo febbrile o comunque vitale – quindi positivo, se non proprio ottimistico – conferisce alle Nozze di Figaro; l’assenza di una figura carismatica come Don Giovanni; senza che tali mancanze siano compensate dal clima atemporale proprio del Flauto magico.

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È un’opera che tratta essenzialmente dell’amore: ma un amore intriso dello scetticismo connaturato al Settecento, e nel cui vortice d’ineludibile attrazione fisica ruolo determinante gioca il capriccio se non addirittura la noia. Il che beninteso, non significa affatto che secondo Mozart non si potesse provare sentimento alcuno: anzi, il Così fan tutte è proprio un inno all’amore, che solo non vuol essere sublime, eterno, ideale, per restare soltanto – ma anche soprattutto – amore e basta. Di conseguenza, è l’opera di Mozart che più d’ogni altra è stata sempre contemporanea all’ascoltatore.»
Il regista sceglie quindi di ricorrere allo stratagemma dell’atmosfera vintage, ossia di immaginare le due coppie immerse inizialmente in un idilliaco, candido e sessuofobico interno borghese anni Cinquanta che (complici le macchinazioni di Don Alfonso e Despina, la quale sembra uscita direttamente dalla Swinging London) si spoglia degli arredi casalinghi (ossia dei preconcetti) e acquisisce progressivamente colori sempre più accesi, in un profluvio di simboli (i cuori, i fiori, i libri, gli abiti e i peluches) che risultano chiari persino allo spettatore più disattento. Un lavoro sommariamente apprezzabile, ma che trarrebbe un maggior beneficio se approfondisse lo snodo drammaturgico su cui decide di imperniarsi (ossia il fatto che le due sorelle capiscano quasi subito di avere a che fare con i propri fidanzati e decidano di stare al gioco) e attenuasse le cadute nel farsesco che accompagnano le apparizioni dei due "ufficiali albanesi" in preda al testosterone (con tanto di sospensorio metallico a esplicitarne le intenzioni) o i travestimenti da sketch comico televisivo di Despina.
Comunque diverte e intrattiene il cast, a partire dai cospiratori e dei ex machina Don Alfonso e Despina, affidati rispettivamente al sempreverde Alfonso Antoniozzi e alla brillante Enkeleda Kamani (tanto vocalmente spigliata quanto, purtroppo, scenicamente vincolata a una serie di pose da mannequin).

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Grazie a un timbro e a una tecnica parimenti validi, Vittoria Yeo si disimpegna con garbo nell’ostica parte di Fiordiligi, mentre la musicalissima Chiara Tirotta tratteggia una Dorabella seducente e peperina, che appaga occhi e orecchie. Note positive vanno anche alle loro controparti maschili, dove al soave e melodioso Ferrando di Marco Ciaponi ben si contrappone il sanguigno e istrionico Guglielmo di Alessandro Luongo. Lunghi applausi per tutti da parte di un Filarmonico non al completo, ma assai soddisfatto.
(Il servizio si riferisce alla recita del 31 ottobre 2021)

Crediti fotografici: Ennevi Foto per il Teatro Filarmonico - Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in lato: il direttore Francesco Ommassini
Sotto da sinistra: Enkeleda Kamani (Despina), Alessandro Luongo (Guglielmo), Chiara Tirotta (Dorabella), Marco Ciaponi (Ferrando) e Vittoria Yeo (Fiordiligi)
Al centro: ancora la Yeo e la Tirotta
Sotto: una bella panoramica di Ennevi Foto durante il concertato
In fondo: Alfonso Antoniozzi (Don Alfonso) con Enkeleda Kamani





Pubblicato il 28 Ottobre 2021
Al Politeama Rossetti di Trieste in scena il celebre musical di Jason Howland e Allan Knee
Piccole Donne e il premio a Gismondi servizio di Rossana Poletti

20211028_Ts_00_PiccoleDonne_FabrizioAngeliniTRIESTE Politeama Rossetti - E’ un congegno ben oliato il musical Piccole donne, andato in scena al Politeama Rossetti di Trieste, città dalla quale è partita la sua tournée. Nel grande teatro da oltre 1.500 posti arrivano molte produzioni internazionali di grande qualità e spesso abbiamo avuto modo di notare le differenze di spessore tra gli allestimenti stranieri e quelli italiani. Ma questa volta la diversità non c’è stata. Lo spettacolo ha una bellissima scena, una casa in cui ogni pezzo è accatastato uno sopra l’altro, sedie, scrivanie, qua e là abat-jour accesi, un pianoforte, mobili e una pendola che a tratti segna il tempo.
Gli spazi sono divisi in alcuni momenti da un velo che, calato, crea due luoghi diversi, il davanti diventa altro rispetto la casa, ma è anche in trasparenza l’occasione di creare le fantasie della protagonista, una scrittrice, che le evoca.
Gli artisti più o meno giovani sono tutti di grande qualità, cantanti capaci di un’interpretazione attoriale sorprendente, perché nel musical conta la voce, ma se manca la recitazione “casca il palco”. La regia di Fabrizio Angelini è perfetta, non una sbavatura nel ritmo, nessun errore nelle numerose entrate e uscite, una scelta dei ruoli ottima.

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La storia è quella dell’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, un classico che le ragazze della nostra generazione hanno sicuramente letto, ma a vedere il pubblico in platea al Politeama Rossetti ci sembra di capire che Piccole donne sia un’opera che, a distanza di parecchi decenni, le giovani d'oggi affrontano ancora: un esempio della battaglia per l’emancipazione femminile che la scrittrice americana si trovò a concepire nel lontano 1868 attraverso la letteratura. Il romanzo è considerato una delle cento opere fondamentali della cultura americana.
La trama del musical, fedelissima alla storia dell’opera originale, racconta la vita di quattro sorelle, Jo, Meg, Amy e Beth. Il loro padre è in guerra, quella civile americana. Nell’arco di un anno succederanno molti eventi, dalle nozze di Meg alla morte di Beth, ma anche l’avvio del successo letterario di Jo. Il musical ha sempre una componente tragica, contraddicendo coloro che sostengono abbai origini nell’operetta che ha invece sempre un esito felice, salvo casi rarissimi.
Questo Piccole donne fa invece un naturale bilancio della vita, che riserva sempre occasioni positive a fronte di amarezze e momenti difficili, come nella vita vera.
Ma veniamo alla musica: Jason Howland, che l’ha scritta, è un compositore di teatro musicale, direttore d’orchestra, nonché regista. Nel 2015 vinse il Grammy Award per il miglior Album con “Beautiful: The Carole King Musical”; il musical Piccole donne è precedente a questo lavoro, fu composto nel 2004 sul libretto di Allan Knee. A Broadway restò in scena per 137 rappresentazioni, un tour attraverso trenta città poi durò un anno intero. Successivamente fu ripreso in altri paesi, dall’Australia all’Europa.
Approda oggi in Italia grazie ad una collaborazione tra la Compagnia dell’Alba e il Teatro Stabile d’Abbruzzo, in accordo con Music Theatre International, e manda sul palcoscenico Edilge Di Stefano, Fabrizio Angelini, Flavio Gismondi, Gabriele de Guglielmo, Alberta Cipriani, Giulia Rubino, Claudia Mancini, Carolina Ciampoli, Laura Del Ciotto e Giancarlo Teodori. La musica non è particolarmente originale, salvo qualche influsso abbastanza evidente dei lavori di Andrew Lloyd Webber e di altri compositori contemporanei. Ma è sufficientemente adeguata a sostenere ed accompagnare la storia della famiglia March.
Al termine della rappresentazione triestina c’è stato un fuori programma con Fabrizio Angelini che ha ricordato come il regista Saverio Marconi ammonisse sempre che se uno spettacolo ha successo a Trieste lo consegue poi ovunque, a sottolineare il rigore e la competenza del pubblico giuliano, che ha decretato così le future fortune di questa produzione di Piccole donne, molto applaudita al Rossetti. L’Associazione Internazionale dell’Operetta in un clima di festa generale ha consegnato a Flavio Gismondi il Premio Nazionale Sandro Massimini - Diciottesima edizione, per le sue indubbie qualità canore ed attoriali, un talento ancor più forgiato da una completa formazione professionale.

Crediti fotografici: Vincenzo Fedecostante per il Politeama Rossetti di Trieste
Nella miniatura in alto: il regista Fabrizio Angelini
Al centro: il cast del musical Piccole donne
Sotto: la premiazione di Flavio Gismondi da parte dell’Associazione Internazionale dell’Operetta

 





Pubblicato il 25 Ottobre 2021
Sul palcoscenico del Teatro Verdi in tenore Andrea Binetti riplasma 'La prova di un'opera seria'
Gnecco e Pasticci servizio di Rossana Poletti

20211025_Ts_00_GneccoEPasticci_DanielaMazzucatoTRIESTE - Ci riprova il Teatro Verdi di Trieste con La prova di un’opera seria di Francesco Gnecco, un atto unico che si presta a manipolazioni e diverse ambientazioni. Alla musica mette mano Matteo Musumeci che rielabora la partitura del compositore genovese e ci mescola spezzoni di altre arie, per caratterizzare l’ambientazione che il regista e tenore Andrea Binetti ha pensato per il nuovo allestimento triestino. La storia è sempre quella: mettere in luce le difficoltà, gli eccessi, le divagazioni durante l’allestimento di un’opera lirica. Il fatto in questo caso avviene a Trieste nel 1882. Siamo in estate e nella città giuliana fervono i preparativi per una grande esposizione agricola, voluta dall’Imperatore Francesco Giuseppe per celebrare i 500 anni di dedizione di Trieste all’Austria. Nei padiglioni costruiti appositamente sono ospitati i prodotti di tanti paesi dell’impero e molti eventi e spettacoli si succedono nelle calde serate estive: due compagnie d’operetta sono giunte da Vienna. Trieste, capitale della piccola lirica, fa capolino nella vicenda narrata anche attraverso le tante citazioni musicali, tra cui “Wiener Blut” di Strauss, “Tace il labbro” di Lehár e sempre di quest’ultimo “Mazurca blu” e ancora “Ragazze ungheresi” di Abraham da “Vittoria e il suo Ussaro” e “Le Couplet des Rois” da “La Belle Helene” di Offenbach. Non mancano Mozart con “Evviva il vin”e le “Danze ungheresi” di Brahms.
A Trieste alla stampa filoaustriaca si è appena aggiunto un nuovo giornale Il Piccolo, fondato soltanto l’anno prima, irredentista, soffia sul fuoco della lotta per congiungere Trieste all’Italia. Lo legge Aureliano, il primo tenore della compagnia (Max René Cosotti), con voce stentorea declama i motti rivoluzionari, ricorda il fallito attentato e la sventurata cattura di Oberdan, avvenuta a Ronchi dei Legionari ai primi di agosto.
Alle note di un valzer di Strauss si contrappone il “Va Pensiero” di Verdi, a sottolineare il sentimento di una città che oscilla tra la sua devozione all’Austria e i suoi sentimenti italiani. Le due donne, il soprano Giuditta (Daniela Mazzucato) e il mezzosoprano Fedora (Nicoletta Curiel) adorano invece Vienna, i suoi caffè, la cioccolata calda e la torta sacher, amano sfoggiare abiti, cappellini e accessori alla moda come nella grande capitale.
Pasticci a Trieste, si intitola così il rifacimento dell’opera di Gnecco, un bisticcio tra le liti della compagnia e il nome dell’impresario che la dirige, Raffaello Pasticci (il tenore Andrea Binetti), che tenta di tener fuori dal gruppo la politica e le discussioni che ne seguono, per concentrarsi sul lavoro da fare: provare il concerto che dovrà essere realizzato davanti all’imperatore in arrivo a Trieste nella giornata successiva. Un dispaccio dell’ultima ora comunicherà al gruppo che la minaccia di un nuovo attentato ha costretto le autorità a proibire ogni evento pubblico. Si torna a casa, a pancia vuota e senza il becco di un quattrino. Amara sorte degli artisti.
Il Teatro Verdi mette in campo l’Orchestra, diretta dal giapponese Yuki Yamasaki, e il coro, diretto da Paolo Longo, purtroppo costretto all’uso della mascherina e limitato nei movimento dalle disposizioni anti-covid. Gli artisti in campo sono pezzi da novanta degli anni buoni dell’operetta a Trieste, i gloriosi anni '80 del Novecento, quando nel festival internazionale della città giuliana si cimentavano cantanti, comici, registi, coreografi di grande fama e talento.

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In un’opera come quella messa in campo, in cui l’azione scenica si confronta alla pari con la parte musicale, il loro apporto è indispensabile, a dimostrazione che nella piccola lirica si deve saper cantare molto bene, ma la recitazione è altrettanto fondamentale.
I bisticci tra le prime donne sono perfetti, l’ardore irredentista del primo tenore è potente, l’orchestra è a suo perfetto agio con una rivisitazione musicale che le è congeniale e così è anche per il coro.
L’operazione di Binetti di mettere in scena una pagina della storia di Trieste, agendo sulle musiche che la città ha profondamente amato riesce e piace al pubblico, che finalmente comincia a tornare al Teatro Verdi più convinto dopo lunghi mesi di incertezze dovute alla pandemia.

 

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Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: Daniela Mazzucato (Giuditta)
Sotto, da sinistra: Nicoletta Curiel (Fedora), Andrea Binetti (Raffaello Pasticci) e Daniela Mazzucato
Al centro in sequenza: Max René Cosotti (Aureliano) e ancora la Mazzucato
In fondo: panoramica di Fabio Parenzan sui saluti finali del cast






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Parliamone
Jazzofilia tra classico e antico
intervento di Athos Tromboni FREE

20211029_Fe_00_Fresh&Bold(5)_RobertoManuzziGeofWarren_GeofWarrenFERRARA - Quinta e ultima tappa di Fresh & Bold al Torrione San Giovanni del Jazz Club Ferrara, venerdì 28 ottobre... quinta e ultima puntata della prima edizione, anno 2021, perché sia per volontà del management del Jazz Club, sia per disponibilità del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" la rassegna è destinata ad avere continuità nelle prossime stagioni di "Ferrara in jazz" organizzate proprio nel Torrione.
Nel corso dell'ultima tappa 2021 è andato in pedana un progetto originale: quello di offrire ai jazzofili ferraresi due momenti dove sono state protagoniste le jazz-band, assemblate per l'occasione, del Conservatorio Frescobaldi, sotto la direzione musicale di Roberto Manuzzi.
Il primo set intitolato The Flute Orchestra consisteva in un progetto (nato all'interno dei corsi jazz di Musica di insieme e di Flauto)
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Jazz Pop Rock Etno
Stagione a tutto jazz e altro
redatto da Athos Tromboni FREE

20220122_Fe_00_JazzClubFerrara_ShermanIrby_phFrankStewart.jpegFERRARA – Il Jazz Club del Torrione San Giovanni ha annunciato la seconda parte di Ferrara in Jazz 2021/2022, quella d’inverno-primavera: saranno tre lunghi mesi e mezzo di jazz e non solo, che condurranno ad aprile inoltrato, tutti da vivere in un luogo unico qual è il bastione rinascimentale sede del sodalizio, il famoso "Torrione" iscritto nella lunga lista
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Opera dal Centro-Nord
Ed ecco l'Aroldo fascista
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220118_Ra_00_Aroldo_RobertaMantegna_phZani-CasadioRAVENNA - E’ possibile perdonare un tradimento coniugale? Questo è l’esile tema intorno al quale ruota Stiffelio che Giuseppe Verdi revisionò insieme al librettista Francesco Maria Piave, ricavandone l’Aroldo con cui debuttò al Nuovo Teatro di Rimini nel 1857. Fu un grande successo: ci furono ben 27 chiamate per Verdi e due per Piave dal pubblico
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Echi dal Territorio
Cara Biblioteca ti dico e ridico
redatto da Athos Tromboni FREE

20220114_Fe_000_CaraBiblioteca_logoFERRARA - Era in campo tutto lo staff dirigente del sistema culturale del Comune di Ferrara, oggi, 14 gennaio 2022, alla conferenza stampa dei presentazione del percorso Cara Biblioteca; un percorso voluto dall'Amministazione comunale per rispondere a una domanda (se vogliamo) retorica: «Ti sta a cuore la tua biblioteca? Vieni a dirci
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Eventi
Festival delle Memorie (al plurale)
redatto da Athos Tromboni FREE

20220110_Fe_00_FestivalDelleMemorie_FrancoCardiniFERRARA - Nasce un nuovo festival, di impegno civile oltre che spettacolare, promosso dal Teatro Comunale "Claudio Abbado": si tratta del neonato Festival delle Memorie presentato oggi alla stampa dall'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, dal direttore generale del teatro, Moni Ovadia, dal direttore artistico Marcello
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Ballo and Bello
Con Lo Schiaccianoci riecco la classica
servizio di Athos Tromboni FREE

20220109_Fe_00_LoSchiaccianoci_Masha_PhMarcoCaselliNirmalFERRARA - Niente di perfetto, tutto di spettacolare. L'estrema sintesi del nostro giudizio sul balletto Lo Schiaccianoci (libretto di Marius Petipa e Vasili Vainonen, musica di Piotr Il'ic Chaikovskji) andato in scena sabato 8 gennaio 2022 nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" potrebbe essere questa: niente di perfetto perché non abbiamo visto la
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Opera dal Centro-Nord
Il Farnace debutta dopo 283 anni
servizio di Athos Tromboni FREE

20211231_Fe_00_IlFarnace_RaffaelePe_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Nella storia della musica può capitare che un capolavoro sepolto nel dimenticatoio possa essere riscoperto e riproposto. Succede con molte opere fuori repertorio, che poi generalmente rientrano come "minori" nel repertorio e in tempi moderni (quelli nostri) vengono di tanto in tanto riprese da qualche direttore artistico di buona volontà e
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Dischi in Redazione
Perle musicali d'un autore raffinato
recensione di Simone Tomei FREE

20211227_00_Dischi_DavideBuraniFrancoisJosephDizi_CopertinaFrançois-Joseph Dizi (1780-1840)
48 Études ou Fantaisies pour harpe
DAVIDE BURANI  arpa
2 CD - SMC Records - DB 012021
Da tempo – e me ne scuso con l’autore - giacciono sulla mia scrivania due CD che racchiudono l’Antologia dell’arpista belga François-Joseph Dizi incisi dal concertista
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Opera dal Nord-Est
Quattro bacchette per Nabucco
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211224_Ra_00_Nabucco(ScuolaDirezioneDOrchestra)_RiccardoMutiRAVENNA - I quattro direttori d’orchestra consacrati dalla “Riccardo Muti Italian Opera Academy“ alla sua decima edizione in sette anni, ospitata  quest’anno dalla Fondazione Prada di Milano,  hanno mostrato di avere assorbito la lezione del  maestro alternandosi alla direzione nel concerto al Teatro Alighieri di Ravenna del 20 dicembre, replica di
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Opera dal Nord-Est
Barbiere con pochi... clienti
servizio di Rossana Poletti FREE

20211212_Ts_00_IlBarbiereDiSiviglia_FrancescoQuattrocchi_phFabioParenzanTRIESTE, Teatro Verdi - Ci sono belle voci e ottime interpretazioni in questo Barbiere di Siviglia rossiniano in scena al lirico giuliano. Lascia il segno la Berta di Elisa Verzier, giovanissima triestina, vincitrice di importanti concorsi lirici, che nell’aria “Il vecchiotto cerca moglie” incontra l’applauso sentito del pubblico. Il mezzosoprano Paola
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Opera dal Centro-Nord
Piccolo Marat di lusso
servizio di Simone Tomei FREE

20211212_Li_00_IlPiccoloMarat_ValentinaBoiLIVORNO - Il Teatro Goldoni di Livorno in occasione del centenario mette in scena Il piccolo Marat di Pietro Mascagni; la prima rappresentazione, avvenuta il 2 maggio 1921 al Teatro Costanzi di Roma, fu salutata da un enorme successo di pubblico, addirittura superiore a quello colto quasi trent’anni prima nello stesso Teatro dal giovanissimo compositore
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Opera dal Nord-Est
Elle e Lucy le eroine del... telefono
servizio di Simone Tomei FREE

20211207_Vr_00_LaVoixHumaine_LaviniaBini _EnneviFoto.jpegVERONA - La Fondazione Arena di Verona, nella cornice del Teatro Filarmonico, ha messo in scena, quale ultimo allestimento della stagione 2021, un dittico di bellezza rara: La voix humaine di Francis Poulenc e The Telephone di Gian Carlo Menotti. Due composizioni del secolo scorso che, senza nulla togliere alle eccelse interpreti che si sono cimentate sul
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Opera dal Centro-Nord
Nicola Alaimo insuperabile Falstaff
servizio di Simone Tomei FREE

20211202_Fi_00_Falstaff_NicolaAlaimo_phMicheleMonastaFIRENZE - «Non sto facendo un'opera buffa. Sto lavorando su un personaggio. Il mio Falstaff non è solo quello delle Allegre comari di Windsor, in cui è soltanto un buffone sbeffeggiato dalle donne; è anche il Falstaff dell'Enrico IV e dell'Enrico V»: così Giuseppe Verdi scriveva ad Italo Pizzi - letterato parmense - in merito all’opera che dopo quattordici
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Opera dal Centro-Nord
Una Pulzella assai frenetica
servizio di Simone Tomei FREE

20211128_Re_00_GiovannaDArco_RobertoRizziBrignoli.jpegREGGIO EMILIA - Giovanna d’Arco è la settima opera di Giuseppe Verdi che fu rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano il 15 febbraio del 1845; erano gli anni in cui l’astro nascente Verdi cominciava ad emergere fortemente; Rossini era silente, Bellini era morto e Donizetti oltralpe, malato. Come altre opere di quel periodo, anche
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Opera dal Centro-Nord
Claudia Pavone grande Violetta
servizio di Nicola Barsanti FREE

20211122_Lu_00_LaTraviata_FrancescoRosaLUCCA - La serata inaugurale della stagione operistica del Teatro del Giglio vede sul palcoscenico La Traviata di Giuseppe Verdi (primo di tre titoli previsti in cartellone). Una scelta estremamente oculata non solo perché, essendo l’opera più rappresentata al mondo, La Traviata genera sempre grandi aspettative e curiosità, ma poiché, a pochi giorni
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Opera dal Centro-Nord
Bianca e Fernando secondo de Ana
servizio di Simone Tomei FREE

20211121_Ge_00_BiancaEFernando_DonatoRenzettiGENOVA - L’opera dal titolo originario Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini ebbe il suo debutto al Teatro San Carlo di Napoli il 30 maggio del 1826, ma per un riguardo al principe Ferdinando di Borbone fu cambiata in Bianca e Gernando. Essa nacque sul soggetto tratto dal dramma di Carlo Roti - Bianca e Fernando alla tomba di Carlo IV, duca d’Agrigento -
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Opera dal Nord-Est
Cosė fan tutte non per molti
servizio di Angela Bosetto FREE

20211115_Vr_00_CosiFanTutte_FrancescoOmmassini_phFotoEnneviVERONA – Dopo aver proposto Le nozze di Figaro nel 2018 e Don Giovanni nel 2019, Fondazione Arena completa la trilogia Mozart-Da Ponte con Così fan tutte, andato in scena al Teatro Filarmonico dal 31 ottobre al 7 novembre 2021. La tanto sospirata capienza piena, però, non è ancora – purtroppo – sinonimo di normalità, a partire dalla necessità di
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Jazz Pop Rock Etno
Oblivion Rhapsody concentrato di bravura
servizio di Rossana Poletti FREE

20211114_Ts_00_OblivionRhapsody_GiorgioGallioneTRIESTE - C’era una volta il Quartetto Cetra: immagini sbiadite in bianco e nero di una televisione del sabato sera che sfornava numeri musicali di qualità e successo. Ogni settimana proponevano un tema, ricavato spesso dalla letteratura. E fu così che fecero le divertenti parodie della Traviata, di Madame Bovary, di Giulio Cesare, di Romolo
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Opera dal Centro-Nord
L'Orfeo non invecchia
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211112_Ra_00_LOrfeo_OttavioDantoneRAVENNA - L’Orfeo di Claudio Monteverdi su versi di Alessandro Striggio ha più di 400 anni ma non li dimostra, almeno nella versione andata in scena al Teatro Alighieri il 6 e il 7 novembre 2021 nella raffinata esecuzione dell’Accademia Bizantina con la regia di Pier Luigi Pizzi.  La lettura e l’esecuzione di Ottavio Dantone, da oltre vent’anni alla guida
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Vocale
Il divino intelletto di Dante e Berio
servizio di Athos Tromboni FREE

20211104_Fe_00_DaDivinoIntelletto-ProgettoBerioPanni_LucianoBerio_phEricMarinitschFERRARA - Da divino intelletto e da sua arte s'accostò ai ferraresi, cioè il pubblico pagante di Ferrara Musica, un insolito omaggio a Dante Alighieri e al suo settecentenario: il direttore d'orchestra e compositore Marcello Panni, sul podio dell’Ensemble di Musica Contemporanea del Conservatorio di Bologna ha infatti proposto uno stimolante (e bellissimo)
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Soci Uncalm
Bruno Laudato Band felice ritorno
FREE

20211101_Fe_00_ConcertoBrunoLaudatoBand_BrunoLaudatoFERRARA - Ha preso avvio domenica 31 ottobre 2021 alla Sala della Musica di Via Boccaleone 19 la rassegna concertistica del Circolo Culturale Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” ospitando la formazione cameristica Bruno Laudato Band. Il musicista bolognese, come chitarra solista e anche in formazioni cameristiche, aveva già partecipato in
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Opera dal Nord-Ovest
ŦBarbiereŧ e ŦTurcoŧ, Rossini alla Scala
servizio di Francesco Lora FREE

20211031_Mi_00_IlBarbiereDiSiviglia_RiccardoChaillyMILANO - Prima che La Calisto di Cavalli e L’elisir d’amore di Donizetti chiudano la stagione d’opera del Teatro alla Scala, nella ripresa dopo la pausa estiva il cartellone milanese è stato improntato al Rossini buffo con una trilogia: L’italiana in Algeri per quattro recite dal 10 al 18 settembre 2021, nell’impolverato ma insostituibile allestimento con regìa,
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Echi dal Territorio
Comitato per i Grandi Maestri adieu
servizio di Athos Tromboni FREE

20213031_Fe_00_ComitatoPerIGrandiMaestriAdieu_SacconChristianJosephFERRARA - Comitato per i Grandi Maestri, ultimo atto. Si è chiusa con una sobria festa privata a casa di Gianluca La Villa e Camilla Segre sabato 30 ottobre 2021 l’esperienza di quel “Comitato” ferrarese che ha fatto parlare di sé le cronache musicali non solo della città estense, ma anche di numerose altre località della Toscana, della Liguria e del Veneto
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Classica
Il transito dell'anima coinvolge
servizio di Simone Tomei FREE

21211030_Pc_00_TransitatusAnimae_AnnaMariaChiuri_phLuigiBloisePIACENZA - Uno degli Oratori più belli di don Lorenzo Perosi è il Transitus Animae. In esso si raffigura il momento dell’estremo passaggio dell’anima dall'esilio terreno alla dimora celeste, un viaggio scandito dalle preghiere della tradizione cattolica. Forse, questo lavoro è il suo capolavoro, se si deve giudicare dall’altissimo grado di
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Opera dal Centro-Nord
Butterfly molto ispirata al Teatro Noh
servizio di Athos Tromboni FREE

20211029_Fe_00_MadamaButterfly_MatteoMazzonini_phFERRARA - Una Madama Butterfly urlata. L’estrema sintesi dell’opera d’apertura della stagione lirica autunno-invernale del Teatro Comunale “Claudio Abbado” può essere questa. La ragione una sola: l’orchestra col suo suono vigoroso copriva spesso le voci soliste, tanto che ci siamo chiesti: se invece di una compagine da camera (le disposizioni
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Opera dal Nord-Est
Piccole Donne e il premio a Gismondi
servizio di Rossana Poletti FREE

20211028_Ts_00_PiccoleDonne_FabrizioAngeliniTRIESTE Politeama Rossetti - E’ un congegno ben oliato il musical Piccole donne, andato in scena al Politeama Rossetti di Trieste, città dalla quale è partita la sua tournée. Nel grande teatro da oltre 1.500 posti arrivano molte produzioni internazionali di grande qualità e spesso abbiamo avuto modo di notare le differenze di spessore tra gli allestimenti stranieri
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Opera dal Centro-Nord
L'isola disabitata ammalia
servizio di Attilia Tartagni FREE

20211027_Ra_00_LIsolaDisabitata_NicolaValentiniRAVENNA - L’Isola disabitata di Franz Joseph Haydn, datata 1779, su libretto di Metastasio musicato per la corte degli Esterhàzy, ha piacevolmente sorpreso il pubblico del Teatro Alighieri di Ravenna il 23 e 24 ottobre 2021, non tanto per la trama, tutto sommato fragile, quanto per le allusioni al tema della solitudine e dell’isolamento che la recente pandemia ha
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Opera dal Nord-Est
Gnecco e Pasticci
servizio di Rossana Poletti FREE

20211025_Ts_00_GneccoEPasticci_DanielaMazzucatoTRIESTE - Ci riprova il Teatro Verdi di Trieste con La prova di un’opera seria di Francesco Gnecco, un atto unico che si presta a manipolazioni e diverse ambientazioni. Alla musica mette mano Matteo Musumeci che rielabora la partitura del compositore genovese e ci mescola spezzoni di altre arie, per caratterizzare l’ambientazione che il regista e
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Pagina Aperta
Peccato Vinile allo Spirito
servizio di Athos Tromboni FREE

20211025_Vigarano_00_PeccatoVinileAlloSpirito_PaoloZamboniVIGARANO MAINARDA (FE) - Di domenica pomeriggio, dopo pranzo. Al ristorante come se si fosse nello studio di una radio libera (un tempo si chiamavano proprio così, "libere", le radio che oggi si dicono "commerciali") a immaginare una trasmissione via etere con musica in "tutte le direzioni". È successo domenica 24 ottobre 2021 al ristorante Spirito
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