Pubblicato il 04 Ottobre 2021
L'opera di Giacomo Puccini riallestita con una creativitā ligia alle norme di prevenzione Covid-19
La Butterfly di origami e ombre servizio di Rossana Poletti

20211004_Ts_00_MadamaButterfly_FrancescoIvanCiampaTRIESTE - Alla fine dell’Ottocento in Giappone fiorirono nuovi contatti con l’Occidente che produssero un profondo mutamento nella società nipponica. Nagasaki era il principale porto del paese. Le istituzioni si modellavano a somiglianza di quelle occidentali e il sistema feudale vigente da secoli iniziava una lenta ed inesorabile dissoluzione, mentre si avviava la rivoluzione industriale e la modernizzazione. Di fatto però il cristianesimo era illegale, si rischiava la pena di morte a professarlo. A cavallo dei due secoli il Giappone era in guerra con Cina e Russia per consolidare il potere e difendere i confini e gli americani fecero i mediatori delle pacificazioni. C’è in filigrana tutto questo nella Madama Butterfly di Giacomo Puccini, ma quanto poi realmente si sapesse a quel tempo in Europa di quello che accadeva sulle isole dell’oceano Pacifico resta da capire.
Nella storia che Luigi Illica e Giuseppe Giacosa raccontano, traendo spunto dall’omonimo dramma di David Belasco, lo Zio Bonzo impersona fortemente l’arcaicità del paese, il suo radicamento alla tradizione feudale, la negazione di aprirsi al futuro, allo straniero. Difficile dargli torto se quest’ultimo è il solito americano che guarda il mondo dall’alto senza rispetto per l’ospite che l’accoglie, il solito yankee che non capisce le diversità e dissemina il mondo dei disastri a cui siamo abituati nella storia del Novecento e anche in quella più recente. Ma l’americano degli inizi del secolo breve non è l’espressione della potenza a cui facciamo riferimento oggi; la potenza americana si esplicherà soltanto con la prima guerra mondiale, che darà forza e volano di crescita all’industria degli Usa.

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Nell'opera di Puccini, l’americano Pinkerton è comunque un punto d’attrazione per la giovane e povera Cio-Cio-San. Alberto Triola, regista dello spettacolo riallestito al Teatro Verdi di Trieste, sottolinea la straordinaria giovinezza di quindicenne della protagonista, ma anche in questo caso dobbiamo far riferimento alla condizione giovanile di quell’epoca, quando nelle fabbriche dell’occidente pullulava la presenza di bambini sfruttati, e la giovane giapponese per sopravvivere aveva da tempo dovuto arrangiarsi facendo la Geisha, arte nobile certamente, ma che dimostra il suo precoce inserimento nella vita sociale.
Detto questo, il già minimalista allestimento triestino di Madama Butterfly del 2019, ripreso appunto da Alberto Triola per l’attuale fuori abbonamento del Teatro Lirico Giuseppe Verdi, assume ancor più aspetti di grande rigore e rispetto delle norme di sicurezza per l’emergenza pandemica. Rappresenta l’amore tra i due con una finzione scenica dietro un sipario da cui traspaiono le ombre amoreggianti dei due protagonisti, mentre Butterfly e Pinkerton in scena cantano a metri di distanza. Anche il bambino è raccontato attraverso una sorta di marionetta animata, costruita con la tecnica giapponese dell’origami, nel rispetto del teatro Bunraku, quasi sempre celata dietro un sipario e in trasparenza mostrata con un gioco di luci. Meno gradevole alla vista, evidenzia un diverso modo di concepire anche le marionette tra oriente e occidente. Nel finale la morte di Cio-Cio-San si palesa in un’ombra nera su fondo rosso che affila il coltello su se stessa, mentre tutta la scena vira al nero mettendo la parola fine alla tragica vicenda.
L’Orchestra del Verdi, diretta con passione da Francesco Ivan Ciampa, segue speditamente lo spettacolo attraverso i grandi balzi fragorosi e le note di inquietudine che Puccini imprime alla sua opera, nelle arie piene e nei lievi recitativi. Purtroppo l’uscita dalla buca per motivi di distanziamento impedisce in molte parti del teatro di sentire l’assieme dell’orchestra, cogliendo piuttosto i singoli strumenti a cui si è più vicini. Ma così è; e soltanto l’uscita dall’emergenza Covid-19 ci potrà far tornare alla “normalità”.
Il coro delle donne che salgono la ripida salita alla casetta, che l’americano ha preso come nido d’amore, e il coro a bocca chiusa che chiude il secondo atto, una ninna-nanna per addolcire il grave messaggio che il console Sharpless ha appena  recato alla fanciulla, sono due momenti antitetici dell’opera: il primo reca la gioia dell’amore che sta per sbocciare, la felicità dell’incontro tra Butterfly e Pinkerton, la spensieratezza della primavera fiorita; il coro a bocca chiusa segna lo svelamento del tradimento dell’americano, cerca di placare l’ansia e il dolore dell’attesa; un capolavoro, lo definiva Puccini. Bene il Coro del Verdi di Trieste, diretto da appena un mese dal nuovo direttore Paolo Longo.
La prova degli artisti in scena si può annoverare tra quelle positive nel complesso, anche se la protagonista, Evgenia Muraveva non è riuscita a convincere e strappare un applauso veramente sentito dal poco pubblico presente; capace ma poco coinvolta, non rende appieno la drammaticità del personaggio.
Più apprezzato il Pinkerton di Francesco Castoro, sbruffone e superficiale, interpreta con una bella voce e con capacità scenica l’americano.
Il baritono Elia Fabbian rappresenta con convinzione il console Sharpless, pieno di scrupoli per il comportamento del comandante Pinkerton.
Brillante e divertente l’interpretazione di Andrea Schifaudo del sensale Goro, e così anche per lo Yamadori di Dario Giorgelè. Meno incisiva sia sul piano della voce che della presenza scenica la Suzuki di Na’ama Goldman. Di grande effetto la comparsa in un palco dello Zio Bonzo, il basso Cristian Saitta, che riesce a trasmettere al palco e al pubblico lo sdegno e infliggere il terrore per la scelta di Butterfly. In scena anche Silvia Verzier (Kate Pinkerton), Giovanni Palumbo (il Commissario imperiale) e Giuliano Pelizon (l’ Ufficiale del registro).

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il direttore Francesco Ivan Ciampa
Sotto: panoramiche sull'allestimento curato da Alberto Triola





Pubblicato il 18 Settembre 2021
Il Teatro Verdi di Trieste prelude alla stagione con il Singspiel di un Mozart giovanisimo
Mozartiade e si riparte servizio di Rossana Poletti

20210918_Ts_00_BastianoEBastiana_AndreaBinettiTRIESTE - Mentre fervono i preparativi per la prossima messa in scena di Madama Butterfly, si è conclusa la ripartenza, dopo la pausa estiva del Teatro Verdi di Trieste, avvenuta con “Mozartiade” ovvero un allestimento del Singspiel Bastiano e Bastiana che Wolfgang Amadeus Mozart compose appena dodicenne.
Racconta Andrea Binetti, entrando in scena a sipario chiuso, che l'opera fu commissionata dal celebre medico e ipnotizzatore Franz Anton Mesmer ed eseguita nel giardino della sua villa presso Landstrasse in Vienna il 1° ottobre 1768. Mesmer era un amico della famiglia Mozart.
Binetti è il regista e interpreta il mago Cola in questo spettacolo, che il teatro lirico triestino aveva già allestito per le scuole in forma ridotta, ed oggi ritorna sulla scena con un totale rifacimento di scene, costumi, con il coro e l’orchestra al gran completo. Si sofferma il regista e tenore a sottolineare come l’ouverture sia straordinariamente simile al tema principale del primo movimento della terza sinfonia di Beethoven. Coincidenza o plagio in tempi non sospetti?

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Di una nuova edizione dell’opera si tratta quindi, con l’orchestrazione a cura di Marco Taralli e Paola Magnanini, che ha visto impegnato a dirigere l’Orchestra del Verdi, Roberto Gianola, mentre il Coro è stato diretto da Paolo Longo, da poco assunto a tale compito.
Impegnativo per un tenore il ruolo del basso Cola, un sacrificio che Binetti compie forte della sua profonda conoscenza della scena, della sua naturale capacità espressiva che gli consente di raccontare con sicurezza le varie fasi della storia di questi due innamorati, Bastiano e Bastiana, Andrea Schifaudo e Rinako Hara, il tradimento di lui con la Regina, ovvero l’ottimo soprano Nina Dominko, la disperazione della ragazza che il soprano Hara interpreta con straordinaria verve, la riconciliazione con il ravvedimento di Bastiano, il giovane Schifaudo a cui non manca certo la passionalità e l’entusiasmo.
Alla contenuta parte musicale il regista concede un implemento grazie all’inserimento di brani importanti della produzione mozartiana: «… un omaggio ai suoi capolavori» afferma Binetti. Il Singspiel risulta alfine impreziosito di brani famosi come l’aria della Regina della Notte e il duetto tra Papageno e Papagena dal Flauto magico, “Là ci darem la mano” dal Don Giovanni.
Le scene di Paolo Vitale giocano sull’esoticità della rapinatrice di uomini, la Regina, un castello il suo che sembra un tempio orientale, attraverso una specie di teatro delle ombre, con la sagoma scura su un fondo rosso scarlatto.

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il  Teatro Verdi di Trieste
Nella miniatura in alto: il regista/interprete Andrea Binetti
Al centro: panoramica sull’allestimento
Sotto: i saluti del cast, da sinistra Andrea Binetti (Mastro Cola), Nina Dominko (la Regina), il direttore Roberto Giarola, Rinako Hara (Bastiana) e Andrea Schifaudo (Bastiano)





Pubblicato il 05 Settembre 2021
Alla chiusura del Festival 2021 l'Arena ha annunciato pubblicamente anche i titoli dell'edizione 2022
Da un'Aida all'altra servizio di Athos Tromboni

20210905_Vr_00_Aida_MariaTeresaLevaVERONA - Una Aida scenicamente grandiosa ma un po' meno kolossal del solito ha chiuso il 4 settembre il Festival dell'Arena di Verona 2021. Un po' meno kolossal perché quest'anno la "regia" è stata guidata dai movimenti scenici impostati dal management di palcoscenico e le scenografie (belle, in ogni spettacolo, in ogni recita) erano affidate alle proiezioni digitali di D-Wok. L'Aida tornerà kolossal (e tornerà a chiudere il Festival) nel 2022 dove le regie di tutte le opere in programma (escluso il Nabucco) saranno quelle di Franco Zeffirelli, riprese dagli allestimenti delle stagioni precedenti: in mattinata, infatti, era stato diramato il calendario del prossimo Festival, di cui daremo conto nella seconda parte di questo servizio.
Comunque elementi di interesse di quest'ultima recita di Aida ci sono stati, concentrati soprattutto nel debutto assoluto in Arena del soprano Maria Teresa Leva che ha interpretato il ruolo del titolo, gratificata dai molti applausi del pubblico a scena aperta e a fine spettacolo.
Era questa del 4 settembre 2021 (da quando l'anfiteatro veronese ha cominciato ad allestire le opere, nel 1913) la 728esima Aida che andava in scena; e come sempre anche stavolta per l'intramontabile capolavoro verdiano, l'Arena ha annunciato il tutto esaurito, o quasi.
L'opera più "esotica" di Giuseppe Verdi, in perfetto equilibrio tra spettacolo corale e intimo dramma amoroso, ha schierato l’Orchestra della Fondazione Arena e il Coro (preparato da Vito Lombardi) a pieni ranghi, sotto la bacchetta del veterano Daniel Oren, oltre alle danzatrici del proprio balletto, impegnato efficacemente in coreografie originali e imperniato sulla bella performance solistica della prima ballerina della Greek National Opera di Atene, Eleana Andreoudi.

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Il cast vocale è stato di prestigio internazionale, a cominciare dalle voci in chiave di basso, che hanno visto il ritorno in Arena del baritono Ambrogio Maestri come Amonasro e del basso Michele Pertusi, vincitore del premio Callas 2021, che ha debuttato come Ramfis proprio a Verona.
Il tenore Carlo Ventre, specialista del ruolo, è tornato come Radamès, il condottiero conteso tra le due figure femminili dell''opera, per quest’unica sua serata in Arena.
È stato poi un debutto stagionale per l’acclamato mezzosoprano russo Ekaterina Semenchuk, già tra le Stelle areniane della produzione 2020, come figlia del faraone, la complessa e combattuta Amneris.
Completavano i personaggi e il cast il Re del basso veronese Romano Dal Zovo, il Messaggero del tenore Francesco Pittari e la Sacerdotessa del soprano Yao Bohui.
Come si è detto, regia, scene, costumi, light design e coreografie sono state concepite - per la nuova produzione 2021 - dal team creativo areniano, che per il video design e le scenografie digitali ha collaborato con D-Wok e, proprio per Aida, con il Museo Egizio di Torino, il cui patrimonio ha preso vita al Preludio e si è riproposto efficacemente scena dopo scena con le imponenti immagini digitali proiettate sui fondali. La collaborazione con il Museo Egizio è avvenuta sotto il patrocinio del Ministero della Cultura italiano.
Soddisfatto il pubblico, che ha lungamente applaudito e acclamato tutti i protagonisti a fine spettacolo, intorno alla mezzanotte di una gradevole e temperata serata d'addio. Anzi, di arrivederci...

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Il Festival 2022
La prossima stagione areniana torna ai grandi allestimenti: saranno 45 serate con 5 produzioni d’opera e 3 serate-evento; apertura il 17 giugno 2022 e chiusura il 4 settembre. Ecco il calendario dettagliato:

Venerdì 17 giugno: il sipario si alzerà restituendo al pubblico la spettacolare e storica Carmen di Georges Bizet nella leggendaria produzione che sancì nel 1995 il debutto in anfiteatro di Franco Zeffirelli e che sarà proposta nella migliore sintesi delle diverse edizioni andate in scena sul palcoscenico dell’Arena di Verona, raccontando la forte passione dei protagonisti fra le scene di una Siviglia variopinta e pullulante di vita, improntata ad uno stringente realismo di sapore cinematografico.
Dopo la serata inaugurale, che prenderà vita alle 21.30 di venerdì 17 giugno 2022, il capolavoro di Bizet sarà proposto per 8 altre serate. Repliche: 24, 30 giugno ore 21.15 - 14, 21, 31 luglio ore 21.00 - 11, 14, 27 agosto ore 20.45

Sabato 18 giugno: il secondo titolo del Festival sarà l'immancabile Aida di Giuseppe Verdi, opera regina e simbolo dell’Arena sin dalla prima edizione del 1913 cui spetta anche l’onore della serata finale. Aida sarà proposta dal 18 giugno per 11 date nel classico allestimento sempre ideato da Franco Zeffirelli che ricrea un Antico Egitto aureo e onirico, arricchito dai costumi di Anna Anni. Repliche: 23 giugno ore 21.15 - 3, 8, 16, 24, 28 luglio ore 21.00 - 5, 21, 28 agosto ore 20.45 - 4 settembre ore 20.45

Sabato 25 giugno: la terza produzione ad andare in scena sull’immenso palcoscenico areniano sarà un altro capolavoro di Verdi, Nabucco, dramma corale ed epico, in programma per 8 recite, che viene riproposto nell’imponente allestimento ispirato al Risorgimento italiano, lo stesso allestimento cioè ha inaugurato il Festival 2017, con la regia e i costumi di Arnaud Bernard e le scene di Alessandro Camera. Repliche: 1, 7, 10, 23, 29 luglio ore 21.00 - 18 agosto ore 20.45 - 3 settembre ore 20.45

Sabato 2 luglio: il quarto titolo del Festival 2022 è nato espressamente come allestimento e regia quale esempio summa e lascito artistico del suo creatore, Franco Zeffirelli, dedicato all’Arena di Verona, La traviata di Verdi; la storia d’amore più popolare dell’opera tornerà per 8 rappresentazioni nella meravigliosa produzione creata per il Festival 2019 proprio da Zeffirelli, che ha curato come sempre regia e scene, con i costumi del premiato Maurizio Millenotti. Repliche: 9, 15, 22, 30 luglio ore 21.00 - 6, 20 agosto ore 20.45 - 1 settembre ore 20.45

Mercoledì 20 luglio, data unica: spazio alla danza internazionale con Roberto Bolle and Friends che torna immancabilmente a danzare sulle tavole dell'anfiteatro assieme ai sui "amici e amiche", visto il successo e gli esiti artistici delle numerose edizioni precedenti: così il 99° Festival dell'Arena di Verona (in attesa della centesima edizione che sarà programmata per il 2023) viene arricchito da questa e dalle altre due serate-evento che seguiranno.

Domenica 7 agosto: l’ultimo debutto operistico del Festival 2022 sarà il ritorno della spettacolare “Cina al tempo delle favole” della Turandot di Giacomo Puccini, in scena per 6 recite. L’allestimento ideale per questa fiaba avvincente è quello maestoso firmato sempre dal maestro Franco Zeffirelli per regia e scene, con gli sfarzosi costumi del premio Oscar Emi Wada. Repliche: 10, 13, 19, 26 agosto ore 20.45 - 2 settembre ore 20.45

Venerdì 12 agosto, data unica: spazio e scena al monumentale concerto sinfonico e corale dei Carmina Burana, in omaggio al compianto maestro Ezio Bosso, a tre anni esatti dal suo indimenticato concerto areniano che lo vide protagonista proprio sul podio dei Carmina di Carl Orff.

Giovedì 25 agosto, data unica: per la terza serata-evento del Festival 2022 torna in scena l’acclamato Plácido Domingo, in un’unica serata straordinaria; l'artista interpreterà alcuni dei più importanti ruoli del Cigno di Busseto, in un gala operistico in forma scenica intitolato Domingo in Verdi Opera Night.

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I biglietti per gli spettacoli del 99° Arena di Verona Opera Festival 2022 saranno in vendita a partire dal 10 settembre 2021 con prezzi da 28 € a 300 €, ed eccezionalmente per alcuni settori a prezzo speciale fino al 24 dicembre 2021; novità per il 2022 è l’introduzione dei nuovi posti di poltronissima silver.
La Fondazione Arena di Verona si augura di accogliere al più presto i suoi spettatori nel numero più ampio possibile: però, fino a che non interverranno novità sull'andamento della pandemia, i biglietti saranno in vendita fino al raggiungimento della capienza massima ad oggi consentita, nel rispetto del pubblico e delle normative anti-CoVid19.
L’Arena di Verona, per novità, conferme e informazioni sempre aggiornate, è virtualmente raggiungibile sul sito www.arena.it ed anche sui canali social Facebook, Twitter, Instagram e YouTube.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il soprano
Maria Teresa Leva al suo debutto assoluto in Arena nei panni di Aida
Sotto in sequenza: belle panoramiche di Ennevi Foto sull'Aida andata in scena per il Festival 2021





Pubblicato il 09 Agosto 2021
Diamo conto delle recite di due capolavori verdiani punte di diamante di tutte le stagioni areniane
Nabucco e La traviata successi di prassi servizio di Nicola Barsanti

20210809_Vr_00_Nabucco_LucaSalsiAnnaPirozzi_phEnneviFotoVERONA - Non c'è dubbio che fra tutti i titoli dei cartelloni estivi della Fondazione Arena di Verona da che sono allestititi gli spettacoli nell'anfiteatro romano, i due capolavori verdiani qui citati costituiscano una punta di diamante delle programmazioni passate e presenti succedutesi nel corso delle stagioni. Ecco come è andata quest'anno con i cast alternativi a quelli delle "prime":

Nabucco (6 agosto 2021): il nuovo allestimento  di Nabucco proposto da Fondazione Arena suggerisce un’ambientazione che non rimanda né all’epoca biblica né a quella risorgimentale, ma bensì alle persecuzioni razziali avvenute sotto il dominio nazista.
Una trasposizione azzeccata, eccezionalmente resa da scene spoglie e amare (amplificate digitalmente grazie al video design di D-Wok), che rimandano inevitabilmente ad alcuni dei più orribili momenti che l’umanità abbia vissuto nei campi di concentramento.
Venendo agli interpreti, il capolavoro verdiano vede un cast d’eccezione, contraddistinto dalla piena e salda vocalità baritonale di Luca Salsi (Nabucco), che, sicuro di un legato formidabile, naviga fra le note più basse dello spartito conferendo sempre direzione alla frase.
Altra eccellenza è senza dubbio la magnifica prova di Anna Pirozzi, che veste perfettamente le vesti di un’Abigaille tormentata e accesa d’ira, fino a sciogliersi nel commovente finale “Su me morente, esanime”.

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Niente male l’Ismaele di Samuele Simoncini, il quale si distingue per la marcata proiezione sonora (a volte spinta, ma comunque piacevole) e impreziosisce il canto con un’ottima dizione.
La calda e piena vocalità di Michele Pertusi si adatta perfettamente per fraseggio e legato al ruolo ieratico di Zaccaria (biblicamente il profeta Geremia), consentendogli di deliziare il pubblico con l’aria di sortita “D’Egitto la sui lidi” e con la preghiera del secondo atto “Tu sul labbro de’ veggenti”.
Ottima anche la Fenena di Annalisa Stroppa, la quale emerge sia per i precisi acuti emessi nel terzettino del primo atto, sia per la malinconica resa della sua ultima aria “Oh dischiuso è il firmamento”. Ed è proprio durante questo brano che lo spettacolo raggiunge l’apice drammatico, con le comparse e la stessa Fenena che si spogliano per avviarsi verso una porta da cui esce una nube di fumo (chiaro riferimento al gas).
Bravi anche i comprimari: il Gran Sacerdote di Belo (Romano Dal Zovo), Abdallo (Carlo Bosi) e Anna, ben interpretata da Elisabetta Zizzo.
Il Maestro Daniel Oren conferisce alla partitura tutti i colori e le dinamiche richieste da una musica volutamente incalzante e carica di adrenalina, regalando al pubblico il canonico bis del “Va, pensiero”.
Ottimo pure il coro preparato dal M° Vito Lombardi, seppur penalizzato dalle limitazioni sanitarie, che lo  collocano sulle gradinate a lato del palcoscenico e lo rendono talvolta vittima di ritardi e coperture da parte dell’orchestra (disposta su due livelli con i contrabbassi, gli ottoni e la grancassa fuori buca).

20210809_Vr_04_LaTraviata_SonyaYonkeva_phEnneviFotoLa traviata (7 agosto 2021): nell’opera la donna è un tema cruciale ed è così che inizia la nuova produzione di La Traviata proposta da Fondazione Arena: con una lunga proiezione di quadri (provenienti dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze e raffiguranti la femminilità in epoche diverse), che, accompagnata dall’intensa sinfonia del preludio, crea un atmosfera molto suggestiva. Le limitazioni sanitarie non permettono scenografie maestose come le memorabili rappresentazioni firmate da Hugo de Ana e da Franco Zefirelli, ma, tutto sommato, i montaggi digitali (D-work) risultano un espediente efficace.
Il cast d’eccezione della quarta recita della Traviata vede tre artisti di fama internazionale del calibro di Sonya Yoncheva, (Violetta Valéry) Vittorio Grigolo (Alfredo Germont) e George Petean (Giorgio Germont). La prima è stata protagonista di prova formidabile, dimostrando grande agilità nel canto e fedeltà alla partitura, in quanto elude il famigerato mi bemolle di trazione al termine dell’aria che chiude il primo atto (“Sempre libera”). Grigolo, forte della sua grande presenza scenica, interpreta un Alfredo dal timbro squillante, che però riesce a dosare nei momenti più intensi. Ottima pure la recita di Petean, che, specialmente nel bellissimo duetto del secondo atto, metter in luce le proprie grandi doti musicali emergendo nel legato e nella proiezione sonora.
Bene anche Flora (Clarissa Leonardi), Annina (Yao Bohui), Gastone di Letories (Carlo Bosi), il Barone Douphol (Nicolò Ceriani), il Marchese d’Obigny (Natale De Carolis), il Dottor Grenvil (Romano Dal Zovo), Giuseppe (Max René Casotti), un domestico (Stefano Rinaldi Miliani) e la prima ballerina (Eleonora Andreoudi).

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Dosando alla perfezione le dinamiche musicali richieste dalla partitura, il Maestro Francesco Ivan Ciampa dimostra ancora una volta di saper emozionare e, nonostante alcuni problemi di acustica dovuti al distanziamento dei professori d’orchestra, conclude una recita sommersa di applausi da parte di un pubblico entusiasta. Positiva anche la prova del Coro preparato dal Maestro Vito Lombardi.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: Luca Salsi (Nabucco) e Anna Pirozzi (Abigaille)
Sotto in sequenza: ancora Anna Pirozzi con Luca Salsi; Michele Pertusi (Zaccaria) e Annalisa Stroppa (Fenena)
Al centro: una bella panoramica di Ennevi Foto sull'allestimento del Nabucco areniano
Nella miniatura al centro: Sonya Yoncheva nel ruolo di Violetta Valery (La traviata)
Sotto: ancora la Yoncheva con Vittorio Grigolo (Alfredo) nel primo e nel terzo atto dell'opera
In fondo: George Petean (Giorgio Germont) con Sonya Yoncheva





Pubblicato il 02 Agosto 2021
Anche il secondo cast fa brillare il dittico Mascagni/Leoncavallo della produzione areniana 2021
Cavalleria rusticana e Pagliacci altro trionfo servizio di Angela Bosetto

20210802_Vr_00_CavalleriaPagliacci_MarcoArmiliato_phEnneviFotoVERONA – A oltre un mese dalla prima stagionale di Cavalleria rusticana e Pagliacci (qui la recensione di quella recita) e pochi giorni dopo la stellare Turandot di Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, l’Arena organizza una nuova serata speciale con protagonista un’altra illustre coppia del mondo della lirica, ossia il tenore Roberto Alagna (al debutto nell’anfiteatro veronese) e il soprano Aleksandra Kurzak. Così sabato 31 luglio 2021 i due artisti, coniugi nella vita e compagni sulla scena, interpretano i ruoli principali di entrambi i titoli del dittico verista di Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo, il cui nuovo allestimento è stato realizzato da Fondazione Arena in collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana e il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (per Cavalleria rusticana), il Museo del Cinema di Torino e il Fellini Museum di Rimini (per Pagliacci).
Se (al netto di un timbro e di una personalità tuttora rimarchevoli) il Canio di Pagliacci interpretato da Roberto Alagna tiene fede a un modello ligio a quel tipo di tradizione (adorata dai melomani d’antan, forse un po’ fanée per gli altri) che vuole il capocomico assassino dibattersi continuamente tra furia e singulti, la vera sorpresa è il suo Turiddu di Cavalleria rusticana, finalmente ritratto non come un mascalzone insensibile affezionato solo “a mamma sua”, bensì come un giovanotto inconsapevole e solare, diviso fra l’amore di due donne e purtroppo incapace di decidere. Difficile ascoltare un tenore che sceglie come chiave interpretativa la gentilezza nei confronti di Santuzza, quasi a voler confortare lei e illudere persino se stesso che, in fondo, Lola è solo una momentanea follia.

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Per contro Aleksandra Kurzak sembra trovare una più efficace corrispondenza mimica e vocale nella sventurata e vivace Nedda (personaggio che le permette di esprimersi con maggior consapevolezza e disinvoltura), anziché nella dolente e lacerata Santuzza, nella cui resa ha potuto comunque trarre giovamento dall’ottima chimica con Alagna.
Al loro fianco, nel duplice ruolo dell’imponente Alfio (Cavalleria rusticana) e del subdolo Tonio (Pagliacci), Ambrogio Maestri tiene fede alla propria fama di carismatico professionista abituato ad avvincere il pubblico areniano con eloquenza e disinvoltura. Un plauso doveroso va all’accorata Mamma Lucia della veterana Elena Zilio, altra prova circa l’incredibile longevità vocale dei nati nel 1941 (qualora non bastasse Plácido Domingo). Matteo Mezzaro debutta invece in Arena nei panni di Peppe-Arlecchino, mettendo in luce doti interessanti con ampia possibilità di crescita.

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Trovano infine conferma le positive impressioni, già evidenziate in occasione della prima, sia su Clarissa Leonardi (Lola, alla quale in questo spettacolo spetta anche il compito di irrompere sulla scena urlando la celebre frase conclusiva «Hanno ammazzato compare Turiddu!») e Mario Cassi (che ha sostituito all’ultimo momento l’annunciato Davide Luciano nel ruolo di Silvio), sia sui due cori, ossia quello areniano e quello di voci bianchi A.Li.Ve., preparati rispettivamente da Vito Lombardi e da Paolo Facincani.
A dispetto delle inevitabili difficoltà dovute all’orchestra “aperta” e ai distanziamenti amplificati dai protocolli sanitari, la bacchetta di Marco Armiliato garantisce tutta la possibile coesione e il necessario supporto agli artisti, sul palco e in buca.

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Pubblico numerosissimo ed esultante, che non lesina sugli applausi e sulle ovazioni, in particolare all’indirizzo di Alagna (scritturato come duplice protagonista anche per il dittico conclusivo del 14 agosto).

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Marco Armiliato
Sotto: Aleksandra Kurzak (Santuzza) e Roberto Alagna (Turiddu) in Cavalleria Rusticana
Al centro in sequenza: Ambrogio Maestri (Compar Alfio) e ancora la Kurzak e Alagna in Cavalleria rusticana
Sotto: la coppia Alagna/Kurzak (nei ruoli di Canio e Nedda) in Pagliacci
In fondo: i saluti a fine serata del cast in una bella panoramica di Ennevi  Foto





Pubblicato il 31 Luglio 2021
L'estremo capolavoro pucciniano ha visto la cantante russa debuttare nel ruolo in Arena
Turandot incorona la Netrebko servizio di Athos Tromboni

20210731_Vr_00_Turandot_AnnaNetrebko_EnnevifotoVERONA - Se si cita la Turandot di Giacomo Puccini quale “spettacolo da Arena” si fa una citazione azzeccata: l’opera incompiuta del maestro lucchese, infatti, fu allestita nell’anfiteatro veronese nel 1928 per la prima volta (Puccini era morto nel 1924 all’ospedale di Bruxelles) e da allora ad oggi ha avuto allestimenti pressoché continui, festival dopo festival, tanto da collocarla al quarto posto di una classifica ideale di gradimento del pubblico: ai primi tre posti sono stabilmente collocate Aida, la Carmen (sommando le rappresentazioni in lingua originale francese e le quelle tradotte e cantate nella versione ritmica italiana) e il Nabucco.
Questo perché, dicono in Arena «… Turandot condivide con Aida, Carmen e Nabucco la spettacolarità dei momenti corali e l’alto potenziale evocativo sprigionato dalle scene e costumi di una Pechino ideale e ambientata, come indicarono i librettisti veronesi Giuseppe Adami e Renato Simoni, “al tempo delle favole”. E più degli altri tre melodrammi che la precedono in classifica, l’opera estrema di Puccini può vantare una ricchezza di colori e una iridescente complessità del tessuto orchestrale e tonale: non è mero orientalismo ma vera e propria sperimentazione originale con cui Puccini fuse sapientemente melodie tradizionali cinesi e avanguardie del Novecento.»

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E proprio la Turandot della pandemia, andata in scena il 29 luglio 2021 (repliche 1, 5, 28 agosto e 3 settembre) ha vestito i costumi più colorati e le proiezioni video più fantasmagoriche rispetto alle “consorelle Turandot” degli allestimenti venuti negli anni pre-pandemia.
Colori e fantasmagorie che, a nostro giudizio, non hanno trovato nella concertazione di Jader Bignamini l’equivalente qualitativo necessario; e ci spieghiamo subito, tralasciando di parlare della regia perché in quest’anno pandemico le rappresentazioni sono gestite da una sorta di regia collettiva, fatta dalle risorse proprie degli interpreti e dalle indicazioni del direttore di scena e del suo staff (non citati in locandina), il tutto inserito nei video-design e nelle scenografie digitali curate da D-WOK.

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Cosa non ci è piaciuto della concertazione? Non ci è piaciuto l’impasto che ci è sembrato confuso della parte musicale più esotica, quella delle tre maschere. Non ci sono piaciuti i tempi scelti, soprattutto per i modi “comodi” adottati nelle parti più struggenti, tempi tendenti alla diluizione delle arcate melodiche e del canto struggente (Liù, Timur) dentro slentamenti che più che essere espressivi ci sono parsi noiosi. Non ci è piaciuta qualche entrata non a tempo del coro (collocato sui gradoni alla sinistra del palcoscenico). Ci fermiamo qui…
Il cast era eccezionale e si è dimostrato all’altezza della grande serata: Anna Netrebko debuttava in Arena nel ruolo di Turandot; e la cantante russa si è confermata quella straordinaria interprete che viene ammirata e applaudita in tutto il mondo. Cosicché l’incoronazione di lei quale diva popolare è stata rafforzata proprio, anche, da questa Turandot.
Con lei (e forse più di lei) ha catturato le nostre emozioni più intense il tenore Yusif Eyvazov che ha dato vita a un Calaf  veramente da standing-ovation.
Delicatissima e commovente la brava Ruth Iniesta nel ruolo di Liù.
Molto bravo il giovane basso Riccardo Fassi nei panni di Timur, mentre le tre maschere sono state impersonate dai volonterosi Alexey Lavrov (il migliore dei tre) nelle vesti di Ping, Marcello Nardis in quelle di Pong e Francesco Pittari in quelle di Pang.
Lodevoli i comprimari: Carlo Bosi (Imperatore Altoum); Viktor Shevchenko (il Mandarino); Riccardo Rados (il Principe di Persia); Emanuela Schenale e Alessandra Andreetti (le due Ancelle).
L’Orchestra dell’Arena di Verona, il Coro (istruito dal bravo Vito Lombardi), il Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. (istruito da Marco Tonini) e il Corpo di ballo della

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Fondazione Arena completavano la locandina.
Applausi incontenibili per tutti a fine spettacolo, ma soprattutto per la Netrebko, eletta ormai a beniamina assoluta del pubblico areniano. Ovviamente, meritatamente.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: la protagonista Anna Netrebko (Turandot)
Sotto in sequenza: Anna Netrebko e Yusif Eyvazov (Calaf); ancora Yusif Eyvazov con Ruth Iniesta (Liù); panoramica sui costumi coloratissimi di questo allestimento
Al centro: Eyvazov, Riccardo Fassi (Timur) e la Iniesta
Sotto: scena della morte di Liù con le tre maschere Ping (Alexey Lavrov), Pong (Marcello Nardis) e Pang (Francesco Pittari)
In fondo: panoramica di Ennevi Foto sull’allestimento e sul Coro e il Coro di Voci bianche, disposti a sinistra e a destra del palcoscenico





Pubblicato il 26 Luglio 2021
Ottimo cast e ottima concertazione di Daniel Oren per la terza opera di Verdi, suo superbo capolavoro
Nabucco e le analogie con l'olocausto servizio di Angela Bosetto

20210726_Vr_00_Nabucco_DanielOren_FotoEnneviVERONA – Interrotta dalla pioggia, la prima stagionale del Nabucco di Giuseppe Verdi è stata pienamente recuperata sabato 24 luglio 2021 con il ritorno del baritono Amartuvshin Enkhbat, che (se il meteo non si fosse intromesso) avrebbe dovuto inaugurare il ciclo di recite del capolavoro verdiano nei panni del re babilonese. E per ascoltare il Nabucco di un artista che persino il Maestro Daniel Oren ha definito “un miracolo baritonale” vale realmente la pena di aspettare: timbro e colore sono splendidi, la dizione è ottima e la resa musicale davvero d’altri tempi.
Accanto a lui lo stesso cast previsto per l’apertura, a partire dalla splendida Abigaille Anna Pirozzi, una interprete che in questo ruolo ha poche rivali per vocalità, fraseggio, temperamento e agilità.
Passando da una veterana di Nabucco a un’artista che invece debutta in quest’opera, non si può che definire assai positivo l’esordio di Teresa Iervolino nei panni di Fenena, resa con tutta la dolcezza e la forza necessarie, ma senza rinunciare al prezioso belcantismo che contraddistingue la preghiera «Oh, dischiuso è il firmamento». La solenne severità di Zaccaria trova piena espressione nel nobile tonante timbro di Rafał Siwek, mentre Samuele Simoncini tratteggia un Ismaele indomito e vibrante, ben in linea con il giovanile fervore del personaggio.

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Ottimo il terzetto di comprimari, composto dai sempre bravi Romano Dal Zovo (Gran Sacerdote di Belo), Carlo Bosi (Abdallo) ed Elisabetta Zizzo (Anna).
Se si parla di Nabucco, la bacchetta di Daniel Oren e il Coro areniano guidato da Vito Lombardi sono una certezza, dal profondo coinvolgimento emotivo di un’orchestra guidata con trasporto e sicurezza all’immancabile bis del «Va, pensiero» (anche se sarebbe ingiusto ridurre la bravura dei coristi a questo singolo brano, sia pur famosissimo).
L’allestimento, realizzato da Fondazione Arena in collaborazione con il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah e con il patrocinio del Ministero della Cultura, sposta l’azione in una cornice simbolica in bilico fra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta, la cui estetica restituisce i simboli del popolo ebraico (vestito con abiti della prima metà del Novecento) e presenta l’Assiria come un generico regime totalitario d’impostazione nazifascista. Niente svastiche, per fortuna, ma l’analogia è chiarissima: Gerusalemme caduta che diviene un ghetto bombardato, Abigaille biondissima e fanatica come le più celebri ancelle del Führer (da Magda Goebbels a Hanna Reitsch), il suo corpo di guardia femminile così simile alle terribili SS-Helferin dei lager, Nabucco dittatore assoluto la cui parola è legge, la celebrazione di Abigaille orchestrata come una parata ginnica ripresa da Leni Riefenstahl, il «Va, pensiero» eseguito nel campo di concentramento e il “rito” di cui parla il Gran Sacerdote di Belo (qui in versione gerarca alla Reinhard Heydrich) trasfigurato nell’orrore della camera a gas.

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Coniugare il capolavoro di Giuseppe Verdi all’Olocausto non è una strategia nuova, ma quando viene scelta va condotta con consapevolezza, intelligenza, rigore e rispetto per quell’immane tragedia. Tutte clausole che lo spettacolo onora, suscitando l’intima emozione e i lunghi applausi del pubblico.

Crediti fotografici: Heads Collective e Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il direttore Daniel Oren
Sotto: due belle panoramiche di Ennevi Foto sull'allestimento areniano
Al centro in sequenza: Anna Pirozzi (Abigaille) e Amartuvshin Enkhbat (Nabucco)
In fondo: Samuele Simoncini (Ismaele) e Teresa Iervolino (Fenena)





Pubblicato il 20 Luglio 2021
Diamo conto di come sono andate le prime due recite dell'opera verdiana con cantanti alternativi
La Traviata i due cast servizio di Angela Bosetto

210720_Vr_00_LaTraviata_FrancescoIvanCiampa_phFotoEnneviVERONA -  Dopo Cavalleria rusticana, Pagliacci, Aida e Nabucco, il quinto titolo dell’estate veronese è l’opera più vista al mondo, ossia La Traviata di Giuseppe Verdi, proposta da Fondazione Arena in un nuovo allestimento che si avvale di un’esclusiva collaborazione con le Gallerie degli Uffizi per proporre (insieme al melodramma) un percorso di studio sulla figura femminile. Alcuni fra i dipinti più celebri conservati dalle collezioni private del museo fiorentino scorrono dunque sul ledwall durante i due preludi dell’opera e in questo fluire di soggetti muliebri (Veneri e Madonne, sante e peccatrici, figure bibliche e divinità pagane, nobildonne e cortigiane) emergono i vari volti di Violetta Valéry, donna moderna perché avulsa da ogni epoca eppure consegnata a un mito che si muove in perfetto equilibrio fra l’infimo e il sublime.
Due ampie scalinate (percorse da personaggi e figuranti) incorniciano il cuore della scena, che diviene, in base alle necessità, un festoso salotto parigino (la Ville Lumière viene evocata anche dalle proiezioni, che, al pari dei costumi, spostano la vicenda nella Belle Époque), il buen ritiro di Violetta e Alfredo (fuori dal quale nevica) o la camera da letto in cui la sventurata decede dopo aver invano sognato di lasciare Parigi insieme all’amato, giunto troppo tardi al suo capezzale.
Si tratta insomma del tipico spettacolo che, attingendo alle suggestioni di Franco Zeffirelli e Hugo de Ana, punta a compiacere il pubblico che «viene in Arena a vedere La Traviata tradizionale» e passa senza colpo ferire nel rispetto dei protocolli sanitari.

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Sul podio il maestro Francesco Ivan Ciampa fa tutto ciò che è in suo potere per garantire all’Orchestra la maggior compattezza raggiungibile (nei limiti della nuova disposizione dettata dalle norme anti-Covid), cercando di mantenere sempre vivo il dialogo con il Coro (distanziato e spostato sulle gradinate, ma sempre ottimamente preparato da Vito Lombardi) e il palco all’insegna di una dinamica ricercatezza. Al netto del difficile momento che si sta vivendo (o forse anche per questo), le prime due date hanno riscosso un caloroso successo con autentiche ovazioni per i tre cantanti protagonisti.

Primo cast – 10 luglio 2021
Chiamata a sostituire a tempo di record sia Ailyn Pérez, sia Lisette Oropesa nei panni di Violetta Valéry, Irina Lungu accetta di salire sul palco praticamente senza prove e, purtroppo, tale “ingresso a freddo” si sente soprattutto nel primo atto, il cui esito si ferma al di sotto delle possibilità di un soprano che ha alle spalle oltre duecento recite della Traviata (edizione areniana 2019 inclusa). Tuttavia, per quanto le ardite colorature iniziali siano da sempre croce e delizia di interpreti e critici, gli atti in cui una Violetta deve saper fare la differenza sono il secondo e il terzo e in quel tipo di dolente scrittura lirica la Lungu ribadisce la propria capacità di emergere senza problemi per vocalità e temperamento, dalla disperazione dello sfogo “Così alla misera, ch’è un dì caduta” all’ultima impetuosa ribellione al fato di “Gran Dio! Morir sì giovane”.
Al suo fianco Francesco Meli conferma quanto Alfredo Germont rimanga uno di quei ruoli tenorili in cui far risplendere al meglio una voce già di suo luminosa e molto bella, facendone un’autentica ambasciatrice del fraseggio, dei chiaroscuri e della cantabilità dell’opera verdiana.
Verdiano doc è anche il baritono Luca Salsi, convocato pure lui all’ultimo momento al posto di Zeljko Lucic, ma capace di entrare in una produzione con pochissimo preavviso e regalare un magistrale Giorgio Germont come se (beato lui) fosse la cosa più semplice del mondo. La sua lettura veemente e carismatica del celebre padre verdiano fa da perfetta controparte al sofisticato eppure impulsivo Alfredo di Meli, ma del resto i due cantanti sono un team scenico-artistico talmente rodato che non c’è da stupirsene.
Nel resto del cast, da un lato si distinguono le brave Victoria Pitts (Flora Bervoix) e Yao Bohui (Annina), dall’altro si confermano solide certezze Carlo Bosi (Gastone di Letorières), Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Romano Dal Zovo (Dottor Grenvil).
Bene anche Natale De Carolis (Marchese d’Obigny), funzionali Max René Cosotti (Giuseppe) e Stefano Rinaldi Miliani (nel doppio ruolo del Domestico e del Commissario).
Molto applaudita dal pubblico la Prima ballerina Eleana Andreoudi, che guida il segmento danzante dedicato a Zingarelle e Mattadori.

Secondo cast – 16 luglio 2021
A sei giorni di distanza dalla precedente recita, tocca ancora a Irina Lungu incarnare la “traviata” Violetta Valéry. Stavolta però ha avuto un minimo di tempo per prepararsi allo spettacolo. La differenza si sente sin dall’atto iniziale (affrontato con l’adeguata disinvoltura e decisamente molto più convincente rispetto alla prima), ma si nota anche nei dettagli interpretativi e nelle movenze sceniche del soprano, che può così prodursi in una prova completa, capace di esaltarne appieno le doti vocali e attoriali.
Alfredo Germont è un personaggio indubbiamente azzeccato per il debutto areniano di Celso Albelo. Grazie al suo canto limpido ed elegante, il tenore spagnolo ritrae il celebre innamorato (nato dalla penna di Alexandre Dumas figlio e "reinterpretato" in chiave drammaturgica da Francesco Maria Piave per Verdi) come un ragazzo mite e gentile, ma subito pronto allo slancio (tanto della passione quanto dell’ira) se ricambiato o provocato.
Simone Piazzola indossa i panni di Giorgio Germont con tutta l’autorevole disinvoltura di chi sostiene tale ruolo da tanto tempo e continua a esplorarne i vari risvolti. Ne esce una figura paterna divisa fra il “senso dell’onor” e l’affetto verso la propria prole (sentimento che solo alla fine si estende anche alla “generosa” Violetta), conflitto che Piazzola rende con austera nobiltà e senza mai perdere il borghese contegno del personaggio.

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Completano efficacemente il cast Victoria Pitts (Flora Bervoix), Chiara Tirotta (che debutta in Arena nei panni di Annina), Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Romano Dal Zovo (Dottor Grenvil), Marcello Nardis (Gastone di Letorières), Dario Giorgelè (Marchese d’Obigny), Max Renè Cosotti (Giuseppe) e Stefano Rinaldi Miliani (Domestico/Commissario), mentre “le pompose feste” vengono animate dalla Prima ballerina Aigerim Beketayeva.
Repliche 23 luglio, 7 e 19 agosto, 2 settembre 2021.

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Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il maestro Francesco Ivan Ciampa sul podio della Traviata
Sotto: Irina Lungu nel ruolo di Violetta Valéry
Al centro in sequenza: Luca Salsi (Giorgio Germont); Francesco Meli (Alfredo) e Irina Lungu
Sotto in sequenza: Simone Piazzola (Giorgio Germont); Celso Albelo (Alfredo) e ancora la Lungu
In fondo: una bella panoramica di Foto Ennevi sulla Traviata areniana 2021






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Gala IX Sinfonia di Beethoven
servizio di Angela Bosetto FREE

20210826_Vr_00_IXSinfoniaBeethoven_ErinaYashima_phEnnevFotoiVERONA – Chiunque abbia assistito all’ultima edizione areniana dei Carmina Burana (estate 2019), ricorderà bene il commosso saluto finale di Ezio Bosso che, girandosi verso il pubblico festante, promise: «Ci vediamo l’anno prossimo per la Nona». Dirigere la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 di Ludwig van Beethoven in Arena era il suo
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Vocale
Viva il "Verdi"
servizio di Rossana Poletti FREE

20210823_Ts_00_VivaIlVerdi_JordiBernacer_phLucioAbadTRIESTE - Il Teatro lirico “Giuseppe Verdi” è indubbiamente il teatro esistente più antico di Trieste. La sua costruzione cominciò per iniziativa privata nel 1798, per essere completata nel 1801, duecentoventi anni fa. Fu inaugurato con il nome di Teatro Nuovo, si chiamò poi Teatro Grande, nel 1861 divenne Teatro Comunale e soltanto centoventi anni fa nel 1901
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Opera dal Centro-Nord
The Fake's digress realtā contemporanea
servizio di Carlo Grandi FREE

20210822_Lu_00_TheFakeSDigres_AntonioFerdinandoDiStefano.JPGLUCCA - Nei primi giorni di luglio, caratterizzati dalla ripresa delle attività artistiche e musicali grazie al calo dei contagi Covid-19, abbiamo avuto il piacere di assistere nella splendida cornice del Teatro del Giglio di Lucca, ad una delle serate del MITO festival di Lucca Chamber opera 2020-21, dedicato alla messa in scena di nuove opere scritte da compositori contemporanei
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Vocale
Jonas Kaufmann Gala Event di successo
servizio di Athos Tromboni FREE

20210818_Vr_00_JonasKaufmannGalaEvent_JonasKaufmann_phEnneviFotoVERONA – E in effetti si è trattato di una grande, festosa, celebrazione: il Jonas Kaufmann Gala Event di martedì 17 agosto 2021 ha “consacrato” presso il pubblico (popolare e no) dell’Arena di Verona il celebre tenore tedesco. Si sa, i frequentatori dell’Arena hanno il mito del ‘grande tenore’ perché tutti i grandi del passato (un po’ meno quelli del presente…) hanno
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Echi dal Territorio
Incontri Asolani di Musica da Camera
redatto da Athos Tromboni FREE

20210817_Asolo_00_IncontriAsoliani2021_FedericoPupoASOLO (TV) -  Con un evento straordinario che rientra nelle celebrazioni del VII centenario della morte di Dante Alighieri, mercoledì 1 settembre 2021 si inaugura la 43esima edizione di Incontri Asolani, Festival Internazionale di Musica da Camera con la direzione artistica di Federico Pupo,  rassegna dall’alto valore artistico che torna ogni settembre
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Opera dal Centro-Sud
L'universo parallelo di Elisabetta
servizio di Valentina Anzani FREE

20210814_Ps_00_ElisabettaReginaDInghilterra_KarineDeshayes_phAmatiBacciardiPESARO, 8 agosto 2021 – La regia di Davide Livermore per Elisabetta Regina d’Inghilerra, seconda opera del Rossini Opera Festival 2021, ci trasporta nella prima stagione della serie The Crown, con una Regina Elisabetta (seconda) che fa con la sua aria di apertura un discorso alla nazione. È immersa in scene (di Giò Forma) dall’aura tipicamente British,
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Eventi
Dante al Castello di Gradara
redatto da Athos Tromboni FREE

20210813_Ps_00_WKO-DanteAlCastelloDiGradaraPESARO - In quest'anno di celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, l'Italia tutta (e non solo l'Italia) sta mostrando un fervore culturale straordinario intorno al sommo Poeta e alle sue vicende umane e letterarie. Così anche la Wunderkammer Orchestra (che ha due sedi, una a Pesaro e una a Milano) si è mossa senza
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Opera dal Centro-Sud
Aida ai tempi degli oleodotti
servizio di Valentina Anzani FREE

210813_Mc_00_Aida_MariaTeresaLeva_phTabocchiniMACERATA, 12 agosto 2021 – L’Aida in scena sul palcoscenico maceratese è stata insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica in onore dei 100 anni di spettacoli in Sferisterio, e la qualità dell’allestimento non avrebbe potuto meglio celebrare tale importante ricorrenza. La regia di Valentina Carrasco - con le scene di Carles
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Vocale
Pizzolato, Simeoni, Oropesa recitals stellari
servizio di Valentina Anzani FREE

20210811_MartinaFranca_00_Concerti2021_JoanSutherlandMARTINA FRANCA (TA), 20 luglio/2 agosto 2021 – Il Festival della Valle d’Itria anche per questa 47° edizione ha proposto concerti fruibili sia sul palcoscenico di Palazzo Ducale a Martina Franca, sia in altre location di pregio del territorio quali alcune masserie e il Castello Aragonese di Taranto. Ricercati gli interpreti e i programmi, che quest’anno hanno
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Soci Uncalm
Concerti per Don Silvio
servizio di Fulvio Galleano FREE

20210811_Sv_00_AssociazioneRossini2Concerti_DukeEllingtonSAVONA - L' Associazione Rossini, in collaborazione con l'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Savona e con il Seminario Vescovile di Savona, proporrà, nella seconda metà di agosto 2021, due concerti straordinari, entrambi con il pensiero rivolto a Don Silvio Delbuono già Rettore della Cattedrale di Savona, grande amico e sostenitore della ns. Associazione, appassionato
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Personaggi
Cambio al Festival della Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

20210810_MartinaFranca_00_SebastianSchwarzNuovoDA_FrancoPunziMARTINA FRANCA (TA) - Il musicologo tedesco Sebastian Schwarz è il nuovo direttore artistico del  Festival della Valle d’Itria per il triennio 2022-2024. Succede ad Alberto Triola che ha firmato dodici edizioni del festival presieduto da Franco Punzi. A pochi giorni dalla chiusura della 47a edizione del Festival della Valle d’Itria che, nonostante le difficoltà legate alla pandemia,
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e La traviata successi di prassi
servizio di Nicola Barsanti FREE

20210809_Vr_00_Nabucco_LucaSalsiAnnaPirozzi_phEnneviFotoVERONA - Non c'è dubbio che fra tutti i titoli dei cartelloni estivi della Fondazione Arena di Verona da che sono allestititi gli spettacoli nell'anfiteatro romano, i due capolavori verdiani qui citati costituiscano una punta di diamante delle programmazioni passate e presenti succedutesi nel corso delle stagioni. Ecco come è andata quest'anno con i cast alternativi a
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Opera dal Centro-Sud
Un Moïse commovente
servizio di Valentina Anzani FREE

20210807_Ps_00_MoiseEtPharaon_EleonoraBurattoAndrewOwens_phAmatiBacciardiPESARO, 6 agosto 2021 – Prima opera del Rossini Opera Festival 2021 in scena alla Vitrifrigo Arena di Pesaro è stata Moïse et Pharaon. La regia di Pier Luigi Pizzi, tutta sviluppata sui colori del blu, viola e giallo a toni solidi, è al solito - per i canoni estetici del Maestro - ridotta all’essenziale di linee e blocchi rettangolari che di volta in volta sono gradinate, spalti, rive di fiume, mura, porte.
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Vocale
Markus Werba grande interprete
servizio di Valentina Anzani FREE

20210805_MartinaFranca_00_Winterreise_MarcusWerba_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2021 – L’idea di rappresentare in forma scenica un ciclo di Lieder (nati per l’intrattenimento statico di un salotto borghese da parte di un cantante e un accompagnatore al pianoforte) non è scontata, ma con Winterreise di Franz Schubert, penultimo appuntamento del XXXVII Festival della Valle d’Itria, il regista Libero
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Personaggi
Gea Garatti Ansini nuovo maestro del coro
FREE

20210805_Bo_00_TeatroComunale_GeaGarattiAnsiniBOLOGNA - Dopo due anni di intenso e proficuo lavoro, il Teatro Comunale di Bologna ringrazia il maestro del Coro Alberto Malazzi che il 12 agosto 2021, al termine delle recite di La bohème di Giacomo Puccini, concluderà la sua collaborazione con il teatro.
Da settembre prossimo, con la stagione autunnale, il Comunale di Bologna e il suo Coro daranno il benvenuto
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Eventi
Un Carlo Felice per tutti i gusti
redatto da Athos Tromboni FREE

20210805_Ge_00_TeatroCarloFelice_ClaudioOraziGENOVA - Nel prossimo mese di ottobre il Teatro Carlo Felice festeggerà il trentennale dell’apertura della nuova sede, quella attuale (18 ottobre 1991 – 18 ottobre 2021); per questo, guardando al futuro con fiducia,  ha annunciato il cartellone di Opere, Balletto, Concerti dei mesi di settembre-dicembre 2021, dedicato alla ricorrenza del trentennale.
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Jazz Pop Rock Etno
Dante il cinema la musica e Avati
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210805_Ra_00_DanteIlCinemaLaMusica_PupiAvatiRAVENNA - Con un fantastico binomio di parole e note La Milanesiana 2021, il festival itinerante ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, ha fatto il botto in Piazza del Popolo a Ravenna il 1 agosto 2021 con un programma intitolato  Dante, il Cinema, la Musica. Ospite d’onore della serata era il regista Pupi Avati, intervistato da Mario Andreose, direttore della
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Opera dal Centro-Sud
La creazione un romanzo di formazione
servizio di Valentina Anzani FREE

20210804_MartinaFranca_00_LaCreazione_FabioLuisiMARTINA FRANCA (TA), 31 luglio 2021 – La direzione di La creazione (Die Schöpfung) di Franz Joseph Haydn, data dalla bacchetta del maestro Fabio Luisi in testa all’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, è stata tra quanto di più pregevole si è ascoltato durante la XVII edizione del Festival della Valle d’Itria. Questo oratorio (genere originariamente
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Jazz Pop Rock Etno
L'Enzo di Elio chiude Ravenna Festival
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210803_Cervia_00_CiVuoleOrecchio_Elio_phZani-CasadioCERVIA (RA) - Con il titolo di una canzone di Enzo Jannacci, “Ci vuole orecchio” , il 31 luglio 2021 si è tenuto ultimo appuntamento del Trebbo in Musica a Cervia, che ha chiuso brillantemente il Ravenna Festival incontrando Milanesiana, 22° edizione del Festival itinerante condotto da Elisabetta Sgarbi sul tema “Il progresso”. Ed è progresso anche riproporre
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Opera dal Centro-Nord
L'amico Fritz debutta sul lago
servizio di Athos Tromboni FREE

20210802_Li_00_LAmicoFritz_GiannaFratta_phFelici-BizziGUASTICCE (LI) - L'opera all'aperto, sul lago... anzi, sul Lago Alberto a Guasticce (Collesalvetti). Da non confondere con un altro lago toscano, quello di Massaciuccoli, dove anche là si fa l'opera all'aperto. Sul Lago di Massaciuccoli, si fa Giacomo Puccini; qui a Guaticce, Pietro Mascagni. Un binomio di festival (Puccini / Mascagni) che se diventa contagioso
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Opera dal Nord-Est
Cavalleria rusticana e Pagliacci altro trionfo
servizio di Angela Bosetto FREE

20210802_Vr_00_CavalleriaPagliacci_MarcoArmiliato_phEnneviFotoVERONA – A oltre un mese dalla prima stagionale di Cavalleria rusticana e Pagliacci (qui la recensione di quella recita) e pochi giorni dopo la stellare Turandot di Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, l’Arena organizza una nuova serata speciale con protagonista un’altra illustre coppia del mondo della lirica, ossia il tenore Roberto Alagna
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Opera dal Centro-Sud
Griselda travisata e Angelica sovrabbondante
servizio di Valentina Anzani FREE

20210801_MartinaFranca_00_Griselda_CarmelaRemigio_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA) - Delude la ripresa dell’opera di Alessandro Scarlatti, la Griselda diretta da George Petrou, al 47° Festival della Valle d’Itria; e non si presenta esente da critiche neanche l' Angelica, serenata di Nicola Porpora diretta da Federico Maria Sardelli, allestite sul palcoscenico del Palazzo Ducale. Ecco come è andata e quali giudizi hanno stimolato:
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Opera dal Nord-Est
Turandot incorona la Netrebko
servizio di Athos Tromboni FREE

20210731_Vr_00_Turandot_AnnaNetrebko_EnnevifotoVERONA - Se si cita la Turandot di Giacomo Puccini quale “spettacolo da Arena” si fa una citazione azzeccata: l’opera incompiuta del maestro lucchese, infatti, fu allestita nell’anfiteatro veronese nel 1928 per la prima volta (Puccini era morto nel 1924 all’ospedale di Bruxelles) e da allora ad oggi ha avuto allestimenti pressoché continui, festival dopo festival
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Ballo and Bello
A settembre Interno Verde Danza
servizio di Athos Tromboni FREE

20210730_Fe_00_PresentazioneInternoVerdeDanza_MoniOvadiaFERRARA – Il Teatro Comunale Claudio Abbado concluso il cartellone estivo che ha portato alcuni spettacoli “fuori” del tradizionale palcoscenico di Rotonda Foschini, rilancia un altro “fuori”, con la ripresa settembrina delle attività, affidata alla danza contemporanea: per la prima volta, venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 settembre l’appuntamento è 
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Turandot di Puccini/Berio
servizio di Athos Tromboni FREE

20210726_TorreDelLago_00_Turandot_DanieleAbbadoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Tanto se ne parlò che poi avvenne… eh sì! la Turandot con il finale “moderno” di Luciano Berio (al posto di quello “tradizionale” di Franco Alfano) è finalmente andata in  scena sabato 24 luglio come secondo titolo del Festival Puccini 2021. Anche in questa circostanza l’introduzione musicologica della serata è stata
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Operetta and Musical
Una Vedova che rinverdisce la tradizione
servizio di Rossana Poletti FREE

20210726_Ts_00_LaVedovaAllegra_AndreaBinettiTRIESTE, Teatro Verdi - Era il 27 febbraio del 1907 e al Teatro Filodrammatico di Trieste andava in scena la prima italiana di “La Vedova allegra”, l’operetta di Franz Lehár che ha avuto più successo in assoluto al mondo. Che a quel tempo Trieste fosse italiana nello spirito è vero, ma in quel momento era ancora il porto principale dell’Impero austro-ungarico e
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e le analogie con l'olocausto
servizio di Angela Bosetto FREE

20210726_Vr_00_Nabucco_DanielOren_FotoEnneviVERONA – Interrotta dalla pioggia, la prima stagionale del Nabucco di Giuseppe Verdi è stata pienamente recuperata sabato 24 luglio 2021 con il ritorno del baritono Amartuvshin Enkhbat, che (se il meteo non si fosse intromesso) avrebbe dovuto inaugurare il ciclo di recite del capolavoro verdiano nei panni del re babilonese. E per ascoltare il Nabucco
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Jazz Pop Rock Etno
Uno nel tutto č grande rock
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210726_Russi_00_UnoNelTutto_EnzoVinceVallicelli_phLucaConcasRUSSI (RA) - Il Palazzo San Giacomo, sorto per le vacanze estive della ricca famiglia ravennate dei Rasponi, da anni  è location per gli spettacoli di sapore popolare del Ravenna Festival; sembra aver perduto quella caratteristica di festa campestre che lo rendeva unico nella programmazione provinciale, ma non ha perso però il suo fascino. Ora, nel rispetto
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Opera dal Centro-Nord
Una Tosca tetra per un terzo
servizio di Athos Tromboni FREE

20210724_TorreDelLago_00_Tosca_StefaniaSandrelliTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Il teatro all’aperto sul lago di Massaciuccoli ha accolto la sera del 23 luglio l’opera inaugurale del Festival Puccini 2021: Tosca. Il teatro era pieno fino alla capienza consentita dalle disposizioni in vigore e il pubblico veniva invitato dai numerosi addetti in sala, gentilmente ma fermamente, a tenere sul naso e bocca la mascherina anche
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Concorsi e Premi
Il 49° Premio Puccini a Michele Girardi
redatto da Athos Tromboni FREE

210722_TorreDelLago_00_PremioPuccini2021_MicheleGiradiTORRE DEL LAGO (LU) – Quest’anno il “Premio Puccini” (prestigiosa onorificenza della Fondazione Festival Pucciniano) non sarà attribuito come tradizione a una “voce pucciniana” scelta nel panorama lirico internazionale, ma a uno studioso che ha contribuito a divulgare la conoscenza della musica e della vita di Giacomo Puccini nel mondo: il musicologo e
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Echi dal Territorio
Inferno restaurato e musica live electronics
servizio di Attilia Tartagni FREE

210722_Ra_00_Inferno_DanteAlighieriRAVENNA - “Inferno” di Francesco Bertolini, Adolfo Padovan e Giuseppe de Liguoro, prodotto dalla Milano Films nel 1911, risponde a un progetto incredibilmente ambizioso per la nascente arte cinematografica che si limitava a proporre figure in movimento senza pretese narrative. Non a caso, a oltre un secolo di distanza, si parla del più grande lungometraggio e kolossal
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Vocale
Verdi Requiem con Scappucci
servizio di Angela Bosetto FREE

210721_Vr_00_VerdiRequiem_AlessandroManzoni_repertorioVERONA – «La Messa da Requiem verdiana ci dà piuttosto il dramma, realistico e crudele, della morte»: con queste parole il musicologo Massimo Mila spiega come in questa atipica composizione sacra (dalla natura apertamente operistica) la morte sia «... una specie di ferro del mestiere drammatico, un ineluttabile evento naturale che, come necessario
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Opera dal Nord-Est
La Traviata i due cast
servizio di Angela Bosetto FREE

210720_Vr_00_LaTraviata_FrancescoIvanCiampa_phFotoEnneviVERONA -  Dopo Cavalleria rusticana, Pagliacci, Aida e Nabucco, il quinto titolo dell’estate veronese è l’opera più vista al mondo, ossia La Traviata di Giuseppe Verdi, proposta da Fondazione Arena in un nuovo allestimento che si avvale di un’esclusiva collaborazione con le Gallerie degli Uffizi per proporre (insieme al melodramma) un percorso di studio sulla figura
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Jazz Pop Rock Etno
Tango dal bandonéon al sassofono
servizio di Attilia Tartagni FREE

210716_Ra_00_MarcoAlbonetti-RomanceDelDiableRAVENNA - Fra i tre spettacoli-omaggio del Ravenna Festival 2021 al musicista e compositore Astor Piazzolla (1921-1992) nel centenario della nascita ha brillato Romance del Diable del 13 luglio 2021 alla Rocca Brancaleone trascrizione del sassofonista Marco Albonetti de “Cuatro Estaciones Portenas”, risposta argentina alle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, del Romance
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