Pubblicato il 09 Agosto 2020
Una bella regia di Manu Lalli ha caratterizzato il secondo titolo in programma al Festival Puccini 2020
Madama Butterfly contigua e non inane servizio di Athos Tromboni

200809_TorreDelLago_00_MadamaButterfly_EnricoCalessoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Benvenuta Manu Lalli. Che poi una recensione non si inizia mai così. Eppure stavolta bisogna ammettere l'eccezione alla regola... sì, perché la regia di Lalli, per la Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Gran Teatro all'Aperto di  Torre del Lago, ha restituito all'Opera (non a quest'opera, ma all'Opera) quel soffio di poesia che tante regie innovatrici e provocatorie hanno tolto e stanno togliendo. Cosa fa Manu Lalli a Torre del Lago? Apre il fondale al centro, di modo che le luci dell'altra riva del lago di Massaciuccoli entrino nella scenografia; poi mette sullo sfondo e a mezzo del palcoscenico, in ordine degradante, piante vive, verdi e lussureggianti nel primo atto e spoglie e rinsecchite nei due atti successivi (i due atti successivi sono stati ricondotti ad unicum, senza intervallo dopo il coro a bocca chiusa e l'intermezzo strumentale, come fu la sera della prima esecuzione assoluta nel 1904, quella fischiata alla Scala). In mezzo alla boscura, magicamente illuminata dal tecnico delle luci Valerio Alfieri, si muovono i coristi, i figuranti e i mimi, con movimenti dall'incedere danzante, a distribuire fiori e ornamenti colorati, rosso, giallo, verde brillante, ocra. Mimi e coristi indossano abiti rossi nel primo atto e bianchi successivamente, in un bel contrasto con la boscura, mentre i solisti indossano costumi scuri, sia quando si tratta di abiti di foggia orientale, sia quando si tratta di abiti occidentali. Unica eccezione, il vestito di Sharpless, il console, che è di colore chiaro, ma non bianco. Un tentativo (meditato? casuale?) di attribuire all'abito la purezza rappresentata (in occidente) dal bianco... sì, perché a ben vedere Sharpless è l'unico personaggio "pulito" dell'opera, fa il suo mestiere senza arroganza, non ha nulla da nascondere, è mosso a pietà e prevede il dramma quando ancora lo spavaldo F.B. Pinkerton è giulivo perché sta sposando Cio Cio San alla maniera giapponese per 999 anni "salvo prosciogliermi ogni mese" alla cafonesca maniera yankee.
Poi Manu Lalli fa recitare tutti, coristi, figuranti, mimi, protagonisti e comprimari, con mano leggera ma autorevole; e così tutta questa Madama Butterfly fluisce come una corrente impetuosa e tranquilla, traslitterando dal canto e dallo strumentale quell'armonia che Puccini non ha messo in partitura, preso più dal fluire melodico della sua musica e dal "colore locale" orientaleggiante (le scale esatoniche e pentatoniche) che non dal resto.
Oltre la regia, Manu Lalli ha disegnato anche scene e costumi, cosicché il team creativo dell'allestimento si è ridotto, oltre a lei e ad Alfieri, al solo Luca Ramacciotti in funzione di aiuto regista. E tutto questo, in tempo di pandemia e di limitazione delle risorse, dimostra che veramente si possono anche far nozze con pane e fichi secchi, o con pane e noci se si preferisce, e risultare comunque (le nozze) poetiche, felici, saporite, gioiose, uniche, originali, indimenticabili.

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Certo, anche lei, la Manu Lalli, abbonda di metafore extratestuali, inventate per questo allestimento, quindi dal valore simbolico che travalica (o travolge) la nuda e cruda verità testuale del libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa (e della storia resa celebre dal commediografo portoghese David Belasco, ispiratore del libretto); ma lo fa con coerenza rispetto proprio al testo. Cioè interpreta; e non modifica. Abbiamo già detto dell'abito chiaro di Sharpless; ma possiamo citare anche le vesti rosse di Cio Cio San e dei parenti invitati alle nozze (nel primo atto) segno di ebbrezza e felicità; oppure a quelle bianche della stessa protagonista e dei figuranti e dei coristi (il bianco, in Giappone, è il colore del lutto) quando la commedia si trasforma in tragedia; oppure il gesto di restituzione dell'abito rosso alla geisha giapponese che l'americana Kate Pinkerton fa al termine dell'opera; abito rosso che si imbeve di lacrime tardive e colpevoli nelle mani di suo marito F.B. Pinkerton quando il destino di Cio Cio San è tragicamente compiuto. Poi gli alberi, pieni di foglie e fiori al momento del matrimonio, quando l'amore è rigoglioso tanto da alimentare la boscura (o esserne alimentato); e infine rinsecchiti e spogli, come solo la trascuratezza, l'abbandono e la morte incipiente possono ridurre la bios aristotelica (la vita, nella sua essenza attiva, vegetativa, sensitiva).
Ma possiamo citare anche la scelta di un ragazzo (al posto del bambino di tre anni) per la figura silente e fondamentale di Dolore, figlio di Cio Cio San e Pinkerton. E in questo caso cerchiamo di indovinare i pensieri della regista: qual è il giusto compromesso fra necessità espressive e verità testuali? Ebbene, è quello che conduce ad una narrazione non altra ma contigua a quel dato momento drammaturgico: il piccolo Dolore ha mostrato di essere affascinato dai giochi con le barchette di carta, come ogni bambino nell'età puerile; ma ha anche doppiato i gesti rituali che preludono al suicidio catartico di sua madre («... con onor muore chi non può serbar vita con onore ...»), cosa decisamente problematica da ottenere con un infante in scena. Ecco la narrazione che non sostituisce ma si fa contigua alla drammaturgia, ecco il giusto compromesso, ecco l'alterità di una scelta che non è provocatoria inanità.
In simbiosi con quanto raccontato sopra, la concertazione di Enrico Calesso sul podio dell'Orchestra del Festival Puccini, è stata attenta e coinvolgente: ha diretto alla grande, con ammirevole equilibrio dinamico fra canto e strumentale, senza coprire mai le voci, adottando tempi giusti per una esecuzione musicale narrante. Anche le pause di silenzio e i rallenty dei momenti più angoscianti (e angosciati di Cio Cio San) non sono sembrati una licenza interpretativa, quanto piuttosto una coerenza stilistica adottata per esaltare quell' armonia non presente nella partitura ma ben traslitterata nelle scelte della regista. Ottima l'orchestra. Ottimo anche il Coro del Festival Puccini istruito da Roberto Ardigò.
Venendo al cast, protagonista assoluta nel ruolo eponimo è stata la giapponese Shoko Okada , applauditissima dal pubblico; indubbiamente brava come attrice, si pregia di una vocalità ben gestita tecnicamente, ricca di armonici e sfumatura nel grave e nel medium del registro sopranile; in zona acuta la voce tende a indurirsi quando deve armonizzare nei passaggi di registro; poi, superato il passaggio, svetta cristallina nell'acuto a voce piena, con fiati ben appoggiati e anche lunghi. E possiamo solo aggiungere che la Okada è comunque una Butterfly d'elezione.
Ottima la prestazione del mezzosoprano Annunziata Vestri (Suzuky) della quale ricordavamo con favore la presenza nell'allestimento torrelaghese di Madama Butterfly nel 2016, quando fu chiamata all'ultimo momento per sostituire la titolare del ruolo che aveva dato forfait; nel frattempo, rispetto al ruolo, ci è sembrata cresciuta assai, sia nella vocalità (merito suo per l'applicazione costante e lo studio, presumibilmente) che nel gesto scenico (e qui il merito va sicuramente alla regia della Lalli).
Bravo il tenore Raffaele Abete che pur trattandosi di un lirico puro ha saputo scalare con onore i picchi della vocalità spinta, propria del ruolo di F.B. Pinkerton.
Bella prova anche del baritono Alessandro Luongo (Sharpless) che ha saputo rivaleggiare ottimamente nel duetto spinto con il tenore (America forever! del primo atto) e in quello espressivo e straziante dell'ultimo atto (Addio fiorito asil / Vel dissi, vi ricorda? E fui profeta allor).
Assolutamente centrato e vocalmente ben impostato il Goro di Francesco Napoleoni; e un plauso va anche a tutti i comprimari, rivelatisi all'altezza dei rispettivi ruoli: Roberto Accurso (il Principe Yamadori); Davide Mura (lo Zio Bonzo); Luca Bruno (il Commissario Imperiale); Alberto Petricca (l' Ufficiale del Registro); Anna Russo (Kate Pinkerton); e il ragazzino (non citato in locandina) che ha ben interpretato il Dolore.

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Serata dal clima piacevole per la "prima" di sabato 8 agosto 2020, e teatro pieno; l'unica replica in cartellone è per il prossimo 21 agosto. Vale proprio la pena. Lo diciamo per chi si sia già procurato il biglietto, non per chi non lo abbia ancora acquistato; infatti è tutto esaurito da tempo (chissà perché ormai impera l'inglesismo sold-out, anziché il ben più musicale 'tutto esaurito' della nostra lingua patria...)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Festival Puccini di Torre del Lago
Nella miniatura in alto: il direttore Enrico Calesso
Sotto in sequenza: Alessandro Luongo (Sharpless); Shoko Okada (Cio Cio San); Raffaele Abete (F.B. Pinkerton); una panoramica sull'ultimo quadro dell'ultimo atto; Annunziata Vestri (Suzuky) e la Okada nel momento più tragico dell'ultimo atto
Sotto: panoramica sul primo atto della Madama Butterfly di Torre del Lago Puccini





Pubblicato il 07 Agosto 2020
Il capolavoro di Giacomo Puccini ripensato in chiave pandemica dal regista Stefano Monti
La Tosca dei tre cerchi servizio di Athos Tromboni

200807_TorreDelLago_00_Tosca_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Voglia di ritornare all'Opera. Non solo per il pubblico ma anche per gli artisti, che in questo periodo stanno subendo una "cura dimagrante" di scritturazioni senza precedenti, viste le cancellazioni e i rinvii (alla meno peggio, il ridimensionamento) dei cartelloni lirici di tutto il mondo. E in tale contesto la voglia non ci ha messo molto a fare il tutto esaurito nel Gran Teatro all'Aperto di Torre del Lago, per la Tosca (sia alla "prima" di ieri sera, 6 agosto 2020, sia per l'unica replica del prossimo 14 agosto); ma è annunciato il sold-out anche per la successiva Madama Butterfly, in programma domani sera, 8 agosto, con replica il 21 agosto 2020.
Tornando a Tosca, si tratta di un nuovo allestimento del Festival Puccini, affidato alla firma del regista Stefano Monti.
In attesa dello spettacolo (novità, questa) l'opera è stata preceduta, ieri sera, da un'intervista dal vivo fatta da una presentatrice ad un musicologo - probabilmente un'emittente locale collegata al Festival, o lo streaming del Festival stesso - con la quale venivano spiegati al pubblico trama e "retroscena" della composizione del sor Giacomo Puccini, scritta agli albori del Novecento; l'ascolto dal vivo dell'intervista dal vivo non era di quelli attenti, perché la stessa intervista era fatta mano a mano che il pubblico affluiva ai posti assegnati, opportunamente distanziati secondo le norme anti-Covid; perciò l'importante non era tanto il messaggio musicologico, quanto l'intrattenimento culturale pre-rappresentazione e, naturalmente, (se c'è stata) la messa in onda del servizio che ha potuto raggiungere molti più spettatori di quanti assegnati al Festival Puccini dalle disposizioni di contenimento della pandemia.
Nella conferenza stampa di presentazione del nuovo allestimento di Tosca, il regista aveva spiegato il perché delle scelte fatte (recitazione, ambientazione, scenografia, ecc.) il cui sunto era ben scritto nel programma della serata che riportiamo con il virgolettato: «Tre grandi cornici nella forma perfetta di cerchi dominano la scena  per contenere l’imperfezione di un mondo che oggi si manifesta attraverso l’attuale pandemia,  mentre la luce, quella  accecante diretta al pubblico può venire in soccorso per occultare la necessità di distanziamento in momenti di corpo a corpo, come l'accoltellamento di Scarpia. Il colore nero, rappresentazione del mistero e della morte, è il colore che  domina la scenografia  di Tosca, mentre al disegno luci di Eva Bruno è affidato il compito di trasmettere  valori emozionali e pittorici, ma in questo allestimento anche funzionali. Cosa meglio della luce accecante diretta al pubblico può venire in soccorso per occultare la necessità di distanziamento in momenti di corpo a corpo, come l'accoltellamento di Scarpia? Saranno gli spettatori a completare nell’immaginario il gesto di Tosca che afferra il pugnale sprigionando un lampo di aggressività quale salvezza per lei e l’oggetto del suo amore.»
E infatti il vero colpo di genio della serata è stato quello di abbagliare il pubblico con potenti riflettori che dal proscenio inondano la platea, impedendo la vista dell'accoltellamento di Scarpia; è la frazione di un secondo, ma è quanto basta per far sobbalzare sulla sedia chi s'apetta di vedere la vendetta della donna contro il tiranno.

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Per quanto riguarda il resto dell'allestimento, sì, certamente l'idea dei tre grandi cerchi-cornice che fanno da fondale all'azione in primo piano, ha avuto funzione suggestiva, ma anche distraente quando all'interno degli stessi cerchi comparivano immagini pittoriche cruenti, sedie vuote, andirivieni di comparse, danze stilizzate, immagini distorte (dentro lo specchio del cerchio centrale) delle realtà rappresentate dalle scene che si susseguivano: una metafora ulteriore, come il colpo di luce acccecante sul pubblico spiegato dal regista? Va bene, accettiamola come tale, senza meraviglia, né acribia, tanto non c'è più nessun regista contemporaneo che possa meravigliarci per le proprie trovate extratestuali, e viviamo (rassegnandoci) "il rinnovamento dell'Opera"...
Non possiamo pronunciarci compiutamente sulla recitazione... o meglio, l'impressione avuta è che ci sia stato più che una recita, un concerto in costume, per la scollatura della recitazione dalla significanza dei momenti drammatici. Ma diamo la colpa alle norme anti-Covid, perché se non si può cantare bocca-a-bocca o profondersi in abbracci languenti, bisogna adattarsi e anziché recitare come fede comanda, furbizia vuole che le arie vengano cantate sul proscenio trascurando il momento drammatico; e così i duetti, lui da una parte, e lei da altra parte del proscenio. Insomma, una recita senza recitazione, se non quando il libretto dell'opera prevede che ci sia una distanza scritta nella drammaturgia e non un distanziamento forzato dalle norme sanitarie. Ma il proibito "vicino" là dove i personaggi non possono proprio non essere a contatto è stato bypassato da Monti con l'unione dei corpi attraverso un medium inerte , di volta in volta un bastone da passeggio, uno scialle, una sedia, un oggetto qualsiasi. Altra trovata geniale imposta dal fare necessità virtù...
Per completare le citazioni dello staff che ha inventato questa nuova produzione assieme al regista Stefano Monti, che ha curato anche le scene e i costumi, vanno lodati il disegno luci di Eva Bruno, e il lavoro discreto ma importante del sound-designer Luca Bimbi, di funzionale supporto per un teatro all'aperto quale quello di Torre del Lago.
Il cast era di prima grandezza: Amarilli Nizza nei panni di Floria Tosca, una cantante-attrice fra le migliori oggi per il repertorio pucciniano più spinto; e a Torre del Lago, quest'anno, ha confermato quella sua vocazione ormai di lunga durata.
Ottima prestazione anche per il tenore Amadi Lagha al suo debutto nel ruolo di Mario Cavaradossi: applauditissimo dal pubblico ha però negato il bis di E lucevan le stelle a lungo richiesto da numerosi spettatori.
In piena forma e in ottima sintonia con il personaggio del Barone Scarpia ci è sembrato il baritono Devid Cecconi: ottima prova, la sua, che lo conferma legittimo aspirante al ruolo ai più alti livelli, per i prossimi decenni.
Maiuscola la prova di Claudio Ottino nei panni del Sagrestano, e bravi anche tutti i comprimari: Davide Mura (Cesare Angelotti), Marco Voleri (Spoletta), Alessandro Ceccarini (Sciarrone), Massimo Schillaci (Carceriere) e il giovane Nicholas Ceragioli (Pastorello).
Buona la prestazione del coro, sia le Voci Bianche del Festival Puccini (direttrice Viviana Apicella), sia quello degli adulti (maestro del coro Roberto Ardigò).

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Quel che ci è piacuta di meno, di tutto lo spettacolo, è stata la concertazione e direzione di Alberto Veronesi sul podio dell'Orchestra del Festival: per il nostro gusto ha scelto dei tempi troppo lenti, smoccolando i momenti più elegiaci del lirismo pucciniano; e diluendo le fasi concitate dentro una pretesa di sinfonismo che non si combina con la drammaturgia; sia nelle arie, sia nei pezzi d'assieme. Nostra impressione soltanto? Può darsi, fatto sta che avendolo applaudito senza riserve tante altre volte, stavolta il nostro plauso e gli applausi sono stati meno, molto meno, convinti.
Serata serena sul lago di Massaciuccoli, temperatura non torrida, leggera brezza rinfrescante a partire dalle ore 23 circa quando la luna calante ha mostrato i suoi tre quarti inondando comunque di luce soffusa la notte della Tosca.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Festival Puccini di Torre del Lago
Nella miniatura in alto: Amarilli Nizza applauditissima nel ruolo di Tosca
Al centro: una bella panoramica sull'allestimento
Sotto, in sequenza; Claudio Ottino (Sagrestano); Amadi Lagha (Cavaradossi) e Amarilli Nizza; ancora la Nizza con Lagha e poi con Devid Cecconi (Scarpia)





Pubblicato il 17 Luglio 2020
L'opera romantica per eccellenza di Giuseppe Verdi molto applaudita al Maggio Fiorentino
Bello il Ballo in forma di concerto servizio di Simone Tomei

200717_Fi_00_UnBalloInMaschera_CarloRizziFIRENZE - È scherzo od è follia? No, è una splendida realtà. Ricominciare a frequentare il Teatro è sicuramente segnale importante ed un ristoro per l’anima; per la prima volta - dopo il periodo pandemico, ancorché non del tutto terminato - ho sentito di nuovo il meraviglioso suono dell’accordatura dell’orchestra godendo l’emozione dell’attesa che avvolge tutti nel momento del silenzio prima che entri il Direttore d’orchestra sul podio. Attimi che un tempo davo per usuali se non scontati, ma adesso si riempiono di un significato ancor più denso di pathos e di emozione.
Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha deciso di aprire le sue porte mercoledì 15 luglio 2020 facendoci assaporare le note di Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, nell’elegante cavea posta nella zona superiore dell’edificio; da lì si gode una meravigliosa vista della città e non si soffre per niente la canicola della calura estiva. La versione esecutiva in forma di concerto, sia per questo titolo che per gli altri proposti, complice un’ottima acustica, nulla ha tolto a quelle mirabili pagine.
Il primo merito senza dubbio è ascrivibile al M° Carlo Rizzi che ha concertato divinamente; ha diretto a memoria, con mano sicura e ferma, ma sempre pronta alla ricerca delle molteplici sonorità e dei repentini cambiamenti di ritmo di cui è densa la partitura.
Mai un scollamento, mai una sbavatura, mai un gesto sguaiato; ogni intento aveva come fine precipuo l’eleganza stilistica e il sostegno delle voci che hanno trovato ristoro e conforto nella facilità del Rizzi di adeguare le sonorità alle rispettive peculiarità. Sin dalla sinfonia ho percepito che sarebbe stata una serata in grande stile e le aspettative non sono andate deluse; come un’iperbole l’intensità ed il pathos interpretativi hanno sempre più teso verso una purezza e perfezione di suono quali raramente si odono. L’elogio è da estendersi anche ai professori d’orchestra, senza dimenticare il Coro diretto dal M° Lorenzo Fratini; la formazione vocale è stata ancora una volta all’altezza della situazione colorando e dipingendo ogni pagina ad essa dedicata, con grande perfezione e aderenza alle sonorità d’insieme.

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Francesco Meli ha disegnato un elegante Riccardo - Conte di Warwick, Governatore di Boston - cesellando l’esecuzione di un elegante fraseggio e di vellutata morbidezza, due notevoli punti di forza - assieme alla bellezza del timbro - per l’artista; ho notato, però un ricorso piuttosto marcato ai falsetti e qualche stridore in acuto dove pareva che la spinta e l’impegno profusi fossero troppo sproporzionati rispetto alla resa. Si è comunque guadagnato da parte del pubblico sonori applausi sia a scena aperta che alla fine dell’esecuzione.
Il Renato - Creolo di adozione e sposo di Amelia - di Carlos Álvarez incarna in ogni frase che pronuncia la signorilità del canto; la sua voce cesella ogni parola, come il fuoco plasma l’oro nel crogiuolo e la melodia diventa tutt’uno con il suono orchestrale. Il fraseggio è encomiabile e la proiezione del suono riecheggia nell’aria esplodendo in sonori acuti luminosi e raggianti. Una vera delizia ascoltare le due arie solistiche pregne di calore, colore e sentimento.
L’Amelia di Krassimira Stoyanova delude per qualità vocale più che per interpretazione; si nota il piglio dell’esperienza che sopperisce - seppur in parte - ad una povertà di armonici e di potenza; la voce spesso risulta come ovattata e nonostante le attenzioni della bacchetta viene fagocitata dal suono orchestrale.
La maga Ulrica - indovina di razza nera - trova nell’esecuzione di Judit Kutasi un buon riscatto: seppure la voce nella zona grave tenda a gonfiarsi troppo nel petto ingolfando alcuni suoni, salendo nel rigo musicale si illumina e mette in risalto armonici argentei ed una notevole potenza.
Il ruolo belcantistico di Oscar - paggio - è interpretato da Enkeleda Kamani che non emerge come conviene all’eclettico personaggio, a causa di un’interpretazione che non va al di là di una correttezza formale, ma troppo scolastica.
William Corrò è un ottimo Silvano - marinaio -; la coppia Tom e Samuel - nemici del Conte - ha visto impegnati rispettivamente Emanuele Cordaro e Fabrizio Beggi che hanno fatto della precisione e dell’ottima preparazione un fiore all’occhiello della loro serata; voci ben curate, sempre a fuoco, hanno accompagnato talora con ira, talora con sagacia - come si conviene ai personaggi -, ogni loro momento musicale.
Completava il cast Antonio Garès nel doppio ruolo di Un giudice e Un servo di Amelia; pure lui degno di lode.
Anche se la cavea del Teatro del Maggio non era completamente esaurita, un buon numero di spettatori ha goduto di questa serata estiva sulle gradinate non troppo comode - ma ammorbidite dai cuscini offerti dalla Allianz - di questo bellissimo spazio sotto le stelle.  L’opera conclude con la sgomenta chiusa finale Notte d’orror  in completa antitesi con il mio stato d’animo di essere di nuovo a Teatro.

Crediti fotografici: Michele Monasta per il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto: il direttore Carlo Rizzi
Al centro in sequanza: Carlos Álvarez, Krassimira Stoyanova e Francesco Meli
Sotto: i saluti del cast a fine concerto





Pubblicato il 01 Luglio 2020
La deliziosa opera buffa di Giacomo Puccini manomessa dalle forzature registiche
Schicchi č morto di Covid-19 servizio di Nicola Barsanti

200701_TorreDelLago_00_GianniSchicchi_JhonAxelrod _phLorenzoMontanelliVIAREGGIO – Nella cornice della Cittadella del carnevale di Viareggio, il 66° Festival Puccini di Torre Del Lago è iniziato ufficialmente con Gianni Schicchi, l’ultima parte del Trittico pucciniano.  Significativo il fatto che l’opera in questione sia stata composta durante la terribile influenza spagnola che fece milioni di vittime (fra cui la sorella del compositore) e non è certo un caso che, a cento anni di distanza, sia stata proposta come la prima rappresentazione operistica italiana ed europea dopo la pandemia di Covid-19.
«Creatività e innovazione sono le parole chiave di questo festival» ha affermato il direttore artistico Giorgio Battistelli. Premesse allettanti a patto che l’attualizzazione (o modernizzazione) non sfoci nell’eccesso di arbitrari elementi pleonastici che possono condurre all’avversione o, peggio ancora, al disgusto.  È stato purtroppo questo il caso della nuova produzione della regista argentina Valentina Carrasco (assistita da Lorenzo Nencini, con luci di Peter Van Praet e scene e costumi di Mauro Tinti ), che propone un Gianni Schicchi ai tempi del Coronavirus, portando in scena tutti quegli attrezzi ed accessori con cui abbiamo dovuto imparare a convivere durante questo tremendo periodo. Una buona idea che poteva realizzarsi con il giusto connubio di comicità e leggerezza.

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Peccato che la leggerezza sia presto mutata in un’insolente indifferenza e noncuranza non solo verso Puccini, ma soprattutto verso tutte le vittime del virus. L’apice è stato raggiunto quando i cinici parenti (tutti muniti di mascherine e protezioni di plastica) del povero Buoso Donati (morto di Covid) hanno ritrovato nel suo letto (isolato da teli in plexiglass) una bambola gonfiabile, nella quale è nascosto ad hoc il tanto atteso testamento. Capito che il vecchio zio ha lasciato tutto al convento dei frati, Simone (preso dalla disperazione del momento) ha affogato il dispiacere usando la suddetta bambola per una fellatio.
Altri elementi di disturbo sono state le proiezioni che hanno fatto da contorno all’azione scenica, come le immagini di una Firenze silenziosa e deserta, alternate a immagini di terrazze con l’ormai famosa scritta “Andrà tutto bene”.  Anche la celebre riflessione conclusiva dello Schicchi ha avuto come sfondo un Dante con il volto dall’attuale Premier Conte. Alla luce di ciò, è dunque difficile non essere amareggiati e delusi da un tentativo fallito che è pericolosamente scivolato verso un “orrido abisso” di dissacrante dissimulazione.
Venendo al cast, è necessario affermare che le impressioni riscontrate saranno esposte tenendo conto delle grandi difficoltà che l’utilizzo di mascherine ha comportato per i cantanti, per cui ci asterremo dal circostanziare l’aspetto prettamente tecnico.
È emersa senza nessuna difficoltà la Zita di Rossana Rinaldi, che, forte di una spiccata personalità, porta a casa un’ottima recita deliziando il pubblico con un divertentissimo “ladro” lungo e furibondo.
Deliziosa la Lauretta di Elisabetta Zizzo; il soprano ha dimostrato di possedere un’importante vocalità e ha saputo valorizzare la partitura in modo ammirevole, specialmente nell’aria di sortita "O mio babbino caro”, che è valso un bis (voluto dalla regia) a fine recita quale “omaggio” a tutte le vittime della pandemia.
Non sono mancate le difficoltà per il tenore Alessandro Fantoni (Rinuccio), il quale ha peccato di intonazione (con emissione spesso molto forzata e suoni piuttosto crescenti), pertanto attendiamo di riascoltarlo in condizioni migliori. Non male il baritono Bruno Taddia nel ruolo del titolo. Anche se il suo timbro (quasi tenorile) non si adatta sempre alla vocalità della parte, una buona interpretazione gli consente di concludere una recita apprezzabile. Il Simone di Davide Mura non brilla per proiezione né per voce ferma, con un canto piuttosto periclitante.
Fra il Maestro Spinelloccio e il Notaio, il primo si adatta meglio alla vocalità di Alessandro Ceccarini.
Bene per gli altri comprimari: Alberto Petricca (Gherardo), Aurora Triotta (Nella), Raffaele Facciolà (Marco), Pedro Carrillo (Betto), Chiara Tirotta (Ciesca), Samuele Giannoni (Guccio), Francesco Lombardi (Pinellino e Buoso Donati ) e Nicholas Ceragioli (Gherardino).
Sul podio dell’Orchestra della Toscana, il M° Jhon Axelrod che, seppur con qualche sbavatura iniziale e con alcune dinamiche che avrebbero potuto essere più scorrevoli (soprattutto nelle due arie più celebri: “Firenze è come un albero fiorito” e “O mio babbino caro”), ha realizzato una buona concertazione, conferendo alla partitura pucciniana i giusti colori.

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Prima di concludere è doveroso ricordare che l’inizio della recita è stato preceduto da un minuto di silenzio in memoria del disastro ferroviario che ha colpito la città di Viareggio il 29 giugno del 2009 e il caso ha voluto che, proprio in quel momento di riflessione si udisse il rumore di un treno di passaggio.
(La recensione si riferisce alla recita del 27 giugno 2020).

Crediti fotografici: Lorenzo Montanelli per il Festival Puccini di Torre del Lago
Nella miniatura in alto: il direttore Jhon Axelrod






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Parliamone
Lirica: Parliamone davvero...
intervento a pių voci curato da Simone Tomei FREE

200728_00_Parliamone_CulDeSacLUCCA - Il 2020 sarà ricordato dai più (se non da tutti) come “annus horribilis”. Nessuno, alla mezzanotte del 31 dicembre scorso, mentre brindava e provava a imbastire i buoni propositi per il futuro, avrebbe mai pensato di trovarsi a vivere in una situazione così difficile e caotica. Tanti settori dell’economia sono stati travolti dalla pandemia Covid-19 e, fra innumerevoli notizie e molteplici previsioni (spesso l’una contundente con l’altra) le prospettive non sembrano molto rosee. Dove starà la verità? Al momento, penso che non sia dato a nessuno saperlo, mentre sentimenti di sfiducia e di negatività pervadono quasi tutti gli animi.
In questo contesto, mi occupo di lirica e di tutto quello che ruota intorno al mondo del Teatro d’opera e, più in generale, della cultura. Ho avuto modo di confrontarmi con molti Artisti e in questo periodo le acque non sembrano né chiare, né calme. I motivi sono tanti: l’incertezza del futuro, una serie di fatti
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Diario
Un giorno senza sera
Athos Tromboni FREE

200811_Fe_00_UnGiornoSenzaSera_CastelloEstenseNella mia Ferrara, qualche volta, accadono della cose belle. Il giornalista che scrive sulle pagine della cultura e della musica vive di cose belle. Ne fa incetta. Racconta, spiega, interpreta, giudica. Sennò che ci sta a fare il giornalista delle pagine culturali in mezzo alle cose belle che accadono, se non se ne fa una ragione e la comunica?
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Opera dal Centro-Nord
Madama Butterfly contigua e non inane
servizio di Athos Tromboni FREE

200809_TorreDelLago_00_MadamaButterfly_EnricoCalessoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Benvenuta Manu Lalli. Che poi una recensione non si inizia mai così. Eppure stavolta bisogna ammettere l'eccezione alla regola... sì, perché la regia di Lalli, per la Madama Butterfly di Giacomo Puccini al Gran Teatro all'Aperto di  Torre del Lago, ha restituito all'Opera (non a quest'opera, ma all'Opera) quel
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Echi dal Territorio
Le belle consonanze della Kreion
servizio di Athos Tromboni FREE

200809_ForteDeiMarmi_00_ConsonanzeArtistiche_SimoneTomei_phMattiaBertozziFORTE DEI MARMI (LU) - Sono le "consonanze artistiche" quelle che consentono ad uno spettacolo (a qualsiasi spettacolo, indipendentemente dal genere) di affermarsi come evento notevole e richiamare tante persone che poi possono dire orgogliosamente ai figli e nipoti quel famoso «io c'ero». Tanto più se si tratta di musica lirica, dove le "consonanze"
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Opera dal Centro-Nord
La Tosca dei tre cerchi
servizio di Athos Tromboni FREE

200807_TorreDelLago_00_Tosca_AmarilliNizzaTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Voglia di ritornare all'Opera. Non solo per il pubblico ma anche per gli artisti, che in questo periodo stanno subendo una "cura dimagrante" di scritturazioni senza precedenti, viste le cancellazioni e i rinvii (alla meno peggio, il ridimensionamento) dei cartelloni lirici di tutto il mondo. E in tale contesto la voglia
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Pagina Aperta
Polemiche e accuse Ariacs non ci sta
FREE

200801_Vr_00_ARIACS_FarinelliRiceviamo e pubblichiamo integralmente un comunicato stampa della Associazione Rappresentanti Italiani Artisti Concerti e Spettacoli in merito alle vicende di cronaca che stanno coinvolgendo artisti, fondazioni liriche, teatri e festival d'opera

Comunicazione di ARIACS,
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Vocale
Mozart Requiem - Le Stelle dell'Opera
servizio di Angela Bosetto FREE

200803_Vr_00_MozartRequiemLeStelleDellOpera_MarcoArmiliato_EnneviFotoVERONA - Commemorare la morte per tornare insieme “a riveder le stelle” e  riuscire così a celebrare nuovamente la vita. Questo il filo conduttore dei due appuntamenti areniani che, dopo il gala inaugurale (leggi qui la recensione), hanno sancito il passaggio dal mese di luglio a quello di agosto. Un dittico all’apparenza anomalo (la simbolica Messa
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Pagina Aperta
Un'Accademia per Pagliacci e Cavalleria
servizio di Attilia Tartagni FREE

200801_Ra_00_Academy2020-Muti_RiccardoMuti_phZani-CasadioRAVENNA - Che poteva fare un direttore d’orchestra come il M° Riccardo Muti, acclamato nei  più prestigiosi podi del mondo, dopo una carriera ricca di soddisfazioni e di riconoscimenti internazionali, se non dedicarsi anche a trasmettere alle giovani generazioni il sapere faticosamente conquistato in anni di studio e di esperienza nella direzione
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Dischi in Redazione
Il canto di Camille
recensione di Ramón Jacques FREE

200801_Dischi_00_CamilleZamoraIf the night grows darker - Si la noche se hace oscura 
Quattro secoli di canzoni spagnole con arrangiamenti di Graciano Tarragó (1892-1973) 
Camille Zamora (soprano), Cem Duruöz (chitarra
Marchio discografico Bright Shiny Things (BSTC-0140, CD)
Con il titolo bilingue "Si la noche se hace oscura"
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Jazz Pop Rock Etno
Bacalov una vita da film
servizio di Athos Tromboni FREE

200731_Lugo_00_LuisBacalov-UnaVitaDaFilm_VittorioDeScalzi_phZani-CasadioLUGO (RA) - Luis Bacalov, pianista, compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore argentino naturalizzato italiano, è scomparso a Roma il 15 novembre 2017, all'età di 84 anni. Nel primo anniversario della morte era stato presentato in anteprima lo spettacolo musicale/multimediale Una vita da film: Luis Bacalov, diretto dall’amico Carlos
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Nuove Musiche
Elogio del violoncello
servizio di Attilia Tartagni FREE

200730_Ra_00_ElogioDelVioloncello_ErnstReijsegerRAVENNA - Evviva il violoncello, lo strumento dal timbro più simile alla voce umana!... il Ravenna Festival 2020 lo ha omaggiato in varie serate, facendo duettare il  violoncellista Mario Brunello con la danza il 18 luglio e dialogare Ernst Reijseger con le immagini cinematografiche di Werner Herzog il 20 luglio: due violoncellisti straordinari, che hanno
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Vocale
La poesia dell'Arena
servizio di Athos Tromboni FREE

200726_Vr_00_CuoreItalianoDellaMusica_Lucas_EnneviFotoVERONA - Alla presenza di circa tremila spettatori distanziati due metri l'uno dall'altro, è partito «Il cuore italiano della musica» sabato 25 luglio 2020 dentro l'Arena di Verona, primo appuntamento di una serie di concerti che in tempi di pandemia da Coronavirus suppliscono alla programmazione operistica estiva della città scaligera: l’Orchestra
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Jazz Pop Rock Etno
Lo Spirito del Peccato Vinile
servizio di Athos Tromboni FREE

200725_00_VigaranoMainarda_PeccatoVinile_ElladeBandiniVIGARANO MAINARDA (FE) - Le buone idee, quando la malasorte ci si mette di mezzo e le contrasta, possono anche non uscire sconfitte dall'agone competitivo: è il caso (per esempio) della singolare iniziativa intitolata Peccato Vinile, che non ha potuto essere svolta nella stagione primaverile per le norme di contenimento della pandemia da
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Personaggi
Conversando con Gianluca Moro
intervista di Ramón Jacques FREE

200722_Personaggi_00_GianlucaMoroChi è Gianluca Moro? Come ti definiresti: tipologia vocale, personalità artistica... Sei sardo: pensi che le voci della tua terra abbiano delle caratteristiche speciali che le differenziano dalle altre? Per favore, parlaci dei tuoi inizi, dei tuoi studi, perché ti sei dedicato al canto.
Gianluca Moro (cioè io...) è un ragazzo a cui piacciono
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Pianoforte
Tutto esaurito con Matteo Cardelli
FREE

200718_Fe_00_MatteoCardelli_MusicaAMarfisaDEsteFERRARA – Per il pianista ferrarese Matteo Cardelli il recital tenuto alla Palazzina di Marfisa d’Este venerdì 17 luglio 2020 è stato l’inizio della sua personale “Fase 2”: infatti nel saluto al pubblico, prima di cominciare a suonare, ha detto: «… sono contentissimo di riprendere l’attività concertistica proprio nella mia città, dopo la pausa forzata del lockdown da Coronavirus.»
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Opera dal Centro-Nord
Bello il Ballo in forma di concerto
servizio di Simone Tomei FREE

200717_Fi_00_UnBalloInMaschera_CarloRizziFIRENZE - È scherzo od è follia? No, è una splendida realtà. Ricominciare a frequentare il Teatro è sicuramente segnale importante ed un ristoro per l’anima; per la prima volta - dopo il periodo pandemico, ancorché non del tutto terminato - ho sentito di nuovo il meraviglioso suono dell’accordatura dell’orchestra godendo l’emozione dell’attesa che
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Nuove Musiche
Le 'Luci della cittā' commuovono ancora
servizio di Attilia Tartagni FREE

200717_Ra_00_LeLuciDellaCitta_TimothyBrockRAVENNA - Nell’arcaico scenario della Rocca Brancaleone dai colori mutanti la sera del 15 luglio 2020 è esplosa tutta la magia del cinema muto.  Quando Luci della città, uno dei capolavori del grande Charlie Chaplin, uscì nel Los Angeles Theatre il 30 gennaio 1931 il cinema parlato era già partito e aveva ottenuto un grande successo nel 1927,
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Soci Uncalm
Trapani/Cellini intesa "a memoria"
FREE

200713_Fe_00_MusicaMarfisa_LauraTrapaniFERRARA - Un programma interamente beethoveniano, nell'anno 250° della nascita del compositore di Bonn, ha caratterizzato il concerto di Laura Trapani (flauto) e Rina Cellini (pianoforte), in una piacevole serata di musica con temperatura mite, domenica 12 luglio 2020. La location (come si dice oggi) era quella della rinascimentale Palazzina di Marfisa
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Jazz Pop Rock Etno
Jekill & Hyde miti contemporanei
servizio di Athos Tromboni FREE

200711_Fe_00_Jekill&Hyde_AndreaMeli_phGiuliaMarangoniFERRARA – Quando Robert Luis Stevenson pubblicava, nel 1886, il suo romanzo Lo strano caso del dottor Jekill e Mr. Hyde non poteva certo immaginare che la trama e soprattutto la “morale” del suo racconto potesse annunciare e precorrere quelle cosiddette questioni etiche che sono più che mai attuali nel terzo millennio, con la permanente dicotomia fra
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Eventi
Livorno lancia il Festival Mascagni
redatto da Athos Tromboni FREE

200710_Li_00_FestivalMascagni_LucaSalvettiLIVORNO - È stato presentato giovedì 9 luglio 2020, in diretta streaming dal Teatro Goldoni di Livorno, il Festival Internazionale Pietro Mascagni che si terrà dal 9 al 19 settembre alla Terrazza Mascagni sul lungomare della città, luogo suggestivo dedicato proprio al compositore labronico. Ma l'anteprima è prevista per domenica 2 agosto 2020,
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Soci Uncalm
Mirael fa Sentire l'Amore
FREE

200709_Fe_00_SentireLAmore_Mirael(MariaPiaPisciotta)FERRARA - Pieno il successo di pubblico per il concerto della cantautrice Mirael, mercoledì 8 luglio 2020, alla Palazzina di Marfisa d'Este, nell'ambito della rassegna "Tempo d'Estate" promossa e patrocinata dal Teatro Comunale "Claudio Abbado" e dall'Amministrazione comunale di Ferrara (Assessorato alla cultura).
I posti a
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Jazz Pop Rock Etno
Si va in Tutte le direzioni d'estate
redatto da Athos Tromboni FREE

200707_Fe_00_TutteLeDirezioniInSummertime2020_ToninoGuerraVIGARANO MAINARDA (FE) - Tutte le direzioni in Summertime 2020, la rassegna jazz e non solo organizzata dal Gruppo dei 10 di Ferrara, prenderà il via venerdì 10 luglio, proseguendo per tutta l’estate fino all’11 settembre. Apertura ore 20 con aperitivo e a seguire cena (massimo 70 posti, prenotazione consigliata). La location scelta è ancora una
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Classica
Muti e le Dogan che messaggio!
servizio di Attilia Tartagni FREE

200705_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Minacciato da una pioggia leggera fattasi rapidamente più insistente, il 3 luglio 2020 si è consumato alla Rocca Brancaleone l’evento cardine del Ravenna Festival, dopo una sosta proclamata dal  M° Riccardo Muti. Il concerto  “sulle vie dell’Amicizia”, l’appuntamento più atteso,  è stato dedicato quest’anno alla Siria, paese in sofferenza
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Personaggi
La Ribezzi senza segreti
intervista a cura di Ramón Jacques / Jordi Pujal FREE

200704_Personaggi_00_IlariaRibezziBRINDISI - Con una carriera in pieno sviluppo il talentuoso mezzosoprano pugliese, nativa di Mesagne, Ilaria Ribezzi ci racconta i suoi inizi nel canto, i pilastri del suo repertorio, la sua personale passione che la lega alla musica e le prospettive future. In questo contesto abbiamo avuto il piacere di intervistarla.
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Classica
Fischer e la Prohaska che meraviglia
servizio di Attilia Tratagni FREE

200704_Ra_00_BudapestFestivalOrchestra_IvanFischer_phMarcoBorggreveRAVENNA - Quanto è bello assistere di nuovo a un concerto live, con i musicisti della Budapest Festival Orchestra schierati sul palco e il loro direttore d’orchestra Ivàn Fischer di cui si può seguire ogni gesto, e ciò anche se la Rocca Brancaleone è un’arena limitata rimpicciolita ulteriormente dai distanziamenti previsti dalle norme anticovid!
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Vocale
La Resurrezione come spettacolo e simbolo
servizio di Athos Tromboni FREE

200702_Fe_00_LaResurrezione_AlessandroQuarta_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Dopo Leonardo da Vinci, ecco Händel. Ci riferiamo al Teatro Comunale "Claudio Abbado" che aveva inaugurato la fase post-confinamento con una serata dedicata al genio toscano, il 15 giugno scorso, animata da Vittorio Sgarbi, con musiche dal vivo di e con Valentino Corvino. E poi il 1° luglio sulle tavole del massimo teatro
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Opera dal Centro-Nord
Schicchi č morto di Covid-19
servizio di Nicola Barsanti FREE

200701_TorreDelLago_00_GianniSchicchi_JhonAxelrod _phLorenzoMontanelliVIAREGGIO – Nella cornice della Cittadella del carnevale di Viareggio, il 66° Festival Puccini di Torre Del Lago è iniziato ufficialmente con Gianni Schicchi, l’ultima parte del Trittico pucciniano.  Significativo il fatto che l’opera in questione sia stata composta durante la terribile influenza spagnola che fece milioni di vittime (fra cui la sorella del
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Classica
Musica antica con Dantone e Rossi Lürig
servizio di Attilia Tartagni FREE

200701_Ra_00_MusicaAntica_OttavioDantone_phGiuliaPapettiRAVENNA - Difficile ipotizzare un’interpretazione migliore di quella dell’Accademia Bizantina il 24 giugno 2020 alla Rocca Brancaleone dI Il trionfo del tempo e del disinganno, l’oratorio che Georg Friedrich Händel  compose nel 1707 a ventidue anni e sul quale lavorò mezzo secolo approntandone diverse versioni tra il 1737 e il 1757; nel
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Eventi
Tempo d'Estate a Ferrara
servizio di Athos Tromboni FREE

200629_Fe_00_TempoDEstate2020_MarcoGulinelliFERRARA - È stato presentata oggi alla stampa la rassega «Tempo d'estate a Ferrara», ricchissimo cartellone di iniziative predisposto tra giugno e settembre dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara e dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, una manifestazione polivalente (nel senso che propone tutti i generi di spettacoli musicali,
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Concorsi e Premi
Premio Storchio a Angelo Manzotti
FREE

200624_Mn_00_PremioStorchioAManzottiMANTOVA - Vivissimo successo domenica 21 giugno 2020 alla Rocca Palatina di Gazoldo degli Ippoliti del concerto "Omaggio alla carriera del sopranista Angelo Manzotti", nel quadro delle attività culturali della Associazione Postumia. Elegantemente accompagnato al pianoforte da Laura Gatti, il cantante mantovano ha interpretato magistralmente
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Libri in Redazione
Giulio Neri il dimenticato indimenticabile
recensione di Paolo Padoan FREE

200618_Libri_00_GiulioNeriIlBassoDellOperaGiovanni Marchisio
GIULIO NERI il Basso dell'Opera
Editrice Rugginenti Milano 2020, pp. 300 Euro 21,90
Gli amanti del melodramma, ma ancor più i critici, gli storici, i cultori dovrebbero sentire il dovere morale di ricordare coloro, fra cantanti o direttori d’orchestra,
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Eventi
Ravenna Festival alla Rocca Brancaleone
redatto da Attilia Tartagni FREE

200618_Ra_00_RavennaFestival_RiccardoMutiRAVENNA - Dopo lo stop impresso dal COVID-19 all’economia e alla vita sociale, spettacoli compresi, il Ravenna Festival è fra i primi a ripartire con un viaggio interdisciplinare di oltre 40 eventi dal 21 giugno al 30 luglio 2020. Certamente i protocolli di sicurezza hanno inciso sulla programmazione, riducendo il programma originale ma
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Eventi
Ferrara riparte dal Rinascimento
servizio di Athos Tromboni FREE

200615_Fe_00_TeatroComunaleFerrara_RescaMarioFERRARA - Il Teatro Comunale "Claudio Abbado" è fra i primi (se non il primo in assoluto) a riaprire al pubblico con uno spettacolo dal vivo, proprio il primo giorno utile della fase 2 post-Coronavirus: il tardo pomeriggio di oggi 15 giugno 2020, infatti, vede alle ore 18 l'inaugurazione della mostra di locandine e manifesti storici «La pelle del teatro
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Dischi in Redazione
In chordis et plectro
recensione di Edoardo Farina FREE

200601_Dischi_00_GiulioTampalini_CopertinaCDL’ultimo lavoro discografico dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” di Ferrara, In chordis et plectro - Viaggio nella musica per chitarra e orchestra a plettro - distribuito dall’etichetta “Movimento Classical”, intende offrire un’esperienza di ascolto originale relativa a un ampio ventaglio di composizioni appartenenti a stili e periodi diversi, accomunati dal fatto di
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Dischi in Redazione
Il doublebass di Valentina
recensione di Simone Tomei FREE

200607_00_Dischi_ValentinaCiardelliCopertina1CD audio “Music from the Sphinx”
Valentina Ciardelli contrabbasso, Alessandro Viale pianoforte
musiche di Ciardelli, Granados, Puccini, Schubert, Serra, R.Strauss, Tabakov, Viale, Zappa
Da Vinci Classics

Concettualmente la Sfinge
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