Pubblicato il 01 Settembre 2021
Andata in scena in unica serata l'opera buffa di Gioachino Rossini seconda solo al Barbiere
Cenerentola capolavoro di provincia servizio di Athos Tromboni

20210901_Cento_00_LaCenerentola_AndreaBianchiCENTO (FE) – Giungendo a Cento sulla strada provinciale che collega Ferrara con il territorio bolognese si passa davanti a “La Pandurera” un tempo fabbrica di lavorazione dei pomodori e oggi secondo teatro della città (lo storico Teatro Borgatti è ancora in fase di restauro) e poco distante si giunge all’antica Rocca, fortificazione medievale difensiva, costruita per volere del vescovo di Bologna nel 1378, quando il territorio centese, prima delle riforme ottocentesche introdotte con l’unità d’Italia e prima dei provvedimenti mussoliniani risolutivi del 1929, apparteneva proprio a Bologna e non a Ferrara.
I manuali dicono che, contrariamente ad altri castelli, il complesso architettonico della Rocca centese non venne edificato su strutture militari preesistenti, ma venne progettato e costruito per volontà politica allo scopo di controllare e difendere la popolazione centese.

Riportiamo una notizia presa pari pari dai citati manuali: «... alla fine del Trecento, il contado di Bologna venne devastato da una serie di guerre ed epidemie, che causarono una grave crisi economica e demografica: scoppiarono numerose rivolte ovunque, anche a Cento, e nel 1375 i cittadini centesi guidati da Bertrando Bonnevalle, stanchi del malgoverno dei vescovi, uccisero tutti i vicari pontifici e ne bruciarono il palazzo.
In seguito alle proposte di pace avanzate dallo Stato Pontificio i centesi, come tutto il territorio bolognese, accettarono di riconoscere l'autorità del Papa (rappresentato da Giovanni da Legnano) ma a patto di ottenere una grande autonomia locale. Così i lavori di costruzione della Rocca, simbolo dell’autonomia centese e della volontà di difesa della acquisita autonomia, iniziarono a partire dal giugno 1378 e vennero completati in pochi anni, grazie anche alla collaborazione del sopraggiunto esercito bolognese mandato per dirigere e partecipare ai lavori di costruzione
Secondo la tradizione, nel 1597 un'immagine sacra della Madonna, risalente al 1460, avrebbe sanguinato dopo che un soldato, acquartierato nella Rocca, l'aveva colpita con una freccia. La stessa immagine, divenuta oggetto di venerazione, avrebbe fermato il colera l'8 luglio 1855, inoltre avrebbe preservato il territorio di Cento dai bombardamenti angloamericani nel 1944. Il dipinto è attualmente custodito nel vicino santuario della Beata Vergine della Rocca.
A seguito dell'unità d’Italia questa fortificazione medievale passò allo Stato italiano, che la utilizzò come prigione fino al 1969, per detenuti politici e banditi. All'interno delle celle, situate nel mastio, si trovano ancora iscrizioni che documentano la provenienza dei detenuti

Difficile non ricordare questo dato storico quando si giunge nel piazzale della Rocca e si volge il naso verso l’alto. Oggi quel complesso monumentale, di proprietà del Comune di Cento, è utilizzato per ospitare varie manifestazioni culturali.
In questo ambito, martedì 31 agosto 2021 lo staff del Teatro Borgatti ha allestito e mandato in scena una piacevole “edizione da camera” dell’opera La Cenerentola di Gioachino Rossini.
Prenotazione obbligatoria, misurazione della temperatura all’ingresso e controllo del Green-pass come da normativa, hanno accolto un buon numero di spettatori opportunamente distanziati nel cortile interno della Rocca: l’accoglienza si è svolta in maniera celere e ordinata, gentilissimi gli addetti ai controlli; lo spettacolo ha così avuto inizio in una serata decisamente fredda per essere agostana.

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Dicevamo “edizione da camera”: sì, perché il musicista (e buon tenore) Andrea Bianchi ha provveduto a una riduzione della partitura orchestrale, adattandola a un sestetto composto da cinque fiati e un armonium: il complesso da camera era formato, oltre che da Bianchi che dirigeva e sedeva all’armonium, dai flautisti Francesco Aldi e Mariangela Lontani, dall’oboista Nicola Medici, dal clarinettista Giovanni Polo e dal fagottista Vittorio Ordonselli. Ma se l’orchestra era stata ridotta a sestetto, le parti vocali erano integrali, compresi i recitativi. Quindi una edizione integrale della “Cenerentola da camera”.
Probabilmente impallidiranno i puristi rossiniani, potrebbero anche ironizzare sull’intera operazione; ma non lo farebbero se anziché giudicare senza aver partecipato, fossero invece stati presenti alla serata, meritevole di essere citata quale evento che si può ricordare come “piccolo capolavoro di provincia”.
A rendere effettivo il piccolo capolavoro di provincia, oltre alla certosina riduzione a sei parti della partitura orchestrale, dovuta a Bianchi, hanno contribuito i bravi cantanti solisti, il Coro Colsper (per esteso: Coro Lirico e Sinfonico dell’Emilia Romagna), la regia frizzante e fantasiosa di Giovanni Dispenza che si è avvalsa dei bei costumi di Franz Moser e della scenografia essenziale ma evocativa di Alessandro Ramin (un grande ovale con il ritratto di Gioachino Rossini campeggiava su una parete, quando la scena si svolgeva negli interni del castello di Montefiascone).
Quello che ci ha sorpreso e soprattutto allietato è stato l’ottimo sincronismo vocale e la trasparenza musicale di tutti i concertati dell’opera, che sono numerosi, dove l’intreccio delle voci soprattutto in quest’opera di Rossini, è fondamentale per trasmutare la parola sillabata in musica pura: coro e solisti si sono prodigati in una prestazione veramente superlativa, considerando che a parte i cenni essenziali lanciati di tanto in tanto da Bianchi, hanno dovuto cantare e recitare non in maniera statica, ma in continuo movimento, sia sul palcoscenico, sia in platea, e tutto ciò senza l’aiuto né di un direttore d’orchestra in predella, né di un direttore di coro tra le quinte.
Tutti preparati in maniera convincente, ma soprattutto “convinta”, che lo spettacolo s’ha da fare e ha da essere bello e gradevole al di là delle risorse economiche esigue messe a disposizione; e al di sopra dello scetticismo dei soliti puristi.

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Fra i cantanti citiamo prima di tutto il mezzosoprano Camilla Antonini (secondo noi, potrebbe cantare efficacemente anche tutti i ruoli da soprano-falcon) che ha saputo dare vivacità e vocalità appropriata al personaggio di Angelina, la Cenerentola dell’opera: attrice di buona scuola, si è fatta apprezzare soprattutto vocalmente: da noi attesa con curiosità per il rondò finale, Nacqui all’affanno e al pianto, vera aria di bravura, ha soddisfatto le nostre aspettative, senza strafare nelle agilità ma adattandole con ottima tecnica alle proprie specifiche caratteristiche.
Citiamo poi, sopra di tutti, il basso Alberto Bianchi Lanzoni, impegnato qui in un ruolo buffo (Don Magnifico) propugnatore delle risate a scena aperta del pubblico per la sua mimica e la caratterizzazione del Barone di Montefiascone; ma Bianchi Lanzoni è da apprezzare soprattutto per il suo protagonismo vocale, dimostratosi adattabile non solo ai personaggi ieratici e tenebrosi dell’opera romantica, ma anche per i ruoli di carattere propri dell’opera buffa, da Mozart a Cimarosa, da Rossini a Donizetti.
Ottimo il Dandini di Nicola Ziccardi un baritono dall’emissione morbida e sempre tecnicamente controllata.
Brave Paola Matarrese e Serena Dominici nei ruoli buffi e paradossali di Clorinda e Tisbe risolti con una mimica esuberante e coerente con quella che il regista ha voluto per il loro papà Don Magnifico.
Bella impressione ci ha fatto anche il tenore acuto Stefano Colucci (Don Ramiro) convincente nello squillo e molto sicuro di sé nella recitazione.
Infine, ma non per ultimo, un bel complimento anche al basso cantante Matteo D’Apolito che ha saputo infondere al ruolo un po’ misterioso di Alidoro una credibilità scenica e vocale veramente da applausi (la nostra vicina di sedia l’ha paragonato al personaggio della Fata della fiaba, dicendo non a sproposito che lui era il Fato…).
Al termine della serata (il pubblico ha resistito nonostante la lunghezza dell’opera allestita integralmente e nonostante il freddo: mano a mano che avanzava la notte, il freddo si faceva sempre più intenso) non sono mancati applausi convinti e ovazioni indirizzate ai protagonisti, ma soprattutto a Bianchi Lanzoni e a Bianchi (entrambi centesi) accolti più che bene dal pubblico locale. Meritatamente.

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Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: il musicista e tenore Andrea Bianchi
Sotto: una bella panoramica dell’antica Rocca di Cento
Al centro in sequenza: Camilla Antonini (Angelina, la Cenerentola); ancora la Antonini con Matteo D’Apolito (Alidoro); Serena Dominici (Tisbe), Alberto Bianchi Lanzoni (Don Magnifico) e Paola Matarrese (Clorinda); Serena Dominici, Camilla Antonini, Paola Matarrese
Sotto: ancora la Antonini con Stefano Colucci (Don Ramiro)
In fondo: una bella panoramica sulla scena finale con rondò di La Cenerentola





Pubblicato il 22 Agosto 2021
Una dissertazione sul falso e viceversa l'opera in un atto di A.F. Di Stefano su libretto di G. Micheli
The Fake's digress realtā contemporanea servizio di Carlo Grandi

20210822_Lu_00_TheFakeSDigres_AntonioFerdinandoDiStefano.JPGLUCCA - Nei primi giorni di luglio, caratterizzati dalla ripresa delle attività artistiche e musicali grazie al calo dei contagi Covid-19, abbiamo avuto il piacere di assistere nella splendida cornice del Teatro del Giglio di Lucca, ad una delle serate del MITO festival di Lucca Chamber opera 2020-21, dedicato alla messa in scena di nuove opere scritte da compositori contemporanei: in questo ambito il 7 luglio 2021 al teatro del Giglio di Lucca abbiamo potuto vedere l’opera di Antonio Ferdinando Di Stefano, The Fake’s digress- “autentica dissertazione sul falso e  viceversa” per soprano, pianoforte clarinetto e live elettronics.
L’autore, che ha avuto modo di studiare con importanti compositori quali Fabio De Sanctis e Fabio Vacchi ha presentato una piccola opera, buffa, leggera e ben calibrata che ha affrontato un delicatissimo tema oggi sempre più attuale; il falso nelle sue accezioni più estese, comprese le fake news. L’intero progetto teatrale, concepito da Antonio Ferdinando Di Stefano, si è avvalso di Gabriele Micheli (già vincitore nel 2020 del premio “Valerio Valoriani” ) per il libretto e della regia di  Girolamo Deraco che ha curato anche la scenografia.
L’opera, concepita come atto unico, ha messo in scena un soprano (Maria Elena Romanazzi) e due strumentisti (il clarinettista Emanuele Gaggini e il pianista Giovanni Vitali, coadiuvati dal live elettronics di Alberto Gatti) per raccontare una vicenda, che in apparenza semplice, ha messo in rilievo vizi e deformazioni della comunicazione quotidiana a tutti i livelli.
Un’esperta valutatrice di documenti ed opere d’arte (interpretata da Maria Elena Romanazzi), dopo una stancante giornata di lavoro si trova alle prese, una volta rientrata a casa con il suo fardello di documenti ma anche di vita quotidiana (la spesa alimentare), e affronta il caso di un cliente che le ha recapitato un piccolo documento comprato e pagato una cifra spropositata ad un mercato dell’antiquariato (forse di Lucca?); il documento, vero o falso che fosse, ha rappresentato il pretesto, per riflettere circa il ruolo di  lunedì 26 luglio 2021 coloro i quali sono impegnati ad analizzare (fatti, documenti, situazioni) ed  esprimere giudizi, sia per ragioni di tipo professionale (magistrati, medici, esperti di una disciplina, docenti…) che perché immersi nei social media come  “leoni da tastiera”, giudicando, valutando, esprimendo giudizi, sentenziando  spesso senza avere la cognizione di causa oppure perché parte di un sistema  dedicato alla creazione di una “controinformazione” trasversale atta a colpire ovunque e chiunque.
Il documento, la cui veridicità rimane in sospeso fino alla fine, è una chiara metafora  del mondo dell’informazione-disinformazione; uno spazio nel quale anche il singolo  soggetto diventa protagonista, (incosciente?), laddove sostiene notizie, opinioni, pareri, positivi-negativi, denigratori-distruttivi, calunniosi-veritieri che fungono da  trampolino ideale per il caos mediatico, virus nefasto capace di diffondersi nel  tessuto sociale persino nelle amicizie e negli affetti.
Il compositore ha pertanto usato  un modo solo in apparenza leggero per trattare un argomento spinoso e molto  attuale. In tal senso la video proiezione, pienamente integrata con la storia si è  rivelata suggestiva ed inquietante, per i rimandi precisi e subliminali proposti, contrappuntando in maniera dissacrante e acuta tutta l’opera.

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Maria Elena Romanazzi ha  interpretato in modo leggero e vivace la protagonista della storia (con i suoi tratti grotteschi, parodistici e paranoici) alle prese con il proprio ruolo sociale, un po’ rigido e noioso, stretto e soffocante come il vestito ridicolo che indossava. Una donna che  desidera fuggire da una vita affettiva carente rappresentata solamente da una telefonata (divertente la scelta del telefono-cocomero ma poco evidenziata nello spazio scenico) con un misterioso personaggio (lo struggente “valzer del sì”) ,  mettendo in luce tutte le fragilità umane, specialmente delle figure chiamate a ruoli  di rilievo nella società. Una vita che si muove tra realtà (un lavoro asfissiante) e  desiderio (l’amore) nella quale il ricordo dell’infanzia, leggera e spensierata (simbolicamente espresso da una altalena che scende magicamente dall’alto e con la quale neanche riesce più a giocare) è l’unico momento di evasione, di rottura e  dunque di fuga.
Come in una serie di scatole cinesi, anche lo stile musicale scelto dall’autore ha  pienamente sviluppato questa idea di fondo. Uno stile musicale eclettico e  poliedrico che tra elementi parodistici e simbolici riesce, senza cadere nella  citazione sterile, a disegnare “nuances” che si sviluppano su piani stilistici  complementari. L’espressionismo tedesco (come nell’introduzione al clarinetto  solista, “sospesa” e “lunare”) e l’impressionismo francese; il recitativo finto ’700  mozartiano e il funky-jazz (la ritmica ed incalzante aria “reproduction, counterfeit, copy, fake” è il centro di gravità dell’opera nel quale si illumina il “mistero” del falso  non solamente relativo al documento ); ed ancora il “jingle" stile finto quiz televisivo (quando la protagonista coinvolge il direttamente il pubblico in un gioco di  grotteschi indovinelli) e l’aria finale (lirica e potente) che si svela come imitazione  parodistica (un falso voluto) dello stile Puccini.
Solamente nelle ultime fasi dell’opera verrà svelato e proiettato nello schermo il contenuto del documento in questione; una lettera manoscritta e firmata da Giacomo Puccini per gli auguri del 1899 agli  amici lucchesi dal titolo “Cacca di Lucca è sempre senza pecca”. Un divertente  sonetto goliardico che il grande compositore lucchese dedicò alla sua città di  origine. Una acuta, sarcastica e irriverente stoccata che ha voluto mettere alla berlina quei lucchesi (ma, diciamolo, anche quei cittadini di tutto il mondo) che si ostinano a promuovere e sostenere le loro presunte “verità” anche se di inqualificabile origine.

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Giovanni Vitali al pianoforte e Emanuele Gaggini al clarinetto hanno saputo dare ritmo e vivacità ad una partitura ricca di sfumature, originale e contemporanea. La regia e le luci avrebbero potuto in effetti rendere più decisi i contrasti stilistici della musica, che sembra scritta per esaltare i movimenti e le  azioni della protagonista e gli aspetti grotteschi del personaggio e che invece sono  apparsi in alcuni punti solo accennati e non sempre valorizzati da rendere tutta la  forza di una partitura leggera ma al tempo stesso esplosiva e dissacrante.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro del Giglio di Lucca
Nella miniatura in alto: il compositore Antonio Ferdinando Di Stefano
Al centro: una panoramica sullo spettacolo
Sotto: i saluti finali dei protagonisti di The Fake’s digress





Pubblicato il 02 Agosto 2021
Il Festival Mascagni ha allestito per la prima volta un'opera coprodotta col Teatro Goldoni di Livorno
L'amico Fritz debutta sul lago servizio di Athos Tromboni

20210802_Li_00_LAmicoFritz_GiannaFratta_phFelici-BizziGUASTICCE (LI) - L'opera all'aperto, sul lago... anzi, sul Lago Alberto a Guasticce (Collesalvetti). Da non confondere con un altro lago toscano, quello di Massaciuccoli, dove anche là si fa l'opera all'aperto. Sul Lago di Massaciuccoli, si fa Giacomo Puccini; qui a Guaticce, Pietro Mascagni. Un binomio di festival (Puccini / Mascagni) che se diventa contagioso ed anche emulativo, farà bene non solo alla promozione e produzione della lirica toscana, ma a quella di tutto il mondo.
Per la prima volta al Mascagni Festival l'opera viene prodotta in forma scenica e integrale, come spiega il direttore artistico Marco Voleri: «Il progetto produttivo di L'amico Fritz, prima opera rappresentata integralmente al Mascagni Festival in coproduzione con la stagione lirica del Teatro Goldoni di Livorno, ruota interamente intorno a due temi: giovinezza e formazione. Giovinezza per la tematica raccontata nel libretto. Giovinezza nel progetto formativo che la compone.Tutto ciò è testimoniato dai solisti selezionati dalla Mascagni Academy; poi dalla scelta della giovane regista , proveniente dall'Accedemia dell'Opera di Verona; ed ancora, dai costumi realizzati dall'Accademia Ligustica di Genova.»
Il Lago Alberto, situato all'interno di una moderna azienda agricola qual è la Tenuta Bellavista Insuese, è una locazione piuttosto suggestiva, ottima per la realizzazione di spettacoli di qualità. Lo esige la storia stessa dell'azienda, avviata e condotta dal 1980 da Alberto Vitarelli, poi ereditata dalle figlie Sabina e Silvia a partire dal 2010. Negli anni, il complesso ha conosciuto diverse migliorie che lo rendono oggi un’eccellenza tra le strutture ricettive toscane. In particolare segnaliamo il sistema di irrigazione con bacini artificiali, sette piccoli laghetti, e una riorganizzazione dei sentieri del bosco, che si può visitare scegliendo tra le tante attività che il sito offre. E da quest'anno anche l'opera lirica, all'aperto, sul lago.

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La messa in scena, in un ambiente a cielo aperto e senza possibilità di riverbero, ha imposto l'amplificazione dello spettacolo, piuttosto spinta in verità. Qualcosa che farà sicuramente inorridire gli accademici puristi, ma che ha galvanizzato il pubblico (numeroso, la sera di domenica 1 agosto 2021 cui abbiamo assistito, replica della "prima" andata in scena il giorno precedente) galvanizzato fino alla standing-ovations (ovazioni da stadio, nella lingua di Dante...) al termine della rappresentazione.
In effetti lo spettacolo è stato altamente godibile. A partire dalle soluzioni tecnologico-scenografiche (curate da Immersiva srl) che hanno giocato essenzialmente con le proiezioni sul fondale, secondo un'estetica ormai cara e popolare per le clips della musica pop, e cioè la disgiunzione e separazione dell'immagine dal significato del testo: là dove l'immagine vuole concorrere in proprio ed in autonomia alle suggestioni suscitate dalla musica. Per spiegarci, abbiano assistito a un film sul fondale che ha offerto intreccio di mani, nuvole che corrono veloci nel cielo, sbuffi di fumo nel trionfo dei ghirigori, fiori che sbocciano, ombre cinesi che appaiono e scompaiono (bella quella del violinista solista che accompagna proprio come shilouette dominante sullo schermo l'attesa della venuta in scena dello zingaro Beppe, nel primo atto dell'opera).
Godibile anche per i costumi in stile "Alsazia ottocentesca" realizzati dall'Accademia Ligustica e per le luci essenziali di Emiliano Pascucci.
Nel merito della regia, impostata dentro il solco della tradizione, il buon lavoro della giovane Giulia Bonghi nella distribuzione del movimento scenico e della recitazione, anche con l'uso di mimi extratesto (un'attrice e due bambini, maschio e femmina) ha palesato comunque qualche ingenuità, affidando a Suzel un'esuberanza sopra le righe rispetto alla timidezza e all'innocenza del personaggio come ce lo racconta il libretto; e anche la caratterizzazione del rabbino David ci è sembrata fuori fuoco ("rabbi" vuol dire maestro, autorità spirituale) per aver favorito l'incarnazione di un personaggio sì certamente saggio, ma quasi macchietta, un quasi buffo alla stregua del Don Alfonso di Mozart (Così fan tutte). Scelte interpretative? Può essere, ma non c'è scelta interpretativa che possa essere pienamente giustificata - se non dalla volontà iconoclasta di una trasgressione fine a sé stessa - dal vezzo della "distinzione" a tutti i costi dai rischi dell'emulazione e/o dell'imitazione... natura non facit saltus disse Leibniz; e se la locuzione è ritenuta valida in biologia, non c'è dubbio che sia valida anche nella maturazione intellettiva e nella formazione della personalità artistica. Per il resto - a parte questi nostri appunti - la regia della Bonghi va accolta e lodata.
Nel cast ha furoreggiato (non solo nel senso della vocalità, ma anche in quello della caratterizzazione scenica) il soprano Katerina Kotsou (Suzel), un magnifico esempio di vocalità lirico-spinta in piena formazione, capace però anche di canto a fior di labbra seducente e morbido come un filato sericeo; ottima la sua presenza scenica.

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Accettabile la verve attoriale del tenore Enrico Terrone, ma dobbiamo rilevare che la sua prestazione vocale non è stata esente da un paio di cadute dell'intonazione. Peccato.
Buona la prestazione vocale del baritono Luca Bruno (David il rabbino) con gli appunti già fatti a proposito della scelta registica che lo ha coinvolto.
Ottimo il Beppe lo zingaro di Maria Salvini sia per il gesto scenico che lei sa esprimere in maniera del tutto naturale, che per la pregevole vocalità.
Comprimari affidabili sono stati Tiziano Barontini (Federico), Alessandro Martinello (Hanezò) e Raffaella Marongiu (Caterina).
Sul podio era la direttrice (o direttora?... la discussione è aperta...) Gianna Fratta: il suo gesto è chiaro e preciso, l'espressività del braccio e della mano sinistra è da direttrice di coro o di musica preclassica, tanto è plastica e stimolante; e la sua predilezione per la magniloquenza strumentale - fondamentale in una partitura come L'amico Fritz - non è stata mai in conflitto con la sua attenzione e il rispetto per il palcoscenico e per le voci che stava dirigendo. Proprio brava.
Hanno contribuito all'allestimento anche Andrea Comotti (scenografo), Foffo Bianchi (responsabile audio), Andrea Pellegrini e Gianluca Cavallini (tecnici audio), Nicola Buttari e Martino Chiti (video designer).
Non citati in locandina i mimi, né il violino solista comparso in shilouette nel primo atto, né l'oboista intervenuto in scena nella parte solistica scritta in partitura per quest'ancia.
Se continuerà come ha iniziato, l'opera mascagnana integrale mandata in scena dal Festival Mascagni avrà un futuro nelle estati del Lago Alberto.

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Crediti fotografici: Felici / Bizzi per il Festival Mascagni / Teatro Goldoni di Livorno
Nella miniatura in alto: la direttrice Gianna Fratta
Sotto in sequenza: due panoramiche sull'allestimento di L'amico Fritz
Al centro in sequenza: Enrico Terrone (Fritz Kobus) e Katerina Kotsou (Suzel); Luca Bruno (David il rabbino), Maria Salvini (Beppe) e ancora Enrico Terrone
Sotto: Keterina Kotsou assieme all'attrice che mima il suono del flauto
In fondo: i saluti finali di tutto il cast





Pubblicato il 26 Luglio 2021
Tutto esaurito al Gran Teatro all'Aperto anche per l'opera incompiuta del compositore lucchese
Ecco la Turandot di Puccini/Berio servizio di Athos Tromboni

20210726_TorreDelLago_00_Turandot_DanieleAbbadoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Tanto se ne parlò che poi avvenne… eh sì! la Turandot con il finale “moderno” di Luciano Berio (al posto di quello “tradizionale” di Franco Alfano) è finalmente andata in  scena sabato 24 luglio come secondo titolo del Festival Puccini 2021. Anche in questa circostanza l’introduzione musicologica della serata è stata curata da Valentina Lo Surdo, voce inconfondibile di Rai Radio 3 e Rai 5, così come le era affidato il compito di coordinare la consegna del 50° Premio Puccini al musicologo Michele Dall’Ongaro, compositore, conduttore radiofonico e televisivo Rai, presidente e sovrintendente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.
La consegna del premio è avvenuta alla presenza dell’assessora alla Politiche Culturali del Comune di Viareggio, Sandra Mei, e della presidente della Fondazione Festival Pucciniano, Maria Laura Simonetti.
Dall’Ongaro è autore di numerosi saggi e testi dedicati alla musica, tra i quali si ricorda l'analisi di tutte le opere di Giacomo Puccini (Pacini Editore, Pisa 1986).  Nel 2020 nel suo ruolo di sovrintendente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha riportato al Festival Puccini, dopo 79 anni di assenza, la prestigiosa Orchestra della stessa Accademia sotto la guida di Antonio Pappano, contribuendo a  scrivere  una pagina significativa nella storia dell’unico festival al mondo dedicato a Giacomo Puccini.
Ed è stato sold-out anche per Turandot, come lo fu per la Tosca andata in scena la sera prima. si è assistito ad un nuovo allestimento del capolavoro incompiuto di Giacomo Puccini, coprodotto con il Teatro Goldoni di Livorno, per la regia di Daniele Abbado e le scene di Angelo Linzalata.
Sul podio dell’Orchestra  e Coro del festival il direttore John Axelrod (maestro del coro, Roberto Ardigò).

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Nella presentazione musicologica dell’opera, Valentina Lo Surdo ha spiegato che Turandot rappresenta un vero e proprio omaggio di Puccini alla modernità: «Il finale di Turandot composto da Luciano Berio fu eseguito la prima volta alle Isole Canarie nel 2001 e mai eseguito, sino ad oggi, a Torre del Lago, dove l’incompiuta è sempre stata rappresentata con il finale di Franco Alfano» ha detto la presentatrice. Dando poi informazioni di come Berio - tra i massimi compositori italiani del XX secolo - si sia messo a lavorare (dopo quasi 80 anni dalla stesura pucciniana) per concludere l’opera   lavorando su quei 36 fogli di appunti che Giacomo Puccini aveva lasciato alla sua morte. A quelle pagine Berio si è ispirato, per cogliere il più possibile le intenzioni musicali pucciniane, sviluppando secondo il suo stile tardo novecentesco, invece, le parti strumentali. Definito un finale “più umano”, quello di Luciano Berio, si compone di sedici minuti di musica, 307 battute di cui 133 prese dagli appunti di Puccini e riorchestrate; e 174 da lui composte ex-novo; ne è sortito un finale in cui Berio, dopo la morte in scena di Liù ,risolve lo sgelo della principessa Turandot rispettando il più possibile le indicazioni del compositore lucchese, ma anche attingendo a quello stile wagneriano richiamato da Puccini e certamente più congeniale ad un compositore del ventesimo secolo.

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La “premiere” torrelaghese Puccini/Berio è stata affidata alla messa in scena curata da Daniele Abbado, regista di fama internazionale, riconosciuto per la capacità di sviluppare progetti innovativi nel campo del teatro musicale; per lui era un debutto in Turandot… così ha voluto un impianto scenico “contemporaneo” simbolico e minimale, per un’opera assolutamente moderna e in cui è evidente un importante approccio tecnologico, come dichiarato anche dallo scenografo Angelo Linzalata.

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Ci sono grandi torri mobili, parallelepipede, che vengono trascinate, girate e ruotate a scena aperta, sulle quali e/o dentro le quali si collocano via via i cantanti, il coro, i mimi e i figuranti; così come sono stati inventati dei corpi luminosi innovativi nel segno della ricerca che Linzalata ha sperimentato nei suoi lavori degli ultimi anni. Un progetto quello di Turandot – è stato detto nella presentazione dell’opera - al quale lo staff creativo (scenografo, regista, costumista) ha lavorato in sinergia, stimolato e influenzato dal nuovo finale. Colorati, moderni e adeguati allo stile i costumi di Giovanna Buzzi.
La parte musicale ha visto sul podio – come precedentemente detto – il maestro John Axelrod, che ha definito la Turandot  «… un’opera meravigliosa e misteriosa.»
Per Axelrod, direttore principale e direttore artistico della Real Orquesta Sinfónica de Sevilla e direttore principale ospite dell’Orchestra Sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, è stato un ritorno al Festival Puccini, dove aveva diretto nel 2020 il titolo di apertura (Gianni Schicchi alla Cittadella del Carnevale).
Dopo il primo quarto d’ora di musica, da un cielo che brontolava e minacciava temporale, sono scese le prime gocce di pioggia: il direttore ha fermato l’orchestra e i cantanti e rivolgendosi al pubblico ha invitato ad attendere… e infatti solo pochi minuti dopo un insignificante “sguazzo” Axelrod ha ripreso l’opera facendola ripartire dall’inizio e non dal punto in cui era stata interrotta. Eccellente la sua concertazione e direzione dell’opera.
Il cast di questa nuova produzione del Festival Puccini ha annoverato molte voci al debutto a Torre del Lago e nell’opera stessa: nel ruolo della gelida principessa si è distinta il soprano americano Emily Magee che ha calcato per la prima volta il palcoscenico sul Lago di Massaciuccoli; positiva la sua prova, destinata ad essere annoverata fra le migliori interpretazioni di Turandot sulle tavole del Gran Teatro all’Aperto dai tempi dell’indimenticabile e compianta Ghena Dimitrova.
Si è disimpegnato nei panni del principe Calaf il tenore siciliano Ivan Magrì, corretto e musicale, ma la voce ci è sembrata troppo chiara e leggera per quel ruolo, almeno a confronto con le consuetudini interpretative del personaggio; comunque ha incassato anche lui calorosi applausi al termine della recita.
Nel ruolo della tenerissima schiava Liù era impegnata la giovanissima e brava Emanuela Sgarlata, soprano lirico puro a cui pronostichiamo una bella progressione in carriera.
Ottimo anche il Timur di Nicola Ulivieri, che più “invecchia” più diventa bravo.

20210726_TorreDelLago_06_Turandot_panoramica_facebook

Completavano onorevolmente il cast: Giulio Mastrototaro (Ping), Marco Miglietta (Pong) e Andrea Giovannini (Pang) nel ruolo fondamentale (soprattutto per il “colore locale” orientaleggiante della partitura) delle tre maschere.
L’Imperatore Altoum era interpretato da Kazuki Yoshida, il Principe di Persia da Giovanni Cervelli, un Mandarino da Francesco Facini, Ia Prima Ancella da Fleur Strijbos, la Seconda Ancella da Luisa Berterame.
Come sempre bravissimo il Coro delle Voci Bianche del Festival Puccini istruito da Viviana Apicella.
Sulla scena (nei fondali e sulle torri parallelepipede) erano scritte traduzioni in cinese tratte dalle parole del libretto, traduzioni curate e scritte da Giuseppe Avino.
Turandot sarà al Festival Puccini in replica il 30 luglio e il 7 e 21 agosto 2021.

Crediti fotografici: Ufficio stampa della Fondazione Festival Pucciniano
Nella miniatura in alto: il regista Daniele Abbado
Sotto: la premiazione a Michele Dall’Ongaro da parte della presidente della Fondazione Festival Pucciniano, Maria Laura Simonetti, e dell’assessora alla Politiche Culturali del Comune di Viareggio, Sandra Mei; una bella immagine del coro, con le Voci bianche in primo piano
Al centro in sequenza: Nicola Ulivieri (Timur) ed Emanuela Sgarlata (Liù); Ivan Magrì (Calaf); e ancora la Sgarlata; poi Magrì con Emily Magee (Turandot); e le tre maschere Giulio Mastrototaro, Marco Miglietta, Andrea Giovannini
In fondo: panoramiche sul nuovo allestimento torrelaghese di Turandot





Pubblicato il 24 Luglio 2021
Tutto esaurito per lo spettacolo di apertura del 67° Festival Puccini a Torre del Lago
Una Tosca tetra per un terzo servizio di Athos Tromboni

20210724_TorreDelLago_00_Tosca_StefaniaSandrelliTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Il teatro all’aperto sul lago di Massaciuccoli ha accolto la sera del 23 luglio l’opera inaugurale del Festival Puccini 2021: Tosca. Il teatro era pieno fino alla capienza consentita dalle disposizioni in vigore e il pubblico veniva invitato dai numerosi addetti in sala, gentilmente ma fermamente, a tenere sul naso e bocca la mascherina anche durante lo spettacolo. C’è da dire che l’effetto sold-out esteso, se proprio si vuole essere precisi, non era solo il risultato della vendita dei biglietti per la recita dal vivo, ma era  dato anche dalla diretta in streaming della Tosca sia nel giardino di Villa Paolina, sia dal collegamento on-line con numerose nazioni estere (America, Giappone, Paesi europei, ecc.) grazie all’iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e da Italia Festival.
Mentre il teatro all’aperto si riempiva di pubblico, Valentina Lo Surdo di Rai-Radio 3 e Rai 5 intratteneva i presenti con note musicologiche sia sull’opera in programma, sia sugli anni di Puccini intorno alla Tosca.
Successivamente, la stessa presentatrice chiamava sul palcoscenico il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, il prefetto di Lucca Francesco Esposito e la presidente della Fondazione Festival Pucciniano, Maria Laura Simonetti, per la consegna del Premio Puccini 2021 al musicologo e docente universitario Michele Girardi, premio attribuito con la seguente motivazione: « Studioso del teatro musicale fin de siècle,   ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca alla partiture di Puccini.Con la sua azione è stato possibile rileggere criticamente, in maniera approfondita, la musica di Puccini. È così emersa con maggiore nitidezza la profondità del pensiero e la qualità della poetica del compositore, collocato al centro delle correnti artistiche del suo tempo in Europa e nel mondo, e primo degli italiani moderni nel ventesimo secolo. Lavoratore instancabile anche sul versante della divulgazione.»
E infine è iniziata la recita, con il maestro Alberto Veronesi sul podio dell’Orchestra e Coro del Festival Puccini (maestro del coro, Roberto Ardigò) e un’ambientazione tetra e cupa per il primo atto: Stefania Sandrelli, al suo debutto come regista della scena lirica, ha voluto introdurre in questa Tosca nella sua messa in scena alcuni simboli forti: il bianco e il nero come colori dominanti sia della scenografia, sia dei costumi; il fucsia per l’abito di Tosca e per mostrare il colore che rappresenta le donne vittime di soprusi e femminicidi, il rosso perché rosso è il sangue della passione così come delle efferatezze delittuose.

20210724_TorreDelLago_01_Tosca_MicheleGirardiMariaLauraSimonettiFrancescoEspositoGiorgioDelGhingaro
20210724_TorreDelLago_02_Tosca_FrancoVassalloHiromiOmura 20210724_TorreDelLago_03_Tosca_VincenzoCostanzo

Nell’ambientazione cupa e tetra del primo atto abbiamo avuto l’impressione che la regia faticasse a decollare dando le necessarie carature drammatiche che Giuseppe Giacosa e Luigi Illica (e Sardou, nel dramma originale da cui è tratto il libretto) hanno impresso nei loro personaggi; e Puccini condensato alla musica. Sarà stato anche per i tempi “comodi” (cioè un tantino dilatati) che il maestro Veronesi ha richiesto all’orchestra. Insomma, un primo atto a nostro giudizio un po’ deludente. Poi il secondo e il terzo atto hanno fatto emozionare: qui la scena si è presentata con una sobrietà essenziale ed efficace, fuori delle intenzioni cupe e tetre, didascalica ma crudele nel secondo atto che prelude alla morte di Scarpia, didascalica e beffarda nel terzo che prelude alla morte di Cavaradossi e di Tosca.
Interpreti all’altezza dei migliori spettacoli della Fondazione Festival Puccini: Hiromi Omura è stata una Tosca che ha saputo convincere sia come cantante che come attrice. Vincenzo Costanzo ha interpretato un ottimo Cavaradossi. Franco Vassallo (il migliore del cast) ha saputo dare al Barone Scarpia quei caratteri di nobiltà e ferocia che i neofiti possono constatare anche solo leggendo il libretto; la sua vocalità, morbida e suadente quando arruffiana Tosca, varia ed elegante nel fraseggio, aspra e collerica quando la drammaturgia lo impone, ci fa dire che è uno dei migliori Scarpia uditi negli ultimi tempi.

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20210724_TorreDelLago_05_Tosca_HiromiOmura

Bravi tutti i comprimari: Christian Federici (nei panni di Cesare Angelotti), Gianni Luca Giuga (il Sagrestano). Nicola Pamio (Spoletta), Michelangelo Ferri (Sciarrone), Francesco Facini (un Carceriere) e Gaia Niccolai (un Pastorello).
Bravi in scena e nel canto i bimbi del Coro di Voci Bianche del Festival Puccini istruiti da Viviana Apicella.
Scene, costumi e aiutoregia di Andrea Tocchio, luci di Valerio Alfieri, amplificazione a cura di Luca Bimbi.
Repliche il 6 e 13 agosto.

Crediti fotografici: Ufficio stampa della Fondazione Festival Pucciniano
Nella miniatura in alto: la regista Stefania Sandrelli
Sotto: la premiazione di Michele Girardi ad opera di Maria Laura Simonetti, Francesco Esposito e Giorgio Del Ghingaro
Al centro in sequenza: Franco Vassallo (Scarpia) e Hiromi Omura (Floria Tosca) nel secondo atto: e Vincenzo Costanzo (Mario Cavaradossi) nel terzo atto.
In fondo: una panoramica sull’allestimento durante il Te Deum (Atto primo); e un’intensa espressione della protagonista Hiromi Omura






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Parliamone
Il mito del tenore
intervento di Athos Tromboni FREE

20210830_Vr_00_Parliamone-IlMitoDelTenore_JonasKaufmann_phGregorHohenbergVERONA - Il mito del tenore nasce con il passaggio storico dall'opera del periodo classico all'opera romantica e post-romantica: propiziato, tale mito, da autori che vanno da Bellini a Donizetti, da Verdi a Puccini, ma anche da Wagner ai propugnatori italiani del wagnerismo che trionfarono sotto l'etichetta di "giovine scuola italiana". E datosi che il repertorio mondiale dell'opera - tra la fine Ottocento e tutto il Novecento - era dominato soprattutto dall'operismo romantico e post-romantico italiano e dai suoi interpreti, fu proprio il repertorio consolidato a trascinare con sé il mito del tenore, anzi del tenore italiano o di scuola italiana. Si potrebbe dire di più: il tenore italiano costituì (costituisce anche tutt'oggi) lo zoccolo duro della vocalità amata dal pubblico popolare: da Rubini a Tamagno, da Caruso a Gigli, da Del Monaco a Di Stefano, da Barioni a Bergonzi, l'elenco dei grandi potrebbe continuare... tanto che il mito del tenore italiano è rimasto predominante fino a Luciano Pavarotti.
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VideoCopertina
La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Jazz Pop Rock Etno
Terza serata di Fresch & Bold
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20211015_Fe_00_JazzClub-Past1trio_ValeriaBurzi(RevealingMelba)FERRARA - Torrione di San Giovanni, serata terza di cinque: intendo dire, specificando, terzo concerto di Fresch & Bold, rassegna musicale dei docenti e degli allievi delle classi jazz del Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” (quindi, giro di boa, come l’ha chiamato Francesco Bettini direttore artistico del Jazz Club Ferrara presentando la serata). Dopo il
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Omaggio a Giorgio Balboni
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20211015_Fe_00_Personaggi_GorgioBalboniFERRARA - La figura del chitarrista Giorgio Balboni (Ferrara, 7 settembre 1911 - 15 febbraio 1985) si colloca nell’ambito dei pionieri della chitarra classica, appartenente a una generazione senza la quale la moderna didattica e il concertismo oggi raggiunto probabilmente non sarebbero esistiti. Tralasciando i grandi nomi, quali ad esempio Andrés
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Faust rapsodia dal cielo all'inferno
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20211007_Ra_00_TrilogiaDAutunnoFaustRapsodia_LucaMichelettiRAVENNA - Dunque sia Robert Schumann che Johann Wolfgang Goethe furono affascinati dal mito di Faust e lasciarono ai posteri due opere incomplete: lo rivela  Luca Micheletti, direttore artistico della Trilogia d’Autunno 2021 dedicata a Dante Alighieri nel settecentesimo anniversario della morte, che le ha riprese entrambe, le ha elaborate in
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Franco Corelli un tributo dovuto
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Goetzel e la Patetica
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20210923_Fe_00_Euyo-SaschaGoetzelFERRARA – Bye bye Euyo! Sarà un arrivederci perché la Eropean Union Youth Orchestra dopo il concerto conclusivo della propria permanenza autunnale, concerto fatto ieri sera 22 settembre 2021, tornerà  per la stagione primaverile di Ferrara Musica. Ieri sera, per questo arrivederci, il Teatro Comunale Claudio Abbado era gremito in ogni ordine di
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Polunin in viaggio dentro la Commedia
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Da un'Aida all'altra
servizio di Athos Tromboni FREE

20210905_Vr_00_Aida_MariaTeresaLevaVERONA - Una Aida scenicamente grandiosa ma un po' meno kolossal del solito ha chiuso il 4 settembre il Festival dell'Arena di Verona 2021. Un po' meno kolossal perché quest'anno la "regia" è stata guidata dai movimenti scenici impostati dal management di palcoscenico e le scenografie (belle, in ogni spettacolo, in ogni recita) erano
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Classica
Muti e Schubert al Pala De André
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210904_Ra_00_MutiiESchubertAlPalaDeAndre_FranzSchubertRAVENNA - Il concerto  saltato lo scorso luglio alla Rocca Brancaleone per una lieve indisposizione del M° Riccardo Muti è stato recuperato con successo il 2 settembre 2021 al Pala De André: grande la soddisfazione del direttore d’orchestra, dell’Orchestra Giovanile Cherubini e del pubblico nel ritrovarsi nel luogo di tanti indimenticabili appuntamenti estivi.
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Eventi
Sperimentare lo Sperimentale
redatto da Athos Tromboni FREE

20210903_Spoleto_00a_SperimentareLoSperimentale_CarloPalleschiSPOLETO - Alla vigilia della prossima stagione artistica e culturale il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” intensifica le manifestazioni celebrative dei 75 anni di vita; giusto sottolineare, a titolo di cronaca, che proprio proprio quest'anno è stata conferita allo Sperimentale spoletino la Targa del Presidente della Repubblica Italiana, quale riconoscimento
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Opera dal Centro-Nord
Cenerentola capolavoro di provincia
servizio di Athos Tromboni FREE

20210901_Cento_00_LaCenerentola_AndreaBianchiCENTO (FE) – Giungendo a Cento sulla strada provinciale che collega Ferrara con il territorio bolognese si passa davanti a “La Pandurera” un tempo fabbrica di lavorazione dei pomodori e oggi secondo teatro della città (lo storico Teatro Borgatti è ancora in fase di restauro) e poco distante si giunge all’antica Rocca, fortificazione medievale difensiva, costruita
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Pagina Aperta
Ecco tutti i numeri del ROF 2021
redatto da Athos Tromboni FREE

20210831_Ps_00_Rof-BilancioFinale_GianfrancoMariottiPESARO - Bilancio più che positivo per la 42esima edizione del Rossini Opera Festival conclusosi in piazza del Popolo con il Gala Rossini, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: questa prestigiosa presenza istituzionale ha impreziosito l'edizione 2021 del ROF (acronimo del Festival che è conosciuto in tutto il mondo), dove sono
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Soci Uncalm
Trapani Fabbriciani Cellini Canelles poker di stelle
servizio di Edoardo Farina FREE

20210727_Fe_00_MusicaMarfisa_AntiquaEstensis_CanellesFabbricianiTrapaniCellini_MatteoFanniCanellesFERRARA - “Musica a Marfisa d’Este” nello splendido loggiato rinascimentale, residenza signorile ferrarese del XVI° secolo e delizia ducale sita in Corso Giovecca 170 a Ferrara, organizzata dal Circolo Amici della Musica “Girolamo Frescobaldi” in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Città Teatro e altre associazioni cittadine,  il cui incasso dovuto
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Concorsi e Premi
Il Tulipduo vince il Burri
redatto da Simone Tomei FREE

20210826_CittaDiCastello_00_ConcorsoAlbertoBurri_miniaturaCITTÀ DI CASTELLO (PG) - È giunto a conclusione con il concerto di mercoledì 25 agosto 2021 nel Teatro degli Illuminati di Città di Castello il Concorso Nazionale Alberto Burri per gruppi giovanili di musica da camera, riconoscimento promosso dal Festival delle Nazioni e giunto quest’anno alla sua quarta edizione. Nella selezione finale che si è svolta il
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Classica
Gala IX Sinfonia di Beethoven
servizio di Angela Bosetto FREE

20210826_Vr_00_IXSinfoniaBeethoven_ErinaYashima_phEnnevFotoiVERONA – Chiunque abbia assistito all’ultima edizione areniana dei Carmina Burana (estate 2019), ricorderà bene il commosso saluto finale di Ezio Bosso che, girandosi verso il pubblico festante, promise: «Ci vediamo l’anno prossimo per la Nona». Dirigere la Sinfonia n. 9 in re minore per soli, coro e orchestra op. 125 di Ludwig van Beethoven in Arena era il suo
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Vocale
Viva il "Verdi"
servizio di Rossana Poletti FREE

20210823_Ts_00_VivaIlVerdi_JordiBernacer_phLucioAbadTRIESTE - Il Teatro lirico “Giuseppe Verdi” è indubbiamente il teatro esistente più antico di Trieste. La sua costruzione cominciò per iniziativa privata nel 1798, per essere completata nel 1801, duecentoventi anni fa. Fu inaugurato con il nome di Teatro Nuovo, si chiamò poi Teatro Grande, nel 1861 divenne Teatro Comunale e soltanto centoventi anni fa nel 1901
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Opera dal Centro-Nord
The Fake's digress realtā contemporanea
servizio di Carlo Grandi FREE

20210822_Lu_00_TheFakeSDigres_AntonioFerdinandoDiStefano.JPGLUCCA - Nei primi giorni di luglio, caratterizzati dalla ripresa delle attività artistiche e musicali grazie al calo dei contagi Covid-19, abbiamo avuto il piacere di assistere nella splendida cornice del Teatro del Giglio di Lucca, ad una delle serate del MITO festival di Lucca Chamber opera 2020-21, dedicato alla messa in scena di nuove opere scritte da compositori contemporanei
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Vocale
Jonas Kaufmann Gala Event di successo
servizio di Athos Tromboni FREE

20210818_Vr_00_JonasKaufmannGalaEvent_JonasKaufmann_phEnneviFotoVERONA – E in effetti si è trattato di una grande, festosa, celebrazione: il Jonas Kaufmann Gala Event di martedì 17 agosto 2021 ha “consacrato” presso il pubblico (popolare e no) dell’Arena di Verona il celebre tenore tedesco. Si sa, i frequentatori dell’Arena hanno il mito del ‘grande tenore’ perché tutti i grandi del passato (un po’ meno quelli del presente…) hanno
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Echi dal Territorio
Incontri Asolani di Musica da Camera
redatto da Athos Tromboni FREE

20210817_Asolo_00_IncontriAsoliani2021_FedericoPupoASOLO (TV) -  Con un evento straordinario che rientra nelle celebrazioni del VII centenario della morte di Dante Alighieri, mercoledì 1 settembre 2021 si inaugura la 43esima edizione di Incontri Asolani, Festival Internazionale di Musica da Camera con la direzione artistica di Federico Pupo,  rassegna dall’alto valore artistico che torna ogni settembre
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Opera dal Centro-Sud
L'universo parallelo di Elisabetta
servizio di Valentina Anzani FREE

20210814_Ps_00_ElisabettaReginaDInghilterra_KarineDeshayes_phAmatiBacciardiPESARO, 8 agosto 2021 – La regia di Davide Livermore per Elisabetta Regina d’Inghilerra, seconda opera del Rossini Opera Festival 2021, ci trasporta nella prima stagione della serie The Crown, con una Regina Elisabetta (seconda) che fa con la sua aria di apertura un discorso alla nazione. È immersa in scene (di Giò Forma) dall’aura tipicamente British,
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Eventi
Dante al Castello di Gradara
redatto da Athos Tromboni FREE

20210813_Ps_00_WKO-DanteAlCastelloDiGradaraPESARO - In quest'anno di celebrazioni del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, l'Italia tutta (e non solo l'Italia) sta mostrando un fervore culturale straordinario intorno al sommo Poeta e alle sue vicende umane e letterarie. Così anche la Wunderkammer Orchestra (che ha due sedi, una a Pesaro e una a Milano) si è mossa senza
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Opera dal Centro-Sud
Aida ai tempi degli oleodotti
servizio di Valentina Anzani FREE

210813_Mc_00_Aida_MariaTeresaLeva_phTabocchiniMACERATA, 12 agosto 2021 – L’Aida in scena sul palcoscenico maceratese è stata insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica in onore dei 100 anni di spettacoli in Sferisterio, e la qualità dell’allestimento non avrebbe potuto meglio celebrare tale importante ricorrenza. La regia di Valentina Carrasco - con le scene di Carles
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Vocale
Pizzolato, Simeoni, Oropesa recitals stellari
servizio di Valentina Anzani FREE

20210811_MartinaFranca_00_Concerti2021_JoanSutherlandMARTINA FRANCA (TA), 20 luglio/2 agosto 2021 – Il Festival della Valle d’Itria anche per questa 47° edizione ha proposto concerti fruibili sia sul palcoscenico di Palazzo Ducale a Martina Franca, sia in altre location di pregio del territorio quali alcune masserie e il Castello Aragonese di Taranto. Ricercati gli interpreti e i programmi, che quest’anno hanno
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Soci Uncalm
Concerti per Don Silvio
servizio di Fulvio Galleano FREE

20210811_Sv_00_AssociazioneRossini2Concerti_DukeEllingtonSAVONA - L' Associazione Rossini, in collaborazione con l'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Savona e con il Seminario Vescovile di Savona, proporrà, nella seconda metà di agosto 2021, due concerti straordinari, entrambi con il pensiero rivolto a Don Silvio Delbuono già Rettore della Cattedrale di Savona, grande amico e sostenitore della ns. Associazione, appassionato
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Personaggi
Cambio al Festival della Valle d'Itria
redatto da Athos Tromboni FREE

20210810_MartinaFranca_00_SebastianSchwarzNuovoDA_FrancoPunziMARTINA FRANCA (TA) - Il musicologo tedesco Sebastian Schwarz è il nuovo direttore artistico del  Festival della Valle d’Itria per il triennio 2022-2024. Succede ad Alberto Triola che ha firmato dodici edizioni del festival presieduto da Franco Punzi. A pochi giorni dalla chiusura della 47a edizione del Festival della Valle d’Itria che, nonostante le difficoltà legate alla pandemia,
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e La traviata successi di prassi
servizio di Nicola Barsanti FREE

20210809_Vr_00_Nabucco_LucaSalsiAnnaPirozzi_phEnneviFotoVERONA - Non c'è dubbio che fra tutti i titoli dei cartelloni estivi della Fondazione Arena di Verona da che sono allestititi gli spettacoli nell'anfiteatro romano, i due capolavori verdiani qui citati costituiscano una punta di diamante delle programmazioni passate e presenti succedutesi nel corso delle stagioni. Ecco come è andata quest'anno con i cast alternativi a
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Opera dal Centro-Sud
Un Moïse commovente
servizio di Valentina Anzani FREE

20210807_Ps_00_MoiseEtPharaon_EleonoraBurattoAndrewOwens_phAmatiBacciardiPESARO, 6 agosto 2021 – Prima opera del Rossini Opera Festival 2021 in scena alla Vitrifrigo Arena di Pesaro è stata Moïse et Pharaon. La regia di Pier Luigi Pizzi, tutta sviluppata sui colori del blu, viola e giallo a toni solidi, è al solito - per i canoni estetici del Maestro - ridotta all’essenziale di linee e blocchi rettangolari che di volta in volta sono gradinate, spalti, rive di fiume, mura, porte.
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Vocale
Markus Werba grande interprete
servizio di Valentina Anzani FREE

20210805_MartinaFranca_00_Winterreise_MarcusWerba_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA), 4 agosto 2021 – L’idea di rappresentare in forma scenica un ciclo di Lieder (nati per l’intrattenimento statico di un salotto borghese da parte di un cantante e un accompagnatore al pianoforte) non è scontata, ma con Winterreise di Franz Schubert, penultimo appuntamento del XXXVII Festival della Valle d’Itria, il regista Libero
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Personaggi
Gea Garatti Ansini nuovo maestro del coro
FREE

20210805_Bo_00_TeatroComunale_GeaGarattiAnsiniBOLOGNA - Dopo due anni di intenso e proficuo lavoro, il Teatro Comunale di Bologna ringrazia il maestro del Coro Alberto Malazzi che il 12 agosto 2021, al termine delle recite di La bohème di Giacomo Puccini, concluderà la sua collaborazione con il teatro.
Da settembre prossimo, con la stagione autunnale, il Comunale di Bologna e il suo Coro daranno il benvenuto
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Eventi
Un Carlo Felice per tutti i gusti
redatto da Athos Tromboni FREE

20210805_Ge_00_TeatroCarloFelice_ClaudioOraziGENOVA - Nel prossimo mese di ottobre il Teatro Carlo Felice festeggerà il trentennale dell’apertura della nuova sede, quella attuale (18 ottobre 1991 – 18 ottobre 2021); per questo, guardando al futuro con fiducia,  ha annunciato il cartellone di Opere, Balletto, Concerti dei mesi di settembre-dicembre 2021, dedicato alla ricorrenza del trentennale.
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Jazz Pop Rock Etno
Dante il cinema la musica e Avati
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210805_Ra_00_DanteIlCinemaLaMusica_PupiAvatiRAVENNA - Con un fantastico binomio di parole e note La Milanesiana 2021, il festival itinerante ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, ha fatto il botto in Piazza del Popolo a Ravenna il 1 agosto 2021 con un programma intitolato  Dante, il Cinema, la Musica. Ospite d’onore della serata era il regista Pupi Avati, intervistato da Mario Andreose, direttore della
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Opera dal Centro-Sud
La creazione un romanzo di formazione
servizio di Valentina Anzani FREE

20210804_MartinaFranca_00_LaCreazione_FabioLuisiMARTINA FRANCA (TA), 31 luglio 2021 – La direzione di La creazione (Die Schöpfung) di Franz Joseph Haydn, data dalla bacchetta del maestro Fabio Luisi in testa all’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, è stata tra quanto di più pregevole si è ascoltato durante la XVII edizione del Festival della Valle d’Itria. Questo oratorio (genere originariamente
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Jazz Pop Rock Etno
L'Enzo di Elio chiude Ravenna Festival
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210803_Cervia_00_CiVuoleOrecchio_Elio_phZani-CasadioCERVIA (RA) - Con il titolo di una canzone di Enzo Jannacci, “Ci vuole orecchio” , il 31 luglio 2021 si è tenuto ultimo appuntamento del Trebbo in Musica a Cervia, che ha chiuso brillantemente il Ravenna Festival incontrando Milanesiana, 22° edizione del Festival itinerante condotto da Elisabetta Sgarbi sul tema “Il progresso”. Ed è progresso anche riproporre
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Opera dal Centro-Nord
L'amico Fritz debutta sul lago
servizio di Athos Tromboni FREE

20210802_Li_00_LAmicoFritz_GiannaFratta_phFelici-BizziGUASTICCE (LI) - L'opera all'aperto, sul lago... anzi, sul Lago Alberto a Guasticce (Collesalvetti). Da non confondere con un altro lago toscano, quello di Massaciuccoli, dove anche là si fa l'opera all'aperto. Sul Lago di Massaciuccoli, si fa Giacomo Puccini; qui a Guaticce, Pietro Mascagni. Un binomio di festival (Puccini / Mascagni) che se diventa contagioso
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Opera dal Nord-Est
Cavalleria rusticana e Pagliacci altro trionfo
servizio di Angela Bosetto FREE

20210802_Vr_00_CavalleriaPagliacci_MarcoArmiliato_phEnneviFotoVERONA – A oltre un mese dalla prima stagionale di Cavalleria rusticana e Pagliacci (qui la recensione di quella recita) e pochi giorni dopo la stellare Turandot di Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, l’Arena organizza una nuova serata speciale con protagonista un’altra illustre coppia del mondo della lirica, ossia il tenore Roberto Alagna
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Opera dal Centro-Sud
Griselda travisata e Angelica sovrabbondante
servizio di Valentina Anzani FREE

20210801_MartinaFranca_00_Griselda_CarmelaRemigio_phClarissaLapollaMARTINA FRANCA (TA) - Delude la ripresa dell’opera di Alessandro Scarlatti, la Griselda diretta da George Petrou, al 47° Festival della Valle d’Itria; e non si presenta esente da critiche neanche l' Angelica, serenata di Nicola Porpora diretta da Federico Maria Sardelli, allestite sul palcoscenico del Palazzo Ducale. Ecco come è andata e quali giudizi hanno stimolato:
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Opera dal Nord-Est
Turandot incorona la Netrebko
servizio di Athos Tromboni FREE

20210731_Vr_00_Turandot_AnnaNetrebko_EnnevifotoVERONA - Se si cita la Turandot di Giacomo Puccini quale “spettacolo da Arena” si fa una citazione azzeccata: l’opera incompiuta del maestro lucchese, infatti, fu allestita nell’anfiteatro veronese nel 1928 per la prima volta (Puccini era morto nel 1924 all’ospedale di Bruxelles) e da allora ad oggi ha avuto allestimenti pressoché continui, festival dopo festival
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Ballo and Bello
A settembre Interno Verde Danza
servizio di Athos Tromboni FREE

20210730_Fe_00_PresentazioneInternoVerdeDanza_MoniOvadiaFERRARA – Il Teatro Comunale Claudio Abbado concluso il cartellone estivo che ha portato alcuni spettacoli “fuori” del tradizionale palcoscenico di Rotonda Foschini, rilancia un altro “fuori”, con la ripresa settembrina delle attività, affidata alla danza contemporanea: per la prima volta, venerdì 10, sabato 11 e domenica 12 settembre l’appuntamento è 
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Opera dal Centro-Nord
Ecco la Turandot di Puccini/Berio
servizio di Athos Tromboni FREE

20210726_TorreDelLago_00_Turandot_DanieleAbbadoTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Tanto se ne parlò che poi avvenne… eh sì! la Turandot con il finale “moderno” di Luciano Berio (al posto di quello “tradizionale” di Franco Alfano) è finalmente andata in  scena sabato 24 luglio come secondo titolo del Festival Puccini 2021. Anche in questa circostanza l’introduzione musicologica della serata è stata
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Operetta and Musical
Una Vedova che rinverdisce la tradizione
servizio di Rossana Poletti FREE

20210726_Ts_00_LaVedovaAllegra_AndreaBinettiTRIESTE, Teatro Verdi - Era il 27 febbraio del 1907 e al Teatro Filodrammatico di Trieste andava in scena la prima italiana di “La Vedova allegra”, l’operetta di Franz Lehár che ha avuto più successo in assoluto al mondo. Che a quel tempo Trieste fosse italiana nello spirito è vero, ma in quel momento era ancora il porto principale dell’Impero austro-ungarico e
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Opera dal Nord-Est
Nabucco e le analogie con l'olocausto
servizio di Angela Bosetto FREE

20210726_Vr_00_Nabucco_DanielOren_FotoEnneviVERONA – Interrotta dalla pioggia, la prima stagionale del Nabucco di Giuseppe Verdi è stata pienamente recuperata sabato 24 luglio 2021 con il ritorno del baritono Amartuvshin Enkhbat, che (se il meteo non si fosse intromesso) avrebbe dovuto inaugurare il ciclo di recite del capolavoro verdiano nei panni del re babilonese. E per ascoltare il Nabucco
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Jazz Pop Rock Etno
Uno nel tutto č grande rock
servizio di Attilia Tartagni FREE

20210726_Russi_00_UnoNelTutto_EnzoVinceVallicelli_phLucaConcasRUSSI (RA) - Il Palazzo San Giacomo, sorto per le vacanze estive della ricca famiglia ravennate dei Rasponi, da anni  è location per gli spettacoli di sapore popolare del Ravenna Festival; sembra aver perduto quella caratteristica di festa campestre che lo rendeva unico nella programmazione provinciale, ma non ha perso però il suo fascino. Ora, nel rispetto
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Opera dal Centro-Nord
Una Tosca tetra per un terzo
servizio di Athos Tromboni FREE

20210724_TorreDelLago_00_Tosca_StefaniaSandrelliTORRE DEL LAGO PUCCINI (LU) - Il teatro all’aperto sul lago di Massaciuccoli ha accolto la sera del 23 luglio l’opera inaugurale del Festival Puccini 2021: Tosca. Il teatro era pieno fino alla capienza consentita dalle disposizioni in vigore e il pubblico veniva invitato dai numerosi addetti in sala, gentilmente ma fermamente, a tenere sul naso e bocca la mascherina anche
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Concorsi e Premi
Il 49° Premio Puccini a Michele Girardi
redatto da Athos Tromboni FREE

210722_TorreDelLago_00_PremioPuccini2021_MicheleGiradiTORRE DEL LAGO (LU) – Quest’anno il “Premio Puccini” (prestigiosa onorificenza della Fondazione Festival Pucciniano) non sarà attribuito come tradizione a una “voce pucciniana” scelta nel panorama lirico internazionale, ma a uno studioso che ha contribuito a divulgare la conoscenza della musica e della vita di Giacomo Puccini nel mondo: il musicologo e
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Echi dal Territorio
Inferno restaurato e musica live electronics
servizio di Attilia Tartagni FREE

210722_Ra_00_Inferno_DanteAlighieriRAVENNA - “Inferno” di Francesco Bertolini, Adolfo Padovan e Giuseppe de Liguoro, prodotto dalla Milano Films nel 1911, risponde a un progetto incredibilmente ambizioso per la nascente arte cinematografica che si limitava a proporre figure in movimento senza pretese narrative. Non a caso, a oltre un secolo di distanza, si parla del più grande lungometraggio e kolossal
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Vocale
Verdi Requiem con Scappucci
servizio di Angela Bosetto FREE

210721_Vr_00_VerdiRequiem_AlessandroManzoni_repertorioVERONA – «La Messa da Requiem verdiana ci dà piuttosto il dramma, realistico e crudele, della morte»: con queste parole il musicologo Massimo Mila spiega come in questa atipica composizione sacra (dalla natura apertamente operistica) la morte sia «... una specie di ferro del mestiere drammatico, un ineluttabile evento naturale che, come necessario
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Opera dal Nord-Est
La Traviata i due cast
servizio di Angela Bosetto FREE

210720_Vr_00_LaTraviata_FrancescoIvanCiampa_phFotoEnneviVERONA -  Dopo Cavalleria rusticana, Pagliacci, Aida e Nabucco, il quinto titolo dell’estate veronese è l’opera più vista al mondo, ossia La Traviata di Giuseppe Verdi, proposta da Fondazione Arena in un nuovo allestimento che si avvale di un’esclusiva collaborazione con le Gallerie degli Uffizi per proporre (insieme al melodramma) un percorso di studio sulla figura
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Jazz Pop Rock Etno
Tango dal bandonéon al sassofono
servizio di Attilia Tartagni FREE

210716_Ra_00_MarcoAlbonetti-RomanceDelDiableRAVENNA - Fra i tre spettacoli-omaggio del Ravenna Festival 2021 al musicista e compositore Astor Piazzolla (1921-1992) nel centenario della nascita ha brillato Romance del Diable del 13 luglio 2021 alla Rocca Brancaleone trascrizione del sassofonista Marco Albonetti de “Cuatro Estaciones Portenas”, risposta argentina alle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi, del Romance
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