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In scena al Teatro del Maggio Musicale la terza opera di Verdi con il tenore divenuto baritono

Domingo fa anche Nabucco

servizio di Nicola Barsanti

Pubblicato il 08 Ottobre 2020

201008_Fi_00_Nabucco_PaoloCarignaniFIRENZE – La florida attività del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino offre un cartellone denso di appuntamenti imperdibili, il che, considerando il difficile periodo attuale, lo rende uno dei teatri più attivi d’Europa. Fra cast stellari e artisti di fama internazionale, il Maggio promette una stagione ricca di emozioni e, insieme, lancia un messaggio di speranza.
Nell’ambito della seconda recita di Nabucco, è impossibile non cadere in una sorta di estasi contemplativa davanti all’incredibile spirito di Plácido Domingo, il quale, completamente immerso nel ruolo eponimo, realizza una recita invidiabile per presenza scenica, carica drammatica e proiezione sonora. Domingo colpisce non solo per il carisma e per quell’innato senso musicale che lo ha sempre contraddistinto, bensì per quella vocalità tenorile che ha ormai adattato al registro baritonale. Sebbene il timbro possa sembrare particolarmente chiaro, impoverito e penalizzato da qualche mancanza nell’articolazione, la parte di Nabucco consente all’artista di regalare al pubblico uno strepitoso duetto con Abigaille e un Dio di Giuda così intensamente drammatico da renderlo uno dei momenti più avvincenti della serata.
Il debutto di María José Siri nei panni di Abigaille è una vera sorpresa ed impossibile non notare come la pausa obbligatoria della scorsa primavera si sia rivelata un balsamo per la sua vocalità. Nonostante alcune mancanze sui filati del terzetto del primo atto, la Siri si difende grazie a un attento studio del ruolo e a una buona padronanza dello strumento, che le consente di spaziare dal registro acuto belcantista di “Anch’io dischiuso un giorno” a quello grave, conferendo al timbro tutta la carica drammatica richiesta da una donna accecata dall’ira. Uno dei momenti più emozionanti della sua prova è senza dubbio la malinconica resa di “Su me, morente esanime”.
L’Ismaele di Fabio Sartori, pur risultando privo di quella carica amorosa che dovrebbe contraddistinguere il personaggio, conclude una buona recita grazie al suo timbro squillante, a volte spinto.
Molto interessante, invece, Alexander Vinogradov, che veste a meraviglia il difficilissimo ruolo di Zaccaria (biblicamente il profeta Geremia), complice uno strumento dalla sonora e salda vocalità, tale da riempire il teatro senza mai essere coperto dall’orchestra. Il timbro scuro e il buon fraseggio gli permettono di spaziare dall’acuto fino alle note più gravi, uscendo vincente sia delle cabalette, sia dalla preghiera del secondo atto “Tu sul labbro dei veggenti”.
Molto bene il mezzosoprano ventritreenne Caterina Piva, la quale debutta al Maggio come Fenena (in attesa di Emilia in Otello a novembre e di Maddalena in Rigoletto il prossimo febbraio) e dimostra di possedere una vocalità eccellente.
Bravi anche i comprimari Carmen Buendía (che effettua ottimi interventi come Anna), Alessio Cacciamani (Gran sacerdote di Belo) e Alfonso Zambuto (Abdallo).
Trattandosi dell’opera corale per eccellenza, non si può non parlare del Coro e quello preparato dal M° Lorenzo Fratini emerge senza difficoltà alcuna, regalando un momento di vera commozione nel quadro del “Va pensiero”, bissato su richiesta di un fiume incessante di applausi.

201008_Fi_01_Nabucco_facebook_phMicheleMonasta

La regia di Leo Muscato (già rappresentata sul palco fiorentino in cooperazione con il Teatro Lirico di Cagliari) rende giustizia a Nabucco. L’impianto scenico è fisso, ma, grazie a una serie di pareti che salgono e scendono, sfrutta la profondità in modo da suggerire ambienti diversi e distribuire in modo omogeneo il cast (che, a sua volta, avanza verso il pubblico tramite due prolungamenti laterali). Semplici, ma evocative le scene di Tiziano Santi, che, unite alle efficaci luci di Alessandro Verazzi, fanno della punizione divina inferta al Re Assiro un momento di grande teatro. Belli anche i costumi di Silvia Aymonimo, che rimandano al Medio Oriente senza rincorrere la fedeltà storica.
A partire dall’Overture, la bacchetta del M° Paolo Carignani suggerisce tempi particolarmente dilatati, rischiando di non esaltare una partitura che richiederebbe maggior incisività e brillantezza. Ciononostante il dialogo fra palco e orchestra non manca, mettendo i solisti in condizione ottimale.
Caldo successo di pubblico per un’opera che, se ben eseguita, ci rende ogni volta orgogliosi di dire: Viva l’Italia, Viva Nabucco, Viva Verdi !
(La recensione si riferisce alla recita del 7 ottobre 2020)

Crediti fotografici: Michele Monasta per il Teatro dell'Opera di Firenze - Maggio Musicale Fiorentino
Nella miniatura in alto: il direttore Paolo Carignani
Sotto: scena del Nabucco: al centro, Plácido Domingo






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