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Buon successo del Past1trio e di Valeria Burzi al Torrione San Giovanni di Ferrara

Terza serata di Fresch & Bold

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 15 Ottobre 2021

20211015_Fe_00_JazzClub-Past1trio_ValeriaBurzi(RevealingMelba)FERRARA - Torrione di San Giovanni, serata terza di cinque: intendo dire, specificando, terzo concerto di Fresch & Bold, rassegna musicale dei docenti e degli allievi delle classi jazz del Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” (quindi, giro di boa, come l’ha chiamato Francesco Bettini direttore artistico del Jazz Club Ferrara presentando la serata). Dopo il trio Abbuhel Puglisi Paoli (sceso in pedana il 30 settembre 2021) e il quartetto Succi Puglisi Ciancaglini Paoli (7 ottobre), il terzo appuntamento di giovedì 14 ottobre ha chiamato alla ribalta il Past1trio e successivamente il quintetto della jazz vocalist Valeria Burzi. Nel prosieguo del corrente mese di ottobre, seguiranno una serata di “Divine Songs” affidata a un'altra jazz vocalist, Marta Raviglia con il suo quintetto (21 ottobre); infine l’ultimo concerto della rassegna ottobrina con l’Ars Antiqua World Jazz Ensemble e The Flute Orchestra, entrambi i combo sotto la direzione di Roberto Manuzzi (28 ottobre).
Tornando a ieri sera, 14 ottobre, il primo set affidato al Past1trio ha schierato il pianista Federico Rubin a fianco di Stefano Galassi al contrabbasso e Gianfilippo Invincibile alla batteria. Loro sono nati e cresciuti proprio tra le mura del Torrione San Giovanni. Cosa avrebbero suonato?

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Una voce amica mi aveva suggerito che avrebbero proposto composizioni originali di Rubin, attraversando panorami musicali in cui potevano scorgesi riferimenti musicali all'ermetismo di Paul Bley, alla spazialità di Bobo Stenson ed ai colori di Marc Copland. Sicuramente è stato anche così… ma sono andati oltre, nella personalizzazione di un ground riflessivo e sostanzialmente crepuscolare, intimo connubio fra la sintesi nord-europea della musica afroamericana e la tentazione neoclassica che sbircia al soft del minimalismo. Impressioni mie? Può darsi, ma non saprei spiegare meglio al mio lettore quel pianismo di Federico Rubin che pur traguardando Paul Bley assume per sé, trasmettendolo ai suoi sidemen, il soft-cool di un Lennie Tristano: la stessa irrequietezza espressiva, lo stesso amore per i riff variati appena appena nota dopo nota e insistiti, lo stesso rifuggire dall’effetto cluster per privilegiare un suono frequentemente in legato, leggero come l’aria e palpabile come il pensiero. Insomma, se facessi un riferimento alla musica classica, direi che tra Liszt e Debussy, il pianista-compositore Rubin mostra di preferire Debussy. E non è una boutade questa affermazione: chiamo a testimonio il drumming di Gianfilippo Invincibile, più attento a cercare i suoni che intento a disegnare ritmi aggioganti: la sua batteria si è trasformata così nell’armamentario del percussionista, ligio alle sottolineature armoniche della crepuscolare tastiera di Rubin. Bravissimo. Bravissimi. E poi il continuum seduttivo del contrabbasso di Stefano Galassi, suonato con l’archetto anziché le dita. Insomma un concerto di bello spessore espressivo, non aggressivo, senza i canonici assoli, ma fatto di musica d’assieme dal primo all’ultimo brano: in particolare ho apprezzato, per i miei gusti, l’apertura con il sognante Overthinking e il coloristico (impressionista, se traguardo dentro la metafora della pittura) Conca d’oro; infine segnalo Bear Mood, ultimo brano in programma prima degli applausi finali e calorosi di un pubblico non numeroso ma molto attento e coinvolto.

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E, contraddicendo nientemeno che Giacomo Leopardi, dopo la quiete ecco la tempesta…  Sì, ecco la voce di Valeria Burzi nel suo Revealing Melba - A Heartfelt Tribute To Melba Liston’s Music, omaggio della cantante bolognese all’immensa opera musicale di Melba Liston, trombonista di colore che lavorò come strumentista ed arrangiatrice per gli artisti più famosi dell’era dello swing, attraverso sei decadi a diretto contatto con l'evoluzione della musica afroamericana. La Burzi - come mi ha suggerito ancora una volta la mia voce amica e come io stesso confermo - ha proposto, senza mai togliersi le lenti da cantante, una rilettura per quintetto di alcuni brani della celebre trombonista nero-americana. In questo secondo set del concerto al Jazz Club, la voce della Burzi si è espressa al servizio della musica, cantando dei testi scritti appositamente da lei stessa per i brani della Liston, o fungendo da secondo strumento a fiato, con vocalizzi e accenni di scat. Al suo fianco erano il trombonista Sandro Comini, Marco Rossi al pianoforte, di nuovo Stefano Galassi al contrabbasso (percussivo e groove, stavolta, non crepuscolare…) e Marco Garbin alla batteria. E con la “tempesta” sono apparsi anche gli assoli, per le apoteosi di un Garbin in gran forma nel trovare le battute giuste a far ballare i piedi di chi lo stava ascoltando, e del suadente trombonismo di Comini vecchia conoscenza del Jazz Club Ferrara; più defilati negli assoli, ma non meno efficaci, Rossi al pianoforte e Galassi al contrabbasso.
Ma la star della serata era lei, la Burzi (non scrivo a caso “la” Burzi, né amo scrivere e non lo farò mai “Burzi” punto e basta, né parlando di lei che ho apprezzato durante la serata, né con “la” Raviglia che sarà la voce del prossimo appuntamento di Fresch & Bold, né con “la” Ella Fitzgerald se fosse miracolosamente possibile … perché sono convinto che gli articoli determinativi il, lo, la, i, gli, le, hanno una funzione linguistica che conduce fuori della confusione…)
Voglio citare due brani in particolare che mi hanno colpito: Pow ! e soprattutto Blues for Strayhorn perché ritengo che qui la Burzi si sia superata, dimostrando una malleabilità vocale e una forza espressiva oltre le note, dentro alle emozioni che proprio le note sanno evocare; seducente il suo canto-musica impostato sui vocalizzi che passavano dall’emissione naturale alle sottigliezze della voce impostata, tipo lirica, senza esagitazioni, anzi con un porgere morbido morbido quando necessario; e rinforzante fino all’acuto limpido e tenuto quando necessario.
La performance si è conclusa ovviamente con applausi molto calorosi che, ne sono convinto, hanno commosso e gratificato sia la leader del quintetto, sia i suoi sidemen.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: Valeria Burzi
Al centro in sequanza: la performance del combo Past1trio
Sotto in sequenza: la performance del quintetto di Valeria Burzi
 






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