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Il capolavoro decadentista di Henrik Ibsen in scena nel Teatro Comunale 'Claudio Abbado'

Spettri sul palcoscenico

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 25 Febbraio 2023

20230225_Fe_00_Spettri-HenrikIbsen_AndreaJonasson_phSerenaPeaFERRARA - Spettri di Henrik Ibsen è andato in scena nel Teatro Comunale "Claudio Abbado" per la stagione di prosa. Si tratta di una nuova versione del testo del drammaturgo norvegese adattata da Fausto Paravidino e diretta dal regista lituano Rimas Tuminas: «La verità è la cosa più difficile da rivelare - ha detto il regista nel presentare la sua messa in scena - per cui i "fantasmi" non sono altro che illusioni che le persone costruiscono a partire dalle proprie debolezze: glorifichiamo le nostre paure e lodiamo le effigi dei nostri carnefici. I “fantasmi” sono le menzogne che adottiamo e che trasmettiamo ai nostri figli. E  lo spettacolo che io ho diretto è una storia di liberazione da quei fantasmi che ci inseguono. Le illusioni collassano, così le crudeli verità vengono rivelate e l’immagine della famiglia ideale si frantuma rivelando ciascun membro per l’individuo libero qual è. Per la protagonista Helene Alving donna e madre nel dramma, interpretato da Andrea Jonasson, riconquistare la propria indipendenza attraverso il superamento delle illusioni diventa l’unica strada possibile verso la libertà. Sappiamo che i personaggi femminili di Ibsen hanno qualcosa di sbalorditivo e straordinario, e sono tra i più potenti del mondo teatrale; in Spettri siamo di fronte ad una donna che vede chiaramente, agisce con coraggio, svela menzogne ed è infallibile nel suo giudizio. È capace di sacrificare tutto in nome della verità.»
Padrona della scena - prima e più degli altri - è dunque Andrea Jonasson nei panni di Helene, che con questo spettacolo torna sui palcoscenici italiani dopo oltre dieci anni d'assenza.

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Spettri si svolge in uno spazio onirico, molto nella testa della protagonista Helene, la quale, anni dopo la vicenda di cui Ibsen narra, è visitata dai fantasmi di quella vicenda stessa e continua a riviverla. Ciò che avviene sulla scena è un continuo passaggio tra passato e presente in cui personaggi reali e fantasmi si fondono come in un sogno.
Nei 90 minuti (senza intervallo) della messinscena si mescolano incesto, follia, verità terribili dopo anni di menzogne. L’ambientazione è quella di un’allucinata campagna norvegese, resa grigia e stagnante da una pioggia battente; un luogo in cui il sole e il calore arrivano raramente e sempre troppo tardi.
Secondo la critica più accreditata, quello di Ibsen è un realismo che svela l’ipocrisia della morale borghese, fondata sul perbenismo e sulla religiosità di facciata.
Ecco la trama sostanziale: Helene Alving, ricca vedova, rievoca col Pastore Manders la vera e nefanda personalità del marito, alla memoria del quale sarà dedicato l’asilo che si sta per inaugurare nel paese, sito all'interno di un fiordo. Helene era in gioventù fuggita dal marito corrotto per rifugiarsi tra le braccia del Pastore Manders che amava, ma questi l’aveva respinta. Il figlio di Helene, Osvald Alving ignora le terribili verità del passato, egli è appena tornato al fiordo da Parigi, dove ha scoperto di essere ormai destinato alla follia, causa la sifilide ereditata dal padre quando era ancora feto: la madre che gli aveva sempre nascosto il passato, finalmente gli rivela che egli ha ereditato la malattia dalle dissolutezze del padre. Egli apprende ancora dalla madre che Regine Engstrand, la giovane cameriera della quale è innamorato, altri non è che il frutto di una relazione del padre con la precedente cameriera, quindi Regine è la sorellastra di Osvald.
Il falegname Engstrand, zoppo dalla parte sinistra e patrigno di Regine, vuole aprire una Casa del Marinaio al porto del paese: ma sarebbe un bordello contrabbandato per iniziativa meritoria. Regine Engstrand, dopo aver scoperto di essere la sorellastra del suo innamorato, abbandona Osvald e accetta di andare nel bordello del patrigno. Osvald, fa promettere alla madre Helene, qualora fosse colto da una ulteriore crisi di dolore e follia, di essere proprio lei a somministrargli una dose letale di morfina: questo è il finale, con Osvald che muore e la madre che rimane impietrita dal dolore. Ma la verità è infine svelata in tutta la sua crudezza e crudeltà.
Oltre alla Jonasson erano in scena Gianluca Merolli (Osvald Alving, il più bravo di tutti e quello che ha ricevuto l'applauso più lungo a fine recita), Fabio Sartor (Pastore Manders), Giancarlo Previati (Jakob Engstrand, il più centrato nel ruolo e il più convincente nella recita, assieme a Merolli) ed Eleonora Panizzo (Regine Engstrand).
Regia con tempi molto dilatati che, a nostro parere, hanno penalizzato il pathos anziché arricchirlo di umori e attese... per fortuna che nelle lunghe pause di silenzio degli attori (soprattutto nella prima mezz'ora della performance) c'era l'ottima musica di Faustas Latènas e Giedrius Puskunigis (oltre a incursioni in Bizet, Sibelius e Ruggiero Leoncavallo per l'aria Vesti la giubba cantata benissimo senza voce impostata da un delirante Osvald, alias Gianluca Merolli). Scene e costumi di Adornas Jakovskis.

20230225_Fe_04_Spettri-HenrikIbsen_AndreaJonassonGianlucaMerolli_facebook_phSerenaPea

Pubblico numeroso, plaudente e soddisfatto... Ibsen è sempre Ibsen, un colosso del teatro di parola.
(il servizio si riferisce alla recita di venerdì 24 febbraio 2023)

Crediti fotografici: Serena Pea per Ufficio stampa del Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: Andrea Jonasson (Helene Alving)
Sotto in sequenza: ancora la Jonasson con Fabio Sartor (Pastore Manders)
Al centro: una panoramica di Serena Pea, quasi una metafora della "dilatazione" dei tempi
In fondo: Gianluca Merolli (Osvald Alving) con Andrea Jonasson






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