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L'opera di Vincenzo Bellini ispirata a Giulietta e Romeo era assente dal Teatro Verdi dal 1974 |
Capuleti e Montecchi tornati a Trieste |
servizio di Rossana Poletti |
| Pubblicato il 27 Febbraio 2023 |
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Colpisce vedere il numero di volte in cui I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini sono stati rappresentati nel lirico triestino. Dopo il debutto alla Fenice di Venezia nel 1830, per alcuni anni a seguire l’opera fu allestita a Trieste fino al 1853, poi mai più se si esclude l’unica volta del 1974, che vedeva nel ruolo di Giulietta una giovane Katia Ricciarelli. Nella stagione in cui il teatro propone un omaggio ai temi shakespeariani, dopo l’Otello e il Macbeth di Verdi quest’opera del compositore catanese ci sta, anche se nelle premesse di Felice Romani, che scrisse il libretto, c’era la volontà di discostarsi dalla scrittura del Grande Bardo. La leggenda è quella dell’amore contrastato tra Romeo e Giulietta per le guerre che intercorrono tra le rispettive famiglie veronesi, Montecchi e Capuleti, e della drammatica morte dei due giovani. Le attuali rappresentazioni al Teatro Verdi di Trieste portano in scena l’allestimento della Fondazione Arena di Verona, coprodotto con il Teatro La Fenice di Venezia e la Greek National Opera; il regista Arnaud Bernard racconta di una difficoltà a rappresentare il libretto di Romani, che trova poco convincente. Si è inventato pertanto una chiave di lettura che ritiene possa essere più moderna. Ambienta l’opera in un museo in via di allestimento. Grandi tele vengono spostate da una stanza all’altra in attesa di essere esposte. Il palcoscenico è una grande sala in cui operai e tecnici stanno lavorando, si aggiusta il quadro luci, donne puliscono la sala ed improvvisamente in mezzo a questo andirivieni appare, come fermo immagine cinematografico, una folta schiera di personaggi in costume che racconteranno, animandosi, la storia dei due sfortunati amanti.


Dai quadri, anzi da una tela crepata emerge la fazione dei Capuleti, l’odio del loro capo Capellio, che incitando la guerra contro gli avversari dichiara la volontà di uccidere Romeo, capo dei Montecchi, perché reo di aver ucciso in combattimento il figlio. Questa commistione tra mondo attuale e immagini del passato continuerà per tutto lo spettacolo, non alla ricerca della modernità, come ha affermato il regista, «... cercando piuttosto la leggerezza della recitazione e la trasparenza discreta e nostalgica del sogno e dell’illusione.» Scriveva Vincenzo Bellini nel 1828 «… io mi sono proposto di scrivere pochi spartiti, non più che uno all’anno, ci adopro tutte le forze dell’ingegno, persuaso come sono che gran parte del loro buon successo dipenda dalla scelta di un tema interessante, da accenti caldi di espressione, dal contrasto delle passioni»: una visione squisitamente romantica dell’opera lirica. Eppure ne I Capuleti e i Montecchi dovette fare presto, la commessa gli imponeva di consegnare il lavoro in un mese e Bellini rispettò il contratto. Afferma Enzo Restagno che poté farlo, giovandosi addirittura di un’opera intera, «... quella Zaira che era miseramente naufragata a Parma l’anno precedente...» e facendo «... frequenti incursioni vittoriose in altre opere più remote, fino a quell’ Adelson e Salvini colla quale il giovane Bellini aveva debuttato cinque anni prima sulle scene.»

Ora al debutto triestino il gruppetto dei personaggi giovani, Giulietta, Romeo e Tebaldo è interpretato da altrettanto bravissimi giovani artisti, nell’ordine il soprano Caterina Sala, il mezzosoprano Laura Verrecchia e il tenore Marco Ciaponi, perché Bellini scelse di affidare ad una donna en-travesti la parte dell’innamorato. Chissà perché. Caterina Sala/Giulietta canta “Oh quante volte, oh quante”, aria con la quale si presenta, in modo impeccabile, come altrettanto efficaci sono i suoi duetti con Romeo/ Laura Verrecchia. Altrettanto buona la presenza scenica di Paolo Battaglia che veste i panni del padre di Giulietta, Capellio, sfodera visibilmente l’odio verso i nemici, i Montecchi. Emanuele Cordaro presenta un Lorenzo, medico e religioso pietoso, che inutilmente tenta di evitare la tragedia. Il maestro Enrico Calesso dirige l’Orchestra del Verdi in modo esemplare, così analogamente il maestro del coro Paolo Longo. La sezione maschile è fortemente impegnata sul palco non solo nella parte musicale, ma soprattutto in una rappresentazione scenica delle famiglie in conflitto. (la recensione si riferisce alla recita di venerdì 24 febbraio 2023)

Crediti fotografici: Fabio Parenzan per il Teatro Giuseppe Verdi di Trieste Nella miniatura in alto: il direttore Enrico Calesso Sotto in sequenza: Laura Verrecchia (Romeo); ancora la Verrecchia con Caterina Sala (Giulietta); la sezione maschile del Coro del Teatro Verdi Al centro: foto panoramica di Fabio Parenzan su costumi e allestimento In fondo: saluti finali del cast al pubblico
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Parliamone
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Se l'Idillio diventa arte dei suoni
intervento di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Può succedere: si va serenamente a un concerto di Ferrara Musica stimolati dal celebrato e conosciutissimo Beethoven (Ouverture del "Coriolano" op. 62) e anche per la prova (ennesima) d'appello concessa al sinfonismo di Robert Schumann (Sinfonia n.3 in Mi bemolle maggiore "Renana" op.97) e si esce convinti che il capolavoro d'esecuzione della serata è il brano forse meno eseguito nelle sale da concerto italiane, rispetto agli altri qui citati: quel Siegfried-Idyll che Richard Wagner compose nel 1870 come regalo di compleanno e di ringraziamento per la moglie Cosima Liszt che l'anno precedente aveva dato alla luce Sigfrido, il loro terzo figlio. Ecco l'antefatto: la mattina del 25 dicembre 1870 una piccola orchestra da camera, fatta venire segretamente dal compositore, si dispose sulle scale dell'abitazione dei coniugi Wagner a Tribschen (Svizzera) ed eseguì il pezzo a sorpresa, proprio durante il risveglio di Cosima: il titolo originale privato era infatti "Tribute to Cosima" successivamente e ufficialmente re-intitolato Idillio di Sigfrido,
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Vocale
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Abbascià che bel cantare
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FERRARA - Non succede di frequente d'assistere a un concerto dove le composizioni contemporanee sposano alla perfezione la musica antica, addirittura rinascimentale, al punto che l'esecuzione dell'una o dell'altra non manifesta nessuna cesura, né stilistica né tantomeno trasgressiva: semplicemente si riscontra - nell'esecuzione dei pezzi contemporanei
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Musica al Ridotto stagione 2026/27
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FERRARA - Ferrara Musica ha presentato oggi la imminente stagione dei "Concerti al Ridotto" che si terranno come di consueto nel bellissimo ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado". La rassegna si articola in oltre trenta appuntamenti, che spaziano dalla musica antica ai linguaggi contemporanei. La nuova stagione di "Ferrara Musica al Ridotto"
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Dischi in Redazione
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Valentina Danelon e Cristina Santin convincono
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Certi dischi si sistemano sullo scaffale accanto
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Opera dal Nord-Est
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servizio di Athos Tromboni FREE
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