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L'operetta di Johann Strauss figlio in scena con successo nel Teatro Sociale del capoluogo polesano

Bella la notte a Venezia

servizio di Athos Tromboni

Pubblicato il 13 Dicembre 2023

20231210_Ro_00_UnaNotteAVenezia_AlessandroBrachettiROVIGO - Venezia, nell'immaginario collettivo dell'Ottocento e del secolo scorso, ma anche nei tempi attuali, ha sempre condiviso la sua immagine reale con un'immagine oleografica: quella della città dell'eleganza, delle frivolezze che animano vicoli e calli, delle bellezze architettoniche e artistiche, della fiorente attività commerciale di tessuti e spezie, dell' amore romantico che si spande sulla laguna al chiaro di luna, città degli intrighi e delle trame politiche, ma anche e soprattutto degli intrallazzi amorosi.
Insomma, un'urbe unica dove il fascino che sa catturare le emozioni non si arrende alla morale, ma naviga comodo e splendente nella marea del libertinaggio.
Johann Strauss figlio non poteva sottrarsi a quella immagine oleografica quando accettò di musicare l'operetta Una notte a Venezia che dopo alterne fortune al debutto a Berlino, conobbe a Vienna (un po' rimaneggiata... ma quale autore non rimaneggiò propri lavori che non ottennero successo alla prima esecuzione assoluta? Verdi, Puccini, Wagner, eccetera, scrissero e rimaneggiarono alcune loro partiture) un gradimento di pubblico e critica che tuttora perdura.
La trama di Una notte a Venezia è semplice: ambientata nel Settecento, c'è un ballo in maschera che viene organizzato dal Duca di Urbino proprio a Venezia, per onorare i senatori della Repubblica veneziana. Ma lo scopo del Duca è quello di incontrare Barbara, moglie del senatore Bartolomeo Delacqua, che egli non conosce di persona ma di cui ha sentito parlare come donna bellissima e fascinosa. Il senatore subodora le vere intenzioni del Duca, per cui spedisce Barbara a Murano dalla zia, e si presenta al ballo con la sua cameriera, Ciboletta, facendo credere che sia Barbara. Ma a complicare l'intrigo ci si mette Caramello, il barbiere del senatore, che anziché accompagnare in gondola Barbara dalla zia, la scarica alla festa in maschera organizzata dal Duca.

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Anche la pescivendola Annina, amata da Caramello, venendo a sapere della festa si presenta mascherata spacciandosi per Barbara, così il Duca si trova accanto a tre Barbare mascherate, la qual cosa non lo scompone affatto, perché se le porta in camera (da letto) tutte quante.
Ma c'è il lieto fine, perché tutti perdonano tutte e tutte perdonano tutti, al punto che l'operetta si conclude in letizia e allegria. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.
L'allestimento visto a Rovigo era quello dell'associazione emiliana Fantasia in Re di Stefano Giaroli, direttore in buca a capo dell'Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane e del Coro dell'Opera di Parma. I danzatori (ottimi) erano quelli del Corpo di Ballo Novecento con le coreografie di Salvatore Loritto.
L'adattamento dei dialoghi parlati è opera di Silvia Felisetti (soprano, interprete di Barbara), mentre l'allestimento è nato dalla fantasia e dalla professionalità indubbia del regista Alessandro Brachetti (in scena anche nelle vesti del barbiere Caramello).
I dialoghi parlati, ammodernati con spiritosi richiami all'attualità della cronaca d'oggi, hanno originato una narrazione ironica e comica, attraverso un testo moderno ma non stravolgente né invasivo; l'ironia e il sapore buffo erano affidati soprattutto ai personaggi di Caramello e del pizzaiolo napoletano Pappacoda interpretato dal bravo Marco Falsetti, ma anche il senatore Bartolomeo Delacqua (interpretato da Fulvio Massa) ci ha messo molto del suo per rendere frizzante la recitazione. dimostrando al pubblico di Rovigo tutte le capacità attoriali e canore quale bravo baritono che ha esperienza consolidata dai ruoli cantati nel teatro d'Opera.

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Molto brava vocalmente e teatralmente Silvia Spruzzola, soprano nel ruolo di Annina, e lodevole la prestazione di Elena Rapita che vestiva i panni di Ciboletta. Buona la prestazione di Antonio Colamorea che ha dato vita all'ironia del Duca di Urbino. Nel cast anche il giovane tenore Alessandro Garuti nel ruolo di Enrico Piselli, l'amante vero del personaggio di Barbara.
Molto buona la prestazione dell'orchestra, sotto la bacchetta attenta e precisa di Stefano Giaroli, applauditissimo dal pubblico che gremiva il teatro al suo apparire sul proscenio a fine recita.
Le scene ideate da Artemio Cabassi erano pertinenti alla Venezia oleografica di cui si è detto; le luci essenziali ma molto efficaci hanno fatto il resto per coronare l'ambiente di favola spiritosa che ha connaturato questo allestimento.
Resta da dire dei costumi, anche questi disegnati da Cabassi: siamo di fronte non a un "costumista" ma ad uno stilista che sa il fatto suo in materia di eleganza: dire che i costumi sono bellissimi non è sufficiente. Sono una parte fondamentale nell'opera di seduzione che ha catturato il pubblico del Teatro sociale di Rovigo.
Operetta, esempio di "teatro leggero"? Sì, se vengono traguardati i contenuti drammaturgici. Ma non è detto che il "teatro leggero" (nella cui locuzione vengono compresi anche il musical e la commedia musicale) sia facile da fare. anzi, è impegnativo tanto quanto il teatro musicale per eccellenza, l'Opera lirica. E ha bisogno di essere fatto bene, in maniera non raffazzonata e dozzinale ma professionale, pena il suo confinamento nel ghetto delle cose da dimenticare.
(la recensione si riferisce alla recita di domenica 10 dicembre 2023)

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Sociale di Rovigo
Nella miniatura in alto: il regista Alessandro Brachetti (Caramello)
Sotto, in sequenza: Silvia Felisetti (Barbara); Silvia Spruzzola (Annina); Elena Rapita (Ciboletta); Alessandro Brachetti e Antonio Calamorea (Duca di Urbino); Marco Falsetti (Pappacoda) e Fulvio Massa (senatore Bartolomeo Delacqua); Fulvio Massa e Alessandro Garuti (Enrico Piselli); Alessandro Brachetti e Silvia Felisetti
Al centro: panoramica su scene e costumi
In fondo: il Duca di Urbino contornato dalla tre Barbare mascherate; saluti finali di tutto il cast






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