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Pier Luigi Pizzi firma il nuovo allestimento diretto da Giacomo Sagripanti al Rossini Opera Festival

Un Moïse commovente

servizio di Valentina Anzani

Pubblicato il 07 Agosto 2021

20210807_Ps_00_MoiseEtPharaon_EleonoraBurattoAndrewOwens_phAmatiBacciardiPESARO, 6 agosto 2021 – Prima opera del Rossini Opera Festival 2021 in scena alla Vitrifrigo Arena di Pesaro è stata Moïse et Pharaon. La regia di Pier Luigi Pizzi, tutta sviluppata sui colori del blu, viola e giallo a toni solidi, è al solito - per i canoni estetici del Maestro - ridotta all’essenziale di linee e blocchi rettangolari che di volta in volta sono gradinate, spalti, rive di fiume, mura, porte. La messa in scena è statica ai limiti dell’immobilità, per quanto questo rifletta quella difficoltà esperita fin dalla prima messa in scena dell’opera a rendere con macchine sceniche adeguate le piaghe d’Egitto e gli eventi sovrannaturali che portano con sé (l’arbusto in fiamme, l’eruzione vulcanica).
In questo caso Pizzi demanda alle proiezioni gran parte delle caratterizzazioni d’ambiente. In alcuni momenti l’espediente è efficacissimo, come in quello del mare su cui appaiono sagomati in controluce gli interpreti, mentre altre soluzioni sono poco riuscite, come ad esempio l’apparizione dell’arco luminoso oppure delle fiamme, entrambi fuori fuoco e poco credibili: questo uso malriuscito di tecnologia d’avanguardia come i maxi schermi a led viene percepito come un anacronismo tecnologico - come potrebbero risultare gli effetti speciali di film di mezzo secolo fa a coloro cui è nota anche la realtà virtuale - e lascia un po’ straniti.
D’alta parte la resa musicale è sopraffina. Giacomo Sagripanti dirige con eleganza e garbo, esaltando lo stile declamatorio che permea gran parte della scrittura musicale di questa partitura rossinana speciale e intrisa in più punti di un gusto esotico, con i suoi cori trionfali grandiosi e solenni, le bellissime sezioni a cappella e il cosiddetto “Va pensiero del Moïse”, eseguito in un crescendo gentilissimo e struggente, sia da parte del Coro del Teatro Ventidio Basso sia da quella dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
Moïse è un’opera dalle molte voci maschili (e gravi) che si avvicendano sul palcoscenico: qui i grandi nomi di Roberto Tagliavini, Andrew Owens, Erwin Schrott caratterizzano con accuratezza i rispettivi personaggi Moïse, Aménophis e Pharaon. Completano il comparto maschile del cast Alexey Tatarintsev (Éliézer), Matteo Roma (Aufide) e Nicolò Donini, il quale come sacerdote Osiride e voce “misteriosa” fuori campo è ieratico e solido, soprattutto nei gravi, che risuonano pieni e vividi.

20210807_Ps_01_MoiseEtPharaon_RobertoTagliavini_phAmatiBacciardi 20210807_Ps_02_MoiseEtPharaon_VasilisaBerzhanskaya_phAmatiBacciardi

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Sul fronte femminile, Vasilisa Berzhamskaya, soprano dall’emissione emissione potente, con un vibrato naturale e ricco, con le sue agilità naturalissime e sostenute e gli acuti pieni ha dato magnificamente voce alla sovrana d’Egitto Sinaïde.
L’altra grande figura femminile, innamorata del figlio del faraone, ma da questi divisa dalla lealtà verso il suo popolo ebraico, Eleonora Buratto è un’Anaï pienamente convincente. Nei panni della madre di questa, Marie, Monica Bacelli piace.
Molto piacevoli anche gli intermezzi danzati, soprattutto il pas de deux dei due solisti Maria Celeste Losa e Gioacchino Starace, coreografati da Gheorghe Iancu e tutti costruiti sull’imitazione e l’esasperazione delle pose plastiche dei profili netti con arti piegati ad angoli retti degli affreschi geroglifici egizi.
In chiusura, è stato commovente il riferimento finale all’Olocausto, delicato ma efficace suggerito dai costumi e dal ricongiungimento delle famiglie dopo le separazioni tra lager maschili e femminili, a rievocare la vittoria del popolo ebraico contro un nemico che li voleva sterminati. Durante l’anteprima, a cui si è assistito, in sala era presente anche la Senatrice Liliana Segre.

Crediti fotografici: Studio Amati Bacciardi per il Rossini Opera Festival di Pesaro
Nella miniatura in alto: Eleonora Buratto e Andrew Owens splendidi Anaï  e Aménophis
Al centro in sequenza: Roberto Tagliavini (Moïse), Vasilisa Berzhamskaya (Sinaïde), i ballerini Maria Celeste Losa e Gioacchino Starace, Eleonora Buratto (Anaï)
Sotto: due belle panoramiche di Amati Bacciardi sull’allestimento pesarese






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