|
|
Archivio giornale www.gliamicidellamusica.net
|
|
Al Goldoni l'opera più tormentata di Giuseppe Verdi in un allestimento originale e coinvolgente |
Macbeth da manuale |
servizio di Simone Tomei |
| Pubblicato il 23 Febbraio 2026 |
LIVORNO - Vi sono opere che il tempo non consuma, ma affina. Il Macbeth di Giuseppe Verdi è tra queste: ogni nuova produzione che ne rimetta in scena la sostanza drammatica sembra interrogarlo da capo, come se il dramma non avesse ancora esaurito ciò che ha da dire su di noi, sul potere, sull’oscura geometria del destino. E quando un’esecuzione riesce a restituire questa profondità senza tradirla, accade qualcosa di raro: il teatro torna a essere quello che dovrebbe sempre essere, ovvero il luogo in cui la finzione rivela più verità della realtà. È accaduto al Teatro Goldoni di Livorno il 20 febbraio 2026, con il ritorno del Macbeth verdiano su questi palcoscenici dopo oltre trent’anni di assenza: un evento atteso, che ha saputo trasformarsi in qualcosa di più e di meglio di quanto l’attesa stessa lasciasse presagire. La nuova produzione frutto di una coproduzione di un consorzio di teatri dell’Italia centro-settentrionale, con il Goldoni tra i soggetti promotori, ha offerto una serata di alto profilo artistico capace di coniugare rigore intellettuale, qualità musicale e compattezza interpretativa in una misura non comune. Prima di addentrarsi nell’analisi dello spettacolo vale la pena soffermarsi sull’opera in sé, perché il Macbeth non è un titolo che si lascia avvicinare senza qualche preparazione interiore. Verdi lo compose nel 1847 a trentaquattro anni, in un momento in cui la sua fama era già solida e le commissioni abbondavano; eppure qualcosa in quest’opera tradisce un’inquietudine che va oltre la normale ambizione creativa. Il libretto di Francesco Maria Piave, riveduto e ampliato in alcuni passaggi cruciali da Andrea Maffei, uomo di lettere e raffinato traduttore di Shakespeare, offriva al compositore di Busseto un materiale di straordinaria densità drammatica, e Verdi ne fu consapevole fin dal primo momento: «... il soggetto è preso da una delle più grandi tragedie che vanta il teatro - scrisse, dichiarando di voler fare - della musica attaccata il più che poteva alla parola?: non una formula retorica, ma una vera dichiarazione di metodo, quasi un manifesto estetico formulato in anticipo.



Il Macbeth segna una frattura netta nel percorso del primo Verdi. La scrittura si concentra, si irrigidisce in senso nobile, si libera di ogni residuo di convenzione melodrammatica per farsi strumento di indagine psicologica. Non è più il melodramma a guidare il dramma: è il dramma a plasmare la musica, a dettarle i tempi, i silenzi, le tensioni interiori. La parola acquista un peso strutturale che nelle opere precedenti non aveva ancora raggiunto con questa coerenza, e i personaggi, Macbeth e la sua Lady soprattutto, sfuggono alla tipologia dell’eroe e dell’eroina romantici per diventare qualcosa di più inquietante: creature della volontà pura, prigioniere della propria stessa ambizione, incapaci di sostare nel momento cruciale in cui il desiderio si è fatto azione e l’azione ha generato colpa irreversibile. Eppure, nonostante questa grandezza che oggi ci appare evidente, il Macbeth conobbe una storia tormentata. Circolò nei teatri italiani ed europei negli anni immediatamente successivi alla prima fiorentina della Pergola, il 14 marzo 1847, preceduta da un lavoro preparatorio di intensità leggendaria, con oltre cento prove alla presenza dell’autore, ma faticò a imporsi stabilmente nel repertorio. Fu necessario attendere il 1952 e la memorabile inaugurazione scaligera con Maria Callas, diretta da Victor De Sabata, con la regia di Luchino Visconti, perché il mondo intero ne riconoscesse la statura di capolavoro assoluto. Da allora il titolo non è più uscito dal canone verdiano; ma ogni allestimento che lo affronta porta con sé il peso di quella tradizione e la necessità di misurarsi con essa senza esserne schiacciato. A Livorno l’attesa è stata lunga. Il ricordo più recente risaliva al 1994 alla Gran Guardia; al Goldoni l’unico precedente era l’edizione del 1980 firmata dall’indimenticato Antonio Bacchelli. Oltre trent’anni di silenzio splendidamente ripagati. Nella rappresentazione della corrente stagione, la regia di Fabio Ceresa non si limita a proporre una lettura coerente del dramma: costruisce un vero e proprio sistema filosofico che governa l’intero impianto dello spettacolo con rigore inusuale e consequenzialità ammirevole. Il presupposto interpretativo è radicale, e va enunciato con chiarezza per comprendere tutto ciò che ne deriva: la vicenda non è il frutto di una deriva morale individuale, né della seduzione esercitata da forze oscure sull’animo di un uomo altrimenti virtuoso. È piuttosto l’attuazione di una Legge che precede e ingloba l’azione umana in ogni sua manifestazione. Il male non irrompe come accidente, né come tentazione esterna; esso è iscritto nell’ordine stesso del cosmo e le streghe non ne sono le agenti ma la struttura vivente.
  
In questa prospettiva, la tragedia non racconta una caduta ma rivela progressivamente una necessità: non c’è momento in cui Macbeth avrebbe potuto scegliere diversamente, perché la scelta era già stata fatta da una volontà che non è la sua. L’eco della Moira greca è evidente e Ceresa non la dissimula: l’idea di un universo governato da un codice invisibile ma implacabile che i mortali eseguono senza mai realmente comprendere, attraversa lo spettacolo come un filo tensivo sotterraneo. Ciò che stupisce è la coerenza con cui questa premessa concettuale si traduce in ogni singola scelta visiva e drammaturgica, senza che nulla appaia arbitrario o decorativo. Lo spazio scenico ideato da Tiziano Santi traduce visivamente questa architettura metafisica con soluzioni di notevole eleganza intellettuale. Non si tratta semplicemente di una divisione tra primo piano e fondo scena, ma di una vera distinzione ontologica tra due piani dell’essere: il proscenio appartiene alla dimensione fenomenica, alla concretezza delle azioni e alle illusioni di libertà che i personaggi coltivano; il fondo scena è invece il luogo della prefigurazione e del compimento, uno spazio che allude tanto al non-ancora quanto al non-più, alla soglia tra ciò che è stato e ciò che non è ancora accaduto. A connettere questi livelli, una successione di cornici concentriche (quadrati che si incastrano e si restringono verso la profondità del palco) disegna una prospettiva che non promette apertura, ma inglobamento. È una fuga prospettica rovesciata: lo sguardo è attratto verso un centro che non libera ma trattiene, non spalanca ma comprime. Ciò che colpisce con maggiore forza, tuttavia, è la scelta di rifiutare recisamente qualsiasi estetica dell’oscurità compiaciuta. Dove ci si potrebbero aspettare nebbie simboliste, penombre allucinatorie, atmosfere tardo-romantiche di derivazione gotica, lo scenografo sceglie invece la chiarezza geometrica, quasi severa, che affida all’ordine formale il compito di generare inquietudine. La precisione delle linee, la simmetria delle strutture, la calibratura quasi matematica delle proporzioni producono un effetto perturbante proprio perché sottratto al caos visivo: è una metafisica che non si affida al mistero dell’indistinto, ma alla lucidità gelida dell’architettura.


In questo universo così costruito, le streghe assumono una funzione centrale e del tutto ridefinita rispetto alla tradizione. Non sono creature mostruose né residui folkloristici di un Medioevo superstizioso; non sono deformi, non sono grottesche, non evocano né il ridicolo né il terrore primordiale. Sono figure ieratiche di una compostezza quasi sacerdotale, custodi di un ordine che non giudica ma si limita a compiersi. La loro quasi totale immobilità non è passività, ma dichiarazione di potere assoluto: non hanno bisogno di agire perché tutto accade già secondo il codice che incarnano. Più che agenti del destino, ne sono la struttura stessa ed è proprio questa sottrazione all’azione che le rende più inquietanti di qualsiasi apparizione mostruosa. Le coreografie di Mattia Agatiello, affidate all’ensemble della Fattoria Vittadini, amplificano questa dimensione con intelligenza e coerenza. I movimenti sono rigorosamente scanditi, costruiti su traiettorie lineari e ripetizioni quasi meccaniche: i corpi non sembrano mossi da volontà individuali, ma da un principio regolatore esterno, come ingranaggi perfettamente calibrati di una macchina cosmica. La danza non è ornamento né intermezzo: è struttura dinamica del pensiero registico, dispositivo espressivo pienamente integrato nella visione complessiva. I costumi di Giuseppe Palella concorrono con efficacia a questa sospensione temporale, evocando un Medioevo immaginario e stratificato in cui suggestioni crociate e influssi orientali convivono in una sintesi stilistica che non appartiene a nessuna cronologia definita. Fogge solenni, dettagli preziosi, una ricchezza che non è ostentazione ma segnale di un tempo archetipico, mitico, capace di contenere tutte le epoche senza coincidere con nessuna. È un guardaroba da tragedia universale, non da dramma storico. Fondamentale, infine, il contributo delle luci di Cristian Zucaro che non si limitano a illuminare ma costruiscono senso in modo sistematico. Le alternanze tra notturni profondi e improvvise verticalità luminose disegnano un ritmo visivo che dialoga strettamente con la partitura, quasi una partitura parallela scritta con il fascio di luce invece che con le note. In certi momenti la luce cade dall’alto con tagli netti e implacabili, isolando i personaggi come sotto un giudizio che non si pronuncia ma pesa; in altri si diffonde con apparente uniformità, suggerendo una normalità destinata presto a incrinarsi. È un disegno luminoso che accompagna, commenta e intensifica la dimensione metafisica dell’intero allestimento con discrezione e maestria. Così concepita, questa regia non impone una lettura univoca e non offre risposte consolatorie: sollecita piuttosto una domanda che rimane aperta al termine della serata e che è forse la domanda più antica del teatro tragico. Se tutto è già iscritto in un ordine superiore, quale spazio resta alla responsabilità individuale? La tensione tra necessità e libertà, tra Legge e coscienza, tra il destino che si compie e la scelta che resiste, rimane deliberatamente irrisolta ed è proprio questa irresolutezza a rendere l’esito teatrale tanto perturbante quanto fertilmente aperto al pensiero. Sul versante interpretativo, la serata ha potuto contare su un cast di grande solidità, capace di sostenere con piena consapevolezza le esigenze di una partitura che non perdona mediocrità né approssimazione. Franco Vassallo ha dato vita a un protagonista di notevole complessità, scolpendo la parabola di Macbeth attraverso un fraseggio incisivo e una linea di canto sempre salda nell’intonazione. La voce compatta, ben proiettata, omogenea nei registri ha reso con efficacia convincente tanto la brama di potere nella sua fase ascendente quanto la corrosione interiore progressiva che conduce alla dissoluzione finale, passando per le zone di incertezza e terrore che sono tra le più originali nell’intera produzione verdiana. La presenza scenica è risultata istrionica senza eccessi, governata da un’intelligenza stilistica che ha evitato sia la tentazione del gigionismo che quella di un’eroicità fuori registro. Accanto a lui Roberto Scandiuzzi ha conferito a Banco una statura morale di rara imponenza. Il timbro scuro e nobile, l’emissione ampia e controllata, la parola scolpita con una cura quasi cesellata hanno restituito con piena efficacia il peso specifico del personaggio: non una figura secondaria, ma il contraltare etico di Macbeth, il punto di riferimento morale che la sua eliminazione fisica non riesce a cancellare dalla scena drammatica. Il legato è stato esemplare, gli accenti suadenti e profondi, la presenza scenica discreta eppure capace di dominare ogni momento in cui il personaggio era in campo. Di altissimo livello l’interpretazione di Marily Santoro nel ruolo che, più di ogni altro, definisce la grandezza del Macbeth verdiano: la Lady. Ha costruito una traiettoria interpretativa di rara coerenza drammaturgica, delineando una figura dapprima ferrea e dominatrice - presenza che schiaccia, che manipola, che governa ogni impulso esitante del marito con fredda determinazione - per poi trasformarla progressivamente, atto dopo atto, in un’ombra sempre più svuotata di sé stessa, fino alla dissoluzione finale della scena del sonnambulismo. L’intonazione è rimasta impeccabile lungo tutto l’arco della serata anche nelle zone più insidiose e nei pianissimi più esposti, governati con un controllo tecnico non comune; ogni parola ha dominato il rigo musicale con intelligenza e con quel carisma specifico che è degli interpreti capaci di fare del canto una forma di pensiero. Persino i sussurri hanno assunto un valore espressivo pregnante, rivelando la natura subdola e manipolatrice del personaggio shakespeariano con mezzi che trascendevano la semplice emissione vocale. Le tre arie sono state affrontate con eccellenza tecnica e tensione drammatica costante; la scena del sonnambulismo, in particolare, ha concentrato in pochi minuti un’intensità emotiva di quelle che si ricordano a lungo. Nel ruolo di Macduff, Matteo Falcier ha offerto una vocalità nitida dal colore cristallino, sostenuta da un’eccellente musicalità naturale e da un fraseggio partecipe che ha conferito rilievo emotivo e dignità al personaggio, non sempre facile da rendere tridimensionale in questa partitura. Francesco Pittari ha delineato un Malcolm autorevole con voce sonora e squillante ben proiettata. Erica Cortese ha contribuito con un timbro luminoso e una musicalità sicura nel ruolo della Dama di Lady Macbeth, integrandosi con eleganza nel tessuto drammatico. Alin Anca, nel doppio ruolo del Medico e del Domestico ha mostrato un bel timbro di basso e una presenza scenica composta ed efficace. Una menzione particolare meritano i giovani Ludovico Ulivelli e Sofia Ristori, solisti del Coro di Voci Bianche “G. Bonamici” di Pisa, che hanno affrontato con precisione, sicurezza e cura nell’emissione i loro brevi ma significativi interventi fuori scena. Sul versante musicale, la direzione del M° Giuseppe Finzi alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ha rappresentato uno dei vertici assoluti della serata, e forse l’elemento che più di ogni altro ha garantito all’intera produzione la sua coerenza e la sua forza complessiva. Finzi è direttore di solida esperienza internazionale e questa esperienza si è avvertita in ogni momento della serata, non come esibizione di autorità, ma come sostanza di una lettura meditata e matura. La partitura è apparsa costantemente sorvegliata in ogni suo dettaglio: il colore orchestrale era cristallino, trasparente, capace di far emergere voci interne e sfumature timbriche che non di rado restano sepolte sotto la superficie di esecuzioni più approssimative. Le scelte agogiche sono risultate sempre pertinenti alla tensione drammatica del momento, mai meccaniche né di maniera; l’incedere teatrale ha assunto un profilo dinamico e funzionale all’azione, con un senso del ritmo narrativo che ha garantito a ciascun atto una propria precisa identità espressiva nei timbri, nelle intenzioni, nel respiro complessivo. Il gesto direttoriale ha accompagnato i cantanti con continuità e intelligenza, senza mai sovrastarli né lasciarli isolati, costruendo con loro un dialogo autentico in cui la buca orchestrale non è parsa mai estranea a ciò che accadeva sul palco. Ne è emerso un Verdi autentico: e autentico qui significa lontano da ogni routine esecutiva, da ogni automatismo stilistico, da quella sorta di inerzia interpretativa che spesso si impadronisce anche delle compagini migliori quando affrontano un titolo frequentato. Ha rivitalizzato la partitura con idee coerenti e di gusto, sempre misurate e stilisticamente fondate, restituendo al Macbeth quella densità espressiva che è la sua ragione d’essere. Di rilievo pari, e non scontato, la prova del Coro Lirico di Modena, preparato con cura evidente dal M° Giovanni Farina. Il coro si è distinto per compattezza, amalgama e solidità lungo l’intera opera, senza cedimenti nelle sezioni di maggiore impegno. Ma il momento che ha concentrato in sé tutta la qualità del lavoro corale è stato "Patria oppressa", all’apertura del quarto atto: un autentico cammeo di partecipazione espressiva intensa e controllata, cesellato con equilibrio dinamico e padronanza del suono, capace di condensare in pochi minuti l’essenza più tragica e civile dell’intero dramma.

Nel suo complesso questa produzione livornese ha saputo coniugare pensiero scenico e verità musicale in una misura che non è affatto scontata e che anzi rappresenta l’eccezione felice nel panorama di un teatro d’opera spesso costretto a mediare tra ambizioni e limitazioni. Non una semplice ripresa di repertorio, dunque, né un omaggio rituale a un titolo del canone: ma un’interpretazione capace di interrogare il dramma nella sua dimensione più profonda e più attuale, quella in cui potere, destino e responsabilità si intrecciano in un nodo che nessuna risposta definitiva riesce a sciogliere. Il teatro, quando funziona davvero, lascia il pubblico con una domanda non con una risposta. Questo Macbeth livornese ci ha lasciati con molte domande. È il segno migliore che una rappresentazione d’opera possa offrire. Il plauso di un pubblico poco numeroso ha incorniciato il successo indiscusso della serata. (La recensione si riferisce alla recita di venerdì 20 febbraio 2026)
Crediti fotografici: Virginia Goirovich per il Teatro Goldoni di Livorno Nella minatura in alto: il baritono Franco Vassallo (Macbeth) Sotto, in sequenza: panoramiche sullo spazio scenico ideato da Tiziano Santi Al centro: Marily Santoro (Lady Macbeth) con Franco Vassallo e con Roberto Scandiuzzi (Banco) In fondo: altre suggestive scene negli scatti di Virginia Goirovich
|
< Torna indietro
|
Parliamone
|
Ecco una Tosca classica
intervento di Simone Tomei FREE
GENOVA - C’è una Tosca che nasce dalla tradizione ma rifiuta di restare confinata in una dimensione museale, scegliendo piuttosto di interrogare il presente attraverso gli strumenti del passato. È in questo spazio intermedio che colloco l’allestimento approdato al Teatro Carlo Felice di Genova, proveniente dal Teatro dell’Opera di Roma: una ricostruzione filologica solo in apparenza, che ambisce invece a restituire vitalità contemporanea a un impianto storico. L’origine romana dell’allestimento non è un dettaglio accessorio, ma un elemento strutturale: il lavoro dei laboratori capitolini, che circa un decennio fa hanno ricostruito scene e costumi sulla base dei materiali originali di Adolf Hohenstein, si traduce in un dispositivo visivo di notevole coerenza stilistica. Scenografie dipinte, architetture prospettiche, cura minuziosa dei dettagli restituiscono il teatro all’italiana nella sua forma più riconoscibile
...prosegui la lettura
|
|
|
|
Opera dal Centro-Nord
|
Un Ballo per due
servizi di Nicola Barsanti e Simone Tomei FREE
FIRENZE - (servizio di Nicola Barsanti) - Con il nuovo allestimento di Un ballo in maschera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino affida a Valentina Carrasco una lettura che abbandona ogni riferimento alla corte svedese e trasporta l’intera vicenda negli Stati Uniti d'America degli anni Sessanta, intrecciando la figura di Riccardo con quella di
...prosegui la lettura
|
|
|
Classica
|
Jordan-Lisiecki accoppiata di valore
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Nord-Ovest
|
Macbeth convince Genova
servizio di Nicola Barsanti FREE
GENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui), continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
...prosegui la lettura
|
|
|
Pagina Aperta
|
Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
...prosegui la lettura
|
|
|
Eventi
|
Fatale è il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE
TORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
...prosegui la lettura
|
|
|
Eventi
|
Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Nord-Est
|
Romeo e Giulietta ieri e oggi
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. C’è un balcone a Verona sotto il quale i visitatori fanno la fila. Vi si recano per vedere il famoso luogo da cui Giulietta Capuleti dichiarava il suo amore a Romeo Montecchi. Si entra da via Cappello in un cortile dove un balconcino di epoca gotica fa bella mostra di sé sulla facciata di un palazzetto trecentesco.
...prosegui la lettura
|
|
|
Echi dal Territorio
|
La Nona per un novantennale
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che Zubin Mehta scelga di celebrare il proprio novantesimo compleanno sul podio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’istituzione con la quale ha costruito un legame artistico e umano lungo oltre sessant’anni. La Sala Grande, gremita in ogni ordine di posti, accoglie il Maestro
...prosegui la lettura
|
|
|
Echi dal Territorio
|
Il mandolino nella storia della musica
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Centro-Nord
|
La Turandot della prima volta
servizio di Nicola Barsanti FREE
LUCCA - Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della prima rappresentazione di Turandot, il Teatro del Giglio, luogo profondamente legato alla memoria di Giacomo Puccini, nato a Lucca , rende omaggio a uno dei titoli più amati e complessi del repertorio pucciniano. La scelta di presentare proprio Turandot assume un valore che va oltre
...prosegui la lettura
|
|
|
Classica
|
Rachmaninov e Sostakovič, sì però...
servizio di Simone Tomei FREE
GENOVA - Due partiture nate dalla frattura, due risposte alla crisi che hanno segnato, ciascuna a suo modo, il corso della musica del Novecento. Il programma proposto dal Teatro Carlo Felice nella serata del 24 aprile 2026 affida al M° Samuel Lee, giovane bacchetta sudcoreana impostasi all'attenzione internazionale con la vittoria alla Malko
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Centro-Nord
|
Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dall Estero
|
Così fan tutte negli anni '30
servizio di Ramón Jacques FREE
CHICAGO (USA) - Civic Opera House. Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti K.588, opera buffa in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, con libretto di Lorenzo Da Ponte, che debuttò nel gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, è tornata sul palcoscenico della Lyric Opera of Chicago otto anni dopo le sue ultime rappresentazioni qui nella stagione
...prosegui la lettura
|
|
|
Dischi in Redazione
|
Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei FREE
Robert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte (Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026) C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Nord-Est
|
Ingenua Butterfly ma Pinkerton...
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Una Madama Butterfly pasqualina quella andata in scena al Teatro Verdi di Trieste e che concluderà le sue repliche il prossimo 12 aprile. L’opera di Giacomo Puccini, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, basato sull’omonimo dramma di David Belasco è stata riproposta nell’allestimento della
...prosegui la lettura
|
|
|
Classica
|
Mozart e Beethoven per un bel concerto
servizio di Nicola Barsanti FREE
PECCIOLI (PI) – Nella suggestiva cornice della Galleria dei Giganti si conclude, in prossimità della Pasqua, il ciclo di tre concerti organizzato dalla Fondazione Peccioli insieme al Comune, con il sostegno di Belvedere S.p.A., affidato all’Orchestra Regionale della Toscana. Un percorso pensato con intelligenza, che trova proprio in quest’ultimo
...prosegui la lettura
|
|
|
Eventi
|
Nuova Stagione e commozione per Zurletti
redatto da Athos Tromboni FREE
SPOLETO - Il Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto aveva annunciato da appena due giorni la nuova Stagione lirica quando è arrivata la notizia della scomparsa di Michelangelo Zurletti, venuto a mancare il 29 marzo 2026 all'età di 89 anni. Figura centrale nella storia recente dello Sperimentale, Michelangelo Zurletti ha guidato l’Istituzione
...prosegui la lettura
|
|
|
Echi dal Territorio
|
Il Duo Metropolis nel salotto di Mozart e Beethoven
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - Il Circolo di Cultura Musicale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” è sempre caratterizzato da un ricco calendario di eventi come oramai avviene da diversi anni, alcuni già realizzati altri da concretizzarsi tra il 2025-2026 quali, oltre la consueta attività concertistica, varie iniziative connesse alle conferenze e i pomeriggi musicali nella
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Nord-Est
|
Falstaff rivive in Marco Filippo Romano
servizio di Simone Tomei FREE
VERONA - Esiste un tipo di perfezione che si riconosce solo a posteriori, quando ci si accorge che non avrebbe potuto essere altrimenti. Il Falstaff verdiano appartiene a questa specie rara: opera nata quasi per gioco, confessava il compositore in una lettera del dicembre 1890, e tuttavia così necessaria da sembrare l’unico approdo possibile di
...prosegui la lettura
|
|
|
Classica
|
L'indiscreto fascino dell'antico
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Il pianista Carlo Bergamasco si dedica di preferenza al repertorio del Novecento e alla musica pianistica contemporanea. Per come lo conosciamo e per quanto l'abbiamo seguito nei suoi numerosi concerti tenuti nella città estense, le sue scelte vengono motivate oltre che dalle attitudini personali, anche dalla volontà di una funzione
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Centro-Nord
|
Elisir d'amore disarticolato
servizio di Simone Tomei FREE
PISA - Il Teatro Verdi chiude la stagione lirica 2025/2026 con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti. Ci sono opere che nascono in fretta, quasi controvoglia, eppure restano. L’Elisir d’amore appartiene a questa famiglia paradossale: composto da Donizetti in poco più di due settimane nel 1832, su un libretto che Felice Romani ricavò altrettanto
...prosegui la lettura
|
|
|
Operetta and Musical
|
Il rock sconfigge la distopia
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Che cos'è la distopia? È l'esatto contrario dell'utopia: se quest'ultima rappresenta il modello di vita ideale che potrebbe rendere libera e felice la vita di uomini e donne, la distopia invece narra di una straniante realtà immaginaria del futuro; un futuro prevedibile sulla base di tendenze del presente, percepite come altamente
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Centro-Nord
|
C'è un Castello dove la Voix humaine...
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE – Ci sono accostamenti che rivelano più di quanto promettano. Il dittico che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha portato in scena non è semplicemente una scelta di repertorio felice: è una tesi interpretativa, quasi un saggio scenico sul tema dell’impossibilità del dialogo tra un uomo e una donna. Béla Bartók e Francis Poulenc si
...prosegui la lettura
|
|
|
Opera dal Nord-Ovest
|
Un campiello veneziano a Genova
servizio di Simone Tomei FREE
GENOVA - Ci sono opere che il repertorio ha trattato con una certa ingratitudine, relegate in quella zona grigia tra il raramente eseguito e il mai del tutto dimenticato. Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari appartiene a questa categoria e ogni sua ripresa diventa perciò un’occasione preziosa: per rimisurare la qualità di una partitura che non ha
...prosegui la lettura
|
|
|
Echi dal Territorio
|
Uto Ughi fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - Dopo il clamoroso successo di Angelo Branduardi, ancora un atteso concerto domenica 15 marzo 2026 nell’ambito della stagione di Ferrara Musica del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, con il primo dei tre “Family Concert” alle ore 17,00 anziché le consuete 20,30, ove Uto Ughi, figura leggendaria del violinismo internazionale,
...prosegui la lettura
|
|
|
|
Questo sito supporta PayPal per le transazioni con carte di credito.
Gli Amici della Musica giornale on-line dell'Uncalm
Via San Giacomo 15 - 44122 Ferrara (Italy)
direttore Athos Tromboni - webmaster byST
contatti: redazione@gliamicidellamusica.it - cell. +39 347 4456462
Il giornale è iscritto al ROC (Legge 249/1997) al numero 2310
|
|