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Pubblicato il 17 Febbraio 2026
Al via la stagione di concerti che si terrā alla Scuola di Musica Moderna (Amf) e al Jazz Club Ferrara
Tutte le direzioni riparte
servizio di Francesco Franchella
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FERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento. Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna di Ferrara–Amf (via Darsena 67) e il Jazz Club Ferrara (Torrione San Giovanni di via Porta Mare-Rampari di Belfiore) a ospitare i prossimi concerti della stagione "Tutte le Direzioni in Winter & Springtime 2026". La nuova rassegna è stata presentata ieri da Massimo Cavalleretti e Alessandro Mistri (rispettivamente presidente e direttore artistico del Gruppo dei 10) insieme a Ellade Bandini, Francesco Bettini (direttore artistico Jazz Club Ferrara) e Roberto Formignani (presidente Scuola di Musica Moderna-Amf). La stagione, in effetti, era già iniziata il 24 gennaio scorso con il concerto di Sandro Comini & Co. dedicato al grande Lucio Dalla, tenutosi al Torrione San Giovanni.
PROGRAMMA
Il prossimo evento della rassegna – primo alla Scuola di Musica Moderna di via Darsena – si terrà venerdì 20 febbraio e avrà come protagonista uno dei più grandi chitarristi italiani contemporanei, Sandro Gibellini. Definito da Claudio Sessa (Corriere della Sera) “sessantottenne chitarrista di nobile raffinatezza”, appartenente “alla generazione che nei tardi anni Settanta fece fare un memorabile salto di qualità al jazz italiano”, Gibellini presenterà il progetto Chorinhos, che ha iniziato a prendere forma nel 2019, unendo il jazz al “Choro”, genere popolare brasiliano. Con lui, suoneranno Guido Bombardieri (clarinetto), Fausto Beccalossi (fisarmonica), Andrea Candeloro (pianoforte), Roberto Piccolo (basso), Massimo Caracca (batteria). Durante uno o due pezzi interverrà anche la cantante Silvia Donati.

Mercoledì 11 marzo, invece, ci si sposta al Torrione San Giovanni per un evento organizzato in collaborazione con il Jazz Club Ferrara, che ospiterà il Kevin Hays Trio feat. Thomas Morgan & Jeff Ballard: un concerto che riunisce un’autentica all-stars musicale, in cui ritroviamo in qualità di direttore musicale e band leader Kevin Hays, pluripremiato pianista e compositore statunitense con alle spalle una carriera costellata di collaborazioni eccellenti. Il risultato è un piano trio dal consumato interplay, in cui la brillantezza solistica e la ricercatezza armonica di Hays è coronata da un supporto ritmico di rara sensibilità. Il repertorio, oltre che brani originali scaturiti dalla penna del leader (non tutti sanno che il nostro è anche un ispirato cantautore) propone una raffinata rilettura di alcuni noti jazz standards.
Si torna all’Amf di via Darsena venerdì 20 marzo per l’appuntamento successivo, che vedrà la presenza in formazione dei fratelli Pieranunzi, Enrico Pieranunzi (pianoforte) e Gabriele Pieranunzi (violino), insieme a Gabriele Mirabassi (clarinetto). Il terzetto condurrà un vero e proprio omaggio a uno dei più grandi musicisti del secolo scorso, George Gershwin, nell’ambito di una Serata Gershwin. Un evento che – come spiegano i musicisti – “intende rendere omaggio con trascrizioni e arrangiamenti originali a un musicista geniale che fu songwriter dalla vena inesauribile, pianista brillantissimo, compositore di fervida immaginazione. Ma che fu, soprattutto, portatore di una visione straordinariamente profetica al cui centro si trovava quell’accostamento jazz/classica di cui, con lucida consapevolezza, egli era convinto assertore”. “Se ci sono idee e feeling”, egli ebbe modo di scrivere, “tutto è possibile in musica”.

L’ultimo appuntamento all’Amf di via Darsena si terrà venerdì 24 aprile con il Jazz Time – Special Show di Lorenzo Conte (contrabbasso), Jed Levi (sax), Dado Moroni (pianoforte) e Paolo Pellegatti (batteria). Come suggerisce il titolo, sarà un vero e proprio viaggio nel jazz contemporaneo tra groove, lirismo e interplay, grazie a un quartetto che unisce esperienza, energia e una forte identità di band. Jazz Time è un live dinamico, elegante e comunicativo, pensato per club, festival e rassegne: repertorio che attraversa standard rivisitati e brani originali, con spazio all’improvvisazione e al dialogo costante tra i musicisti.
Quindi, giovedì 30 aprile, ci si trasferirà nuovamente al Jazz Club Ferrara (Torrione San Giovanni), per la presentazione di Elliade. Vita epica di un batterista, volume edito da Arcana Edizioni (2026) sulla vita del grande batterista ferrarese Ellade Bandini. Per l’occasione, Bandini sarà accompagnato da Joe La Viola (sax tenore) e Nick Mazzucconi (basso elettrico). Al termine del concerto e della presentazione del libro verranno consegnati i premi ‘Emanuele Rossi’, due borse di studio per giovani musicisti, una delle quali finanziata dal Gruppo dei 10.
INFO E PRENOTAZIONI
I concerti all’Amf – Scuola di Musica Moderna inizieranno alle ore 21,30. Per chi rimarrà dopo il concerto, ci sarà un brindisi offerto in un piccolo momento conviviale (all’Amf quindi non si cenerà prima). Per prenotare, tel. 0532 464661 (chiamare da lunedì a giovedì, dalle ore 15:00 alle 18:00). I concerti al Jazz Club inizieranno alle ore 21,30, con la possibilità di cenare prima al Torrione (infoline e prenotazione cena: +39 331 4323840).
Crediti fotografici: Ufficio stampa Gruppo dei 10 Nella miniatura in alto: il chitarrista Sandro Gibellini Sotto, da sinistra: Francesco Bettini, Roberto Formignani, Massimo Cavalleretti, Alessandro Mistri, Ellade Bandini
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Pubblicato il 02 Febbraio 2026
Successo per l'Aperitivo filosofico-musicale a San Lazzaro di Savena promosso dal MEI
Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā
servizio di Francesca De Giovanni
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SAN LAZZARO DI SAVENA (BO) - Sold out dal mattino. Sala gremita. Energia viva. Pensiero in movimento. L’aperitivo filosofico-musicale andato in scena sabato sera al Campus dei Campioni, nell’ambito delle attività della Scuola dei Concetti, si è aperto con un dato simbolico prima ancora che numerico: evento sold out già dal mattino, come già detto, con una sala pensata per 100 persone che ne ha accolte circa 160. Ma il dato più significativo non è stato tanto la quantità delle presenze, quanto la qualità della partecipazione. Un’energia alta, densa, presente, non dispersa. Un pubblico che non si è limitato ad assistere, ma che ha abitato lo spazio, rendendolo vivo. L’apertura della serata è stata affidata a Massimo Di Menna, padrone di casa e ideatore del Campus dei Campioni, che da subito ha chiarito il tono dell’incontro: non un semplice evento, ma un luogo di incontro; non una rassegna, ma una comunità temporanea. Un’introduzione capace di tenere insieme visione, accoglienza e concretezza. A seguire, il discorso fatto ai presenti ha approfondito il senso e il ruolo della neonata Scuola dei Concetti, esplicitando con lucidità la direzione del progetto: creare uno spazio in cui musica e filosofia non siano affiancate, ma messe in relazione. Non linguaggi separati, ma forme diverse dello stesso gesto umano: dare senso all’esperienza. La serata è poi entrata nel vivo attraverso la musica, con un percorso artistico costruito con cura e coerenza. La presentazione della serata era affidata a Milena Ingolia.
   
  
Era presente alla serata anche Giordano Sangiorgi, patron del MEI di Faenza. Sul palco si sono alternati:
• Robbè
• Amos Amorati e i Magenta #9
• Leandro Pallozzi e i Vecchi Draghi
• Gianmarco Basta
• Fratelli & Margherita
Nel set di Leandro Pallozzi ha cantato il giovanissimo rapper Riccardo Zotti, dimostratosi un vero talento La serata ha offerto cinque mondi musicali differenti, ma un’unica atmosfera. Artisti non in competizione, ma in dialogo. Non performance isolate, ma trame di senso che si sono intrecciate nel corso della serata. La qualità che ha attraversato tutte le esibizioni non è stata solo tecnica, ma profondamente relazionale: collaborazione, rispetto, ascolto reciproco, presenza autentica. La musica non come esibizione dell’ego, ma come atto condiviso. A rendere l’esperienza ancora più densa di significato è stato il buffet curato da Cucine Popolari. Un gesto semplice e potente, che ha aggiunto una dimensione concreta di solidarietà all’evento. Perché se la filosofia aiuta a pensare, è la solidarietà che permette di sentire: di riconoscere nell’altro il valore di ciò che si fa, di trasformare un evento culturale in un’esperienza umana. La risposta del pubblico è stata sorprendente e profonda. Non automatica, non passiva, non distratta. Ma partecipativa, consapevole, festosa. Le persone hanno ascoltato, cantato, pensato, interagito, condiviso. Non come spettatori, ma come presenze vive. Si è così creata una condizione rara: un luogo in cui la festa non ha cancellato il pensiero e il pensiero non ha spento la festa. La serata ha mostrato qualcosa di semplice e insieme radicale: che è ancora possibile creare spazi in cui la cultura non è consumo, la musica non è competizione, la filosofia non è astrazione, e le persone non sono pubblico, ma comunità temporanea di senso. Attraverso questo evento, la Scuola dei Concetti ha reso visibile la propria identità profonda: non una scuola che trasmette contenuti, ma uno spazio che genera esperienze; non un luogo che insegna risposte, ma un contesto che attiva domande.


Non è stata solo una serata riuscita. È stata una dichiarazione di visione. Un modello possibile. Un seme culturale. E forse è proprio questo il segno più potente: non ciò che è accaduto sul palco, ma ciò che è accaduto tra le persone. (La recensione si riferisce al concerto di sabato 31 gennaio 2026)
Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm Nella miniatura in alto: Massimo Di Menna, ideatore e gestore del Campus dei Campioni Al centro, in sequenza: Robbè, Amos Amorati, Leandro Pallozzi, Riccardo Zotto, Gianmarco Basta, Margherita dei Fratelli & Margherita, la presentatrice Milena Ingoglia e ancora Massimo Di Menna Sotto, in sequenza: altri momenti della serata dell'Aperitivo filosofico-musicale organizzato dalla Scuola dei Concetti con la promozione del MEI di Faenza
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Pubblicato il 06 Ottobre 2025
Il Torrione San Giovanni ha accolto la nuova stagione registrando una buona partecipazione di pubblico
Ferrara in Jazz primo week-end
servizio di Athos Tromboni
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FERRARA - Il 3 ottobre scorso il Jazz Club Ferrara ha dato avvio alla prima parte dei concerti della nuova stagione "Ferrara in Jazz" che si svolgerà ogni fine settimana (il venerdì, il sabato e la domenica) fino al 21 dicembre 2025. L'appuntamento d'apertura, nel Torrione San Giovanni, ha visto in pedana il sassofonista Piero Bittolo Bon con Alessandro Lanzoni all'organo elettronico e Max Sorrentini alla batteria: Slap&Fold era il titolo del concerto. Dopo i saluti al pubblico da parte del presidente del Jazz Club, Federico D'Anneo, è intervenuta Rossella Di Lauro in rappresentanza del Liceo Artistico e Musicale "Nervi-Severini” di Ravenna che ha fatto una breve presentazione della mostra in parete al Torrione San Giovanni intitolata I Fuoriclasse. La prof.ssa Di Lauro ha detto che l'idea è nata dalla volontà di individuare ed analizzare le peculiarità degli studenti diversamente abili e muovere alla ricerca delle loro personali espressività, dando voce e spazio soprattutto alla naturale istintività creativa: «... All’interno di questo contenitore comunicativo emergono spiccate identità che, oltre alla didattica strutturata, guidate dai docenti in maniera interdisciplinare, denotano caratteristiche intuitive che danno vita ad una propria identità personale. Analizzando le sensibilità dei singoli alunni si tenta di dar voce al loro universo intimo e personale. Tenendo presente il deficit, questa modalità quasi pedagogica, fa emergere la parte intima espressiva ed emotiva inespressa dei ragazzi.» È poi intervenuta Cleonice Dondi, presente con un banchetto a fondo sala, in rappresentanza dell'associazione "Mediterranea" impegnata in una raccolta fondi per aiuti umanitari alla popolazione stremata di Gaza.
IL CONCERTO DI VENERDÌ 3 OTTOBRE Dopo i saluti e gli interventi citati, spazio alla musica: «... il titolo Slap&Fold del concerto - ha fatto sapere Bittolo Bon - è molto più di un nome curioso: è una dichiarazione d’intenti. Prende in prestito il gesto del panettiere che piega e sbatte l’impasto per dargli forza, elasticità e vita. Così la nostra musica: lavora il suono, lo plasma, lo strattona e lo ricompone, fino a dargli una consistenza nuova, sorprendente, viva.» E in effetti il suono del trio è risultato denso, eclettico, pieno di curve inattese, originato da un’idea di creatività collettiva, dove composizione e improvvisazione si nutrivano a vicenda, e dove ogni brano era un organismo in trasformazione. Jazz, funky, noise, scrittura contemporanea, derive elettroniche, ironia e gioco: tutto si mescolava in un flusso sonoro senza etichette.

I brani eseguiti, tutti di Bittolo Bon, o almeno la traccia sulla quale inventare l'improvvisazione da parte sua e dei suoi sidemen, erano questi: The opposite of a lemon, 5 cents, Victory gin, Tricotillomania, Flamingo, Shishi no tsugaru, Stretch & Fold; e come fuori programma a grande richiesta Turnaround. Alcune considerazioni: grande piacere d'ascolto per chi frequenta e ama il genere bebop e la musica colta contemporanea. Veramente stimolanti tutti i pezzi. E veramente creativi tutti gli esecutori, sia quando eseguivano in assolo, sia nei momenti d'assieme. E proprio nei momenti d'assieme diventava di prassi "adeguarsi" alla traccia sonora del sax alto impugnato da Bittolo Bon; senza etichette, quella musica, d'accordo, ma il suono del sax, a volte trascinante, a volte adagiato sul tessuto dell'organo di Lanzoni o sul drumming di Sorrentini, non poteva non richiamare alla memoria l'estetica dei padri del jazz libero da schemi mainstream: padri come Charlie Parker, Ornette Coleman e Anthony Braxton, per non parlare dei cosiddetti "compositori contemporanei dell'alea" quali John Cage e Bruno Maderna. Nel merito dei partner di Bittolo Bon e dei loro momenti in assolo, molto suggestiva ci è parsa la scansione jazzata delle performance di Lanzoni: l'organo - nella digitazione - era trattato a volte come un pianoforte, ma il suono che usciva era saturo e pieno e mai "in staccato", ricco di armoniche e di legati come solo l'organo sa esprimere. Eccellente e stimolante il drumming di Sorrentini, in alternanza - a seconda dei pezzi - fra le fasi del buon batterista accompagnatore e quelle del percussionista creativo. L'effetto d'insieme, pur fra gli "strattoni" e le "ricomposizioni" evocate da Bittolo Bon, mostrava una propria coerenza con la musica jazz e dava dimostrazione pratica di quanto sia possibile - contravvenendo ogni categoria estetica - combinare l'estro con il rigore.
IL CONCERTO DI SABATO 4 OTTOBRE Guinga feat. Debora Dienstman con Guinga (chitarra e voce) e Debora Dienstman (voce). Presentato in locandina come «... un incontro musicale intimo e intenso tra due artisti di grande sensibilità. Guinga, maestro della musica brasiliana, è celebre per il suo stile inconfondibile: una fusione raffinata di samba, choro, jazz, musica classica e popolare, con armonie complesse e melodie struggenti. Le sue canzoni, spesso ironiche e poetiche, sono piccoli gioielli che raccontano storie con profondità e grazia. Accanto a lui, la cantante Debora Dienstman, artista versatile e profonda, capace di passare con naturalezza tra i mondi della musica popolare e colta. La sua voce si intreccia con quella di Guinga in un dialogo intimo, dando vita a un concerto originale, dove ogni brano è un racconto emotivo, ogni arrangiamento una sorpresa. Un’esperienza musicale che tocca corde profonde, sospesa tra lirismo, tecnica e passione.» Allettante la presentazione, ma il vostro cronista qui non era presente per impegni giornalistici altrove.
IL CONCERTO DI DOMENICA 5 OTTOBRE
Strabocchevole partecipazione di pubblico per l'annunciato concerto della Frescobaldi Big Band che ha chiuso la prima tre-giorni della nuova stagione di Ferrara in Jazz.. “¡Adelante, Corazón!” era il titolo della serata, incentrata sulle ballate jazz della Liberation Music Orchestra e sulle canzoni di Mercedes Sosa. La big band è una formazione composta da oltre 15 elementi, scelti fra gli allievi dei corsi jazz del Conservatorio "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara, affiancati da solisti prestigiosi, tutti stimati docenti dello stesso Conservatorio. Sotto la direzione del maestro Roberto Manuzzi il largo organico orchestrale propone ogni anno al Torrione un repertorio ad hoc, a dimostrazione dell’alto livello tecnico e dell’affiatamento degli studenti del Dipartimento Jazz. La locandina precisava i ruoli: Roberto Manuzzi, direzione e arrangiamenti; Marta Raviglia, voce (affiancata da tre allieve del suo corso di canto: Silvia Fiume, Elisa Giovanditti, Isabella Privitera); poi Massimo Mondaini (corno francese); Stefano Melloni (sax soprano e tenore); Daniele Santimone (chitarra); Fabrizio Puglisi (pianoforte); Pasquale Morgante (pianoforte); Stefano Senni (contrabbasso); Guido Querci (percussioni); Alessandro Paternesi (batteria). A loro si sono uniti nella big band i giovani studenti del Dipartimento Jazz del Conservatorio Frescobaldi.


Questo concerto è stato un doppio tributo: a Mercedes Sosa, indimenticata interprete di alcune delle più celebri canzoni sudamericane; e alle composizioni della celebre Liberation Music Orchestra, iconico ensemble guidato da Charlie Haden a fine anni '60 del Novecento. «Questo album fu concepito diversi anni fa - ha scritto Charlie Haden nel libretto che accompagna il disco 33 giri editato dalla Impulse nel 1969 - quando per la prima volta udii le canzoni e le musiche della Guerra civile spagnola. Nel 1936 e 1937 uomini e donne di 57 nazioni andarono in Spagna come volontari per difendere la libertà della Repubblica spagnola contro i falangisti di Francisco Franco ... La musica di questo album è dedicata alla creazione di un mondo migliore: un mondo senza guerre e stermini, senza razzismo, senza povertà né spogliazione dei diritti ... Noi speriamo di vedere all'orizzonte una nuova società per il progresso dei popoli.» Un connotato fortemente ideale, dunque, quello che ha ispirato il concerto di domenica scorsa al Torrione. A onor del vero aggiungiamo che le ballate della Liberation Music Orchestra sono state riarrangiate da Manuzzi che - lavorando su poche battute dei brani originali e sviluppando un discorso nuovo - ha creato musica in parte scritta e in parte eseguita con l' improvvisazione degli strumentisti in pedana. Così le canzoni di Mercedes Sosa hanno mantenuto sostanzialmente l'impianto melodico di base, ma hanno viaggiato su ritmi a volte in sintonia a volte in distonia con l'originale. Il concerto si è aperto con il brano forse più celebre della Liberation Music Orchestra, Los Cuatros Generales, integrato dal frasi prese dal discorso di Martin Luther King "I have a dream" appassionatamente declamato da Marta Raviglia; da mettere in evidenza poi il ricco assolo di Stefano Senni al contrabbasso. Il repertorio della Sosa è stato introdotto da Isabella Privitera con la canzone Razon de vivir e nel corso della serata è stato integrato da altre canzoni quali Duerme negrito e Solo le pido (voce di Silvia Fiume), Alfonsina y el mar (voce di Elisa Giovanditti), Razon de vivir (voce di Isabella Privitera); alla docente Marta Raviglia è toccata poi l'impegnativa performance vocale (parliamo appositamente di 'performance' e non di 'canzone') che in scaletta era indicata come M. Mengelberg ma in realtà nella trascrizione di Fabrizio Puglisi (salito sul podio al posto di Manuzzi) ha assunto i caratteri di brano del tutto nuovo, affidato alla band e soprattutto al virtuosismo della Raviglia. Le voci, a volte soliste a volte nella formula 1 voce più coro di 3 voci, si sono poi unite in coro per il trascinante Not in my name (brano originale scritto da Manuzzi), all'altrettanto trascinante Song of the united front e all'ancor più trascinante Kalasnjikov (brano di Goran Bregovic) fatto precedere da alcune battute svisate sull'incipit di Bella ciao. Il Kalasnjikov di Bregovic è stato poi bissato a grande richiesta, con il pubblico che non avendo trovato posto a sedere in sala si è scatenato a fondo sala in un ballo di gruppo pieno d'energia. Dopo il concerto della Frescobaldi Big Band si è aperta la jam session con il Zenit Trio in pedana (Paolo Mancini al trombone, Gabriele Olivieri al pianoforte e Leonardo Puglisi alla batteria).

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm Nella miniatura in alto: il sassofonista Piero Bittolo Bon Sotto: il trio con Bittolo Bon al sax, Alessandro Lanzoni all'organo elettronico, Max Sorrentini alla batteria Nella miniatura al centro: il chitarrista e compositore Guinga Nella miniatura sotto: il compositore e pianista Fabrizio Puglisi Al centro, da sinistra: Marta Raviglia con Silvia Fiume; Roberto Manuzzi sul podio; le 4 voci del concerto, Marta Raviglia, Silvia fiume, Elisa Giovanditti e Osabella Privitera In fondo: panoramica sulla Frescobaldi Big Band e sulle vocaliste dell'ensemble
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La musica di Roberto Manuzzi
intervento di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Una piccola antologia di significative composizioni a-jazz, il lancio di un crowdfunding per favorire la produzione d'un prossimo compact-disc del gruppo Ars Antiqua World Jazz Ensemble, una coinvolgente prima esecuzione assoluta d'una sonata per flauto e pianoforte: questo il succo del concerto "Paesaggi sonori - La musica di Roberto Manuzzi" che si è svolto nella Sala Stefano Tassinari dell'Associazione Musicisti di Ferrara (Scuola di Musica Moderna) di via Darsena, ieri pomeriggio. Pubblico strabocchevole, tanto che dentro la Sala Tassinari molti spettatori hanno trovato posto a sedere... solo sul pavimento. Ma si sa, i frequentatori della musica jazz (e anche quelli della musica a-jazz) non hanno problemi ad accovacciarsi ovunque sia possibile, l'importante è essere presenti al concerto, condividere le pulsioni che la musica,
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