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L'opera ingiustamente dimenticata di Samuel Barber voluta e diretta da Gianandrea Noseda

Vanessa ripresa a Washington

servizio di Ramón Jacques

Pubblicato il 21 Febbraio 2025

20250221_00_Washington_Vanessa_GianandreaNoseda_phScottSuchman WASHINGTON D.C. USA,  Keneddy Center Concert Hall - La produzione operistica del prolifico compositore americano Samuel Barber (1910-1981) risulta essere limitata a tre titoli, tra cui spicca Vanessa, opera in tre atti (originariamente quattro), opus 32, su libretto in lingua inglese di Gian Carlo Menotti (1911-2007), compositore, librettista e regista italoamericano, autore a sua volta di venticinque opere.
Vanessa fu composta tra il 1956 e il 1958 e la sua prima mondiale avvenne il 15 gennaio 1958 al Metropolitan Opera di New York, sotto la direzione musicale di Dimitri Mitropolous, con la regia di Menotti e un cast che comprendeva il soprano Eleanor Steber nel ruolo del titolo, il mezzosoprano Rosalind Elias in quello di Erika, il contralto Regina Resnik in quello della baronessa, il tenore Nicolai Gedda in quello di Anatol e il baritono Giorgio Tozzi in quello del vecchio medico.
Pur presentando una trama avvincente e una brillante orchestrazione che ne fa una vera e propria opera americana di grande spessore (e il Premio Pulitzer conferito a Samuel Barber per questa composizione), l’opera è stata inspiegabilmente dimenticata nel corso della sua storia, soprattutto negli Stati Uniti (dove la produzione dei compositori americani è generalmente apprezzata). Non essendo mai riuscita ad affermarsi in repertorio, le possibilità di assistere a una sua rappresentazione scenica risultano molto limitate.
Anche la storia delle riprese successive alla prima rappresentazione è limitata, sebbene siano state effettuate alcune riprese sul palcoscenico della première. Il debutto europeo è avvenuto nel 1958, al Festival di Salisburgo. Oltre ad alcune notevoli produzioni dell’Opera Theatre of St Louis nel 1988, si ricordano la coproduzione realizzata tra Washington e la Dallas Opera nel 1995, e le recite più memorabili nelle quali Kiri Te Kanawa interpretava il ruolo principale all’Opéra de Monte-Carlo nel 2001 e sui palcoscenici del Washington National Opera e della Los Angeles Opera nel 2004, che segnarono il ritiro del soprano dalle scene.
Vanessa è stata recentemente rappresentata al Glyndebourne Festival in Inghilterra nel 2018 e allo Spoleto Festival nella citta di Charlotte, Carolina del Sud (fondato da Gian Carlo Menotti) nel 2023, dove era già stata rappresentata nel 1978 sotto la direzione dello stesso Menotti. L’annuncio della programmazione dell’opera nel 2025, in versione da concerto, con la Washington Symphony Orchestra, ha suscitato grande interesse tra gli appassionati, tra cui l’autore di questa recensione, che non avevano mai avuto modo di assistere a questo titolo che unisce il libretto drammatico di Menotti, ambientato in un castello di un paese del Nord Europa nel 1905, alla scrittura musicale classica di SamuelBarber, ricca di melodie nello stile degli anni ’50, e che ricorda le colonne sonore dei film di Hitchcock.
La trama di Vanessa narra la storia di tre generazioni di donne le cui vite sono state profondamente segnate dall’arrivo di un misterioso straniero; Vanessa, abbandonata vent’anni prima dal suo amante Anatol, vive isolata nella sua villa con la madre e la nipote Erika. La sua storia esplora la ricerca del desiderio e dell’amore eterno mentre le passioni si infiammano e i segreti vengono rivelati, e la musica si carica di intensità, trasmettendo sentimenti di desiderio, rimpianto e persino speranza. È doveroso ricordare che meno di ventiquattro ore prima del primo dei due concerti eseguiti dall’orchestra (la presente recensione si riferisce alla seconda esecuzione), si è verificato un tragico incidente aereo sul fiume Potomac, a pochi chilometri dal Kennedy Center, sede della sala concerti dell’orchestra. In omaggio a questo tragico evento, l’orchestra ha eseguito una commovente versione dell’ Adagio per archi, l’opera più celebre di Samuel Barber, indubbiamente un brano classico emblematico del XX secolo.

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In considerazione della prevista distribuzione commerciale e digitale delle registrazioni dei concerti, si è inizialmente optato per un cast interamente statunitense di cantanti di fama. Tuttavia, a pochi giorni dall’inizio delle registrazioni, si sono verificati dei forfait: Sondra Ravanovsky si è ritirata dal progetto, venendo sostituita dal soprano Nicole Heaston, già interprete del ruolo di Vanessa al Festival di Spoleto del 2023. Inoltre, Matthew Polenzani, che aveva interpretato il ruolo nella prima rappresentazione, si è dovuto ritirare alla seconda, venendo sostituito all’ultimo momento dal tenore Ganson Salmon. Quest’ultimo ha offerto un’interpretazione degna di Anatol, il giovane che seduce sia Vanessa che Erika, considerando che è arrivato in sala poche ore prima e soprattutto la sua presenza è servita affinché la rappresentazione non venisse annullata per mancanza di un tenore che conoscesse il ruolo  Nicole Heaston ha mostrato una voce sana e di medio peso, ed è stata più efficace nel registro più acuto che nei gravi, mostrando poca chiarezza di dizione, oltre ad essere vocalmente soverchiata dalla fitta orchestrazione, con un'interpretazione che in termini generali sembrava priva del delirio e dell'ossessione che definiscono il personaggio, sebbene si potessero ascoltare alcune arie note, generalmente eseguite in recital come: «Do not Utter a Word" e la più drammatica «Why most the Great sorrows come".
La rappresentazione in forma di concerto comporta inevitabilmente dei compromessi rispetto all’opera originale: il palcoscenico vuoto e gli abiti da concerto non hanno consentito di ricreare pienamente l’atmosfera gotica di Vanessa, la cui storia si presta indubbiamente a una resa scenica completa.
Il ruolo di Erika, cantato da J'Nai Bridges, sembra mettere in ombra quello della protagonista e, nonostante il mezzosoprano inizialmente abbia avuto difficoltà con la proiezione e il peso della sua voce, la sua interpretazione è cresciuta di intensità nel corso del concerto e la sua performance vocale ha acquisito spessore, drammaticità e intensità man mano che il suo personaggio si avvicinava allo sfortunato destino. Erano anche presenti due interpreti illustri ed esperti: il baritono Thomas Hampson, che ha interpretato il Vecchio dottore con chiarezza, buona proiezione, voce robusta e variegata dai colori baritonali, risultando anche divertente e spassoso nella parte del suo personaggio alcolizzato, oltre che emozionante in “Under the willlow tree” che evocava i suoi flirt passati; e il mezzosoprano Susan Graham, che ha interpretato il ruolo della Vecchia contessa, madre di Vanessa, con una performance notevole e una padronanza della parte cantata e della recitazione in inglese, caratterizzata da intenzione in ogni parola e nella attuazione scenica.
A completare il cast con i loro positivi contributi vocali c'erano il baritono Jonathan Bryan nel ruolo del Maggiordomo e il baritono Samuel Weiser in quello del Valletto.
Il Coro da Concerto dell'Università del Maryland ha dato un ottimo contributo nelle parti ad esso assegnate sotto la direzione di Jason Max Ferdinand. Questo coro è un partner abituale dell’ensemble musicale nelle opere che ne richiedono la presenza. 

20250221_02_Washington_Vanessa_Panoramica_phScottSuchman

Gianandrea Noseda, direttore musicale dell'orchestra della capitale degli Stati Uniti il cui contratto è stato prorogato per qualche altra stagione, ideatore e promotore del recupero di Vanessa, considera quest’opera un titolo di rilievo nel panorama del teatro musicale. Alla guida della National Symphony Orchestra, ha proposto una lettura a tratti frenetica, caratterizzata da tempi accelerati e da una maggiore densità musicale, a scapito, talvolta, della resa vocale. Nonostante lo stile di direzione, a tratti istrionico e gestualmente accentuato, Noseda è riuscito in genere a valorizzare la brillantezza della partitura, come nel prezioso preludio al secondo atto. La partitura, ricca di sfumature, offre un’ampia varietà espressiva, spaziando dalla passione alla nostalgia, dalla calma a un certo terrore, per giungere al quintetto finale, punto culminante della serata. Si tratta indubbiamente di un’opera meritevole che può essere apprezzata e che deve uscire da quel limbo in cui è rimasta relegata per troppo tempo.
(La recensione si riferisce alla serata di sabato 1 febbraio 2025)

Crediti fotografici: Scott Suchman per il Keneddy Center, Concert Hall, di Washington (Usa)
Nella miniatura in alto: il direttore Gianandrea Noseda
Sotto: alcuni momenti dell'opera Vanessa in concerto a Washington






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