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Pubblicato il 31 Marzo 2026
I Concerti in Biblioteca del Circolo di Cultura Musicale Orchestra a Plettro ''Gino Neri''
Il Duo Metropolis nel salotto di Mozart e Beethoven
servizio di Edoardo Farina
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FERRARA - Il Circolo di Cultura Musicale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” è sempre caratterizzato da un ricco calendario di eventi come oramai avviene da diversi anni, alcuni già realizzati altri da concretizzarsi tra il 2025-2026 quali, oltre la consueta attività concertistica, varie iniziative connesse alle conferenze e i pomeriggi musicali nella giornata del sabato presentati presso la sede di Via Darsena 57, riservati prevalentemente ai soci anche se l’accesso è comunque libero a chiunque voglia assistere. Nel salotto di Mozart e Beethoven – Dialoghi per violino e pianoforte, ha avuto come protagonista Pierclaudio Fei e Annarita Altavilla, dal sold out il 28 marzo per il piacevole loro nuovo repertorio correlato al Classicismo viennese nelle note del Duo Metropolis, che non avendo nulla a che fare con il film futurista del 1927 di Fritz Lang, sono riusciti a portarci in un’epoca mondana e salottiera dove il tema dell’intrattenimento conviviale e cameristico è emerso nelle sue forme eloquenti di massimo splendore e brillantezza. Pierclaudio Fei nato a Firenze nel 1966, diplomatosi in Violino nel 1988 con Massimo Nesi presso il Conservatorio di Ferrara, ha successivamente conseguito il Diploma in Viola nel 1996 studiando con Julie Shepherd al Conservatorio di Perugia e, sotto la guida di Alessio Barsotti, il Diploma in Trombone nel 1998 al Conservatorio di Livorno. Trasferitosi dal 2012 a Ferrara e Direttore della medesima orchestra a plettro (alternandosi a Francesco Zamorani) ha spostato nella città rinascimentale gran parte della sua attività dando vita dal 2020 al progetto Accadde in Italia, una ricerca che nell’ambito storico dall’anno Mille al Settecento esplora origine ed evoluzione degli strumenti ad arco approcciando Ribeca, Viella, Viola da Braccio e Violino Barocco e Classico ove l’interesse per le loro rispettive possibilità tecniche ed espressive ha dato luce a numerosi brani originali.

Annarita Altavilla nata a Bari nel 1996, ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di cinque anni privatamente per poi proseguire gli studi presso il Conservatorio della sua città dal 2009 sotto la guida di Damiana Sallustio diplomandosi nel 2018 e laureandosi nel Biennio di Pianoforte a indirizzo didattico nel 2022 con il massimo dei voti. Nel 2021 ha concluso, presso l’Università di Ferrara, gli studi per il conseguimento del Corso di perfezionamento in “Musica e Musicoterapia in Neurologia”, mentre dal 2024 insegna presso la scuola secondaria di I grado, Istituto Comprensivo Don Chendi di Tresigallo. Vincitrice di numerosi concorsi internazionali classificandosi il Primo Premio assoluto, parallelamente al conservatorio e docenza, continua a sviluppare e ad approfondire lo studio dello strumento seguendo le lezioni di Roberto Cappello nelle Masterclass di Pianoforte nel 2017 a Gallipoli e nel 2019 ad Alba. Sotto forma di tre quadri didascalici, l’apertura di programma è stata affidata alla Sonata in Mi minore n.4 K304 di Mozart scritta a Parigi nel 1778 nei soli Allegro e Tempo di Minuetto poco dopo la morte della madre Anna Maria Pertl, generando, come riportato nelle suggestioni di ascolto chiaramente narrate dalla presentatrice Ester Brina, “L’intimo Dolore“ - in una musica interiore, un modo di elaborare il sentimento già nel primo tempo attraverso la sofferenza del distacco e nel secondo il languore del ricordo ove c’è la luce della speranza, esprimendo un momento assai difficile della vita del genio di Salisburgo. Si tratta di un capolavoro, per il linguaggio efficace in una struttura di classica perfezione ove l'introduzione propone il tema esposto dai due strumenti all'unisono con fare mesto e triste chiudendosi con brevi incisi dal tono perentorio che ne sanciscono l'ineluttabilità. Il tema dal carattere fortemente espressivo viene esposto diventando di coinvolgente malinconia mentre il fortepiano per cui la pagina è originariamente concepita, sull'ultima lunga nota del violino ne accenna gli ulteriori sviluppi. Insieme ad altre cinque sonate, la K304 fu subito pubblicata dal noto editore parigino Sieber, presentando una struttura quanto mai semplice e lineare in una rassegnata malinconia, dove non mancano screziature contrappuntistiche con alcune accentuazioni drammatiche. Risalta poi in tutta la sua purezza melodica una frase musicale piena di fantasticheria romantica. Il tono elegiaco del minuetto - il motivo fondamentale si ripete tre volte - anticipa l'affettuosa intimità del canto tipicamente dal carattere schubertiano, secondo una valutazione che trova concordi gli studiosi della musica di Mozart. “La corte perfetta” – il racconto di una giornata in una sfarzosa dimora settecentesca ne è la metafora del primo tempo, una corsa tra i prati di un giardino all’italiana per giungere al secondo in un canto del corteggio galante sino al terzo del ballo a corte, descritta ancora da Mozart nella Sonata in Fa Maggiore no.7 K376 nell’Allegro, Andante, Rondò - Allegretto grazioso, composta a Vienna tra l’aprile e il luglio del 1781, anno per lui molto importante. Il suo Idomeneo viene eseguito a Monaco il 29 gennaio con trionfale successo ma di lì a poco Hieronymus von Colloredo, Principe-Arcivescovo di Salisburgo, noto soprattutto in quanto fu protettore e suo subordinato nominandolo al posto retribuito di organista di corte nel 1779 e membro della Massoneria, a causa del loro rapporto compromesso da forti incomprensioni, portò a considerarlo un semplice servitore culminando con la rottura definitiva proprio nel 1781, ordinandogli di partire per la capitale austriaca. Vienna un po' alla volta sarà conquistata da Mozart, che si presenta come pianista e compositore attirando su di sé le attenzioni dell'aristocrazia e l'interesse particolare del conte Gottfried van Swieten. È quest'ultimo che in un certo senso orienta il musicista verso un contatto più diretto con la musica barocca e i risultati si vedono in vari lavori scritti ancora fra il 1781 e il 1782. Il periodo viennese è fra i più intensi e nell'insieme le sonate scritte in questi anni possono considerarsi non solo tra le sue più belle, ma tra le più significative di tutto il repertorio violinistico, per l'equilibrio raggiunto tra i due strumenti, essenza musicale e virtuosismo, felicemente compenetrati con eccezionale fantasia. Infatti, il maestro salisburghese, appena giunto, sentì il bisogno di imporsi al raffinato pubblico e lo fece da par suo, in una maniera brillante e ingegnosa. La Sonata K. 376 qui eseguita si raccomanda in primo luogo per la bellezza delle sue idee, aprendosi con un delizioso Allegro; il primo tema viene proposto dal pianoforte nella parte iniziale e dal violino nella seguente con una diversa caratterizzazione creata prevalentemente dalle note ribattute. Il secondo tema, in Do maggiore, si distacca per il maggior interesse contrappuntistico iniziale ma subito ritrova una limpida e felice leggerezza. Una breve zona di sviluppo, che si serve di due elementi della prima idea, il gruppetto e le note ribattute, porta alla ripresa regolare alla quale segue una breve coda, sempre tematica. L'Andante centrale è una pagina incantevole in Si bemolle maggiore: in un fluire di linee e di intarsi, tra fioriture e trilli, la melodia cresce con estrema spontaneità dai due strumenti in assoluta armonia. Il finale è nella tonalità di imposto, molto ricco e articolato dallo spirito giocoso e raffinata raffinatezza compositiva, è di una esuberante freschezza, come del resto appaiono tutte le altre - (secondo le ricerche storico documentali del critico Renato Chiesa). “Il sogno della vita” - in una musica reale e impalpabile, toccante ma sfuggente che tenta di riportare nella realtà la magia di un’enfasi. Dal primo tempo (Allegro), sognare la più bella delle melodie e al risveglio volerla ricantare ed elaborare all’infinito per passare al secondo tempo (Adagio molto espressivo), nel poetico confronto tra intensità e rarefazione, tra volere tirare fuori la propria passione o farla solo intuire. Terzo tempo (Scherzo - Allegro molto), un accenno di idea, il tempo di esporla per poi passare subito a un'altra. Infine, il quarto tempo (Rondò – Allegro molto) nel disincanto assoluto, il sapere che la bellezza è effimera e passeggera e per questo da vivere nel presente. Tutto ciò in analogie narrate e descritte in sala per meglio comprendere la “chiusura di sipario” con un’ultima sonata ma di Ludwig van Beethoven, la no. 5 op.24 in Fa maggiore La Primavera, la prima fornita di quattro tempi delle dieci per violino e pianoforte. Dedicata al conte Moritz von Fries, fu scritta tra il 1800 e l’anno successivo, pubblicata insieme alla Sonata in La minore op.23.

Come per altre pubblicazioni («Aurora», ecc.) non è dato sapere a chi risalga la denominazione di Sonata «della Primavera» che ha avuto fortuna anche se in sostanza sono assenti elementi specifici ad avvalorare tale appellativo. Se essa vuole sottintendere serenità o senso gioioso della vita, altre musiche di Beethoven potrebbero meritarlo, la Sinfonia n.6 Pastorale in primis, soprattutto in questo periodo creativo ove la dialettica dei motivi non assume, in generale, la imponenza e l'impeto drammatico che saranno della Sonata «a Kreutzer», come afferma anche il musicologo Giorgio Graziosi. Dalla cantabilità solare, paesaggistica e descrittiva è uno dei brani preferiti del M° Fei che, come ama raccontare, iniziò a studiare violino proprio quando in età giovanile gli fu regalato un disco LP contenente la suddetta opera che volle imparare in una sorta di desiderio assoluto. Sogno oggi divenuto realtà per una interpretazione nello stile decisamente emozionale e romantico, avvalendosi per l’evento in corso di uno “Scaramelli” liutaio, del 2019, supportato, come tra l’altro nella lettura delle sonate precedenti, da un pianoforte verticale rivelatosi inaspettatamente con qualche lieve problema di intonazione. Considerando che le sonorità degli strumenti in uso nei secoli passati nulla hanno a che vedere con quelle attuali, nell’Ottocento il rapporto tra il pianoforte e uno di tessitura acuta, così come poteva avvenire con uno grave quale il violoncello, poneva problemi compositivi particolarissimi e di difficile soluzione, in quanto il suono dell’arco veniva facilmente sovrastato da quello della tastiera, rimanendo in uso, anacronisticamente, il vecchio modo della Sonata per violino e basso continuo del secolo precedente. Ciò permise a suo tempo allo stesso Beethoven di muoversi con maggiore libertà di quella che non si sarebbe permesso con altre scritture, sentendo infatti fortemente il problema dei generi e cioè della continuità storica tra sé e il regresso. Il momento in cui operava, vedeva il trapasso dagli stilemi attuali alla dimensione della storia; mentre allora la musica, tranne che in rare eccezioni, era stata un prodotto di consumo, destinato a cadere con la generazione che lo aveva creato, gli ultimi decenni del Settecento vedono infatti sorgere iniziative per la lettura di pagine desuete: a Londra viene fondato nel 1776 il “Concert of Ancient Music” e a Vienna il barone van Swieten, protettore di Beethoven, fa eseguire musiche composte da almeno vent'anni appartenenti a Bach, Händel, Hasse. Beethoven operò quasi sempre in funzione non della moda presente, ma dei risultati remoti che egli riteneva più validi e avanzati, cercando di recuperare da una parte certi principi compositivi caduti in disuso e di esplorare dall'altra, sistematicamente, le possibilità linguistiche offerte dal sistema musicale, basato sulla scala temperata allora vigente da meno di un secolo. La sinergia del Duo Metropolis ancora una volta si è rinnovata nutrendosi prima di tutto di una profonda stima musicalmente reciproca, formidabili per interazione tecnica ma anche per identità di intenti e virtuosismo da parte di entrambi: Fei preciso, propositivo, dal suono assai ricercato, in grado di fornire pianissimi e “crescendo” attraverso un “progressivo” dalle forme fortemente singolari, attraverso il più rilevante strumento ad arco si è riconfermato un ottimo e maturo interprete oltre che già valente direttore d’orchestra. Altavilla dotata di capacità dinamiche espressive, ha saputo coinvolgere con un tocco pianistico assai raffinato non deludendo certamente le aspettative, in possesso oramai dalle qualità artistiche oserei dire praticamente scontate. Pagine prescelte, assai note ma mai abbastanza, ci hanno consentito un piacevole ascolto temporale di oltre un’ora nell’esecuzione di capolavori tra i più interessanti appartenenti al pre e secolo romantico, nonostante l’utilizzo di una strumentazione ben lontana dal violino sette-ottocentesco e il fortepiano mozartiano-beethoveniano di allora, in un connubio però convincente e perfettamente riuscito. (La recensione si riferisce al concerto di sabato 28 marzo 2026)
Crediti fotografici: Edoardo Farina Nella miniatura in alto: il violinista Pierclaudio Fei Sotto, in sequenza: Pierclaudio Fei con la pianista Annarita Altavilla
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Pubblicato il 18 Marzo 2026
Nel primo dei tre ''Family Concert'' il celebre violinista incanta un pubblico prevalentemente giovane
Uto Ughi fa il pienone
servizio di Edoardo Farina
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FERRARA - Dopo il clamoroso successo di Angelo Branduardi, ancora un atteso concerto domenica 15 marzo 2026 nell’ambito della stagione di Ferrara Musica del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, con il primo dei tre “Family Concert” alle ore 17,00 anziché le consuete 20,30, ove Uto Ughi, figura leggendaria del violinismo internazionale, si è esibito insieme all’Orchestra I Virtuosi Italiani in un appuntamento nato dalla volontà di abbattere le barriere tra la grande consuetudine colta e un interesse più giovanile, offrendo un’esperienza d’ascolto di altissimo profilo in un’atmosfera conviviale e pomeridiana. Biglietti esauriti da tempo per il felice ritorno nella città estense di Bruto Diodato Emilio, nato a Busto Arsizio nel 1944, a suo tempo enfant prodige avendo iniziato giovanissimo («6 - 7 anni» dice lui stesso) lo studio della musica e l'apprendimento delle tecniche violinistiche presso la scuola di musica “Giovanni Battista Pergolesi” di Varese sotto la guida di Ariodante Coggi, debuttando al Teatro Lirico di Milano imponendosi subito all'attenzione della critica e del pubblico come uno straordinario talento.

Annoverato tra i maggiori virtuosi del nostro tempo e tra i massimi esponenti e interpreti contemporanei, già a dodici anni veniva considerato un artista tecnicamente ed espressivamente maturo, erede di quella tradizione musicale che ha visto nascere e fiorire le prime grandi scuole violinistiche italiane, mostrando una strepitosa predisposizione esibendosi nei più importanti teatri del mondo e nei principali festival. «... La musica è un linguaggio, che deve arrivare soprattutto ai più giovani - afferma Ughi - e alla carriera di esecutore, ho sempre accompagnato una forte propensione all’impegno sociale, soprattutto nella salvaguardia del patrimonio artistico nazionale e all’attenzione verso le nuove generazioni cercando di divulgare la “classica” per combatterne il suo decadimento.» Programma variegato tra barocco e primo classicismo fornendo dotte spiegazioni riguardo la tipologia e forme musicali, rivolto anche a chi del suo genere lo ignora facilmente e come spesso ripete «... la musica va ascoltata, non va capita …», alternando pagine di grande notorietà attraverso la scelta di una scaletta musicale cambiata improvvisamente addirittura poche ore prima dell’esecuzione con nuova e immediata stampa dei programmi di sala. Considerando sempre che al vasto numero di spettatori, soprattutto se inesperto, piace solitamente ascoltare le opere conosciute non sapendone a volte l’appartenenza dell’autore, come il Concerto di Antonio Vivaldi Alla Rustica in Sol maggiore RV 151 eseguito in introduzione ovvero dalla sola orchestra, preannunciando la sua presenza subito dopo con il Concerto per violino, archi e basso continuo in La minore BWV 1041 di Johann Sebastian Bach, riuscendo a coinvolgere tramite una grande capacità narrativa e comunicativa semplice e comprensibile, dote che trapela non solo dall’archetto ma anche dalle sue parole, così come durante le varie dichiarazioni che non disdegna rilasciare … o come spesso avviene nel firmare autografi trattenendosi anche a lungo amichevolmente con i presenti nei foyer dei teatri in attesa o al termine della performance. Tempo unico dalla durata complessiva di un’ora o poco più, ha proseguito con la Ciaccona in Sol minore per violino e orchestra d’archi di Tommaso Antonio Vitali, poi di nuovo orchestra sola per l’esecuzione della Sinfonia in Re maggiore n. 1 G 503 di Luigi Boccherini per concludere ufficialmente con il Preludio e Allegro in Mi minore di Fritz Kreisler, per violino e orchestra, nello stile del torinese Gaetano Pugnani appartenente anch’egli alla prima metà del XVIII secolo. Esecuzione di grande pregio e interamente a memoria, nonostante qualche perdonabile cedimento riguardo l’intonazione dovuto inevitabilmente all’età, Uto Ughi non ha comunque deluso le aspettative dimostrando più che mai un dinamismo connesso con una inossidabile forza, energia e capacità espressiva supportato da un celebre ensemble, formatosi nel 1989 spaziando dal rigore della prassi esecutiva del Settecento ai nuovi stilemi contemporanei e d’avanguardia, qui senza l’ausilio di un direttore ma avvalendosi solo del primo violino concertatore dal rigore e precisione assoluta, in una versione assai convincente nella lettura degli autori proposti.

Anche se appartenente a una tecnica violinistica oramai sorpassata avendo subìto come tutti gli strumenti una ampia evoluzione nel corso dei decenni, occorre tenere presente e ricordare che a Ughi si deve il grande merito di avere portato inoltre la conoscenza della storia della musica ai primi neofiti italiani già a partire dagli anni Settanta del Novecento, quando il mercato editoriale, radiotelevisivo, concertistico e discografico era rappresentato quasi esclusivamente da violinisti quali Piero Toso de I Solisti Veneti di Claudio Scimone, il giovane Giuliano Carmignola, Salvatore Accardo o la forte “alternativa” dell’americano di origine ebraica Yehudi Menuhin forse allora il migliore del mondo, come il russo David Fëdorovič Ojstrach. E, nel concedere alcuni fuori programma, dialogando scherzosamente con la platea: «... Vorremmo eseguire un altro brano…ma abbiamo dimenticato le parti…anzi no… mi dicono di averle trovate proprio in questo momento!» racconta altri aneddoti e curiosità sempre dal tono amichevole e conviviale dalla bella presenza, spesso cercando violinisti in sala con cui instaurare un’eventuale ulteriore complicità, usando fare domande su «…cosa volete ascoltare adesso…» dalla falsa retorica in quanto alla fine sa perfettamente quanto di diverso intende ulteriormente suonare «…invece vi proponiamo…» Chiusura di sipario con i tempi Largo da l’Inverno e il Presto da l’Estate tratti notoriamente dalle Quattro Stagioni di Vivaldi, il primo dall’interpretazione un po’ incerta, riscattandosi con il secondo eseguito in maniera molto più “pirotecnica”, per usare un termine un po’ azzardato, citando ampiamente le forme onomatopeiche, espressive e narrative a cui l’illustre compositore veneziano si è ispirato, intervallati dal celeberrimo Capriccio n. 24 di Paganini eseguito interamente da solista e dalla tecnica estremamente virtuosistica con variazioni di bravura. Ricordo avere incontrato Uto Ughi diversi anni fa al termine di un concerto al Teatro Bonci di Cesena, presente una emittente televisiva ove un giornalista inesperto gli pose numerose domande probabilmente assai banali, tra cui quante ore studia al giorno o inerenti al numero e il valore dei violini posseduti, autentica impertinenza che nessun musicista gradirebbe confermare. Indispettito dalla tipologia dell’intervista, inveì rispondendo «…ma scusi, ma perché non mi chiede riguardo i problemi della musica in Italia e le scuole di insegnamento o le collocazioni dei giovani violinisti nelle orchestre sinfoniche, anziché queste sciocchezze!??» - alterandosi nervosamente chiudendo bruscamente l’incontro, forse rimasto a un tempo in cui effettivamente nel nostro Paese tale mancanza era molto più evidente rispetto oggi, situazione per fortuna decisamente evoluta.

Solitamente utilizza un violino Guarneri del Gesù del 1744 dal suono caldo e timbro scuro, forse uno dei più belli esistenti e uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” in quanto appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven ha dedicato la famosa Sonata n. 9 in La maggiore, molto spesso eseguita nelle sue scelte espositive… che se anche in parte oramai ampiamente discutibili riguardo tecnica e approccio, rimane annoverato a una figura indubbiamente carismatica, nota, affermata, degna di una tradizione conosciuta alla massa per via soprattutto del suo pregresso strepitoso e ancora di sicuro effetto, in grado di riempire immancabilmente qualsiasi teatro, dalle ovazioni acclamanti e sempre lunghissime. (La recensione si riferisce al concerto di domenica 15 marzo 2026)
Crediti fotografici: Ludovico Guglielmo Nella miniatura in alto e sotto: il violinista Uto Ughi durante il concerto a Ferrara
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Pubblicato il 14 Novembre 2025
Varato il calendario degli appuntamenti cameristici a Ferrara per il periodo inverno/primavera 2025/2026
Comitato per i Grandi Mastri nuova stagione
servizio di Athos Tromboni
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FERRARA - Si intensifica l'attività concertistica per il prossimo inverno/primavera del Comitato per i Grandi Maestri fondato e diretto da Gianluca La Villa: ben sette concerti cameristici, dei quali 3 organizzati da Ferrara Musica nel Ridotto del Teatro Comunale "Claudio Abbado" su indicazione proprio del Comitato per i Grandi Maestri, e 4 concerti del calendario vero e proprio dello stesso Comitato proposto a Palazzo Roverella, sede del Circolo Negozianti (Corso Giovecca 47 - Ferrara). Ecco nello specifico di che si tratta.
Ferrara Musica - dalla rassegna Concerti al Ridotto
Domenica 7 dicembre 2025 ore 10.30 Christian Sebastianutto (violino), Umberto Jacopo Laurete (pianoforte): Sonate di Johannes Brahms
Domenica 14 dicembre ore 10.30 Lavinia Soncini (violino solo): musiche di Giuseppe Tartini, Nicola Matteis, Georg Philipp Telemann e Johann Sebastian Bach
Domenica 21 dicembre 2025 ore 10.30 Lucilla Rose Mariotti Banwell (violino), Alessio Enea (pianoforte): musiche di Edward Elgar, Alfredo d'Ambrosio, Sergeji Rachmaninov, Claude Debussy e Juliette Nadia Boulanger
Comitato per i Grandi Maestri - Palazzo Roverella Ferrara

Sabato 13 dicembre 2025 ore 17.30 Laura Bortolotto (violino), Matteo Andri (pianoforte): musiche di Cesar Franck (Sonata in La maggiore) e di Leone Sinigaglia (Sonata in Sol maggiore op.44). Celeberrima la Sonata di Frank, dedicata a Ysaye, poi interpretata da tutti i più grandi violinisti del Novecento e anche dei giorni nostri. Una "chicca di rara esecuzione" invece, oggi, quella di Sinigaglia: la Sonata in Sol maggiore op. 44 per violino e pianoforte dedicata e battezzata dal grande violinista Arrigo Serato nel 1933 a Torino, mostra ad avviso del musicologo Alessandro Zignani «... un compositore al termine del proprio percorso esistenziale: lo racconta la condotta nostalgica, quasi 'straniata', del discorso musicale,dove le variazioni tematiche vanno alla ricerca della loro idea germinativa,come un figlio esule, tornando dopo tanto tempo alla casa natale, cerca la madre. Sonata oscuramente cromatica, memoria di quella giovanile di Richard Strauss simile rassegna di ciò che la Mitteleuropa stava perdendo per l’odio tra i popoli, è una delle pagine più alte, per questo organico, di tutto il Novecento». Per questa sonata Leone Sinigaglia fu ammesso tra i membri onorari dell'Accademia di Santa Cecilia nel 1936. Due anni dopo vennero promulgate le leggi razziali del fascismo e la sua voce fu soffocata.
Sabato 17 gennaio 2026 ore 17,30 Archos Quartet (due violini, viola, violoncello): musiche di Alfredo d'Ambrosio (Quartetto op.42), Johannes Brahms (Quartetto op.67 n.3 Si bemolle maggiore) e Igor Stravinskji (Concertino "Dédié au quatuor Flonzaley") Il Quartetto di Alfredo d'Ambrosio è un' altra perla di rara esecuzione, composto da un Autore riscoperto a Ferrara proprio grazie al Comitato per i Grandi Maestri. Nel Quartetto in Si bemolle maggiore di Brahms, composto nel 1875, il discorso viene approfondito dall'Autore e diventa più elaborato nella scrittura delle parti concertanti, come è possibile rilevare fin dall'esuberante Vivace iniziale, ricco di spunti tematici legati fra di loro da una diversità di tempi (dal 6/8 al 2/4) con inflessioni accentuatamente sentimentali. L'Andante è tipicamente brahmsiano nella sua pensosa linea melodica: la frase fondamentale non si discosta sotto il profilo inventivo da altri temi consimili inseriti nelle sinfonie di questo Autore e nel Doppio concerto in La minore op. 102 per violino, violoncello e orchestra. Il terzo movimento (Agitato) è più frastagliato ritmicamente e caratterizzato da motivi e accenti di danza, in un clima psicologico di affettuosa poesia autunnale. Nell'ultimo tempo, così rapsodico e irrequieto nei lontani ricordi magiari, Brahms dispiega tutta la sua abilità estrosa nel misuratissimo gioco delle variazioni, un'arte di cui egli fu maestro indiscusso e insuperato. Il Concertino (Dédié au quatuor Flonzaley) scritto da Igor Stravinskji nell'estate del 1920 su invito di Alfred Pochon, violino del Quartetto ginevrino Flonzaley, e dal primo violino Adolfo Betti soddisfa la richiesta di questi due eccellenti musicisti che volevano inserire un pezzo contemporaneo nel proprio repertorio. Il Concertino di Stravinskij reca questo nome per il ruolo nettamente solistico del primo violino, la cui parte è anche arricchita da una cadenza. La composizione ha un carattere incisivo, a tratti graffiante, ben esemplificato dal «motto» politonale d'esordio, che ricorre nei punti salienti: un motivo costituito dalla sovrapposizione delle scale di Do e di Si maggiore, dall'effetto tagliente. Il brano è in un solo movimento ed è, stando allo stesso Stravinskij «... realizzato in forma libera di Allegro di sonata». Le parole dell'autore sono da intendersi in senso molto lato. Elementi del sonatismo classico sono da rintracciare, forse, nel principio del contrasto dialettico: dunque nell'opposizione tra due zone contrastanti: una sezione fondata su motivi nervosi e ritmicamente incisivi e quella successiva, basata su un motivo più disteso e cantabile. Per il resto, costituiscono momenti rilevanti l'ampia cadenza del primo violino, tutta impostata sulle doppie corde; il climax che coincide con una serie di accordi ribattuti «très mordant» con gli accenti continuamente spostati, dall'effetto quasi brutale; il frammento melodico che emerge a un certo punto e che riecheggia vagamente un'aria popolare russa.
Sabato 28 marzo 2026 ore 17,30 Germana Porcu (violino), Massimiliano Génot (pianoforte): musiche di Antonio Bazzini (Sonata in Mi minore op.55), Josef Slavik (Variazioni su "Il pirata" di Vincenzo Bellini), Heinrich Wilhelm Ernst (Elégie op.10) Il programma propone la rara Sonata per violino e pianoforte in Mi minore Op.55 di Antonio Bazzini, virtuoso violinista bresciano. Nella prima parte della sua carriera, Antonio Bazzini si dedicò prevalentemente all'attività concertistica, che lo portò in Germania, Danimarca, Francia, Spagna e Polonia. All'estero ebbe modo di approfondire la conoscenza con la musica strumentale europea. Rientrato in Italia, si dedicò alla composizione, mettendo a frutto la sua esperienza internazionale e contribuendo a dare impulso alla rinascita della musica strumentale in Italia. Da giovane fu incoraggiato da Niccolò Paganini (che influenzò il suo stile); successivamente fu elogiato da Schumann e Mendelssohn. Al suo strumento dedicò cinque Concerti e numerosi pezzi virtuosistici. Bazzini compose la Sonata per violino e pianoforte che verrà eseguita a Palazzo Roverella, nel 1872 mentre era docente di composizione al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano: da non dimenticare che Bazzini annovera tra i suoi allievi Giacomo Puccini. Il brano è dedicato “A Donna Ida Corsini Martellini, Marchesa di Tresana” Il brano successivo in programma è di Josef Slavík (Variazioni per la quarta corda su "Il pirata" di Vincenzo Bellini): composto nel 1832, queste pagine risultano paganiniane all'ennesima potenza. Per la forma tipica di Paganini, fatta di introduzione cantabile (un Adagio, pieno di scabrose volatine) e, dopo un Tempo di marcia usato come transizione, il canonico Tema variato: un Andante con moto dove a un moto perpetuo (Prima variazione) s'accodano suoni naturali e suoni armonici a dialogo tra loro (Seconda variazione). Brano con cui la Variazione settecentesca trasborda verso la Fantasia ottocentesca come pot-pourri di motivi dall'opera: «... lo dimostrano (ha scritto il musicologo Alberto Cantù) dopo le Variazioni, un Lento lamentoso nuovamente a dialogo di timbri, più un ampio e agilissimo Finale in varie sezioni di straordinario impegno per la mano sinistra, con altro diluvio d'armonici, volate à ricochet (con l'arco a rimbalzo), ampi sbalzi con nota ripetuta al grave o all'acuto, scatenati andamenti di moto perpetuo con fuoco e glissando cromatici.» Infine un'altra perla preziosa (di cui esiste in rete una rara registrazione del violinista ungherese Carl Flesch, datata1936): si tratta della Elegia op.10 di H. W. Ernst che reca il sottotitolo “... sur la mort d’un objet cheri”. Veramente imperdibile, per i cultori delle novità.

Venerdì 15 maggio 2026 ore 18.00 Mauro Tortorelli (violino), Angela Meluso (pianoforte): musiche di Alfredo d'Ambrosio Interamente dedicato a questo compositore napoletano (1871-1814) l'ultimo appuntamento della Stagione inverno/primavera del Comitato per i Grandi Maestri: d'Amobrosio lo ha riscoperto e fatto conoscere a Ferrara e in altre città italiane e straniere proprio il Comitato. Ecco l'impaginato completo del concerto 1. A Sarasate: Mazurka op.11 2. A Auguste Wilhelmj: Caprice Sérénade op.31 3. A Jacques Thibaud: Orientale op.24 4.A Hugo Heermann: Strimpellata op.12 5. A Jan Kubelik: Aria op.22 6. A Jaroslaw Kocian: Cavatina op.13 7. A Edy Reynolds: Introduction et Humoresque op.25 8. A Achille Simonetti: Aveu 9. A Vittorio Monti: Ballade op.39 10. A Mario Frosali: Aubade op.56 11. A Gabriele Bonincontro: Napoli Sérénade op.54 12. A Fernand Monge: Serenatella op.50 13. A Eugène Gandolfo: Canzonetta op.6 14. Deuxième Canzonetta op.28 15. A Susanne Decourcelle: Troisième Canzonetta op.47
Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal e Fototeca gli Amici della Musica Uncalm Nella miniatura in alto: il violinista Christian Sebastianutto che sarà protagonista nei "Concerti al Ridotto" domenica 7 dicembre 2025 Al centro: la violinista Laura Bortolotto che inaugurerà la nuova stagione del Comitato per i Grandi Maestri a Palazzo Roverella sabato 13 dicembre 2025 Sotto: la facciata di Palazzo Roverella in Corso Giovecca 47 a Ferrara
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Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
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Opera dall Estero
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Cosė fan tutte negli anni '30
servizio di Ramón Jacques FREE
CHICAGO (USA) - Civic Opera House. Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti K.588, opera buffa in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, con libretto di Lorenzo Da Ponte, che debuttò nel gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, è tornata sul palcoscenico della Lyric Opera of Chicago otto anni dopo le sue ultime rappresentazioni qui nella stagione
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Dischi in Redazione
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Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei FREE
Robert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte (Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026) C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina
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Opera dal Nord-Est
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Ingenua Butterfly ma Pinkerton...
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Una Madama Butterfly pasqualina quella andata in scena al Teatro Verdi di Trieste e che concluderà le sue repliche il prossimo 12 aprile. L’opera di Giacomo Puccini, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, basato sull’omonimo dramma di David Belasco è stata riproposta nell’allestimento della
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Classica
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Mozart e Beethoven per un bel concerto
servizio di Nicola Barsanti FREE
PECCIOLI (PI) – Nella suggestiva cornice della Galleria dei Giganti si conclude, in prossimità della Pasqua, il ciclo di tre concerti organizzato dalla Fondazione Peccioli insieme al Comune, con il sostegno di Belvedere S.p.A., affidato all’Orchestra Regionale della Toscana. Un percorso pensato con intelligenza, che trova proprio in quest’ultimo
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Eventi
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Nuova Stagione e commozione per Zurletti
redatto da Athos Tromboni FREE
SPOLETO - Il Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto aveva annunciato da appena due giorni la nuova Stagione lirica quando è arrivata la notizia della scomparsa di Michelangelo Zurletti, venuto a mancare il 29 marzo 2026 all'età di 89 anni. Figura centrale nella storia recente dello Sperimentale, Michelangelo Zurletti ha guidato l’Istituzione
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Echi dal Territorio
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Il Duo Metropolis nel salotto di Mozart e Beethoven
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - Il Circolo di Cultura Musicale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” è sempre caratterizzato da un ricco calendario di eventi come oramai avviene da diversi anni, alcuni già realizzati altri da concretizzarsi tra il 2025-2026 quali, oltre la consueta attività concertistica, varie iniziative connesse alle conferenze e i pomeriggi musicali nella
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Opera dal Nord-Est
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Falstaff rivive in Marco Filippo Romano
servizio di Simone Tomei FREE
VERONA - Esiste un tipo di perfezione che si riconosce solo a posteriori, quando ci si accorge che non avrebbe potuto essere altrimenti. Il Falstaff verdiano appartiene a questa specie rara: opera nata quasi per gioco, confessava il compositore in una lettera del dicembre 1890, e tuttavia così necessaria da sembrare l’unico approdo possibile di
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Classica
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L'indiscreto fascino dell'antico
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Il pianista Carlo Bergamasco si dedica di preferenza al repertorio del Novecento e alla musica pianistica contemporanea. Per come lo conosciamo e per quanto l'abbiamo seguito nei suoi numerosi concerti tenuti nella città estense, le sue scelte vengono motivate oltre che dalle attitudini personali, anche dalla volontà di una funzione
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Opera dal Centro-Nord
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Elisir d'amore disarticolato
servizio di Simone Tomei FREE
PISA - Il Teatro Verdi chiude la stagione lirica 2025/2026 con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti. Ci sono opere che nascono in fretta, quasi controvoglia, eppure restano. L’Elisir d’amore appartiene a questa famiglia paradossale: composto da Donizetti in poco più di due settimane nel 1832, su un libretto che Felice Romani ricavò altrettanto
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Operetta and Musical
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Il rock sconfigge la distopia
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Che cos'è la distopia? È l'esatto contrario dell'utopia: se quest'ultima rappresenta il modello di vita ideale che potrebbe rendere libera e felice la vita di uomini e donne, la distopia invece narra di una straniante realtà immaginaria del futuro; un futuro prevedibile sulla base di tendenze del presente, percepite come altamente
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Opera dal Centro-Nord
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C'č un Castello dove la Voix humaine...
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE – Ci sono accostamenti che rivelano più di quanto promettano. Il dittico che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha portato in scena non è semplicemente una scelta di repertorio felice: è una tesi interpretativa, quasi un saggio scenico sul tema dell’impossibilità del dialogo tra un uomo e una donna. Béla Bartók e Francis Poulenc si
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Opera dal Nord-Ovest
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Un campiello veneziano a Genova
servizio di Simone Tomei FREE
GENOVA - Ci sono opere che il repertorio ha trattato con una certa ingratitudine, relegate in quella zona grigia tra il raramente eseguito e il mai del tutto dimenticato. Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari appartiene a questa categoria e ogni sua ripresa diventa perciò un’occasione preziosa: per rimisurare la qualità di una partitura che non ha
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Echi dal Territorio
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Uto Ughi fa il pienone
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - Dopo il clamoroso successo di Angelo Branduardi, ancora un atteso concerto domenica 15 marzo 2026 nell’ambito della stagione di Ferrara Musica del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, con il primo dei tre “Family Concert” alle ore 17,00 anziché le consuete 20,30, ove Uto Ughi, figura leggendaria del violinismo internazionale,
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Opera dal Nord-Est
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Un Trovatore in nero
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. In scena al Teatro Verdi di Trieste l’allestimento de Il Trovatore, che è frutto della coproduzione con l’Opéra de Saint-Étienne/Città di Marsiglia-Opera, si veste di un cast stellare. Partendo dal principale protagonista Yusif Eyvazov che, folgorato da una diretta televisiva di Montserrat Caballé dal Bol'šoj,
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Opera dal Centro-Nord
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Pagliacci e Cavalleria dittico riprogettato
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - Ci sono serate in cui esci dal teatro e senti che qualcosa dentro di te si è spostato. Non necessariamente tutto ha funzionato, non necessariamente sei d’accordo con ogni scelta che ti è stata proposta, ma qualcuno ti ha parlato davvero. Quella con il regista Robert Carsen è una di
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Opera dal Centro-Nord
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Macbeth da manuale
servizio di Simone Tomei FREE
LIVORNO - Vi sono opere che il tempo non consuma, ma affina. Il Macbeth di Giuseppe Verdi è tra queste: ogni nuova produzione che ne rimetta in scena la sostanza drammatica sembra interrogarlo da capo, come se il dramma non avesse ancora esaurito ciò che ha da dire su di noi, sul potere, sull’oscura geometria del destino. E quando
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Classica
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Musica Amoris 2026
servizio di Nicola Barsanti FREE
LIVORNO - Il Teatro Goldoni accoglie nel weekend di San Valentino "Musica Amoris 2026" in un clima di attesa calorosa e partecipe. Il titolo scelto per il concerto non è casuale: l’amore, nelle sue molteplici declinazioni, è il filo rosso che unisce le due grandi pagine in programma, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore
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Jazz Pop Rock Etno
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Tutte le direzioni riparte
servizio di Francesco Franchella FREE
FERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento. Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna
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Opera dal Nord-Ovest
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Tristan un Isolde viaggio nell'amore
servizio di Nicola Barsanti FREE
GENOVA - Applausi lunghi e calorosi accolgono, venerdì 13 febbraio 2026, il debutto del titolo più atteso e impegnativo della stagione 2025-2026 del Teatro Carlo Felice di Genova: Tristan und Isolde di Richard Wagner. Quasi cinque ore di musica e vertigine emotiva che scorrono come un unico respiro, dissolvendo il tempo e lasciando lo spettatore
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Classica
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Mehta e Mozart suprema bellezza
servizio di Simone Tomei FREE
LUCCA - C’è un istante nella vita di ogni istituzione culturale in cui la programmazione cessa di essere mero esercizio di organizzazione e diventa atto interpretativo della storia. Quando il Teatro del Giglio "Giacomo Puccini" ha dovuto rinunciare momentaneamente all’Otello verdiano inizialmente previsto, il vuoto lasciato in cartellone avrebbe
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Opera dal Centro-Nord
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Rigoletto rinnovato senza tradimenti
servizio di Simone Tomei FREE
AREZZO - Nel cuore del Teatro Petrarca di Arezzo la produzione di Rigoletto di Giuseppe Verdi si conferma un evento che va oltre la pura rappresentazione lirica, trasformandosi in un manifesto culturale vivo e consapevole. L’edizione nasce dall’incontro virtuoso tra formazione d’eccellenza, identità territoriale e audace innovazione
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Jazz Pop Rock Etno
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Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā
servizio di Francesca De Giovanni FREE
SAN LAZZARO DI SAVENA (BO) - Sold out dal mattino. Sala gremita. Energia viva. Pensiero in movimento. L’aperitivo filosofico-musicale andato in scena sabato sera al Campus dei Campioni, nell’ambito delle attività della Scuola dei Concetti, si è aperto con un dato simbolico prima ancora che numerico: evento
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Opera dal Nord-Est
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Mahagonny vicenda tortuosa
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi: in italiano Ascesa e caduta della città di Mahagonny presenta più di altre opere la necessità di analizzare sia il compositore che l’autore del libretto. Bertold Brecht fu indubbiamente uno dei grandi innovatori del teatro del
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Opera dal Nord-Est
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Una Carmen molto bella
servizio di Athos Tromboni FREE
ROVIGO - Abbiamo assistito a una Carmen di Bizet con una regia molto bella. Per questo è utile cominciare il racconto dell'opera andata in scena nel Teatro Sociale di Rovigo dalle note del regista Filippo Tonon: «Proprio nell’anno del 150° anniversario della prima esecuzione di Carmen (la prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di
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