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Pubblicato il 12 Aprile 2026
Bella incisione discografica del soprano e della pianista per i Lieder del compositore sassone
Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei
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Robert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte (Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026) C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina del suo numero di aprile 2026 non a un titolo operistico di richiamo né a una bacchetta di grido, ma a due artiste sedute accanto a un pianoforte con i Lieder di Schumann come unico programma. Non è una scelta di ripiego, è un atto di fiducia verso un repertorio e il relativo pubblico capace di amarlo con la silenziosa intensità che tale repertorio esige. Il disco allegato al numero 414, registrato su un Bosendorfer Imperial presso il Casale Sant’Eusebio, raccoglie tre cicli della produzione vocale da camera di Robert Schumann: Frauenliebe und Leben op. 42, su testi di Adelbert von Chamisso, Dichterliebe op. 48, su versi di Heinrich Heine, e i più rari Sieben Lieder von Elisabeth Kulmann op. 104, composti nel 1851 su testi dell’omonima poetessa. L’anniversario che fa da cornice, i 170 anni dalla morte del compositore di Zwickau, è l’occasione ma non la ragione profonda del progetto: questa musica era già al centro del percorso artistico delle due interpreti da anni e il disco ne è la formalizzazione naturale, non la celebrazione contingente.
Amadeus ha costruito negli anni una tradizione di dischi allegati alla rivista che rappresentano uno spazio prezioso per il repertorio cameristico, spesso penalizzato dalla logica delle stagioni. Pubblicare tre cicli liederistici schumanniani in questo contesto significa scommettere sulla capacità di chi legge di avvicinarsi a un genere che chiede ascolto interiore. Quella stessa disponibilità che Schumann, più di qualunque altro compositore romantico, sembra presupporre in chi lo ascolta. I tre cicli offrono prospettive diverse e complementari, e non solo per ragioni di contenuto: li separano undici anni di vita e di evoluzione stilistica, e in quegli undici anni Schumann attraversa la stagione più creativa della sua esistenza, poi la malattia progressiva, poi l’internamento. Il programma del disco porta tutto questo con sé, anche dove non lo dice. Frauenliebe und Leben op. 42 e Dichterliebe op. 48 nascono entrambi nel 1840, il cosiddetto anno dei Lieder, segnato dal matrimonio finalmente ottenuto con Clara Wieck dopo una lunga opposizione familiare. Eppure i due cicli guardano all’esperienza amorosa da angolazioni profondamente diverse. Frauenliebe und Leben costruisce un arco narrativo vero: la protagonista femminile di Chamisso percorre un cammino che va dal primo stupore dell’innamoramento alla perdita, con una continuità che dà al ciclo una forza quasi teatrale. Dichterliebe procede invece per fratture, sottintesi, improvvisi slittamenti di tono: l’amore del poeta di Heine è già incrinato dall’ironia, dalla memoria ferita, da un disincanto che non cerca consolazione. Più frequentemente affidato a voci maschili, il ciclo è qui proposto dalla voce di soprano, una scelta che recupera la dedica originale a Wilhelmine Schroder-Devrient, grande soprano dell’epoca e figura vicina a Clara Schumann, restituendole la sua piena ragione. Diversa, e per molti versi sorprendente, è la posizione dei Sieben Lieder von Elisabeth Kulmann op. 104. Composti nel 1851 su testi di una poetessa pietroburghese di origini tedesche morta di tisi a diciassette anni, questi Lieder tardivi mostrano uno Schumann che ha rinunciato all’urgenza narrativa degli anni Quaranta: la scrittura è rarefatta, essenziale, a tratti aforistica, come chi sa che le parole non bastano e non vuole sprecare quelle che ha. Sono pagine rare in concerto e poco frequentate in disco, e la loro presenza nel programma rivela già da sola l’ambizione e la serietà del progetto. Angela Nisi si è perfezionata all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Manuela Custer e Cristina Melis e ha debuttato nel 2010 come Micaela nella Carmen. Dopo la vittoria al Concorso Ottavio Ziino nel 2012, la sua carriera l’ha portata sui palcoscenici del Teatro di San Carlo, del Maggio Musicale Fiorentino, del Teatro Regio di Torino, dell’Opera di Colonia, dell’Opera di Stato Ungherese di Budapest, con direttori come Pappano, Oren, Orozco-Estrada, Gelmetti, Lanzillotta. Un repertorio vasto, che comprende Puccini, Verdi, Strauss, Rossini, Mozart, Britten, e che convive in dialogo profondo con una vocazione cameristica coltivata con pari cura. Laureata in Discipline musicologiche all’Università di Roma Tor Vergata, unisce alla pratica interpretativa una consapevolezza analitica che nel Lied diventa una risorsa rara. Enrica Ruggiero si è formata alla scuola di Michele Campanella, con il quale ha conseguito il Diploma di Alto Perfezionamento con merito all’Accademia Musicale Chigiana di Siena, dopo un percorso quadriennale completato anche a Ravello. Ha affiancato al percorso solistico una intensa attività cameristica, formandosi all’Accademia di Santa Cecilia con Franco Ayo e seguendo i maestri del Trio di Trieste alla Chigiana e alla Scuola Internazionale di Duino. Dal 2004 è Maestro collaboratore di sala al Teatro dell’Opera di Roma, con una significativa parentesi alla Staatsoper di Vienna nella stagione 2011/2012 come Korrepetitorin. Dal 2025/26 è docente al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano. Le due artiste condividono già un disco, pubblicato nel 2025 per Brilliant Classics (già recensito su queste pagine): Ennio Porrino: I canti dell’esilio, un’operazione di riscoperta che aveva già rivelato la capacità del duo di muoversi con uguale autorità nei territori dell’inedito e in quelli della grande tradizione. Questo Schumann è, in un certo senso, l’altra faccia della stessa medaglia: non la scoperta, ma la presa in carico di un linguaggio già amato e vissuto dall’interno per anni. Schumann era pianista prima che compositore, e nei Lieder questa origine non si dimentica mai. Il pianoforte non è il fondale su cui la voce recita: è il luogo in cui il pensiero musicale nasce e si compie, spesso prima ancora che la voce lo formuli. Chi non capisce questo non capisce Schumann: Enrica Ruggiero lo fa con una naturalezza che fa sembrare ovvia una cosa che ovvia non è affatto. Il Bosendorfer Imperial su cui è stato registrato il disco non è uno strumento neutro. Rispetto al moderno pianoforte da concerto di scuola steinwayiana, ha una risposta diversa al tocco: più graduale, meno immediata, con una coda armonica che tende a prolungare e a fondere i piani dinamici invece di separarli nettamente. Il registro grave, esteso fino al do controctavo nell’Imperial, ha una densità quasi orchestrale che in questo repertorio diventa una risorsa espressiva di primo piano. Schumann componeva mentalmente su un pianoforte viennese, con quell’idea di suono che il moderno Steinway, per tutta la sua perfezione meccanica, tende ad appiattire verso la brillantezza. Il Bosendorfer restituisce una dimensione che le interpretazioni su altri strumenti faticano a recuperare: la risonanza come elemento compositivo, non come effetto collaterale. Ruggiero sfrutta questa qualità con una consapevolezza che si avverte in ogni scelta agogica e dinamica. La sua pedalizzazione è quella di chi sa che in Schumann il pedale non serve a legare le note ma a creare un’atmosfera: non una soluzione tecnica, ma un’intenzione poetica. Nei Lieder su testi di Kulmann, dove la scrittura pianistica è volutamente rarefatta, ogni accordo ha il peso di una parola: niente di superfluo, e niente di superfluo c’è. Nella Dichterliebe il pianoforte si fa più mobile, più nervoso, più esposto alle improvvise virate armoniche heiniane: i gesti cromatici del n. 12, Am leuchtenden Sommermorgen, trovano una lettura insieme precisa e visionaria, come se la mano destra avanzasse e la sinistra trattenesse. Sono però i postludi il luogo in cui questo pianismo raggiunge i suoi momenti più alti. Schumann li scriveva come prolungamenti del discorso, non come code ornamentali: il pensiero che la voce ha avviato continua al pianoforte, si interroga, non sempre trova una risposta. Il postludio finale della Dichterliebe può suonare come un funerale o come una liberazione a seconda di chi lo suona. Ruggiero ne ha scelto una terza via: lo ha costruito come un ricordo che si allontana, diminuendo il volume senza cedere nell’intenzione, lasciando che il Bosendorfer prolungasse il suono fino al limite del silenzio. Nessuna enfasi retorica. Solo precisione. E quella precisione, in quel contesto, vale più di qualsiasi slancio romantico. Nelle ultime battute di Frauenliebe und Leben, quando la voce ha già taciuto e il pianoforte riprende il tema del primo Lied trasformato, si ascolta la sintesi di tutto ciò che Ruggiero costruisce nel corso del disco: un suono che non è mai fine a se stesso, in cui ogni scelta timbrica risponde a una ragione poetica, in cui la fedeltà alle intenzioni schumanniane non è costrizione filologica ma libertà conquistata dall’interno. La qualità dello strumento, messa a disposizione insieme al luogo di registrazione dal Casale Sant’Eusebio, non è in un progetto come questo un semplice dettaglio logistico: è parte integrante del risultato artistico. C’è una qualità rara nei cantanti, che non si acquisisce con il solo esercizio tecnico: la capacità di cambiare registro espressivo senza che si senta la cucitura. Angela Nisi la possiede con una naturalezza tale che al primo ascolto rischia di passare inosservata, scambiata per facilità dove invece c’è una disciplina sottile e rigorosa. I tre cicli chiedono tre disposizioni interiori diverse, che la voce deve incarnare senza mai tradire la propria identità timbrica. Nei Lieder su testi di Kulmann Nisi trova un colore vocale brunito, privo di ornamenti, capace di sostenere il peso di un testo che nella sua semplicità apparente nasconde una densità notevole. La voce di quella giovanissima poetessa pietroburghese aveva già visto più di quanto la sua età giustificasse, e Nisi la restituisce senza sentimentalismi, con una severità affettuosa che è forse la cosa più difficile da raggiungere in questo repertorio. Nella Dichterliebe l’emissione si apre, senza perdere la cura del fraseggio. I testi di Heine sono insidie continue: il loro doppio piano, ciò che dicono e ciò che vogliono dire, può spingere verso la sovra-accentuazione, verso quel gesto che risolve l’ambiguità invece di abitarla. Nisi non cade in questa trappola. Il suo Ich grolle nicht non urla la smentita: la dice con quella voce troppo ferma di chi mente sapendo di mentire. È la lettura più raffinata possibile di quel testo, e coincide perfettamente con le intenzioni di Schumann, che assegna alla melodia un andamento quasi ostinato per sottolineare la contraddizione tra ciò che le labbra dicono e ciò che il cuore prova. Il fraseggio è sempre curato nei dettagli, mai meccanico: ogni fine di frase pensata, ogni appoggiatura al suo posto, ogni cesura una scelta.

In Frauenliebe und Leben emerge la dimensione narrativa del suo talento, la capacità di costruire un percorso interiore coerente attraverso otto stazioni che sono anche otto trasformazioni. La voce del n. 1, ancora stupita e quasi incredula, non è la stessa del n. 5, Helft mir, ihr Schwestern, dove la gioia si fa piena e partecipata, né di quella spezzata dell’ottavo Lied. Eppure c’è una continuità che tiene tutto insieme: non è lo stesso timbro, ma è la stessa persona. Questa è la prova più alta dell’interprete liederistica, e Nisi la supera con un’eleganza che non si impone mai, che lascia alla musica tutto lo spazio che le serve. La duttilità di cui parliamo non è solo timbrica. È anche linguistica, nel senso più profondo: Nisi sa dove ogni testo vuole andare, sa che certi versi di Heine non vanno cantati ma pensati ad alta voce, e che certi versi di Chamisso non vanno recitati ma semplicemente abitati. Questa intelligenza del testo, rara anche fra i cantanti di lungo corso, è il tratto che distingue in modo più netto la sua interpretazione: non si ha mai la sensazione di un bellissimo suono sovrapposto a una partitura, ma di un pensiero che nasce già cantando. La prima presentazione al pubblico: Montecatini Terme, 9 aprile 2026

Il disco ha avuto la sua prima presentazione pubblica il 9 aprile 2026 presso l’Hotel Adua di Montecatini Terme, nell’ambito delle iniziative dell’Associazione Amici della Musica di Montecatini Terme in collaborazione con Amadeus. Ho moderato io l’incontro, in sostituzione dell’ultimo momento di Ruben Marzà: raccogliere il testimone in una serata del genere non è cosa da poco, ma la qualità delle artiste e la solidità del materiale hanno reso tutto più agevole di quanto ci si potesse aspettare. La struttura della serata prevedeva tre blocchi, ciascuno articolato in una breve presentazione del ciclo, un dialogo con le artiste e l’esecuzione. La scelta dell’ordine conteneva già in sé un’indicazione interpretativa precisa: si è deliberatamente invertito il percorso cronologico, partendo dai Lieder su testi di Kulmann del 1851 per risalire poi verso l’energia del 1840, quella di Dichterliebe e Frauenliebe und Leben. Un viaggio a ritroso nel tempo, la cui coerenza si è rivelata nel momento in cui si è realizzato: ascoltare prima il Schumann più interiore e rarefatto ha preparato le orecchie ad accogliere, già educate, la potenza narrativa e lirica dei due cicli del 1840. Si è cominciato con quattro Lieder scelti dall’op. 104: Mond, meiner Seele Liebling, Der Zeisig, Reich mir die Hand, o Wolke e Die letzten Blumen starben. Aprire con Kulmann richiedeva alle interpreti un coraggio non scontato: non ci si affida all’effetto immediato, bisogna guadagnarsi l’attenzione del pubblico nel silenzio. Nisi lo ha fatto con una voce raccolta, capace di abbassare il volume senza perdere il corpo del suono. Ruggiero al pianoforte ha trovato una densità che stupisce per la sua economia. Il Der Zeisig, il più luminoso del gruppo, ha portato un momento di respiro senza interrompere il clima, e Die letzten Blumen starben ha chiuso il blocco con una malinconia che non cercava consolazione. Con la Dichterliebe si è cambiata atmosfera. Dalla selezione dei sedici Lieder originali sono stati eseguiti gli otto numeri 1, 2, 3, 7, 8, 10, 12 e 16, un percorso che copre l’arco del ciclo con intelligenza, senza lacune percepibili. L’attacco del n. 1, Im wunderschönen Monat Mai, con quell’armonia volutamente irrisolta che comincia e finisce senza trovare mai una tonica stabile, ha detto in pochi secondi tutto ciò che si deve sapere sulla natura di questo amore. Nisi ne ha restituito l’ambiguità con leggerezza di tocco, non di contenuto. Il n. 7, Ich grolle nicht, era il momento più atteso, e qui l’interpretazione ha mostrato la sua cifra più caratteristica: nessun eccesso, nessuna enfasi mal collocata, quella voce troppo controllata di chi cerca di convincersi di ciò che dice. Il lungo postludio pianistico del n. 16 ha confermato perché la scelta di dedicare quel ciclo a una soprano non fosse una trasposizione di genere ma il recupero di un’intenzione originale. La Frauenliebe und Leben ha chiuso la serata con l’esecuzione integrale di tutti e otto i Lieder. Nisi ha percorso l’arco narrativo senza mai cedere alla tentazione del facile effetto: dalla gioia quasi incredula del n. 1 alla pienezza del n. 7, fino all’ottavo Lied, dove la voce tace e resta il pianoforte solo. È qui che la scelta dell’ordine della serata ha rivelato tutta la sua intuizione: arrivare a quell’epilogo dopo il Kulmann meditativo e la Dichterliebe irrisolta significava arrivarci con un ascolto già formato. E quella ripresa del tema del primo Lied nell’epilogo finale ha risuonato diversamente da come avrebbe risuonato altrove: non consolazione, ma memoria involontaria. Non chiusura, ma apertura verso ciò che le parole non riescono più a contenere. Il pubblico è rimasto in silenzio qualche secondo dopo l’ultima nota… il segno migliore che una serata come quella potesse dare. La bellezza salverà il mondo ed oggi ne abbiamo avuto un gradito assaggio.
Crediti fotografici: Foto Sansoni Nella miniatura in alto: il soprano Angela Nisi Sotto, in sequenza: altre immagini di Nisi e della pianista Enrica Ruggiero in duo e con il nostro critico musicale
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Pubblicato il 16 Ottobre 2025
Angela Nisi ed Enrica Ruggiero in sala d'incisione con i Canti dell'esilio di Porrino
Disco che celebra un grande Autore
recensione di Simone Tomei
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Ennio Porrino I Canti dell'esilio (Songs of Exile) Angela Nisi soprano - Enrica Ruggiero pianoforte Brilliant Classics 2025 Il compositore sardo Ennio Porrino (1910-1959) appare oggi come un autore al tempo stesso elegante e complesso, il cui percorso creativo è segnato dalla tensione fra la ricerca delle radici identitarie e il desiderio di modernità. Nato a Cagliari nel 1910, diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma nel 1932 e allievo di Ottorino Respighi, Porrino si impose presto all’attenzione con opere come l’ouverture Tartarin de Tarascon e soprattutto con il poema sinfonico Sardegna, divenuto simbolo del suo legame con la terra natia. Il repertorio ufficiale, oggi consultabile nel sito a lui dedicato, testimonia la varietà di una produzione che spazia dall’opera all'orchestra, dalla musica sacra a quella da camera, includendo anche un ricco corpus di liriche per voce e pianoforte. Fra queste si collocano i Canti di stagione e i Canti dell’esilio, pagine che racchiudono la sostanza più intima del suo linguaggio e che il presente progetto discografico restituisce per la prima volta in forma integrale.
Guardare alla produzione porriniana significa riconoscere una ferma volontà di mediazione: da un lato il sentimento melodico, l’ispirazione classica e il legame con il mondo mediterraneo; dall’altro una consapevolezza tecnica che, pur senza estremismi, apre al lessico novecentesco. Questo doppio registro, lirico e modernamente sobrio, ha determinato nel tempo una posizione ambigua: non abbastanza d’avanguardia per le correnti del dopoguerra, ma neppure semplice epigono della tradizione. L'adesione di Ennio Porrino al fascismo, testimoniata anche da alcune composizioni ufficiali commissionate dal regime, contribuì a un lungo oblio nell'Italia nata dalla Resistenza: ma la coerenza della sua scrittura e la profondità del suo pensiero musicale rendono oggi necessaria una rilettura priva di pregiudizi, capace di restituire la ricchezza di un autore che seppe trasformare la memoria in forma sonora. Il progetto discografico Ascesa, apogeo, oblio di Ennio Porrino, ideato dal soprano Angela Nisi e dalla pianista Enrica Ruggiero, ha il merito di riportare alla luce il volto più intimo del compositore, quello del canto da camera. I due cicli scelti, Canti di stagione e Canti dell’esilio, rappresentano stagioni opposte della sua esistenza, la giovinezza luminosa e la maturità segnata da isolamento e riflessione, ma uniti da un’unica tensione poetica verso la parola e il suono. Angela Nisi affronta questo repertorio con una voce duttile e pienamente controllata, capace di passare con naturalezza da un registro all’altro, rivelando una notevole ecletticità e una profonda intelligenza interpretativa. Il fraseggio è sempre sorvegliato, la linea vocale cesellata con cura, la dinamica modellata in funzione del testo: una musicalità elegante e mai compiaciuta, che illumina le pieghe più sottili delle partiture. La sua interpretazione, intensa e partecipe, restituisce la varietà dei toni, dal lirismo solare alla meditazione più raccolta, con un equilibrio raro tra rigore e comunicazione emotiva. Di pari pregio l’accompagnamento di Enrica Ruggiero, che imprime ai brani il loro carattere eclettico valorizzandone i contrasti ritmici e la finezza armonica. Il pianismo, limpido e sensibile, non si limita a sostenere la voce ma ne diventa interlocutore paritetico: scandisce il respiro delle frasi, mette in luce i dettagli nascosti dello spartito, restituisce la varietà timbrica e le stratificazioni emotive di una scrittura tutt’altro che semplice. È un dialogo vero e vivo, quello fra le due interpreti, fondato su un’intesa profonda e su un comune senso di misura.

Con questo disco, Ennio Porrino riconquista il posto che gli spetta nella storia musicale italiana: non un reperto d’archivio, ma una voce ancora attuale, che sa parlare al nostro tempo con forza poetica e sincerità. L’operazione del duo Nisi–Ruggiero non è soltanto un atto di riscoperta, ma un gesto di giustizia culturale, che restituisce a un compositore dimenticato la sua dimensione più autentica, quella di un artista che, fra ascesa e oblio, ha saputo trasformare la memoria in musica e la musica in testimonianza. A completare il pregio dell’iniziativa si aggiunge la finezza editoriale della pubblicazione Brilliant Classics, curata con particolare attenzione alla resa sonora e alla qualità del supporto, e l’accuratezza del libretto d’accompagnamento, ricco di note introduttive e didascalie puntuali che guidano l’ascolto con rara competenza e sensibilità critica.
Nella miniatura in alto: il compositore sardo Ennio Porrino Al centro: la copertina del CD edito da Brilliant Classics Sotto, da sinistra: Angela Nisi ed Enrica Ruggiero
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Pubblicato il 13 Luglio 2023
Un ottimo disco con numerosi compositori antichi eseguiti con strumenti d'epoca
Barocco francese per La Chapelle
recensione di Ramón Jacques
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Les Fables de la Fontaine – La Chapelle Harmonique Opere di Louis-Nicolas Clérambault, François Couperin, Etienne Moulinié, Louis de Caix d'Hervelois, Gabriel Bataille, Michel Lambert, Jean-Baptiste Lully (1632-1687), Antoine Boësset. Solisti: Marie-Claude Chappuis, mezzosoprano; Thierry Peteau, attore; La Chapelle Harmonique - Geneviève Pungier (flauto traverso); Benjamin Narvey (tiorba) Bérengère Sardin (arpa) Valentin Tournet, viola e direzione. 1 CD Registrato dal vivo nell'ottobre 2021. Durata: 69:00. Etichetta: B Records
Questa nuova e accattivante registrazione discografica è stata pubblicata alla fine del 2022 dall'etichetta B Records, con musiche del repertorio barocco francese, dal gruppo specializzato La Chapelle Harmonique, fondato nel 2017, che, sotto la guida del suo fondatore, il giovane violista da gamba Valentin Tournet e per la varietà e l'originalità nella scelta dei suoi programmi, che includono esecuzioni di grandi opere francesi come Les Indes Galantes o Les Paladins di Rameau, si è già fatto un nome tra gli eccellenti ensemble francesi di strumenti antichi. Il disco intitolato Les Fables de la Fontaine (Le favole di La Fontaine) si basa sull'opera dello scrittore e poeta francese Jean de la Fontaine, e consiste in una raccolta di 243 favole, scritte sotto forma di poema tra il 1668 e il 1679, i cui protagonisti sono animali con caratteristiche umane e che si concludono con una morale. Cinquant'anni dopo la loro creazione e, dopo la morte del poeta, il compositore Louis-Nicolas Clérambault (1676-1749), organista e membro della corte reale, ha messo in musica le favole, attenendosi il più possibile al loro spirito comico e moraleggiante. La Chapelle Harmonique ha utilizzato molti di questi pezzi comici e, oltre alle favole di Clérambault lette e cantate, si apprezzano Airs de cour (forma predominante di composizione vocale secolare in Francia durante il regno di Luigi XIII) di compositori come Michel Lambert (1610 -1696) e Antoine Boësset (1587-1643) oltre a Chansons à boire (dal carattere allegro e festoso) di compositori quali Gabriel Bataille (1574-1630) e Etienne Moulinié (1599-1676), nonché arie di Louis de Caix d' Hervelois (1677-1759) e del celebre Jean- Baptiste Lully (1632-1687) creatore della tragedia lirica e dell'opera in Francia, e di François Couperin (1668-1733), da cui sono state prese in prestito le parti strumentali. Tournet ha ideato un autentico spettacolo con le favole recitate e lette con la grazia e il buon stile del cantante e attore Thierry Peteau, e con le parti vocali cantate dal mezzosoprano svizzero Marie-Claude Chappuis, che ha esibito una musicalità, un carattere puro e suono cristallino, legato con naturalezza allo stile del canto barocco e della sua comicità, e soprattutto attento al testo cantato e all'espressività, creando uno spettacolo che naviga tra recitazione, canto e pezzi strumentali, immergendoci nella poesia e nell'atmosfera immaginaria dei giardini di Versailles.
La struttura dell'opera è fluida, con le parti strumentali eseguite da un piccolo ensemble cameristico di soli quattro strumenti (viola da gamba, tiorba, arpa e flauto traverso), che creano un'atmosfera e una cornice musicale di sottile poesia, piacevole per la recitazione, per il canto e per chi ascolta la registrazione, con un cenno ai notevoli e importanti interventi di Geneviève Pungier al flauto traverso e della viola da gamba dello stesso Valentin Tournet. I brani compongono una sequenza che unisce la favola recitata seguita da quella cantata, e si intrecciano con le arie e i brani cantati degli altri compositori, alcuni con temi simili a quelli delle favole. L'opera è stata realizzata per commemorare il quarto bicentenario della nascita di La Fontaine con manifestazioni in varie città della Francia, in particolare da segnalare il concerto del 6 ottobre 2021 nella sala L'Estren nella città di Guidel, in Bretagna, dove è stata effettuata la registrazione di questo album. La registrazione dal vivo, in cui solo alla fine si sente l'applauso del pubblico, rafforza il carattere teatrale, giocoso e spontaneo di ogni brano eseguito. Il concerto si conclude dolcemente con l'aria di Lambert "Charmante nuit" con la voce di Marie-Claude Chappuis che inizia a cappella con tiorba e arpa che si uniscono impalpabilmente, creando un momento emozionante, regalato anche con altri brani come Goûtons a doux repos dello stesso Lambert, e molti dei trentatré brani contenuti nel CD.
Nella miniatura in alto: la copertina del compact-disc Sotto: foto di repertorio, il Quatour de La Chapelle Harmonique
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Ecco una Tosca classica
intervento di Simone Tomei FREE
GENOVA - C’è una Tosca che nasce dalla tradizione ma rifiuta di restare confinata in una dimensione museale, scegliendo piuttosto di interrogare il presente attraverso gli strumenti del passato. È in questo spazio intermedio che colloco l’allestimento approdato al Teatro Carlo Felice di Genova, proveniente dal Teatro dell’Opera di Roma: una ricostruzione filologica solo in apparenza, che ambisce invece a restituire vitalità contemporanea a un impianto storico. L’origine romana dell’allestimento non è un dettaglio accessorio, ma un elemento strutturale: il lavoro dei laboratori capitolini, che circa un decennio fa hanno ricostruito scene e costumi sulla base dei materiali originali di Adolf Hohenstein, si traduce in un dispositivo visivo di notevole coerenza stilistica. Scenografie dipinte, architetture prospettiche, cura minuziosa dei dettagli restituiscono il teatro all’italiana nella sua forma più riconoscibile
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Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei FREE
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Nuova Stagione e commozione per Zurletti
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VERONA - Esiste un tipo di perfezione che si riconosce solo a posteriori, quando ci si accorge che non avrebbe potuto essere altrimenti. Il Falstaff verdiano appartiene a questa specie rara: opera nata quasi per gioco, confessava il compositore in una lettera del dicembre 1890, e tuttavia così necessaria da sembrare l’unico approdo possibile di
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Un Trovatore in nero
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. In scena al Teatro Verdi di Trieste l’allestimento de Il Trovatore, che è frutto della coproduzione con l’Opéra de Saint-Étienne/Città di Marsiglia-Opera, si veste di un cast stellare. Partendo dal principale protagonista Yusif Eyvazov che, folgorato da una diretta televisiva di Montserrat Caballé dal Bol'šoj,
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Opera dal Centro-Nord
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Pagliacci e Cavalleria dittico riprogettato
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - Ci sono serate in cui esci dal teatro e senti che qualcosa dentro di te si è spostato. Non necessariamente tutto ha funzionato, non necessariamente sei d’accordo con ogni scelta che ti è stata proposta, ma qualcuno ti ha parlato davvero. Quella con il regista Robert Carsen è una di
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Opera dal Centro-Nord
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Macbeth da manuale
servizio di Simone Tomei FREE
LIVORNO - Vi sono opere che il tempo non consuma, ma affina. Il Macbeth di Giuseppe Verdi è tra queste: ogni nuova produzione che ne rimetta in scena la sostanza drammatica sembra interrogarlo da capo, come se il dramma non avesse ancora esaurito ciò che ha da dire su di noi, sul potere, sull’oscura geometria del destino. E quando
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Classica
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Musica Amoris 2026
servizio di Nicola Barsanti FREE
LIVORNO - Il Teatro Goldoni accoglie nel weekend di San Valentino "Musica Amoris 2026" in un clima di attesa calorosa e partecipe. Il titolo scelto per il concerto non è casuale: l’amore, nelle sue molteplici declinazioni, è il filo rosso che unisce le due grandi pagine in programma, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore
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Jazz Pop Rock Etno
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Tutte le direzioni riparte
servizio di Francesco Franchella FREE
FERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento. Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna
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Opera dal Nord-Ovest
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Tristan un Isolde viaggio nell'amore
servizio di Nicola Barsanti FREE
GENOVA - Applausi lunghi e calorosi accolgono, venerdì 13 febbraio 2026, il debutto del titolo più atteso e impegnativo della stagione 2025-2026 del Teatro Carlo Felice di Genova: Tristan und Isolde di Richard Wagner. Quasi cinque ore di musica e vertigine emotiva che scorrono come un unico respiro, dissolvendo il tempo e lasciando lo spettatore
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Classica
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Mehta e Mozart suprema bellezza
servizio di Simone Tomei FREE
LUCCA - C’è un istante nella vita di ogni istituzione culturale in cui la programmazione cessa di essere mero esercizio di organizzazione e diventa atto interpretativo della storia. Quando il Teatro del Giglio "Giacomo Puccini" ha dovuto rinunciare momentaneamente all’Otello verdiano inizialmente previsto, il vuoto lasciato in cartellone avrebbe
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Opera dal Centro-Nord
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Rigoletto rinnovato senza tradimenti
servizio di Simone Tomei FREE
AREZZO - Nel cuore del Teatro Petrarca di Arezzo la produzione di Rigoletto di Giuseppe Verdi si conferma un evento che va oltre la pura rappresentazione lirica, trasformandosi in un manifesto culturale vivo e consapevole. L’edizione nasce dall’incontro virtuoso tra formazione d’eccellenza, identità territoriale e audace innovazione
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Jazz Pop Rock Etno
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Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā
servizio di Francesca De Giovanni FREE
SAN LAZZARO DI SAVENA (BO) - Sold out dal mattino. Sala gremita. Energia viva. Pensiero in movimento. L’aperitivo filosofico-musicale andato in scena sabato sera al Campus dei Campioni, nell’ambito delle attività della Scuola dei Concetti, si è aperto con un dato simbolico prima ancora che numerico: evento
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Opera dal Nord-Est
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Mahagonny vicenda tortuosa
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi: in italiano Ascesa e caduta della città di Mahagonny presenta più di altre opere la necessità di analizzare sia il compositore che l’autore del libretto. Bertold Brecht fu indubbiamente uno dei grandi innovatori del teatro del
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Opera dal Nord-Est
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Una Carmen molto bella
servizio di Athos Tromboni FREE
ROVIGO - Abbiamo assistito a una Carmen di Bizet con una regia molto bella. Per questo è utile cominciare il racconto dell'opera andata in scena nel Teatro Sociale di Rovigo dalle note del regista Filippo Tonon: «Proprio nell’anno del 150° anniversario della prima esecuzione di Carmen (la prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di
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Opera dal Nord-Ovest
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Trovatore opera di passioni estreme
servizio di Simone Tomei FREE
GENOVA - All'interno della stagione lirica 2025-2026 del Teatro Carlo Felice Il trovatore di Giuseppe Verdi torna in scena come uno dei titoli più emblematici e, al tempo stesso, più problematici del repertorio ottocentesco. Opera di passioni estreme, di memorie che divorano il presente e di un destino che si compie attraverso il sangue e il fuoco
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Opera dal Centro-Nord
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Ecco a voi la Tosca di Scarpia...
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - Con Tosca Giacomo Puccini realizza una delle sintesi più lucide del proprio teatro musicale: un’opera senza vere pause, costruita come un flusso drammatico continuo in cui la musica coincide con l’azione. Viene meno la tradizionale alternanza fra numeri chiusi e raccordi, sostituita da una trama serrata di motivi brevi e ricorrenti che
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