Pubblicato il 09 Dicembre 2019
Al Teatro Massimo di Palermo in scena un musical tra trasformazione e femminismo
My Fair Lady chiude la stagione servizio di Salvatore Aiello

191209_Pa_00_MyFairLady_NancySullivanPALERMO - Il Teatro Massimo, introducendo al clima delle festività natalizie, ha scelto di concludere la Stagione d’Opera (sarà il prossimo Schiaccianoci a concludere quella del Balletto) col riproporre, dopo lunghi anni, il musical. E’ andato quindi scena My Fair Lady su libretto e testi di Alan Jay Lerner e musica di Frederick Loewe, tratto dal testo di George Bernard Shaw, ispiratosi al mito di Pigmalione.
E’ musical romantico incentrato sul dramma del “cambiamento femminile”o, più modernamente, del “femminismo”.
Si è sempre rivelato accattivante soprattutto per l’intreccio tra canto, danza e recitazione in un’atmosfera rarefatta, sprizzante gioiosità e leggerezza che sono la linfa portante di uno spettacolo che non cede mai all’ovvio catturando l’attenzione  dei pubblici per i suoi immortali personaggi.
I protagonisti Eliza Doolittle e Henry  Higgins si impongono ora con simpatia ora con ironia nel faticoso cammino  che obbliga Eliza ad assumere il linguaggio che da serva la trasforma in signora, e dall’altra parte il misogino Higgins che si impegna completamente nel confezionare il capolavoro della sua creazione.

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A Palermo la produzione si è avvalsa della agile e coinvolgente bacchetta del  direttore inglese Wayne Marshall in piena sintonia col palcoscenico, con un’orchestrazione elegante che ha saputo affiancare recitativi, canto e danza in una compresenza ben integrata e armonizzata a comunicare emozioni. Curata e sapiente la regia di Paul Curran. Rapidi e funzionali i frequenti cambi di scena di un bell’allestimento, in coproduzione col san Carlo di Napoli, che si avvaleva delle scene di Gary Mc Cann , dei deliziosi costumi di Giusi Giustino, delle adeguate coreografie di Kyle Lang e delle efficaci luci di David Martin Jacques; il tutto rispettoso della  tradizione e di una perfetta ambientazione londinese dal mercato dei fiori di Covent Garden, all’Ippodromo di Ascot, allo studio di Higgins con  pieno risalto di una ricca biblioteca che in qualche modo rimandava al bellissimo film interpretato da Rex Harrison e Audrey Hepburn.
Il cast dei bravi e consumati attori-cantanti provenienti dai teatri del West end londinese vedeva impegnati nella scena: Robert Hands (Henry Higgins), Nancy Sullivan (Eliza Doolittle), John Conroy (Colonnel Pickering), Martyn Ellis (Alfred P. Doolittle), Rhys Whitfield (Freddy Eynsford-Hill), Julie Legrand (Mrs. Higgins), Gillian Bevan (Mrs.Eynsford-Hill), Rosemary Ashe (Mrs. Pearce), Andy Brandy (Jamie), Graham Mackay- Bruce (Harry) risultava omogeneo, amalgamato ed efficace  nel gioco scenico pur se vocalmente avremmo gradito un canto più carezzevole e morbido cui certo non giovava l’aver ricorso all’amplificazione.
Valido l’apporto  del coro diretto da Ciro Visco e del Corpo di ballo del Teatro Massimo. Entusiasta la risposta del numeroso pubblico.

Crediti fotografici: Rosellina Garbo per il Teatro Massimo di Palermo
Nella miniatura in alto: la cantante Nancy Sullivan (Eliza Doolittle)





Pubblicato il 08 Giugno 2018
Caloroso successo al Ravenna Festival per il pių celebre musical di Cole Porter
Kiss me Kate restaurato servizio di Athos Tromboni

180608_Ra_00_KissMeKate_StephanieCorley_phTristamKentonRAVENNA - Chi, esperto o anche solo semplice amatore di teatro musicale, si sarebbe lasciato sfuggire Kiss me, Kate (il musical di Cole Porter) presentato in prima nazionale al Ravenna Festival 2018? Nessuno, che fosse o abitasse a poche decine di chilometri dalla città degli esarchi. Infatti la sera del "debutto" nel Teatro Alighieri, il 7 giugno, si registrava l'esaurito; e lo spettacolo ha avuto altre tre repliche, compresa quella pomeridiana del sabato successivo. Si è trattato di un Kiss me, Kate "restaurato" rispetto all'originale di Porter, come ha precisato il responsabile dell'edizione critica David Charles Abell nel libretto di sala: «Jo Davies (il regista, ndr), Will Tuckett (il coreografo) ed io abbiamo cercato di rimanere fedeli al materiale originario pur ripensando lo spettacolo per il pubblico d'oggi. Tutte le parole e le note che sentite sono state scritte da Porter, dagli Spewack e dalla loro squadra musicale. Come è tradizione a Broadway, però, alcune canzoni sono state trasposte e adattate alle caratteristiche vocali del nostro cast.»
Peccato veniale, venalissimo, se si considerano le "trasposizioni" registiche d'oggi nell'opera lirica e le licenze di tagli e ripuntature in uso da sempre da parte di registi e direttori tutt'altro che ossessionati dalla filologia accademica. Fatto sta che Kiss me, Kate prodotto non dai manager dei musical statunitensi ma dai loro cugini inglesi di Opera North, è risultato molto meno jazzistico e molto più romantico (soprattutto nelle canzoni accompagnate con il lussureggiante colore degli archi) di alcune versioni universalmente note.

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Spettacolo molto bello e divertente, intendiamoci, perché tutto ha funzionato assai bene, arie solistiche e musica d'assieme, coreografie, scene, luci e costumi... tanto che il crogiolo è diventato non un miscuglio di stili, ma l'unificazione degli stili (canto sincopato e spianato, canto con voce lirica impostata e voce naturale, riff degli ottoni e cromatismo di violini e viole e violoncelli, cori da osteria e da - quasi - polifonia, eccetera) tutto ben dosato dentro un amalgama apparso omogeneo.
La storia, la trama, l'ispirazione drammaturgica, sono abbastanza comuni nel teatro: si racconta di una messinscena della commedia di Shakespeare, La bisbetica domata, che sul palcoscenico e dietro le quinte si intreccia umanamente con la vita reale degli attori, le loro aspirazioni, le miserie, le caratterialità; dimostrando che la commedia può essere non la finzione fatta  paradosso, ma lo specchio della vita quotidiana. Cole Porter fa cioè un musical sfruttando il cliché del "teatro dentro il teatro" (non fu l'unico e non sarà il solo: ricordiamoci dell'opera di Leoncavallo Pagliacci; o di Pirandello, Stasera si recita a soggetto, tanto per citare esempi ormai classici del repertorio italiano).
Sul palcoscenico del Teatro Alighieri di Ravenna si muove benissimo tutta la compagnia di Opera North, con le eccellenti coreografie di Will Tuckett (qui riprese da David James Hulston), la spumeggiante regia di Jo Davis (qui ripresa da Ed Goggin) e le strepitose luci di Ben Cracknell, una vera meraviglia. A colorare il tutto ci hanno pensato i variopinti costumi di Colin Richmond, in foggia rinascimentale quelli della commedia di Shakespeare, contemporanei anni '50 del Novecento quelli che vestivano i personaggi quando l'azione si svolgeva dietro le quinte e nei camerini del back-stage, e in genere in ogni circostanza durante la quale la scena passava dalla recita shakespeariana ambientata sul proscenio, alla realtà del quotidiano ambientata proprio nel back-stage.
Citiamo i cantanti e attori principali quali la superlativa Stephanie Corley (Lilli Vanessi/Kate), e poi Quirijn de Lang (Fred Graham/Petruchio), Zoë Rainey (Lois Lane/Bianca) e Alan Burkitt (Bill Calhoun/Lucentio), Alesha Pease (Hattie), oltre al funambolico attore/ballerino Stephane Anelli (Paul), che sono il vero motore della messinscena; ma anche gli altri sono stati splendidi, tutti bravissimi, molto molto bravissimi (ipersuperlativo, licenza linguistica del recensore, ndr).

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L'orchestra di Opera North, diretta dal maestro James Holmes, ha entusiasmato il pubblico al pari della compagnia di ballo e del coro, diretti rispettivamente dal già citato Hulston e da Oliver Rundell, tutti gratificati da prolungati applausi a scena aperta e dalle ovazioni finali del pubblico.
Insomma, dopo l'apertura alla grande con l'Orchestra Giovanile Cherubini diretta da Wayne Marshall, il Ravenna Festival ha offerto un'altra prova di originalità e acume artistico con questo musical in prima esecuzione nazionale, che fa centro in piena coerenza col sottotitolo/slogan di quest'anno: "Whe Have a Dream" ("A j ò fat un sogn") nella sua accezione fantastica, più che simbolico/politica. (Repliche al Teatro Alighieri, venerdì 8 giugno ore 20,30 e sabato 9 ore 15,30 e 20,30).

Crediti fotografici: Tristam Kenton per Ravenna Festival 2018
Nella miniatura in alto: la protagonista Stephanie Corley (Lilli Vanessi/Kate)
Sotto in sequenza: ancora la Corley con Quirjin de Lang (Fred Graham/Petruchio); la coprotagonista Zo
ë Rainey (Lois Lane/Bianca)
In fondo: due istantanee di Kenton sul corpo di ballo e sui costumi di Opera North





Pubblicato il 21 Marzo 2018
In scena al Politeama Rossetti il musical pių completo di Andrew Lloyd Webber
Sunset Boulevard un capolavoro servizio di Rossana Poletti

180321_Ts_00_SunsetBoulevard_AndrewLloydWeberTRIESTE - Politeama Rossetti. In viaggio con cinque tir, cento persone tra artisti e tecnici, dieci chilometri di cavi sul palcoscenico, parrucche da duemila euro, costumi fatti a mano, numeri da capogiro per uno spettacolo itinerante. Sunset Boulevard è in scena al Politeama Rossetti di Trieste, unica tappa italiana. Andrà ad Amsterdam e poi ritornerà in Inghilterra per una tournée nel Regno Unito. Lo spettacolo comincia con un omicidio: giornalisti, fotografi e reporter sono sul luogo del delitto, una villa di Hollywwod. Ma facciamo con il protagonista Joe Gillis, morto per un colpo di pistola, un passo indietro. Il sole è già tramontato da un po’ sulla villa di Sunset Boulevard. E’ infatti sera quando lo sceneggiatore Joe Gillis ci arriva per caso e per Norma Desmond, grande diva del cinema muto, sono ormai trascorsi vent’anni dal suo ultimo successo.  Un sole che non si accenderà più per lei, incapace di comprendere i cambiamenti, di adeguare le sue capacità artistiche ad un mondo tecnologico in continua evoluzione, che ormai macina tutto e tutti, esige tanto, paga poco, sfrutta i più, dando luogo alla genia dei disperati: attori senza ruoli, tecnici disoccupati, sceneggiatori perennemente a caccia di soggetti, aiuto registi in attesa di essere chiamati, comparse che fanno la fila per mangiare e pagare l’affitto.
180321_Ts_01_SunsetBoulevardQuesto è il mondo di Sunset Boulevard, la fabbrica del cinema della gloriosa Paramount, cinica e avida. Billy Wilder ne fece un film nel 1950, che poi Andrew Lloyd Webber musicò per trasformarlo in musical, il quale dal 1993 continua a mietere successi straordinari. Se lo stesso Lloyd Webber lo definisce la sua composizione più completa, lo spettacolo, che in questi giorni va in scena al Politeama Rossetti di Trieste, rappresenta, per dirla alla maniera cinematografica, un colossal. Scene straordinarie, costumi perfetti, una regia, quella di Nikolai Foster, che non consente neanche una sbavatura alla recitazione e alla complessa macchina che muove le scene.
Il pezzo forte è rappresentato dall’orchestra che suona dal vivo, sedici musicisti che donano allo spettacolo un’emozione maggiore, un calore decisamente eccezionale. I protagonisti si muovono sul palcoscenico che è una macchina perfettamente oliata, la recitazione è sorprendente, le voci strabilianti a partire da quella di Ria Jones, che subentrò, nel ruolo di Norma Desmond, a Glenn Close, quando la famosa attrice ebbe un malore durante la recitazione. Calda, potente, a tratti graffiante, la sua tonalità tradisce una voce matura, perfetta anche nella forma fisica, vestita di tutto punto, “come una gallina” dirà di lei Joe Gillis. Paillettes, piume, cappellini, un’auto d’epoca che la Paramount vorrebbe per girare un film. Sarà questo equivoco, l’idea cioè che la casa cinematografica cerchi lei per un ingaggio mentre vorrebbe solo affittare la vettura, a creare le premesse per il finale tragico. Come nel film, nel musical la diva si innamora del giovane sceneggiatore, capitatole per caso tra le mani e trattenuto a forza di denaro e regali.
E Joe Gillis, interpretato magistralmente da Denny Mac con un timbro squillante e potente, cederà per bisogno, ma quando la donna gli ruberà la speranza di un amore e di una vita normale, getterà in faccia alla vecchia attrice la verità, finendo morto ammazzato nella piscina; e la Desmond impazzirà.
Tutto si muove vorticosamente in scena, sembra sempre di essere dietro ad una cinepresa. Soltanto nel salotto di Norma il mondo si ferma e torna indietro nel tempo a quella Salomè che con il solo sguardo ammaliatore sarebbe capace di accendere i fans dell’artista. Un maggiordomo, che poi si scoprirà essere il primo marito di lei e anche il grande regista Max von Meyerling, le dedica tutte le attenzioni possibili.

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“E’ una donna fragile, madame – dirà – bisogna evitarle ogni contraccolpo”: Adam Pearce è uno splendido basso-baritono con un’estensione di voce che gli regala in alcuni passaggi delle sue canzoni applausi a scena aperta. Il pubblico entusiasta applaude alla forza della musica di Sunset Boulevard, di canzoni come “As il we never said goodbay” che Barbra Streisand portò al grande successo nel mondo.
In scena a Trieste fino al 25 marzo 2018.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Politeama Rossetti di Trieste
Nella miniatura in alto: il compositore Andrew Lloyd Webber






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Ecco la Carmen venuta da Ravenna
intervento di Athos Tromboni FREE

200208_Fe_00_Carmen_MartinaBelli_phZaniCasadioFERRARA - Un successo annunciato, quello della Carmen di Georges Bizet proveniente dal Teatro Alighieri di Ravenna dove era andata in scena quale ultimo spettacolo della “Trilogia d’Autunno” nel novembre scorso. Si sapeva che il regista Luca Micheletti era un giovane baritono interprete anche del ruolo di Escamillo (peraltro non in scena a Ferrara nel Teatro Abbado dove ha lasciato il posto al collega Andrea Zaupa, limitandosi a fare la regia già proposta a Ravenna); si sapeva che il pubblico romagnolo aveva accolto quella regia con lunghi applausi e ovazioni, replicate qui dal pubblico ferrarese; si sapeva che nel ruolo eponimo aveva brillato una giovane promessa (promessa già mantenuta, diciamo oggi) che risponde al nome di Martina Belli.
Tutto questo si sapeva. E concordiamo con quanto scrisse
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Jekill & Hyde miti contemporanei
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200711_Fe_00_Jekill&Hyde_AndreaMeli_phGiuliaMarangoniFERRARA – Quando Robert Luis Stevenson pubblicava, nel 1886, il suo romanzo Lo strano caso del dottor Jekill e Mr. Hyde non poteva certo immaginare che la trama e soprattutto la “morale” del suo racconto potesse annunciare e precorrere quelle cosiddette questioni etiche che sono più che mai attuali nel terzo millennio, con la permanente dicotomia fra
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Livorno lancia il Festival Mascagni
redatto da Athos Tromboni FREE

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Mirael fa Sentire l'Amore
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200709_Fe_00_SentireLAmore_Mirael(MariaPiaPisciotta)FERRARA - Pieno il successo di pubblico per il concerto della cantautrice Mirael, mercoledì 8 luglio 2020, alla Palazzina di Marfisa d'Este, nell'ambito della rassegna "Tempo d'Estate" promossa e patrocinata dal Teatro Comunale "Claudio Abbado" e dall'Amministrazione comunale di Ferrara (Assessorato alla cultura).
I posti a
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Si va in Tutte le direzioni d'estate
redatto da Athos Tromboni FREE

200707_Fe_00_TutteLeDirezioniInSummertime2020_ToninoGuerraVIGARANO MAINARDA (FE) - Tutte le direzioni in Summertime 2020, la rassegna jazz e non solo organizzata dal Gruppo dei 10 di Ferrara, prenderà il via venerdì 10 luglio, proseguendo per tutta l’estate fino all’11 settembre. Apertura ore 20 con aperitivo e a seguire cena (massimo 70 posti, prenotazione consigliata). La location scelta è ancora una
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Muti e le Dogan che messaggio!
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200705_Ra_00_LeVieDellAmicizia_RiccardoMuti_phSilviaLelliRAVENNA - Minacciato da una pioggia leggera fattasi rapidamente più insistente, il 3 luglio 2020 si è consumato alla Rocca Brancaleone l’evento cardine del Ravenna Festival, dopo una sosta proclamata dal  M° Riccardo Muti. Il concerto  “sulle vie dell’Amicizia”, l’appuntamento più atteso,  è stato dedicato quest’anno alla Siria, paese in sofferenza
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La Resurrezione come spettacolo e simbolo
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200624_Mn_00_PremioStorchioAManzottiMANTOVA - Vivissimo successo domenica 21 giugno 2020 alla Rocca Palatina di Gazoldo degli Ippoliti del concerto "Omaggio alla carriera del sopranista Angelo Manzotti", nel quadro delle attività culturali della Associazione Postumia. Elegantemente accompagnato al pianoforte da Laura Gatti, il cantante mantovano ha interpretato magistralmente
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200618_Libri_00_GiulioNeriIlBassoDellOperaGiovanni Marchisio
GIULIO NERI il Basso dell'Opera
Editrice Rugginenti Milano 2020, pp. 300 Euro 21,90
Gli amanti del melodramma, ma ancor più i critici, gli storici, i cultori dovrebbero sentire il dovere morale di ricordare coloro, fra cantanti o direttori d’orchestra,
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200618_Ra_00_RavennaFestival_RiccardoMutiRAVENNA - Dopo lo stop impresso dal COVID-19 all’economia e alla vita sociale, spettacoli compresi, il Ravenna Festival è fra i primi a ripartire con un viaggio interdisciplinare di oltre 40 eventi dal 21 giugno al 30 luglio 2020. Certamente i protocolli di sicurezza hanno inciso sulla programmazione, riducendo il programma originale ma
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200601_Dischi_00_GiulioTampalini_CopertinaCDL’ultimo lavoro discografico dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” di Ferrara, In chordis et plectro - Viaggio nella musica per chitarra e orchestra a plettro - distribuito dall’etichetta “Movimento Classical”, intende offrire un’esperienza di ascolto originale relativa a un ampio ventaglio di composizioni appartenenti a stili e periodi diversi, accomunati dal fatto di
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Dischi in Redazione
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200607_00_Dischi_ValentinaCiardelliCopertina1CD audio “Music from the Sphinx”
Valentina Ciardelli contrabbasso, Alessandro Viale pianoforte
musiche di Ciardelli, Granados, Puccini, Schubert, Serra, R.Strauss, Tabakov, Viale, Zappa
Da Vinci Classics

Concettualmente la Sfinge
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Anna Maria Chiuri canta per Piacenza
intervista di Simone Tomei FREE

200423_Pc_00_Pc_AnnaMariaChiuri_ritrattoPIACENZA - Aprile 2020. Nel corso di un pomeriggio domenicale, mentre cerco di godere di qualche timido raggio di sole in questi giorni di “quarantena”, scambio alcuni messaggi con il mezzosoprano Anna Maria Chiuri. Visto che la conversazione si protrae e diventa ben più corposa di un semplice scambio di saluti e amenità,
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Pagina Aperta
La Benedizione di San Francesco
servizio di Athos Tromboni FREE

200411_00_PreghieraASanFrancesco_FeliciaBongiovanniBOLOGNA - In tempo di Covid-19 gli artisti sono fermi a casa. Come tanti di noi. Questo limita ma non impedisce la loro creatività, né il loro contributo, con i mezzi possibili, alla socializzazione della loro arte. È il caso del soprano Felicia Bongiovanni; durante una conversazione telefonica la Bongiovanni ci ha spiegato quello che ha fatto nel periodo pasquale di
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