Pubblicato il 10 Luglio 2022
Andato in scena con notevole successo di pubblico il musical Something Rotten
Qualcosa di marcio Shakespeare! servizio di Athos Tromboni

20220710_Fe_00_QualcosaDiMarcio_RiccardoRossiniFERRARA – Trionfo di pubblico nel Teatro Comunale “Claudio Abbado” per il musical Qualcosa di Marcio (Something Rotten), libretto di Karey Kirkpatrick e John O’Farrell, musica di Wayne Kirkpatrick, in scena per la prima europea proprio sul palcoscenico di Ferrara con tre rappresentazioni: la sera di sabato 9 luglio 2022 e due repliche oggi, domenica 10 luglio (ore 16 e 21).
Lo spettacolo, prodotto da BSMT Productions in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, si è avvalso della regia di Mauro Simone, la direzione musicale di Shawna Farrell, le coreografie di Gillian Bruce e l’orchestra dal vivo diretta da Maria Galantino.
Le traduzioni dei testi delle canzoni e del libretto sono a cura di Franco Travaglio; ad interpretare le vicende dei fratelli Bottom e dell’iconico Shakespeare sono stati i giovani artisti della BSMT, l’Accademia di Musical di Bologna diretta da Shawna Farrell.
Si è trattato di uno spettacolo divertente. scritto da Karey Kirkpatrick e John O’Farrell con le musiche originali di Wayne Kirkpatrick, che ha debuttato a Broadway nel 2015 e che non aveva mai attraversato l’Oceano, fino a domenica 9 luglio 2022. Qualcosa di marcio è una storia geniale perché gli intrecci delle opere shakespeariane, che fanno da sfondo al racconto, si mescolano con le dinamiche della vita dei due fratelli scrittori.
Ecco la trama: nel 1590 i fratelli Nick e Nigel Bottom cercano disperatamente di scrivere una commedia di successo, ma sono perseguitati da continui insuccessi per la concorrenza di quella rock star rinascimentale nota come "Il Bardo", niente di meno che William Shakespeare. Nick, disperato, chiede aiuto ad un indovino locale, nipote del famoso profeta Nostradamus, il quale predice che il futuro del teatro prevede il canto, la danza e la recitazione; per questo i due fratelli Nick e Nigel decidono di scrivere il primo musical in assoluto della storia della musica. Ma tra l’eccitazione del successo e la volontà di battere sul tempo il famoso Shakespeare, i due si ritrovano a portare in scena un musical che si rivela un terribile flop e che li porterà in esilio fino in America dove potranno esportare questo nuovo e deleterio genere teatrale; e là - in America – il musical avrà successo, ma… nel futuro, come predetto dal nipote di Nostradamus.
Qualcosa di marcio è davvero stravagante, energico, ma soprattutto divertente, con numeri cantati e ballati travolgenti.

 

20220710_Fe_01_QualcosaDiMarcio_ShawnaFarrellDirettriceVocale20220710_Fe_02_QualcosaDiMarcio_MauroSimoneRegista20220710_Fe_03_QualcosaDiMarcio_GillianBruceCoreografa

 

Mauro Simone, che firma la regia, ha deciso di lavorare su due diversi piani di ascolto. Il musical, infatti, è ambientato nel 1590 e gli autori hanno preso spunto da tutte le opere scritte da Shakespeare, per esempio nella scelta dei nomi dei protagonisti, mescolando epoche diverse e anticipando temi che il drammaturgo inglese scriverà solo più avanti; nello stesso tempo ci sarà il vissuto quotidiano dei due fratelli Nick e Nigel Bottom.
Per legare insieme i due piani, il regista ha deciso di ambientare lo spettacolo al Globe Theatre, che verrà utilizzato sia come punto di riferimento per far capire al pubblico l’epoca storica rinascimentale londinese, sia come luogo di ambientazione per tutte le scene d’interni, solo pochi elementi scenici caratterizzeranno i diversi ambienti dei personaggi, proprio come avviene anche oggi negli allestimenti del Globe.
Si tratta dunque di “teatro nel teatro”: da una parte gli attori che declamano le battute sul palco e dall’altra la vita reale dei personaggi.
Dal punto di vista musicale, Shawna Farrell ha lavorato su più fronti musicali: Qualcosa di marcio è ricchissimo di generi, spazia dal canto tradizionale del menestrello che apre il racconto, al rap e fino al pop rock, senza tralasciare i grandi temi romantici come nel duetto I Love the way con melodie accattivanti accompagnate dal suono degli archi e i grandi cori tipici del musical alla Schönberg e Boublil. Tutto il musical è divertente, leggero, prende in giro se stesso con un gran pot-pourri musicale godibile, delizioso e spettacolare.
il susseguirsi di numeri musicali uno dietro l’altro rende lo spettacolo, anche dal punto di visto del ballo e della danza (coreografie di Gillian Bruce) molto ricco e pieno di energia con gli attori impegnati in grandi esibizioni Broadway-style e con diversi numeri di tip tap. Tutto è mescolato con spirito e intelligenza con un’incredibile varietà di citazioni che rendono il musical applauditissimo dal pubblico ferrarese.
Molto bravi e molto ben preparati tutti a cominciare dagli interpreti principali: Dario Napolitano (Nick Bottom), Marco Di Santo (Nigel Bottom), Riccardo Rossini (William Shakespeare), Vittoria Sardo (Bea), Alice Borghetti (Porzia) e Damiano Spitaleri (Nostradamus). Ma il plauso va esteso all’intera compagnia, un’altra quarantina di artisti suddivisi fra attori, cantanti e ballerini: tutti questi hanno ottimamente lavorato insieme agli interpreti principali.
Belli e ricchi di fantasia i costumi realizzati da Silvia Cerpolini e Fabio Cicolani; applausi anche per lo staff tecnico: direttore di scena Alessandro Di Giulio, disegno fonico di Tommaso Macchi, disegno luci di Emanuele Agliati.
(La recensione si riferisce allo spettacolo di sabato 9 luglio 2022)

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Crediti fotografici: Ufficio stampa BSMT Productions
Nella miniatura in alto: Riccardo Rossini (Shakespeare)
Al centro in sequenza: la direttrice musicale Shawna Farrell, il regista Mauro Simone e la coreografa Gillian Bruce
Sotto: i tre protagonisti maschili principali, Riccardo Rossini (Shakespeare), Dario Napolitano (Nick Bottom) e
Mirco Di Santo (Nigel Bottom), 





Pubblicato il 02 Gennaio 2022
L'operetta pių celebre e rappresentata di Franz Lehár miete successo anche nel tempio della lirica
Vedova per due cast servizio di Simone Tomei

20220102_Ge_00_LaVedovaAllegra_FrancescoAlibertiGENOVA - La Vedova allegra nasce da un sodalizio fortunato tra il compositore Franz Lehár ed i librettisti Vicktor Léon e Leo Stein; la sua genesi fu piuttosto travagliata nonostante sia diventata poi il titolo dei record nel suo genere. Come narra Pino Nugnes «… ebbe tuttavia una gestazione che definire «difficile» può apparire un eufemismo. Lo stesso Lehár riuscì ad aggiudicarsi lo spartito (che altri volevano affidare al più navigato Heuberger) facendo ascoltare al telefono il refrain del duetto "Hop là, hop là" al librettista Victor Leon. Karczag, direttore del Theater an der Wien, era così sicuro del fiasco di questa nuova creazione che arrivò ad offrire duemilacinquecento fiorini purché Lehár la ritirasse, prima ancora della première. Messa in scena con scene e costumi già utilizzati in precedenti operette, La vedova allegra fu tradotta in venticinque lingue, dettando moda nella storia del teatro e del costume
Sin dal suo affermarsi, questo genere musicale si è sempre più identificato come un «… luogo mentale, via via occupando in modo vicario uno spazio lasciato vacante nel corso del XIX secolo dalla progressiva espulsione del comico dalla musica di rango, e soprattutto dal teatro musicale di nobili origini. Nell'epoca idealistica e romantica, dominata da una rappresentazione essenzialmente tragica della realtà, viene così a confluire nell'operetta, e nei generi affini di teatro leggero, un mondo di umori rimasti orfani, la satira, l'umorismo, l'ironia, lo scherzo, la caricatura, ma anche di mezzitoni come il tragicomico, il semi-serio, il quasi patetico, il demi-larmoyant, che l'idealismo relega su un piano di minorità artistica e morale. Ma questa medietas estetica, a metà fra il nobile e il plebeo, fra l'autentico e il kitsch, offre all'operetta una possibilità di 'giocare con il linguaggio', di mescolare i livelli, di coniugare l'aulico con il volgare così da stendere su tutto un velo di ambiguità e generare costantemente il sospetto di un doppio senso. È appunto la natura particolare di questo rapporto col linguaggio, il quale implica distacco e consapevolezza del gioco e sospende ogni eccesso di immedesimazione - a costituire il filtro attraverso cui l'operetta tende a 'riscrivere' la realtà, a farne la parodia, sia quella corrosiva alla Offenbach sia quella indulgente e velata di Lehár. L'operetta, come è stato talvolta osservato, non è, in fondo, che un'opera comica che non si prende troppo sul serio.» (Andrea Lanza, Operetta, musa ironica e gentile).
Il Teatro Carlo Felice di Genova nell’allestimento andato in scena proprio a cavallo tra il 2021 e 2022 sembra essersi ispirato a questo concetto innovativo con il quale si identifica questo genere musicale trasportandoci con eleganza e leggerezza in un ambiente parigino giocoso, festante, ironico e talvolta scaltro.
Deus ex machina è stato proprio il regista Luca Micheletti che si è occupato anche di rivedere il libretto in italiano proveniente da una traduzione ormai consolidata - ancorché variata e adattata alle situazioni dei vari momenti in cui veniva rappresentata -, sia per quello che riguarda i dialoghi, sia per i numeri musicali. In merito a tale operazione letterale e ritmica lo stesso Micheletti coadiuvato dalla moglie Elisa Balbo afferma: «… abbiamo così pensato, com’è costume che ciclicamente avvenga per le operette, ad una nuova versione ritmica italiana, firmata da me e da Elisa Balbo. In essa conserviamo alcune traduzioni celebri di numeri ormai entrati nell’inconscio collettivo (da tace il labbro” a “è scabroso le donne studiar…”), ma ritraduciamo ex novo tutto il resto, ricostruendo nella nostra lingua il sistema metrico e ritmico dell’originale, restaurando spesso anche il testo musicale corrottosi nel tempo con ladattarvi parole forzate. Ogni grande classico, del resto, si perpetua attraverso la somma delle sue varianti: e lo spettacolo ne terrà conto non solo dal punto di vista drammaturgico, ma anche teatrale, omaggiando e citando, con ironia e levità, più dun secolo di rappresentazioni. Perché La Vedova allegra non è solo unoperetta, ma un sistema teatrale a sé stante, scintillante, autoironico e appena venato duna sublime malinconia

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Le scene ed i costumi di Leila Fteita hanno regalato atmosfere scintillanti che imperniandosi sull’idea drammaturgica si sono alternati tra “giri di valzer”, quale simbolo di un’epoca, ed “Teatro” quale scintillante rifugio fuori dal mondo che ci circonda. Ecco allora che una tavola rotonda imbandita ruota sulle prime battute dello spettacolo, una giostra sfolgorante di colori appare sul palcoscenico al secondo atto per poi sprofondare nei fondali del teatro ruotando su se stessa quasi a voler imitare proprio il giro di valzer. Tante sono le sfaccettature che si sono volute creare con lo scopo di regalare due ore di puro piacere ed ognuna di esse ha colpito nel segno. Il progetto luci di Luciano Novelli realizzate suggestivamente da Fabrizio Ballini hanno completato la realizzazione dell’allestimento.
Anche la conduzione di Asher Fisch non ha mancato l’obiettivo che si era prefisso: queste le sue parole: «… la morbidezza del suono, una certa rilassatezza tipicamente viennese è quanto, dai miei anni alla Volksoper di Vienna, porto nel cuore e cerco di trasmettere ogni qual volta la dirigo, per poter ricreare quello che doveva essere il suono originale del lavoro. Uno spirito sornione, che faccia da pendant” alla comicità irresistibile del suo testo: è questo il lato che amo sfoderare per contribuire a fare affiorare il sorriso sul volto del pubblico che, immancabilmente, la Vedova allegra sa regalare
Ecco dunque che gli aggettivi brillante, colorata, vellutata, passionale, languida e romantica possono trovare albergo in un commento di sintesi per una bacchetta che non ha mai tradito il palcoscenico, anzi, lo ha esaltato con un accompagnamento sempre consono e attento.
Un plauso particolare deve essere rivolto a Fabrizio Angelini che ha costruito delle coreografie molto gradevoli e pertinenti, bene eseguite dal corpo di ballo de Les Grisettes, Michela Delle Chiaie, Ginevra Grossi, Erika Marinello, Marta Melchiorre, Matilde Pellegri, Monica Ruggeri e dei Danzatori, Samuel Moretti, Giovanni Ernani Di Tizio, Tiziano Edini, Robert Ediogu, Matteo Francia, Andrea Spata.
Ottima la prova del Coro preparato e diretto al M° Francesco Aliberti come pure i professori d’orchestra del Carlo Felice che hanno vibrato in armonia con la bacchetta. Veniamo ai cast delle due recite seguite.

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Recita del 31 dicembre 2021 (primo cast)
Nei panni del Conte Danilo Danilowitsch  troviamo un superlativo Luca Micheletti che mette in campo doti attoriali e canore da manuale; il suo personaggio è volitivo, scaltro, sornione, a tratti ilare e la vocalità che lo accompagna non tradisce ogni intenzione caratteriale. L’entrata sull’auto d’epoca è esilarante, le note scorrono fiere e spavalde sempre ben a fuoco e la gestualità è ricca di cure e particolari che non passano inosservati.
Meno centrata l’Hanna Glawari di Elisa Balbo che soffre alquanto nella zona più centrale del rigo musicale dove fraseggio e potenza di suono di perdono sovente nel suono orchestrale. Delicata e ben interpretata invece la famosa aria della Vilja dove l’emissione trova maggiore sicurezza ed il fascino delle scene della festa pontevedrina incorniciano un quadro molto gradevole.
Spigliata, ma alquanto oca negli atteggiamenti – cosa che ritegno non sia –, la Valancienne di Francesca Benitez; se scenicamente – probabilmente per le scelte registiche – il personaggio non mi ha molto convinto, vocalmente trova il suo riscatto con brillantezza di suono ed elegante fraseggio; al suo fianco un Camillo de Rossilion interpretato da Pietro Adaini che pur ben calato nel ruolo si esprime vocalmente con suoni talvolta un po’ forzati e non perfettamente centrati. Ottimo senza se e senza ma tutto il resto del cast canoro: il Barone Mirko Zeta  Filippo Morace, il Visconte de Cascada  Claudio Ottino, Raoul de St. Brioche  Manuel Pierattelli. Kromow  Giuseppe Palasciano, Olga  Francesca Zaira Tripaldi, Bogdanowitsch  Luigi Maria Barilone, Sylviane Kamelia Kader, Pritschitsch Alessandro Busi, Praskowia  Letizia Bertoldi, Zozo  Federica Sardella.
Indiscusse le doti attoriali di Ciro Masella nei panni di un esilarante Njegus il quale si trova pienamente a suo agio tra ventagli, paillettes e spiritose gag; non da  meno è stata la prova del Maître Chez Maxim interpretato dall’attore Valter Schiavone che ha recitato un monologo intenso e commovente… da manuale.
Al termine applausi scroscianti per tutti in attesa dei festeggiamenti del capodanno.

Recita del 1 gennaio 2022 (cast alternativo)
L’assenza improvvisa del collaudato Ciro Masella nei panni di Njegus ha fatto sì che Valter Schiavone – avvisato poche ore prima della recita – sia accorso in sostituzione dell’indisposto. Coraggio da leone e bravura indiscussa hanno salvato la data e, nonostante qualche battuta saltata qualche piccolo rallentamento narrativo, la recita è non ha perso nulla del suo fascino e della sua piacevolezza.
Cambio anche per i protagonisti principali.

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Valentina Mastrangelo offre una prova maiuscola nei panni del title rôle; eleganza, fascino e vocalità omogenea fanno da cornice ad un’interpretazione davvero elegante; sensualità, languidezza ed un pizzico di civetteria si incastonano in un’emissione vocale che sa interpretare le varie sfaccettature del personaggio.
Michele Patti è un Conte Danilo Danilowitsch abbastanza corretto, ma non trova sempre nella vocalità il suo pieno riscatto: sa ammaliare attorialmente e convince nella zona più centrale della voce lasciando qualche dubbio negli acuti che spesso risultano appannati e poco luminosi.
Elegante e graziosa – anche se più marcatamente oca dell’interprete del giorno precedente – la Valancienne di Luisa Kurtz che sa gestire bene il fiato e con eleganza vocale interpreta in modo piacevole il simpatico personaggio.
Ottimo Emanuele d’Arguanno nei panni del Conte di Rossillon; i suoi acuti brillano, il colore è di pregio e la scena del Pavillon ha assunto un fascino davvero sublime. Quale Maître Chez Maxim un bravo Francesco Martucci sostituisce il previsto Valter Schiavone.
Dopo i bagordi dei festeggiamenti notturni il pubblico del teatro ha dimostrato con vigore il suo contento cosi da farci incamminare nel nuovo anno con tutti gli auspici che ognuno di noi ha nel cuore e con la piacevolezza di aver potuto gustare un’ottima produzione teatrale sotto ogni punto di vista.

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il direttore Francesco Aliberti
Sotto in sequenza: immagini del primo e del secondo cast durante le due recite genovesi





Pubblicato il 26 Luglio 2021
Ottiene un meritato successo l'allestimeto dell'operetta di Franz Lehár sul palcoscenico del Verdi
Una Vedova che rinverdisce la tradizione servizio di Rossana Poletti

20210726_Ts_00_LaVedovaAllegra_AndreaBinettiTRIESTE, Teatro Verdi - Era il 27 febbraio del 1907 e al Teatro Filodrammatico di Trieste andava in scena la prima italiana di “La Vedova allegra”, l’operetta di Franz Lehár che ha avuto più successo in assoluto al mondo. Che a quel tempo Trieste fosse italiana nello spirito è vero, ma in quel momento era ancora il porto principale dell’Impero austro-ungarico e resterà tale fino alla fine del primo conflitto mondiale nel 1918, quando avverrà il cosiddetto “ribalton”, il passaggio al Regno d’Italia, portandosi dietro una catastrofe economica pesante e la fine di un ruolo internazionale che la città mai più riconquisterà. A Trieste convivevano, e lo fanno tuttora, molti gruppi etnici, tra cui numerosi i popoli slavi. In quegli anni nell’Impero si preannunciavano i primi segnali che condurranno poi alle guerre dei Balcani.
L’Operetta era stata fortemente contrastata a Costantinopoli e Trieste non fu da meno, con un doppio motivo: lo sfregio di Lehár al Montenegro, con la parodia del Pontevedro dalle casse vuote, e l’affronto all’Italia la cui regina Elena, veniva proprio da quel paese. All’inizio della rappresentazione volarono dal loggione biglietti contro il compositore viennese e ci furono strascichi sui giornali della città. Ma questa è storia ormai. Inalterata resta la passione per questa operetta, che racconta più di altre un mondo scomparso, decadente, delle diplomazie di un’Europa che a breve si frantumerà.
L’operetta è genere musicale controverso, che ha avuto molti detrattori, ma come alleato sempre e comunque il popolo, suo principale estimatore: oggi escluso inevitabilmente dalla sua fruizione al Verdi di Trieste per il costo dei biglietti non proprio popolare. La forza del pluridecennale festival, che si svolse nelle estati triestine, stava proprio in questo suo rivolgersi a tutti e le folle accorrevano a frotte, formando lunghissime file ai botteghini, fino a che non lo si fece più e la macchina si ruppe.
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Dei protagonisti in scena al Verdi di Trieste in questa edizione (23-27 luglio 2021), quelli che “funzionano” di più, che meglio interpretano lo spirito appunto, sono proprio coloro che la “macchina” la conoscono bene: il direttore Christopher Franklin e l’Orchestra del teatro, perfettamente a loro agio, e Andrea Binetti, che dell’operetta ha fatto il suo mestiere, il suo vessillo, la sua passione e vita.  Franklin gioca con l’orchestra, la fa entrare perfettamente in sintonia con la storia, aggiunge spunti musicali imposti dalla regia che cerca altrove stimoli di modernità. Ma la modernità è tutta lì in quell’interpretazione leggera, brillante, divertente del Niegus di Binetti, nella sua omosessualità senza cadute di stile, vezzosa e seria allo stesso tempo. E’ vero che l’operetta va ricondotta ad un linguaggio più moderno, rivisitata con intelligenza, ma anche con sobrietà per non cadere nel ridicolo e grottesco, talvolta visto proprio nel personaggio di Niegus qui al Verdi di Trieste, e per non dare ragione proprio a quei detrattori che vorrebbero cancellare questo genere di spettacolo dalle programmazioni dei teatri.
Nel complesso il gruppo in scena è ottimo, belle voci, e buona anche la parte recitata, che nell’operetta è molto presente e che richiede tempi di preparazione più lunghi.
Hanna Glawari è interpretata da Valentina Mastrangelo, bella come dev’essere la protagonista, un’affascinante ricca vedova che tutti corteggiano per l’avvenenza e soprattutto per i soldi. La sua voce ottiene un lungo e prolungato applauso per l’Aria della Vilja, che canta da un’altalena con le luminarie come nelle feste di paese.
Danilo Danilowitsch è Gianluca Terranova, non proprio un dandy viennese, più un godereccio romano, efficace però nel ruolo. L’altra coppia, Valencienne (Giulia Della Peruta) e Camille De Rossillon (Oreste Cosimo), ha belle voci ed è particolarmente applaudita dal pubblico.
Tra i comprimari, ma anche qui traspare la conoscenza del genere, Marzia Postogna interpreta una terribile Praskowia, che agita una frusta intimorendo tutti i presenti con sadica freddezza. E poi ci sono Clemente Antonio Daliotti (Barone Mirko Zeta), Andrea Schifaudo, (Raoul De Saint-Brioche), Filippo Fontana (Visconte Cascada), Gianluca Sorrentino (Bogdanowitsch), Federica Giansanti (Sulviane), Alessandro Busi (Kromov), Paola Francesca Natale (Olga) e Luca Gallo (Pritschitsch).
Lo spettacolo si infiamma con le scene delle feste e dei balli, nei costumi bellissimi della tradizione slava. Il corpo di ballo del Lviv National Academic Opera and Ballet Theatre fa la differenza, anche nella scena del famoso valzer, come eterea, agile ed elegante si presenta in occasioni più diverse la ballerina solista Cler Bosco, chiamata a fare da jolly delle situazioni. Un plauso particolare va dato al disegno luci dello spettacolo.
La regia è di Oscar Cecchi, le scene di Paolo Vitale, le coreografie di Serhiy Nayenko, e maestro del coro è Francesca Tosi. Il coro è come sempre ottimo, purtroppo costretto dalle norme anticovid alla immobilità in scena, problema questo che impedisce a tutta l’operetta quella fluidità necessaria per un suo completo apprezzamento.

Crediti fotografici: Uffico stampa Teatro Verdi Trieste
Nella miniatura in alto: Andrea Binetti
Sotto: una foto di scena dell'operetta andata in scena al Verdi di Trieste






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La scelta di quel programma è stata spiegata da Giacomo Cardelli al pubblico prima dell’inizio del concerto, con un breve discorso che ha testimoniato la predisposizione
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20220716_FE_00_ConcertoGrossoPerLuisBacalov_RosannaPavariniFERRARA - Un celebre compositore di canzoni e musica da film e due donne protagoniste del revival che lo riguarda: questo il sunto dello spettacolo musicale Concerto Grosso per Luis Bacalov che il Teatro Comunale “Claudio Abbado” ha prodotto coinvolgendo l’Orchestra Città di Ferrara (primo violino concertante e direttore Antonio Aiello) e il gruppo un po’ pop, un po’ rock
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Eventi
Lirica danza concerti Venezia riparte
redatto da Giuliano Danieli FREE

20220714_Ve_00_StagioneLiricaESinfonica2022-2023_FortunatoOrtombinaVENEZIA - La Stagione Lirica e Balletto e la Stagione Sinfonica 2022-2023 del Teatro La Fenice sono state presentate mercoledì 13 luglio 2022 dal sovrintendente e direttore artistico Fortunato Ortombina e dal direttore generale Andrea Erri. Così il sovrintendente Ortombina: «Quattordici titoli d’opera, due di balletto e diciotto appuntamenti sinfonici
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Operetta and Musical
Qualcosa di marcio Shakespeare!
servizio di Athos Tromboni FREE

20220710_Fe_00_QualcosaDiMarcio_RiccardoRossiniFERRARA – Trionfo di pubblico nel Teatro Comunale “Claudio Abbado” per il musical Qualcosa di Marcio (Something Rotten), libretto di Karey Kirkpatrick e John O’Farrell, musica di Wayne Kirkpatrick, in scena per la prima europea proprio sul palcoscenico di Ferrara con tre rappresentazioni: la sera di sabato 9 luglio 2022 e due repliche oggi, domenica 10 luglio (ore 16 e 21).
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Prosa
Destinatario sconosciuto ossia la rivalsa
servizio di Athos Tromboni FREE

20220707_Fe_00_FerraraOff-MariaPaiatoFERRARA - Quattro modi per scrivere lettere. Quattro appuntamenti nel cortile e nel parco della Biblioteca Ariostea di via Scienze 17. Si tratta di una rassegna teatrale ideata da Ferrara Off, con testi scelti da Giulio Costa, Monica Pavani e Margherita Mauro. In pratica è un modo (riuscito) di fare teatro affidandosi solamente a dialoghi epistolari.
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Opera dal Centro-Nord
Don Giovanni domatore tra le fiere
servizio di Athos Tromboni FREE

20220704_Fe_00_DonGiovanni_AdrianSchvarzsteinFERRARA - Il Don Giovanni di Mozart ha debuttato al Teatro Comunale "Claudio Abbado" venerdì 1 luglio, 2022 con replica domenica 3 luglio. Entrambe le rappresentazioni hanno visto il teatro gremito fino al tutto esaurito. Il progetto partiva da lontano: affidare al maestro Leone Magiera il compito di selezionare e preparare giovani cantanti per
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Eventi
La Filarmonica di Suvereto ha due secoli
FREE

20220704_Suvereto_00_LaFilarmonicaDiSuveretoHaDueSecoli_PeppeServilloSUVERETO (LI) - Si inaugurano sabato 9 luglio 2022 alle 21.30 nel giardino della Rocca Aldobrandesca le celebrazioni per il Bicentenario della Società Filarmonica di Suvereto, a cura dell’Ente Musicale e Culturale Filarmonica “G. Puccini”, che ne raccoglie la storia e l’identità. È, infatti, proprio dal 1823 che la Società Filarmonica lavora
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Jazz Pop Rock Etno
Omaggio a Franco Battiato
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220704_Ra_00_OmaggioAFrancoBattiato_NicolaCisterninoRAVENNA - Al Pala De Andrè il 2 luglio 2022 si è compiuto un riuscito “Omaggio a Franco Battiato” con l’evocazione di una delle sue tante anime spese nella Musica, quella più intima e profonda dell’artista siciliano nato nel 1945 e scomparso nel 2021. Come ha dichiarato fra una canzone e l’altra il poliedrico Simone Cristicchi che se ne ritiene
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Echi dal Territorio
Notte rosa in Certosa
servizio di Athos Tromboni FREE

20220703_Fe_00_NotteRosaInCertosa_Smith_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Quando si parla di Piazza San Pietro a Roma e del colonnato del Bernini si dice che quel semicerchio architettonico significhi un grande abbraccio. Anche la Certosa di Ferrara, col suo austero tempio di San Cristoforo e lo sviluppo laterale a semicerchio delle ali, può essere inteso come un grande abbraccio. In più (diciamo in più, non
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Eventi
Prosegue con successo il Varignana Festival
FREE

20220701_00_VarignanaMusicFestival_AlexanderRomanovskyVARIGNANA (BO) - Si sono conclusi tra gli applausi dei numerosi spettatori i primi due appuntamenti dell'VIII edizione del Varignana Music Festival, andati in scena presso la Terrazza Belvedere e l'Anfiteatro sul Lago di Palazzo di Varignana il 29 e 30 giugno 2022. Protagonisti del tradizionale Grand Opening l'Orchestra e il Coro del
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Classica
Iván Fischer bacchetta che incanta
servizio di Attilia Tartagni FREE

20220630_Ra_00_BudapestFestivalOrchestra-IvanFischer_phZani-CasadioRAVENNA -La Budapest Festival Orchestra con il concerto del 28 giugno al Pala De André ha confermato, se mai ve ne fosse bisogno, l’importanza della presenza delle grandi orchestre nella manifestazione ravennate, dando vita a un concerto di qualità e gradevolezza incentrato su due classici: la Terza Sinfonia di Johannes Brahms e la
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Opera dal Nord-Est
Peter Grimes sbarca in laguna
servizio di Giuliano Danieli FREE

20220627_Ve_00_PeterGrimes_JuraiValcuhaVENEZIA - La Fenice è stata certamente fra le istituzioni europee più ricettive nei confronti della produzione di Benjamin Britten. Qui nel 1954 è stata data la prima assoluta di The Turn of the Screw, riproposto nei decenni seguenti per ben 4 volte; e nel settembre 1973 ancora la Fenice di Venezia ha ospitato la prima “continentale” di Death
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