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Partita con successo la prima edizione dei concerti che Livorno ha dedicato al suo compositore

Lunga serata apre il Mascagni Festival

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 04 Agosto 2020

200804_Li_00_MascangiFestival_PrimoConcerto_LauraPasqualettiLIVORNO - Il Mascagni Festival 2020 avrà il suo clou nel prossimo mese di settembre, ma già la sera del 2 agosto 2020 abbiamo avuto un primo assaggio proprio in occasione del 75° anniversario dalla morte del compositore livornese. Con gli occhi dove un’anima sognava è stato il titolo di questo primo concerto lirico che ha fatto da apripista alla kermesse settembrina nella splendida cornice della Fortezza Nuova di Livorno.
La luna piena e qualche refolo di vento hanno reso la serata gradevole da un punto di vista climatico e ci siamo quindi immersi volentieri in questo viaggio nella vita musicale e privata di Pietro Mascagni.
Il programma, estremamente lungo sotto ogni punto di vista, ha voluto rendere pieno omaggio al compositore del quale sono state eseguite, in rigoroso ordine cronologico, arie o duetti da ciascuna opera composta. Una prolusione di Fulvio Venturi ha contestualizzato la vita artistica di Mascagni non solo nel contesto musicale, ma in quello delle arti in generale mettendo in luce la sua visione futurista e anticipatoria con quella legata alla tradizione e alla storia passata.

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Due brave voci recitanti, Andrea Gambuzza e Ilaria Di Luca hanno intervallato le innumerevoli arie con una recitazione di alcune lettere tratte dall’epistolario mascagnano; di queste, tutte interessanti, la chiosa si è rivelata quella che in toscanaccio si può considerare la zampata del maiale in cui si è voluto andare a cercare ambiti e legami con il regime fascista dello stesso Mascagni, ma, a mio avviso, scegliendo testi e situazioni piuttosto grevi e non adatti al contesto.
Sul versante musicale il primo plauso va attribuito soprattutto alla pianista Laura Pasqualetti che con grandissima professionalità, preparazione e spirito di servizio al cantante ed alla partitura ha accompagnato tutta la serata in un tour de force piuttosto intenso.
Da Cavalleria rusticana, Amico Fritz, I Rantzau, passando per Gugliermo Ractliff, Le Maschere, Amica ed Iris, siamo approdati alle opere della vecchiaia come il Piccolo Marat, Pinotta e Nerone.
C’è da dire che ascoltando per la prima volta certi brani, ho avuto come prima sensazione quella di smarrimento e la sempre maggiore consapevolezza che le doti compositive di Mascagni difettassero di acume e tecnica nello scrivere per le voci.
Talune arie, eseguite raramente, è giusto farle riemergere dall’oblio solo per una squisita connotazione musicologica; talaltre, seppur sconosciute, hanno un sapore di piacevolezza già al primo ascolto. La produzione del livornese è varia ed eterogenea, ma per alcuni motivi - se non addirittura per certe opere intere - l’oblio credo rimanga l’unica scelta e l’unica alternativa possibile.
Gli interpreti si sono disimpegnati in questo non facile cimento ed a tutti va riconosciuto il merito di aver affrontato con grande professionalità l’impervia e talvolta scriteriata scrittura mascagnana.
Li ricordo tutti con grande piacere e plauso: Maria Billeri e Francesca Maionchi (soprani), Rossana Rinaldi (mezzosoprano), Samuele Simoncini (tenore), Sergio Bologna (baritono).
Successo per tutti con plauso di una sala sotto le stelle agostane. Sold out per questo primo  concerto alla Fortezza Nuova.

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Mascagni Festival di Livorno
Nella miniatura in alto: la pianista Laura Pasqualetti
Sotto: due splendide panoramiche del concerto e della Fortezza Nuova






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