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Il violoncellista veneto con l'Accademia dell'Annunciata in un concerto per l'Associazione Mariani

Mario Brunello e il

servizio di Attilia Tartagni

Pubblicato il 25 Febbraio 2020

200225_Ra_AccademiaDellAnnunciata_MarioBrunello_phGianniRizzottiRAVENNA - E’ sempre un privilegio assistere a un’esibizione di Mario Brunello, violoncellista fra i più apprezzati del mondo e sperimentatore di luoghi e forme inusuali di comunicazione con la musica. Mercoledì 19 febbraio 2020 al Teatro Alighieri si è rinnovato il piacere di ascoltarlo dal vivo insieme all’Accademia dell’Annunciata diretta da Riccardo Doni con un programma barocco che gli è particolarmente congeniale. La serata era dedicata ai 250 anni della morte di Giuseppe Tartini, musicista eclettico, interessato alla scienza e alla tecnologia che, oltre a diventare il più famoso violinista d’Europa del suo tempo, è tuttora  considerato fra i maggiori compositori e teorici della musica italiani, un appuntamento di punta fra le offerte della ricca stagione di “Ravenna Musica” 2020 organizzata dall’Associazione Mariani.
Mario Brunello, primo e unico italiano a vincere nel 1986 del Premio Cajkovskij, ha reso omaggio a Tartini utilizzando il violoncello piccolo, strumento identico al violoncello ma di ridotte dimensioni, molto in voga tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700, condividendo gran parte del programma con l’Accademia dell’Annunciata, nata nel 2009 grazie al progetto mirato alla formazione di un ensemble giovanile dedito alla prassi esecutiva barocca e classica.
E’ stato bello vedere immersi nella musica tanti giovani e giovanissimi, schierati come un esercito a lato del maturo violoncellista Mario Brunello collocato su un praticabile, quasi a segnalare anche visivamente l’importanza del maestro e a rendere percepibile ogni suo gesto, ogni sua esternazione. L’orchestra è stata guidata con polso sicuro dal suo direttore musicale e qui anche cembalista  Riccardo Doni che vanta una vasta collaborazione con l’Ensemble “Il Giardino Armonico”.
«Tartini e dintorni nel 250° anniversario della sua morte»  oltre a includere le composizione del provetto violinista, ha brani dal mondo musicale gravitante intorno allo stesso Tartini. Accanto ai Concerti in Re maggiore per violoncello piccolo, archi e basso continuo e al Concerto a quattro in Do maggiore per archi e b.c. di Tartini, sono stati eseguiti il Concerto in Re maggiore per violoncello piccolo, archi e b.c. di Antonio Vandini e Sinfonia in Re maggiore RV 125 per archi e b.c. di Antonio Vivaldi, nonché la Pastorale P86, trascrizione di Ottorino Respighi di una Pastorale scritta da Tartini, e il brano L’antro dell’orco per violoncello piccolo, archi e cembalo del compositore vivente Vanni Moretto, scherzo musicale liberamente tratto dalla celebre opera di Tartini “L’arte dell’arco”. 
Il concerto è stata anche l’occasione per celebrare il primo violoncello nato dalla trasformazione della viola da gamba e apparso verso la fine del Quattrocento, che faticò non poco ad affermarsi. Secondo l’opinione più diffusa, sarebbe nato in Italia, a Bologna, e i rarissimi esemplari databili fra il 1550-1560 sono di Andrea Amati, Gasparo Bartolotti da Salò e Gian Paolo Maggini. Altrettanto diffusa è l’opinione che il timbro del violoncello sia quanto di più vicino a una voce umana adulta e dolente.
Chi meglio di Brunello, dunque, può valorizzare questo strumento che è il suo esatto alter-ego? Chi più di lui può esaltarlo nel contrasto con il silenzio ovvero «un’atmosfera entro la quale si vivono le passioni appena svelate …. dal susseguirsi di armonie dense, da situazioni ritmiche tumultuose. Il silenzio arriva improvviso e lascia senza fiato.»

 200225_Ra_AccademiaDellAnnunciata_facebook

Infatti, ogni  qualvolta Brunello ha portato in alto l’archetto dopo l’ultima nota di un brano  abbandonandolo poi lentissimamente con il braccio fino a toccare terra, sciogliendo con quel gesto quasi sacrale la tensione del corpo irresistibilmente intrecciato allo strumento, è esploso un silenzio altrettanto sconvolgente delle armonie, dei ritmi di danza, delle variazioni ascoltate in precedenza e il  pubblico, diligentemente,  ha ritardato di qualche secondo l’applauso fragoroso e incontenibile che ha accompagnato ogni esibizione del Maestro con l’Accademia dell’Annunciata.

N.B. La citazione di cui sopra è tratta da “Silenzio” di Mario Brunello, editore Il Mulino, dove il maestro veneto, che è famoso anche per i suoi concerti fra le Alpi e per avere rivalutato una fabbrica post-industriale facendone una fucina di musica, sviscera il tema del silenzio in rapporto al suono, toccando vari aspetti dalle storia della musica classica e contemporanea.

Crediti fotografici: Gianni Rizzotti per Ufficio stampa Associazione Mariani di Ravenna
Nella miniatura in alto: Mario Brunello
Sotto: l'Accademia dell'Annunciata diretta da Riccardo Doni






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