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Ottimo allestimento della patriottica Battaglia di Legnano nel Teatro Regio di Parma

Il paradigma è un cavallo

servizio di Simone Tomei

Pubblicato il 22 Ottobre 2024

20241022_Pr_00_LaBattagliaDiLegnano_AlessioVernaMarinaRebeka_phRobertoRicciPARMA - Nel 1849 Giuseppe Verdi presenta a Roma La Battaglia di Legnano, un'opera in quattro atti con libretto di Salvatore Cammarano. Ambientata nel 1176, durante la celebre battaglia in cui la Lega Lombarda sconfisse l'imperatore Federico Barbarossa, l'opera va oltre la semplice rievocazione storica, riflettendo profondamente lo spirito del Risorgimento italiano. Verdi, in piena sintonia con questo clima patriottico, utilizza la vicenda medievale per esprimere ideali di eroismo, sacrificio e amore per la patria.
I protagonisti, Arrigo, Rolando e Lida, sono intrappolati tra il dovere verso la loro terra e i legami personali, culminando nel sacrificio finale di Arrigo per la libertà. Musicalmente si distingue per le potenti melodie verdiane, i cori appassionati e un forte impatto drammatico, caratteristiche che esaltano il sentimento patriottico. Al suo debutto fu accolta con grande entusiasmo dal pubblico italiano, sebbene in seguito la sua popolarità sia andata scemando.
Questo lavoro verdiano nasce in un periodo di forte agitazione in Italia. Nel 1848 rivolte liberali scoppiarono in tutta Europa, e in Italia presero la forma di insurrezioni contro il dominio austriaco e papale. In questo contesto Verdi fu profondamente ispirato dagli eventi patriottici e sebbene non potesse partecipare direttamente ai moti, volle contribuire alla causa italiana attraverso la musica. Compose l'inno Suona la tromba su testo di Goffredo Mameli, sperando che potesse essere cantato durante le battaglie, ma la guerra era già finita quando l'inno fu completato. Fu invece il compositore Michele Novaro a scrivere quello che divenne l'inno nazionale, Fratelli d’Italia.

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Verdi, nel frattempo, cercava un modo più duraturo per contribuire alla causa italiana. Dopo aver sospeso un progetto con il Teatro San Carlo di Napoli, si rivolse nuovamente a Cammarano affinché creasse un libretto riflettente il clima politico del tempo. Inizialmente presero in considerazione diversi soggetti, ma alla fine scelsero di adattare la commedia francese La bataille de Toulouse di Joseph Méry, trasportandola però nel periodo della battaglia tra la Lega Lombarda e Federico Barbarossa. Cammarano arricchì il libretto con forti elementi patriottici, rendendolo ideale per il pubblico italiano dell'epoca.
Questa collaborazione tra Verdi e Cammarano si rivelò estremamente fruttuosa dando vita a un componimento che incarna pienamente lo spirito del Risorgimento e il desiderio di libertà e unità nazionale.

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Lo spettacolo parmense, nell’ambito del XXIV Festival Verdi, porta la firma della regista argentina Valentina Carrasco, distinguendosi per una visione audace e innovativa in cui la figura del cavallo emerge come protagonista paradigmatico dell'intero allestimento. Con un approccio moderno e simbolico l’animale diventa un emblema centrale della lotta per la libertà; il nobile animale più che un semplice strumento di scena, diventa quindi un elemento dai molteplici significati: forza, sacrificio e tensione verso la libertà. La regista lo utilizza in diverse forme – da sagome stilizzate a proiezioni video – per rappresentare non solo la dimensione militare della battaglia, ma anche il conflitto interiore dei personaggi e il desiderio collettivo di riscatto. Rappresenta quindi il motore della narrazione visiva: durante le scene di battaglia si fa metafora della violenza e del coraggio, contribuendo a rendere palpabile la ferocia del conflitto, e le sue movenze, ben coreografate, si intrecciano con la musica verdiana.
L’impianto scenografico di Margherita Palli, volutamente minimalista, esalta la centralità del cavallo. L'uso calibrato di luci e proiezioni visive conferisce all'animale una dimensione quasi onirica, trasformandolo in simbolo universale di resistenza. La gestione illuminotecnica curata da Marco Filibeck riesce a creare piccoli cammei emozionanti, come la memorabile entrata di Federico Barbarossa nella scena comasca del secondo atto. Meno appropriati i costumi di Silvia Aymonino che strizzano un po’ troppo l’occhio al primo conflitto mondiale del Novecento.
Sul versante vocale le prime parti hanno regalato grandi prestazioni.
Il soprano Marina Rebeka si è distinta per un'interpretazione straordinaria nel ruolo di Lida. Con una voce di grande potenza e precisione tecnica ha restituito tutta la complessità emotiva della donna, un personaggio tormentato dal conflitto tra amore e senso del dovere. Il suo binomio composto da fraseggio raffinato ed intensa capacità espressiva ha scolpito sin dal primo atto intense emozioni. Le sue doti vocali sono emerse con particolare forza nei passaggi più drammatici della partitura, dove ha sfruttato appieno la propria estensione e messo in luce il proprio timbro ricco di armonici, per dare enfasi ai sentimenti profondi e contrastanti del personaggio. Il controllo sugli acuti impeccabili e luminosi ha dato vita a momenti di rara intensità drammatica, dimostrando una perfetta padronanza del ruolo al suo debutto. Di pari passo la sua interpretazione scenica ha mostrato una Lida viva, autentica, in costante tensione tra passione e sacrificio.
L’Arrigo di Antonino Poli si distingue per grande intensità espressiva e precisione tecnica. La parte, una tra le più impegnative del repertorio tenorile verdiano, richiede non solo una voce potente e brillante, ma anche una capacità interpretativa che riesca a rendere la complessità emotiva di un giovane patriota diviso tra l'amore per la patria e l'affetto personale. Poli ha affrontato la sfida con notevole sicurezza facendo emergere la forza e il coraggio di Arrigo attraverso un timbro luminoso e squillante. I momenti eroici della partitura, in particolare quelli nei quali esprime la sua passione per l'Italia, sono stati resi con una brillantezza vocale capace di incantare il pubblico, regalando acuti vibranti e ben sostenuti.
Il baritono Vladimir Stoyanov ha offerto una performance eccezionale nel ruolo di Rolando, confermando ancora una volta il suo straordinario talento già ampiamente riconosciuto. L'interpretazione di Stoyanov colpisce per la profondità emotiva e la potenza vocale con cui rende il personaggio nella sua intensità e nel suo tormento. Con il suo timbro caldo, vellutato e ricco di dense sfumature riversa nel personaggio una profonda umanità, esprimendo in modo straordinario il conflitto interiore del protagonista, diviso tra l'amicizia fraterna con Arrigo e l'amore tradito da Lida. La sua voce, sempre sicura e impeccabile, ha brillato nei momenti di maggiore drammaticità, dove la sua capacità di scolpire ogni frase con precisione e intensità ha regalato al pubblico una lettura del personaggio di grande spessore. La ricchezza del suo registro medio e la facilità negli acuti hanno dato vita a una prestazione vocalmente impeccabile, mentre il fraseggio curato e la straordinaria capacità di modulare il suono hanno reso ogni aria e ogni scena profondamente coinvolgente. Il celebre momento del terzo atto "Mi scoppia il cor " è stato uno dei momenti più alti della serata, con Stoyanov che ha saputo fondere potenza e pathos, dando spazio al dolore e alla furia di un uomo devastato dalla scoperta del tradimento con intensità tale da far esplodere il teatro in un accorato applauso a scena aperta.
ll basso Riccardo Fassi ha dato vita a un memorabile Federico Barbarossa con una prestazione di grande spessore sia vocale che scenico. La sua interpretazione ha colpito il pubblico fin dal momento del suo ingresso spettacolare, in sella a un cavallo, irradiato da una suggestiva retroilluminazione che ha reso l'apparizione maestosa e imponente, rafforzando visivamente il carattere imperiale e dominante del personaggio. La sua voce profonda e ben proiettata ha restituito tutta la potenza e la determinazione dell'invasore incarnando perfettamente l’arroganza e il carisma. La solidità del suo registro grave ha dato corpo e forza alla sua interpretazione risultando molto convincente.
Alessio Verna è riuscito a dare spessore e carattere al ruolo di Marcovaldo, dimostrando una presenza scenica incisiva e una emissione sicura e brillante.
Non troppo bene i personaggi di fianco tutti allievi o ex allievi dell’Accademia Verdiana che hanno messo in luce vocalità ancora poco curate e spesso deboli: Emil Abdullaiev (Primo Console di Milano), Bo Yang (Secondo Console), Arlene Miatto Albeldas (Imelda) e Anzor Pilia (uno Scudiero di Arrigo e un Araldo).

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Il giovane M° Diego Ceretta ha guidato i complessi musicali del Teatro Comunale di Bologna con grandi intensità, fermezza e pathos, dimostrando una notevole maturità artistica e una profonda comprensione del linguaggio verdiano. Fin dalla sinfonia imprime un ritmo serrato e incisivo all'esecuzione, sottolineando con maestria il carattere eroico e patriottico della partitura, senza mai sacrificare la complessità emotiva dei momenti più lirici e intimi. Ha inoltre mantenuto uno stabile equilibrio tra orchestra e voci, valorizzando le linee vocali dei protagonisti senza mai coprirle, ma anzi accompagnandole con sensibilità e cura nei dettagli; gli va pure riconosciuta l’abilità nell’aver messo in risalto i contrasti tra le diverse sezioni dell'opera passando con naturalezza dalle esplosioni di energia delle scene belliche ai momenti più lirici e intimi.
Ottima anche la prova del Coro del Teatro Comunale di Bologna  - preparato e diretto dal M° Gea Garatti Ansini - che svolge in questo contesto un ruolo centrale alla stregua di personaggio collettivo. Le voci maschili, fondamentali nelle scene patriottiche e belliche, hanno saputo trasmettere con forza il senso di eroismo e orgoglio nazionale che Giuseppe Verdi ha voluto evocare, mentre le voci femminili hanno arricchito la tavolozza sonora con momenti di lirismo e delicatezza, specialmente nelle parti corali più intime.
Teatro in visibilio e festante per i saluti finali.
(La recensione si riferisce alla recita di domenica 20 ottobre 2024)

Crediti fotografici: Roberto Ricci per il Festival Verdi – Teatro Regio di Parma
Nella miniatura in alto: Alessio Verna (Marcovaldo) e Marina Rebeka (Lida)
Sotto in sequenza: Marina Rebeka, Antonino Poli (Arrigo), Vladimir Stoyanov (Rolando), Riccardo Fassi (Federico Barbarossa); bella istantanea di Roberto Ricci sui tre protagonisti principali
Al centro e sotto in sequenza: altre immagini su luci, scene e costumi di questa Battaglia di Legnano






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