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Pubblicato il 09 Novembre 2025
Una bella produzione dell'opera pių celebre di Richard Strauss ha catturato il pubblico di Sassari
Le ossessioni carnali di Salome
servizio di Simone Tomei
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SASSARI - L’opera di Richard Strauss, Salome apre la Stagione Lirico-Sinfonica Autunnale 2025 del Teatro Comunale di Sassari. Accostarsi a questo capolavoro significa entrare in un universo febbrile, sensuale e lucidamente spietato, dove la materia musicale e quella drammatica coincidono in un vortice di immagini sonore e pulsioni psicologiche. Fin dalle prime battute si percepisce che la partitura è il vero palcoscenico dell’opera: uno spazio mentale e acustico nel quale eros e morte si fondono in un abbraccio di suoni incandescenti, dove ogni intervallo, ogni accordo, ogni frase orchestrale sembra tradurre i moti dell’anima dei personaggi. Richard Strauss stesso puntualizzò che l’intento non era quello di creare un’esotica ambientazione orientale, ma di ispirarsi a «... un’autentica armonia esotica» fatta di «tinte inconsuete» e di «cadenze simili a sete cangianti.» L’esotismo di Salome non è dunque geografico, bensì interiore: è il colore di un desiderio deformato, di un languore che si fa vertigine, una percezione dell’altro e del proibito filtrata attraverso la psiche dei protagonisti.

Questa trasfigurazione del concetto di esotico distingue l’opera dalle coeve Samson et Dalila, Die Königin von Saba o Aida: qui l’altrove non si rappresenta, lo si vive come tensione e disfacimento, una continua oscillazione tra attrazione e ripugnanza. Il testo di Oscar Wilde, nella traduzione di Hedwig Lachmann, offre a Strauss una materia poetica di rara potenza visiva e simbolica. Le immagini quali la colonna con quattro fili di perle, il più splendido degli smeraldi, i pavoni bianchi, i topazi gialli e rosso-fuoco, risuonano come echi del Cantico dei Cantici, ma immerse in un’atmosfera decadente e sulfurea, popolata di ossessioni carnali e di desideri proibiti. La musica di Richard Strauss risponde a questa trasfigurazione con un linguaggio orchestrale di lussureggiante opulenza, dove il timbro diventa narrazione e ogni gesto scenico ha un corrispettivo sonoro preciso, un vero e proprio poema sinfonico con voci, come osservò Gabriel Fauré. La partitura si erge così a spazio psichico: i leitmotiv non solo rappresentano i personaggi, ma ne svelano le ossessioni, gli impulsi e la vulnerabilità psicologica. Strauss, che tra il 1892 e il 1893 soggiornò in Egitto, trae ispirazione da esperienze di luce e colore che non documentano un Oriente reale, ma evocano uno stato mentale: è l’Oriente interiore, filtrato dalla memoria e dal desiderio, dove il colore armonico si sostituisce al luogo fisico. La struttura drammaturgica di Salome è improntata all’incomunicabilità: Erode non ascolta Erodiade, Salome non ascolta Jochanaan, Narraboth non ascolta il paggio: ogni personaggio è prigioniero della propria ossessione, mentre la musica diventa unico vettore di senso e coesione. Franco Scarpa ha giustamente osservato come l’arte di Strauss escluda ogni partecipazione etica o affettiva: l’autore si pone come osservatore distaccato, analizzando con fredda ironia le pulsioni dei protagonisti. Erotismo, estetismo e vitalismo si fondono in un affresco crudele e seducente. L’opera è breve, priva di ouverture e proiettata immediatamente in medias res, con un tessuto sonoro che non concede pause fino al culmine nella celebre Danza dei sette veli e alla scena finale in cui Salome canta un Liebestod rovesciato: non l’amore trasfigurato in morte, ma l’impossibilità di amare perfino oltre la morte stessa. La partitura di Salome segna l’affrancamento di Richard Strauss dal wagnerismo di apprendistato e il suo ingresso trionfale nel Novecento musicale e, adattando direttamente il dramma di Wilde nella traduzione di Lachmann, realizza una Literaturoper pura dove poesia e suono coincidono. La scrittura orchestrale è un tour de force: visionaria, opulenta, costruita su leitmotiv incalzanti e un’orchestrazione abbagliante, dove l’Oriente evocato è mentale e psicologico e il desiderio e la morte si riflettono in ogni frase. La regia di Hugo De Ana, che cura anche scene e costumi, traduce questa ambiguità con straordinaria intelligenza visiva. Egli colloca la vicenda su uno sfondo asettico, metallico, più metafora universale che luogo storico concepito come contenitore dei vizi, delle paure e delle passioni dell’umanità. La sua è una regia sensoriale, dove le luci (curate egregiamente da Valerio Alfieri), i materiali e i colori generano una dimensione sospesa, alienante e irresistibilmente magnetica. La celebre Danza dei sette veli diventa un sabba tribale e orgiastico grazie alle coreografie di Michele Cosentino, che dirige un gruppo di mimi-danzatori dal magnetismo ipnotico. Salome appare inizialmente vestita come un’educanda con un hula-hoop, incarnando l’innocenza prima della corruzione; il suo percorso di trasformazione culmina nella danza dei veli, concepita come rito sessuale propiziatorio e simbolico sino al gesto estremo di nudità, gestito da De Ana con rara raffinatezza.

Erodiade, tratteggiata come una sorta di Crudelia De Mon, oscilla tra isteria, sadismo e feticismo. Erode appare grottesco e perverso, travolto dai propri impulsi; Jochanaan si erge come monolite di fede e purezza, riflesso della corruzione altrui. La regia restituisce in modo coerente la follia e la sensualità dell’opera straussiana, facendo emergere l’interiorità complessa dei personaggi. Il M° Federico Santi, alla prima lettura della partitura a meno di un mese dalla messinscena, affronta l’impresa con rigore, intelligenza e una sorprendente padronanza della materia orchestrale. La sua è una lettura chiaroscurata, fondata su contrasti decisi e su una tensione costante che privilegia la drammaticità rispetto alla pura bellezza timbrica. Salome, definita da Fauré “un poema sinfonico con voci”, richiede al direttore la capacità di dominare una massa orchestrale sulla carta poderosa e di dar voce a ogni minimo dettaglio; Santi riesce nell’intento ottenendo una resa d’insieme compatta e vibrante di grande teatralità e precisione nonostante le dimensioni ridotte della buca del Teatro Ente De Carolis che non consentono di ampliare la sezione degli archi come previsto da Strauss. Gli archi mantengono coerenza e densità, le percussioni sono incisive, i fiati nitidi e il contrabbasso, spesso protagonista in momenti inusuali, riceve un rilievo espressivo inedito. La concertazione è solida, dinamicamente controllata ma ricca di energia e capace di dare corpo al magma sonoro straussiano senza mai perderne la trasparenza. Il cast vocale della produzione si è dimostrato pienamente all’altezza dell’impervia partitura offrendo interpreti che uniscono solidità tecnica a profondità drammaturgica.

Anastasia Boldyreva (Salome) possiede una voce voluminosa di grana compatta e presenza scenica magnetica; la sua interpretazione vibra di sensualità e inquietudine, intensa sia vocalmente sia drammaticamente. Il registro acuto si dispiega con sicurezza, mentre la tenuta centrale rivela un materiale di notevole corposità; accompagna la trasformazione della protagonista con naturalezza: dalla curiosità adolescenziale alla follia erotica e distruttiva, sino all’estremo delirio della necrofilia. Il soprano moscovita offre una prova scenicamente generosa e vocalmente solida. Ewandro Stenzowski (Erode) delineato come tetrarca inquieto e corrotto, mostra anche aspetti ironici; gli acuti sono saldi, la dizione limpida e il fraseggio incisivo, restituendo la complessità psicologica del personaggio. La sua interpretazione costruisce un personaggio che oscilla tra autorità e vulnerabilità, sottolineando con precisione ogni sfumatura della tensione drammatica. Roman Ialcic (Jochanaan), con voce scura, vibrante e autorevole, impone una presenza morale e spirituale fin dal primo intervento. L’emissione è piena e rotonda, l’intonazione solida, la proiezione impeccabile in tutta la gamma; il profeta si manifesta con nobile austerità senza rigidità retoriche e ogni parola è scolpita con intensità e consapevolezza, rappresentando un contrappunto morale al mondo corrotto che lo circonda. Annamaria Chiuri, veterana del ruolo di Erodiade, incarna la potenza femminile repressa con voce brunita, salda e sontuosa. La sua interpretazione attraversa con naturalezza sensualità furore e disincanto, delineando una figura intrisa di malizia e perversione. Il fraseggio elegante, gli accenti incisivi e la presenza scenica, sostenuta da un physique du rôle di rara pertinenza, completano un ritratto di grande spessore e mettono il suggello ad una padronanza assoluta del personaggio.



Vincenzo Spinelli (Narraboth) rivela una voce cristallina, argentea e ben proiettata; l’amore non corrisposto è interpretato con eleganza e musicalità. Il giovane tenore mostra rara omogeneità vocale e fraseggio accurato con emissione sempre sostenuta da una linea musicale di grande eleganza. Il suo Narraboth, tenero, illuso e tragicamente perduto, restituisce con sensibilità il tormento dell’amore non corrisposto. Elisa Fortunati (Paggio) è portatrice di buona presenza scenica e chiara intenzione interpretativa; pur con alcune disomogeneità nel registro grave, con note poco udibili e di proiezione incerta, mantiene un intento espressivo chiaro e ben inserito nella costruzione d’insieme. Completano il cast Michael Zeni (I Nazareno e Cappadociano), Alessandro Abis (I Soldato), Davide Procaccini (II Soldato e V Ebreo), Mauro Secci (I Ebreo), Nicolas Resinelli (II Ebreo), Francesco Napoleoni (III Ebreo e Schiavo), Andrea Schifaudo (IV Ebreo) e Paolo Masala (II Nazareno). La squadra degli Ebrei si distingue per precisione, amalgama e intonazione, così come i soldati, contribuendo a rendere pienamente giustizia alla scrittura orchestrale e al carattere teatrale di Richard Strauss, completando un quadro vocale di straordinaria coesione ed efficacia drammatica. Il Teatro Comunale di Sassari ha registrato il tutto esaurito per il debutto del nuovo allestimento dell’Ente De Carolis, realizzato con il sostegno del Ministero, della Regione Sardegna, del Comune di Sassari e della Fondazione di Sardegna. Il pubblico, profondamente coinvolto, ha seguito la rappresentazione con palpabile tensione fino all’epilogo per poi esplodere in un lungo applauso. Lo spettacolo ha coniugato intelligenza drammaturgica, eleganza visiva e forza musicale, restituendo alla Salome di Strauss la sua carica sensuale, simbolica e perturbante. Ne è scaturita un’esperienza di sicuro impatto emotivo in cui la regia, la direzione e l’insieme scenico si sono fusi in una compiuta unità estetica confermando - come scriveva Thomas Mann - la capacità di quest’opera di coniugare avanguardia e successo in una perfetta armonia drammatica. (La recensione si riferisce alla recita di venerdì 7 novembre 2025)
Crediti fotografici: Ufficio stampa dell'Ente De Carolis - Teatro Comunale di Sassari Nella miniatura in alto e sotto: il soprano Anastasia Boldyreva (Salome) Al centro: Annamaria Chiuri (Erodiade) con Edwardo Stenzowski (Erode) Sotto, in sequenza: Roman Ialcic (Jochanaan); la famosa "Danza dei veli" con il corpo di ballo del Teatro Verdi di Trieste; ancora la Boldyreva nel quadro finale dell'opera In fondo: i saluti del cast al pubblico sassarese
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Pubblicato il 12 Aprile 2023
Il celebre oratorio di Händel entusiasma il pubblico del Teatro Bellini di Catania
Il Messiah trionfa sempre
servizio di Eduardo Andaluz
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CATANIA - La stagione concertistica del Teatro Massimo “V. Bellini” ha offerto, per la Settimana Santa ,un capolavoro assoluto della musica sacra, il Messiah di Georg Friedrich Händel, oratorio in tre parti per Soli, Coro e Orchestra, con i solisti Pietro Adaini tenore, Elisa Verzier soprano, Ilaria Ribezzi mezzosoprano, Cristian Senn baritono; sul podio a dirigere orchestra e coro del Teatro Massimo Bellini il direttore Marcus Bosh. La concertazione di Bosh si è contraddistinta per una direzione decisamente chiara e intuitiva e per il gusto stilistico molto accurato; il suo gesto verso l'orchestra era eloquente e precisa, senza mai trascurare l’importanza della parte vocale, sempre sostenuta e mai coperta; ne è risultato un insieme compatto e ricco di sfumature. Molto attenti alle sue direttive i quattro solisti. Il tenore Pietro Adaini, dalla voce morbida e luminosa, ha saputo trarre il meglio dalla sua parte rendendo ben precisa la sua coloratura. La stessa tecnica di virtuosismo viene usata dal compositore per la voce di basso , interpretata dal baritono Christian Senn, sempre capace di superare tutti gli ostacoli grazie ad una voce ben gestita, sicura e di bel colore. La parte, che va dai larghetti fino ai difficili prestissimi, non mette in difficoltà la voce, brunita e duttile allo stesso tempo, del mezzosoprano Ilaria Ribezzi, che non teme alcuno scoglio insito nella scrittura, mostrando doti di bella espressività.
   

Infine, molto elegante, precisa e di buon fraseggio il soprano Elisa Verzier, che affronta prontamente la coloratura nella sua aria “Rejoice greatly, O daughter of Zion”. Eccellente la resa del coro, che ha saputo alternare con ottimo effetto momenti in pianissimo a sezioni in fortissimo,dimostrando l’attenzione per le intenzioni del compositore. Il culmine è stato raggiunto con Il brano più celebre, il famosissimo "Hallelujah!", al quale emozionante impatto il caloroso pubblico non è riuscito a sottrarsi, facendo partire un lungo applauso a scena aperta. La riproposizione come bis dello stesso "Hallelujah!" ha fatto sì che la serata terminasse con grande entusiasmo da parte di tutti. (la recensione si riferisce al concerto di venerdì 7 aprile 2023)
Crediti fotografici: Giacomo Orlando per il Teatro Massimo "V. Bellini" di Catania Nella miniatura in alto: il direttore Marcus Bosh Al centro, in sequenza, i quattro solisti Sotto: panoramica sul concerto
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Pubblicato il 21 Giugno 2019
Ultimo titolo della corrente stagione lirica, il capolavoro di Leoncavallo incontra il consenso del pubblico
Bell'allestimento di Pagliacci
servizio di Salvatore Aiello
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PALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani, ex direttore artistico della Fondazione. L’opera, ispirata da un fatto autenticamente accaduto, porta all’attenzione la nuda sofferenza della plebe con tutta una ritualità arcaica che la tiene fissa ab aeterno nella sua concezione senza la possibilità di mutamenti sociali. Sint lacrimae rerum per cui vano è il ribellarsi e i sentimenti si tramutano in grido allucinante cui partecipa la coralità dei vinti. Ad attenderci sul palcoscenico c’era una grande cavea di un circo equestre ad intelaiare la tragica storia di Canio e Nedda, un amore malato, un femminicidio ispirato dal gobbo Tonio (Jago della situazione). Sugli spalti della gradinata nei momenti più tragici si accampavano attonite figure, presenze incombenti, testimoni muti che assistevano alla consumata esistenza dei personaggi inchiodati da un fato imperscrutabile che trovavano nella morte la soluzione alla loro solitudine. In questo senso si è mosso Lorenzo Mariani la cui regia risultava lodevole per il rispetto del soggetto e della musica e che si giovava dei colorati costumi di Maurizio Balò e delle appropriate luci di Roberto Venturi affidando ad un cielo intenso e attonito testimone del delitto. La vicenda aggiornata agli anni sessanta del secolo scorso trovava giusto respiro con belle invenzioni, vivacizzate dall’apporto di saltimbanchi, giocolieri, ballerine che ci sarebbero piaciuti di più senza il passo del twist. Alla piacevolezza dello spettacolo contribuiva il cast nel complesso di prim’ordine. Martin Muehle ha dato di Canio un’interpretazione intensa per espressività, accurata partecipazione mettendo a disposizione tutte le risorse di tenore lirico sapendo regalare momenti di sentita drammaticità; sconvolgenti il suo “Vesti la giubba” e “ No, pagliaccio non son” doloroso finale resi con focosi accenti e delirante pienezza vocale. Al pari il Tonio, da antologia, di Amartuvshin Enkhbat, viscido, diabolico in possesso di una vocalità prodigiosa e ricca di armonici, di bel colore e cospicuo volume a servizio di un accorto gioco psicologico. Valeria Sepe (Nedda) ha affrontato il personaggio con buone risorse tecniche ed interpretative oltre ad un appropriata tenuta scenica. Elia Fabbian era Silvio. In evidenza il Beppe di Matteo Mezzaro. Completavano il cast, Francesco Polizzi e Paolo Cutolo (Contadini).

Daniel Oren dopo la breve commemorazione di Franco Zeffirelli a cui è stata dedicata la rappresentazione, ha guidato l’orchestra con scioltezza e dinamiche strumentali pronte a cogliere i momenti e gli appuntamenti più attesi della partitura concedendo spazi lirici calibrati e lanciandosi in spessori turgidi nei momenti più drammatici con continuo dialogo tra orchestra e palcoscenico; in rilievo l’Intermezzo che ha riscosso il plauso di un pubblico soggiogato dalla bellezza della musica. Valido l’apporto del coro diretto da Piero Monti e il coro di voci bianche diretto da Salvatore Punturo. Caloroso e convinto il consenso del numeroso pubblico.
Crediti fotografici: Rosellina Garbo per il Teatro Massimo di Palermo Nella miniatura in alto: il direttore Daniel Oren Sotto: il tenore Martin Muehle (Canio)
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Parliamone
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Ecco una Tosca classica
intervento di Simone Tomei FREE
GENOVA - C’è una Tosca che nasce dalla tradizione ma rifiuta di restare confinata in una dimensione museale, scegliendo piuttosto di interrogare il presente attraverso gli strumenti del passato. È in questo spazio intermedio che colloco l’allestimento approdato al Teatro Carlo Felice di Genova, proveniente dal Teatro dell’Opera di Roma: una ricostruzione filologica solo in apparenza, che ambisce invece a restituire vitalità contemporanea a un impianto storico. L’origine romana dell’allestimento non è un dettaglio accessorio, ma un elemento strutturale: il lavoro dei laboratori capitolini, che circa un decennio fa hanno ricostruito scene e costumi sulla base dei materiali originali di Adolf Hohenstein, si traduce in un dispositivo visivo di notevole coerenza stilistica. Scenografie dipinte, architetture prospettiche, cura minuziosa dei dettagli restituiscono il teatro all’italiana nella sua forma più riconoscibile
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Opera dal Nord-Est
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La traviata Aida La bohčme
servizio di Nicola Barsanti FREE
VERONA – Come ricorda la sovrintendente Cecilia Gasdia, la 103ª edizione dell’Arena Opera Festival è un’edizione ricca di ricorrenze e celebrazioni. È innanzitutto il Festival più lungo della storia dell’anfiteatro veronese, con ben cinquantatré serate distribuite nell’arco di tre mesi, e coincide con i 150 anni dalla nascita del tenore veronese
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Jazz Pop Rock Etno
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Denise King cantante simbolo
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Penultimo concerto di Un fiume di musica 2026 e primo concerto di Tutte le direzioni in summertime... and more 2026 organizzato dal Gruppo dei 10: così i due cartelloni si sono incrociati ieri sera sulla riva del Po di Volàno, dove l'Associazione Musicisti di Ferrara ha accolto nella propria rassegna di successo la performance della
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Echi dal Territorio
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Novitā e conferme al Verdi di Pisa
redatto da Athos Tromboni FREE
PISA - Al Teatro di Pisa una ricca stagione artistica 2026-2027 con Opera, Prosa Danza, spettacoli speciali e per le famiglie. Emerge l’offerta lirica con cinque titoli, una prima mondiale assoluta, importanti collaborazioni e coproduzioni con i teatri italiani e grandi nomi del panorama lirico internazionale. Saranno sette mesi intensi di
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Jazz Pop Rock Etno
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L'estate e... oltre del Gruppo dei 10
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Una conferenza stampa fiume stamattina nel rinomato ristorante "Marinai in coperta" di via Otello Putinati 24 per presentare la programmazione estiva di Tutte le direzioni in Summertime... and more 2026, dove sono intervenuti Massimo Cavalleretti (presidente del Gruppo dei 10), Alessandro Mistri (direttore artistico), il batterista Ellade
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Eventi
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Gli spettacoli tornano a casa
redatto da Athos Tromboni FREE
BOLOGNA - Tante storie un filo comune. La frase ha l'apparenza di uno slogan, invece è il titolo vero con cui la città felsinea e il suo maggior teatro si apprestano a far tornare nelle sale del Bibbiena le stagioni di opera, danza, musica sinfonica e cameristica. L'annuncio delle Tante storie è stato dato nella conferenza stampa del 25 giugno scorso,
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Eventi
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Lirica prosa sinfonica fanno 50
redatto da Athos Tromboni FREE
LIVORNO - Oltre cinquanta serate tra lirica, prosa, musica sinfonica ed eventi: è questo il ricco programma della nuova stagione teatrale 2026-27 della Fondazione Goldoni presentato nel corso di una conferenza stampa direttamente sul palcoscenico dello storico Teatro di tradizione livornese. A delinearne genesi e sviluppo, il
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Echi dal Territorio
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Gli Approdi da Figaro a San Francesco
redatto da Simone Tomei FREE
GENOVA, 27 giugno 2026 — Il Teatro Carlo Felice presenta la stagione artistica 2026–2027, un cartellone ampio e articolato che attraversa i grandi repertori dell’opera, della danza, del musical e della musica sinfonica, confermando la vocazione del teatro come centro propulsore della vita culturale cittadina e nazionale. La nuova stagione si
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MMF trecent'anni in un cartellone
redatto da Simone Tomei FREE
FIRENZE - Presentata il 19 giugno 2027, la nuova stagione del Maggio Musicale Fiorentino insieme all’89ª edizione del Festival si impone come uno dei progetti artistici più ampi e strutturati nel panorama europeo. Un cartellone che intreccia opera, concerti e danza in un percorso attraverso tre secoli di storia musicale,
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Eventi
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Pietro Mascagni a Livorno e altrove
redatto da Athos Tromboni FREE
LIVORNO - È on-line il programma completo della settima edizione del Mascagni Festival, la rassegna lirica e musicale dedicata alla valorizzazione e alla reinterpretazione dell’opera di Pietro Mascagni, promossa dalla Fondazione Teatro Goldoni. Dal 17 al 23 agosto la città di Livorno ospiterà un ricco programma di spettacoli, concerti
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Eventi
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La nuova stagione del Teatro Celebrazioni
servizio di Edoardo Farina FREE
BOLOGNA - Giovedì 11 giugno 2026 si è svolta la conferenza stampa relativa alla presentazione dei nuovi spettacoli del Teatro Celebrazioni di Via Saragozza, 234 - presso la Biblioteca San Genesio di Casa Lyda Borelli - alla presenza di Daniele Del Pozzo, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Filippo Vernassa, Direttore artistico
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Classica
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Giovanni Bergamasco fa sold-out
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto e in parte qui riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio
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Opera dal Centro-Nord
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Un Ballo per due
servizi di Nicola Barsanti e Simone Tomei FREE
FIRENZE - (servizio di Nicola Barsanti) - Con il nuovo allestimento di Un ballo in maschera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino affida a Valentina Carrasco una lettura che abbandona ogni riferimento alla corte svedese e trasporta l’intera vicenda negli Stati Uniti d'America degli anni Sessanta, intrecciando la figura di Riccardo con quella di
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Classica
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Jordan-Lisiecki accoppiata di valore
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
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Opera dal Nord-Ovest
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Macbeth convince il Carlo Felice
servizio di Nicola Barsanti FREE
GENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui), continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Timeless Vibes con Trio
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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Eventi
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Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE
TORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
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Eventi
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Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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Opera dal Nord-Est
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Romeo e Giulietta ieri e oggi
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. C’è un balcone a Verona sotto il quale i visitatori fanno la fila. Vi si recano per vedere il famoso luogo da cui Giulietta Capuleti dichiarava il suo amore a Romeo Montecchi. Si entra da via Cappello in un cortile dove un balconcino di epoca gotica fa bella mostra di sé sulla facciata di un palazzetto trecentesco.
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Classica
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Antonio Rolfini e i Moments
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte qui riportate, presso la sala Stemma
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Echi dal Territorio
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La Nona per un novantennale
servizio di Nicola Barsanti FREE
FIRENZE – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che Zubin Mehta scelga di celebrare il proprio novantesimo compleanno sul podio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’istituzione con la quale ha costruito un legame artistico e umano lungo oltre sessant’anni. La Sala Grande, gremita in ogni ordine di posti, accoglie il Maestro
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Echi dal Territorio
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Il mandolino nella storia della musica
servizio di Edoardo Farina FREE
FERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto
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Opera dal Centro-Nord
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La Turandot della prima volta
servizio di Nicola Barsanti FREE
LUCCA - Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della prima rappresentazione di Turandot, il Teatro del Giglio, luogo profondamente legato alla memoria di Giacomo Puccini, nato a Lucca , rende omaggio a uno dei titoli più amati e complessi del repertorio pucciniano. La scelta di presentare proprio Turandot assume un valore che va oltre
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Classica
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Rachmaninov e Sostakovič, sė perō...
servizio di Simone Tomei FREE
GENOVA - Due partiture nate dalla frattura, due risposte alla crisi che hanno segnato, ciascuna a suo modo, il corso della musica del Novecento. Il programma proposto dal Teatro Carlo Felice nella serata del 24 aprile 2026 affida al M° Samuel Lee, giovane bacchetta sudcoreana impostasi all'attenzione internazionale con la vittoria alla Malko
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Opera dal Centro-Nord
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Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE
FIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
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