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Pubblicato il 09 Novembre 2025
Una bella produzione dell'opera pių celebre di Richard Strauss ha catturato il pubblico di Sassari
Le ossessioni carnali di Salome
servizio di Simone Tomei
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SASSARI - L’opera di Richard Strauss, Salome apre la Stagione Lirico-Sinfonica Autunnale 2025 del Teatro Comunale di Sassari. Accostarsi a questo capolavoro significa entrare in un universo febbrile, sensuale e lucidamente spietato, dove la materia musicale e quella drammatica coincidono in un vortice di immagini sonore e pulsioni psicologiche. Fin dalle prime battute si percepisce che la partitura è il vero palcoscenico dell’opera: uno spazio mentale e acustico nel quale eros e morte si fondono in un abbraccio di suoni incandescenti, dove ogni intervallo, ogni accordo, ogni frase orchestrale sembra tradurre i moti dell’anima dei personaggi. Richard Strauss stesso puntualizzò che l’intento non era quello di creare un’esotica ambientazione orientale, ma di ispirarsi a «... un’autentica armonia esotica» fatta di «tinte inconsuete» e di «cadenze simili a sete cangianti.» L’esotismo di Salome non è dunque geografico, bensì interiore: è il colore di un desiderio deformato, di un languore che si fa vertigine, una percezione dell’altro e del proibito filtrata attraverso la psiche dei protagonisti.

Questa trasfigurazione del concetto di esotico distingue l’opera dalle coeve Samson et Dalila, Die Königin von Saba o Aida: qui l’altrove non si rappresenta, lo si vive come tensione e disfacimento, una continua oscillazione tra attrazione e ripugnanza. Il testo di Oscar Wilde, nella traduzione di Hedwig Lachmann, offre a Strauss una materia poetica di rara potenza visiva e simbolica. Le immagini quali la colonna con quattro fili di perle, il più splendido degli smeraldi, i pavoni bianchi, i topazi gialli e rosso-fuoco, risuonano come echi del Cantico dei Cantici, ma immerse in un’atmosfera decadente e sulfurea, popolata di ossessioni carnali e di desideri proibiti. La musica di Richard Strauss risponde a questa trasfigurazione con un linguaggio orchestrale di lussureggiante opulenza, dove il timbro diventa narrazione e ogni gesto scenico ha un corrispettivo sonoro preciso, un vero e proprio poema sinfonico con voci, come osservò Gabriel Fauré. La partitura si erge così a spazio psichico: i leitmotiv non solo rappresentano i personaggi, ma ne svelano le ossessioni, gli impulsi e la vulnerabilità psicologica. Strauss, che tra il 1892 e il 1893 soggiornò in Egitto, trae ispirazione da esperienze di luce e colore che non documentano un Oriente reale, ma evocano uno stato mentale: è l’Oriente interiore, filtrato dalla memoria e dal desiderio, dove il colore armonico si sostituisce al luogo fisico. La struttura drammaturgica di Salome è improntata all’incomunicabilità: Erode non ascolta Erodiade, Salome non ascolta Jochanaan, Narraboth non ascolta il paggio: ogni personaggio è prigioniero della propria ossessione, mentre la musica diventa unico vettore di senso e coesione. Franco Scarpa ha giustamente osservato come l’arte di Strauss escluda ogni partecipazione etica o affettiva: l’autore si pone come osservatore distaccato, analizzando con fredda ironia le pulsioni dei protagonisti. Erotismo, estetismo e vitalismo si fondono in un affresco crudele e seducente. L’opera è breve, priva di ouverture e proiettata immediatamente in medias res, con un tessuto sonoro che non concede pause fino al culmine nella celebre Danza dei sette veli e alla scena finale in cui Salome canta un Liebestod rovesciato: non l’amore trasfigurato in morte, ma l’impossibilità di amare perfino oltre la morte stessa. La partitura di Salome segna l’affrancamento di Richard Strauss dal wagnerismo di apprendistato e il suo ingresso trionfale nel Novecento musicale e, adattando direttamente il dramma di Wilde nella traduzione di Lachmann, realizza una Literaturoper pura dove poesia e suono coincidono. La scrittura orchestrale è un tour de force: visionaria, opulenta, costruita su leitmotiv incalzanti e un’orchestrazione abbagliante, dove l’Oriente evocato è mentale e psicologico e il desiderio e la morte si riflettono in ogni frase. La regia di Hugo De Ana, che cura anche scene e costumi, traduce questa ambiguità con straordinaria intelligenza visiva. Egli colloca la vicenda su uno sfondo asettico, metallico, più metafora universale che luogo storico concepito come contenitore dei vizi, delle paure e delle passioni dell’umanità. La sua è una regia sensoriale, dove le luci (curate egregiamente da Valerio Alfieri), i materiali e i colori generano una dimensione sospesa, alienante e irresistibilmente magnetica. La celebre Danza dei sette veli diventa un sabba tribale e orgiastico grazie alle coreografie di Michele Cosentino, che dirige un gruppo di mimi-danzatori dal magnetismo ipnotico. Salome appare inizialmente vestita come un’educanda con un hula-hoop, incarnando l’innocenza prima della corruzione; il suo percorso di trasformazione culmina nella danza dei veli, concepita come rito sessuale propiziatorio e simbolico sino al gesto estremo di nudità, gestito da De Ana con rara raffinatezza.

Erodiade, tratteggiata come una sorta di Crudelia De Mon, oscilla tra isteria, sadismo e feticismo. Erode appare grottesco e perverso, travolto dai propri impulsi; Jochanaan si erge come monolite di fede e purezza, riflesso della corruzione altrui. La regia restituisce in modo coerente la follia e la sensualità dell’opera straussiana, facendo emergere l’interiorità complessa dei personaggi. Il M° Federico Santi, alla prima lettura della partitura a meno di un mese dalla messinscena, affronta l’impresa con rigore, intelligenza e una sorprendente padronanza della materia orchestrale. La sua è una lettura chiaroscurata, fondata su contrasti decisi e su una tensione costante che privilegia la drammaticità rispetto alla pura bellezza timbrica. Salome, definita da Fauré “un poema sinfonico con voci”, richiede al direttore la capacità di dominare una massa orchestrale sulla carta poderosa e di dar voce a ogni minimo dettaglio; Santi riesce nell’intento ottenendo una resa d’insieme compatta e vibrante di grande teatralità e precisione nonostante le dimensioni ridotte della buca del Teatro Ente De Carolis che non consentono di ampliare la sezione degli archi come previsto da Strauss. Gli archi mantengono coerenza e densità, le percussioni sono incisive, i fiati nitidi e il contrabbasso, spesso protagonista in momenti inusuali, riceve un rilievo espressivo inedito. La concertazione è solida, dinamicamente controllata ma ricca di energia e capace di dare corpo al magma sonoro straussiano senza mai perderne la trasparenza. Il cast vocale della produzione si è dimostrato pienamente all’altezza dell’impervia partitura offrendo interpreti che uniscono solidità tecnica a profondità drammaturgica.

Anastasia Boldyreva (Salome) possiede una voce voluminosa di grana compatta e presenza scenica magnetica; la sua interpretazione vibra di sensualità e inquietudine, intensa sia vocalmente sia drammaticamente. Il registro acuto si dispiega con sicurezza, mentre la tenuta centrale rivela un materiale di notevole corposità; accompagna la trasformazione della protagonista con naturalezza: dalla curiosità adolescenziale alla follia erotica e distruttiva, sino all’estremo delirio della necrofilia. Il soprano moscovita offre una prova scenicamente generosa e vocalmente solida. Ewandro Stenzowski (Erode) delineato come tetrarca inquieto e corrotto, mostra anche aspetti ironici; gli acuti sono saldi, la dizione limpida e il fraseggio incisivo, restituendo la complessità psicologica del personaggio. La sua interpretazione costruisce un personaggio che oscilla tra autorità e vulnerabilità, sottolineando con precisione ogni sfumatura della tensione drammatica. Roman Ialcic (Jochanaan), con voce scura, vibrante e autorevole, impone una presenza morale e spirituale fin dal primo intervento. L’emissione è piena e rotonda, l’intonazione solida, la proiezione impeccabile in tutta la gamma; il profeta si manifesta con nobile austerità senza rigidità retoriche e ogni parola è scolpita con intensità e consapevolezza, rappresentando un contrappunto morale al mondo corrotto che lo circonda. Annamaria Chiuri, veterana del ruolo di Erodiade, incarna la potenza femminile repressa con voce brunita, salda e sontuosa. La sua interpretazione attraversa con naturalezza sensualità furore e disincanto, delineando una figura intrisa di malizia e perversione. Il fraseggio elegante, gli accenti incisivi e la presenza scenica, sostenuta da un physique du rôle di rara pertinenza, completano un ritratto di grande spessore e mettono il suggello ad una padronanza assoluta del personaggio.



Vincenzo Spinelli (Narraboth) rivela una voce cristallina, argentea e ben proiettata; l’amore non corrisposto è interpretato con eleganza e musicalità. Il giovane tenore mostra rara omogeneità vocale e fraseggio accurato con emissione sempre sostenuta da una linea musicale di grande eleganza. Il suo Narraboth, tenero, illuso e tragicamente perduto, restituisce con sensibilità il tormento dell’amore non corrisposto. Elisa Fortunati (Paggio) è portatrice di buona presenza scenica e chiara intenzione interpretativa; pur con alcune disomogeneità nel registro grave, con note poco udibili e di proiezione incerta, mantiene un intento espressivo chiaro e ben inserito nella costruzione d’insieme. Completano il cast Michael Zeni (I Nazareno e Cappadociano), Alessandro Abis (I Soldato), Davide Procaccini (II Soldato e V Ebreo), Mauro Secci (I Ebreo), Nicolas Resinelli (II Ebreo), Francesco Napoleoni (III Ebreo e Schiavo), Andrea Schifaudo (IV Ebreo) e Paolo Masala (II Nazareno). La squadra degli Ebrei si distingue per precisione, amalgama e intonazione, così come i soldati, contribuendo a rendere pienamente giustizia alla scrittura orchestrale e al carattere teatrale di Richard Strauss, completando un quadro vocale di straordinaria coesione ed efficacia drammatica. Il Teatro Comunale di Sassari ha registrato il tutto esaurito per il debutto del nuovo allestimento dell’Ente De Carolis, realizzato con il sostegno del Ministero, della Regione Sardegna, del Comune di Sassari e della Fondazione di Sardegna. Il pubblico, profondamente coinvolto, ha seguito la rappresentazione con palpabile tensione fino all’epilogo per poi esplodere in un lungo applauso. Lo spettacolo ha coniugato intelligenza drammaturgica, eleganza visiva e forza musicale, restituendo alla Salome di Strauss la sua carica sensuale, simbolica e perturbante. Ne è scaturita un’esperienza di sicuro impatto emotivo in cui la regia, la direzione e l’insieme scenico si sono fusi in una compiuta unità estetica confermando - come scriveva Thomas Mann - la capacità di quest’opera di coniugare avanguardia e successo in una perfetta armonia drammatica. (La recensione si riferisce alla recita di venerdì 7 novembre 2025)
Crediti fotografici: Ufficio stampa dell'Ente De Carolis - Teatro Comunale di Sassari Nella miniatura in alto e sotto: il soprano Anastasia Boldyreva (Salome) Al centro: Annamaria Chiuri (Erodiade) con Edwardo Stenzowski (Erode) Sotto, in sequenza: Roman Ialcic (Jochanaan); la famosa "Danza dei veli" con il corpo di ballo del Teatro Verdi di Trieste; ancora la Boldyreva nel quadro finale dell'opera In fondo: i saluti del cast al pubblico sassarese
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Pubblicato il 12 Aprile 2023
Il celebre oratorio di Händel entusiasma il pubblico del Teatro Bellini di Catania
Il Messiah trionfa sempre
servizio di Eduardo Andaluz
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CATANIA - La stagione concertistica del Teatro Massimo “V. Bellini” ha offerto, per la Settimana Santa ,un capolavoro assoluto della musica sacra, il Messiah di Georg Friedrich Händel, oratorio in tre parti per Soli, Coro e Orchestra, con i solisti Pietro Adaini tenore, Elisa Verzier soprano, Ilaria Ribezzi mezzosoprano, Cristian Senn baritono; sul podio a dirigere orchestra e coro del Teatro Massimo Bellini il direttore Marcus Bosh. La concertazione di Bosh si è contraddistinta per una direzione decisamente chiara e intuitiva e per il gusto stilistico molto accurato; il suo gesto verso l'orchestra era eloquente e precisa, senza mai trascurare l’importanza della parte vocale, sempre sostenuta e mai coperta; ne è risultato un insieme compatto e ricco di sfumature. Molto attenti alle sue direttive i quattro solisti. Il tenore Pietro Adaini, dalla voce morbida e luminosa, ha saputo trarre il meglio dalla sua parte rendendo ben precisa la sua coloratura. La stessa tecnica di virtuosismo viene usata dal compositore per la voce di basso , interpretata dal baritono Christian Senn, sempre capace di superare tutti gli ostacoli grazie ad una voce ben gestita, sicura e di bel colore. La parte, che va dai larghetti fino ai difficili prestissimi, non mette in difficoltà la voce, brunita e duttile allo stesso tempo, del mezzosoprano Ilaria Ribezzi, che non teme alcuno scoglio insito nella scrittura, mostrando doti di bella espressività.
   

Infine, molto elegante, precisa e di buon fraseggio il soprano Elisa Verzier, che affronta prontamente la coloratura nella sua aria “Rejoice greatly, O daughter of Zion”. Eccellente la resa del coro, che ha saputo alternare con ottimo effetto momenti in pianissimo a sezioni in fortissimo,dimostrando l’attenzione per le intenzioni del compositore. Il culmine è stato raggiunto con Il brano più celebre, il famosissimo "Hallelujah!", al quale emozionante impatto il caloroso pubblico non è riuscito a sottrarsi, facendo partire un lungo applauso a scena aperta. La riproposizione come bis dello stesso "Hallelujah!" ha fatto sì che la serata terminasse con grande entusiasmo da parte di tutti. (la recensione si riferisce al concerto di venerdì 7 aprile 2023)
Crediti fotografici: Giacomo Orlando per il Teatro Massimo "V. Bellini" di Catania Nella miniatura in alto: il direttore Marcus Bosh Al centro, in sequenza, i quattro solisti Sotto: panoramica sul concerto
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Pubblicato il 21 Giugno 2019
Ultimo titolo della corrente stagione lirica, il capolavoro di Leoncavallo incontra il consenso del pubblico
Bell'allestimento di Pagliacci
servizio di Salvatore Aiello
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PALERMO - A conclusione della prima parte della Stagione 2019 del Massimo di Palermo è andato in scena il capolavoro manifesto del verismo italiano: Pagliacci di Ruggero Leoncavallo che con Cavalleria rusticana costituisce il notissimo dittico amato dai melomani; questa volta Pagliacci da solo con il ritorno, dopo il 2007, della regia di Lorenzo Mariani, ex direttore artistico della Fondazione. L’opera, ispirata da un fatto autenticamente accaduto, porta all’attenzione la nuda sofferenza della plebe con tutta una ritualità arcaica che la tiene fissa ab aeterno nella sua concezione senza la possibilità di mutamenti sociali. Sint lacrimae rerum per cui vano è il ribellarsi e i sentimenti si tramutano in grido allucinante cui partecipa la coralità dei vinti. Ad attenderci sul palcoscenico c’era una grande cavea di un circo equestre ad intelaiare la tragica storia di Canio e Nedda, un amore malato, un femminicidio ispirato dal gobbo Tonio (Jago della situazione). Sugli spalti della gradinata nei momenti più tragici si accampavano attonite figure, presenze incombenti, testimoni muti che assistevano alla consumata esistenza dei personaggi inchiodati da un fato imperscrutabile che trovavano nella morte la soluzione alla loro solitudine. In questo senso si è mosso Lorenzo Mariani la cui regia risultava lodevole per il rispetto del soggetto e della musica e che si giovava dei colorati costumi di Maurizio Balò e delle appropriate luci di Roberto Venturi affidando ad un cielo intenso e attonito testimone del delitto. La vicenda aggiornata agli anni sessanta del secolo scorso trovava giusto respiro con belle invenzioni, vivacizzate dall’apporto di saltimbanchi, giocolieri, ballerine che ci sarebbero piaciuti di più senza il passo del twist. Alla piacevolezza dello spettacolo contribuiva il cast nel complesso di prim’ordine. Martin Muehle ha dato di Canio un’interpretazione intensa per espressività, accurata partecipazione mettendo a disposizione tutte le risorse di tenore lirico sapendo regalare momenti di sentita drammaticità; sconvolgenti il suo “Vesti la giubba” e “ No, pagliaccio non son” doloroso finale resi con focosi accenti e delirante pienezza vocale. Al pari il Tonio, da antologia, di Amartuvshin Enkhbat, viscido, diabolico in possesso di una vocalità prodigiosa e ricca di armonici, di bel colore e cospicuo volume a servizio di un accorto gioco psicologico. Valeria Sepe (Nedda) ha affrontato il personaggio con buone risorse tecniche ed interpretative oltre ad un appropriata tenuta scenica. Elia Fabbian era Silvio. In evidenza il Beppe di Matteo Mezzaro. Completavano il cast, Francesco Polizzi e Paolo Cutolo (Contadini).

Daniel Oren dopo la breve commemorazione di Franco Zeffirelli a cui è stata dedicata la rappresentazione, ha guidato l’orchestra con scioltezza e dinamiche strumentali pronte a cogliere i momenti e gli appuntamenti più attesi della partitura concedendo spazi lirici calibrati e lanciandosi in spessori turgidi nei momenti più drammatici con continuo dialogo tra orchestra e palcoscenico; in rilievo l’Intermezzo che ha riscosso il plauso di un pubblico soggiogato dalla bellezza della musica. Valido l’apporto del coro diretto da Piero Monti e il coro di voci bianche diretto da Salvatore Punturo. Caloroso e convinto il consenso del numeroso pubblico.
Crediti fotografici: Rosellina Garbo per il Teatro Massimo di Palermo Nella miniatura in alto: il direttore Daniel Oren Sotto: il tenore Martin Muehle (Canio)
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Parliamone
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Ecco una Tosca classica
intervento di Simone Tomei FREE
GENOVA - C’è una Tosca che nasce dalla tradizione ma rifiuta di restare confinata in una dimensione museale, scegliendo piuttosto di interrogare il presente attraverso gli strumenti del passato. È in questo spazio intermedio che colloco l’allestimento approdato al Teatro Carlo Felice di Genova, proveniente dal Teatro dell’Opera di Roma: una ricostruzione filologica solo in apparenza, che ambisce invece a restituire vitalità contemporanea a un impianto storico. L’origine romana dell’allestimento non è un dettaglio accessorio, ma un elemento strutturale: il lavoro dei laboratori capitolini, che circa un decennio fa hanno ricostruito scene e costumi sulla base dei materiali originali di Adolf Hohenstein, si traduce in un dispositivo visivo di notevole coerenza stilistica. Scenografie dipinte, architetture prospettiche, cura minuziosa dei dettagli restituiscono il teatro all’italiana nella sua forma più riconoscibile
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Dischi in Redazione
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Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei FREE
Robert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte (Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026) C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina
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Opera dal Nord-Est
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Ingenua Butterfly ma Pinkerton...
servizio di Rossana Poletti FREE
TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Una Madama Butterfly pasqualina quella andata in scena al Teatro Verdi di Trieste e che concluderà le sue repliche il prossimo 12 aprile. L’opera di Giacomo Puccini, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, basato sull’omonimo dramma di David Belasco è stata riproposta nell’allestimento della
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Classica
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Mozart e Beethoven per un bel concerto
servizio di Nicola Barsanti FREE
PECCIOLI (PI) – Nella suggestiva cornice della Galleria dei Giganti si conclude, in prossimità della Pasqua, il ciclo di tre concerti organizzato dalla Fondazione Peccioli insieme al Comune, con il sostegno di Belvedere S.p.A., affidato all’Orchestra Regionale della Toscana. Un percorso pensato con intelligenza, che trova proprio in quest’ultimo
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Eventi
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Nuova Stagione e commozione per Zurletti
redatto da Athos Tromboni FREE
SPOLETO - Il Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto aveva annunciato da appena due giorni la nuova Stagione lirica quando è arrivata la notizia della scomparsa di Michelangelo Zurletti, venuto a mancare il 29 marzo 2026 all'età di 89 anni. Figura centrale nella storia recente dello Sperimentale, Michelangelo Zurletti ha guidato l’Istituzione
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Opera dal Nord-Est
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Falstaff rivive in Marco Filippo Romano
servizio di Simone Tomei FREE
VERONA - Esiste un tipo di perfezione che si riconosce solo a posteriori, quando ci si accorge che non avrebbe potuto essere altrimenti. Il Falstaff verdiano appartiene a questa specie rara: opera nata quasi per gioco, confessava il compositore in una lettera del dicembre 1890, e tuttavia così necessaria da sembrare l’unico approdo possibile di
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Classica
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L'indiscreto fascino dell'antico
servizio di Athos Tromboni FREE
FERRARA - Il pianista Carlo Bergamasco si dedica di preferenza al repertorio del Novecento e alla musica pianistica contemporanea. Per come lo conosciamo e per quanto l'abbiamo seguito nei suoi numerosi concerti tenuti nella città estense, le sue scelte vengono motivate oltre che dalle attitudini personali, anche dalla volontà di una funzione
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Opera dal Centro-Nord
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Elisir d'amore disarticolato
servizio di Simone Tomei FREE
PISA - Il Teatro Verdi chiude la stagione lirica 2025/2026 con L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti. Ci sono opere che nascono in fretta, quasi controvoglia, eppure restano. L’Elisir d’amore appartiene a questa famiglia paradossale: composto da Donizetti in poco più di due settimane nel 1832, su un libretto che Felice Romani ricavò altrettanto
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Operetta and Musical
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Il rock sconfigge la distopia
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FERRARA - Che cos'è la distopia? È l'esatto contrario dell'utopia: se quest'ultima rappresenta il modello di vita ideale che potrebbe rendere libera e felice la vita di uomini e donne, la distopia invece narra di una straniante realtà immaginaria del futuro; un futuro prevedibile sulla base di tendenze del presente, percepite come altamente
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C'č un Castello dove la Voix humaine...
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FIRENZE – Ci sono accostamenti che rivelano più di quanto promettano. Il dittico che il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha portato in scena non è semplicemente una scelta di repertorio felice: è una tesi interpretativa, quasi un saggio scenico sul tema dell’impossibilità del dialogo tra un uomo e una donna. Béla Bartók e Francis Poulenc si
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Opera dal Nord-Ovest
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Un campiello veneziano a Genova
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GENOVA - Ci sono opere che il repertorio ha trattato con una certa ingratitudine, relegate in quella zona grigia tra il raramente eseguito e il mai del tutto dimenticato. Il Campiello di Ermanno Wolf-Ferrari appartiene a questa categoria e ogni sua ripresa diventa perciò un’occasione preziosa: per rimisurare la qualità di una partitura che non ha
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Echi dal Territorio
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Uto Ughi fa il pienone
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FERRARA - Dopo il clamoroso successo di Angelo Branduardi, ancora un atteso concerto domenica 15 marzo 2026 nell’ambito della stagione di Ferrara Musica del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, con il primo dei tre “Family Concert” alle ore 17,00 anziché le consuete 20,30, ove Uto Ughi, figura leggendaria del violinismo internazionale,
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Un Trovatore in nero
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TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. In scena al Teatro Verdi di Trieste l’allestimento de Il Trovatore, che è frutto della coproduzione con l’Opéra de Saint-Étienne/Città di Marsiglia-Opera, si veste di un cast stellare. Partendo dal principale protagonista Yusif Eyvazov che, folgorato da una diretta televisiva di Montserrat Caballé dal Bol'šoj,
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Opera dal Centro-Nord
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Pagliacci e Cavalleria dittico riprogettato
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FIRENZE - Ci sono serate in cui esci dal teatro e senti che qualcosa dentro di te si è spostato. Non necessariamente tutto ha funzionato, non necessariamente sei d’accordo con ogni scelta che ti è stata proposta, ma qualcuno ti ha parlato davvero. Quella con il regista Robert Carsen è una di
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Macbeth da manuale
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LIVORNO - Vi sono opere che il tempo non consuma, ma affina. Il Macbeth di Giuseppe Verdi è tra queste: ogni nuova produzione che ne rimetta in scena la sostanza drammatica sembra interrogarlo da capo, come se il dramma non avesse ancora esaurito ciò che ha da dire su di noi, sul potere, sull’oscura geometria del destino. E quando
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Musica Amoris 2026
servizio di Nicola Barsanti FREE
LIVORNO - Il Teatro Goldoni accoglie nel weekend di San Valentino "Musica Amoris 2026" in un clima di attesa calorosa e partecipe. Il titolo scelto per il concerto non è casuale: l’amore, nelle sue molteplici declinazioni, è il filo rosso che unisce le due grandi pagine in programma, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Si bemolle minore
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FERRARA - Girovagando tra le etrusche valli padane, alla ricerca di una nuova casa (vista la chiusura dello "Spirito" di Vigarano Mainarda), la carovana del Gruppo dei 10 ha trovato due importanti collaborazioni per una sosta prolungata all’insegna della musica e del divertimento. Saranno infatti la Scuola di Musica Moderna
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Tristan un Isolde viaggio nell'amore
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GENOVA - Applausi lunghi e calorosi accolgono, venerdì 13 febbraio 2026, il debutto del titolo più atteso e impegnativo della stagione 2025-2026 del Teatro Carlo Felice di Genova: Tristan und Isolde di Richard Wagner. Quasi cinque ore di musica e vertigine emotiva che scorrono come un unico respiro, dissolvendo il tempo e lasciando lo spettatore
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LUCCA - C’è un istante nella vita di ogni istituzione culturale in cui la programmazione cessa di essere mero esercizio di organizzazione e diventa atto interpretativo della storia. Quando il Teatro del Giglio "Giacomo Puccini" ha dovuto rinunciare momentaneamente all’Otello verdiano inizialmente previsto, il vuoto lasciato in cartellone avrebbe
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Rigoletto rinnovato senza tradimenti
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Campus dei Campioni la cultura diventa comunitā
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Mahagonny vicenda tortuosa
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TRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è in scena al Teatro Lirico Giuseppe Verdi: in italiano Ascesa e caduta della città di Mahagonny presenta più di altre opere la necessità di analizzare sia il compositore che l’autore del libretto. Bertold Brecht fu indubbiamente uno dei grandi innovatori del teatro del
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ROVIGO - Abbiamo assistito a una Carmen di Bizet con una regia molto bella. Per questo è utile cominciare il racconto dell'opera andata in scena nel Teatro Sociale di Rovigo dalle note del regista Filippo Tonon: «Proprio nell’anno del 150° anniversario della prima esecuzione di Carmen (la prima rappresentazione avvenne all’Opéra-Comique di
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Trovatore opera di passioni estreme
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GENOVA - All'interno della stagione lirica 2025-2026 del Teatro Carlo Felice Il trovatore di Giuseppe Verdi torna in scena come uno dei titoli più emblematici e, al tempo stesso, più problematici del repertorio ottocentesco. Opera di passioni estreme, di memorie che divorano il presente e di un destino che si compie attraverso il sangue e il fuoco
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Ecco a voi la Tosca di Scarpia...
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FIRENZE - Con Tosca Giacomo Puccini realizza una delle sintesi più lucide del proprio teatro musicale: un’opera senza vere pause, costruita come un flusso drammatico continuo in cui la musica coincide con l’azione. Viene meno la tradizionale alternanza fra numeri chiusi e raccordi, sostituita da una trama serrata di motivi brevi e ricorrenti che
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