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Spettacolo straordinario e applauditissimo per il cinquantesimo anniversario del debutto areniano |
Placido Domingo fa 50 |
servizio di Simone Tomei |
| Pubblicato il 11 Agosto 2019 |
VERONA - Un'Arena gremita da quasi quindicimila spettatori per lui: l'artista, il tenore, il baritono, il direttore d'orchestra, ma fondamentalmente l'Uomo, ossia Plácido Domingo. Era il lontano luglio 1969 quando, mentre il primo essere umano metteva piede sulla Luna, l'Uomo debuttava sul palcoscenico dell'anfiteatro scaligero nel ruolo di Calaf della Turandot di Giacomo Puccini, a fianco della sublime Birgit Nilsson. Un idillio che, mezzo secolo dopo, merita essere ricordato con un evento celebrativo: Plácido Domingo 50 – Arena Anniversary Night. Già a partire dalle ore 18 una marea umana colorata e festante si appresta a formare la coda per accedere alla gradinata non numerata e l'impatto emozionale all'ingresso in platea non può che ammaliare la vista e riscaldare il cuore. Si percepisce un'energia quasi magica, se non surreale, il cui catalizzatore è l'Uomo Domingo, pronto a regalare una serata musicale durante cui si cimenterà in tre dei ruoli baritonali più impegnativi e maestosi concepiti da Giuseppe Verdi. Di seguito riporto il programma (tutto dedicato al Cigno di Busseto) corredato dai vari brani e interpreti in ordine di esecuzione e apparizione, per poi approfondire nel dettaglio alcuni aspetti.
NABUCCO Musica di Giuseppe Verdi Sinfonia – “Va’ pensiero…Oh, chi piange…Del futuro nel buio discerno” – Atto quarto Nabucco PLÁCIDO DOMINGO Zaccaria MARKO MIMIKA Fenena GÉRALDINE CHAUVET Ismaele ARTURO CHACÓN-CRUZ Anna ELISABETTA ZIZZO Abigaille ANNA PIROZZI Il Gran Sacerdote di Belo ROMANO DAL ZOVO Abdallo CARLO BOSI
MACBETH Musica di Giuseppe Verdi Atto Quarto Macbeth PLÁCIDO DOMINGO Lady Macbeth ANNA PIROZZI Macduff ARTURO CHACÓN-CRUZ Malcom CARLO BOSI Medico ROMANO DAL ZOVO Dama LORRIE GARCIA
SIMON BOCCANEGRA Musica di Giuseppe Verdi “O inferno!…Amelia qui!…Sento avvampar nell’anima” – Tu qui?…Parla, in tuo cor virgineo” – Figlia?…Vecchio inerme il tuo braccio colpisce?- “M’ardon le tempia… – “Chi veggo!…Gran Dio, li benedici” Simon Boccanegra PLÁCIDO DOMINGO Amelia ANNA PIROZZI Fiesco MARKO MIMICA Gabriele Adorno ARTURO CHACÓN-CRUZ
Orchestra, coro, ballo dell’Arena di Verona Direttore Jordi Bernàcer Maestro del coro Vito Lombardi Regia Stefano Trespidi Scene e projection design Ezio Antonelli Coordinamento costumi Silvia Bonetti Luci Paolo Mazzon Coreografie Giuseppe Picone


Al di là della voce baritonale (che Domingo non possiede appieno), si esige una densità interpretativa per i tre protagonisti, a cui l'Uomo ambiva già da tempo e che forse adesso possono essere maggiormente compatibili con una vocalità che, col tempo, è divenuta leggermente più bronzea, ma non al punto da far obliare un passato tenorile. Tengo a fare tale precisazione in quanto non è mia intenzione "giudicare" l'interprete principale per questo aspetto, bensì mi preme evidenziare come la sua fama, la sua gloria e la sua essenza vivano ancor oggi nella memoria dei più e che l'Uomo sia riuscito a portare a sé una così nutrita schiera di fan da rendere sold out una serata estiva in cui il calore percepito non è solo quello metereologico, bensì quello che il pubblico regala al grande gladiatore dell'Arena veronese. Per approfondire ancora un po' l'aspetto interpretativo (e non prettamente vocale), ciò che affascina è la facilità con cui l'artista mutua gli stati d'animo dei tre protagonisti: dalla paterna tenerezza di Nabucco (nel quarto atto vi è la "conversione" e l'alterigia ormai è obliata) al cinismo di Macbeth (anche qui la crudeltà è ormai un ricordo) per arrivare infine all'amore genitoriale di Simon Boccanegra. Nel mutare dei sentimenti cambiano anche gli accenti ed emerge sempre più quella saldezza di cui, dopo decenni di lavoro, ancora gode l'ugola dominghiana. L'emissione è ferma e sonora, mentre il fraseggio ammanta le parole di un'eleganza sopraffina, ma è soprattuto il gesto fisico a dare il tocco distintivo ad un artista dal quale molti giovani possono e potrebbero imparare un modo di fare teatro che ancora affascina e che rende orgogliosi di "esserci stati". La direzione orchestrale del M° Jordi Bernacer si destreggia bene nei tre titoli verdiani, dimostrando di saper cogliere appieno le intenzioni musicali di queste celebri pagine.

Passando ai vari segmenti operistici, belle le intenzioni, ottimi i colori e coesa la tenuta del palcoscenico durante la parte dedicata a Nabucco, impreziosita da Anna Pirozzi (elegante e drammatica nell'aria finale della morte di Abigaille), da Géraldine Chauvet (commovente Fenena) e da uno ieratico Marko Mimica nei panni di Zaccaria (ruolo che gli sta ancora un po' stretto, ma che ha saputo risolvere al meglio). Nell'atto finale di Macbeth sono racchiuse perle musicali di rara intensità, come la grande scena del Sonnambulismo (affidata ancora al soprano Anna Pirozzi, la cui ottima esecuzione si ammanta di una musicalità e di una morbidezza in cui fraseggio e canto sul fiato sono gli elementi primari) o la struggente Ah, la paterna mano (e qui Arturo Chacòn-Cruz non è da meno quanto a freschezza vocale), a cui si aggiunge l'aria extra del protagonista Mal per me che m’affidai, scritta da Verdi per la prima versione dell'opera. La conclusione del Gala è affidata alle meravigliose pagine tratte dal secondo e terzo atto del Simon Boccanegra (eseguito in Arena una sola volta nel 1973: perchè non riproporlo?) con la celebre aria di Gabriele Adorno (Oh inferno! Cielo pietoso rendila, interpretata mirabilmente da Chacón-Cruz) e l'immensa scena finale che culmina con la morte del Doge, durante la quale Marko Mimica, Anna Pirozzi e lo stesso Domingo danno vita ad un momento di grande lirica. Tutti gli altri interpreti citati in apertura si sono messi in luce per la grande musicalità e sapiente professionalità. Bene anche il Coro preparato e diretto dal M°Vito Lombardi, colonna portante del Festival veronese, che ogni volta sa ben inserirsi in ogni anfratto dello spartito, per illuminarlo da protagonista e per incorniciarlo quando è elemento di contorno. Grande assente in questa serata è proprio lo spettacolo, realizzato appositamente per l’Arena Opera Festival 2019, dove manca il concetto di regia e tutto gira intorno a una scenografia tendenzialmente stabile, ma per nulla affascinante, anzi direi piuttosto brutta con qualche pezzo rubato qua e là a vecchi allestimenti (mi sembra che la maggior parte delle strutture provenga dal Nabucco curato da Gianfranco de Bosio). Mancano l'armoniosità e la logicità della trasposizione in scena della pagine librettistiche scelte. Bissare il Va' pensiero distribuendo parte del coro in platea è una bella idea, ma il resto si concretizza in una staticità quasi asfissiante, in cui la ricerca di un "qualcosa che deve succedere" scema nella delusione del "non accaduto" e, se talune proiezioni sono state di grande impatto, talaltre battono ogni record di kitsch e cattivo gusto. Non va meglio per le coreografie, piuttosto anonime e dal sapore di improvvisazione.

Ma forse tutto questo è un mero contorno alla presenza dell'Uomo, omaggiato da un pubblico letteralmente in delirio e dalla Fondazione stessa, che (durante gli applausi finali) gli regala la scritta fiammeggiante "Domingo 50" (sui gradoni dietro il palco), a cui seguono fuochi d'artificio. Fa riflettere l'affetto del pubblico che continua ad acclamarlo affinché non abbandoni il palcoscenico e altrettanto emozionante è la gratitudine dell'Uomo, che non smette nemmeno per un istante di ringraziare coloro che lo osannano con sì tanto calore. (Il servizio si riferisce allo spettacolo di domenica 4 agosto 2019)
Crediti fotografici: Foto Ennevi per la Fondazione Arena di Verona
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