Pubblicato il 18 Febbraio 2020
Ottima performance del Nuovo Balletto di Toscana nel capolavoro coreutico di Prokof'ev
Cenerentola č anche un balletto servizio di Attilia Tartagni

200218_Ra_00_Cenerentola_VeronicaGaldo_phMicheleMonastaRAVENNA - Quante Cenerentole abbiamo conosciuto ed amato, prima di questo appuntamento della stagione di Opera e Danza al Teatro Alighieri di Ravenna il 15 e il 16 gennaio 2020? Dopo Perrault e i Fratelli Grimm, gli scrittori che la rubarono alla tradizione orale, questa fiaba dalle origini antiche ha ispirato compositori, cineasti, autori di musical, disegnatori e coreografi, entrando nell’immaginario collettivo e stabilmente nel repertorio coreutico. Ne ha subito il fascino anche Jiří Bubeníček, nato a Praga nel 1974 da genitori circensi che, dopo essere stato danzatore di punta nella compagnia amburghese di John Neumeier e primo ballerino a Dresda raccogliendo successi, quarantacinquenne ha intrapreso una nuova carriera come coreografo ispirandosi liberamente a Kafka, al Dottor Zivago, alla Carmen e oggi rielaborando, su commissione del Maggio Musicale Fiorentino, Cenerentola di Prokof’ev per farne una protagonista più complessa e moderna in collaborazione con Cristina Bozzolini, compagna di vita e d’arte.
Cenerentola si presenta al pubblico dondolandosi nell’altalena della sua infanzia, troppo piccola per una ragazza in età da marito, ricordando il suo passato felice e cullandosi nella speranza del cambiamento; il coreografo ha ricucito le straordinarie musiche di Prokof’ev sulle misure del Nuovo Balletto di Toscana per un organico di 14 elementi scelti e diretti da Cristina Bozzolini, fra cui spiccano la splendida Veronica Galdo nel ruolo di Cenerentola, Roberto Doveri in quello del Principe, Matilde di Ciolo, Aisha NarcisoLida Cadeddu nel ruolo delle due sorellastre e della matrigna, malevole e grottesche quando non decisamente ridicole.

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Veronica Galdo è insuperabile nei suoi cambi d’umore, dalla malinconia alla speranza, dalla nostalgia all’azione, un’alternanza  che la fa sentire inadeguata anche durante la festa, benché fasciata in un abito dorato che la rende irresistibile e seduce immediatamente il principe. Attraverso i movimenti classici o dettati da una tormentosa espressività gestuale, con scarpe da ginnastica dorate  come si addice a una ragazza di oggi, la Galdo vive intensamente momento per momento gli alterni stati d’animo che la musica riflette nei suoi chiaro-scuri, anche nel fulcro della festa che è competizione, sopraffazione e livore da parte delle rivali e mortificazione di Cenerentola che pensa di non essere all’altezza di ciò che le offre il destino.
Il coreografo fa della musica di Prokofìev usata liberamente la perfetta ambientazione della fiaba dei Fratelli Grimm prediletta dal coreografo, dove l’elemento introspettivo si mescola con il fantastico rappresentato da due colombe fluttuanti come fasci di luce di mille colori, un vorticismo cromatico che cambia il corso del destino. Altro elemento simbolico è una specie di “albero della vita” germogliato miracolosamente, come sola la natura sa fare, sulla tomba materna e realizzato da  un intreccio di ballerini.
«Gli uccelli hanno un movimento fluido, quasi liquido, per aumentare l’idea di immaterialità» afferma il coreografo, che in ogni balletto ama sperimentare uno stile diverso, ispirato dalla narrazione che ha scelto. Il balletto dunque è classico, perché classica è la formazione del coreografo, ma aperto alle forme di espressione contemporanee e alla dinamica delle cadute e delle rialzate.
La scenografia di Jiří Bubeníček e di Nadina Cojocaru che firma anche i costumi (quello delle colombe è un caleidoscopio di colori e di luci), essenziale ma ricca di elementi simbolici, mette in scena un teatro di tende fluttuanti nel teatro, per scandire la narrazione esaltando il trionfo espressivo del colore, dal plumbeo alle tinte più accese. Lo spettacolo, intenso e quanto mai intrecciato alla musica, con spazi per la voce recitante di Laura Bandelloni, dura soltanto 70 minuti di cui non si può perdere neanche un attimo e dove i cambi di scena sono segnati dal buio totale. E’ come se si voltasse pagina a ogni fine capitolo della storia di questa Cenerentola inconsueta, fragile e coraggiosa al tempo stesso, vittima di soprusi ingiustificati eppure fiduciosa in un incontro d’amore che ha tutti i presupposti per essere felice, un sogno che resiste, anche grazie a questo personaggio, nell’immaginario delle ragazze di oggi. La Stagione Danza continua il 29 febbraio e 1 marzo 2020 con la Alonzo King LINES Ballet.

Crediti fotografici: Michele Monasta per il Teatro Alighieri di Ravenna
Nella miniatura in alto: Veronica Galdo





Pubblicato il 17 Luglio 2019
Gran gala di chiusura del Ravenna Festival edizione 2019
Les étoiles accendono gli entusiasmi servizio di Attilia Tartagni

190717_Ra_00_LesEtoiles_SergioBernalAlonso_FotoCositoreRAVENNA - La danza ha concluso in gloria il 30° Ravenna Festival, il 16 luglio 2019 al Pala De André. Il  Gala Internazionale di Danza ha portato sul palco della città romagnola le più fulgide étoiles provenienti dai maggiori teatri, accomunate dal talento e dalla capacità di esprimere il meglio di sé nella virtuosa fusione con la musica. L’impresario Daniele Cipriani ha riunito le parti prime dei corpi di ballo internazionali sfoderando tutto il repertorio della danza classica: passi a due, sforbiciate, piroette, salti acrobatici per un piacere dello sguardo tale da scatenare più volte l’applauso a scena aperta. Per apprezzare questa danza, per coglierne l’armonia e la bellezza, non occorre essere degli esperti, basta abbandonarsi al suo incanto. Corpi scolpiti dall’esercizio, temperamento artistico, costumi estrosi intessuti di lustrini, queste étoiles esprimono, nelle differenze stilistiche riconducibili alle relative scuole, il talento, la dedizione e la meraviglia sprigionata dal balletto classico.
La coreografia di apertura, “Diamonds” di Balanchine, mette in risalto l’abilità tecnica e l’eleganza della coppia che arriva dal Teatro Bolshoi di Mosca,  Alena Kovaleva e l’italiano Jacopo Tissi, che ritornano poi nel “Gran Pas Classique” di Gsovskii.
Cresciuti all’Opéra di Parigi, considerati i migliori rappresentanti dell’ésprit francese nella danza, Ugo Marchand e Dorothée Gilbert, interpretano meravigliosamente “Esmeralda” coreografia storica di Petipa, da Perrot, e sono superbi  anche nel contesto più moderno di “Amovéo”, coreografia di Benfiamin Millepied, su musica del minimalista Philip Glass.

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“Le fiamme di Parigi”, coreografia di Vasilij Vajnon, scatena sulla scena l’incantevole italiana Rebecca Storani, formatasi fra l’Accademia Nazionale di Roma e l’Hamburg Ballet Schule di Amburgo, e il sudcoreano Young Gyu Choi del Balletto Nazionale Olandese, lui con una girandola di sforbiciate e di volteggi  con approdi plastici al suolo che richiamano l’applauso, ritornando poi nell’unico quadro mitologico di Diana e Atteone.
Non poteva mancare, nell’omaggio al balletto classico, “Il corsaro” con l’incalzante musica di Drigo, protagonisti Bakthiyar Adamzhan, kazako dell’Opera di Astana,  e Tatiana Melnik, prima ballerina del Teatro dell’Opera ungherese,  ovvero l’energia virile spinta oltre la legge di gravità con quelle incredibili spaccate in aria,  e la grazia, il talento e la mobilità femminile all’ennesima potenza.  Si riproporranno in un altro classico, “Don Chisciotte”, dando l’ennesima prova della prestanza singola e a due della coppia.
C’è anche il classico per eccellenza, “Il lago dei cigni” di Chajkovskij, coreografie di Petipa, danzato da Anna Tsgankova con i suoi trentadue fouettées (prima ballerina del Balletto Nazionale Olandese) e Costantine Allen, americano formatosi alla Pacific Ballet Academy e al Ballet Havaii a Honolulu, poi arruolato allo Stuttgart Ballet, ottimi nelle vesti classiche e altrettanto espressivi in "Duet" su musica di Maurice Ravel, dove la danza, spogliata dei virtuosismi classici, si fa dialogo profondo e intimo nelle dinamiche di coppia.
Fra i tanti i duetti-rapporti di coppia in chiave classica o moderna, sorprendono due assoli di Sergio Bernal Alonso, primo ballerino del Balletto Nazionale di Spagna,  che esprime in “Zapateado de Sarsate”  tutto il carisma, l’eleganza classica e il calore del flamenco. E’ un ballerino di grande charme che ha voluto rompere le barriere  proponendo “Il cigno”, musica di Camille Saint-Saens, coreografato da Ricardo Cue, ruolo tradizionalmente femminile. Con quelle sue perfette fattezze maschili è come un colosso che si abbatte malinconicamente su se stesso negli spasimi della morte.
Nel défilé finale tutti rientrano in scena, orgogliosi ambasciatori dell’arte di Tersicore, sommersi da ovazioni senza fine ed è pura gioia, di qua e di là dal palco. Fra il pubblico tante mamme e giovanissime allieve delle scuole di danza con gli occhi sognanti: sono loro il futuro della danza e per la prima volta se lo figurano come quello degli italiani Rebecca Storani e Jacopo Tissi, étoiles grandi fra i grandi di una grande serata.
E per finire, all’uscita, la luna piena da spettacolo con una eclissi che la copre quasi totalmente, quasi una metafora del Ravenna Festival che si spegne.  Per tornare, più splendente che mai, l’anno prossimo.

Crediti fotografici: Ezio Bevere, Alexander Yakovlev, Jack Devant, Massimo Danza e Foto Cositore per Ufficio stampa Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: il solista Sergio Bernal Alonso
Al centro in sequenza: Alena Kovaleva;
Jacopo Tissi; Dorothée Gilbert
Sotto: una posa perfetta da "Le corsaire"





Pubblicato il 08 Luglio 2019
Successo per l' Hambourg Ballett venerdė 5 e sabato 6 luglio al Teatro Alighieri
Le narrazioni danzate di Neumeier servizio di Attilia Tartagni

190708_Ra_00_HamburgBallett_JohnNeumeierRAVENNA - Il coreografo John Neumeier con l’Hamburg Ballett, già al Pala De Andrè nel 2010, è stato acclamato il 5 e il 6 luglio 2019 per lo spettacolo presentato dal 30° Ravenna Festival nel Teatro Alighieri: tre coreografie diverse che hanno per comune denominatore il senso della narrazione sull’onda della musica e la bravura smisurata del corpo di ballo.  Ogni danzatore, uscito da una dura selezione, evidenzia la formazione classica ma anche la capacità di improvvisare interpretando stati emozionali grazie alla formidabile espressività dei corpi, dei gesti, della mimica facciale. Le pagine musicali scelte ispirano coreografie intimiste e nello stesso tempo capaci di dialogare con il mondo.
Come scrive Silvia Poletti nel libretto di sala: «…ogni gesto è logico, motivato, necessario all’architettura registica e narrativa, alla struttura psicologica ed emozionale di ciò che si vuole raccontare»; il design dei costumi, velati e vaporosi quelli femminili, sobri quelli maschili, il coordinamento dei colori, l’architettura delle luci e l’elemento scenografico che rimanda allo spirito eroico di Beethoven nell’affrontare sofferenze disumane per un musicista, nonché naturalmente le coreografie, sono opera dell’ottantenne Neumeier, che di coreografie in repertorio ne ha 160,  la maggior parte create per l’Hamburg Ballett che dirige da cinquant’anni.
Apre lo spettacolo il lungo e impegnativo Beethoven Fragments, parte di un più vasto progetto ideato per il 2020 in cui ricorre il 250° della nascita del compositore tedesco. Il lavoro partito come “solo creazioni di movimento improvvisando sulla musica”, si è poi codificato in modo più complesso. ”Studiare approfonditamente Beethoven - annota Neumeier - ha influenzato la natura puramente sinfonica del lavoro”, mentre riflettere sulla sua vita privata e personale lo ha portato “a rintracciare il contenuto o sottotesto emozionale nella rigorosa architettura della sua musica. Sta a ciascuno di noi sentirlo e interpretarlo a modo suo”. La sensazione è che ciascun danzatore, sia pure nell’ambito di valori condivisi, riesca a esprimersi con una certa libertà.
Nelle Quindici Variazioni e Fuga per pianoforte, Neumeier presenta un Ludwig fiero ma minacciato da ombre che gli ruotano attorno in una natura Sturm and Drang. I musicisti sono in scena con il corpo di ballo. Il pianoforte di Michal Blaik entra direttamente nella coreografia con il primo ballerino Edvin Revazov e in un secondo tempo si aggiungono il violoncellista cesenate Sebastiano Severi e la violinista americana Elicia Silversterin.

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Nel mezzo c’è la coreografia Birthday Dance su musiche del compositore Leonard Bernstein, sottotitolo Diveriment for orchestra, creata nel 1990 per festeggiare i 50  anni della regina Margrethe II di Danimarca. Si tratta di un lavoro legato al carattere americano del suo creatore (Neumeier è nato nel 1939 nel Wisconsin, ha studiato a Chicago e completato gli studi in Europa). Pensato come ballo a due, si è allargato alla coralità di otto danzatori travolti da una giostra velocissima di ritmi americani, dal folklore al Turkey Trot: un’atmosfera che rimanda dalle sale da ballo al Blues fumoso dei jazz club, lontanissima dalle altre due coreografie europee per musica e concezione.
Il finale è romantico venato di malinconia: At Midnight, rielaborazione di un balletto del 1976 sui Rückert Lieder di Mahler cantati dal baritono Benjamin Appl accompagnato dal pianista James Bailieu dove i primi ballerini Anna Laudere e Edvin Revazov esprimono il tormento di un amore che si materializza per sfuggire loro continuamente. C’è anche, protagonista assoluta di uno dei lieder trasformati in narrazione danzata, l’italiana Silvia Azzoni. Baritono e pianista, sempre presenti in scena, incidono sulle dinamiche coreografiche delle poesie musicate da Mahler in uno scenario astratto, ma di forte impatto narrativo, perché Neumeier è sostanzialmente un narratore che ha eletto a suo linguaggio la danza.

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Crediti fotografici: Zani Casadio per Ravenna Festival
Nella miniatura in alto: il coreografo John Neumeier
Sotto: panoramiche su Beethoven Fragments, su Birthday Dance e su At Midnight






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Tutto questo si sapeva. E concordiamo con quanto scrisse
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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