Diari dei Cronisti

Diario di Athos Tromboni

Dopo la fatica di assistere a un (forse) Rigoletto la fatica corroborante del mestiere di boscaiolo

Il legno di Bregenz e la legna di Denore

di Athos Tromboni

Pubblicato il 21 Agosto 2020

200821_Diario_00_RigolettoABregenzLegnaADenore_PhilippStolzlDENORE (FE) - Ieri sera (sì, ieri sera, giovedì 20 agosto 2020) ero esausto. Avevo pubblicato di mattina prestissimo una recensione di un concerto pop seguito al Castello Estense di Ferrara; e subito dopo, senza neanche una pausa fra lavoro intellettuale e lavoro manuale, avevo tagliato e portato a casa, deponendoli nella mia legnaia, cinque alberi (tre molto grossi) raccolti nel parco di Giorgio, abbattuti dall'ultimo fortunale che a me personalmente aveva divelto, come fosse una piuma, la pensilina delle automobili. Ero esausto. Eppure ho resistito davanti alla televisione (Rai 5) per il Rigoletto di Giuseppe Verdi andato in scena al Festival di Bregenz l'estate dell'anno scorso. Era una "prima" televisiva di uno spettacolo passato alla storia delle polemiche e della critica per una regia moderna, ambientata in un circo equestre: in questa eccentrica trasgressione Rigoletto è un clown, il Duca di Mantova il direttore della compagnia circense, Sparafucile un lanciatore di coltelli vestito da scheletro e Maddalena una soubrette sua assistente, Monterone un mago illusionista, e via via dalla trasgressione alla esagerazione. L'opera (opera?) a Bregenz era cominciata al tramonto, le luci del giorno stavano virando al rosso di sera, il pubblico era numeroso, la clowneria stava andando in scena. Proprio una clowneria, non c'è che dire...

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Merito accreditato (o demerito?) al regista Philipp Stölzl, merito favorito da una monumentale scenografia di Heike Vollmer e dello stesso Stölzl: loro due hanno ideato una mastodontica e sardonica testa di pagliaccio che sbuca dall’acqua del Lago di Costanza; testa  che, nel corso della recita, assume sempre più le fattezze di un orribile teschio; ai lati, due gigantesche mani in movimento, una delle quali impugna una mongolfiera: su quel pallone aerostatico che si libra in aria, Gilda canterà la sua deliziosa aria “Caro nome”.
Tralascio giudizi e meriti del cast, tutti bravi. Ci sono decine di recensioni in rete, per chi volesse approfondire.

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Io mi rivolgo ora al mio diario, perché al legno della testa di pagliaccio e delle mani enormi ideate, costruite e fatte muovere da Stölzl, ho abbinato (per una mia associazione di idee) il legno, anzi, la legna portata a casa e lavorata per l'inverno che verrà.
Stölzl era assistito da Vollmer... io, stamattina (sì, stamattina, 21 agosto 2020) sono assistito dalla presenza silenziosa e rassicurante di Diana, la mia pastora tedesca che ubbidisce solo a me, perché con gli altri è testarda e fa quel che vuole. Forse ubbidisce a me perché quando le ho insegnato alcune parole fondamentali per farle capire ciò che volevo facesse, se lei si rifiutava io mi rivolgevo a essa con la voce arrabbiata e perentoria; e se si rifiutava ancora arrivavo a urlare; e se si rifiutava ancora e ancora allora le davo un ceffone certamente non delicato ma neanche pericoloso, accompagnandolo con la voce arrabbiata, più sul forte che sul mezzoforte. Le prime volte (era cucciolona) non capiva, mi guardava interrogativa, non aveva mai prese le busse in vita sua, cercava di difendersi facendo vedere i denti, digrignava; ma visto che non m'incuteva paura e anzi mi avvicinavo facendo il gesto di darle un ceffone ancora più forte, ha imparato da subito desistere e a obbedire.
Dopo poche di quelle manfrine, Diana ha cominciato a distinguere, dal tono della voce, quali sono le coccole, quali i comandi e quali i divieti... e tuttora - che ha quasi 12 anni - obbedisce. Purtroppo solo a me.

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Dunque, Diana che mi fa compagnia. E io che mi trasformo da critico musicale in boscaiolo e monto e dispongo lo spaccalegna, la sega circolare a banco, le cesoie, il falcetto e tutto l'armamentario per fare a pezzi i cinque alberi di Giorgio, ridotti a tronchetti là nel suo piccolo parco, ma da trasformare, qui nella mia legnaia, in ceppi spaccati; i famosi, dialettali, zucatìn,. Non so se esista una parola che traduca in lingua italiana il dialettale zucatìn (sostantivo invariabile, sia al singolare che al plurale: al zucatìn; i zucatìn); forse la parola in lingua è "ceppo", ma secondo il dizionario Treccani la parola "ceppo" identifica sia la parte inferiore del tronco dell'albero, sia un pezzo di legno tagliato a misura per la stufa o il caminetto... invece nel mio dialetto i zucatìn i'è propia i zucatìn, no la zepa...
Allora comincio il lavoro di stamattina dalla legna di fico, bianca, odorosa, piacevole da spaccare perché non si sfrangia in pezzi filati, spaccatura netta, toc! alla prima pressione del martello dello spaccalegna; legna buona, quando stagionata, per fare fiamma che scalda e alimenta il fuoco, ma la sua brace non tiene, dunque sconsigliata per le grigliate.
Poi passo a spaccare la legna di acero rosso, bruna, rossastra al centro, ancora più profumata del fico, resistente, si spacca ma fa lamelle filate che neanche a tirarle a tutta forza si rompono... allora bisogna - per separare i zucatìn - dare alle lamelle qualche colpo con il falcetto (anzi, in dialetto si chiama falzón) per separare le parti ormai spaccate. Non so come si comporterà l'acero rosso stagionato: se farà fiamma e brace, oppure anche lui solo fiamma. Certo, è un legno dolce, arrendevole, come quello del fico, vedremo quest'inverno come risponderà, nel camino, alle aspettative...
Infine la robinia, legno tosto, giallo, questo sì, una volta stagionato, adatto per la brace da grigliata.
Spacca e impila, spacca e impila, e la legnaia cresce. Tiro dritto fino a sera, il sole sta per tramontare sulla campagna di Denore, il lavoro è finito. La fatica si fa sentire. Ma è una fatica benefica, fatta di forza e di sudore. Ben diversa, più corroborante, della fatica di dover assistere per televisione a un Rigoletto che non è più di Francesco Maria Piave (il librettista obliato e umiliato da Stölzl) e forse neanche più di Verdi, se non per la melodia gli acuti e i vocalizzi che diventano, purtroppo, un accessorio dell'opera in scena.

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella miniatura in alto: il regista Philipp Stölzl





Le poesie di Roberto Pazzi con musiche eseguite da Marcello Corvino e Biagio Labanca

Un giorno senza sera

di Athos Tromboni

Pubblicato il 12 Agosto 2020

200811_Fe_00_UnGiornoSenzaSera_CastelloEstenseNella mia Ferrara, qualche volta, accadono della cose belle. Il giornalista che scrive sulle pagine della cultura e della musica vive di cose belle. Ne fa incetta. Racconta, spiega, interpreta, giudica. Sennò che ci sta a fare il giornalista delle pagine culturali in mezzo alle cose belle che accadono, se non se ne fa una ragione e la comunica?
Può succedere, qualche volta, che le cose belle siano anche intelligenti ed esclusive. Qualche volta. Nel senso che escono dalla routine di "alta quota" (la musica forte... la canzone d'autore... il tanztheater... il teatro di ricerca... il cinema impegnato...) e si collocano al livello superiore, quello "di più alta quota". Chiaro il paradigma? Sennò che ci sta a fare il giornalista delle pagine culturali se non riesce neanche a distinguere, sottolineare, spiegare, ciò che è paradigmatico da ciò che è solo cronachistico?
Allora, per non perdere il filo del discorso da cui sono partito, accade a Ferrara che il Castello Estense accolga una notte d'estate la Poesia. Con la P grande. Non era mai successo prima, a memoria del giornalista della pagine culturali. Poesia con la P grande.
Poco importa che sia un recital, beneficiaria la Poesia di un solo poeta, vivente, il più celebre d'oggi a Ferrara e "in altri siti" ("altri siti" è diventata frase famosa, perché la cantò Dulcamara vendendo il suo Elisir d'amore); celebre, il poeta, perché proprio quel poeta è anche un romanziere di libri pubblicati in Italia e "in altri siti". Poeta, romanziere di successo, chi lo nega? E come si fa a negare l'esistenza del successo disgiungendolo dal merito? Non si può. Al massimo si può ribaltare il noto binomio karmatico causa/effetto nel relativistico binomio effetto/causa. La Poesia lo consente.  
E così è stato che la Poesia con la P grande di una sera d'estate nel Castello Estense ha unito successo, merito, bellezza e intelligenza, esclusività, in una serata "di più alta quota".
Però il giornalista delle pagine culturali è anche giornalista tout court (che sciatto questo francesismo!); e allora io (cioè il giornalista delle pagine culturali) imito il collega giornalista delle pagine sportive e suddivido lo scritto in capitoletti quali Tabellino, Cronaca, Atmosfere; una maniera ben conosciuta dal lettore delle cronache calcistiche il quale, molto spesso, ferma la propria a lettura ai primi due capitoletti perché le Atmosfere in genere gli garbano poco assai. Ma qui è Poesia, e non ci sarebbe Poesia senza le atmosfere che essa riesce a generare, né esistono atmosfere senza il requisito della Poesia. Chiaro il paradigma?

200811_Fe_00_UnGiornoSenzaSera_RobertoPazziTabellino
Ferrara, Castello Estense, lunedì 10 agosto 2020. Serata limpida, temperatura 28° centigradi, assenza di vento. Nell'ambito della manifestazione Estate in Castello promossa dall'Amministrazione comunale (Assessorato alla cultura), performance di Roberto Pazzi dedicata alle sue poesie, in occasione della recente uscita in libreria dell'antologia "Un giorno senza sera" curata dall'autore, che raccoglie 219 testi poetici pubblicati nel periodo 1966-2019. Postfazione di Alberto Bertoni. Presente l'Assessore alla cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli. Interludi musicali dal vivo a cura di Marcello Corvino (violino) e Biagio Labanca (chitarra acustica).

Cronaca
Roberto Pazzi ha cantato la vita e la sua Ferrara sotto le stelle della notte di San Lorenzo. La cornice del Castello ha fatto da sfondo a una serata di poesia in cui il celebre scrittore, poeta e giornalista ferrarese ha ripercorso 53 anni di poesie con 'inni' a Ferrara, alle sue biciclette, ai campanili tutti storti, in una città 'fondata sull'acqua'. E ancora: pensieri, riflessioni sulla storia («... tutta la carne finisce in memoria ...»), sulla vita («... il massimo è la felicità senza un perché, il sentirsi in armonia col tutto ...»), sullo stupore originario («... tutta la forza della realtà è lo sguardo primario dell'innocenza, prima che subentri la ragione ...»).
E, in chiusura, un inedito, composto nei mesi dell'isolamento da pandemia - anzi, della 'serrata' - e un tributo alla amatissima sorella Emilia Pazzi, morta il 2 agosto 2018.
Le letture sono state intervallate dalla colonna sonora curata da Marcello Corvino, condirettore del Teatro Comunale 'Claudio Abbado', e da Biagio Labanca, alla chitarra; che per l'occasione hanno proposto sonorità specifiche, attingendo anche alle musiche di Ennio Morricone e di Luis Bacalov e alle melodie della canzone napoletana.


200811_Fe_01_UnGiornoSenzaSera_MarcoGulinelliMarcelloCorvino

«La poesia - ha detto l'assessore Marco Gulinelli, in apertura di serata - è un modo per riavvicinarci, per ritrovare il gusto e il piacere di stare insieme, con senso di responsabilità e rispetto delle regole, dopo mesi difficili. I poeti hanno la funzione di aiutarci a vedere al di là delle apparenze, a liberarci dal nostro fardello di 'materia' e le poesie di Roberto Pazzi ci aiutano a liberarci attraverso un'acuta osservazione della vita. Siamo lieti di ascoltare stasera uno dei più grandi scrittori viventi, orgoglio per Ferrara, e grande erede di Giorgio Bassani.»

Atmosfere
«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto...» e sul palco spunta la barba bianca, la capigliatura bianca, l'abito bianco, la voce, il gesto di Roberto Pazzi. Ohibò! Roberto chi s'aspettava che la tua sortita fosse affidata a una mezza ottava del Furioso di un tal Ludovico Ariosto che proprio nelle stanze di questo Castello le declamò davanti a un ironico e scettico cardinal Ippolito d'Este, padrone di casa? Ma si sa, i poeti a volte dialogano con i poeti, altre volte li plagiano, oppure li usano per le citazioni dentro i loro versi. Nulla di stucchevole. Nulla di illegittimo. Nulla di illegale. Nulla di disdicevole. Prassi. Basta citare la fonte.
Eppure il tuo dotto incipit ha favorito proprio le atmosfere che hanno corroborato la serata. Notte di San Lorenzo «Tornava una rondine al nido. L'uccisero...» le tue, le mie, le reminescenze un po' di tutti, anzi di pochi rimasti, forse dei troppo-pochi rimasti, i dotti, gli "studiati", i Poeti e i poeti.
Ma quanto bello ancor di più è stato l'incipit di te stesso, Roberto, della tua Poesia, lasciate tu le citazioni dei Maestri: «Una volta, io lo so, qui c'è stata una gioia. L'aria ne trema ancora. Ancora non si è spento lo stupore della valle e vedersela un giorno andar via»... parole di quando a poco più di vent'anni poetavi da un belvedere della Val di Magra, là dove sei nato.
E là dove hai ricevuto il dono della testardaggine propria dei liguri apuani che neanche i romani riuscirono ad assoggettare nei cinque secoli del loro impero. Ma Ferrara chiamò, e tu transumasti dalle Apuane alle pianure Padane, dal Magra al Po di Volano e al Po Grande, dove s'inabissò l'incauto Fetonte.
E così muta mutatis mutandis la tua fonte d'ispirazione, né più bella, né meno bella, semplicemente altra: «Quando ritorno nella mia città, alla stazione il tassì diventa la lunga auto che riporta il re dall'assenza dell'esilio ... tornano a farsi ricevere da lui le parole che l'avevano abbandonato, i versi che cercavano nella democrazia accenti civili e lettori ragionevoli ...» e adesso la tua città non è Ameglia, il paesaggio non è quello di Bocca di Magra, ora la tua città è questa qui... «Tornavo in sogno a Ferrara incerto se entrare da nord o da sud. A nord mi minacciava un sonno che si rompe per un mortale silenzio, a sud un risveglio fra gente che va e che viene ...» urbe bella e imperfetta, Ferrara, e forse bella proprio perché imperfetta, preda di «... tanti piccoli terremoti mai percepiti che hanno assestato la città fondata sull'acqua. I campanili qui pendono tutti ...», ma che ispira - anche sì - costantemente una fuga da qui, verso l'altrove sognato «Quando non ci sarò resteranno... i semafori gialli della notte, la gioia del goal, le mura degli Angeli, la corsa all'appuntamento ... i mancati amori, i volti che avremmo voluto offrire agli specchi delusi da noi, le parole che non vennero, il nostro nome scelto, non imposto, il momento della storia dove ci sarebbe piaciuto scendere. Ci sarà tutto nel nulla, quando non ci sarò.»
Atmosfere, forse illusioni, della stessa sostanza dei sogni, tanto per rendere indistinti e confusi, il singhiozzo e il singulto, il sorriso e il sospiro, il passato e il ricordo, il presente e l'attesa.
Cose immateriali ma tattili, come quella luce viola che viene sbattuta stasera, qui, sul muro del Castello, dietro il palco. Come le musiche suonate da Corvino e Labanca. Immateriali e tattili, la luce viola, la musica, le atmosfere... cose che - annacquata, vittima di amnesie la memoria - restano come impressioni «Qualcuno cancella il gesso delle lettere sulla lavagna della mente, quante cose dimentico... Ma l'amnesia è oscura sapienza, in qualche luogo ritroverò le forme perdute pronte a servirmi ...».

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E poi tutto termina, come giusto che sia, il viola del muro diventa muro e basta, le luci s'accendono, si smascherano nel cortile i visi non più protetti dall'ombra, la musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata diventa la serata ormai transitata dalla Poesia al ricordo della Poesia. Ora s'è fatta mezzanotte meno un quarto; e non resta che il sonno. Ristoratore? Consolante? Speriamo...

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica.Net
Nella prima miniatura in alto: un Notturno sul Castello Estense di Ferrara
Nella seconda miniatura sotto: lo scrittore Roberto Pazzi
Al centro, da sinistra: l'assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, e il vionista Marcello Corvino
In fondo, da sinistra: Roberto Pazzi, Marcello Corvino, Biagio Labanca





Il 31 marzo 1990 Claudio Abbado portō i Berliner Philharmoniker a Ferrara e fu un evento storico

30 anni e non li dimostra

di Athos Tromboni

Pubblicato il 31 Marzo 2020

200331_Diario_00_30AnniENonLiDimostra_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - Io c'ero. È così che si dice per solennizzare un momento storico? Per nobilitare sé stessi di fronte ad un avvenimento storico? Per vanità che affiora e mette in primo  piano l'io narrante nel contesto di un appuntamento storico? Sì, è così che si dice. Perché non c'è modo migliore di dirlo. Ebbene sì, io c'ero!                               
Certo, il ritorno in Italia, a Ferrara, dei Berliner Philharmoniker è stato, per il mondo della musica "forte" o "classica" che dir si voglia, un fatto storico. La famosa orchestra tedesca, la più importante del mondo, in perenne competizione artistica con i Wiener Philharmoniker per il primato della "migliore", avendo scelto Ferrara anziché i palcoscenici della Scala, o di Santa Cecilia in Roma, o del Maggio Musicale Fiorentino, o della Fenice di Venezia, o del Teatro di San Carlo di Napoli, originava un fatto che sembrava incredibile, inconcepibile.
Ma nel Teatro Comunale della città estense il chefdirigent (letteralmete primo direttore) dei Berliner, Claudio Abbado, era fondatore e presidente onorario dell'Associazione Ferrara Musica; ed era diventato da meno di un anno anche il primo direttore dei Berliner, dopo sua maestà Herbert von Karajan. E la competizione "Berliner vs Wiener" pur non dichiarata, era più che mai presente nella pancia dei melomani italiani ed europei, ma (direi) di tutto il mondo occidentale e orientale, Asia compresa. Berlino vs Vienna. La cultura musicale viva e attiva della capitale tedesca vs la cultura viva e attiva della capitale austriaca. Del resto se Abbado portava i Berliner a Ferrara, Riccardo Muti avrebbe portato i Wiener Philharmoniker a Ravenna, nel festivalone creato e gestito da sua moglie, Cristina Mazzavillani.

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Allora ecco il fatto storico per il mondo della musica "forte": la provincia italiana comincia sfidare le capitali italiane della musica. E batte un colpo. Furono anni, quelli dell'ultimo decennio del secolo scorso, ricchi di effervescenza ed entusiasmi per tutti i melomani della provincia.
Ferrara, per chi vive qui e non lo ricordasse, oltre alla neonata Associazione Ferrara Musica e al Teatro Comunale (oggi Teatro "Claudio Abbado") aveva un festival estivo di eccellenza, Aterforum, con concerti dislocati nei palazzi storici, medievali e rinascimentali della città.
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Aterforum andò avanti con qualche interruzione fino al 2008, poi fu soppresso. Ma quando vennero i Berliner, Aterforum era una chicca che poche città italiane avrebbero potuto vantare: fra i personaggi di statura mondiale del concertismo riportati alla conoscenza diffusa e popolare da Aterforum ne cito uno solo: Glenn Gould, omaggio postumo a uno dei più grandi pianisti di tutti i tempi. E fra i compositori contemporanei offerti al giudizio delle masse ne cito due: John Cage e Morton Feldman. Poi i minimalisti, tutti i più importanti, novità assoluta per l'epoca. Questo era il quadro della Ferrara anni '90. Roba da suscitare le più struggenti nostalgie, non solo perché all'epoca avevo (avevamo) trent'anni di meno, ma soprattutto perché fu una stagione che (all'occhio della ragion critica di oggi) si è dimostrata inimitabile e irripetibile. Le belle cose perdute che mi hanno (ci hanno) arricchito la vita e che ora sono dentro il deposito, anzi nello scrigno, dei ricordi.
Non scrivo, qui, io, la cronistoria di quel concerto dei Berliner a Ferrara. Accolgo nel mio diario il comunicato stampa dell'Associazione Ferrara Musica, diffuso oggi. Eccolo:

«Sono passati  trent'anni da quel 31 marzo 1990, quando Claudio Abbado e i Berliner Philharmoniker tennero al Teatro Comunale di Ferrara uno storico concerto, che segnò il ritorno in Italia di quella che era ed è tuttora considerata l'orchestra più importante del mondo.
Va ricordato che nell'anno precedente, il 1989, il grande direttore milanese e fondatore di Ferrara Musica era stato eletto a succedere a Herbert von Karajan sul podio dei Berliner, e questa nomina aveva acceso ancora di più l'interesse del pubblico e della critica italiani nei suoi confronti.
L'evento, che portò Ferrara alla ribalta della cronaca nazionale, tenne banco per diversi mesi sui giornali, scatenando un'incredibile caccia al biglietto, assegni con importo in bianco inviati in biglietteria, code sotto i portici di Corso Martiri della Libertà, l’organizzazione di proiezioni in diretta nel maxi schermo allestito in Piazza Trento e Trieste e in alcuni cinema del centro. Quella sera erano presenti, tra gli altri, Raoul Gardini, Giorgio Napolitano e Francesco Cossiga; il concerto venne ripreso dalla Rai e c'erano a "coprire" l'avvenimento tutti i più importanti quotidiani nazionali. Per l’occasione venne acquistata grazie al contributo dell’Unione Industriali di Ferrara ed installata, la camera acustica che tuttora è in dotazione e in uso al Teatro Comunale.
Il concerto del 1990 divenne storico perché fu il primo di diversi tenuti da Claudio Abbado e dai Berliner Philharmoniker a Ferrara, nell'ambito di un percorso musicale ben preciso che si chiarì e si sviluppò negli anni successivi. Quella sera vennero eseguiti sei brani dall'Opera 6 di Anton Webern, la Sinfonia n.8 "Incompiuta" di Franz Schubert e la Settima Sinfonia di Ludwig van Beethoven.
Ferrara Musica ricorda quel concerto con alcune delle straordinarie immagini che il fotografo Marco Caselli Nirmal scattò allora e che ha estratto per l'occasione dal suo archivio

Io c'ero. Ricordo l'emozione grande di tutti noi giornalisti nel palco al secondo ordine del Teatro Comunale, ma direi di tutto il pubblico, quando il presidene della Repubblica, Francesco Cossiga, scese dal palco centrale del Prefetto e delle autorità locali e si avviò a stringere la mano a Claudio Abbado e al primo violino dei Berliner. E ricordo le ovazioni del pubblico, cosa mai vista prima a Ferrara da me, giornalista e critico musicale della testata locale per la quale ho fatto servizi e scritto recensioni per 27 anni ininterrottamente (La Nuova Ferrara).
Ricordo la pioggia di fiori dal loggione. Ricordo le code interminabili di chi si metteva in fila all'ingresso del botteghino fin dalle 4 del mattino, perché allora non c'era la possibilità di acquistare i biglietti in internet: e noi cronisti della cultura e della cronaca, io, Mauro Alvoni, Alessandro Taverna, Giorgio Chiappini, come gli altri colleghi della testata concorrente (il Resto del Carlino-Carlino Ferrara) in fila anche noi dalle prime luci del mattino, non per il biglietto d'ingresso, ma per intervistare chi stava facendo la fila per l'acquisto del biglietto.

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Io non feci la recensione di quel concerto dei Berliner Philharmoniker, perché al Teatro Comunale seguivo l'opera lirica e a volte anche il balletto classico e la danza: la recensione per la nostra testata la fece Alessandro Taverna e credo che ancora oggi quello sia uno degli scritti dove Alessandro ha toccato l'assoluto. Quel servizio del mio collega, cioè l'assoluto, stimolò ancor di più in me lo spirito di emulazione/competizione nello scrivere di musica: io e Alessandro; io vs Alessandro... due colleghi della stessa testata, solidali; ma anche galli nel pollaio. Tempi memorabili, quelli: il ricordo, come il concerto, compie 30 anni e non li dimostra. Ebbene sì, io c'ero!

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica/Teatro Comunale di Ferrara
Nella miniatura in alto: il maestro Claudio Abbado
Sotto: Abbado sul podio dei Berliner Philharmoniker a Ferrara il 31 marzo 1990
Al centro: l'on. Giorgio Napolitano e il presidente Francesco Cossiga
In fondo: Piazza Trento e Trieste a Ferrara dove fu allestito il maxischermo per la diretta






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La nuova stagione del Teatro Celebrazioni
servizio di Edoardo Farina FREE

20260515_Bo_00_TeatroCelebrazioni_FilippoVernassaBOLOGNA - Giovedì 11 giugno 2026 si è svolta la conferenza stampa relativa alla presentazione dei nuovi spettacoli del Teatro Celebrazioni di Via Saragozza, 234 - presso la Biblioteca San Genesio di Casa Lyda Borelli - alla presenza di Daniele Del Pozzo, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Filippo Vernassa, Direttore artistico
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Classica
Giovanni Bergamasco fa sold-out
servizio di Edoardo Farina FREE

20260531_Fe_00_GiovanniBergamascoFaSoldOut_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto e in parte qui riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio
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Opera dal Centro-Nord
Un Ballo per due
servizi di Nicola Barsanti e Simone Tomei FREE

20260531_Fi_00_UnBalloUnMaschera_AlessiaPanza_phMicheleMonastaFIRENZE - (servizio di Nicola Barsanti) - Con il nuovo allestimento di Un ballo in maschera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino affida a Valentina Carrasco una lettura che abbandona ogni riferimento alla corte svedese e trasporta l’intera vicenda negli Stati Uniti d'America degli anni Sessanta, intrecciando la figura di Riccardo con quella di
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Classica
Jordan-Lisiecki accoppiata di valore
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260529_Fi_00_ConcertoJordan-Lisiecki_JanLisieckiFIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
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Opera dal Nord-Ovest
Macbeth convince il Carlo Felice
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260525_Ge_00B_Macbeth_StefanoMeoGENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui),  continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Pagina Aperta
Timeless Vibes con Trio
servizio di Edoardo Farina FREE

20260520_Fe_00_TimelessVibes_MarcelloCorvinoFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Pagina Aperta
Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260518_Fi_00_Concerto-EmmanuelTjeknavorianFIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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Eventi
Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE

20260508_To_00_StagioneRegioTorino2026-2027_AndreaBattistoniTORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
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Eventi
Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE

20260514_00_FerraraMusica_EnzoRestagno_FerraraMusica_Stagione2026-2027FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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Opera dal Nord-Est
Romeo e Giulietta ieri e oggi
servizio di Rossana Poletti FREE

20260510_Ts_00_RomeoEGiulietta_LeonardoSini_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. C’è un balcone a Verona sotto il quale i visitatori fanno la fila. Vi si recano per vedere il famoso luogo da cui Giulietta Capuleti dichiarava il suo amore a Romeo Montecchi. Si entra da via Cappello in un cortile dove un balconcino di epoca gotica fa bella mostra di sé sulla facciata di un palazzetto trecentesco.
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Classica
Antonio Rolfini e i Moments
servizio di Edoardo Farina FREE

20260507_Fe_00_AntonioRolfiniEIMoments_phEdoardoFarinaFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte qui riportate, presso la sala Stemma
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Echi dal Territorio
La Nona per un novantennale
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260502_Fi_00_BeethovenSinfonia9-ZubinMehtaFIRENZE – C’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che Zubin Mehta scelga di celebrare il proprio novantesimo compleanno sul podio del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’istituzione con la quale ha costruito un legame artistico e umano lungo oltre sessant’anni. La Sala Grande, gremita in ogni ordine di posti, accoglie il Maestro
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Echi dal Territorio
Il mandolino nella storia della musica
servizio di Edoardo Farina FREE

20250501_Fe_00_MandolinoNellaStoriaDellaMusica_PierclaudioFeiFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto
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Opera dal Centro-Nord
La Turandot della prima volta
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260430_Lu_00_Turandot_OksanaDyka_phFotoAlcideLuccaLUCCA - Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della prima rappresentazione di Turandot, il Teatro del Giglio, luogo profondamente legato alla memoria di Giacomo Puccini, nato a Lucca , rende omaggio a uno dei titoli più amati e complessi del repertorio pucciniano. La scelta di presentare proprio Turandot assume un valore che va oltre
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Classica
Rachmaninov e Sostakovič, sė perō...
servizio di Simone Tomei FREE

20260426_00_Ge_ConcertoAlexanderGadjievSamuelLee_phMarcelloOrselliGENOVA - Due partiture nate dalla frattura, due risposte alla crisi che hanno segnato, ciascuna a suo modo, il corso della musica del Novecento. Il programma proposto dal Teatro Carlo Felice nella serata del 24 aprile 2026 affida al M° Samuel Lee, giovane bacchetta sudcoreana impostasi all'attenzione internazionale con la vittoria alla Malko
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Opera dal Centro-Nord
Morte di Klinghoffer confessione collettiva
servizio di Simone Tomei FREE

20260424_Fi_00_LaMorteDiKlinghoffer_LaurentNaouri_phMicheleMonastaFIRENZE - C’è una linea di confine tutt’altro che neutra che ogni grande teatro è chiamato prima o poi ad attraversare: quella che separa la rassicurante continuità del repertorio dalla necessità di misurarsi con le fratture del presente. Non è una semplice scelta di programmazione, ma un gesto che definisce un’identità culturale. L’ 88º
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Opera dall Estero
Cosė fan tutte negli anni '30
servizio di Ramón Jacques FREE

20260414_00_Chicago_CosiFanTutte_RodGilfry_phCoryWeaverCHICAGO (USA) -  Civic Opera House. Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti K.588, opera buffa in due atti di Wolfgang Amadeus Mozart, con libretto di Lorenzo Da Ponte, che debuttò nel gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna, è tornata sul palcoscenico della Lyric Opera of Chicago otto anni dopo le sue ultime rappresentazioni qui nella stagione
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Dischi in Redazione
Nisi e Ruggiero e... Schumann
recensione di Simone Tomei FREE

20260412_00_DischiInRedazione_AngelaNisi_phSansoniRobert Schumann: Lieder per soprano e pianoforte
Angela Nisi soprano; Enrica Ruggiero pianoforte
(Amadeus / Registrazione inedita, allegata al n. 414, aprile 2026)
C’è qualcosa di felicemente controcorrente nel fatto che Amadeus, una delle riviste musicali più autorevoli d’Italia, scelga di dedicare la copertina
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