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Arena di Verona le opere dal 21 al 24 luglio 2022 ecco come è andata

Le quattro colonne dell'anfiteatro

servizio di Nicola Barsanti

Pubblicato il 09 Agosto 2022

20220809_Vr_00_Carmen_MarcoArmiliato_EnneviFotoVERONA, Arena - Diamo qui conto con un unico e ampio servizio delle recite di Carmen, La traviata, Nabucco e Aida nell'anfiteatro veronese per il Festival estivo 2022.

Carmen (21 luglio 2022)
Dopo la grande inaugurazione del 99° Arena Opera Festival (vedi la recensione qui ), proseguono le recite della Carmen di Georges Bizet nello storico allestimento di Franco Zefirelli, con costumi di Anna Anni e luci di Paolo Mazzon.
La scena brulica di stendardi, comparse, coristi, carri, cavalli e asinelli, dando il via a quel tipo di spettacolo che solo la firma del maestro fiorentino può regalare.  Al tutto si unisce la partecipazione straordinaria della Compañía Antonio Gades, che (oltre all’esibizione in corso d’opera) offre al pubblico un piacevolissimo intrattenimento durante il cambio di scena fra III° e IV° atto.
Venendo al cast e partendo dalla protagonista, risulta difficile inquadrare la Carmen di J’Nai Bridges, la quale è tanto tradizionale nell’approccio attoriale (complice una fisicità particolarmente adatta alla consueta gitana passionale e sanguigna) quanto poco lo è nell’approccio vocale, certo interessante, ma fatto di accenti peculiari e di effetti perfettibili, specialmente nella salita all’acuto.

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Eccellente per timbro, legato e interpretazione scenica il Don José di Roberto Alagna, il cui ritorno sul palco areniano (dopo il debutto dell’anno scorso) viene particolarmente festeggiato dal pubblico, fra continui applausi e richieste (purtroppo non esaudite) di bis.
Pienamente convincenti per la resa dei rispettivi caratteri la volitiva Micaela di Maria Teresa Leva e il sonoro Escamillo di Gëzim Myshketa.
Molto bene anche il quartetto di contrabbandieri, composto dai giovani e promettenti Caterina Sala (Frasquita), Caterina Dellaere (Mercédès), Jan Antem (Dancairo) e Vincent Ordonneau (Remendado).
Completano con sicurezza il cast lo Zuniga di Gabriele Sagona e il Moralès di Alessio Verna.
Per quanto riguarda la direzione musicale, l’orchestrazione del M° Marco Armiliato risulta viva e ben armonizzata sia nelle parti dello spartito in cui è richiesto maggior brio, sia in quelle dove la tessitura drammatica si fa cupa e intensa.
Il M° Ulisse Trabacchin consente al coro di ottenere un’ottima prestazione, così come avviene per le voci bianche A.LI.VE. preparate da Paolo Facincani.
Una bellissima serata per una produzione ripresa e proposta anche dalla RAI, sia pur con cast diverso da quello qui descritto.

La traviata (22 luglio 2022)
La quarta rappresentazione areniana de La traviata di Giuseppe Verdi vede protagonista Zuzana Marková, chiamata a sostituire l’annunciata Angel Blue (la quale ha rifiutato il debutto in Arena per protestare contro il trucco da schiava nera di colore di Aida, considerato in America una pratica razzista); il giovane soprano belcantista incarna una Violetta Valéry che (al contrario delle aspettative) non eccelle nel primo atto, sopratutto nel “Sempre libera” (dove stona leggermente il Mi bemolle di tradizione), ma che fiorisce nel corso del secondo e terzo, regalando al pubblico grandi momenti di pathos, sia per interpretazione scenica, sia per accenti drammatici. Dimostra dunque un grande potenziale, lasciando la voglia di riascoltarla in futuro.

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L’ Alfredo Germont di Francesco Meli viene reso in modo molto elegante, erudito e posato. In determinati frangenti sarebbe stato preferibile un approccio maggiormente acceso e dinamico, tuttavia l’artista dimostra una tecnica ferrea intimamente legata allo spartito, che gli consente di dimostrare grande sicurezza sul palco, donando interessanti momenti di slancio nell’aria “De’ miei bollenti spiriti” (con successiva cabaletta) e nella scena dell’insulto a casa di Flora.
Grandi applausi per il baritono veronese Simone Piazzola, che, forte di una buona proiezione sonora e di un ottimo legato, interpreta apprezzabilmente il ruolo di Giorgio Germont, pur risultando leggermente calante nel corso del duetto con Violetta del secondo atto.
Brave l’Annina di Francesca Maionchi (dalla chiara e accesa vocalità) e la Flora di Lilly Jørstad.
Bene anche i comprimari, ovvero Carlo Bosi (Gastone di Letorières), Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Alessio Verna (Marchese d’Obigny), Francesco Leone (un assai valido Dottor Grenvil), Max René Cosotti (Giuseppe) e Stefano Rinaldi Miliani (Domestico/Commissionario).
Bravissimi i primi ballerini Eleana Andreoudi e Alessandro Staino, impegnati nella coregografia di Giuseppe Picone.
L’allestimento è l’ultimo realizzato da Franco Zefirelli (con costumi di Maurizio Millenotti e luci di Paolo Mazzon), già ampiamente recensito nella stagione areniana 2019.
Ottima la direzione musicale del M° Marco Armiliato, che con il suo morbido gesto controlla perfettamente tutti i momenti più complessi dello spartito, rendendo a meraviglia anche il difficile coro del primo atto “Si ridesti in ciel l’aurora”.
Degno di nota il coro preparato a meraviglia dal M° Ulisse Trabacchin. Ovazioni e applausi per tutti al termoine della recita.

Nabucco (23 luglio 2022)
Seppur un po’ snellito rispetto alle stagioni passate, l’allestimento del Nabucco verdiano firmato da Arnaud Bernard (con scene di Alessandro Camera, dominate da una piattaforma rotante su cui è collocata una riproduzione del Teatro alla Scala) regala al pubblico uno spettacolo a dir poco strepitoso.
L’evocativa ambientazione risorgimentale permette a chi assiste di immergersi perfettamente nel clima cui l’opera fa riferimento, trasportandolo in una Milano ottocentesca divisa fra il dominio austriaco e la resistenza italiana, uno scontro parafrasato da Verdi nel conflitto tra Assiri ed Ebrei. Estremamente toccante e suggestivo il quadro del “Va, pensiero”, grazie al quale entriamo nel teatro sopra citato per  assistere a uno “spettacolo nello spettacolo”, illuminato dalle ottime luci di Paolo Mazzon.

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Venendo al cast, il protagonista assoluto della serata è senza dubbio il baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat nel ruolo del titolo. Citando la celebre frase del libretto “Non son più re, son Dio!”, in questo caso credo sia possibile attribuire all’artista una sorta di aurea divina in quanto la sua vocalità non ha rivali per proiezione sonora, legato e carica drammatica (recentemente ben affinata). La sua potenza, dolcezza e umanità gli consentono di cantare un “Dio di Giuda” da manuale, rendendolo (a mio parere... e non solo mio...) uno dei baritoni verdiani più interessanti del panorama mondiale.
Altra eccellenza è lo Zaccaria di Michele Pertusi, che sin dall’aria di sortita “D’Egitto la, sui lidi” esibisce un canto profondo e accurato, idoneo a rendere l’aspetto profetico del personaggio.
Molto buono anche l’Ismaele di Riccardo Rados. Va detto che, pur distaccandosi dal libretto, la scelta registica di farlo morire al termine del III° atto (per poi avvolgerne il corpo nel tricolore) non ferisce l’anima dell’opera.
Abigaille trova una valida interprete nel soprano polacco Ewa Plonka, la quale pur dimostrando grande agilità trova maggiore spazio nella parte alta dello spartito. Valida l’esecuzione dell’aria “Anch’io dischiuso un giorno”, mentre restano da affinare le smorzature e gli accenti drammatici richiesti dalla conclusiva “Su me morente, esanime”.

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Promossa la Fenena di Francesca di Sauro, che sfoggia il proprio belcanto nell’aria “Oh dischiuso è il firmamento”.
Bene anche i comprimari: il Gran Sacerdote di Belo di Adolfo Corrado, lo squillante Abdallo di Carlo Bosi e la brava Anna di Elena Borin.
L’orchestra diretta dal M° Daniel Oren risulta impeccabile, suggerendo e accompagnando il canto con tempi intensi e concitati sin dalla sinfonia del preludio, nel vero spirito dell’opera.
Eccelso il coro preparato dal M° Ulisse Trabacchin, chiamato a bissare il “Va, pensiero”.
Una serata e un’opera che, ancora una volta, permettono di sentirsi orgogliosamente italiani e poter gridare: Viva Nabucco, Viva Verdi!

Aida (24 luglio 2022)
Come dice la statistica, ormai divenuta consuetudine, l’opera più rappresentata nella stagione areniana è l’immancabile Aida di Giuseppe Verdi, stavolta proposta nella canonica e dorata regia di Franco Zefirelli, con costumi di Anna Anni e coreografie di Vladimir Vasiliev, interpretate dai primi ballerini Ana Sophia Scheller, Alessandro Staino e Eleana Andreoudi.

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Venendo al cast vocale, bene il Re di Simon Lim e il Ramfis di Rafael Siwek (seppur leggermente gutturale).
Amneris, la figlia del Faraone, non poteva trovare miglior interprete della carismatica e passionale Anna Maria Chiuri. Il mezzosoprano dimostra grande agilità e dizione impeccabile, riuscendo a gestire a dovere i fiati e un legato meraviglioso che l’accompagna sia nei momenti d’ira sia in quelli più struggenti, dove l’amore e lo strazio prevaricano. Superba la scena del giudizio (uno dei momenti più intensi dell’opera), nella quale raggiunge l’apice per carica drammatica e proiezione sonora.
Una rivelazione il soprano cubano-americano Monica Conesa, Aida debuttante che sorprende non solamente per la giovanissima età ma per la potenza e per la lama che ne contraddistinguono la vocalità, specialmente in un ambiente enorme come l’Arena. Riesce dunque a non essere mai coperta e a spiccare sul cast con acuti da brivido. Certamente un nome da ricordare e con un brillante futuro.
Non bene, purtroppo, il Radamès di Jorge de Leòn, il cui canto, sin dall’aria di sortita “Celeste Aida”, risulta alquanto affaticato e non riesce a brillare laddove si richiedono al tenore maggiore potenza e precisione. Tuttavia migliora nel corso del IV atto, specialmente nel duetto finale “O terra, addio”.
Bravo, invece, il baritono Sebastian Catana che, nel ruolo di Amonasro, esalta con toni scuri e decisi l’autorità paterna e guerriera che caratterizza la parte.
Completano il cast il Messaggero di Francesco Pittari e la Sacerdotessa di Yao Bohui.
L’orchestrazione del M° Marco Armiliato risulta compatta e ben equilibrata, suggerendo costantemente tempi giusti che esaltano e mai affaticano la linea del canto.
Ottimo il coro preparato dal M° Ulisse Trabacchin. L’opera più amata dell’Arena porta a casa l’ennesimo successo.

Crediti fotografici: Ennevi Foto per la Fondazione Arena di Verona
Nella miniatura in alto: il maestro Marco Armiliato, che ha diretto tre delle quattro opere qui recensite
Scene da Carmen: il quintetto con Jan Antem (Dancairo), Vincent Ordonneau (Remendado),
Caterina Sala (Frasquita), J’Nai Bridges (Carmen) e Caterina Dellaere (Mercédès). Poi J’Nai Bridges con Roberto Alagna (Don José); e ancora Roberto Alagna e J’Nai Bridges nel finale dell'opera di Bizet
Scene da La traviata: Francesco Meli (Alfredo Germont) con Zuzana Marková (Violetta Valery). Ancora il direttore Marco Armiliato sul podio di Traviata
Scene da Nabucco: due belle panoramiche riprese da Ennevi Foto
Scene da Aida: Jorge de Leòn nei panni di Radamès. Anna Maria Chiuri (Amneris) e Monica Conesa (Aida)






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