Pubblicato il 25 Marzo 2026
Accolto con grande successo nel Comunale di Ferrara il musical dei Queen ''We will rock you''
Il rock sconfigge la distopia servizio di Athos Tromboni

20260325_Fe_00_WeWillRockYou_MicaelaBerliniFERRARA - Che cos'è la distopia? È l'esatto contrario dell'utopia: se quest'ultima rappresenta il modello di vita ideale che potrebbe rendere libera e felice la vita di uomini e donne, la distopia invece narra di una straniante realtà immaginaria del futuro; un futuro prevedibile sulla base di tendenze del presente, percepite come altamente negative. La distopia, per le società del futuro, presagisce sempre delle esperienze di vita, delle forme di organizzazione sociale, delle condizioni umane, tutte indesiderabili o spaventose.
Fra i tanti libri divenuti bestseller che vengono definiti distopici ne citiamo principalmente tre: Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1932); 1984 di  George Orwell (1949); e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (1953).
Sono libri-capolavoro, di cui si consiglia la lettura, più per capire il mondo di oggi che per favoleggiare il mondo di domani.
Di questi tempi (anzi dal 2002) anche il musical ha un suo capolavoro distopico: si tratta di We will rock you, scritto da Ben Elton in collaborazione con alcuni membri della band dei Queen: Roger Taylor e Brian May.
Lo spettacolo è diventato negli anni un vero e proprio cult internazionale. Dal debutto, la produzione ha conquistato milioni di spettatori nel mondo, grazie a una formula scenica che fonde teatro, ironia e potenza musicale, costruendo una storia originale sulle note dei più celebri successi della band inglese, band tuttora attiva ma all'apogeo del successo nell'ultimo trentennio del Novecento.
Ben Elton, in questo musical, s'immagina un futuro distopico in cui l’omologazione culturale ha cancellato ogni forma di creatività; immagina cioè un sistema che controlla gusti, linguaggi e immaginazione: è palese la sommatoria - in We will rock you - dei contenuti che sono spina narrativa dei romanzi di Huxley, Orwell e Bradbury. Ma quei contenuti sono stati interpolati con ironia e intelligenza.

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Nel mondo completamente interconnesso immaginato da Elton, il pianeta Terra non si chiama più così, bensì Pianeta Mall; ed è controllato dittatorialmente dalla fantomatica "Globalsoft Corporation" che utilizza gli algoritmi informatici in sostituzione della creatività umana.
Sul Pianeta Mall la musica dal vivo è stata messa al bando, è ammessa solo la musica elettronica generata dagli algoritmi;  e la memoria del rock è ormai quasi scomparsa. In tale scenario emerge un gruppo di ribelli, i Bohemians, custodi clandestini della cultura musicale dichiarata proibita, ma pronti a sfidare il potere per restituire al mondo la libertà di espressione.
Il viaggio dei protagonisti diventa così una metafora della resistenza culturale e del bisogno umano di autenticità.
Le canzoni dei Queen, eseguite in lingua originale e suonate dal vivo, non sono semplici inserti musicali, ma veri e propri motori drammaturgici che accompagnano lo sviluppo della storia, trasformando il palcoscenico in uno spazio in cui racconto teatrale e parte musicale si fondono continuamente.  Qui, perciò, il rock diviene simbolo di ribellione, creatività e libertà. Come dire: un'utopia che si prefigge di sconfiggere la distopia.
Se le canzoni dei Queen hanno dovuto essere necessariamente cantate in inglese, i dialoghi dei Bohemians sono in italiano e si compongono di molte citazioni di titoli ed estratti di testi da canzoni italiane: i due protagonisti bohemians, Galileo e la sua "compagna" d'avventura Scaramouche, ma anche gli altri personaggi del musical, non fanno altro che citare frasi rese popolari dai dischi di Lucio Battisti, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori, Rita Pavone, Jimmy Fontana, Antonello Venditti, Fabrizio De André e tanti altri del gotha canzonettistico nazionale.
La recitazione dei cantanti-attori scorre via con speditezza e ironia, coinvolgendo spesso il pubblico chiamato a partecipare come coro o come accompagnamento delle musiche con il battito di mani, e lo spettacolo diventa via via più coinvolgente ed entusiasmante.
Merito anche delle canzoni dei Queen eseguite dai bravi cantanti-attori che hanno dimostrato una grande preparazione musicale e un lodevole versatilità: come non riconoscere che brani quali Radio Ga Ga, I want to breack free, Somebody to love, Killer Queen, A kind of magic, la stessa We will rock you e capolavori come We are the champions, Crazy little thing called love, Bohemian Rhapsody  sono da emozioni che fanno venire anche oggi la pelle d'oca.
Molto belle anche le coreografie affrontate ed eseguite con un dinamismo da... opera rock.

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Variopinti i costumi, stupende le luci, splendida l'esecuzione musicale dal vivo ad opera di Riccardo Di Paola (tastiere e direzione), Antonio Torrella (tastiere), Roberto Raschellà e Federica Pellegrinelli (chitarre), Alessandro Cassani (basso elettrico) e Martino Malacrida (batteria).
Impegnativa, impegnata, vincente la regia di Michaela Berlini.
Lo spettacolo, diviso in 2 tempi, è filato velocemente per oltre tre ore.
Applausi e ovazioni per tutti al termine, da un pubblico che ha riempito platea e palchi come si meritavano (e si meritano) i leggendari Queen e soprattutto le loro canzoni.
(la recensione si riferisce alla recita di martedì 24 marzo 2026)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Comunale "Claudio Abbado" di Ferrara
Nella miniatura in alto: la regista Michaela Berlini
Sotto, in sequenza: immagini da We will rock you in scena nel Teatro "Claudio Abbado" di Ferrara





Pubblicato il 12 Maggio 2024
Grande successo per il Musical di Richard Rogers e Oscar Hammerstein II in Texas
The Sound of Music a Houston servizio di Ramón Jacques

20240512_Houston_00_TheSoundOfMusic_IsabelLeonardHOUSTON ,Texas (USA) - Wortham Theater Center. Tradizionalmente pochissimi teatri d'opera americani sono stati interessati a programmare Musical come parte integrante delle loro stagioni. C'è una linea molto labile che divide questo genere, il Musical, e l'opera lirica, che nella sostanza sono simili in quanto entrambi richiedono cantanti competenti, buone scene e costumi, recitazione, orchestra e coro - anche se tradizionalmente la convinzione è sempre stata altra rispetto a coloro che producevano Musical.
La Houston Grand Opera è uno dei teatri d’opera importanti - in un elenco a cui si è aggiunta la Lyric Opera di Chicago - che programma regolarmente opere di "lirica americana" se il termine è consentito, ed è proprio il celebre The Sound of Music con musiche di Richard Rogers e testi di Oscar Hammerstein II, lo spettacolo che il teatro texano ha scelto per concludere la propria attività in questa stagione.
Nel corso della sua storia, l'amministrazione della compagnia ha avuto la missione di commissionare e presentare in anteprima almeno un'opera all'anno, soprattutto di compositori americani, sebbene tale elenco includa due opere in spagnolo di Daniel Catán; nonché l'impegno a rappresentare titoli di compositori americani, anche se non commissionati dal teatro.
I Musical rientrano in quest'ultima categoria, nell'ambito di uno stretto rapporto che il teatro ha battezzato come “Broadway at the Houston Grand Opera” e che il teatro ha voluto evidenziare allestendo nella hall e nei corridoi del teatro una esposizione completa e dettagliata che conteneva documenti interessanti, programmi, spartiti, costumi, ecc. sui Musical qui presentati, durante la prima di The sound of music.

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Fu proprio l'Opera di Houston a spingere molti teatri d'opera americani verso il Musical, e l'innesco avvenne nel 1982 con Show Boat (1927) di Jerome Kern e Oscar Hammerstein II, la cui produzione originaria del teatro di Houston ebbe un successo tale da essere portata in tournée in varie città e teatri negli Stati Uniti e all'estero, oltre ad un periodo di successo a Broadway. Questo spettacolo contribuì a stabilire il Musical classico come una forma d'arte indiscutibilmente americana che giustamente si guadagnò il suo posto nei teatri d'opera.
Tra i Musical che si sono visti su questo palcoscenico, alcuni più volte, possiamo citare: Porgy and Bess di George Gershwin, Hello, Dolly! di Jerry Hermann, Sweeney Todd di Stephen Sondheim, Carousel di Richard Rogers e Oscar Hammerstein II, My Fair Lady di Frederick Loewe, A Little Night Music di Stephen Sondeheim e West Side Story con musiche di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim, che fa già parte della stagione del prossimo anno, tra gli altri titoli.
The sound of music ha debuttato a Broadway nel novembre del 1959 ed è basato sulle memorie di Maria von Trapp (La storia dei cantanti della famiglia Trapp) del 1949: nell’ Austria del 1938, Maria Reiner, la protagonista, governante di una numerosa famiglia con figli, decide di entrare in convento, finendo per innamorarsi e sposare il capitano von Trapp, padre di famiglia vedova, fuggendo dall'Austria appena prima dell’Anschluss, l'annessione dell'Austria alla Germania.

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Gli ambienti descritti dal racconto come le foreste e le montagne innevate, visibili negli enormi dipinti sul sipario posto in fondo alla scena, un convento, l'opulento soggiorno e la camera da letto di una casa, hanno ispirato Peter J. Davison, scenografo, Francesca Zambello, regista, e i costumi d'epoca di Aleš Valášek per creare e offrire nella sua preparazione uno spettacolo visivamente estetico, suggestivo e di buon gusto.
L’allestimento, una coproduzione tra il teatro di Houston e il Glimmerglass Festival di New York, di cui Zambello è direttore artistico, ha debuttato nell'estate del 2022. L'orchestra e il coro del teatro, che hanno dato il loro contributo per creare una atmosfera magica e spensierata, suonando il celebri brani Musicali con cui hanno confezionato uno spettacolo di pregio, sono stati diretti entrambi dalla guida entusiasta del maestro Riccardo Bado, direttore con una carriera quarantennale all’interno della compagnia nella quale ha ricoperto diversi incarichi, come preparatore e direttore del coro.
L’ampio cast era guidato dal mezzosoprano Isabel Leonard, che non ha risparmiato risorse a livello vocale e interpretativo per incarnare un'affabile e affettuosa Maria Rainer, cantando con chiarezza, buona dizione, passione e sentimento. Si sono distinti anche il baritono Alexander Birch Elliott nel ruolo del Capitano Georg von Trapp, il soprano Katie Van Kooten nel ruolo della Madre Superiora, il soprano Tori Tedeschi Adams nel ruolo di Liesl, il baritono Daniel Belcher nel ruolo di Max Detweiler, il mezzosoprano Megan Marino nel ruolo di Elsa Schraeder e il resto dei cantanti e i bambini che hanno interpretato bene ognuno dei loro personaggi.
Le nove recite in programma sono state gremite dal pubblico che ha applaudito calorosamente e si è divertito ad ascoltare brani famosi come Edelweiss, Climb Ev'ry Mountain, My Favorite Things e ovviamente The Sound of Music, alcuni tra i brani famosi di un’opera Musicale unica.
(la recensione si riferisce alla recita di Venerdì 10 maggio 2024)

Crediti fotografici: Michael Bishop / Houston Grand Opera
Nella miniatura in alto: Isabel Leonard (nel ruolo di Maria Rainer)
Al centro in sequenza: Daniel Belcher (Max Detweiler) e Megan Marino (Elsa Schraeder); Isabel Leonard; Katie Van Kooten (Madre Superiora) e Isabel Leonard; istantanea su un assieme
Sotto: panoramiche su scene e costumi





Pubblicato il 13 Dicembre 2023
L'operetta di Johann Strauss figlio in scena con successo nel Teatro Sociale del capoluogo polesano
Bella la notte a Venezia servizio di Athos Tromboni

20231210_Ro_00_UnaNotteAVenezia_AlessandroBrachettiROVIGO - Venezia, nell'immaginario collettivo dell'Ottocento e del secolo scorso, ma anche nei tempi attuali, ha sempre condiviso la sua immagine reale con un'immagine oleografica: quella della città dell'eleganza, delle frivolezze che animano vicoli e calli, delle bellezze architettoniche e artistiche, della fiorente attività commerciale di tessuti e spezie, dell' amore romantico che si spande sulla laguna al chiaro di luna, città degli intrighi e delle trame politiche, ma anche e soprattutto degli intrallazzi amorosi.
Insomma, un'urbe unica dove il fascino che sa catturare le emozioni non si arrende alla morale, ma naviga comodo e splendente nella marea del libertinaggio.
Johann Strauss figlio non poteva sottrarsi a quella immagine oleografica quando accettò di musicare l'operetta Una notte a Venezia che dopo alterne fortune al debutto a Berlino, conobbe a Vienna (un po' rimaneggiata... ma quale autore non rimaneggiò propri lavori che non ottennero successo alla prima esecuzione assoluta? Verdi, Puccini, Wagner, eccetera, scrissero e rimaneggiarono alcune loro partiture) un gradimento di pubblico e critica che tuttora perdura.
La trama di Una notte a Venezia è semplice: ambientata nel Settecento, c'è un ballo in maschera che viene organizzato dal Duca di Urbino proprio a Venezia, per onorare i senatori della Repubblica veneziana. Ma lo scopo del Duca è quello di incontrare Barbara, moglie del senatore Bartolomeo Delacqua, che egli non conosce di persona ma di cui ha sentito parlare come donna bellissima e fascinosa. Il senatore subodora le vere intenzioni del Duca, per cui spedisce Barbara a Murano dalla zia, e si presenta al ballo con la sua cameriera, Ciboletta, facendo credere che sia Barbara. Ma a complicare l'intrigo ci si mette Caramello, il barbiere del senatore, che anziché accompagnare in gondola Barbara dalla zia, la scarica alla festa in maschera organizzata dal Duca.

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Anche la pescivendola Annina, amata da Caramello, venendo a sapere della festa si presenta mascherata spacciandosi per Barbara, così il Duca si trova accanto a tre Barbare mascherate, la qual cosa non lo scompone affatto, perché se le porta in camera (da letto) tutte quante.
Ma c'è il lieto fine, perché tutti perdonano tutte e tutte perdonano tutti, al punto che l'operetta si conclude in letizia e allegria. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.
L'allestimento visto a Rovigo era quello dell'associazione emiliana Fantasia in Re di Stefano Giaroli, direttore in buca a capo dell'Orchestra Sinfonica delle Terre Verdiane e del Coro dell'Opera di Parma. I danzatori (ottimi) erano quelli del Corpo di Ballo Novecento con le coreografie di Salvatore Loritto.
L'adattamento dei dialoghi parlati è opera di Silvia Felisetti (soprano, interprete di Barbara), mentre l'allestimento è nato dalla fantasia e dalla professionalità indubbia del regista Alessandro Brachetti (in scena anche nelle vesti del barbiere Caramello).
I dialoghi parlati, ammodernati con spiritosi richiami all'attualità della cronaca d'oggi, hanno originato una narrazione ironica e comica, attraverso un testo moderno ma non stravolgente né invasivo; l'ironia e il sapore buffo erano affidati soprattutto ai personaggi di Caramello e del pizzaiolo napoletano Pappacoda interpretato dal bravo Marco Falsetti, ma anche il senatore Bartolomeo Delacqua (interpretato da Fulvio Massa) ci ha messo molto del suo per rendere frizzante la recitazione. dimostrando al pubblico di Rovigo tutte le capacità attoriali e canore quale bravo baritono che ha esperienza consolidata dai ruoli cantati nel teatro d'Opera.

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Molto brava vocalmente e teatralmente Silvia Spruzzola, soprano nel ruolo di Annina, e lodevole la prestazione di Elena Rapita che vestiva i panni di Ciboletta. Buona la prestazione di Antonio Colamorea che ha dato vita all'ironia del Duca di Urbino. Nel cast anche il giovane tenore Alessandro Garuti nel ruolo di Enrico Piselli, l'amante vero del personaggio di Barbara.
Molto buona la prestazione dell'orchestra, sotto la bacchetta attenta e precisa di Stefano Giaroli, applauditissimo dal pubblico che gremiva il teatro al suo apparire sul proscenio a fine recita.
Le scene ideate da Artemio Cabassi erano pertinenti alla Venezia oleografica di cui si è detto; le luci essenziali ma molto efficaci hanno fatto il resto per coronare l'ambiente di favola spiritosa che ha connaturato questo allestimento.
Resta da dire dei costumi, anche questi disegnati da Cabassi: siamo di fronte non a un "costumista" ma ad uno stilista che sa il fatto suo in materia di eleganza: dire che i costumi sono bellissimi non è sufficiente. Sono una parte fondamentale nell'opera di seduzione che ha catturato il pubblico del Teatro sociale di Rovigo.
Operetta, esempio di "teatro leggero"? Sì, se vengono traguardati i contenuti drammaturgici. Ma non è detto che il "teatro leggero" (nella cui locuzione vengono compresi anche il musical e la commedia musicale) sia facile da fare. anzi, è impegnativo tanto quanto il teatro musicale per eccellenza, l'Opera lirica. E ha bisogno di essere fatto bene, in maniera non raffazzonata e dozzinale ma professionale, pena il suo confinamento nel ghetto delle cose da dimenticare.
(la recensione si riferisce alla recita di domenica 10 dicembre 2023)

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Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Sociale di Rovigo
Nella miniatura in alto: il regista Alessandro Brachetti (Caramello)
Sotto, in sequenza: Silvia Felisetti (Barbara); Silvia Spruzzola (Annina); Elena Rapita (Ciboletta); Alessandro Brachetti e Antonio Calamorea (Duca di Urbino); Marco Falsetti (Pappacoda) e Fulvio Massa (senatore Bartolomeo Delacqua); Fulvio Massa e Alessandro Garuti (Enrico Piselli); Alessandro Brachetti e Silvia Felisetti
Al centro: panoramica su scene e costumi
In fondo: il Duca di Urbino contornato dalla tre Barbare mascherate; saluti finali di tutto il cast






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