Pubblicato il 30 Giugno 2026
Circolo di cultura musicale Orchestra a Plettro ''Gino Neri'' i concerti in biblioteca
Dalle Corti Estensi al Novecento servizio di Edoardo Farina

20260630_Fe_00_DalleCortiEstensi_RobertoFelloni_phEdoardoFarinaFERRARA - Il Circolo di Cultura Musicale dell’Orchestra a plettro “Gino Neri” è sempre caratterizzato da un considerevole calendario di eventi come oramai avviene da diversi anni, alcuni già realizzati altri da concretizzarsi tra il 2025-2026 quali, oltre la consueta attività concertistica, varie iniziative connesse alle conferenze e i pomeriggi musicali nella giornata del sabato presentati presso la sede di Via Darsena 57, riservati prevalentemente ai soci anche se l’accesso è comunque libero a chiunque voglia assistere.
“Dalle Corti Estensi al Novecento” - Virtuosi e Liutai Ferraresi, in scena il 20 giugno 2026, si è confermato come l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva dopo il Duo Metropolis (Fei – Altavilla, violino e pianoforte) e il concerto dedicato a capolavori dell’Ottocento romantico, La chitarra narrata tenuto dalla chitarrista Gaia Mastromatteo e l’attore – scrittore Andrea Cavalieri.
Excursus straordinario da parte dell’Enchiridion Consort formato da Roberto Felloni:  Liuto medievale e rinascimentale, Chitarra romantica e manouche - Stefano Squarzina: Flauti - Roberto Cattani: Tenorista e Chitarrino - Davide Zabbari: Viola da Gamba, Chitarra Classica, Contrabbasso – Cristiano Bulgarelli: Chitarra Acustica, il tutto dalla variegata organologia strumentale, l’ensemble ha mirabilmente ripercorso le più importanti tappe della storia della liuteria a pizzico partendo dalle prime origini del liuto alla chitarra moderna, avvalendosi dei flauti solisti accompagnati dai vari cordofoni suonati quasi tutti da Felloni, quindi archi e bassi dal sapiente contesto armonico.                   

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Dopo le presentazioni a cura di Ester Brina e i ringraziamenti da parte di Squarzina per l’invito e l’ospitalità, con l’esposizione di tre quadri nettamente distinti per tipologia e forma didascalica in ordine rigorosamente cronologico, l’apertura di programma è stata affidata alle origini musicali ferraresi interpretando Pietrobono dal Chitarino  -  (ca 1410/25 - 1497) (Pietrobono Burzelli, detto dal Chitarino - si badi bene con una “r” sola), ove con questo termine si deve probabilmente intendere un liuto soprano o uno strumento del tipo della quinterna, entrambi attestati dalle fonti figurative ferraresi di quegli anni. Liutista e barbiere, come era consuetudine, della corte estense, fu servitore principalmente di tre nobili illustri dal marchesato al ducato, dapprima Leonello, poi Borso fino ad arrivare a Ercole I d’Este. Musiche dal XIV secolo prevalentemente tratte anche da autori anonimi per liuto medievale suonato con il plettro o meglio ancora con la “penna” (frequente l’uso di una penna d’oca vera e propria, da qui ancora oggi l’analogia) e flauto dalle interessanti e dotte spiegazioni storiografiche da parte di Felloni in grado di accompagnare con convinzione e coinvolgimento tutta la durata della performance mostrando i suoi liuti, dapprima una copia medioevale a quattro ordini denominato proprio “Cosmé Tura” ricostruito in maniera autentica secondo il noto affresco di Francesco del Cossa visibile a Palazzo Schifanoia collocato nel Salone dei Mesi raffigurante iconografie di aprile, poi un “rinascimentale” a sei cori Tieffenbrucker.
Atmosfere di altri tempi nella misura di fornirci un immaginario passato che ben si colloca con le mura, il Castello e le piazze di Ferrara da cui proviene direttamente e simbolicamente tale musica, occorrendo ricordare che il liuto era strumento principe suonato tra sacro e profano, nelle circostanze private e ufficiali ove eccellenti virtuosi allietavano con ineguagliabile maestria intrattenimenti e danze. Dal Trotto, Lamento del Tristano e rotta, Balletto Tientalora attribuito a Vincenzo Capirola e la successiva Tente a l’hora ruzenenta qui secondo una melodia perduta del Quattrocento, per concludere con una Chaconeta tedesca, anonimo in forma di ballata e diversi codici di Josquin Desprez con la Scaramella, fiammingo molto attivo a Ferrara, come Marchetto Cara di cui intavolature dal titolo Io com ucelo dalle ali d’oro, l’anonimo A Maria fonte d’amore, sino a stilemi tratti dalla prima metà del secolo successivo.
Del secondo quadro ne è stato scelto il secolo romantico della chitarra: Luigi Legnani (1790-1877) chitarrista ferrarese caduto nell’oblio per decenni, ancora giovane si stabilì con la famiglia a Ravenna nel 1799 mettendo in evidenza spiccate doti musicali: studiò tutti gli strumenti ad arco, la chitarra e il canto. Esordì come tenore nel 1807 al Teatro Vecchio della cittadina romagnola, oggi inesistente (riferendosi storicamente al Teatro Comunitativo, il primo teatro pubblico aperto nel 1725 e in seguito demolito nell'Ottocento per fare posto al principale Teatro Dante Alighieri) ma si rivelò un ineguagliabile chitarrista debuttando al ridotto del teatro alla Scala di Milano il 20 giugno del 1819. Pubblicò oltre duecentocinquanta opere anche con l’editore Ricordi rimanendo nella città lombarda fino all’ottobre del 1822. Grande virtuoso dello strumento, intraprese una carriera ricca di successi, alternando l’attività di concertista e compositore a quella di maestro.     
Essendo la sei corde in utilizzo non ancora recante la foggia spagnola definitiva attuale secondo il modello spagnolo di De Torres, Felloni ha continuato l’esibizione utilizzando una Vincenzo Vinaccia romantica originale del 1784 costruita a Napoli, con cui ha eseguito una Romanza di Fernando Sor, supportando il flauto non traversiere solista e fuori prassi di Squarzina dovendo affrontarne diversi compromessi, come egli ha affermato; poi di Legnani il primo movimento del Duetto Concertante ornato da virtuosismi e dinamiche dalla difficilissima realizzazione, a seconda della prassi esecutiva del tempo.
Terzo e ultimo quadro, omaggio a Giorgio Balboni (1911-1985) figura che si colloca insieme al meno noto ferrarese Leonida Squarzoni nell’ambito dei pionieri della chitarra classica appartenenti a una generazione senza la quale la moderna didattica e il concertismo oggi raggiunto probabilmente non sarebbero esistiti. Tralasciando i grandi nomi, quali ad esempio Andrés Segovia o il suo diretto e migliore discendente Alirio Diaz che hanno concretizzato la storia dello strumento sottraendolo dal concetto di dilettantismo ingiustamente associato per oltre due secoli, Balboni ha agito prevalentemente in una realtà locale, quella della Ferrara del Novecento, laddove l’unica alternativa musicale era rappresentata quasi esclusivamente dalla ancora oggi attiva e pluricentenaria Orchestra a Plettro “Gino Neri”. Ne perfezionò a suo modo lo studio frequentando inizialmente negli anni ‘30 a Bologna il chitarrista liutaio e compositore faentino Luigi Mozzani (1869-1943) da cui apprese diverse lezioni, suonandone anche le famose “Chitarra Lyra”, “Mezza Lyra” e “Aquila” da lui costruite dette a “compensazione”, dotate di tre bordoni supplementari e un innovativo sistema meccanico interno consentendo tramite un’apposita chiave la regolazione dell’ “azione” (altezza delle corde a distanza dalla tastiera) e l’inclinazione del manico a seconda delle preferenze dell’esecutore, discutibili strumenti definiti dal noto chitarrista e didatta contemporaneo Angelo Gilardino nel Manuale di Storia della Chitarra  edizioni Bérben, dei “pessimi mobili in stile liberty”.    
Encomiabile esecuzione ancora da parte di Felloni, capace di alternare diversi strumenti tecnicamente assai lontani tra loro, e Zabbari, anch’egli pluristrumentista, di due pagine di Mozzani, Espieglerie e Hereuse Rencontre, utilizzando una chitarra classica costruita dal padre di Balboni, Attilio, e una lyra a nove corde a “un braccio” del medesimo Luigi, chitarrista, compositore e liutaio.
Chiusura di “sipario” spostandosi nel primo Novecento francese di Django Reinhardt (1910-1953) con Minor Swing, composto con la collaborazione di Stéphane Grappelli, per chitarra manouche. Avvalendosi di uno strumento costruito da Mario Maccaferri, detto a “spalla mancante” consentendo di giungere nella tastiera alta con maggiore facilità, di nuovo Felloni, Zabbari e ingresso di Bulgarelli finalmente sul palco, ne hanno eseguito un brano davvero “pirotecnico” in uno standard jazz univoco. Completamente senza sezione percussiva, stupisce proprio per quanto riesca a trasportare l'ascoltatore con il ritmo incalzante, iniziando con un intro di chitarra e originariamente violino, intervallato da frasi sempre più aggressive di contrabbasso, per poi abbandonarsi al veloce sincopato ternario del gipsy, fu registrato per la prima volta da “Le Quintette du Hot Club de France” nel 1937 e inciso altre quattro volte, è  considerata una delle composizioni più reinterpretate di tutti i tempi. La parte solista di Reinhardt risultò a dire poco stupefacente, tenendo conto del fatto che il chitarrista svolgeva veloci e precisi fraseggi solo con l'articolazione dell'indice e medio della mano sinistra.
Ovazioni per Enchiridion Consort, - (terminologia derivante dal greco egkheirídion significante  letteralmente "che si tiene in mano", ove nel linguaggio comune indica un piccolo manuale tascabile o un compendio contenente le nozioni fondamentali di una determinata materia) - che con tale intento non hanno voluto proporre un semplice concerto ma un vero e proprio viaggio attraverso la cultura musicale emiliana, mettendo in luce aspetti e soggetti risultati dapprima da un’attenta ricerca filologica, giungendo a illustri nomi del nostro territorio con una conclusione divertente dal tono leggendario. E se uno storico aneddoto attribuisce la frase celebre di Fryderyk Chopin “Niente è più bello di una chitarra, eccetto due” da lui pronunciata sembra dopo avere ascoltato il più importante duo chitarristico di allora, formato da Dionisio Aguado e Fernando Sor, i vari duetti per due chitarre qui esposti insieme a tutto il resto ci hanno confermato originali interpretazioni ineccepibili, ben al di là dei consueti comuni programmi canonici riguardanti il liuto, la sei corde in varie versioni e il suo splendido repertorio, trasportandoci in un’altra epoca fatta da insoliti aspetti di rilievo indubbiamente fuori dalle consuetudini.

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Crediti fotografici: Edoardo Farina
Nella miniatura in alto: il chitarrista Roberto Felloni
Sotto: due protagonisti storici della cultura chitarristica ferrarese, Luigi Legnani e Giorgio Balboni
Al centro: Roberto Felloni, Davide Zabbari e Cristiano Bulgarelli; Roberto Felloni, Roberto Cattani e Davide Zabbari
In fondo: l' Enchiridion Ensemble al completo con Stefano Squarzina (primo a sinistra)

 

 

 





Pubblicato il 31 Maggio 2026
Il diciassettene pianista ferrarese ha incantato il numeroso pubblico dei Concerti al Ridotto
Giovanni Bergamasco fa sold-out servizio di Edoardo Farina

20260531_Fe_00_GiovanniBergamascoFaSoldOut_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto e in parte qui riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio Abbado”, ha visto nello svolgimento della sola prima parte dal mese di ottobre al 21 dicembre ben quindici appuntamenti, più altri ventisette dall’inizio del nuovo anno al mese di maggio a venire, tra cui moltissimi dedicati al pianoforte sia classico che contemporaneo avendo avuto la possibilità di assisterne da parte di eccellenti musicisti proponendo pagine sia tradizionali che moderne in continua evoluzione stilistica e di generi, tramite uno strumento considerato principe della storia della musica.
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Pianisti di grande notorietà tra i più e meno giovani, alcuni tra i migliori studenti provenienti da vari istituti musicali, altri con maturata esperienza ormai decennale… ma definire la dote artistica di Giovanni Bergamasco, significherebbe limitarla. Figlio d’arte di Carlo Bergamasco (anch’egli noto tastierista, giurista e Direttore Generale del Teatro Comunale “Claudio Abbado”) nato nel 2008 è un talentuoso concertista ammesso precocemente al Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” della sua città, Ferrara, e dal 2025 all’Accademia di Imola. Vincitore di numerosi primi premi assoluti in prestigiosi concorsi nazionali e internazionali, vanta una solida formazione perfezionata con masterclass di fama mondiale. Il suo repertorio spazia da Mozart a Ravel, eseguiti come solista con orchestre sinfoniche e in importanti rassegne come Piano City e Piano Estense.
Nel 2024 si è aggiudicato un concerto premio a Cracovia, consolidando un’attività concertistica regolare iniziata con la prima esibizione a soli dodici anni. Attualmente sta proseguendo gli studi sotto la guida di Giovanni Bertolazzi e Mauro Minguzzi, confermandosi come una delle promesse del concertismo italiano e internazionale.
Tra le date più attese della stagione, il 10 maggio scorso ha avuto come protagonista un esecutore in un viaggio tra tre secoli di letteratura, per un programma di quelli che meglio possono metterne in luce la maturità e il virtuosismo per l’età e non solo, senza eguali. Ma al di là degli autori eseguiti, di normale e difficoltoso repertorio inserito nella forma più classica e nota, ciò che ha portato la sala in sold out è stato sicuramente il nome di un diciassettenne in grado di sbalordire per la capacità dinamica e interpretativa, un po’ come avvenne decenni or sono con Simone Ferraresi, poco più che adolescente (o molto prima ancora… con il piccolo Mozart!) sino a oggi mai più replicatosi tranne che con il talento di Bergamasco, per come è riuscito a catturare una platea incredula davanti alla sua bravura esemplare, ove timidezza ed eleganza nel porsi ma allo stesso tempo disinvoltura, semplicità ma sicurezza esecutiva.
L'apertura è stata affidata al genio barocco di Domenico Scarlatti (1685-1757) con la Sonata in Do maggiore K.159, tra le sue invenzioni più celebri, con squilli di fanfara che evocano un'atmosfera venatoria da cui deriva il celebre soprannome di Caccia. In questa pagina il serrato gioco di incroci delle mani e la brillantezza dei ribattuti testimoniano la straordinaria inventiva del compositore napoletano.

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Il percorso è continuato con la Toccata in Mi minore Bwv 914 di Johann Sebastian Bach (1685-1750), un’opera giovanile di formidabile compattezza, che si dipana tra una libera Introduzione improvvisatoria, un poco “Allegro” rigorosamente fugato, un “Adagio” ricco di ornamentazioni vocali e una poderosa “Fuga” conclusiva a tre voci, dalle difficoltà scontate e sempre imprevedibili come tutta la musica bachiana per qualsiasi strumento.
Il recital ha proseguito con Franz Joseph Haydn (1732-1809) e la sua Sonata n.60 in Do maggiore Hob: XVI:50, composta durante l'ultimo soggiorno londinese, dedicata alla virtuosa Therese Jansen; la composizione sfrutta appieno le potenzialità dei nuovi pianoforti dell'epoca, alternando un primo tempo ricco di pause umoristiche e improvvisi contrasti dinamici a un “Adagio” di profonda cantabilità, per concludersi con un finale eccentrico e anch’esso ricco di humor.
La seconda parte della mattinata è stata dedicata al giovane Frédéric Chopin (1810-1849) tramite il Rondò in Mi bemolle maggiore op.16: l'Introduzione con l'“Andante” declamato prepara il terreno a un “Allegro” vivace travolgente, dove il polacco massimo esponente del secolo romantico distilla una raffinatezza aristocratica unita a una tecnica digitale vertiginosa.
A suggellare il proseguo, sono state le sfumature impressionistiche di Maurice Ravel (1875-1937) con Une barque sur l'océan, terzo tassello della suite Miroirs; ispirato alla fluttuazione dell'acqua e ai riflessi luminosi, il brano richiede un controllo timbrico attento nell’indicazione. D'un rythme souple, trasformando la tastiera in un organismo fluido capace di evocare, tra arpeggi liquidi e accordi evocativi, la solitudine di un’imbarcazione in balia delle correnti oceaniche. Esecuzione di altissimo livello in un momento storico costituito attualmente da centinaia di pianisti protagonisti di svariati recitals con all’attivo pagine che spaziando dalla musica rinascimentale originale per cembalo alla contemporanea, rischiano a volte di saturare le varie proposte presso associazioni e realtà artistiche tra similitudini e comunque diverse interpretazioni.
Di conseguenza emergere oggi in un mercato musicale ove presenti spesso numerose doti dalla preparazione didattica e musicalmente esemplare, risulta sempre estremamente difficile… ma trovarsi, senza nulla togliere, di fronte a un talento in grado di essere autentica punta di diamante appartiene indubbiamente a un evento dalla rarità quasi estrema. Occorre, infatti, sottolineare che il livello concertistico è andato considerevolmente aumentando rispetto un tempo quando i maestri sia in Italia come nel resto del mondo che hanno fatto la storia del pianoforte, così come per tutti gli altri strumenti, si contavano sulle dita di una mano.
Giovanni Bergamasco sta riuscendo a oltrepassare tale traguardo, affidandosi a studio, passione e costanza, essendosi assicurato in tale modo un posto di rilievo nelle più importanti stagioni teatrali, volendo anche di livello internazionale, senza eguali e con pochissimi precedenti.

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Chiusura della straordinaria performance avendo creato e destato grandissima attenzione anche al di là dei consueti habitué au théâtre dando prova di estro e abilità espressiva, nella speranza di essere il tutto di buon auspicio riguardo le generazioni a venire, come afferma l’editore musicale Filippo Michelangeli, attento e sensibile a diverse e plurime realtà sociali, di cui riporto felicemente un suo recente pensiero: «Agli adulti e agli anziani che non perdono occasione per dire "... i ragazzi di oggi non si impegnano più, sono buoni a nulla, non sanno sacrificarsi..." io rispondo semplicemente che sono tutte sciocchezze. È pieno di gioventù operosa, seria, studiosa, affettuosa, generosa. Ai giovani diamo il buon esempio. Ci verranno dietro e in molti casi saranno pure meglio di noi.»

Crediti fotografici: Marco Caselli Nirmal per Ferrara Musica - Teatro Comunale "Claudio Abbado"





Pubblicato il 29 Maggio 2026
Direttore e pianista protagonisti di un'ottimo concerto con l'Orchestra del Maggio Fiorentino
Jordan-Lisiecki accoppiata di valore servizio di Nicola Barsanti

20260529_Fi_00_ConcertoJordan-Lisiecki_JanLisieckiFIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della scena internazionale.
La serata si apre con Leonore n. 3 op. 72b, la più celebre tra le ouverture composte da Ludwig van Beethoven per il suo unico lavoro teatrale, Fidelio. Si tratta del terzo tentativo del compositore di individuare un’introduzione orchestrale adeguata all’opera, pagina successivamente accantonata in favore di un’ouverture più funzionale all’equilibrio drammaturgico dell’intero lavoro.
Pur concepita per il teatro, Leonore n. 3 ha ormai conquistato una piena autonomia concertistica grazie alla sua straordinaria forza narrativa e alla capacità di condensare in pochi minuti l’intero universo emotivo dell’opera.
Sin dalle prime battute Philippe Jordan mette in mostra una direzione di grande eleganza formale e chiarezza gestuale: il gesto, compatto e sempre leggibile, garantisce precisione negli attacchi e una costante coesione tra le sezioni orchestrali. La costruzione delle arcate dinamiche risulta particolarmente curata, così come la gestione delle tensioni armoniche che conducono ai grandi climax della partitura. Di notevole efficacia il lavoro sul colore orchestrale: gli archi si distinguono per compattezza e morbidezza di emissione, mentre la sezione dei fiati e degli ottoni offre interventi di notevole qualità timbrica, contribuendo a una lettura autorevole e ben calibrata nei rapporti sonori.
Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37 vede protagonista Jan Lisiecki, artista che, nonostante la giovane età, vanta già una carriera internazionale di assoluto rilievo. Fin dall’esposizione dell’Allegro con brio emerge un dialogo esemplare tra solista e orchestra, costruito su un equilibrio sonoro raro per trasparenza e naturalezza.

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Dal podio, Jordan accompagna con sensibilità il pianista, lasciando respirare il fraseggio senza mai rinunciare alla solidità dell’impianto orchestrale.
Lisiecki conquista per la raffinatezza del tocco e per la straordinaria cura nella costruzione della frase musicale. La chiarezza dell’articolazione, la naturalezza del canto pianistico e la capacità di differenziare i piani sonori permettono di cogliere ogni dettaglio della scrittura beethoveniana. Colpisce in particolare il controllo delle dinamiche più raccolte: anche nei pianissimi del Largo il suono conserva una presenza nitida e perfettamente proiettata in sala. La risposta tra mano destra e mano sinistra appare costantemente equilibrata, dando vita a un dialogo interno di grande ricchezza espressiva che trova il suo naturale completamento nel confronto con l’orchestra.
Di altissimo livello la grande cadenza del primo movimento, affrontata con sicurezza tecnica, precisione ritmica e notevole controllo del discorso musicale anche nei passaggi più impervi.
Il Largo si distingue per intensità lirica e profondità poetica, mentre il Rondò conclusivo mette in evidenza brillantezza, leggerezza e una straordinaria padronanza virtuosistica. Ne emerge un’interpretazione matura, coinvolgente e musicalmente compiuta, tra i momenti più significativi dell’intera serata.
La seconda parte del programma è interamente dedicata alla Sinfonia n. 4 in Mi bemolle maggiore Romantica” di Anton Bruckner, una delle pagine più amate e frequentemente eseguite del compositore austriaco, accanto alla Settima Sinfonia. Qui Jordan affronta l’imponente architettura bruckneriana con una visione lucida e coerente, valorizzandone tanto la dimensione monumentale quanto quella intimamente contemplativa.
Nel corso dell’ora abbondante di musica il direttore costruisce un autentico viaggio introspettivo attraverso un continuo alternarsi di tensione e distensione. Le grandi progressioni orchestrali si sviluppano con naturalezza, senza mai perdere chiarezza strutturale, mentre il controllo delle masse sonore consente di apprezzare la complessa trama contrappuntistica della partitura. Particolarmente riuscita appare la ricerca timbrica: ogni sezione orchestrale contribuisce alla definizione di un quadro sonoro ricco di sfumature, nel quale le dinamiche, i colori e le armonie emergono con straordinaria evidenza.
Jordan modella il suono dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino come una tavolozza pittorica, facendo affiorare con sensibilità le molteplici gradazioni cromatiche della scrittura bruckneriana. I celebri richiami dei corni, gli episodi pastorali, le solenni espansioni corali degli ottoni e le ampie distese sonore degli archi trovano una realizzazione di notevole suggestione, sostenuta da una concertazione sempre attenta agli equilibri interni.

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Gli applausi conclusivi testimoniano il successo di una serata di alto profilo artistico, nella quale la solidità interpretativa di Philippe Jordan, la qualità dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e l’eccellenza pianistica di Jan Lisiecki convergono in un’esperienza musicale di grande intensità e valore.
(La recensione si riferisce al concerto di giovedì 28 maggio 2026)

Crediti fotografici: Nicola Barsanti
Nella miniatura in alto: il pianista Jan Lisiecki
Al centro: ancora Jan Lisiecki
Sotto: il direttore Philippe Jordan riceve a fine concerto le ovazioni del pubblico fiorentino






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Parliamone
Dido and Aeneas da manuale
intervento di Athos Tromboni FREE

20260809_Spoleto_00_DidoAndAeneas_BenedettaGrasso_phMarcoPozziSPOLETO - Per parlare della Dido and Aeneas, opera lirica di Henry Purcell (1659-1695) completata da Riccardo Panfili (compositore vivente), allestimento inaugurale della 80.ma stagione lirica del Teatro di Spoleto, bisogna partire da lontano. E dunque partiamo da lontano, introducendo un concetto: il rapporto tra significato e significante costituisce da sempre il segno linguistico di una data cultura o di una data età storica; e può essere esemplificato paragonandolo a un foglio di carta con frasi scritte davanti e dietro. Non si può ritagliare quel che sta scritto davanti senza che venga contemporaneamente ritagliato quel che sta scritto dietro. Questo perché l'uno dipende dall'altro, lo completa ma lo definisce anche...
E - con questo - stiamo già parlando di semiotica, scienza dell'interpretazione dei linguaggi (o delle lingue, ad libitum)  che può essere applicata alla recensione musicale di uno spettacolo vecchio/nuovo (vecchio: Purcell - nuovo: Panfili)
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La Euyo prende residenza a Ferrara e Roma

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Lirica prosa sinfonica fanno 50
redatto da Athos Tromboni FREE

20260630_Li_00_Stagione2026-2027_TeatroGoldoni_HenryPurcellLIVORNO - Oltre cinquanta serate tra lirica, prosa, musica sinfonica ed eventi: è questo il ricco programma della nuova stagione teatrale 2026-27 della Fondazione Goldoni presentato nel corso di una conferenza stampa direttamente sul palcoscenico dello storico Teatro di tradizione livornese.
A delinearne genesi e sviluppo, il
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Echi dal Territorio
Gli Approdi da Figaro a San Francesco
redatto da Simone Tomei FREE

20260628_Ge_00_StagioneCarloFelice_SilviaSalis_phMarcelloOrselliGENOVA, 27 giugno 2026 — Il Teatro Carlo Felice presenta la stagione artistica 2026–2027, un cartellone ampio e articolato che attraversa i grandi repertori dell’opera, della danza, del musical e della musica sinfonica, confermando la vocazione del teatro come centro propulsore della vita culturale cittadina e nazionale. La nuova stagione si
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Pagina Aperta
MMF trecent'anni in un cartellone
redatto da Simone Tomei FREE

20260627_Fi_00_StagioneMMF2027_CarloFuortesFIRENZE - Presentata il 19 giugno 2027, la nuova stagione del Maggio Musicale Fiorentino insieme all’89ª edizione del Festival si impone come uno dei progetti artistici più ampi e strutturati nel panorama europeo. Un cartellone che intreccia opera, concerti e danza in un percorso attraverso tre secoli di storia musicale,
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Eventi
Pietro Mascagni a Livorno e altrove
redatto da Athos Tromboni FREE

20260627_Li_00_MascagniFestival2026_LucaSalvettiLIVORNO -  È on-line il programma completo della settima edizione del Mascagni Festival, la rassegna lirica e musicale dedicata alla valorizzazione e alla reinterpretazione dell’opera di Pietro Mascagni, promossa dalla Fondazione Teatro Goldoni. Dal 17 al 23 agosto la città di Livorno ospiterà un ricco programma di spettacoli, concerti
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Eventi
La nuova stagione del Teatro Celebrazioni
servizio di Edoardo Farina FREE

20260515_Bo_00_TeatroCelebrazioni_FilippoVernassaBOLOGNA - Giovedì 11 giugno 2026 si è svolta la conferenza stampa relativa alla presentazione dei nuovi spettacoli del Teatro Celebrazioni di Via Saragozza, 234 - presso la Biblioteca San Genesio di Casa Lyda Borelli - alla presenza di Daniele Del Pozzo, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Filippo Vernassa, Direttore artistico
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Classica
Giovanni Bergamasco fa sold-out
servizio di Edoardo Farina FREE

20260531_Fe_00_GiovanniBergamascoFaSoldOut_phMarcoCaselliNirmalFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto attraverso l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle varie ed esaustive note di sala allegate a ogni concerto e in parte qui riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale “Claudio
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Opera dal Centro-Nord
Un Ballo per due
servizi di Nicola Barsanti e Simone Tomei FREE

20260531_Fi_00_UnBalloUnMaschera_AlessiaPanza_phMicheleMonastaFIRENZE - (servizio di Nicola Barsanti) - Con il nuovo allestimento di Un ballo in maschera, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino affida a Valentina Carrasco una lettura che abbandona ogni riferimento alla corte svedese e trasporta l’intera vicenda negli Stati Uniti d'America degli anni Sessanta, intrecciando la figura di Riccardo con quella di
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Classica
Jordan-Lisiecki accoppiata di valore
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260529_Fi_00_ConcertoJordan-Lisiecki_JanLisieckiFIRENZE – Il concerto proposto dall’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino sotto la direzione di Philippe Jordan si sviluppa lungo un percorso che unisce due vertici del sinfonismo austro-tedesco, Beethoven e Bruckner, con al centro il Terzo Concerto per pianoforte op.37 affidato a Jan Lisiecki, interprete tra i più richiesti e celebrati della
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Opera dal Nord-Ovest
Macbeth convince il Carlo Felice
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260525_Ge_00B_Macbeth_StefanoMeoGENOVA - Il nuovo allestimento di Macbeth del Teatro Carlo Felice firmato da Fabio Ceresa, già visto e recensito al Teatro Goldoni di Livorno, (consultabile qui),  continua a confermarsi uno spettacolo efficace e suggestivo, capace di restituire con immediatezza le atmosfere oscure, febbrili e visionarie del capolavoro shakespeariano
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Pagina Aperta
Timeless Vibes con Trio
servizio di Edoardo Farina FREE

20260520_Fe_00_TimelessVibes_MarcelloCorvinoFERRARA - La programmazione invernale 2025 – primaverile 2026 di “Ferrara Musica al Ridotto” - Giovani interpreti e rare occasioni d’ascolto tramite l’organizzazione artistica di Dario Favretti autore anche delle esaustive note di sala allegate a ogni concerto della domenica mattina e in parte riportate, presso la sala Stemma del Teatro Comunale
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Pagina Aperta
Cronaca di una serata al Maggio
servizio di Nicola Barsanti FREE

20260518_Fi_00_Concerto-EmmanuelTjeknavorianFIRENZE – Il concerto del 16 maggio al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino subisce un importante cambiamento rispetto alla programmazione originaria: il maestro Myung-Whun Chung, inizialmente previsto sul podio, è costretto a rinunciare all’impegno e viene sostituito da Emmanuel Tjeknavorian, che accetta con disponibilità di assumere
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Eventi
Fatale č il prossimo futuro
redatto da Simone Tomei FREE

20260508_To_00_StagioneRegioTorino2026-2027_AndreaBattistoniTORINO - È stata presentata giovedì 7 maggio 2026, presso il Foyer del Toro, la nuova Stagione d'Opera e di Balletto 2026/2027 del Teatro Regio. Sono intervenuti il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Stefano Lo Russo, il Sovrintendente Mathieu Jouvin, il Direttore artistico Cristiano Sandri e il Direttore musicale
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Eventi
Ferrara Musica nuova stagione
servizio di Athos Tromboni FREE

20260514_00_FerraraMusica_EnzoRestagno_FerraraMusica_Stagione2026-2027FERRARA - Venticinque concerti in cartellone con l'inserimento della novità Aperitivo in Musica (sono 5 concerti alle ore 18), più il consueto nugolo di altre iniziative musicali collaterali, che definire "minori" sarebbe non solo sbagliato ma assolutamente fuorviante: questo il cartellone di Ferrara Musica presentato oggi nel Teatro Comunale "Claudio
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Opera dall Estero
Riscoperta di Scylla et Glaucus
servizio di Ramón Jacques FREE

20260510_Lione_00_ScyllaEtGlaucus_JeanMarieLeclair.JPGLIONE (Francia) - L’Auditorium, sede dell’Orchestre National de Lyon, nella città francese situata nel sud-est del Paese, ha presentato in versione da concerto l’opera Scylla et Glaucus, la tragédie en musique con prologo e cinque atti del compositore Jean-Marie Leclair (1697–1764). Quest’opera barocca è giunta a Lione appena due giorni dopo la
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Opera dal Nord-Est
Romeo e Giulietta ieri e oggi
servizio di Rossana Poletti FREE

20260510_Ts_00_RomeoEGiulietta_LeonardoSini_phFabioParenzanTRIESTE - Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. C’è un balcone a Verona sotto il quale i visitatori fanno la fila. Vi si recano per vedere il famoso luogo da cui Giulietta Capuleti dichiarava il suo amore a Romeo Montecchi. Si entra da via Cappello in un cortile dove un balconcino di epoca gotica fa bella mostra di sé sulla facciata di un palazzetto trecentesco.
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