Pubblicato il 02 Gennaio 2026
Nel Teatro Carlo Felice Puccini e Strauss figlio risuonano per gli auspici d'un buon 2026
Concerto del primo dell'anno servizio di Simone Tomei

20260102_Ge_00_ConcertoDiCapodanno_HartmutHaenchenGENOVA - Inaugurare l’anno nuovo a teatro condividendo il rito collettivo del Concerto di Capodanno, non è soltanto una consuetudine mondana o un appuntamento rituale del calendario musicale: è un gesto culturale carico di valore simbolico, un augurio affidato al suono capace di dare forma e senso al tempo che comincia. Giovedì 1° gennaio 2026 il Teatro Carlo Felice di Genova ha salutato l’inizio del nuovo anno con un Gran Concerto di Capodanno.
Il programma ha costruito un dialogo tra due mondi musicali solo in apparenza distanti, ma in realtà profondamente complementari nella definizione dell’immaginario sonoro europeo tra Otto e Novecento: da un lato il teatro musicale di Giacomo Puccini, luogo privilegiato dell’introspezione psicologica, dell’attesa e della sospensione del tempo drammatico; dall’altro la Vienna festosa e mondana di Johann Strauss figlio, capitale di una modernità elegante e urbana in cui la musica da danza diventa forma di autorappresentazione culturale. Due linguaggi differenti per funzione, struttura e grammatica, ma accomunati da una straordinaria capacità di parlare direttamente al pubblico superando confini sociali, generazionali e geografici.
La prima parte del concerto interamente dedicata al compositore lucchese ha tracciato un percorso coerente e ben calibrato attraverso alcune pagine emblematiche del suo catalogo mettendo in luce la varietà e la maturità di una scrittura che, pur restando saldamente ancorata al teatro d’opera, raggiunge spesso una dimensione sinfonica autonoma.
La Tregenda da Le Villi, pagina giovanile ma già sorprendentemente consapevole, ha aperto il programma con un forte impatto drammatico: qui Puccini rivela fin dagli esordi una notevole attenzione al colore timbrico e alla funzione narrativa dell’orchestra capace di evocare tensione, inquietudine e fatalità attraverso una danza che non è mai puro elemento decorativo, ma autentico motore drammaturgico.

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20260102_Ge_02_ConcertoDiCapodanno_FabioSartoriErikaGrimaldi 20260102_Ge_03_ConcertoDiCapodanno_FabioSartoriHartmutHaenchenErikaGrimaldi

Con Un bel dì vedremo da Madama Butterfly il discorso musicale si sposta sul piano dell’attesa e dell’illusione. Dietro la linea melodica di apparente semplicità si cela una costruzione finissima fondata su sospensioni armoniche e dilatazioni temporali che trasformano l’aria in un vero studio sulla speranza, sulla proiezione del desiderio e sulla fragilità emotiva.
Da Tosca provengono due arie che isolano il personaggio nel momento della riflessione, arrestando l’azione per concentrarsi sulla relazione diretta tra parola e suono. E lucevan le stelle è costruita come un canto del ricordo segnato da una scrittura sobria e concentrata, priva di qualsiasi sviluppo superfluo: la melodia procede come una confessione intima, amplificata da un’orchestrazione essenziale che intensifica il senso di nostalgia e di fine imminente. Vissi d’arte assume invece la forma di una dichiarazione immobile quasi sospesa fuori del tempo, in cui l’azione si arresta completamente e la musica diventa spazio di meditazione assoluta.
L’Intermezzo da Manon Lescaut rappresenta uno dei vertici della scrittura sinfonica pucciniana. Collocato in un momento cruciale dell’opera, interrompe la narrazione per offrire un tempo di riflessione musicale pura in cui l’orchestra assume una funzione quasi narrante anticipando e commentando il destino dei personaggi con una densità emotiva di rara efficacia. A chiudere la prima parte Nessun dorma da Turandot, celebre pagina tenorile della volontà e della vittoria spesso esposta al rischio dell’enfasi, ma qui restituita nella sua autentica forza strutturale.
La seconda parte del programma ha condotto il pubblico nella Vienna dell’Impero Asburgico dove Johann Strauss figlio seppe trasformare generi legati alla danza e all’intrattenimento in un linguaggio orchestrale pienamente riconoscibile e universale.
L’Ouverture da Die Fledermaus ha condensato con brillantezza i tratti distintivi dell’operetta viennese: ritmo, leggerezza, senso teatrale e una sapiente gestione delle dinamiche.
La Pizzicato-Polka, scritta con il fratello Joseph Strauss, ha lavorato invece sulla riduzione del materiale sonoro, affidando l’effetto musicale a un uso mirato del timbro e a una precisione esecutiva impeccabile.
Con il Kaiser-Walzer il valzer assume la sua massima funzione rappresentativa e celebrativa, mentre il Perpetuum mobile gioca consapevolmente sul meccanismo della ripetizione continua, spinta fino al limite della parodia.
Nel celeberrimo An der schönen blauen Donau il valzer diventa una forma di autorappresentazione culturale capace di evocare un’intera città e un’epoca senza bisogno di un contesto narrativo esplicito, trasformando la danza in memoria collettiva.
Sul podio, il M° Hartmut Haenchen ha guidato l’Orchestra della Fondazione Teatro Carlo Felice con gesto autorevole. La sua direzione ha privilegiato equilibrio formale e coerenza stilistica evitando ogni compiacimento retorico. Nei brani pucciniani ha saputo scavare nella densità timbrica e nel respiro drammatico della scrittura orchestrale, dosando il pathos con misura; nel repertorio straussiano ha restituito trasparenza, elasticità ritmica e senso della danza mantenendo sempre un controllo saldo del discorso musicale. L’orchestra ha risposto con precisione, compattezza e partecipazione confermando un ottimo livello complessivo.
Di alto profilo le prove vocali: il soprano Erika Grimaldi ha offerto un canto misurato e consapevole sostenuto da un fraseggio curato e da un controllo espressivo che ha privilegiato l’intelligenza interpretativa alla pura esibizione vocale. Nelle due arie pucciniane ha saputo calibrare speranza, illusione e dolore con grande finezza, restituendo la complessità emotiva dei personaggi.
Il tenore Fabio Sartori ha confermato solidità tecnica e autorevolezza interpretativa: E lucevan le stelle è stato affrontato come un canto del ricordo, intenso e meditato, con un legato ampio e un accento nobile; Nessun dorma ha trovato nella sua voce potenza, sicurezza e slancio, culminando in un "Vincerò" saldo e luminoso accolto con entusiasmo dal pubblico.
L’intesa tra i due solisti è stata suggellata dal bis vocale con il celebre duetto di Tosca (Mario, Mario… Son qui...), eseguito con naturalezza e partecipazione e quel pizzico di ironia che gli è propria.

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Il successo della serata è stato sancito da un pubblico festante e grato che ha tributato consensi calorosi e prolungati a tutti gli interpreti.
Come da tradizione, il bis orchestrale con la Marcia di Radetzky di Johann Strauss padre ha trasformando la sala in uno spazio di partecipazione collettiva con il pubblico coinvolto nel battito ritmico delle mani.
Un inizio d’anno dunque più che riuscito: un concerto solido, elegante e di grande comunicativa capace di tenere insieme rigore musicologico e piacere dell’ascolto capace di offrire al pubblico del Teatro Carlo Felice un auspicio sonoro di rara efficacia per l’anno appena cominciato.
(la recensione si riferisce al concerto di giovedì 1 gennaio 2026)

Crediti fotografici: Ufficio stampa del Teatro Carlo Felice di Genova
Nella miniatura in alto: il direttore
Hartmut Haenchen
Sotto, in sequenza: alcuni momenti del concerto con Erika Grimaldi, Fabio Sartori e il pubblico del Carlo Felice





Pubblicato il 17 Settembre 2025
A completamento della presentazione della Stagione d'Opera e Danza 2025/2026 a Ferrara
Concerto degli allievi di Magiera

20250917_Fe_00_ConcertoStagioneLiricaEDanza2025-2026_LeoneMagieraFERRARA - La presentazione della Stagione di Opera & Danza 2025/2026 del Teatro Comunale "Claudio Abbado" - avvenuta nella mattinata di martedì 16 settembre - ha avuto il suo epilogo alle ore 20,00 con un concerto lirico nel Ridotto del teatro, dove si sono esibiti i giovani allievi del corso di perfezionamento tenuto dal maestro Leone Magiera presso lo stesso teatro di Ferrara.
Quei giovani saranno i protagonisti di allestimenti del "triennio rossiniano", rassegna che partirà con La Cenerentola in cartellone il 9 e l' 11 gennaio 2026.
Il "triennio rossiniano" è la naturale elogica prosecuzione (dal punto di vista didattico-musicale) del passato triennio dedicato a Mozart (Don Giovanni, Le nozze di Figaro e Il flauto magico).
Leone Magiera è stato il presentatore del concerto serale, che ha visto esibirsi i soprani Sara Minieri e Melissa Purnell, i mezzosoprani Erica Cortese e Giulia Alletto, il bassbaritono Giulio Riccò e il tenore Carlo Enrico Confalonieri.
Il concerto si è aperto con l'aria "O mio Fernando" (cantata in francese) da La Favorita di Gaetano Donizetti per la voce di Erica Cortese: questa cantante ha mostrato una solida preparazione, voce possente, estesa anche in acuto affrontato senza difficoltà e vocalità tranquillamente sciorinata anche nel registro grave. Sa usare le mezzevoci e lo ha dimostrato sia nell'aria della Favorita, sia nella aria successiva "O don fatale" dal Don Carlo di Verdi, dove a noi è sembrata più preparata rispetto alla precedente esibizione.
Secondo brano in programma, "Forse in quel cor sensibile" dal Roberto Devereux di Donizetti, per la voce del bassbaritono Giulio Riccò. Già presente in stagioni precedenti a Ferrara, Riccò ha confermato i pregi della sua vocalità: timbro chiaro da basso cantante, morbidezza e buona intonazione, proprietà espressive e buona tecnica nel sillabato (mostrate nella sua seconda aria, "Miei rampolli femminili" da La Cenerentola).
È toccato poi al soprano Sara Minieri esibitasi in due arie molto impegnative di Verdi: "Pace pace mio Dio!" da La forza del destino e "Ecco l'orrido campo" da Un ballo in

20250917_Fe_01_ConcertoStagioneLiricaEDanza2025-2026_EricaCorteseNicolettaConti20250917_Fe_02_ConcertoStagioneLiricaEDanza2025-2026_GiulioRiccoNicolettaConti20250917_Fe_03_ConcertoStagioneLiricaEDanza2025-2026_SaraMinieriNicolettaConti

20250917_Fe_04_ConcertoStagioneLiricaEDanza2025-2026_GiuliaAllettoNicolettaConti20250917_Fe_05_ConcertoStagioneLiricaEDanza2025-2026_MelissaPurnellNicolettaConti20250917_Fe_06_ConcertoStagioneLiricaEDanza2025-2026_CarloEnricoConfalonieriMelissaPurnell

Maschera. Nessun problema nel mezzoforte e nel forte, svettante in zona acuta è un soprano lirico spinto, capace di una buona tecnica per l'uso della messa di voce. Margini di miglioramento per intonazione e controllo del timbro: se studia e si applica prevediamo per la sua carriera tante Aida e tante Turandot nei ruoli eponimi.
La lieta sorpresa della serata è stata comunque l'esibizione del mezzosoprano Giulia Alletto: sicura di sé, si è spinta a personali abbellimenti in un'aria come "Una voce poco fa" (Il barbiere di Siviglia) dove ha offerto belle agilità e sicurezza in acuto; nella seconda aria da lei proposta, in realtà uno scoppiettante rondò con variazioni, "Nacqui all'affanno e al pianto" ha mostrato di meritare il ruolo che la vedrà protagonista in La Cenerentola di Rossini il prossimo gennaio a Ferrara. È stata la più applaudita dal pubblico che gremiva il Ridotto.
Infine una certezza ormai di casa al Comunale di Ferrara, il soprano gallese Melissa Purnell che sarà nel cast di Traviata in aprile 2026: voce importante, ottima intonazione, gesto scenico e mimica molto espressive; in "È strano, è strano" proprio della Traviata ha mostrato la sua affidabilità per il ruolo di Violetta, ma... ma... non deve arrischiare il Mi bemolle acuto se non è perfetto: può farlo in concerto ed è perdonabile; in recita, invece, non è perdonabile stiracchiare quel maledetto Mi bemolle. Ottima invece nella veste di lirico puro quando con Carlo Enrico Confalonieri ha duettato in "Parigi o cara" sempre dalla Traviata.
Bravo anche Confalonieri, un tenore chiaro ben preparato come rivelatosi non solo in questo concerto, ma anche per le sue partecipazioni in concerti e allestimenti del triennio mozartiano.
Al pianoforte sedeva la maestra Nicoletta Conti.

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Pubblico soddisfatto e sicuramente invogliato, dati i lunghi applausi manifestati, a rincontrare questi giovani cantanti disseminati nei cast della prossima stagione d'opera. (a.t.)
(il servizio si riferisce al concerto di martedì 16 settembre 2025)

Crediti fotografici: Fototeca gli Amici della Musica Uncalm
Nella miniatura in alto: il maestro Leone Magiera
Sotto, in sequenza; Erica Cortese, Giulio Riccò, Sara Minieri, Giulia alletto, Melissa Purnell; e ancora la Purnell con Carlo Enrico Confalonieri





Pubblicato il 14 Settembre 2025
Un bel concerto cameristico ha chiuso son successo la rassegna ''Un Teatro Sempre Aperto''
Dalla romanza alla canzone napoletana servizio di Simone Tomei

20250913_00_PonteAMoriano_Concerto_AntonioCiprianiPONTE A MORIANO (LU) - La serata del 12 settembre 2025 al Teatro Idelfonso Nieri di Ponte a Moriano si è chiusa l’edizione di "Un Teatro Sempre Aperto", confermando ancora una volta la qualità e la coerenza di una rassegna che, pur in assenza della storica sala cittadina del Teatro del Giglio, ha saputo mantenere viva la propria presenza sul territorio. Il teatro, recentemente ristrutturato, ha offerto un’acustica nitida e una cornice raccolta, ideale per un recital concepito come un vero percorso musicale.
Il programma, si è aperto con un omaggio a Giacomo Puccini, includendo brani rari come Sole e amore, Avanti Urania, Terra e mare e Inno a Diana, testimonianza di un autore spesso ricordato solo per il teatro d’opera ma capace di muoversi con eleganza anche in questo genere “minore”.
La selezione di pagine di Francesco Paolo Tosti – da Malia a ’A vucchella – ha evocato quella stagione in cui la romanza da camera incontrava il gusto internazionale senza perdere radici mediterranee.

20250913_01_PonteAMoriano_Concerto_DavidePiaggio 20250913_02_PonteAMoriano_Concerto_SilvanaFroli

Non meno significativa la presenza di Giuseppe Pietri di cui sono stati proposti titoli come Maristella – Io conosco un giardino, Stornellata e l’inedito duetto Anita e Cecco, fino a Ivana, che hanno permesso di riscoprire un capitolo importante della vocalità italiana primo-novecentesca.
20250913_03_PonteAMoriano_Concerto_Saluti_Facebook
La seconda parte del recital ha dato spazio ai classici della tradizione napoletana, da Non ti scordar di me a Core ’ngrato, da Torna a Surriento a Mattinata, fino agli immancabili Funiculì funiculà e – come bis – ’O sole mio, proposti in forma di duetto e accolti con calore dal pubblico.
A impreziosire il concerto è stata la modalità stessa della conduzione: i due interpreti non si sono limitati a cantare, ma hanno condotto la serata in prima persona. Con naturale simpatia e misura, hanno introdotto i brani con brevi cenni storici e aneddoti sugli autori, trasformando il recital in un incontro divulgativo senza rinunciare alla profondità interpretativa. Quei rapidi quadri storici — accennati con ironia o con tono confidenziale — hanno avvicinato il pubblico alle fonti e ai contesti di esecuzione, creando un clima di familiarità col repertorio che ha reso ogni pagina più viva.
Sul piano vocale, Davide Piaggio si è distinto per una vocalità bella e piena, sorretta da un fraseggio dal timbro nobile e sempre attento alla linea musicale. La sua impostazione ha privilegiato la chiarezza della dizione e la logica della frase, supportando la tensione espressiva dei momenti più lirici e conquistando l’ascolto con acuti dirompenti, sicuri e proiettati senza forzature.
Silvana Froli ha offerto un canto di raffinata misura: grazia vocale, controllo timbrico e una cura estrema della parola poetica. Ciò che colpisce della sua prova non è solo la qualità del legato o la purezza dell’emissione, ma la volontà interpretativa di far “parlare” il testo — di restituire cioè a ciascuna frase il suo significato profondo.
Fondamentale, nell’economia del concerto, l’apporto del pianista Antonio Cipriani, interprete discreto e al tempo stesso autorevole, capace di sostenere i due cantanti con una lettura sempre equilibrata, rispettosa e partecipe. Il suo accompagnamento ha assecondato con naturalezza ogni scelta interpretativa, valorizzando timbri e dinamiche e conferendo coesione all’intero programma.
Il rapporto fra i tre interpreti ha avuto l’andamento di un dialogo cameristico: ascolto reciproco, precisione ritmica e una naturale empatia scenica che ha reso credibili i duetti e gli incroci timbrici.
I momenti di maggior entusiasmo del pubblico — dagli scrosci di applausi al bis finale con ’O sole mio — hanno sancito la riuscita di una serata capace di coniugare qualità musicale, rigore interpretativo e una piacevole leggerezza comunicativa.
Se una pecca va segnalata, è quella di una sala non particolarmente gremita; il pubblico presente, tuttavia, si è rivelato caloroso e partecipe, contribuendo con la propria attenzione e il proprio entusiasmo a rendere l’atmosfera viva e condivisa. Ne è scaturito non un semplice concerto, ma una vera e propria festa della canzone italiana, restituita al pubblico nella sua essenza più autentica: colta, appassionata e sorprendentemente attuale.

Crediti fotografici: Guido Bertoncini fotografo
Nella miniatura in alto: il pianista Antonio Cipriani
Al centro: Davide Piaggio e Silvana Froli durante il concerto
Sotto: i saluti finali






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Pubblico strabocchevole, tanto che dentro la Sala Tassinari molti spettatori hanno trovato posto a sedere... solo sul pavimento.
Ma si sa, i frequentatori della musica jazz (e anche quelli della musica a-jazz) non hanno problemi ad accovacciarsi ovunque sia possibile, l'importante è essere presenti al concerto, condividere le pulsioni che la musica,
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